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È deceduto nella serata di venerdì 4 febbraio all’ospedale di Padova, dove risiedeva da anni, don Stafano Bonfatti: aveva 88 anni. Per sua volontà, i funerali si svolgeranno la mattina di mercoledì 9 febbraio alle 10.30 nella chiesa della SS. Trinità di Bozzolo, dove era stato vicario. La salma sarà quindi tumulata nel cimitero di Sabbioneta, suo paese natale. Continue reading »

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Come annunciato alle comunità interessate durante le celebrazioni di domenica 23 gennaio, don Roberto Pasetti, già parroco di Commessaggio, è diventato parroco anche delle parrocchie di Belforte e Gazzuolo, sostituendo don Marco Tizzi, del quale il vescovo ha accettato la rinuncia per motivi di salute. L’ingresso ufficiale nelle celebrazioni avvenute nel pomeriggio di sabato 5 febbraio a Belforte e la mattina di domenica 6 febbraio a Gazzuolo, con le Messe presiedute rispettivamente dal vicario generale, don Massimo Calvi, e dal vicario episcopale per la pastorale e il clero, don Gianpaolo Maccagni.

«Don Roberto oggi allarga i suoi orizzonti – spiega don Gianpaolo Maccagni nell’omelia –. Un conto è essere parroco di una parrocchia, un conto è prendere il largo. Sarai parroco e padre di tre comunità, dovrai metterci impegno, amore, generosità». Il vicario episcopale ha anche voluto sottolineare la condizione umana dei sacerdoti, facendo un parallelismo con il Vangelo: «Anche noi preti ogni tanto ci sentiamo come pescatori che non prendono nulla, ci sentiamo come Pietro, fatichiamo per nulla, ma come Pietro ci fidiamo del Signore, gettando di nuovo le nostre reti sulla Sua Parola».

Nelle parole di don Maccagni anche un grazie a don Marco Tizzi che ha concelebrato l’Eucaristia e che, pur avendo rinunciando all’incarico di parroco, continuerà a prestare servizio nelle parrocchie come collaboratore parrocchiale, insieme anche a don Virginio Morselli. «Un grande grazie a don Marco – ha detto don Maccagni – che continuerà ad aiutare la comunità finché ne avrà le forze». E ha proseguito: «Un grande augurio a don Roberto, che diventa padre di tre figli, perché sia un buon pescatore di uomini».

Per le tre parrocchie della zona pastorale 5, in territorio mantovano, un’ulteriore tappa nel cammino già avviato verso la piena realizzazione dell’unità pastorale, per la quale a don Pasetti è affidato il ruolo di moderatore.

Al termine della Messa il saluto di don Roberto alla sua nuova parrocchia: «Mi presento carico dei miei limiti, ma anche delle mie capacità. Daremo un impulso ulteriore per quanto riguarda la prosperità dell’unità pastorale. Sarà un’esperienza nuova, in cui saremo chiamati a stimarci e conoscerci. Non abbiate paura e proseguiamo questa esperienza magnifica della fede che ci vede tutti coinvolti».

 

Profilo dei sacerdoti delle tre parrocchie

Don Roberto Pasetti, classe 1963, originario di S. Martino dall’Argine, è stato ordinato sacerdote il 18 giugno 1994. Ha iniziato il proprio ministero come vicario a Caravaggio; nel 2000 il trasferimento a Viadana, presso la parrocchia di Santa Maria Assunta e San Cristoforo. Nominato parroco di Scandolara Ripa d’Oglio nel 2002, nel 2012 ha assunto la guida anche delle parrocchie di Grontardo e Levata. Dal settembre 2018 il Vescovo gli ha affidato la cura pastorale della comunità di Commessaggio, prendendo il testimone da don Marco Tizzi, a cui oggi subentra anche nell’incarico di parroco di Belforte e Gazzuolo. Le tre comunità sono in cammino verso l’Unità pastorale di cui don Pasetti ricopre il ruolo di moderatore.

 

Don Marco Tizzi, nato a Sabbioneta nel 1948, è stato ordinato sacerdote il 18 luglio 1971. Ha svolto il suo ministero come vicario a Viadana (S. Maria Assunta e S. Cristoforo) dal 1971 al 1979 e a Casalmaggiore (S. Stefano) dal 1979 al 1994, quando ha assunto l’incarico di parroco di Belforte al quale si è aggiunto dal 2012 quello di parroco di Gazzuolo. Dal 2015 al 2018 ha guidato anche la parrocchia di Commessaggio. Ora assume l’incarico di collaboratore parrocchiale delle tre parrocchie.

 

Don Virginio Morselli è nato a Cividale Mantovano nel 1939 ed è stato ordinato sacerdote il 27 giugno 1964. Dal 1964 al 1978 è stato vicario di Gazzuolo, quindi dal 1978 al 1988 è stato parroco di Salina. Dal 1988 al 1987 ha guidato la comunità di Rivarolo del Re e dal 1997 al 2014 quella di Viadana “San Pietro Apostolo”. Dal 2014 al 2017 è stato collaboratore delle parrocchie di Vicomoscano, Casalbellotto, Quattrocase e Fossacaprara; quindi il trasferimento con l’incarico di collaboratore parrocchiale di Belforte, Commessaggio e Gazzuolo.

Matteo Cattaneo
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Visita pastorale, a sant’Abbondio la conclusione con la benedizione del Vescovo al cinerario realizzato nel chiostro

Guarda la photogallery completa   «Ripartire, lasciandoci alle spalle in modo saggio e coraggioso gli ultimi due anni: è questo il desiderio di tutti noi». La visita pastorale di mons. Antonio Napolioni alla parrocchia di S. Abbondio, a Cremona, vissuta da venerdì 4 a domenica 6 febbraio, si è chiusa con questo forte messaggio di speranza. Durante la Messa conclusiva, infatti, il Vescovo ha sottolineato più … Continue reading »

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Sabato in tv e sui social una serata per la vita

Testimonianze e riflessioni in preparazione alla 44ª Giornata nazionale per la vita del 6 febbraio sul tema "Custodire ogni vita"

In occasione della 44ª Giornata nazionale per la vita, che si celebrerà domenica prossima, quest’anno, a motivo della situazione sanitaria in atto, non saranno organizzate in tutte le zone pastorali le consuete veglie di preghiera, ma sarà proposta una serata di riflessione e testimonianze che sarà trasmessa sabato sera alle 21 in tv su Cremona 1 (canali 19 e 80) e in streaming sui canali web diocesani (il nostro portale, la pagina facebook e il canale youtube ufficiali).

Filo conduttore sarà il messaggio per la Giornata proposto dal Consiglio episcopale permanente della Cei – dal titolo “Custodire ogni vita” – di cui saranno proposti alcuni passaggi nella suggestiva cornice del nuovo Museo diocesano di Cremona, in particolare dalla sala dedicata al tema della Natività, location in piena sintonia con il tema della serata. Un testo in cui si evidenziano le ripercussioni della pandemia sulla custodia della vita nascente e terminale, sulle fragilità, sul sistema sanitario e sulle responsabilità individuali.

La trasmissione, introdotta da Paolo Emiliani, medico e presidente del Movimento per la vita di Cremona, proporrà alcune riflessioni attraverso l’arte e la testimonianza di chi è impegnato ogni giorno a custodire la vita. Previsto l’interverranno di alcune volontarie del Centro di aiuto alla vita di Cremona, che racconteranno il sostegno offerto alle mamme per scongiurare l’ipotesi di abortire e le diverse modalità di sostegno garantite alle famiglie. I coniugi Chiara Mertolini e Davide Ghisleri racconteranno, invece, che cosa significa custodire la vita nel vissuto familiare di ogni giorno. Mentre il dottor Marco Quinzani, responsabile del Dipartimento di cure palliative della casa di cura Ancelle della carità di Cremona proporrà un affondo sul tema del fine vita. Non mancherà, naturalmente, un intervento da parte del vescovo Antonio Napolioni che offrirà una lettura a partire dalla Parola di Dio. Ad accompagnare la serata, tra momenti di preghiera, riflessioni e testimonianze, i canti eseguiti dal coro della gioventù francescana di Cremona.

Prima della conclusione, sarà di nuovo l’arte a offrire un’occasione per pensare riguardo al tema della vita grazie al contributo dell’attore e registra cremonese Jim Graziano Maglia che, in maniera suggestiva, interpreterà un riadattamento del monologo Factum est scritto da Giovanni Testori in cui a prendere voce è il feto, colui che nella realtà non ha diritto di parola.

 

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No Spreco, incontro tra le persone con fragilità economiche e chi crede nell’idea di non sprecare il cibo

L'esperienza del progetto promosso dal 2017 da Caritas Cremonese raccontata in occasione della Giornata nazionale di prevenzione contro gli sprechi alimentari

Il 5 febbraio ricorre la 9ª Giornata nazionale di prevenzione contro gli sprechi alimentari. In questa occasione è significativo ricordare l’iniziativa promossa da Caritas Cremonese attraverso il progetto No Spreco, che dal 2017, in collaborazione con alcuni negozianti e supermercati, raccoglie prodotti freschi, salvandoli dalla pattumiera, e li ridistribuisce a persone e nuclei in situazione di bisogno.

Sul sito internet di Caritas Cremonese la voce dei protagonisti di questa esperienza. Una ventina di giovani, con a disposizione due cargo-bike e in comune il valore del riciclo.

«Da marzo del 2021, il periodo in cui le attività cominciavano a riprendersi dopo il periodo della pandemia – racconta Eleonora Barbieri, volontaria di No Spreco – anche in noi cresceva la voglia di metterci in gioco. Così, con l’appoggio di Caritas, nell’ambito dell’Associazione No Spreco, abbiamo iniziato a prendere i contatti con i fruttivendoli della città per recuperare frutta e verdura». 

Sono partiti in due e ora, ogni sabato mattina, si ritrovano in circa una ventina a raccogliere la frutta e la verdura “meno bella”, che verrebbe scartata, sia al mercato, sia dai fruttivendoli sparsi per la città di Cremona. In sella alle loro biciclette attrezzati con due cargo-bike (una realizzata e donata dalla Ciclofficina Sociale La Gare des Gars), entusiasmo ed energia partono alle 12.30 da Caritas dividendosi in due gruppi. Uno fa il giro del mercato, un altro si reca dai fruttivendoli negli altri quartieri della città.

All’inizio dell’attività, il primo ostacolo è stato il rapporto con i commercianti. «L’esperienza più difficile è stata quella iniziale: il timore di non saper spiegare in modo efficace l’intendo ai fruttivendoli“. Ma è stato superato con successo. Ora, sono i primi a credere nel progetto e a condividerne il valore. “Ogni sabato, – continua Eleonora troviamo già la cassetta pronta con la frutta e la verdura».

Dopo un’ora, dalle 13.30, sono nel Cortile del Circolo Arcipelago di via Speciano ad incontrare le persone in condizioni di fragilità economica, ma anche gli studenti che escono da scuola e tutta la comunità. «Penso che l’aspetto più bello – conclude Eleonora – sia l’incontro tra le persone con fragilità economiche e i cittadini che si riforniscono da noi solo perché credono nell’idea di non sprecare il cibo».

È con questa idea in testa che i giovani di No Spreco cercano di “coprire” anche il mercoledì (altro giorno di mercato per Cremona), raccogliendo il cibo e distribuendolo questa volta presso La Città dell’Uomo, a Borgo Loreto.

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Preti che si prendono cura… al centro della riunione plenaria in Seminario

Ad aprire l'incontro le testimonianze di don Franz Tabaglio, don Fabrizio Martelli e don Giuseppe Bernardi Pirini

Innovativa, coinvolgente e apprezzata la modalità con cui i presbiteri della diocesi di Cremona si sono ritrovati in “plenaria” la mattina di giovedì 3 febbraio in Seminario a Cremona. “Preti che si prendono cura…” il tema dell’incontro. E il vescovo Antonio Napolioni, introducendolo, ha richiamato la profondità, la bellezza, la necessità, la dimensione fortemente ecclesiale e di testimonianza credibile e feconda del “prendersi cura”, come soggetti e come oggetti di essa.

Con lui, tre sacerdoti del presbiterio cremonese hanno offerto ai confratelli, con straordinaria freschezza, con assoluta credibilità, con grande propositività la loro diversificata – eppure accomunata dalla passione per l’annuncio – esperienza di vita, nei tratti più specifici e genuini in cui si è dipanata.

Ha dunque preso la parola per primo don Franz Tabaglio, che, con un racconto toccante e drammatico, ha ripercorso il “Calvario” da lui vissuto in quanto vittima del contagio da Covid-19. Una esperienza tremenda, la sua, iniziata il 3 marzo 2020 e non ancora conclusa, in cui ha sperimentato la solitudine fisica, l’isolamento, la percezione della propria fragilità, la consapevolezza dell’eventualità tutt’altro che remota della fine della propria vita fisica, nella quale sempre il Signore è stato la vera forza. I ripetuti ricoveri in terapia intensiva, l’intervento chirurgico ai polmoni, le ricadute, il potere alzarsi dal letto solo dopo cinque mesi… hanno fatto sì che il “Venerdì Santo” fosse una esperienza compresa e condivisa; che chi ha aiutato a portare la croce – appunto “prendendosi cura” – fosse davvero segno evidente della misericordia di Dio; e che l’attuale ministero di confessore in Cattedrale sia ora segnato da una grande empatia con chi soffre.

Don Fabrizio Martelli ha a sua volta ripercorso il suo cammino sacerdotale, che lo ha visto per diversi anni come “fidei donum” nella diocesi di Modena. «Sono stato oggetto della cura della diocesi, dei confratelli, delle comunità», fin dall’inizio, trentacinque anni fa, quando gli erano state affidate quattro parrocchie (il parroco che lo ha sostituito ne ha ora ben undici), fino all’ultima, di 12.000 anime. Quindi la fatica, la malattia, il rientro a Cremona e la ripresa, nella “Casa del Clero” che ha sede nei locali recentemente e appositamente ristrutturati in Seminario, dove la cura degli altri presbiteri presenti – e dei presbiteri fra loro – è tangibile, continua, preziosissima.

Nel terzo intervento don Giuseppe Bernardi Pirini ha pure messo l’accento sulla dimensione della “cura”, da lui sperimentata con serenità e con forza nelle varie fasi – e anche ora – del suo ministero. «Ho sempre cercato e vissuto la vicinanza con la gente», ha sottolineato, in ognuna delle esperienze che gli è stato dato da fare. E, fra queste, non ultime quelle della malattia, con il ricovero in un ospedale lontano prima e con l’accoglienza presso le Suore Carmelitane di Sanremo poi, e con la cappellania a San Michele di Serino, in Irpinia, immediatamente dopo e negli anni a seguire il terribile terremoto che ha devastato quelle terre. «Bellissimo sempre – ha richiamato e sottolineato – il contatto stretto e il rapporto con la gente che mi è stata affidata e a cui sono stato affidato»: una dimensione di “cura” reciproca costante e ininterrotta.

La mattinata è proseguita con la suddivisione dei presenti in gruppi: in tutti franco, fraterno e ricco è stato lo scambio di impressioni, suggestioni, proposte.

La conclusione nella cappella superiore del Seminario per la preghiera, in occasione della quale il vescovo Napolioni ha raccomandato di avere sempre più cura della fraternità tra presbiteri, prima vera ed efficace testimonianza.

Federico Celini
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Giornata della Vita consacrata, mercoledì alle 18 in Cattedrale la Messa con il Vescovo

La celebrazione, che vedrà in particolare la presenza dei membri degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica, sarà trasmessa in diretta sui canali web diocesani

Mercoledì 2 febbraio, nella festa della Presentazione del Signore, ricorre come ogni anno la Giornata mondiale della Vita consacrata, giunta quest’anno alla sua 26ª edizione. Nell’occasione alle 18 in Cattedrale il vescovo Antonio Napolioni presiederà l’Eucaristia con la partecipazione dei membri degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica. La celebrazione sarà trasmessa in diretta sul nostro portale e i canali social diocesani.

 

«Una nascita – spiega suor Giuliana Arsuffi, referente diocesana Usmi – predispone sempre ad un accogliente abbraccio. Ciò avviene in famiglia quando si allargano le braccia e si crea uno spazio magico e concavo in cui trova rifugio e calore il piccolo nato: tutti sono attorno al nuovo arrivato per conoscerne le fattezze, per ravvisarne somiglianze e per sognare il futuro. La scena che oggi si ripete nelle nostre case, è già avvenuta anche in passato e non solo tra i familiari, ma anche nei luoghi di culto dove, per la prima volta, viene portato il neonato.  Anche Maria e Giuseppe ne fanno esperienza: entrati nel tempio, presentano Gesù a Simeone che si china su di Lui in un grande abbraccio protettivo, di saluto, di benvenuto, di affetto e di meraviglia. Il Sacerdote del Tempio, guidato dallo Spirito, intravvede nel Bambino la fonte della salvezza e, soddisfatto, si rivolge a Dio con il “nunc dimittis”. La salvezza, l’amore sono ormai un flusso irrefrenabile: ci inondano e ci abbracciano. Accogliamoli nel cuore e anche noi, insieme, ricambiamo l’abbraccio d’amore a Gesù. La sera dell’abbraccio a Gesù sarà il 2 febbraio in Cattedrale dove monsignor Vescovo presiederà la S. Messa in occasione della festa della vita consacrata. Tutti i fedeli che condividono il desiderio di un gioioso abbraccio con Gesù luce e salvezza dei popoli sono invitati a partecipare all’eucarestia».

 

 

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Nella Settimana dell’educazione a Pandino “Ripartiamo da noi”

Continuano gli appuntamenti promossi dall'Oratorio nell'ambito della festa di san Giovanni Bosco

In occasione della memoria liturgica di san Giovanni Bosco, patrono della gioventù e “inventore” dell’oratorio, l’oratorio di Pandino ha deciso di riprendere la bella e significativa tradizione della Settimana dell’educazione. Continue reading »

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Don Francesco Fontana (FOCr): «Vale ancora e decisamente la pena di fare oratorio»

Riflessione dell'incaricato diocesano per la Pastorale giovanile alla vigilia della festa di san Giovanni Bosco

Relazioni belle ed esperienze che fanno crescere. Questa la sintesi di un incontro a cui ho avuto la fortuna di partecipare in questa settimana dell’educazione. È ciò che è emerso dal dialogo con gli adolescenti e i giovani presenti a proposito del volto bello dell’oratorio.

Di questi tempi e ciclicamente, per la verità, ci si chiede se valga ancora la pena adoperarsi per tenere aperti gli oratori. Nessuno nasconde che a volte sia davvero una pena. Accade soprattutto quando il prete o il barista si trova a sentirsi solo di fronte alla sproporzione con la missione educativa. L’educazione è sempre una questione comunitaria, è la comunità cristiana che educa i suoi figli; i singoli, con tanta buona volontà possono proporre qualcosa di buono, ma certamente un educatore da solo non può pensare di saper e poter proporre una vita buona e bella ai suoi ragazzi. Non c’è educazione senza una comunità, così come non c’è vera vita cristiana fuori da una comunità di discepoli.

Eppure ne vale la pena. Prima di tutto per le relazioni belle che in oratorio si possono sperimentare, dicono i ragazzi che ho incontrato. E proprio in questi lunghi mesi di relazioni mortificate ci si rende conto come l’oratorio possa essere davvero un luogo quasi unico in cui incontrarsi. Non esistono molti altri luoghi in cui sperimentare relazioni gratuite, anche con chi è diverso da

Don Francesco Fontana

me, anche molto diverso (per età, sesso, interessi, gusti, persino per fede), relazioni che possano diventare durature e che comunque fanno sperimentare come sia decisamente più interessante uscire da se stessi e dalla comodità della propria stanza per incontrare altri, diversi, magari sulla panchina scomoda e sgangherata del portico che sta tra il campetto e il bar col biliardino. E in questa bellezza e ricchezza di relazioni c’è continuamente la possibilità di ricevere l’invito a coltivare la propria relazione personale e di gruppo con il Signore. Lui rende belle le relazioni dell’oratorio perché è Lui ad abitarle.

L’altro elemento che fa dire che vale ancora e decisamente la pena di fare oratorio sono le esperienze che fanno crescere. Essere protagonisti di qualcosa (cosa sarebbe l’estate senza il Grest?), sentire di avere qualche piccola o grande responsabilità (essere catechista o educatore o barista), misurarsi con le proprie capacità (organizzare qualcosa insieme e non solo per noi) e sperimentarsi nelle prime occasioni di indipendenza (imparare al campo estivo che il letto si fa con due lenzuola…).

E poi, da prete, permettetemi di riportare una frase che mi ha davvero commosso, oltre che colpito e per la quale don Bosco si direbbe contento. Ho chiesto al gruppo di adolescenti cosa ritenessero così bello e prezioso dell’oratorio di oggi, tanto da desiderare che i loro figli possano un giorno fare la stessa esperienza. Una delle prime risposte: “Avere un prete che ti sia amico”.

Sono convinto che valga davvero la pena di fare oratorio! Oggi più che mai.

Don Francesco Fontana
incaricato diocesano Pastorale giovanile

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Foto ITL/MARIGA

 

Sottoscritta venerdì 28 gennaio a Palazzo Lombardia, a Milano, l’Intesa tra Regione Lombardia e Regione Ecclesiastica Lombardia finalizzata alla salvaguardia e alla valorizzazione dei Beni culturali e che consente di costruire politiche di ampio respiro, con nuovi metodi gestionali e finanziari, e di collocare il patrimonio culturale di carattere religioso nell’articolato contesto delle politiche europee di valorizzazione dei beni culturali. Continue reading »

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