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È al Santuario di Santa Maria del Fonte, a Caravaggio, che nella mattinata di sabato 24 settembre la Delegazione lombarda del Gran Priorato di Lombardia e Venezia del Sovrano Militare Ordine di Malta si è fatta pellegrina. Oltre un centinaio di aderenti del Cisom (Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta) insieme al corpo militare. Un momento di intensa spiritualità che è stato guidato dal vescovo Andrea Ripa, segretario della Segnatura apostolica, vescovo titolare di Cerveteri, cappellano conventuale ad honorem e cappellano capo del Gran Priorato di Roma. Continua a leggere »

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Stimolare a risvegliarsi dal torpore dell’indifferenza globalizzata e diventare elemento attivo del cambiamento, migliorando le proprie abitudini e non spegnendo mai la fiamma dell’indignazione. Questo lo scopo de “La cura della casa comune” (dove per casa comune si intende il pianeta terra, con tutto ciò che ospita e contiene, compreso l’uomo), mostra itinerante allestita presso la chiesa di Sant’Agnese, a Brignano Gera d’Adda, fino al 25 settembre su iniziativa del gruppo zonale Laudato si’ con la collaborazione del centro culturale “Monsignor Cesare Donini” di Brignano nell’ambito delle iniziative sul territorio diocesano per il Tempo del Creato. Continua a leggere »

Luca Maestri
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Ultima tappa nel percorso di avvicinamento al 27° Congresso eucaristico nazionale, in programma a Matera dal 22 al 25 settembre e che vedrà la partecipazione anche di una delegazione diocesana guidata dal vescovo Antonio Napolioni. Al centro dell’attenzione l’inno ufficiale “Il gusto del pane”.

 

Ascolta l’inno del XXVII Congresso eucaristico nazionale

 

Partiture e note esecutive: www.congressoeucaristico.it/inno

 

Il canto di impianto tonale, ampio e disteso, invita a inebriarsi del profumo del pane: il ritornello aperto e solenne e le strofe dal carattere più espressivo mettono in risalto ora la gioia del ritrovarsi fraterno intorno alla tavola, ora la profondità e il calore intimo della mensa eucaristica.

Il pane, che è “frutto della terra” e porta con sé “il profumo del lavoro dell’uomo”, è segno dell’amore del Creatore e insieme della dignità del creato e di ogni creatura. Gesù lo sapeva bene, per questo – come cantiamo nel ritornello dell’inno – “ci dona di tornare al gusto del pane”: il gusto del pane è il gusto degli altri. Non solo quel gusto odoroso placa la nostra fame fisica ma anche quella di fraternità: “è il pane della festa sulla tavola dei figli” (come siamo invitati a cantare nella prima strofa), di reciproca fiducia perché “crea condivisione”, di bellezza di cose buone che danno senso ai nostri giorni; di quei valori senza i quali mancherebbe il gusto stesso del vivere. Sa sempre di amicizia e fraternità: è “il pane della pace nelle nostre contese, dov’è divisione ricrea l’unione, placa dissidi, riapre al dialogo, risana ferite, profuma di perdono” (come possiamo cantare nella quinta strofa). Invito chiaro e forse troppo impegnativo per noi, Chiesa in cammino nella storia. E allora l’inno ci invita a cantare (nella quarta strofa) “il pane della forza sulle strade di chi è stanco, sostegno ai profeti, ristoro ai viandanti”.

“Io sono il pane vivo” (Gv 6,51a): nutrirsi di Cristo Eucarestia ci fa più vivi, più autenticamente veri! È davvero vivo chi è pane buono per gli altri, chi “si spezza” in briciole d’oro di fraternità, chi si fa mangiare come il Maestro. Con la stessa straordinaria libertà di Cristo, con la sua stessa immensa fiducia, con il suo stesso incommensurabile Amore possiamo divenire “pane che consola famiglie, raccoglie il pianto, ascolta fatiche, sostiene stanchezze” (come ci fa cantare l’inno nella terza strofa).

Efrem il Siro (teologo e poeta del IV secolo) diceva: “Abbiamo mangiato il fuoco nel pane”. Ricevere il Pane eucaristico è come ricevere il fuoco dello Spirito ed essere vivificati; accogliere Cristo, il Figlio, è accogliere la sua “offerta d’amore” al Padre; la sua vita in noi ci fa suo corpo. Per questo nel ritornello cantiamo “dal fuoco dello Spirito è reso nutrimento che di molti fa uno”. Arrestare questo dinamismo è il peggiore tradimento dell’Eucarestia! “Fate questo in memoria di me”: è la consegna per sempre del pane della cura, della fiducia, della tenerezza per la terra e per ogni creatura; “rinnova la speranza”, “memoria della Pasqua, profezia del Regno”, questo Pane è “Vita nuova per il mondo”.

(Dal sito del Congresso Eucaristico Nazionale)

 

 

Torniamo al gusto del pane: una riflessione a partire dal tema del prossimo Congresso eucaristico nazionale

Verso il Congresso eucaristico nazionale: pane, acqua, terra, fuoco

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In preghiera al Santuario di Caravaggio, per affidare a Santa Maria del Fonte il cammino dei quattro seminaristi che nel pomeriggio di domenica 18 settembre, nello stesso luogo mariano, nell’ambito del consueto pellegrinaggio diocesano che apre l’anno pastorale, saranno ordinati diaconi dal vescovo Antonio Napolioni. Continua a leggere »

Luca Maestri
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Monsignor Cesare Burgazzi con l’atto di nomina papale. Accanto a lui, da destra, S. Ecc. Mons. Edgar Peña Parra e mons. Luigi Roberto Cona, rispettivamente Sostituto e Assessore per gli Affari Generali della Segreteria di Stato della Santa Sede

Papa Francesco ha nominato il cremonese mons. Cesare Burgazzi Protonotario Apostolico di Numero Partecipante

È il Bollettino della Sala Stampa Vaticana del 12 settembre 2022 a dare la notizia della nomina papale per il sacerdote cremonese,  Capo Ufficio nella Segreteria di Stato.

Il Collegio dei Protonotari Apostolici di numero partecipanti è un’antica istituzione formata da prelati della Curia Romana con funzioni di notai papali.

La categoria dei Protonotari apostolici numerari è stata confermata, dopo vari passaggi storici, da Papa Paolo VI con la Lettera Apostolica Pontificalis Domus del 28 marzo 1968; secondo tale Lettera i Protonotari fanno parte della Famiglia Pontificia.

Nato a Cremona nel 1958, originario della parrocchia di San Clemente e Imerio, mons. Burgazzi è stato ordinato sacerdote nella Cattedrale di Cremona il 19 giugno 1982 dal vescovo Fiorino Tagliaferri. Dopo gli anni da vicario nella parrocchia di Bonemerse (1982-1984) e di vicario coadiutore nella parrocchia di San Pietro al Po in Cremona (1984–1992) nel 1992, all’indomani della visita a Cremona di Papa Giovanni Paolo II, è stato chiamato a svolgere il suo servizio presso la Segreteria di Stato della Santa Sede dove dal 2011 ricopre l’incarico di Capo Ufficio della Prima Sezione Affari Generali. Dal 2015 è Canonico del Capitolo della Basilica di San Pietro in Vaticano.

 

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Nel percorso di avvicinamento al 27° Congresso eucaristico nazionale, in programma a Matera dal 22 al 25 settembre, seconda riflessione a cura di don Daniele Piazzi, incaricato diocesano per la Pastorale liturgica. Al centro dell’attenzione il logo dell’evento: pane, acqua, terra, fuoco.

 

 

1. Pane. Nel logo, in basso, viene riportato il “pane di Matera” con le tre gobbe ricavate dal triplice taglio trinitario con tre colori cromatici diversi che indicano gli stessi elementi necessari perché ogni pane possa essere pronto e gustato: acqua, terra, fuoco.
Matera ha una tradizione di panificazione che nel corso dei secoli ha sempre più sviluppato, affermandosi come città del pane. Anticamente le mamme di questa città, come un po’ dappertutto, iniziavano la lavorazione dell’impasto per il pane con il segno della croce. La pasta veniva stesa a forma di rettangolo: si univano le estremità di un lato arrotolandola tre volte, mentre si pronunciava: “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Dall’altro lato, con la stessa tecnica, si facevano due giri per ricordare la doppia natura di Gesù Cristo: umana e divina. Al termine l’impasto veniva piegato al centro e fatti tre tagli sopra recitando: Padre, Figlio e Spirito Santo.

2. Acqua. Matera oltre che città del pane è anche città dell’acqua. Condizionati dalla configurazione geologica, i Sassi sono stati scavati nella calcarenite costruendo nel tempo un agglomerato urbano di abitazioni, strutturato a terrazzamenti, seguendo il canyon dove scorre il torrente Gravina. Questa struttura urbana ha sviluppato negli abitanti l’ingegno di raccogliere e distribuire l’acqua in ogni casa, scavando delle cisterne. Matera, Città millenaria, inserita nel bacino del Mediterraneo, guarda Maria come la “Grande Madre”, come Colei dalla quale scaturisce la sorgente della Vita: nel cuore del Sasso Caveoso sorge la Chiesa rupestre della Madonna de Idris con chiari riferimenti all’acqua della prima creazione e all’Annunciazione come nuova creazione. Le donne di Matera salivano, arrampicandosi lungo lo sperone di roccia, per arrivare alla chiesa e ringraziare la Madonna per il dono dell’acqua, elemento base della vita ma anche simbolo sotterraneo di Matera.

3. Terra. I prodotti della terra sono il segno della provvidenza divina. L’amore e il rispetto per la terra avevano un valore di sacralità: il ventre della vita fecondata dall’acqua.

4. Fuoco. Matera è citta di Maria e della Visitazione. Chi ha messo in movimento Maria per andare a visitare la cugina Elisabetta è stato il fuoco dello Spirito Santo che ha concepito in lei Gesù, cibo di vita eterna. La festa della Visitazione corrisponde alla festa della Madonna della Bruna che a Matera continua ad essere celebrata sempre il 2 luglio come prima della riforma del calendario liturgico. Nella civiltà contadina i pani lievitati venivano portati nei forni più vicini da alcuni garzoni che passavano a raccoglierli sistemandoli su una tavola posta sulla testa. Per sapere di chi fossero i pani, questi venivano timbrati. Il timbro, con le iniziali del capo famiglia o con un simbolo, era segno di appartenenza. Il pane diviene così il segno della comunione, della fraternità, dell’appartenenza all’unica famiglia che si nutre dell’unico pane che è sacro, che viene spezzato e distribuito dal capo famiglia ai componenti della famiglia. Esattamente come fece Gesù quando istituì l’Eucaristia.

Il logo è definito da una circonferenza che rappresenta il fulcro del tema, ovvero il Pane Eucaristico. I dodici chicchi di grano e le brattee rappresentano i dodici apostoli e l’apostolato di ogni battezzato nella direzione di una comunione di una “Chiesa in uscita”, come ospedale da campo. Il profilo dei Sassi di Matera e la croce del campanile richiamano la Chiesa locale che accoglie quella italiana per celebrare il Congresso.

 

Torniamo al gusto del pane: una riflessione a partire dal tema del prossimo Congresso eucaristico nazionale

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Si è conclusa mercoledì 7 settembre a Cesenatico la “Scuola animatori – Giochiamoci i talenti”. Iniziata lunedì 5, è stata un’esperienza formativa di tre giorni per gli animatori degli oratori che, come spiega don Francesco Fontana, presidente della Federazione oratori cremonesi, «non è servita a formare i ragazzi solo in vista del loro servizio durante il Grest, ma per prepararli alle attività d’oratorio di tutto l’anno». Continua a leggere »

Matteo Cattaneo
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Nel giorno dedicato alla Natività di Maria, le parrocchie di Fiesco e Trigolo hanno vissuto un momento importante per le comunità. Infatti, nella sera di giovedì 8 settembre, durante la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Antonio Napolioni, si è svolta la cerimonia d’incoronazione dell’effigie della Vergine Maria, evento che ha costituito il culmine di una settimana caratterizzata da molte iniziative e che si concluderà domenica 11 settembre con la Messa solenne di ringraziamento. Continua a leggere »

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In occasione della Festa del creato e delle creature, l’associazione “Comunità Laudato si’ – Oglio Po” ha organizzato domenica 4 settembre, presso il centro di spiritualità “Piccola Betania” di Bozzolo, un momento di riflessione e convivialità interreligiosa.

Don Elio Culpo, fondatore di “Piccola Betania”, ha dato il benvenuto ai presenti a partire dall’icona posta all’ingresso della comunità, che rappresenta l’incontro di Gesù con Marta e Maria secondo il vangelo di Giovanni.

«La prima ecologia – ha dichiarato don Culpo – è la capacità di accoglierci l’un l’altro. L’accoglienza fa parte del mistero di Dio fatto uomo. Dove c’è desiderio di incontrarsi c’è Dio».

La riflessione è stata poi condotta da don Roberto Fiorini, consulente teologico di parte cattolica del Segretariato attività ecumeniche, che si è soffermato su alcuni passaggi del documento di Papa Francesco per il Tempo del Creato di quest’anno.

«La conversione ecologica – ha spiegato don Fiorini – passa dai singoli, dalla comunità e dall’associazionismo. Tutti insieme per dare voce a questa terra». E ha proseguito: «Le reti locali che entrano in comunicazione tra loro possono costruire una vera resistenza politica rispetto alle scelte concrete da fare, per dare risposta all’appello di Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’, rimasto tuttora inascoltato. Dobbiamo pertanto sostenere queste forme di incontro che rappresentano un altro modo di essere umani, che è poi il modo giusto di essere umani».

All’iniziativa ha partecipato anche una rappresentanza della comunità Sikh di San Giovanni in Croce e dell’istituto religioso buddista italiano Soka Gakkai.

Sara Pisani
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Tra gli eventi e le iniziative proposte dalla Zona pastorale 2 in occasione del Tempo del Creato, spicca quella che si è svolta nel pomeriggio di domenica 4 settembre a Pizzighettone perché il tema riguardava l’acqua. Dopo un’estate particolarmente torrida e caratterizzata dalla siccità, infatti, tutti dovrebbero aver compreso l’importanza dell’acqua per la vita del pianeta e dell’intera umanità, e così si è voluto rimarcare il suo essere un bene prezioso da utilizzare con intelligenza e senza inutili sprechi. L’acqua, inoltre, ha sempre costituito un mezzo per mettere in relazione popoli diversi, per scambiare non solo merci, ma anche conoscenze e culture lontane.

La celebrazione, presieduta dal parroco moderatore dell’unità pastorale, don Andrea Bastoni, affiancato dal vicario don Gabriele Mainardi e dal collaboratore parrocchiale don Mario Marinoni, ha avuto inizio alle 18 nella chiesa di San Rocco, con la preghiera del Creato, durante la quale sono stati ripresi passi del messaggio di papa Francesco per la Giornata del Creato con letture bibliche, alternate  a richieste di perdono per il male arrecato dagli uomini alla natura e preghiere di lode per le bellezze della terra, così da suscitare sensibilizzazione rispetto al creato di cui tutti gli uomini sono parte.

É seguita poi la benedizione del fiume Adda con una processione che, uscita dalla chiesa, si è divisa in due: i fedeli sulla sponda del fiume, appena oltre il ponte, in attesa dei sacerdoti con la croce che, saliti su un battello, si sono fermati al centro del fiume Adda.

Dopo una breve riflessione sul valore dell’acqua come dono di Dio, il parroco ha impartito la benedizione a tutti i presenti: un gesto per rendere ancora più concreto e visibile l’importanza dell’acqua nella vita delle persone.

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