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Agiografia del prete cremonese fondatore delle Figlie dell’Oratorio beatificato il 1° novembre del 1975 dal beato Papa Paolo VI

Vincenzo Grossi nasce il 9 marzo 1845 a Pizzighettone (Cremona) da una umile famiglia. È il penultimo dei dieci figli (tre muoiono in tenera età) di Baldassarre Grossi e Maddalena Cappellini, proprietari di un mulino. È subito battezzato nella chiesa parrocchiale di San Bassiano, a Pizzighettone.

Dinanzi alla richiesta di Vincenzo di diventare sacerdote non c’è opposizione da parte dei familiari, che si limitano a fargli presente che possono ancora aver bisogno di lui; c’è già un altro figlio – Giuseppe – che studia da prete, non possono permettersi le spese per entrambi. Così, mentre lavora con il padre nella consegna dei sacchi di farina, il ragazzo si ritaglia del tempo per studiare privatamente le materie del ginnasio sotto la guida del parroco.

A diciannove anni, nel 1864, entra in Seminario: è ordinato sacerdote il 22 maggio 1869. Da allora tutta la sua attività pastorale si svolge in diverse parrocchie della diocesi.

I suoi primi incarichi sono nelle parrocchie di S. Rocco in Gera di Pizzighettone e a Sesto Cremonese, seguiti, nel 1871, da quello come economo spirituale a Ca’ dei Soresini.

Nel 1873 è nominato parroco di Regona di Pizzighettone. La popolazione del luogo era da tempo lontana dalla pratica religiosa, ma don Vincenzo vi si dedica con tanta cura che dopo pochi anni trasforma il piccolo borgo in un “conventino”, come appunto viene definito dai suoi confratelli.

Don Vincenzo spende tutta la sua vita nel ministero pastorale: animazione delle comunità a lui affidate, predicazione di missioni al popolo, formazione spirituale delle coscienze, attenzione ai poveri, educazione dei fanciulli e dei giovani.

Per le ragazze, in particolare, don Grossi ha una sincera preoccupazione. Dà il nome di “oratorio” – sulle orme di don Giovanni Bosco a Torino – al piccolo locale che è riuscito a ricavare nella sua canonica, perché le sue giovani parrocchiane possano ritrovarsi. Vivendo in continuo contatto con la popolazione delle campagne, si rende conto che la gioventù, soprattutto femminile, cresce in situazioni molto fragili e complicate. Inizia, quindi, a radunare alcune delle sue giovani e ad avviarle alla vita comune tra loro.

Nel 1883 il vescovo Geremia Bonomelli lo destina come parroco a Vicobellignano, dove ha preso piede il protestantesimo metodista. Da subito, mostra gran carità e apertura: lo stesso pastore va più volte ad ascoltare le sue prediche quaresimali e le famiglie protestanti mandano i loro figli alla scuola parrocchiale.

La nuova destinazione, che lo allontana da Regona, non fa desistere don Grossi dal progetto della nuova comunità femminile. Il nome scelto è quello di “Figlie dell’Oratorio” per richiamarle a un modello spirituale ben preciso: la letizia spirituale di san Filippo Neri, fondatore della Congregazione dell’Oratorio. Non è previsto un abito definito, in modo da poter avvicinare meglio le giovani.

Le prime basi per il nascente Istituto sono poste nel 1885 a Pizzighettone. L’approvazione diocesana arriva il 20 giugno 1901 con l’assenso del vescovo Bonomelli. Per garantire la formazione scolastica di quelle tra loro che avrebbero dovuto dedicarsi all’insegnamento, sceglie la città di Lodi, dove si decide di acquistare una struttura: l’attuale Casa madre dell’Istituto.

Nel 1917, mentre si trova a Lodi per sistemare alcune faccende urgenti per l’Istituto, don Grossi si sente male. Vuole tornare a Vicobellignano dove, nei primi giorni di novembre, le sue condizioni si aggravano. Fatica a parlare, pronuncia solo pochissime parole: «La via è aperta: bisogna andare». Alle 21.45 del 7 novembre, a 72 anni, don Vincenzo Grossi rende l’anima a Dio.

La fama di santità di don Grossi non viene meno, tanto da domandare l’apertura della sua causa di beatificazione. Nel 1969 è dichiarato Venerabile. La sua beatificazione è celebrata il 1° novembre dell’Anno Santo 1975 a Roma da Papa Paolo VI, che lo definisce «apostolo della gioventù» ed «esempio sereno e suadente per i sacerdoti direttamente impegnati nella cura d’anime». «Nella solidità delle sue generose virtù, nascoste nel silenzio, purificate dal sacrificio e dalla mortificazione, raffinate dall’obbedienza, egli ha lasciato un solco profondo nella Chiesa, che oggi lo propone a modello e lo prega come intercessore».

Papa Francesco, definendo miracolosa la guarigione di una bambina avvenuta per intercessione del Beato, il 27 giugno 2015, nella sala del Concistoro del Palazzo apostolico vaticano, presiede il Concistoro ordinario pubblico per la canonizzazione del beato Vincenzo Grossi, oltre che della beata Maria dell’Immacolata Concezione (superiora generale della Congregazione delle Sorelle della Compagnia della Croce) e dei beati Ludovico Martin e Maria Azelia Guérin (coniugi e genitori). La canonizzazione il 18 ottobre 2015, Giornata missionaria mondiale, nel corso della XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi.

Il fatto miracoloso riguarda una bambina di due mesi di Pizzighettone affetta da una grave malattia ematica: una anemia eritropoietina di tipo 2. Elemento risolutivo può essere solo il trapianto di midollo, ma nessun familiare risulta compatibile. Mentre la bambina è sostenuta con trasfusioni e trattamenti palliativi, una suora delle Figlie dell’Oratorio invita a pregare il beato Vincenzo. I familiari iniziano a pregare insistentemente e dopo un certo periodo la bambina risulta guarita. A 25 anni e sta bene: quella patologia non si è più manifestata.

I resti mortali di san Vincenzo Grossi, già traslati nel 1944 dal cimitero di Vicobellignano a quello di Lodi, nel 1947 sono collocati nella cappella della Casa madre delle Figlie dell’Oratorio, a Lodi, dove tuttora vi riposano.

 

Preghiera al beato Vincenzo

Cuore adorabile di Gesù,
modello dei cuori sacerdotali,
che nella tua ineffabile Provvidenza
hai fatto del beato Vincenzo Grossi
un parroco operoso ed esemplare,
e lo hai scelto a fondare
una nuova Famiglia religiosa
per l’educazione
della gioventù femminile,
noi ti preghiamo
affinché possiamo imitarlo
nelle sue virtù
e ricevere, per sua intercessione,
le grazie di cui abbiamo bisogno.

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Messaggio di madre Rita Rasero

La nuova superiora generale dell'istituto delle Figlie dell'Oratorio commenta la canonizzazione

La prossima canonizzazione del Fondatore Don Vincenzo Grossi è, prima di tutto, una grande gioia per ogni Figlia dell’Oratorio.

La riconosciuta esemplarità della vita di Don Vincenzo, trascorsa nell’umiltà, nell’obbedienza, nella preghiera, nell’apostolato sacerdotale e nell’amore verso Dio e verso il prossimo, dà conferma che ciò che veramente vale è il seme di una vita donata, giorno dopo giorno, nell’abbandono fiducioso al Signore, spendendosi con semplicità e gioia.

Ci rincuora anche il fatto che questo evento è una occasione di letizia per tutta la Chiesa e per le persone che guardano con ammirazione alla testimonianza di Don Vincenzo e si affidano alla sua intercessione.
Il riconoscimento della santità del Fondatore per l’Istituto si colloca come dono provvidenziale in questo tempo storico. Ci dà il senso di sentirci ancora oggi accompagnate dalla sua presenza, dall’aiuto del Signore, dalla percezione che un dono di grazia non si estingue semplicemente perché sono mutate le condizioni storiche e sociali.

Questo ci impegna ad esercitarci ad essere creativamente fedeli al carisma ricevuto, offrendo quanto possiamo. È poca cosa, ma “Dio ama chi dona con gioia” e la potenza del suo Spirito va oltre ogni limite umano e ogni senso di scoraggiamento o di impotenza. “Dovete arrivare stanche in Paradiso e non sole” diceva Don Vincenzo alle sue Figlie. Ci auguriamo che la sua canonizzazione sia una ventata di energia per tutte, per essere ancora, oggi, apostole e magari proposta di vita per quelle giovani che desiderano donare al Signore la loro esistenza.

madre Rita Rasero

 

 

Biografia della nuova generale

Madre Rita Rasero è originaria della provincia di Como ed è entrata nell’Istituto dopo una esperienza lavorativa a Milano. Ha emesso la prima professione nel 1985, quindi ha conseguito il diploma magistrale e la laurea in Scienze dell’Educazione presso l’Università Cattolica. Ha maturato una vasta esperienza educativa a contatto con le ragazze ospiti della “Protezione della Giovane” di Roma e di Milano, seguendo sia studentesse e lavoratrici, sia minori con problemi personali e familiari. Ha avuto incarichi di superiora di comunità e di carattere formativo, soprattutto delle suore nei primi anni di professione. Durante il XVI Capitolo generale, che dal 21 giugno al 7 luglio scorso si è svolto a Ronchiano di Castelveccana, è stato eletto il nuovo Capitolo generale. Alla pizzighettonese madre Marilena Borsotti, è succeduta come superiora generale madre Rita Rasero.

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Autorizzata da Papa Francesco la promulgazione del decreto di un miracolo del beato Grossi avvenuto 25 anni fa a Pizzighettone

Verso la cerimonia della canonizzazione

Lo scorso 5 maggio il Santo Padre Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto riguardante un miracolo attribuito all’intercessione del Beato. Si tratta di una guarigione avvenuta 25 anni fa a Pizzighettone, paese natale del beato fondatore delle Figlie dell’Oratorio.
La notizia è stata ufficializzata mercoledì 6 maggio dalla Santa Sede, che ha dato notizia dell’udienza privata concessa nel pomeriggio di martedì 5 maggio da Papa Francesco al card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Proprio in quella occasione il Pontefice ha autorizzato la Congregazione a promulgare il decreto riguardante un miracolo attribuito all’intercessione del Beato Vincenzo Grossi, sacerdote della diocesi di Cremona nato a Pizzighettone il 9 marzo 1845 e morto a Vicobellignano il 7 novembre 1917 dopo aver fondato l’Istituto delle Figlie dell’Oratorio.

La promulgazione di questo decreto rappresenta una delle ultime tappe del processo di canonizzazione di don Grossi, beatificato da papa Paolo VI il primo novembre dell’Anno Santo 1975. Proprio in merito a questa guarigione tre anni fa il Tribunale ecclesiastico di Cremona era stato incaricato della raccolta delle prove.

«Il fatto – ricorda madre Marilena Borsotti, superiora generale delle Figlie dell’Oratorio fino all’estate del 2015 – riguarda una bambina di due mesi di Pizzighettone affetta da una grave malattia ematica: una anemia eritropoietina di tipo 2. Elemento risolutivo avrebbe potuto essere solo il trapianto di midollo, ma nessun familiare è risultato compatibile. Mentre la bambina era sostenuta con trasfusioni e trattamenti palliativi, una nostra suora invitò a pregare il beato Vincenzo. I familiari iniziarono a pregare insistentemente e dopo un certo periodo la bambina risultò guarita. Oggi ha 25 anni e sta bene: quella patologia non si è più manifestata».

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«Abbiamo bisogno di persone capaci di azioni straordinarie nella normalità della vita sociale»

Le parole del sindaco Galimberti su San Vincenzo Grossi

In occasione della canonizzazione del sacerdote cremonese don Vincenzo Grossi (Pizzighettone 1845 – Vicobellignano 1917), fondatore dell’Istituto delle Figlie dell’Oratorio, in agenda la mattina di domenica 18 ottobre in piazza San Pietro, in Vaticano, con la solenne Messa presieduta da Papa Francesco, il sindaco di Cremona, Gianluca Galimberti, ha reso noto il seguente messaggio.
Don Grossi fu un normale e straordinario parroco pastore. Abbiamo bisogno di persone che nella quotidianità e nella normalità della nostra comunità siano capaci di azioni straordinarie nel prendersi cura di chi è più fragile.

Don Vincenzo Grossi fece proprio questo: prendendosi cura delle giovani generazioni, dando loro la possibilità di luoghi, ci ha insegnato e ci insegna che oggi abbiamo bisogno di adulti che nella normalità della vita sociale si prendano cura dell’educazione dei giovani. Così, ritornare ad educare significa per ogni adulto ritornare ad essere educatore nella vita di ogni giorno, farsi testimone.

Non è un caso che proprio Paolo VI, che disse “l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri testimoni che maestri”, abbia beatificato questo nostro grande testimone. Don Grossi ci insegna che abbiamo bisogno di testimoni di valori grandi e condivisi, del prendersi cura degli altri. Questo è anche un appello alla coscienza di chi amministra e di chi si impegna per la cosa pubblica.

Inoltre, il mondo femminile al quale don Vincenzo Grossi dedicò la sua opera educativa e pastorale è ancora oggi un mondo che merita un impegno da parte di tutta la società perché ancora oggi la donna, spesso anche con i suoi figli, è tra le persone più esposte alle difficoltà, alle precarietà, alle povertà.

Infine, così come l’impegno di don Vincenzo Grossi fu anche quello di trovare luoghi di relazione, oggi anche noi siamo chiamati a sostenere spazi di relazione, di relazione educative.

Don Vincenzo Grossi ci chiede l’impegno di costruire le nostre, la nostra comunità.

Gianluca Galimberti
sindaco di Cremona

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Don Vincenzo Grossi è santo

Domenica 18 ottobre la Messa di canonizzazione presieduta da Papa Francesco in piazza San Pietro

Alle 10.32 di domenica 18 ottobre la Chiesa ha festeggiato quattro nuovi santi. Tra loro il parroco cremonese don Vincenzo Grossi (Pizzighettone 1845 – Vicobellignano 1917), fondatore dell’Istituto delle Figlie dell’Oratorio, che il 1° novembre 1975 Papa Paolo VI aveva proclamato beato. La solenne Messa di canonizzazione è stata presieduta in pizza S. Pietro da Papa Francesco. Presente una folta delegazione cremonese, guidata dal vescovo Dante Lafranconi. Non mancava naturalmente la famiglia Berettini di Pizzighettone, protagonista del miracolo che ha portato alla canonizzazione. Lunedì mattina nella basilica di S. Giovanni Battista dei Fiorentini la Messa di ringraziamento; la celebrazione di carattere diocesano sarà presieduta dal vescovo Lafranconi in Cattedrale domenica 25 ottobre alle ore 11.

Poco dopo le 10 di domenica 18 ottobre il Santo Padre Francesco ha presieduto, sul sagrato della Basilica Vaticana, la solenne Messa con il rito di Canonizzazione di don Vincenzo Grossi e altri tre beati: Maria dell’Immacolata Concezione (1926-1998), superiora generale della Congregazione delle Sorelle della Compagnia della Croce e i coniugi Ludovico Martin (1823-1894) e Maria Azelia Guérin (1831-1877), genitori di santa Teresa di Lisieux.

Folta la schiera di concelebranti, a cominciare dai partecipanti alla XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi; ma non mancava naturalmente neppure il vescovo di Cremona, mons. Dante Lafranconi. Una quindicina i sacerdoti diocesani presenti: il parroco e il vicario di Pizzighettone, don Enrico Maggi e don Andrea Lamperti Tornaghi; don Bruno Bignami, don Matteo Pini e don Franco Regonaschi (rispettivamente originari ed ex parroco di Regona di Pizzighettone); il parroco di Vicobellignano don Gabriele Bonoldi con don Franco Vecchini; il parroco di Viadana don Antonio Censori e il predecessore don Virginio Morselli; il parroco di Sesto cremonese Angelo Staffieri; il parroco di Gombito don Marino Dalè; il collaboratore parrocchiale di S. Giovanni in Croce don Andrea Paroli; l’ex parroco di Annicco don Franco Zangrandi; il segretario episcopale don Flavio Meani. Tra le comunità più rappresentate Pizzighettone, Vicobellignano, Sesto Cremonese e Viadana.

In piazza San Pietro anche la comunità del Seminario diocesano, con il rettore don Enrico Trevisi, il vice don Marco d’Agostino e il direttore spirituale don Primo Margini. Presente anche il diacono, prossimo al presbiterato, don Francesco Gandioli, che ha servito Messa proprio alla destra del Papa. Incarico di prestigio anche per il seminarista Alberto Bigatti, che ha retto il microfono al Pontefice.

All’inizio della celebrazione il card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, accompagnato dai postulatori dei quattro beati, di fronte al Santo Padre ha formulato in latino la domanda a procedere alla canonizzazione. Quindi, dopo il canto delle Litanie, Papa Francesco ha pronunciato la formula di canonizzazione. Alle 10.32 la Chiesa universale poteva finalmente gioire per i suoi nuovi quattro santi.

Il rito di canonizzazione è proseguito con il posizionamento delle reliquie dei nuovi santi: prima fra tutte è stata portata, da una suora delle Figlie dell’Oratorio, la teca con la reliquia di san Vincenzo Grossi.

Poste tutte le reliquie e adornate di fiori, il card. Amato, sempre in latino, ha ringraziato il Santo Padre chiedendo che fosse redatta la lettera apostolica circa la canonizzazione avvenuta. Richiesta al quale il Papa ha replicato: «Lo ordiniamo».

Quindi il canto del Gloria e la Messa che è continuata con la liturgia della Parola, sino al Vangelo, proclamato prima in latino e poi in greco. Ha quindi preso la parola il Pontefice per l’omelia. Rifacendosi alle letture, il Papa ha focalizzando l’attenzione sul tema del servire. Quindi il riferimento ai quattro canonizzati: «Coloro che oggi sono stati proclamati Santi – ha detto – hanno costantemente servito con umiltà e carità straordinarie i fratelli, imitando così il divino Maestro».

Poi alcuni riferimenti specifici guardando a ciascuno di loro, iniziando proprio dal sacerdote cremonese. «San Vincenzo Grossi – ha sottolineato il Pontefice – fu parroco zelante, sempre attento ai bisogni della sua gente, specialmente alle fragilità dei giovani. Per tutti spezzò con ardore il pane della Parola e divenne buon samaritano per i più bisognosi».

«La testimonianza luminosa di questi nuovi Santi – ha quindi affermato concludendo l’omelia – ci sprona a perseverare sulla strada del servizio gioioso ai fratelli, confidando nell’aiuto di Dio e nella materna protezione di Maria. Dal cielo ora veglino su di noi e ci sostengano con la loro potente intercessione».

Quindi la preghiera dei fedeli, con una delle intenzioni letta da una suora delle Figlie dell’Oratorio. E la processione offertoriale: con il pane per il sacrificio eucaristico portato dalla famiglia Berettini.

Al termine della Messa la recita dell’Angelus, preceduta da un breve intervento del Papa ,che ha anzitutto espresso grande preoccupazione per «la situazione di forte tensione e di violenza che affligge la Terra Santa», invocando Dio perché «rafforzi in tutti, governanti e cittadini, il coraggio di opporsi alla violenza e di fare passi concreti di distensione. Nell’attuale contesto medio-orientale è più che mai decisivo che si faccia la pace nella Terra Santa: questo ci chiedono Dio e il bene dell’umanità».

Poi il riferimento ai nuovi canonizzati. «Al termine di questa celebrazione – ha proseguito il Papa – desidero salutare tutti voi che siete venuti a rendere omaggio ai nuovi Santi, in modo particolare le delegazioni ufficiali di Italia, Spagna e Francia. Saluto i fedeli delle diocesi di Lodi e di Cremona, come pure le Figlie dell’Oratorio. L’esempio di san Vincenzo Grossi sostenga l’impegno per l’educazione cristiana delle nuove generazioni». Un pensiero è poi andato anche a tutti i sacerdoti, le persone consacrate, le famiglie e i gruppi parrocchiali che hanno preso parte a questa importante giornata.

Per alcuni dei pellegrini cremonesi il pomeriggio è stato il momento del rientro a casa (come nel caso dei giovani e delle famiglie di Pizzighettone, in foto sotto) o per proseguire il pellegrinaggio romano con ulteriori tappe (come il gruppo di Vicobellignano).

Per chi rimane nella Capitale, invece, l’appuntamento è per le 9.30 di lunedì 19 ottobre nella basilica di S. Giovanni dei Fiorentini dove sarà celebrata la Messa di ringraziamento per la canonizzazione di don Grossi. Un luogo scelto non a caso: qui, infatti, per dieci anni fu parroco san Filippo Neri, fondatore della Congregazione dell’Oratorio, cui don Grossi si ispirò dando vita all’Istituto delle Figlie dell’Oratorio. Al termine della Messa il gruppo cremonese si sposterà nella vicina parrocchia di S. Maria in Vallicella per la visita alle Camere di san Filippo Neri.

Altra Messa di ringraziamento per la canonizzazione di don Vincenzo Grossi sarà celebrata dal vescovo Lafranconi a Cremona, in Cattedrale, domenica 25 ottobre (ore 11).

Nei giorni della memoria liturgia del nuovo santo (7 novembre) giungeranno in diocesi di Cremona le reliquie del corpo: l’urna farà tappa a Regona di Pizzighettone, Vicobellignano e Gombito.

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Le tappe della peregrinatio dell’urna di S. Vincenzo Grossi

Le reliquie del Santo a Regona, Vicobellignano e la comunità di Gombito

Continuano i festeggiamenti per il nuovo santo cremonese Vincenzo Grossi, canonizzato il 18 ottobre scorso da Papa Francesco a Roma. Se in passato il 7 novembre ricorreva la memoria liturgica del beato cremonese, quest’anno per la prima volta la Chiesa lo onora come santo. Per quest’occasione l’urna contenente le reliquie del corpo di don Grossi transiterà nei luoghi d’origine del santo, dove la comunità cremonese lo accoglierà in un clima di gioiosa festa.
Il corpo del Santo, solitamente conservato nella cappella della Casa madre delle Figlie dell’Oratorio – istituto religioso da lui fondato – nei giorni successivi alla canonizzazione è rimasto nella Cattedrale di Lodi. Sabato pomeriggio avrà inizio la peregrinazione della salma che verrà portata in primo luogo a Regona di Pizzighettone, dove Vincenzo Grossi è stato parroco dal 1873 al 1883. Ad aprire questo avvenimento straordinario, il ritrovo presso il piazzale del cimitero dove interverranno il sindaco e le autorità e la banda cittadina. Inizierà così la processione verso la chiesa di San Patrizio.

Alle 17, alle 17.30 e alle 18 ragazzi e famiglie presenti potranno partecipare a momenti di preghiera e di riflessione sulla peregrinazione. Alle 21 il Vescovo celebrerà la Messa solenne, insieme ai sacerdoti che sono nati a Pizzighettone o hanno operato nel paese. È prevista poi, dalle 23, la veglia di preghiera notturna animata in collaborazione con la Federazione Oratori Cremonesi e le Sentinelle del Mattino. Si alterneranno durante la notte per il turno di veglia i catechisti e i collaboratori laici della parrocchia. Anche un gruppo di suore Figlie dell’Oratorio sarà presente per l’adorazione. La prima tappa si concluderà con la recita delle Lodi il mattino seguente.

Domenica mattina sarà la volta di Vicobellignano, altra tappa particolarmente significativa per questa peregrinazione: don Vincenzo, infatti, fu parroco in questo paese dal 1883 fino alla sua morte (1917). La comunità riunita accoglierà il santo in mattinata e alle 11 si riunirà nella chiesa di Santa Maria Assunta per la solenne Eucarestia presieduta da mons. Lafranconi. Prima che l’urna lasci il paese per continuare il transito verso Gombito, alle 16.30 è prevista la celebrazione del Vespro.

Alle 18.15 l’urna sarà accolta nella piazza di Gombito alla presenza del sindaco con la giunta riunita e delle forze dell’ordine. Nella chiesa parrocchiale, poi, sarà celebrato il Vespro con il canto gregoriano e verrà esposta l’Eucarestia per l’adorazione che continuerà tutta la notte. Proprio in questo paese dal 1918 al 1923 il nipote di don Vincenzo, Ubaldo Grossi, ricoprì il ruolo di parroco – dopo essere stato vicario a Vicobellignano insieme allo zio sacerdote. A Gombito, inoltre, fu parroco anche don Angelo Bernabè fino al 1918, quando venne inviato a Vicobellignano per succedere al defunto don Vincenzo Grossi.

Lunedì, dopo la messa delle 8.30, le reliquie di san Vincenzo partiranno alla volta di Maleo.

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Tutta Regona ha accolto il parroco San Vincenzo Grossi Messa del Vescovo Lafranconi

Oggi altre due tappe dell'urna: Vicobellignano e Gombito

È tornato trionfalmente nella sua Regona, quella piccola parrocchia di campagna che in poco meno di dieci anni egli seppe trasformare, secondo una felice definizione di mons. Bonomelli, nel “conventino della diocesi”. A pochi giorni dalla canonizzazione la comunità di San Patrizio, insieme alle altre quattro dell’unità pastorale di Pizzighettone, ha accolto, nel pomeriggio di sabato 7 novembre, l’urna con le reliquie di San Vincenzo Grossi, sacerdote cremonese fondatore dell’istituto “Figlie dell’Oratorio”, ma soprattutto parroco santo della quotidianità. Alle 16 la reliquia è giunta in paese accolta dal parroco don Enrico Maggi, dal vicario don Andrea Lamperti Tornaghi, dal collaboratore don Andrea Bastoni, dalle autorità cittadine, dalla banda locale e da moltissime persone, così tante da non riuscire ad entrare in chiesa per la preghiera. In serata, alle 21, mons. Lafranconi, attorniato da una trentina di sacerdoti, ha celebrato la solenne Eucaristica nella memoria liturgica di San Vincenzo Grossi. Presenti molti fedeli dell’unità pastorale e delle “Figlie dell’Oratorio” con la madre generale Rita Rasero. Al centro della chiesa tra un tripudio di fiori la grande urna con il corpo del santo rivestito di finissimi paramenti bianchi.

Ascolta l’omelia di mons. Lafranconi
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La lunga teoria di ministranti e sacerdoti è stata aperta dal vicario don Lamperti Tornaghi che portava in mano il cero pasquale accesso, segno di Cristo Risorto che continua a mostrare la sua potenza e la sua luce nella vita dei santi.

Dopo il saluto liturgico ha preso la parola Giancarlo Bissolotti che a nome del consiglio pastorale ha dato il benvenuto al Vescovo sottolineando la grande responsabilità di avere un santo in casa che sprona a continuare l’opera di evangelizzazione e di educazione delle nuove generazioni.

La celebrazione è proseguita poi con l’aspersione del popolo con l’acqua benedetta, chiaro richiamo al battesimo, il sacramento che chiama tutti alla santità, alla piena figliolanza di Dio.

Nell’omelia mons. Lafranconi si è soffermato in modo particolare sullo zelo pastorale di don Vincenzo nella piccola comunità di Regona. Pur essendo giovanissimo – aveva solo quattro anni di Messa – egli si impegnò subito per l’educazione della gioventù, anche andando incontro a critiche aspre dei suoi confratelli. Tale opera formativa egli non la volle compiere da solo, per questo si attorniò di alcune donne che formarono la prima comunità delle Figlie dell’Oratorio. «Egli aveva capito – ha commentato il presule – che sopratutto le ragazze aveva bisogno di guide sagge e sicure».

Ricordando poi un fatto accaduto in paese – l’aggressione di don Vincenzo da parte di tre uomini e il suo desiderio di mettere tutto a tacere – il Vescovo ha rimarcato come il male si posso vincere anche con il silenzio, il perdono, il bene. Per mons. Lafranconi la spettacolarizzazione della violenza e dei fatti efferati, compiuta molto spesso in maniera dolosa dai mezzi di comunicazione, non fa altro che amplificare il malessere che serpeggia nella società. Non si tratta di abdicare a un giusto sentimento di giustizia, ma di evitare di fare da gran cassa a tutto ciò che è negativo e che abbruttisce l’uomo.

La celebrazione è continuata con la preparazione della mensa da parte di alcune suore di don Grossi: prima la tovaglia, poi i fiori con i ceri e infine i doni consegnati al vVescovo: il pane e il vino necessari per il sacrificio eucaristico.

Al termine dell’Eucaristia mons. Lafranconi si è recato dinanzi all’urna per recitare la preghiera al santo e per ascoltare l’inno composto da Domenico Spelta, direttore della schola cantorum di Regona che ha impreziosita la Messa con alcuni brani polifonici di grande impatto.

Prima della benedizione conclusiva il parroco don Maggi ha ringraziato mons. Lafranconi per la sua presenza e ha chiesto a don Grossi due grazie: la santità dei sacerdoti e una maggiore coesione dell’unità pastorale.

Per tutta la notte la chiesa di Regona è rimasta aperta per l’adorazione dei fedeli. Il mattino seguente, dopo la recita delle lodi, l’urna è partita alla volta di Vicobellignano. Don Vincenzo, infatti, fu parroco in questa frazione di Casalmaggiore dal 1883 fino alla sua morte (1917). La comunità riunita accoglierà il santo in mattinata e alle 11 si riunirà nella chiesa di Santa Maria Assunta per la solenne Eucarestia presieduta da mons. Lafranconi. Prima che l’urna lasci il paese per continuare il transito verso Gombito, alle 16.30 è prevista la celebrazione del Vespro.

Alle 18.15 l’urna sarà accolta nella piazza di Gombito alla presenza del sindaco con la giunta riunita e delle forze dell’ordine. Nella chiesa parrocchiale, poi, sarà celebrato il Vespro con il canto gregoriano e verrà esposta l’Eucarestia per l’adorazione che continuerà tutta la notte. Proprio in questo paese dal 1918 al 1923 il nipote di don Vincenzo, Ubaldo Grossi, ricoprì il ruolo di parroco – dopo essere stato vicario a Vicobellignano insieme allo zio sacerdote. A Gombito, inoltre, fu parroco anche don Angelo Bernabè fino al 1918, quando venne inviato a Vicobellignano per succedere al defunto don Vincenzo Grossi.

Lunedì, dopo la messa delle 8.30, le reliquie di san Vincenzo partiranno alla volta di Maleo.

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A Roma per la canonizzazione di Grossi

Proposte da Pizzighettone e Vicobellignano per ragazzi, giovani e famiglie

Anche la Diocesi di Cremona con il suo Vescovo domenica 18 ottobre sarà in piazza S. Pietro per la canonizzazione del sacerdote cremonese don Vincenzo Grossi. Diversi i gruppi presenti, con differenti programmi di viaggio.

 

La proposta diocesana

Il Segretariato diocesano pellegrinaggi, attraverso l’agenzia ProfiloTours, ha predisposto per l’occasione un programma di viaggio, in sinergia con le Figlie dell’Oratorio (la congregazione fondata da don Grossi) e la Diocesi di Lodi (dove l’istituto religioso ha la propria casa madre).

Il pellegrinaggio diocesano vede coinvolte le realtà legate alla figura del nuovo santo o alla presenza delle sue suore: Cremona, Pizzighettone, Sesto Cremonese e Viadana.

La partenza dei pellegrini è fissata la mattina di sabato 17 ottobre. Nel pomeriggio a Roma, nella basilica di Santa Prassede, il momento di spiritualità che darà ufficialmente inizio al pellegrinaggio.

A caratterizzare la mattinata di domenica sarà la solenne cerimonia di canonizzazione del Santo pizzighettonese in piazza San Pietro. Nel pomeriggio tempo per relax e turismo, con una visita panoramica guidata alla città.

L’ultimo momento previsto per il gruppo cremonese nella Capitale sarà lunedì 19 ottobre. I pellegrini cremonesi, insieme a mons. Lafranconi, si ritroveranno con i fedeli lodigiani guidati da mons. Maurizio Malvestiti e la delegazione delle Figlie dell’Oratorio con la nuova generale, madre Rita Rasero, per la Messa di ringraziamento, prevista nella basilica di S. Giovanni dei Fiorentini. Al termine, la visita alle “Camere di san Filippo Neri”. Dopo il pranzo, la partenza alla volta di Cremona, dove il rientro è previsto in serata.

 

Giovani e famiglie pizzighettonesi

Dalle parrocchie in riva all’Adda anche una proposta di pellegrinaggio – dal titolo “La via è aperta: bisogna andare” – per adolescenti, giovani e famiglie. Una prima modalità di partecipazione, rivolta ad adolescenti e giovani, prevede la sistemazione in palestra; la seconda è pensata, invece, per adulti e famiglie. Per entrambi i gruppi il pernottamento è previsto presso il Collegio Internazionale Seraphicum di Roma (zona Eur).

La partenza da Pizzighettone venerdì 16 ottobre alle 13.30: in serata l’arrivo a Roma.

La giornata di sabato 17 sarà dedicata alla visita della città: le famiglie potranno muoversi in autonomia, mentre per i ragazzi è previsto un itinerario unitario.
Domenica 18 il gruppo parteciperà in piazza S. Pietro alla Messa di canonizzazione. Dopo il pranzo, la partenza per il rientro.

 

Il pellegrinaggio di Vicobellignano

Anche la parrocchia di Vicobellignano ha predisposto un pellegrinaggio che, facendo tappa in alcune località italiane di interesse religioso e culturale, avrà il proprio culmine nella celebrazione di canonizzazione.

Nella prima mattina di sabato 17 ottobre è prevista la partenza del gruppo da Vicobellignano. In mattinata tappa ad Arezzo, antica città etrusca e romana, terra di vescovi-conti e di famiglie guerriere le cui torri punteggiano ancora il centro medievale.

In serata l’arrivo a Roma, dove domenica mattina è prevista la partecipazione alla Messa di canonizzazione in piazza S. Pietro.

Nel pomeriggio di domenica 18 ottobre il trasferimento a Bolsena, dove nel 1263 avvenne il più famoso miracolo eucaristico della storia, che ha dato origine alla festa del Corpus Domini.

Nella mattinata di lunedì 19 ottobre è in programma la visita alla grandiosa abbazia di Monte Oliveto Maggiore, uno dei principali complessi monastici d’Italia. Tappa a Siena per il pranzo e tempo libero per la visita della città; quindi il rientro a Vicobellignano.

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Al Teatro San Carlo di Caravaggio «La Scelta». In scena testimonianze dalla guerra nell’Ex Jugoslavia

Lo spettacolo, promosso dalla Caritas della zona prima e dalla parrocchia dei Santi Fermo e Rustico, si terrà sabato 28 novembre

Coraggio, fratellanza e umanità sui campi di battaglia durante la guerra nell’Ex Jugoslavia. Queste le tematiche al centro dello spettacolo «La Scelta. E tu cosa avresti fatto?», che sabato 28 novembre, alle ore 21, sarà proposto al teatro «San Carlo» presso l’Oratorio «San Luigi Gonzaga» di Caravaggio. L’evento è  organizzato dalla Caritas della zona pastorale prima e della parrocchia dei Santi Fermo e Rustico.

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Mons. Lafranconi incontra i politici la prima domenica di Avvento

L'amministratore apostolico rifletterà sul tema «Gesù Cristo è il Vangelo: un'antica novità per il benessere dell'uomo» riferendosi in modo particolare al Convegno di Firenze. Il 19 dicembre la Messa per il mondo del lavoro presso la Latteria Soresinese

Anche quest’anno l’Ufficio di Pastorale sociale rinnova al mondo politico, amministrativo e sociale il consueto invito ad incontrare il Vescovo. Domenica 29 novembre, prima di Avvento, dalle 9.30 presso il Centro Pastorale, mons. Dante Lafranconi condurrà alcune riflessioni, intorno al tema «Gesù Cristo è il Vangelo: un’antica novità per il benessere dell’uomo». Si rifletterà sulla possibilità di far risuonare l’invito del Papa che spinge la Chiesa e i cristiani a «non guardare la vita dal balcone», scegliendo invece di operare nel mondo e affrontare le nuove sfide sociali portando con gioia l’annuncio del Vangelo. Sarà l’occasione per riprendere quanto emerso dal Convegno ecclesiale di Firenze da poco concluso e ribadire l’invito del Pontefice di una Chiesa in uscita che incontra e dialoga con le realtà del mondo.

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