Category Archives: News

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Il Vescovo celebra a Viadana: «Entriamo in intimità con Cristo»

Il presule ha presieduto l'Eucaristia nella chiesa arcipretale di S. Maria Assunta in Castello insieme ai sacerdoti della comunità pastorale nel tardo pomeriggio di domenica 17 luglio

Domenica 17 luglio il vescovo Antonio Napolioni ha visitato, per la prima volta e «in famigliarità», la comunità delle parrocchie di Viadana e Buzzoletto. «In questi cinque mesi dal mio insediamento – ha affermato il presule – ho sentito spesso parlare di Viadana, ed ero proprio curioso di venire a conoscerla».

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Il Vescovo in visita alla clinica Figlie di San Camillo

Domenica 17 luglio mons. Napolioni ha celebrato l'Eucaristia e poi ha visitato tutti i reparti della struttura sanitaria

Una grande festa in famiglia attorno all’Eucarestia: è questo quanto vissuto domenica 17 luglio a Cremona presso la Casa di Cura delle Figlie di San Camillo, la prima domenica dopo la ricorrenza liturgica del patrono. Lo ha sottolineato il Vescovo, mons. Antonio Napolioni, che ha presieduto la S. Messa: l’esser una «Casa» dona già il senso di un ambiente domestico, familiare; il fatto che si specifichi essere «di Cura» offre la giusta dimensione, quella del prendersi a cuore «l’uno dell’altro».

Era gremita la cappella per l’importante occasione: pazienti, personale medico e paramedico, familiari ed amici. All’inizio della celebrazione, il direttore sanitario, dott. Andrea Bianchi, ha porto il benvenuto al Vescovo, evidenziando come sia certamente necessario corrispondere alle situazioni di bisogno dei malati con «una struttura accogliente, con tecnologie adeguate, con competenze, con professionalità», benché anche questo non basti: occorre anche tener conto delle dimensioni «psicologiche e spirituali» dei pazienti, occorre accogliere e far proprie le parole del beato Paolo VI, che all’Associazione Medici Cattolici raccomandò di non soggiacere «alle lusinghe della medicina», quand’anche appaia «onnipotente», col rischio in realtà di «ledere la persona». Insomma, servono cuore ed anima oltre a sintomi, apparati ed organi.

Mons. Napolioni ha risposto con parole piene di gratitudine e d’incoraggiamento: nei reparti – ha detto – si vive una «testimonianza della carità», che rende chiunque la eserciti, a qualsiasi titolo e da tutti i punti di vista, «un’eccellenza». E poi, rivolto in particolare alle religiose, ha ricordato come la croce rossa camilliana che indossano, sia «un abito compromettente», ma allo stesso tempo anche «un abito di salvezza».

Durante l’omelia, il Vescovo ha sottolineato la grandezza nella santità di Camillo de Lellis, che, «nella sua ricerca di senso» esistenziale, capì come «solo sperimentando fragilità e malattia», si possa spalancare «il cuore» al punto da lasciarsi «illuminare da Cristo, trovandoLo ovunque»; e così è anche oggi «nei nostri anziani, nei nostri malati», ovunque. San Camillo, insomma, è «talmente di Dio da spendersi, sporcarsi, compromettersi col corpo umano», che è «tabernacolo del Signore». Da qui, un invito accorato: «Vi esorto ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente», doni ricevuti per essere spesi «con amore», in ogni istante.

Al termine della S. Messa, dopo i ringraziamenti rivolti da don Anton Jicmon, cappellano presso la Casa di cura “Figlie di San Camillo”, si è tenuto un ricco buffet aperto a tutti nell’area antistante il Cup, dove il Vescovo si è intrattenuto amabilmente coi presenti («anche senza prenotazione», ha detto scherzando). Poi ha desiderato visitare tutti i reparti, nessuno escluso: chirurgia, ortopedia, riabilitazione, medicina, cardiologia,… Ha salutato uno ad uno i pazienti, felici di incontrarlo; li ha ascoltati, ha pregato con loro. Sono stati momenti davvero belli ed intensi. La visita alla struttura si è conclusa col pranzo condiviso con la comunità religiosa. Una giornata trascorsa, insomma, «serena, con cose semplici ma belle», come ha evidenziato la Superiora, Suor Gabriella Marzio, a conclusione di questa domenica di festa e di gioia.

M.F.

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L’impegno della Caritas contro il gioco d’azzardo

Progetti di sensibilizzazione, sportelli di ascolto e prospettive di rete con le Caritas lombarde per la prevenzione di una patologia sempre più dilagante

Il fenomeno del gioco d’azzardo patologico sta interessando sempre di più le fasce maggiormente vulnerabili della popolazione: in particolare, preoccupano i giovanissimi e gli anziani. Sono proprio gli adolescenti a far uso soprattutto del gioco on-line. L’Italia è diventato in pochi anni il Paese europeo in cui il gioco d’azzardo è più diffuso: è al primo posto in Europa, al terzo nel mondo tra i paesi che giocano di più e detiene anche il primato della spesa pro capite, ammontante a circa 1.300 euro (nel conto sono compresi anche i neonati). Il gioco, insomma, è diventata nell’economia italiana la terza tra le aziende più ricche, con profitti che arrivano a coprire addirittura il 3-4% del PIL nazionale.

Se parliamo, poi, della Lombardia, essa è definita addirittura la capitale del gioco d’azzardo: i numeri sono davvero preoccupanti: un volume da 10 milioni di euro all’anno e una spesa pro-capite per giocatore che sfiora i 2000 euro.

Per far fronte a questo problema sempre più dilagante, la Delegazione di Regione Lombardia della Caritas si è interrogata pochi giorni fa su nuove progettualità da mettere in campo a questo proposito. «La collaborazione delle Caritas lombarde su questo tema è nata per riuscire a monitorare il problema e condividerne numeri e caratteristiche», afferma don Antonio Pezzetti, direttore della Caritas Cremonese e referente del coordinamento lombardo. «Trattandosi di una problematica particolarmente importante e sempre più in crescita, trovare soluzioni comuni e progettualità condivise è il miglior modo per affrontare l’emergenza».

Non mancano a Cremona le campagne di sensibilizzazione per rendere i cittadini consapevoli della portata del fenomeno. L’associazione La Zolla, ad esempio, questa primavera ha anche realizzato “Illusioni”, un progetto di prevenzione che ha incontrato e coinvolto le fasce più a rischio della popolazione.

«Già nel 2015 avevamo costruito una mostra – molto visitata dalle varie scuole – nella quale si dimostrava che il gioco d’azzardo è sempre ingannevole», racconta don Giuseppe Salomoni, presidente de La Zolla. «Alcuni esperiti di matematica spiegavano i meccanismi delle slot e degli altri giochi d’azzardo. Quest’anno il progetto di cui la Zolla era capofila, è stato finanziato dall’Asl e ha riguardato la prevenzione sul territorio soprattutto su giovani e anziani».

Nel progetto sono stati coinvolti anche enti e associazioni che già hanno a cuore il problema delle dipendenze e che sono a contatto con le fasce più a rischio della popolazione, come Caritas, Approdo, Bessimo, Iride, Fuxia, Krikos e Libera. In particolare la parte del progetto dedicata alle scuole ha interessato 30 classi (prime, terze e quarte) delle suole ITIS di Cremona, CrForma di Cremona e di Crema e Enaip di Cremona. L’obbiettivo, oltre a far riflettere i ragazzi sul benessere e sulla salute, è stato quello di promuovere una consapevolezza del problema. Gli adolescenti che hanno partecipato sono stati aiutati da Simone Feder, esperto della patologia, nella focalizzazione delle caratteristiche del gioco d’azzardo, riflettendo anche sugli stili di vita che potrebbero essere considerati a rischio.

«Siamo stati anche presenti con i nostri stand informativi in alcuni paesi della provincia, in particolare in quelli rivieraschi, nei quali abbiamo cercato di catturare l’interesse della gente su questo problema», continua don Salomoni. «Sono stati coinvolti anche i bambini: per esempio, al Bosco Ex-Parmigiano abbiamo realizzato per loro alcune attività in cui si sottolineava la profonda differenza tra il gioco ludico e quello d’azzardo».

Durante l’anno sono stati organizzati anche incontri frontali indirizzati a anziani e carcerati, soggetti considerati più a rischio. Anche attraverso i quattro sportelli attivati sul territorio, gli operatori hanno potuto dare informazioni sul tema e fare alcune prime valutazioni in persone che hanno manifestato i segni della patologia, per indirizzarli al Sert, affinché riescano ad avviare percorsi mirati.

 

Qualche informazione sul gioco d’azzardo

L’alea (il rischio, la probabilità di vittoria) e il fine di lucro sono i due elementi costitutivi del gioco d’azzardo come definito nel Codice Penale (Art. 721). Il gioco d’azzardo patologico consiste in frequenti, ripetuti episodi di gioco d’azzardo che dominano la vita dell’individuo a scapito della vita sociale, professionale, materiale, dei valori e degli impegni personali e familiari.
I giocatori patologici descrivono bisogno intenso di giocare, difficile da controllare, unito all’ossessione per immagini e pensieri dell’atto del gioco e delle situazioni che lo circondano.

Il giocatore patologico è privo di controllo, incapace di resistere all’impulso di giocare: il gioco diventa la cosa più importante delle sua esistenza.
É una persona soggetta ad un disturbo psicopatologico che compromette la salute fisica e provoca molteplici possibili conseguenze personali, sociali ed economiche come ad esempio la perdita del lavoro, la disgregazione della famiglia, l’impoverimento e la messa in atto di comportamenti illeciti come il ricorso all’usura, che diventa uno strumento agevole per procurarsi il denaro necessario a giocare e/o scommettere.
Qui il pericolo dell’infiltrazione mafiosa, in quanto le mafie si inseriscono in questo “giro” prestando soldi a tassi elevati.

Fortemente coinvolta, sia dal punto di vista emotivo che economico, è la sfera familiare e delle relazioni personali.
La famiglia convive con la depressione, l’impotenza, l’incertezza, il progressivo impoverimento e può attraversare periodi di dissesto finanziario anche molto grave, di conseguenza rischi di disgregazione familiare sono enormi.

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Strage di Nizza, il Tavolo della Pace di Cremona: «La violenza non ammutolisca il nostro cuore»

«È necessario aprire un grande dialogo sulla violenza e sulle tante guerre che continuano a terrorizzare il mondo, su come fare a fermarle, come impedirne di nuove, come soccorrere e proteggere le vittime».

«Cosa possiamo dire dopo l’ennesima, orribile strage? Tutte le parole rischiano di apparire vuote, inutili, insensate. Eppure non possiamo restare muti. La condanna della tragedia e la solidarietà con le vittime è credibile solo se è seguita da un’azione». Inizia così il comunicato del Tavolo della Pace di Cremona dopo l’orribile carneficina compiuta da un fondamentalista islamico a Nizza. Il bilancio è impressionante: 84 morti tra i quali dieci bambini, un centinaio di feriti di cui una ventina assai gravi.

«Vincere il terrorismo – si legge nella nota – è una sfida difficile, che può essere vinta solo con l’impegno di tutti. Tutti abbiamo il potere di fare qualcosa: non permettiamo che la violenza ammutolisca il nostro cuore! Non possiamo lasciare che la violenza alimenti l’intolleranza, la paura dell’altro, il razzismo, l’islamofobia, la radicalizzazione, la chiusura. Non vogliamo minimizzare quello che è accaduto invocando, come sempre, un rapido ritorno alla normalità. La situazione è eccezionalmente grave: dobbiamo reagire interrogando noi stessi e ripensando il nostro modo di vivere e di guardare al mondo».

E così conclude il documento: «È necessario aprire un grande dialogo sulla violenza e sulle tante guerre che continuano a terrorizzare il mondo, su come fare a fermarle, come impedirne di nuove, come soccorrere e proteggere le vittime.  Il 9 ottobre 2016 partecipiamo alla Marcia della Pace e della Fraternità. Da Perugia ad Assisi.Quando persone motivate si uniscono, anche un piccolo gesto può avere un grande effetto».

Al Tavolo della Pace di Cremona aderiscono: ACLI Provinciali, Amici di Emmaus, ANPI Cremona, ARCI Cremona, Associazione Latinoamericana, Associazione dei Senegalesi di Cremona e provincia, CGIL, CISL, Comitato Casalasco per la Pace, Comitato Provinciale UISP, Coop.Soc. NONSOLONOI, Comitato Provinciale LIBERA, Donna senza Frontiere, Forum per la pace e il diritto dei popoli “Don Primo Mazzolari”, Forum Provinciale del Terzo Settore, Forum Territoriale del Terzo Settore di Cremona e del cremonese, Gruppo Articolo 32, Immigrati Cittadini, Lega di Cultura di Piadena, Movimento Federalista Europeo, Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani, Pax Christi, Raddhodiaspora- Italia, UIL.
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L’esperienza di alcuni “Giovani insieme” che hanno lavorato negli oratori

Il progetto che coinvolge i giovani del territorio diocesano verrà riproposto anche il prossimo anno. Testimonianze da Brignano, San Francesco in città e Soresina

Continua l’esperienza di Giovani insieme. Anche per il prossimo anno pastorale, infatti, viene riproposto l’inserimento lavorativo di 20 giovani (in età compresa tra i 20 e i 30 anni, che non abbiano altro lavoro in corso) sul territorio diocesano a servizio degli Oratori. Continue reading »

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La famiglia così come la vuole Dio: la riflessione del vescovo Antonio sull’Amoris laetitia

Nella cornice dell'Happening, mons. Napolioni si è soffermato su alcuni passi dell'esortazione di Papa Francesco per riflettere sull'identità della famiglia e sulle sfide di oggi

Nel contesto dell’Happening che in questi giorni si sta animando Cremona, lunedì 11 luglio il Vescovo è stato invitato a riflettere sull’esortazione apostolica Amoris laetitia di Papa Francesco. Tante le famiglie e le coppie che si sono fermate ad ascoltare le parole di mons. Napolioni sul palco di Piazza Stradivari. Insieme a lui due coppie di giovani sposi che hanno lanciato alcune provocazioni proprio a partire dal testo dell’esortazione.

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Campo di servizio per giovani con le Adoratrici di Rivolta

Dal 28 agosto al 3 settembre, l'esperienza di animazione e di formazione per i giovani dai 18 ai 35 anni dal titolo Orizzonti verticali

Come ormai da quattro anni, anche quest’estate arriva dalle Suore Adoratrici la proposta del Campo di servizio rivolta ai giovani. Orizzonti verticali è il tema che caratterizzerà l’esperienza che si terrà presso la Casa Madre delle suore di Rivolta d’Adda.

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L’esperienza missionaria di due ragazze cremonesi

Silvia Spagnoli di Castelleone andrà in Brasile, mentre Giulia Pedroni del Boschetto lavorerà in Zambia

Due ragazze della diocesi di Cremona, nelle prossime settimane, vivranno un’esperienza in alcune Chiesa giovani, tra i più poveri del mondo, coordinate e seguite dall’ufficio diocesano di pastorale missionaria diretto da don Maurizio Ghilardi.

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Mons. Burgazzi torna a S. Imerio per celebrare la Madonna del Carmelo

Da oltre vent'anni il sacerdote cremonese lavora in Vaticano presso la Segreteria di Stato

Chiesa di Sant’Imerio gremita sabato 16 luglio per festeggiare la Madonna del Carmelo. Alle 18.30 mons. Cesare Burgazzi, capo ufficio della Segreteria di Stato di Sua Santità e canonico della basilica vaticana ha presieduto la solenne Eucaristia affiancato dal parroco don Giuseppe Nevi, da don Giovanni Nava, parroco di Fengo e Acquanegra Cremonese e da don Franco Regonaschi, collaboratore di S. Agata e S. Ilario.

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Ragazzi cremonesi in Calabria alla ricerca di S. Omobono

Dieci adolescenti della Comunità Fiever 1 della Cooperativa Borea nella loro vacanza lavoro a Fuscaldo (CS) hanno visitato a Catanzaro la Chiesa dedicata a S. Omobono

Da Cremona alla Calabria per una vacanza speciale: 10 adolescenti della Comunità Fiever 1 della Cooperativa Sociale Borea, accompagnati dai loro operatori hanno raggiunto Fuscaldo (CS) per trascorrere alcune giornate un po’ speciali. Ospiti della Cooperativa Sociale IL SEGNO – che inserisce al lavoro giovani e persone svantaggiate nella produzione di ortaggi e conserve biologiche – hanno avuto modo di immergersi nella vita quotidiana delle persone che abitano nell’agro di Fuscaldo e che ancora oggi si dedicano al lavoro della terra, alla conservazione dei semi, all’allevamento ed al piccolo artigianato.

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