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È arrivata sino in Brasile la “Settimana della carità”, l’iniziativa di solidarietà promossa della Chiesa cremonese in occasione della festa patronale di sant’Omobono. Dall’8 al 14 novembre, infatti, anche la comunità di Salvador de Bahia ha vissuto questa occasione che vuole ricordare l’importanza del dono gratuito e della carità nei confronti del prossimo. Nella parrocchia brasiliana di Gesù Cristo Salvatore, infatti, il legame con Cremona è sempre più forte: qui opera il sacerdote “fidei donum” cremonese don Davide Ferretti, che da ottobre è affiancato da Gloria Manfredini e nelle prossime settimane potrà contare anche sul supporto di un altro giovane cremonese, Marco Allegri, che proprio durante la veglia diocesana dei giovani, che si terrà al palasport di Cremona nella serata del 20 novembre, riceverà il mandato missionario dal vescovo Antonio Napolioni. Continua a leggere »

Luca Marca
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Torna in presenza la veglia diocesana dei giovani con il Vescovo alla vigilia della 36esima Giornata mondiale della gioventù, sempre al palazzetto dello sport di Cremona ma con una formula rinnovata e una data che non è più quella della vigilia delle Palme. Sarà, infatti, sabato 20 novembre, con l’accoglienza dei gruppi a partire dalle 20.15 e l’inizio della veglia alle 20.45, con diretta tv su Cremona1 e i canali web diocesani. Continua a leggere »

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Fervono i preparativi nel nuovo Museo Diocesano di Cremona in vista dell’inaugurazione che si terrà nel pomeriggio di venerdì 12 novembre in Cattedrale con un momento che unirà spiritualità e arte. Un museo che intende attesta come l’evangelizzazione produca cultura e passa attraverso la bellezza. «Abbiamo realizzato un museo perché la chiesa non sia museo – ha commentato il vescovo Antonio Napolioni – per offrire alle comunità cristiane la possibilità di ammirare un’opera d’arte e diventare esse stesse opere d’arte e far sì che anche oggi l’intuizione cristiana generi linguaggi e forme espressive capaci di parlare a tutti».

 

L’INAUGURAZIONE

Ad aprire il pomeriggio, infatti, sarà alle 16 la celebrazione dei Primi Vespri della solennità di sant’Omobono, il patrono della città e della diocesi di Cremona. A presiedere la preghiera l’arcivescovo di Milano e metropolita di Lombardia, mons. Mario Delpini, affiancato naturalmente dal vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, e del vescovo emerito, mons. Dante Lafranconi. Un momento di spiritualità al termine del quale avverrà, sempre in Duomo, la presentazione del nuovo Museo con l’autorevole intervento dalla direttrice dei Musei Vaticani, Barbara Jatta (leggi la scheda biografica), che svilupperà il tema “Musei Vaticani, un viaggio fra storia, arte e fede”.

Seguirà quindi, all’ingresso del Museo, la benedizione da parte dell’arcivescovo Delpini, che visiterà quindi gli spazi museali insieme alle autorità invitate.

L’intero evento sarà trasmesso in diretta televisiva su Cremona1 (canale 80) e sui canali web diocesani (il nostro portale, la pagina facebook e il canale youtube uffciali).

Giunge così a compimento un ambizioso progetto capa di unire fede e cultura, realizzato all’interno del Palazzo vescovile di Cremona grazie all’essenziale contributo della Fondazione Arvedi Buschini, che ha voluto sposare con entusiasmo l’idea di un Museo Diocesano.

 

LE VISITE

Un vero scrigno di arte e fede che il territorio accoglie con entusiasmo, come dimostra il fatto che risultano ormai sold out le visite gratuite offerte per le giornate di sabato 13 e domenica 14 novembre, in coincidenza con la festa patronale di sant’Omobono e l’avvio in città della Festa del Torrone. Circa 1.500 persone hanno deciso si sfruttare questa straordinaria occasione.

La possibilità di visitare il museo, comunque, proseguiranno poi in modo ordinario da martedì 16 novembre. Il Museo Diocesano, infatti, sarà aperto ogni settimana dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 18. Il biglietto d’ingresso è acquistabile al costo di 5 euro, ma c’è anche la possibilità di formule integrate per unire anche l’accesso al Torrazzo e al Battistero. Tre realtà che, insieme alla Cattedrale, formano oggi un vero e proprio Parco Culturale Ecclesiale. Possibile anche prenotare, su richiesta, visite guidate, anche per gruppi (info a breve su www.museidiocesicremona.it).

 

L’AREA ESPOSITIVA

Il Museo Diocesano è ospitato nel piano seminterrato del Palazzo vescovile di Cremona, luoghi di servizio del Palazzo vescovile rimasti a lungo inutilizzati, sono stati recuperati e riadattati alla funzione di sale espositive grazie al grande lavoro di progettazione, a cura dell’architetto Giorgio Palù dello studio Arkpabi (già vincitore del Compasso d’oro ADI nel 2015 per l’Auditorium del Museo del Violino di Cremona), che armonizza il rispetto per la storia e le forme originarie con elementi di design e tecnologie all’avanguardia per conservare al meglio le preziose opere. I lavori di ristrutturazione sono stati finanziati della Fondazione Arvedi Buschini ed eseguiti dall’impresa Immobiliare Raffaella in accordo con la Soprintendenza competente di Cremona, Lodi e Mantova.

In una location che unisce architettura storica e design contemporaneo, grazie al grande lavoro di recupero degli spazi, i capolavori dell’arte sacra, che giungono dalla Cattedrale e da numerose parrocchie del territorio, raccontano un territorio dalle profonde radici, dal ricco talento artistico e da una spiritualità che nei secoli ha costruito la comunità.

Gli ampi spazi, che si estendono su una superficie di oltre 1.400 metri quadrati, accolgono oltre 120 opere, suddivise in 12 sale, organizzate secondo un percorso non cronologico ma tematico:

  • le origini della Chiesa cremonese, dalla pietra di fondazione della Cattedrale a testimonianze degli insediamenti più antichi sul territorio;
  • l’iconografia della Vergine Maria che coinvolge l’Assunta, titolare della Cattedrale, e santuari del territorio, a partire da quello di Caravaggio, dedicato a Santa Maria del Fonte, patrona della diocesi insieme a sant’Omobono;
  • i crocifissi, con una collocazione speciale per la Grande Croce della Cattedrale;
  • i santi intercessori, locali e universali;
  • la sala del Tesoro dei Visconti di Pizzighettone;
  • la sala della Tavola di Sant’Agata.

Impreziosisce l’offerta del Museo Diocesano la collezione di arte sacra del cavalier Giovanni Arvedi e della moglie Luciana Buschini.

 

IL FUTURO AMPLIAMENTO

In cantiere intanto c’è già un ampliamento dello spazio espositivo. Il prossimo passo, infatti, sarà il restauro dei saloni di rappresentanza, della cappella privata del vescovo e dell’antico studio episcopale per ospitare la collezione degli arazzi e i corali miniati della Cattedrale. Un ulteriore tassello del polo culturale ecclesiale di Cremona che potrà essere realizzato grazie al contributo di Regione Lombardia e Fondazione Cariplo.

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Una serata piena di contenuti e di stimoli per il futuro si è tenuta lunedì 8 novembre presso il circolo Acli “Padre Mario Zanardi” di Soncino con l’intervento di Eugenio Bignardi, responsabile diocesano della Pastorale sociale e del lavoro, il quale ha riportato ai presenti l’esperienza vissuta alla 49esima Settimana sociale dei cattolici italiani. Continua a leggere »

Matteo Lodigiani
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Come tradizione nella Cattedrale di Cremona è ricco il programma celebrativo in occasione della solennità di Sant’Omobono, il patrono della città e della diocesi. Continua a leggere »

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Dal 1° al 5 novembre si è svolta a Cremona, presso la casa parrocchiale del Migliaro, l’esperienza residenziale per adolescenti proposta agli adolescenti cremonesi dal Centro diocesano vocazioni attraverso l’iniziativa “Il pozzo di Giacobbe”. Continua a leggere »

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Sono 1.804 i seminaristi diocesani che vivono nei 120 seminari maggiori d’Italia. La maggior parte di loro si trova in Lombardia con 266 unità (15% del totale) e nel Lazio con 230 (13%), mentre la Basilicata e l’Umbria sono le regioni con la numerosità assoluta più bassa, facendo registrare rispettivamente 26 seminaristi (1,4%) e 12 (0,7%). Un quadro che tuttavia cambia se si rapporta il numero dei seminaristi agli abitanti del territorio. In questa classifica, infatti, a primeggiare sono due regioni del Sud: la Calabria con 29 seminaristi e la Basilicata con 23 seminaristi ogni 500.000 abitanti. In ultima posizione, l’Umbria con 7 seminaristi diocesani. I numeri, rilevati dall’Ufficio nazionale per la pastorale della vocazioni della Cei tramite un poderoso lavoro di raccolta e analisi dei dati che ha coinvolto tutti i seminari italiani, mostrano una realtà in linea con il calo degli ultimi cinquant’anni. Secondo le statistiche dell’Annuario pontificio, infatti, nell’arco di mezzo secolo le nuove vocazioni in forza alla Chiesa cattolica sono diminuite di oltre il 60% passando dai 6.337 del 1970 ai 2.103 del 2019. E soltanto nei dieci anni che vanno dal 2009 al 2019, la flessione in Italia dei seminaristi diocesani è di circa il 28%.

Una diminuzione che non può essere semplicemente ricondotta all’inverno demografico, se è vero che il decremento della popolazione maschile di età compresa tra i 18 e i 40 anni nello stesso periodo è stato pari al 18%.

Rocket Social Studio / Centimetri

“Se mancano le ‘vocazioni’ non è un problema sociologico, o non soltanto. Somiglia più al sintomo di una malattia della quale trovare una cura. Chiudersi, difendersi, scansare ogni prova, immunizzarsi contro la vita non sono sicuramente orizzonti nei quali può fiorire la vita – e la vocazione – che ha bisogno di aprirsi, entrare in contatto, affrontare le sfide, correre alcuni rischi. L’Italia è da evangelizzare come è da evangelizzare il cuore di ciascuno, sempre”, osserva don Michele Gianola, sottosegretario della Cei e direttore dell’Ufficio.

L’età media dei giovani che frequentano i seminari maggiori è pari a 28,3 anni.

Il maggior numero di seminaristi (43,3%) ha un’età compresa tra i 26 e i 35 anni con differenze territoriali evidenti: nel Nord Est il 50% appartiene a questa fascia d’età, ma la percentuale cala man mano che si scende al Centro (43,5%) e al Sud (39,2%). La generazione più giovane – quella tra i 19 e i 25 anni – è rappresentata da 4 seminaristi su 10 (il 42,2% del totale) e, anche in questo caso, lungo lo Stivale appaiono differenze piuttosto evidenti: al Sud il 47,3% ha meno di 25 anni, al Centro il 35,5% e nel Nord Est il 37,7%. Un seminarista su dieci (13,6%) ha più di 36 anni. Persiste la tendenza a provenire da famiglie con più figli: un solo seminarista su dieci è figlio unico, il 44,3% ha un fratello o una sorella, un quarto ne ha due (25,4%) e uno su dieci ne ha tre (10,8%).

La stragrande maggioranza dei seminaristi ha frequentato le scuole superiori in una struttura statale (l’87,4%) e uno su dieci (il 12,6%) in una struttura paritaria. Tra i percorsi formativi offerti il 28,1% ha compiuto studi umanistici-classici, il 26,9% scientifici e il 23,2% si è diplomato in istituti tecnici. Solo uno su dieci (il 10,8%) ha fatto studi professionali.

Un panorama notevolmente cambiato rispetto a qualche decennio fa, quando la quasi totalità dei candidati al sacerdozio era in possesso della maturità classica. Quasi la metà dei seminaristi (il 45,9%), inoltre, ha frequentato l’università con indirizzi molto variegati e poco meno (43,3%) ha lavorato. “La vocazione è un’opera artigianale che ha bisogno dell’apporto di molti per fiorire. Non riguarda solo i tempi più dedicati al discernimento – spiega don Gianola -, come il seminario, ma intreccia il lavoro di molte mani. Più o meno consapevolmente, infatti, ogni cura, ogni azione educativa, ogni passo compiuto insieme nella crescita e nello sviluppo di una vita contribuisce al formarsi della persona. Tutti i luoghi possono così diventare spazi nei quali prendersi cura della vocazione, gli uni degli altri, prendersi cura della persona, intessere quel dialogo di stima e di ascolto che è terreno fecondo per la semina del Vangelo”.

A livello di provenienza geografica, il 10% dei seminaristi proviene da altre parti del mondo e la metà di essi frequenta un seminario del Centro Italia. L’Africa è il continente maggiormente rappresentato: oltre un terzo dei seminaristi stranieri (38,5%) proviene da queste terre, in particolare da Madagascar, Nigeria, Camerun e Costa d’Avorio. Dal continente europeo proviene circa uno straniero su cinque, in particolare da Polonia, Albania, Romania e Croazia.

“La composizione sempre più multiforme dei nostri seminari e dei futuri presbitéri impone una riflessione su una proposta educativa capace di discernere e valorizzare la ricchezza che la numerosità delle vie percorse per arrivare ad una scelta vocazionale porta con sé. Chi raggiunge il seminario – conclude don Gianola – porta con sé la propria storia fatta di potenzialità e di limiti, di fecondità e di ferite. Tutto questo, che è la vita, non può non essere preso in considerazione perché è in essa che si può riconoscere – tramite opportuno discernimento – la ‘stoffa da prete’, la ‘materia’ che la Chiesa chiede di discernere a tutto il percorso formativo. Assumere uno sguardo vocazionale non significa vedere ‘preti e suore’ dappertutto ma saper intuire, in ogni contesto, i possibili inviti che lo Spirito ha seminato nel cuore degli adolescenti e dei giovani e affiancare i propri passi ai loro perché nell’ascolto della Parola possano anch’essi riconoscerli”.

Riccardo Benotti
AgenSir
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UN WEEKEND DI VISITE GRATUITE

Ancora prima della sua inaugurazione, il nuovo Museo Diocesano di Cremona piace. Lo testimonia il fatto che risultano già sold out le visite gratuite offerte per l’intera giornata di sabato 13 novembre nel primo giorno di apertura, scelto in occasione della festa patronale di sant’Omobono. La risposta entusiastica del pubblico è stata accolta con soddisfazione dalla Diocesi di Cremona che ha così deciso, in collaborazione con la Festa del Torrone, di prolungare anche a domenica 14 novembre la possibilità di accedere gratuitamente al Museo previa prenotazione da effettuare sul sito internet www.museidiocesicremona.it/museodiocesano o telefonando al 328-8886784 (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18).

 

LA PRESENTAZIONE IN CATTEDRALE

Il Museo Diocesano di Cremona, realizzato all’interno del Palazzo vescovile grazie alla collaborazione tra la Diocesi di Cremona e la Fondazione Arvedi Buschini, sarà presentato ufficialmente nel pomeriggio di venerdì 12 novembre in Cattedrale in un pomeriggio di grande significato di fede e cultura insieme. Si inizierà alle ore 16 con la celebrazione dei Primi Vespri della solennità patronale di sant’Omobono, presieduti dall’arcivescovo di Milano Mario Delpini, alla presenza del vescovo di Cremona Antonio Napolioni, dell’emerito Dante Lafranconi e del Capitolo della Cattedrale. Al termine della preghiera, sempre all’interno del Duomo, vi sarà la presentazione del nuovo Museo con gli interventi delle autorità e l’autorevole contributo offerto dalla direttrice dei Musei Vaticani, Barbara Jatta (leggi la scheda biografica).

L’intero evento sarà trasmesso in diretta televisiva su Cremona1 e sui canali web diocesani.

 

IL PROGETTO DEL NUOVO MUSEO

In una location che unisce architettura storica e design contemporaneo, grazie al grande lavoro di recupero degli spazi, i capolavori dell’arte sacra, che giungono dalla Cattedrale e da numerose parrocchie del territorio, raccontano un territorio dalle profonde radici, dal ricco talento artistico e da una spiritualità che nei secoli ha costruito la comunità. Un Museo che non vuole essere “sulla diocesi”, ma “della diocesi”: della sua storia, della sua tradizione di fede e del suo territorio. Un luogo di conoscenza, ma soprattutto di incontro e di pastorale.

Il Museo Diocesano andrà a completare un vero e proprio Parco Culturale Ecclesiale con al suo centro la Cattedrale di Santa Maria Assunta e comprendente anche il Battistero e il Museo Verticale del Torrazzo che, dall’inaugurazione del novembre 2018, ha già fatto registrare un significativo aumento delle visite e un crescente interesse dei visitatori.

Sarà però affidato in particolare al Museo Diocesano – come ha scritto il vescovo Antonio Napolioni in una lettera indirizzata ai parroci – il compito «di presentare l’identità religiosa del territorio che costituisce la Chiesa di Cremona».

 

LA SEDE NEL PALAZZO VESCOVILE

Il Museo Diocesano è ospitato nel piano seminterrato del Palazzo vescovile di Cremona, a pochi passi dalla Cattedrale e dal Torrazzo, che dominano la piazza centrale della città, una delle più suggestive d’Italia.

Gli ampi spazi, che si estendono su una superficie di oltre 1.400 metri quadrati, luoghi di servizio del Palazzo vescovile rimasti a lungo inutilizzati, sono stati recuperati e riadattati alla funzione di sale espositive grazie al grande lavoro di progettazione, a cura dell’architetto Giorgio Palù dello studio Arkpabi (già vincitore del Compasso d’oro ADI nel 2015 per l’Auditorium del Museo del Violino di Cremona), che armonizza il rispetto per la storia e le forme originarie con elementi di design e tecnologie all’avanguardia per conservare al meglio le preziose opere. I lavori di ristrutturazione sono stati finanziati della Fondazione Arvedi Buschini ed eseguiti dall’impresa Immobiliare Raffaella in accordo con la Soprintendenza competente di Cremona, Lodi e Mantova.

 

LE OPERE

Le oltre 120 opere che compongono il percorso espositivo sono suddivise in 12 sale, organizzate secondo un percorso non cronologico ma tematico:

  • le origini della Chiesa cremonese, dalla pietra di fondazione della Cattedrale a testimonianze degli insediamenti più antichi sul territorio;
  • l’iconografia della Vergine Maria che coinvolge l’Assunta, titolare della Cattedrale, e santuari del territorio, a partire da quello di Caravaggio, dedicato a Santa Maria del Fonte, patrona della diocesi insieme a sant’Omobono;
  • i crocifissi, con una collocazione speciale per la Grande Croce della Cattedrale;
  • i santi intercessori, locali e universali;
  • la sala del Tesoro dei Visconti di Pizzighettone;
  • la sala della Tavola di Sant’Agata.

Impreziosisce l’offerta del Museo Diocesano la collezione di arte sacra del cavalier Giovanni Arvedi e della moglie Luciana Buschini.

 

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Nella mattinata di sabato 9 ottobre, presso la Biblioteca del Seminario di Cremona, si è riunito per la prima volta il nuovo Consiglio pastorale diocesano. Fresco di nomina, è l’unico organismo diocesano composto per la maggior parte da laici ed è stato ulteriormente arricchito, dopo il recente rinnovo dello statuto, dalla presenza di esponenti di gruppi, movimenti e associazioni laicali, insieme anche a persone che, per competenze professionali o per il servizio che rendono sul territorio, sono state scelte dal vescovo per contribuire a una riflessione che non intende limitarsi a guardare alla vita interna diocesana, ma anche dare nuovo slancio all’evangelizzazione a cui tutta la Chiesa è chiamata. Continua a leggere »

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