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Servizio Civile inCaritas: 4 posti disponibili

Iscrizioni possibili fino al 26 gennaio

Anche Caritas cremonese quest’anno ospita il Servizio Civile Universale. Il progetto si intitola “Cittadini contro le povertà” ed è elaborato insieme a Caritas Crema e Caritas Lodi. I posti disponibili presso Caritas Cremonese sono quattro: due al Centro d’ascolto di via Stenico e due alla Casa dell’Accoglienza di via S. Antonio del Fuoco.

La durata del percorso formativo è di 12 mesi per 25 ore settimanali e prevede un rimborso spese, come stabilito dal Bando volontari del Dipartimento per le Politiche giovanili e il Servizio Civile Universale.

Per i giovani volontari che aderiranno si tratta di un’occasione per contribuire al bene comune e per fare un’esperienza di crescita personale e comunitaria nei valori della pace, della solidarietà e della giustizia.

La scadenza per presentare le domande è fissata alle ore 14 del 26 gennaio tramite il portale istituito dal Ministero al link: https://domandaonline.serviziocivile.it.

Per maggiori informazioni i candidati possono visitare il sito caritascremonese.it o contattare gli uffici di Caritas Cremonese allo 0372-35063.

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Monastero della Visitazione di Soresina, il 24 gennaio alle 18 la Messa per S. Francesco di Sales

Mons. Sigalini, vescovo emerito di Palestrina, presiederà la celebrazione che segna l'inizio del Giubileo salesiano

In occasione della festa patronale di San Francesco di Sales, santo protettore dei giornalisti e patrono del monastero della Visitazione di Soresina, lunedì 24 gennaio, alle 18, verrà celebrata la S. Messa presso il monastero stesso.

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“Beato chi ascolta la Parola di Dio”, con don Compiani a “Chiesa di Casa” i temi e il senso della Domenica della Parola

In occasione della Domenica della Parola, che la Chiesa celebra il 23 gennaio questa settimana, Chiesa di Casa ha incontrato don Maurizio Compiani, biblista cremonese e incaricato diocesano per l’apostolato biblico. Nel dialogo con Riccardo Mancabelli, don Maurizio ha introdotto il significato della «iniziativa voluta da papa Francesco nel 2019, perché tutta la comunità cristiana si concentri sul valore della Parola di Dio. Non solo … Continua a leggere »

Nel segno della corresponsabilità, dell’ascolto, della propositività i responsabili degli uffici pastorali della Curia diocesana e i coordinatori d’Area della Diocesi si sono ritrovati nel pomeriggio di lunedì 17 gennaio presso il Centro pastorale diocesano per un momento di confronto con il vescovo Antonio Napolioni, alla presenza anche anche del vicario episcopale per la Pastorale, don Gianpaolo Maccagni.

Scopo dell’incontro, il primo dell’anno, come ha precisato don Maccagni in apertura, è stato quello di fare emergere nodi, prospettive, modalità efficaci e nuove per camminare insieme: spazio dunque al dialogo, in un clima di fraterna schiettezza.

Dopo avere ringraziato il Signore, esprimendo e condividendo «gratitudine e stupore per l‘iniziativa gratuita con cui il Signore guida la sua Chiesa», il Vescovo ha invitato a individuare con attenzione e in profondità con quali criteri i vari Uffici di Curia leggono e vivono la sinodalità, interrogandosi anche sull’orizzonte teologico, spirituale e culturale da cui essi sono guidati. E, inoltre, «quali i “perché”, le risorse nascoste, i doni non ancora espressi, non ancora, condivisi, non ancora realizzati». Ecco che l’incontro si è posto come un vero e proprio “laboratorio di discernimento”.

Ci si è quindi aperti all’ascolto dell’esperienza di tutti, incentrato sulla domanda fondamentale proposta dal Sinodo universale: «Come si realizza  oggi, a diversi livelli (da quello locale a quello universale, quel “camminare insieme” che permette alla Chiesa di annunciare il Vangelo, conformemente alla missione che le è stata affidata; e quali passi lo Spirito ci invita a compiere per crescere come Chiesa sinodale?».

Numerosi, ricchi di analisi e suggestioni, segnati dal desiderio di un fedele e fecondo servizio alla Chiesa, i vari interventi hanno preso spunto dallo specifico sentire di ognuno, fondato su quanto vissuto “sul campo” e sempre in un’ottica di confronto costruttivo e rispettoso. In particolare, ci si è soffermati sulla necessità di “incontrarsi” per la condivisione di punti di vista e prospettive, sulla ricerca dei linguaggi e delle modalità più consone all’annuncio e alla testimonianza che la Chiesa è chiamata a offrire agli uomini e alle donne del nostro tempo, sull’ascolto che non può che interessare tutte le dimensioni e le prospettive del mondo contemporaneo, evitando anacronistiche, sterili e controproducenti nostalgie, sul passaggio dall’ascolto a una relazione che faccia scoprire il volto vero e bello di una Chiesa vicina.

È decisivo, in tutto questo, come ha richiamato il vescovo Napolioni, riconoscere la verità delle persone, con la visione di Chiesa che ciascuna di esse incarna, con la propria ricchezza di storia, di esperienze, di attese. In questo «il pastore non è il leader carismatico, ma colui che, in spirito sinodale, fa emergere le diversità e le ricchezze che anche tali diversità racchiudono, e le guida e le accompagna, in quella complessità dinamica che è presente in ogni organismo vivente».

Necessario e certamente fecondo, allora, sarà un accostamento e un approfondimento di quella profonda e ricca miniera che è rappresentata dal magistero di Papa Francesco: un accostamento e un approfondimento che siano scevri delle troppe semplificazioni che troppo spesso gli sono riservate: un magistero che, invece, non può che costituire un orizzonte sicuro a cui guardare, in quel cammino che la Chiesa tutta è chiamata a sperimentare con fiducia e con coraggio. Perché essa sia, sempre, luce delle genti.

L’incontro si è concluso con l’impegno di una prossima occasione più distesa nel tempo nei prossimi mesi,  per continuare la condivisione in vista anche di uno stile nuovo che dovrà vederci tutti più desiderosi di accompagnare insieme il cammino diocesano.

Federico Celini
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«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso», sussidi per la preghiera nella XXX Giornata del Malato

In un periodo difficile come quello che il mondo sta vivendo, condizionato da una pandemia che continua a richiedere attenzioni e cure particolari per la sicurezza di tutti, non è possibile dimenticare quelli che più di tutti soffrono a causa delle ferite della malattia. Il ricordo e la vicinanza trovano un momento di particolare intensità e condivisione nella XXX Giornata Mondiale del Malato, che come ogni anno si celebra l’11 febbraio, memoria liturgica della Madonna di Lourdes, un giorno scelto da san Giovanni Paolo II «per sensibilizzare il popolo di Dio, le istituzioni sanitarie cattoliche e la società civile all’attenzione verso i malati e verso quanti se ne prendono cura». Con queste parole papa Francesco ricorda che «molti passi avanti sono stati fatti, ma molta strada rimane ancora da percorrere per assicurare a tutti i malati, anche nei luoghi e nelle situazioni di maggiore povertà ed emarginazione, le cure sanitarie di cui hanno bisogno».

«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36). Le parole che accompagnano nella preghiera di questa giornata risuonano oggi ancora più forti e vere, e devono essere un monito per tutti, perché «la misericordia, infatti, è per eccellenza il nome di Dio, che esprime la sua natura non alla maniera di un sentimento occasionale, ma come forza presente in tutto ciò che Egli opera».

Lo spirito della Giornata viene accolto anche a Cremona dal vescovo Antonio Napolioni, che invita gli ospedali e le case di riposo a farsi portavoce del messaggio di vero spirito di misericordia, in quanto primi fra tutti nella vicinanza, nel cordoglio e nell’aiuto dei malati.

Per accompagnare nella preghiera della Giornata Mondiale del Malato, la Pastorale della salute della Diocesi di Cremona mette a disposizione una guida alla liturgia per rendere l’orazione un’unica voce fra tutti i fedeli, accompagnata dalla lettera del Santo Padre per tutti i cristiani del mondo.

Di seguito il download dei sussidi della Pastorale della salute della Diocesi di Cremona:

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Ban the bomb: con Pax Christi un corso di formazione sul disarmo nucleare

Le iscrizioni entro il 31 gennaio: una proposta per insegnanti delle scuole secondarie di 1° e 2° grado, educatori e persone interessate a promuovere nei contesti giovanili la comprensione della questione nucleare

Pax Christi, movimento cattolico internazionale per la pace, sollecitato dalla leadership di Papa Francesco che ha ripetutamente dichiarato “illegale e immorale la produzione e il possesso di armi nucleari”, in collaborazione con la Diocesi di Cremona organizza un percorso online per insegnanti, educatori e persone interessate a promuovere nei contesti giovanili la comprensione della rilevante questione nucleare in un mondo globalizzato e interdipendente. Il percorso di 4 incontri, si terrà tra marzo e aprile e per iscriversi occorre inviare entro il 31 gennaio la scheda di adesione a paxcremona@gmail.com. Continua a leggere »

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RIFLESSIONE

Sinodalità: per non perdere la faticosa bellezza della Chiesa

Appunti teologici in margine al percorso delle Chiese italiana e universale

“Sembra che il treno sia già passato. E lo abbiamo perso”. Si può riassumere così il commento di un laico impegnato al servizio della propria comunità, durante un dialogo sul cammino sinodale che da poco anche la Chiesa italiana ha intrapreso. Senza dubbio un’affermazione perentoria. La sua età non tradiva certo le polarizzazioni giovanili. Semmai rimandava a stagioni già vissute, a “treni già passati”, o meglio visti partire e che a qualcuno sono sembrati non andare molto lontano.
Ed è vero, la stagione sinodale appena aperta rischia di collocarsi in un momento di grande stanchezza: innanzitutto sociale e mentale, aggravata dalle incertezze pandemiche, ma anche ecclesiale, dato che le comunità cristiane vivono nel tessuto proprio della realtà umana ed hanno imparato, anche a proprie spese, a non ritenersi immuni dall’evolvere storico. D’altra parte, è proprio nei momenti di crisi che la convergenza delle energie ed il coraggio assumono una qualità più chiara: se anche i treni sono passati e pare che l’estenuazione sia la regola,

l’appello del Papa e dei vescovi può scaldare ancora il cuore.

Rispetto ai sinodi celebrati sin qui, il cammino che stiamo percorrendo presenta una grande anomalia che a ben vedere è una vera e propria svolta: il Sinodo (universale e italiano, i tempi e i modi si intrecciano ed è spesso difficile distinguere) ha come oggetto, come tema se stesso, o meglio la dimensione sinodale della chiesa. Non si tratta allora di discernere qualche argomento specifico (gli ultimi sinodi hanno approfondito alcuni snodi ad es. su famiglia e giovani), ma abitare la struttura stessa della Chiesa, il suo DNA che, sin dai primi secoli, era evocato con il termine sinodo (syn e odos, strada fatta insieme). Recuperare oggi questa attenzione e metterla a tema è possibile almeno per due ragioni remote ed una prossima.

Innanzitutto, le remote.
Nel 1964 il Concilio pubblicava la costituzione dogmatica Lumen gentium che aveva, per la prima volta, il compito di delineare una architettura complessiva della Chiesa, dal suo mistero alla gerarchia, dai laici ai religiosi, dal suo essere popolo di Dio al rapporto con le altre confessioni cristiane, con il regno dei cieli e con le religioni non cristiane, sino a vedere in Maria la ricapitolazione personale del destino ecclesiale: ascoltare Cristo e servirlo. Si andava definendo una ecclesiologia rinnovata che rimetteva in luce quanto nel corso dei secoli aveva subito letture unilaterali e pagato il prezzo dell’incompiutezza, se non addirittura della parzialità incattivita. Qualche anno dopo, nel 1985, S. Giovanni Paolo II chiedeva al Sinodo dei vescovi, organismo permanente di consultazione voluto da Paolo VI, di rileggere il Concilio e fornire una valutazione di quell’evento ecclesiale. E proprio il Sinodo consegnò al Papa l’idea che l’ecclesiologia del Vaticano II, la visione di Chiesa che autorevolmente aveva consegnato, ruotava attorno al concetto di comunione.

La Chiesa è sì una organizzazione missionaria, educativa, celebrativa, ma è innanzitutto una comunità di battezzati che sperimentano la fraternità in Cristo, è la famiglia di Dio, è il tempio dello Spirito.

Comunione, avrebbe ricordato in quegli anni anche il futuro Benedetto XVI, è così la cifra sintetica dei rapporti ecclesiali, modellati sul mistero di Dio che è, lui per primo, comunione, verificati dal comandamento dell’amore, purificati dall’esercizio violento della prepotenza. Per interpretarla non basta considerare la Chiesa come una struttura di poteri più o meno vicini a Dio, né come una organizzazione che eroga servizi religiosi all’umanità. Semmai la Chiesa è la comunità dei figli di Dio che costituiscono il corpo di Cristo, perché ne sono i discepoli, compaginati in vocazioni diverse. “Qualcosa” di preziosamente teologico e per certi versi di eccedente rispetto alla giurisdizione dei poteri o delle competenze sacrali.

La causa prossima

Ora veniamo alla causa prossima: il rilancio di papa Francesco proprio sulla Chiesa come comunità che si nutre della gioia del Vangelo. Attraverso categorie inusuali e solo apparentemente banali,

Bergoglio sollecita a porsi “in uscita” e ribaltare una visione della Chiesa tradizionalmente piramidale, clericale, destinata a contrapporre chi avrebbe molta competenza e chi invece sarebbe solo incompetente, recettivo.

Questione cruciale se trasferita nella realtà concreta di comunità, come le nostre, che spesso faticano a recuperare i catechisti o i lettori, vedono assottigliarsi le fila degli operatori pastorali e… a volte si schiacciano sull’immagine di un santuario in cui recuperare “solo” la celebrazione dei sacramenti.
È su questo scenario che si installa il richiamo alla sinodalità. La si potrebbe intendere come lo strumento, il metodo attuativo della visione ecclesiale della comunione. Quest’ultima può essere considerata come la ragione teologica più alta e più bella, mentre la sinodalità come l’insieme delle attenzioni, delle considerazioni e delle prassi che rendono possibile, concreta, visibile quella comunione e ne disinnescano una visione solamente spiritualistica. Collaborazioni, corresponsabilità, processi di consultazione, condivisione delle competenze… sono così il volto concreto della dignità di tutti i membri della Chiesa. A patto che lo si voglia e si sia messi in condizioni di esercitare un reciproco riconoscimento.

È quello che da sempre il Nuovo Testamento dice alle Chiese: portate i pesi gli uni degli altri. Cosa impossibile se le vocazioni, gli stili di vita e le esperienze semplicemente non si parlano o, peggio, si giudicano.
Così sinodalità richiama innanzitutto ad uno stile di Chiesa, dove nessuno è costretto a chiedere “permesso?” e, al contrario, nessuno è obbligato a supplire ogni servizio comunitario. In secondo luogo sinodalità indica tutte le occasioni e le strutture che nella Chiesa consentono la deliberazione di una decisione, la focalizzazione di un discernimento, la risposta ad un problema. Isolare qualcuno o attendere passivamente che dall’alto piova la norma da applicare impoverisce la circolazione dello Spirito: che non sovverte le responsabilità, ma le spinge a cooperare per il bene di tutti. È la stessa logica dell’utilità comune dei carismi che Paolo ha presentato nella Prima Lettera ai Corinzi.

La partita è davvero rilevante, perché ad essere in gioco è la natura evangelica della Chiesa.

La sinodalità, come spesso accade a tante realtà teologiche, è come sospesa tra il dono e il compito: è un dono che Dio fa al suo popolo perché lo vuole così e così lo ha pensato in Cristo; e i cristiani sono chiamati a svilupparlo, esplicitarlo, tradurlo in prassi concrete, non scandalose e non contraddittorie. È possibile un rapporto uno/alcuni/tutti non solo di potere e di separazione? Ecco la sfida e la vocazione! È possibile uscire dallo schema top-down e dal centro verso la periferia? Ecco la vera provocazione del “periferico” costantemente evocato da Francesco! È possibile restituire potere-di-parola a tutti, alla luce della medesima Parola? È possibile sdoganare il diritto/dovere di parola, l’acquisizione di una identità laicale vera, una psicologia ecclesiale meno passiva? È l’obiettivo di un tirocinio che le chiese sono chiamate ad intraprendere, anche in Italia, anche a casa nostra. È possibile ridiscutere radicalmente la logica del potere e riscriverlo in chiave evangelica, perché custodisca, contemporaneamente, le responsabilità senza isolarle, le dignità senza calpestarle, la vita vera delle persone senza giudicarla?
Dentro queste domande si nascondono alcune delle riflessioni teologiche più recenti,

ma si rivela in tutta la sua bellezza il cammino di una comunità ecclesiale forse più piccola e meno rilevante, forse anche più chiaramente religiosa, ma pur sempre chiamata ad essere se stessa e non una controfigura deformata del potere umano.

don Paolo Arienti
Docente di Ecclesiologia


Per approfondire il tema

NOCETI S., “Sinodalità: una parola necessaria”, in CODA P. – REPOLE R., La sinodalità nella vita e nella missione della chiesa, Bologna 2019.

NOCETI S., “La sinodalità: una riflessione ecclesiologica”, in SALATO N. (ED.), La sinodalità al tempo di papa Francesco. 1. Una chiave di lettura storico-dogmatica, Bologna 2020.

HAN BYUNG-CHUL, Che cos’è il potere?, Milano 2019.

FRANCESCO, Discorso in occasione dei 50 anni dell’Istituzione del Sinodo dei Vescovi, Roma 2015

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Il Vescovo alla nuova unità pastorale “don Primo Mazzolari”: «Vi auguro di essere una super parrocchia»

Guarda la photogallery completa   La visita pastorale alle parrocchie di S. Ambrogio, S. Giuseppe (Cambonino), S. Maria Annunciata (Boschetto) e S. Maria Nascente (Migliaro) a Cremona si è conclusa nella mattina di domenica 16 gennaio con la Messa presieduta dal vescovo Antonio Napolioni a S. Ambrogio e con l’ufficializzazione della costituzione dell’unità pastorale “Don Primo Mazzolari”. La nuova unità sarà guidata da don Paolo Arienti, nominato … Continua a leggere »

Amoris Laetitia, “Accompagnare, discernere e integrare la fragilità”

Video del papa per approfondire l'ottavo capitolo dell’esortazione apostolica

È stata pubblicata la video testimonianza di Papa Francesco che, insieme ai coniugi Lykesia, di Mbandaka (Congo), propone una riflessione sul capitolo ottavo dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia: “Accompagnare, discernere e integrare la fragilità”. Continua a leggere »

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Settimana ecumenica, don Celini a “Chiesa di Casa”: «Come i magi, insieme verso Cristo»

In occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, la rubrica settimanale Chiesa di Casa ha incontrato don Federico Celini, incaricato diocesano per la Pastorale ecumenica e il dialogo interreligioso. Anzitutto, don Celini, intervistato da Riccardo Mancabelli, ha descritto questa iniziativa internazionale come otto giorni in cui gli uomini e le donne di tutto il mondo, appartenenti a diverse tradizioni e confessioni cristiane, si … Continua a leggere »