San Michele e quartiere delle Mura di Cremona, sabato visita guidata con il Touring

Visita guidata alla chiesa di San Michele Vetere e al quartiere delle Mura nel pomeriggio di sabato 6 novembre con il Touring Club Italiano di Cremona. Il ritrovo dei partecipanti (obbligatorio il green pass) alle 15 in piazza S. Michele con la visita, guidata da Roberta Raimondi con i consoli del Club di Territorio di Cremona, che terminerà per le 17. Quota di partecipazione 8 euro per i soci, 10 per i non soci. Prenotazione obbligatoria entro il 4 novembre telefonando ai numeri 328-5731807 (Loredana) o 372-32254 (Libreria Spotti) o scrivendo a cremona@volontaritouring.it.

Secondo la tradizione San Michele sarebbe il primo luogo di culto cristiano di Cremona, costruito dopo la totale distruzione della città avvenuta nel 603 ad opera del re longobardo Agilulfo. Fu la consorte, la pia regina Teodolinda, che fece erigere una piccola chiesa in onore dell’arcangelo Michele, santo protettore dei longobardi. Edificata nel VII secolo, la piccola chiesa fu poi ampliata e rinnovata nel XI secolo e nonostante le trasformazioni e i successivi rifacimenti ottocenteschi rimane un bell’esempio di romanico lombardo con la sua architettura in cotto rosso. Dell’edificio longobardo sono rimasti i cinque capitelli conservati nella cripta, straordinari per la loro essenziale e rude espressività.

La zona dove è collocata la chiesa era nel VII secolo ancora esterna alla cinta muraria romana e si trovava lungo l’importante via Postumia (oggi corrispondente a via Gerolamo da Cremona) così come la vicina (e per molti versi gemella) chiesa di San Lorenzo, primo insediamento cristiano in Cremona in epoca tardoromana.

Nell’interno a tre navate, con presbiterio sopraelevato, si ammirano dieci esili colonne con capitelli romanici, lacerti di affreschi duecenteschi nelle navate laterali e nel catino absidale il “Giudizio Universale” affrescato nel XIII secolo, di viva espressività nella sua terrifica immediatezza. Degni di attenzione il trittico dipinto nel 1568 da Bernardino Campi, la “Crocifissione” di Giulio Campi del 1571 proveniente dalla distrutta chiesa di San Domenico e le ante d’organo di Alessandro Pampurino realizzate nel 1508.




Accogliere, proteggere, promuovere e integrare. La CEI sulla scia delle parole di Papa Francesco

Esprimo la mia vicinanza alle migliaia di migranti, rifugiati e altri bisognosi di protezione in Libia: non vi dimentico mai; sento le vostre grida e prego per voi. Tanti di questi uomini, donne e bambini sono sottoposti a una violenza disumana. Ancora una volta chiedo alla comunità internazionale di mantenere le promesse di cercare soluzioni comuni, concrete e durevoli per la gestione dei flussi migratori in Libia e in tutto il Mediterraneo. E quanto soffrono coloro che sono respinti! Ci sono dei veri lager lì. Occorre porre fine al ritorno dei migranti in Paesi non sicuri e dare priorità al soccorso di vite umane in mare con dispositivi di salvataggio e di sbarco prevedibile, garantire loro condizioni di vita degne, alternative alla detenzione, percorsi regolari di migrazione e accesso alle procedure di asilo. Sentiamoci tutti responsabili di questi nostri fratelli e sorelle, che da troppi anni sono vittime di questa gravissima situazione. Preghiamo insieme per loro in silenzio.

(Papa Francesco, Angelus, 24 ottobre 2021)

La Presidenza della CEI fa proprie le parole pronunciate da Papa Francesco ieri, 24 ottobre, dopo la preghiera dell’Angelus, e rivolge al Paese e all’Unione europea un appello affinché siano posti in atto interventi efficaci, capaci di garantire il rispetto dei diritti umani e la tutela della persona.

Accogliere, proteggere, promuovere e integrare – verbi indicati dal Papa – restano la bussola da seguire per affrontare la questione migratoria e trovare soluzioni adeguate a un dramma che continua a mietere vittime e infliggere sofferenze. Si tratta di una situazione che non può essere più ignorata. Per questo, la Presidenza, assicurando che la Chiesa italiana, alla luce dell’enciclica Fratelli tutti, proseguirà nella sua intensa opera in favore degli ultimi, auspica che anche la Comunità internazionale si faccia carico dei bisogni dei migranti e dei profughi, perché nessuno sia più costretto a fuggire dalla propria terra e a morire nei viaggi verso un futuro migliore. Solo ascoltando il grido degli ultimi si potrà costruire un mondo più solidale e giusto per tutti.

Il Mediterraneo deve tornare ad essere culla di civiltà e di dialogo, nello spirito della fratellanza già incoraggiato nel secolo scorso da Giorgio La Pira, nel cui ricordo i Vescovi dei Paesi che si affacciano sul “Mare Nostrum” si ritroveranno – per iniziativa della CEI – a Firenze, dal 23 al 27 febbraio 2022, per riflettere sul tema della cittadinanza. In Libia, ha ricordato il Papa ieri, «ci sono dei veri e propri lager». La sicurezza e la dignità della vita umana reclamano rispetto sempre e per tutti. La Presidenza CEI chiede di non volgere più lo sguardo altrove e invita tutte le comunità cristiane a unirsi alla preghiera di Papa Francesco.




49ª Settimana sociale dei cattolici italiani: da Taranto, un impegno che continua

Con la Messa celebrata dal Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della CEI, domenica 24 ottobre si è conclusa a Taranto la 49ª Settimana Sociale dei cattolici italiani, che ha riunito oltre 700 delegate e delegati provenienti da tutta Italia insieme ad un centinaio di vescovi, sacerdoti e religiosi, laici, rappresentanti delle Istituzioni, del mondo della politica e della cultura per riflettere sul tema “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #tuttoèconnesso”. Presente anche la Diocesi di Cremona con una delegazione formata da Eugenio Bignardi, incaricato diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro, insieme a Diana Afman ed Ester Tolomini.

La Settimana Sociale di Taranto non è stata “un convegno, ma una piattaforma di partenza per dare speranza e avviare dei processi”, ha ricordato il Cardinale Bassetti evidenziando quanto sia decisivo “l’apporto dei cattolici per affrontare le crisi” e in particolare il contributo dei giovani che “possono aiutare il mondo a rimettere la fraternità al centro dell’economia”. Proprio a loro, che a Taranto hanno lanciato e firmato il Manifesto dell’Alleanza, il Presidente della CEI ha chiesto di “sognare e costruire, con l’aiuto di Dio, una Chiesa gioiosa, perché umile e disinteressata; una Chiesa a contatto con gli uomini e le loro storie; una Chiesa che si rigenera nell’ottica della carità”.

Da Taranto, infatti, riparte un impegno fattivo per coniugare ambiente, lavoro, sviluppo, a cominciare dalle “buone pratiche” già esistenti sui territori e con la volontà di camminare insieme, nella consapevolezza che – come ha sottolineato mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente del Comitato scientifico e organizzatore – “il cambiamento non avviene solo dall’alto, ma è fondamentale il concorso della nostra conversione negli stili di vita come singoli cittadini e come comunità”.

Ecco allora che è necessario:

1) costruire comunità energetiche
2) diventare una società carbon free e votare col portafoglio per premiare le aziende capaci di intrecciare valore economico, dignità del lavoro e sostenibilità ambientale
3) promuovere e utilizzare prodotti caporalato free

4) creare alleanze intergenerazionali e con la società civile.

“Sarà nostro dovere – ha affermato mons. Santoro – impegnarci perché le giuste istanze, le proposte, il manifesto dei giovani, trovino piena accoglienza e realizzazione: non abbiamo più tempo! Abbiamo visto che possiamo realizzare il mondo diverso che abbiamo troppo a lungo solo immaginato mentre si perpetravano scelte di politica economica e sociale che hanno creato divari profondissimi tra gli uomini e oltraggiato la Terra”.

Sono tanti i semi gettati durante le giornate di Taranto, raccontate da testate nazionali, locali e diocesane: 160 i giornalisti di carta stampata, web, radio e tv accreditati all’evento. “Un ringraziamento va a tutti gli operatori della comunicazione, in particolare ai media della CEI – Avvenire, Agenzia Sir, Tv2000 e InBlu2000 – che hanno accompagnato con competenza e passione sia il percorso di avvicinamento sia i lavori a Taranto. La cura per il creato e per un futuro più degno passa anche dall’impegno per una comunicazione integrale e dalla capacità di abitare in modo consapevole gli ambienti digitali”, ha detto Sergio Gatti, Direttore Generale di Federcasse e Vicepresidente del Comitato scientifico e organizzatore.

La 49ª Settimana Sociale, del resto, è stata anche un evento social. Tutte le sessioni sono state trasmesse in streaming sui canali ufficiali della Conferenza Episcopale Italiana con circa 50 mila visualizzazioni sulla pagina Facebook e 10 mila su YouTube; 125 mila i contatti sulla pagina Facebook delle Settimane Sociali e oltre 90 mila le visualizzazioni su Twitter.




Solo donando si riceve, sul territorio gli incontri formativi del Sovvenire

Sono ripresi, dopo la pausa estiva e la tempesta delle restrizioni pandemiche, gli incontri di sensibilizzazione al Sovvenire organizzati in diocesi.

Lunedì 18 ottobre è stata la volta della Comunità parrocchiale di Castelleone. Con l’arrivo di un buon numero di partecipanti (più di 50) alle 21.05 la preghiera dell’Adsumus ha dato il via a una serata interessante su un tema riguardo al quale troppo poco si sente il dovere di confrontarsi dentro la Chiesa: quella della gestione dei beni economici. E per gestione si intende sia tutto ciò che si fa per la loro raccolta, sia in che modo e con quanta limpidezza sono destinati, mettendoli all’opera. Tanti dati, tanta ricchezza dal punto di vista delle informazioni, ma anche da quello dei valori tipicamente evangelici che fanno da base al ragionare.

Dopo un breve approfondimento sulla “Remunerazione dei presbiteri e vescovi” da parte dell’incaricato diocesano don Andrea Spreafico, la serata è proseguita fornendo delle possibilità operative da attuare all’interno di ogni singola comunità cristiana.

Dopo alcune domande dei presenti e una preghiera finale, il parroco don Giambattista Pacentini ha aperto la chiesa parrocchiale per l’installazione del dispositivo che consente di raccogliere le offerte in modalità elettronica, tramite bancomat e carte di credito: è entrato subito in funzione ed è uno dei quattro installati sperimentalmente in diocesi.

L’incontro si è svolto in modo da generare un contributo premio per la comunità di Castelleone che negli anni recenti aveva già beneficiato di un grande aiuto da parte dei fondi dell’8xmille per la costruzione del nuovo oratorio (più di 1 milione di euro di contributo).

Erano presenti, insieme al parroco e all’incaricato diocesano del Sovvenire, anche gli incaricati della zona 1 (Angelo Gatti), della zona 2 (Lino Cigoli) e della zona 5 (Ivan Fava) che assieme ad altri collaboratori formano il neonato gruppo di lavoro diocesano.

Gli incontri proseguono:
– Lunedì 25 ottobre alle 21 presso la chiesa di Cristo Re in Cremona
– Martedì 26 ottobre alle 21 presso l’oratorio “Maffei” di Casalmaggiore

Le parrocchie interessate a organizzare un incontro possono scrivere all’indirizzo e-mail sovvenire@diocesidicremona.it.




Festival della Missione: tra testimonianze e anticipazioni, presentata l’edizione del 2022

«Non sono il numero di anni di una vita che contano, ma la vita che c’è in quegli anni – ha detto Zakia Seddiki durante la presentazione del Festival della Missione 2022, in programma a Milano dal 29 settembre a 2 ottobre prossimo -. Luca ha dato senso alla sua vita e anche alla sua morte. Siamo tutti di passaggio, meglio rendere quello che ci è dato di vivere qualcosa di utile per gli altri. Abbiamo tutti una missione: la mia è vivere per le mie figlie ma anche per i bambini del mondo come io e mio marito avevamo sognato insieme».

A tenere a battesimo il Festival sono intervenuti, insieme al Mons. Mario Delpini, arcivescovo di Milano, tre testimoni che con la loro vita ne interpretano il titolo Vivere per dono: la sopraccitata Zakia Seddiki, attivista e moglie di Luca Attanasio, l’ambasciatore italiano nella Repubblica democratica del Congo assassinato lo scorso 22 febbraio; padre Christian Carlassare, religioso e missionario vicentino, vescovo di Rumbek (Sud Sudan), sopravvissuto a un attentato il 25 aprile 2021; padre Pierluigi Maccalli, religioso e missionario della diocesi di Crema, liberato dopo due anni di prigionia dai miliziani jihadisti che lo avevano rapito in Niger.

«Durante la mia prigionia ho vissuto per due anni sempre all’aperto, nel deserto del Sahara dormivo su una stuoia per terra, bevevo acqua che sapeva di benzina, ma la più importante delle cose di cui ero privato era il non poter comunicare – testimonia padre Pierluigi Maccalli –. Ho sentito forte come siamo intessuti di relazione, siamo relazione. Proprio in quel periodo ho capito che missione è umanizzazione».

«Quando gli attentatori sono entrati nella mia stanza, ho sentito che la vita andava donata, qualunque cosa fosse successa – ha detto padre Christian Carlassare –. Quando mi sono risvegliato in ospedale, la prima parola è stata “perdono”. Mi è uscita dal cuore. E proprio quella parola mi ha liberato dalla paura e dal rancore. Mi ha dato libertà. Oggi desidero tornare in Sud Sudan, proprio perché credo che la mia esperienza possa aiutare questo popolo così diviso a superare la violenza e a vivere con responsabilità l’indipendenza che ha conquistato».

Benché manchi ancora poco meno di un anno al Festival, la macchina organizzativa si è già messa in moto per preparare il Prefestival che fino ad agosto 2022 anticiperà i temi che saranno al centro del Festival vero e proprio. In tutto il Paese, dal Trentino alla Sicilia passando dalla Lombardia, si terranno animazioni nelle scuole, laboratori, gemellaggi tra giovani italiani e coetanei che vivono in Africa, Asia, America Latina. Nelle università gli studenti lavoreranno sull’applicazione degli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 nei Paesi del Sud del mondo grazie alle collaborazioni con i principali atenei italiani. Nelle parrocchie saranno aperti i “Cantieri Festival”, serie di incontri, conferenze, iniziative varie. In quattro differenti carceri, dal nord al Sud dell’Italia, si svolgeranno laboratori sulla giustizia riparativa.

È già online il sito del Festival (www.festivaldellamissione.it) e contestualmente sono attivi i canali social Facebook, Instagram, Twitter e YouTube. Durante la conferenza è stato presentato il video promo ufficiale del Festival.




Barnabiti, un secolo di missione in Afghanistan

Il 26 agosto scorso, dopo giorni concitati e drammatici, padre Gianni Scalese è rientrato dall’Afghanistan insieme alle suore della Congregazione di Madre Teresa e ad alcuni bambini orfani. Barnabita, cappellanno della missione “sui iuris” voluta da Giovanni Paolo II nel Paese asiatico presso l’ambasciata italiana, padre Scalese è l’ultimo di una lunga serie di sacerdoti barnabiti che per cento anni hanno accompagnato la minuscola ma preziosissima presenza cristiana in terra afghana.

Insieme a padre Giovanni Villa, già superiore generale dei Barnabiti oggi di stanza a Cremona presso comunità di San Luca, padre Scalese ha raccontato la sua esperienza nella serata di giovedì 21 ottobre presso il Centro pastorale diocesano di Cremona nell’incontro promosso dal gruppo missionario della parrocchia cittadina di Sant’Abbondio e moderato da Daniela Negri.

«L’Afghanistan diventa indipendente nel 1919 e nel 1921, con un Trattato stipulato con lo Stato italiano, viene resa possibile la costruzione di un luogo di culto per cattolici stranieri. Certo, non era possibile evangelizzare, ma solo servire chi per ragioni commerciali, politiche e diplomatiche visitava il Paese. La presenza barnabita inizia così, con una cappella cattolica all’interno dell’ambasciata italiana. Dal 1933 a oggi, otto sacerdoti barnabiti si sono succeduti e padre Scalese è stato l’ultimo», ha spiegato padre Villa introducendo l’incontro. «Cremona è stata una delle città più interessate alla nostra presenza in Afghanistan – ha quindi sottolineato – perché negli anni Novanta qui a Cremona c’era uno dei sacerdoti che è stato cappellano laggiù per 25 anni, padre Angelo Panigati».

La parola è poi passata a padre Scalese che, in collegamento da Roma, ha ricordato come segni di una presenza cristiana nel Paese sono state anche le Suore di Madre Teresa di Calcutta, quelle del centro per i bambini di Kabul, i Gesuiti indiani e le Piccole Sorelle di Charles de Foucauld, arrivate negli anni Cinquanta. Tutti loro si sono dovuti confrontare con le difficoltà di vivere in una nazione dove l’islam è religione di Stato e la conversione ad altre fedi è rato: «Non è stato possibile negli ultimi tempi svolgere un servizio pastorale esteso al contatto con la gente, e così azioni di promozione sociale hanno rappresentato l’unica forma possibile di missione».

Padre Scalese ha ripreso poi il titolo del messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale delle missioni: «Non è semplice annunciare in Afghanistan quello che “abbiamo visto e ascoltato”, perché lì siamo costretti a tacere. Ma dopo la presa del potere dei talebani, abbiamo sperimentato la protezione divina e della Madonna. Il 13 ottobre del 2017, al termine del centenario di Fatima, ci siamo consacrati come missione «sui iuris» al Cuore immacolato di Maria. E non abbiamo voluto consacrare solo noi stessi e la missione, ma anche l’Afghanistan. Perché consacrare un Paese al 99 per cento islamico? Perché, la storia lo insegna, questo ha risvolti anche geopolitici: pensate a quella che fece Giovanni Paolo II, cui seguì il crollo dell’Urss. Noi abbiamo sperimentato la protezione della Madonna negli ultimi giorni trascorsi a Kabul: nessuno di noi si è fatto un graffio nonostante gli attentati e le tensioni. Io penso che questa storia, iniziata cento anni fa, potrà continuare, perché ho conosciuto tanti afghani affascinati dal cristianesimo. Prego e spero che la vita della missione presto o tardi possa riprendere al servizio di un popolo che non merita di vivere nella guerra».




Giornata Diocesana di Avvenire, Pandino si prepara con la lettura in parrocchia

Si è svolto mercoledì 20 ottobre il secondo incontro organizzato da Azione Cattolica e Parrocchia in occasione della Giornata Diocesana del quotidiano Avvenire, in programma domenica 31 ottobre.

Un gruppo di adulti, guidato dal parroco Don Eugenio, si è confrontato su due importanti temi: il referendum sulla cannabis e sull’eutanasia. Il confronto ha previsto la lettura di articoli sullo stesso tema provenienti da due diversi giornali: Avvenire e Corriere della Sera; dopo una sintesi dei contenuti degli articoli, si sono toccati importanti temi quali l’idea di libertà e di diritto, quello della sofferenza e delle cure palliative. Diversi sono stati gli interventi dei presenti che, in un clima informale attorno ad una tavola allestita con dolcetti, tè e tisane, hanno avuto la possibilità di trovare un momento nella giornata per riflettere e confrontarsi.

L’intervento dei presenti, che hanno espresso il loro attuale parere in un clima informale attorno ad una tavola allestita con dolcetti, tè e tisane, ha rivelato la necessità di approfondire le proprie opinioni, aiutati in particolare da un quotidiano come Avvenire che propone spesso interventi e approfondimenti di matrice cristiana. Dove cristiana non significa un partito preso, ma un modo di concepire la vita, la libertà, la dignità chiaramente ispirato dal Vangelo.

Indubbiamente si respira un’aria di minoranza, ma si è consapevoli di avere un patrimonio di valori proponibili a tutti. Un discorso che potrà e dovrà essere continuato prossimamente.

Intanto i presenti hanno di buon grado accettato l’offerta di un abbonamento trimestrale gratuito ad Avvenire, fornendo nome e indirizzo personali: un concreto impegno per proseguire nel confronto, sfruttando le possibilità che il quotidiano offre su tutti i campi.

Il terzo appuntamento di questo percorso sarà quindi domenica 31 ottobre, con la distribuzione alle Messe del quotidiano Avvenire da parte dei ragazzi di medie e superiori. L’occasione di avere in omaggio un abbonamento per qualche mese al quotidiano offrirà la possibilità al gruppo di continuare ad approfondire tematiche di attualità da un punto di vista cristiano.




“Tutto sta nell’amore”: la testimonianza di Giulia Gabrieli nel racconto dei genitori all’oratorio di Romanengo

Venerdi 22 ottobre si è svolto a Romanengo il primo appuntamento di “Con il Suo sguardo”, un ciclo di incontri volto a presentare degli scorci della realtà osservati con gli occhi della fede.

Ospiti della serata sono stati i coniugi Gabrieli, che hanno raccontato la storia della loro figlia Giulia, morta all’età di 14 anni a causa di un sarcoma, proclamata Serva di Dio e di cui è in corso la causa di beatificazione.

Dopo un momento di preghiera curato dai ragazzi, è stata proiettata una intervista di Giulia, girata due mesi prima della sua scomparsa, in cui emergeva l’accettazione della malattia avvenuta grazie ad un abbandono completo al Padre e la sua volontà di vivere il presente, godendo di ogni attimo del tempo che le era concesso.

Famosa la frase pronunciata in riferimento alla sua morte “La mia vita può finire solo in due modi: o, grazie a un miracolo con la completa guarigione, che chiedo al Signore perché ho tanti progetti da realizzare, oppure incontrare il Signore, che è una bellissima cosa. Sono entrambi due bei finali”. La sua grande fede e la volontà di creare gruppi di preghiera per i ragazzi ammalati hanno costituito un lascito che l’associazione conGiulia onlus ha accolto e che integra con proposte educative e di conoscenza della storia della ragazza.

Terminato il filmato i genitori hanno raccontato ai presenti alcuni aneddoti della vita della loro figlia. Significativo il passaggio “Giulia diceva che tutto sta nell’amore. Tutto. Lei era come una pianta, che noi osservavamo mentre cresceva perché non prendesse storture, ma le cose che diceva e faceva le ha imparate lei. Noi le abbiamo insegnato poco da questo punto di vista. Giulia era molto autodidatta.”

Dopo la risposta alle domande, la serata è terminata con i ringraziamenti del parroco.

 

 




Ancelle della Carità in festa per la beatificazione di suor Lucia Ripamonti

Le Ancelle della Carità – presenti in diocesi di Cremona dal 1841, conosciute e stimate a Cremona per la clinica in via Aselli – sono  in festa per la beatificazione di suor Lucia Ripamonti: il rito si terrà sabato 23 ottobre, alle 10, nella Cattedrale di Brescia e sarà presieduto dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, in rappresentanza del Papa.

La nuova beata, al secolo Maria Ripamonti, nasce ad Acquate, rione della città di Lecco, il 26 maggio 1909. La sua vita trascorre interamente a Brescia, nella casa-madre della Congregazione delle Ancelle della Carità, dove era entrata nel 1932: un susseguirsi di servizi umili e utili, di supporto ai sacerdoti, sempre disponibile e pronta a trasformare le amarezze in sorrisi e i problemi in occasione di impegno generoso. Il 4 luglio 1954, all’età di 45 anni, muore stringendo tra le mani un’immagine della Madonna. Dal 1996 i suoi resti mortali sono custoditi nella cappella di casa-madre, accanto all’altare dove riposa la fondatrice, santa Maria Crocifissa di Rosa.

Il 13 maggio 2019 papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle cause dei santi a promulgare il decreto sul miracolo attribuito all’intercessione di suor Lucia dell’Immacolata – questo il nome assunto da religiosa – che riguarda la guarigione prodigiosa di Irene Zanfino, di Bolzano, “risuscitata” dopo un gravissimo incidente stradale accaduto il 16 aprile 1967 quando aveva sei anni e mezzo. Dopo che i medici avevano pronosticato il decesso o la paralisi definitiva per la bambina, una suora aveva invitato i parenti a chiedere l’intercssione di suor Lucia Ripamonti: dopo pochi giorni la piccola è iniziata a migliorare e per i medici era possibile constatare una ripresa di vitalità: risvegliata dal coma è tornata a casa senza alcun danno neurologico e psicofisico. Nel 1989 Irene Zanfino si è sposata ed è mamma di tre figli.

«Suor Lucia ha speso la sua vita nella carità – ha scritto il vescovo di Brescia, mons. Pierantonio Tremolada – una carità che trovava la sua fonte nell’Eucaristia e nella preghiera quotidiana. Si è distinta per il suo servizio umile, prima in famiglia e poi in comunità. Anche noi siamo chiamati a continuare, ogni giorno, il cammino verso la santità. Suor Lucia ha incarnato il carisma della Congregazione delle Ancelle della Carità che ancora oggi è una presenza preziosa, soprattutto nel campo della salute, dell’educazione e dell’attenzione alle emergenze sociali».




Aperto l’anno sociale del Movimento Cristiano Lavoratori, in cammino verso il 50° di fondazione

Si è svolta venerdì 22 ottobre 2021 la serata di apertura dell’anno sociale 2021-2022 del Movimento Cristiano Lavoratori del territorio che ha visto la partecipazione in presenza di un cospicuo numero dirigenti, soci e simpatizzanti del Movimento ad ogni livello di responsabilità.

Come da tradizione la serata è iniziata con la Santa Messa, celebrata dall’assistente ecclesiastico centrale don Angelo Frassi nella Cattedrale di Crema: molto incisive le parole di don Angelo che ha chiesto a tutti i convenuti un nuovo e ancor più vigoroso slancio di presenza cristiana di MCL nel mondo del sociale a partire dal servizio alle tante comunità del territorio dove siamo presenti con i circoli che sono ripartiti dopo il lockdown.

Ciò mentre tutta l’associazione, nel suo complesso, sta camminando a passo spedito verso il 2022 , anno in cui verrà celebrato il cinquantesimo anniversario della nascita del movimento.

Al termine della Santa Messa l’intervento di saluto ai presenti da parte del presidente MCL del territorio Michele Fusari  che ha ringraziato Don Angelo, i sacerdoti, i soci e gli amici presenti per l’impegno con il quale svolgono il loro ruolo di responsabilità a servizio del MCL, ha elogiato il quotidiano lavoro dei collaboratori e del team di consulenti e professionisti che operano nelle strutture operative del “sistema servizi MCL alla persona” e ha presentato il programma formativo 2021-2022 del MCL del territorio: il programma prevede l’atteso ritorno degli incontri in presenza in maniera continuativa, nel pieno rispetto delle norme anti covid e contiene le date delle serate di formazione, le giornate di ritiro spirituale programmate ,i pellegrinaggi calendarizzati nell’anno sociale e i temi scelti per le conferenze nei circoli, a disposizione nel contempo anche per tutte le parrocchie e le comunità di riferimento; il ritorno in presenza dei momenti di formazione, vuole inoltre essere un segnale dato dalla dirigenza teso alla ricerca di un ritorno al più naturale sviluppo dell’azione associativa del MCL, che fa dell’incontro con la gente una delle sue principali mission e che la pandemia dei mesi scorsi non ha potuto permettere con assiduità, dovendo reinventare quindi forme e metodi comunicativi.

È seguito, infine, l’aperitivo per tutti i presenti negli spazi del salone dell’oratorio del Duomo, attiguo alla Cattedrale.

«Abbiamo aperto l’anno carichi di buone prospettive per il futuro – racconta il presidente MCL del territorio Michele Fusari  – forti di quello abbiamo fatto in questi decenni di “presenza nel mondo perché cristiani”, davvero tanto, ma soprattutto motivati a continuare tutti insieme, con grande passione e spirito di servizio, la nostra storia che l’anno prossimo taglierà il traguardo del cinquantesimo di fondazione da quando Papa Paolo VI , l’8 dicembre del 1972,  nell’Angelus in Piazza San Pietro benedisse la nascita del MCL, un Movimento da sempre fedele al Magistero della Chiesa che continua, con orgoglio, a camminare fianco a fianco alle persone che incontra e alla società tutta. Il traguardo – prosegue Fusari – sarà celebrato a dovere in tutta Italia e ovviamente anche nei nostri territori dove siamo molto contenti di come veniamo stimati sia all’interno delle Chiese locali delle tre diocesi di riferimento – Crema , Cremona e Lodi – sia all’esterno nei rapporti sempre più frequenti e sinergici con i diversi attori a servizio, come noi, dei nostri territori».