Al Santuario di Caravaggio il pellegrinaggio della Delegazione lombarda dell’Ordine di Malta

È al Santuario di Santa Maria del Fonte, a Caravaggio, che nella mattinata di sabato 24 settembre la Delegazione lombarda del Gran Priorato di Lombardia e Venezia del Sovrano Militare Ordine di Malta si è fatta pellegrina. Oltre un centinaio di aderenti del Cisom (Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta) insieme al corpo militare. Un momento di intensa spiritualità che è stato guidato dal vescovo Andrea Ripa, segretario della Segnatura apostolica, vescovo titolare di Cerveteri, cappellano conventuale ad honorem e cappellano capo del Gran Priorato di Roma.

Le uniformi, le bandiere e le insegne ufficiali dell’Ordine – una delle istituzioni caritative più antiche del mondo – hanno caratterizzato la processione d’ingresso in basilica dove, dopo il Rosario, è stata celebrata l’Eucaristia.

Riferendosi all’episodio evangelico delle nozze di Cana narrato da Giovanni, primo segno della predicazione di Gesù, il vescovo Ripa ha ricavato dal comportamento di Maria tre azioni valide per la vita dei cristiani e per il servizio come membri della famiglia melitense. La prima è l’attenzione per le situazioni di difficoltà e di sofferenza: non essere indifferenti, avere occhi e cuore aperti per non abituarsi al male. La seconda è la cura: come Maria si è fatta carico della sofferenza e l’ha prevenuta, così nel servizio al prossimo non si deve solo fare qualcosa, ma stabilire una relazione, mettersi in gioco personalmente. Infine la consapevolezza che nel servizio non si è protagonisti assoluti, ma come ha fatto Maria bisogna mettere tutto nelle mani di Gesù. «Agiamo come se tutto dipendesse da noi, ma sapendo che tutto dipende da Dio», ha detto il presule citando sant’Ignazio, sottolineando che prendersi cura dei bisogni e delle sofferenze del prossimo interessa come cristiani e come membri di questa società, e consapevoli che se le persone stanno meglio, tutti  stanno meglio. Da qui l’invito a essere perseveranti nel bene e gioiosi nella speranza.

Prima della conclusione della celebrazione la preghiere dell’Ordine di Malta e del Volontario Cisom. Tra i saluti anche un pensiero particolare per i confratelli e i volontari in servizio nelle Marche dopo l’alluvione, in Ucraina, in Africa e in Medio Oriente.




La cura della casa comune in mostra a Brignano

Stimolare a risvegliarsi dal torpore dell’indifferenza globalizzata e diventare elemento attivo del cambiamento, migliorando le proprie abitudini e non spegnendo mai la fiamma dell’indignazione. Questo lo scopo de “La cura della casa comune” (dove per casa comune si intende il pianeta terra, con tutto ciò che ospita e contiene, compreso l’uomo), mostra itinerante allestita presso la chiesa di Sant’Agnese, a Brignano Gera d’Adda, fino al 25 settembre su iniziativa del gruppo zonale Laudato si’ con la collaborazione del centro culturale “Monsignor Cesare Donini” di Brignano nell’ambito delle iniziative sul territorio diocesano per il Tempo del Creato.

Nella serata di martedì 20 settembre, in Sant’Agnese, la presentazione pubblica con don Cristiano Re, responsabile dell’Ufficio per la Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Bergamo, e Matteo Marsala, formatore certificato Laudato si’, relatori sul tema “Economia integrale”.

«Non siamo più quelli di prima – ha esordito don Cristiano Re – perché viviamo in un momento caratterizzato dall’incertezza e da un imprevisto che si prolunga nel tempo. Dobbiamo guardarci in faccia e chiederci come io ho bisogno degli altri e come gli altri hanno bisogno di me». È il momento, secondo il sacerdote, di essere interconnessi, di pensare di fare assieme delle cose che siano al servizio di tutti e non del singolo individuo. «Non possiamo più pensare – ha specificato – che noi, gli altri, la terra non siano interconnessi. È finito questo tempo. Dobbiamo diventare dei medici sociali».

La mostra – una decina di pannelli, ciascuno con un proprio argomento – fa riflettere proprio su questo. «Mette a disposizione delle porte – ha sottolineato Matteo Marsala – che ci permettono, se vi guardiamo dentro, di assumere consapevolezza dei problemi della cura della casa comune». Marsala è entrato nello specifico dell’esposizione, che sarà visitata anche dai bambini e dai ragazzi delle scuole di Brignano. «La mostra – ha detto il formatore – parte da questioni che sono fondamentali per il nostro tempo. Ogni pannello riporta un’immagine ribaltata, un versetto dell’enciclica Laudato si’ e qualche dato. Le immagini ribaltate stanno a significare come questo mondo sia ribaltato, non più a misura umana. Ci sono tante cose che noi possiamo fare ma la conversione ecologica deve essere il primo dei nostri pensieri».

Don Cristiano Re ha concluso la serata lasciando due spunti: «Dobbiamo cambiare le nostre abitudini; dobbiamo pensare a tutto quello di cui possiamo fare a meno».

Il prossimo appuntamento zonale per il Tempo del Creato sarà sabato 24 settembre, alle 16, al Centro di spiritualità del Santuario di Caravaggio, dove Elena Granata, docente di Urbanistica al Politecnico di Milano, terrà un incontro sul tema “Homo agens. Come passare dalla comprensione all’azione ecologica”.




Azione Cattolica, dopo la ricca estate il 25 settembre la presentazione del nuovo anno associativo

Il tema che accompagnerà l’anno associativo dell’Azione cattolica è “Andate dunque!”. Ripensando ai mesi passati si può dire che in realtà l’Ac non si sia mai fermata.

I primi a partire durante l’estate sono stati circa 80 giovanissimi. La settimana dedicata ai ragazzi e alle ragazze delle superiori si è svolta a Gromo dal 31 luglio al 7 agosto e sono state giornate in cui ci si è guardati, ascoltati, parlati, si sono rivisti amici importanti e ne si sono scoperti altrettanti, si è stati vicini, insieme. Il titolo del campo è stato “Domani è già qui” e si è prestata particolare attenzione al futuro. In un mondo in cui le previsioni sul futuro sono le più disparate, gli educatori hanno cercato di pensare a come vivono il futuro i ragazzi, convinti che non ci fosse un modo giusto o sbagliato, ma credendo che riflettere sui propri pensieri e i propri sguardi sia un buon modo per affrontare ciò che si vive. “Cosa pensate del futuro?”, “Come guardate il vostro futuro?”, “Cosa ci deve essere nel vostro futuro?” sono le provocazioni che sono state lanciate ai ragazzi, vogliosi di percorrere una settimana di attività, giochi, gite, che permettessero di vivere una settimana di grande condivisione. Pensando al futuro, si è parlato della paura che può bloccare, sapendo però che si può lavorare sul prendere consapevolezza di queste paure, riconoscendole, accettandole. Dall’altro lato si è riusciti a sperimentare un’altra lente con cui si può guardare ciò che ci sta attorno e ciò che ci si aspetta, la creatività: riuscire a cambiare prospettiva, trovare una soluzione vedendo ciò che si para davanti agli occhi di tutti sotto una luce diversa, è uno dei modi che permette di vivere, liberi nel proprio modo originale di esprimersi.

Dal 7 al 14 agosto un centinaio di bambini e ragazzi dell’Acr hanno partecipato al campo a loro dedicato a Serrada di Folgaria. Il tema del campo è stato “Una grande discendenza”. Durante questi giorni i ragazzi, divisi nei diversi gruppi d’età e accompagnati dagli educatori, da don Daniele Rossi e dal seminarista Alessandro Galluzzi, hanno ripercorso le gesta di Abramo. Proprio quest’ultimo è stato il fulcro delle attività svolte durante la mattina. Gli educatori, attraverso attività dinamiche, giochi e riflessioni, hanno trasmesso ai ragazzi il legame tra i passi della Genesi, il cui protagonista è Abramo stesso, e le quattro parole chiave scelte: accoglienza, gratuità, gratitudine e disponibilità. A seguito delle attività del mattino come sempre nel pomeriggio c’erano momenti di gioco e i momenti dedicati alla preghiera.

Nel weekend dal 2 al 4 settembre adulti e famiglie si sono ritrovati a Cesenatico per il campo dal titolo “Per costruire un’Europa di pace”. Tutto è partito un venerdì sera di inizio settembre, con una “zuppa di sasso”: una favola di un lupo sdentato che bussa alla porta di una gallina portando con sé una proposta per una cena a dir poco stravagante, ma che poi, con il coinvolgimento di tutti i vicini e l’apporto di ingredienti personali, si è rivelata molto meno scontata di quello che sarebbe potuta sembrare all’inizio. Già questa può essere una discreta sintesi figurata di quello che è stato il weekend adulti e famiglie di Azione cattolica: si è parlato di conflitti, ma soprattutto di pace; di magistero, ma anche di attualità; di massimi sistemi, ma anche di quotidianità. Don Bruno Bignami ha guidato e proposto, con la sua competenza ed esperienza, spunti di riflessione che partivano dalla storia dell’idea di “guerra giusta”, all’interno del magistero della Chiesa, passando per le grandi riforme scritte del Concilio Vaticano II e vissute da grandi testimoni quali don Mazzolari, don Milani e don Dossetti. Tanti i testi e gli spunti profondi emersi durante le riflessioni, ma una cosa in particolare ha colpito al di là dei contenuti: il metodo. Insieme si è sperimentato il metodo di confronto “sinodale”, applicato proprio al tema della pace e della guerra. Non si può vivere senza conflitti, ma si può imparare ad abitarli: per questo servono “artigiani di pace”, come li chiama Papa Francesco, e ogni uomo è chiamato a questa complicatissima opera.

Nel mese di settembre poi si sono incontrati tutti i presidenti e responsabili di Ac nelle diverse zone pastorali con un momento conviviale e di confronto sulla presenza dell’Ac nelle parrocchie e nelle comunità, un momento che ha fatto risaltare la dedizione e l’affetto dei presidenti per le proprie comunità.

Nella giornata del 25 settembre, presso la parrocchia della Beata Vergine di Caravaggio, a Cremona, si terrà l’incontro di inizio anno che è anche occasione di ritrovo dei partecipanti ai campi estivi Acr e Giovanissimi. La giornata del 25 settembre vuole essere un momento di ripartenza ufficiale delle attività di tutta l’Ac diocesana. Le riflessioni della giornata verteranno sul tema scuola ed educazione partendo dall’ultimo numero di Dialogo (clicca qui per scaricare il testo), che parla appunto della scuola e dell’educazione. La scuola chiama in causa non solo gli studenti, ma anche tutto il mondo adulto. Da quest’anno inoltre ripartirà a Cremona il Movimento studenti di Azione cattolica, come occasione per tutti gli adolescenti di vivere la scuola come ambiente di vita e di impegno di crescita.

Come da tradizione, “chiudono” il giro dei campi estivi i Giovani, che vivranno un weekend il prossimo 30 settembre e 1-2 ottobre a Sonico. Il campo Giovani ha come argomento le virtù.

Relazione, formazione e spiritualità restano i capisaldi dei cammini di Azione cattolica.




Festa per il patrono della Guardia di Finanza con la Messa presieduta dal Vescovo

 

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In una chiesa di S. Ilario gremita di uomini in divisa, si è celebrata a Cremona, il 21 settembre, in occasione della festa di san Matteo, la Messa per il corpo della Guardia di Finanza, di cui proprio l’apostolo ed evangelista è protettore.

Alla presenza delle autorità del territorio, con il prefetto di Cremona Corrado Conforto Galli, le rappresentanze di Comune e Provincia di Cremona, il questore Michele Davide Sinigaglia, il colonnello Massimo Dell’Anna, nuovo comandante provinciale delle Fiamme Gialle, e i comandanti delle forze armate e di polizia, ha presieduto la celebrazione il vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, affiancato dal parroco dell’unità pastorale Cittanova (di cui S. Ilario fa parte) don Irvano Maglia e alcuni altri sacerdoti della parrocchia.

Nella sua omelia, riprendendo la storia della “chiamata” di san Matteo, raccontata nel Vangelo del giorno, il vescovo ha detto: «In fondo stiamo proprio attualizzando questa scena: la mensa, il dialogo tra uomini e donne che, a vario titolo, servono la comunità». Un paragone, quello tra l’apostolo Matteo e il corpo della Guardia di Finanza, riecheggiato nelle parole del vescovo: «Se c’è un dovere di cortesia nel partecipare, nell’accogliere l’invito di un Corpo piuttosto che di un altro, con il passare del tempo sento che si è creata e si ravviva sempre una bella familiarità».

«Matteo è tra quelli che si assumono un compito speciale – ha raccontato il vescovo –, assicurare nel tempo e nello spazio la memoria fedele dei gesti e delle parole di Gesù: e scrive il Vangelo». Vangelo che è stato scritto per le comunità giudaiche, formate da quelle persone che osservavano leggi e tradizioni contro cui, in una certa misura, Cristo si è scagliato. «Gli ebrei rifiutarono Gesù – ha proseguito Napolioni –. Alcuni però cominciarono a credere in lui: ed ecco le comunità giudeo-cristiane. Matteo si preoccupa di salvare tutto ciò che è buono della tradizione ebraica, ma anche di far cogliere la novità cristiana, presentando Gesù come nuovo Mosè». «Cita spesso l’Antico Testamento, per non perdere nessuno, non per fare compromessi, ma per tenere insieme il popolo».

Particolare della vita dell’evangelista che risulta di grande attualità, che si riflette nella vita del giorno d’oggi. «Cosa succede al mondo di oggi? – ha domandato il vescovo – Nostalgia del passato e fuga in avanti. Politicamente, le ideologie che fanno fatica a rinnovarsi e ad adeguarsi alle sfide del nostro tempo semplificano le cose, estremizzando questi due poli, come se ci fosse un passato perfetto al quale tornare». Un discorso che può essere applicato anche all’economia; citando il termine “glocalizzazione”, ossia la missione di salvaguardia sia dell’interezza del sistema di un pianeta tutto interdipendente, sia della tutela e della salvaguardia delle realtà locali, nelle loro peculiarità e specificità: «È una grande scommessa – ha spiegato Napolioni –. E richiede l’utilizzo intelligente delle poche risorse che abbiamo». Quindi, per realizzare questa delicata missione, evitando sperequazioni e disuguaglianze, «c’è lo spazio, non per Robin Hood dell’economia, ma per Istituzioni che facciano discernimento, che scrivano leggi per il bene comune e le applichino con la correttezza, la prudenza e il coraggio che sono necessari. Pare che san Matteo abbia qualcosa da dirci anche oggi, non per salvare capra e cavoli, ma per essere uniti». «E allora grazie – ha concluso – perché, in maniera a volte impopolare, certamente costosa anche a voi, alle vostre vite personali e alle vostre famiglie, ci aiutate in questa impresa».

La Messa si è conclusa con la preghiera del Finanziere e con i saluti e i ringraziamenti del comandante provinciale, insediatosi presso la vicina caserma “Dino Campagnoli” di via zara lo scorso 26 luglio, che ha detto: «È importante fermarsi un attimo e riflettere con tutti gli atti istituzionali e tutti i collaboratori». Da qui una riflessione, arrivata citando le opere del Caravaggio in cui san Matteo è ritratto: «C’è un quadro in particolare che fa riflettere, in cui c’è san Matteo è su uno sgabello in bilico; sgabello che richiama la precarietà della nostra vita, il fatto che siamo di passaggio, e anche la tentazione. Lo sgabello è simbolo di un equilibrio che va trovato ogni giorno». Ha poi concluso: «Rifletto ogni giorno su quello sgabello, perché ha un valore simbolico fortissimo, un invito a confrontarci ogni giorno con noi stessi e con gli altri».




L’unità pastorale Cafarnao ha accolto don Pierluigi Capelli

 

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Nella mattinata di domenica 18 settembre le comunità dell’unità pastorale Cafarnao hanno accolto don Pierluigi Capelli come nuovo parroco in solido nella celebrazione presieduta dal vescovo Antonio Napolioni presso la chiesa di Sant’Andrea a Pescarolo.

Don Capelli entra in servizio a fianco dei parroci in solido don Alessandro Bertoni e don Giovanni Fiocchi (moderatore) nelle parrocchie di Vescovato, Binanuova, Ca’ de’ Stefani, Gabbioneta, Pescarolo e Pieve Terzagni.

Ad accogliere il nuovo parroco sul sagrato davanti alla chiesa i tre sindaci di Pescarolo ed Uniti, di Gabbioneta Binanuova e di Vescovato che hanno voluto rivolgere il loro saluto di ringraziamento e di benvenuto al vescovo di Cremona e al nuovo parroco.

A fianco di don Pierluigi, oltre agli altri parroci dell’unità pastorale e il vicario zonale don Antonio Pezzetti, anche alcuni sacerdoti e un diacono della diocesi di Mantova, dove il sacerdote cremonese ha svolto il servizio negli ultimi anni. Nei primi banchi della chiesa la mamma e i parenti più stretti, insieme ai tanti parrocchiani insieme anche a diversi fedeli provenienti dalla diocesi di Mantova che hanno voluto accompagnare il loro parroco uscente. Il grande coro interparrocchiale dell’unità pastorale, riunito al completo per l’importante occasione, ha animato la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Napolioni.

A don Antonio Pezzetti, come vicario zonale, il compito di leggere il decreto di nomina di don Pierluigi Capelli, seguito poi dal canto di invocazione allo Spirito Santo. La Messa è proseguita quindi con i riti esplicativi di aspersione dell’assemblea e l’incensazione dell’altare per mano del nuovo parroco, seguiti dal saluto della comunità, accompagnato dal dono di un’icona bizantina della Sacra famiglia per il neoparroco.

Nella sua omelia mons. Napolioni ha voluto iniziare mettendo in risalto la centralità dell’unità: «Gesù a Cafarnao incontrò i pescatori, una piccola cooperativa, non erano i potenti, i migliori, gli istruiti, i migliori, ma Gesù chiama loro e li chiama insieme. Da allora la Chiesa resiste alle tempeste della storia e ai peccati che commettiamo per la grazia dell’unità, che non è un accessorio, ma la sostanza».

«L’amore è eterno, mentre le vicende del nostro corpo sono a scadenza, come le chiese di mattoni, le montagne e i ghiacciai, le ricchezze della terra mentre c’è un tesoro che non si consuma e di cui le donne e gli uomini sono capaci di creare perché creati a immagine e somiglianza di Dio – ha quindi proseguito il vescovo nella sua riflessione –. L’invito di Gesù è di farci degli amici mentre con le cose materiali devono essere subordinate alla qualità dei nostri rapporti».

Mons. Napolioni ha quindi concluso con un appello all’unità e un riferimento all’attualità: «Domenica prossima si va a votare e il mio auspicio è di andare a votare perché un popolo che si disinteressa è un popolo destinato al suicidio. Duemila anni fa san Paolo scriveva a Timoteo che ci si salva impegnandosi, che tutti quelli che ricevono potere dalla collettività, nel suo piccolo anche il parroco, lo devono usare. A che scopo? Non dobbiamo fare miracoli, ma vivere nella pace: capite oggi com’è densa questa parola! La pace comincia qui, dal condividere le risorse, inizia dallo stare insieme e ben venga la collaborazione tra chi ha responsabilità. Chiedo ai miei preti di essere di esempio».

Al termine della celebrazione il saluto del nuovo parroco che ha voluto ricordare: «Arrivo con una mia storia e uno zaino con le esperienze fatte finora: esperienze che mi hanno arricchito e mi hanno permesso di allargare un po’ gli orizzonti, anche con l’esperienza in un’altra diocesi». Don Pierluigi ha quindi terminato con un augurio per se stesso, i confratelli sacerdoti e la comunità intera: «Cercheremo di camminare insieme, però vi chiedo di darci il tempo di conoscerci con don Giovanni e don Alessandro, magari anche dandoci il tempo di litigare per chiarirsi se serve e avendo a cuore le comunità con punti di vista differenti. Buon cammino e stiamo pronti a quello che il Signore ci chiede».

A prendere la parola anche una rappresentante della comunità mantovana che ha accompagnato don Pierluigi nel nuovi incarico.

La mattinata di festa, dopo le firme dell’atto di immissione alla presenza dei testimoni, è quindi proseguita con un momento di rinfresco in oratorio e con il taglio della torta per celebrare convivialmente l’arrivo del nuovo parroco e scambiare le prime parole di conoscenza.

 

Biografia del nuovo parroco

Don Pierluigi Capelli, classe 1970, originario di Torre de’ Picenardi, è stato ordinato sacerdote il 21 giugno 1997. Dopo essere stato vicario a Piadena (1997-2002), Fontanella (2002-2008) e Viadana S. Pietro (2008-2010), dal 2019 era collaboratore parrocchiale nell’unità pastorale di Bondeno, Palidano, Pegognaga e Polesine in diocesi di Mantova. Rientrato in diocesi è stato nominato parroco in solido dell’unità pastorale “Cafarnao”, composta dalle parrocchie di Vescovato, Binanuova, Ca’ de’ Stefani, Gabbioneta, Pescarolo e Pieve Terzagni. Prendendo il testimone da don Paolo Tomasi (trasferito a Soncino), collaborerà con gli altri due parroci in solido: don Alessandro Bertoni e don Giovanni Fiocchi (moderatore).

 

Il saluto di don Pierluigi Capelli

Cari parrocchiani dell’U.P. Cafarnao,
quando don Giovanni mi ha contattato per chiedere alcune righe per il giornalino di settembre ero impegnato con un campo di gruppo degli Scout di Gonzaga e non sapendo bene cosa scrivere mi sono lasciato ispirare da alcuni aspetti dell’esperienza che sto vivendo, per evitare parole di circostanza. In particolare ho pensato a uno dei canti che maggiormente coinvolgono gli scout quando viene cantato e che nel ritornello ripete: “Estote parati un grido s’alzerà e mille voci a far da eco ad una voce fioca ormai e allora dai, vieni con noi, è un’avventura in mare aperto e viaggerai insieme a noi nella natura controvento”.
È l’invito a stare pronti per viaggiare insieme ed essere testimoni di Dio che ho colto come rivolto a noi: compiere un viaggio insieme tutti, con don Giovanni e don Alessandro, per le strade delle nostre comunità, pronti ad essere testimoni di Dio, con la forza di andare controcorrente, sempre pronti per rispondere a quello che la realtà attorno a noi ci chiede.
E lo stile di questo nostro camminare (o navigare per restare legati al testo della canzone) ce lo dice il fondatore degli scout nella sua ultima lettera ai ragazzi, dove invita a guardare “al lato bello delle cose e non al lato brutto” perché, continua nella sua lettera, “il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri. Preoccupatevi di lasciare questo mondo un po’ migliore di come lo avete trovato e, quando suonerà la vostra ora di morire, potete morire felici nella coscienza di non aver sprecato il vostro tempo, ma di avere fatto ‘del vostro meglio’ “.
Fare del nostro meglio per rendere migliore questo mondo, stando pronti a percorrere le strade che coglieremo come risposta alla chiamata ad essere testimoni di Dio.
d. Pierluigi

 
 




Pumenengo accoglie don Fabio Santambrogio. Nasce l’unità pastorale con Calcio e Santa Maria in Campagna

Nasce l’unità pastorale di Calcio, Pumenengo e Santa Maria in Campagna che diventa ufficiale dopo un percorso condiviso tra le parrocchie. A guidarla è don Fabio Santambrogio, attuale parroco di Calcio, nominato dal vescovo Napolioni parroco anche di Pumenengo, dove ha fatto il suo ingresso nella mattinata di domenica 18 settembre, e di Santa Maria in Campagna, frazione di Torre Pallavicina, che invece lo accoglierà la settimana prossima alle ore 11.

La cerimonia d’ingresso a Pumenengo ha avuto inizio con la preghiera di don Fabio al santuario della Madonna della Rotonda («Tienimi saldamente la mano», l’invocazione letta da don Fabio) alla quale il 54enne sacerdote nativo di Milano ma cresciuto a Rivolta d’Adda ha affidato il suo mandato e l’intera unità pastorale. Da lì un corteo, accompagnato dal banda musicale San Gottardo di Calcio e dai confratelli del Santissimo Sacramento, si è diretto verso la chiesa parrocchiale dove alle 10.30 don Gianpaolo Maccagni, vicario episcopale per la pastorale ed il clero, ha presieduto la Messa solenne, allietata dalle voci dei cantori parrocchiali.

Dopo il saluto iniziale di don Andrea Oldoni, cui don Fabio succede come parroco e che rimane collaboratore parrocchiale dell’unità pastorale al pari di don Antonio Allevi e di don Silvio Soldo (con don Michele Rocchetti come vicario), Lorena Cantù ha letto il messaggio di benvenuto dei parrocchiani. «Ti chiediamo di essere padre e maestro e di aiutarci a costruire una comunità che sia come le prime comunità cristiane».

Nell’omelia don Maccagni ha parlato dell’unità pastorale. «Oggi ci sono problemi talmente grandi – ha detto – che da soli rischieremmo di essere un’isola in mezzo al mare, che il mare travolge. Certo, camminare da soli è più semplice ma è anche triste, monotono. Insieme è più complicato, ma c’è condivisione e questa è la logica di una Chiesa che vuole essere germe di fraternità. Una Chiesa che non rinnega il passato, ma che nemmeno si lascia imprigionare dalla solita frase: “noi abbiamo sempre fatto così”».

A fine celebrazione ha preso la parola don Fabio: «Sono qui a camminare con voi – ha esordito rivolgendosi ai fedeli (in prima fila c’erano i sindaci di Calcio, Elena Comendulli, e di Pumenengo, Mauro Barelli)  ma non aspettatevi grandi cose. Ciò che verrà sarà un grande dono di Dio ma vi prometto che le mie mani saranno all’opera per voi e vi assicuro che dove si farà fatica a camminare io ci sarò. Molto è stato fatto – ha proseguito – ma molto c’è da fare. Chiedo al Signore che mi aiuti a mantenere uno sguardo verso i deboli, i giovani, gli adolescenti, gli ammalati e le famiglie. Spero che la porta del vostro cuore sia sempre aperta per me». Da ultimo, don Fabio ha rivolto il suo grazie al vescovo Antonio e ai preti che stanno collaborando e che collaboreranno con lui affidando la sua missione pastorale a Maria «affinché – ha detto – ci porti a Gesù dicendoci: “fate quello che lui vi dirà”».

 

Biografia del nuovo parroco

Don Fabio Santambrogio, nato a Milano nel 1968, è stato ordinato sacerdote a Verona nella Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza (Opera don Calabria) il 25 maggio 1996. È stato vicario in diocesi di Roma prima nella comunità cittadina di S. Maria Assunta (2004-2007) e poi a San Paolo in Genazzano (2007-2008). Dal 2008 al 2009 è stato collaboratore parrocchiale a Soncino (S. Maria Assunta e S. Pietro) e a Isengo. Nel 2009 è stato incardinato in diocesi ed è stato nominato vicario parrocchiale di Soncino (S. Maria Assunta e S. Pietro) e di Isengo dove è rimasto fino al 2013 quando è stato promosso parroco di Santa Lucia in Martignana di Po. Nel settembre 2015 ha fatto il suo ingresso come parroco della parrocchia “S. Vittore martire” in Calcio, che ora affiancherà anche alla guida delle parrocchie “Santi Pietro e Paolo apostoli” in Pumenengo e “S. Maria assunta” in Santa Maria in Campagna (Torre Pallavicina).

 

Il saluto di don Fabio Santambrogio

Carissimi parrocchiani di Pumenengo e di S. Maria in Campagna: sarò il vostro parroco e per Calcio continuerò a esserlo!
Vi saluto fraternamente nel Signore.
Il Vescovo Antonio mi ha chiamato a questo compito-missione.
Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?
“Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore!” (Sl 115,12-13) Mi appresto a dire poche parole, partendo proprio da questa espressione del salmo: “Alzerò il calice della salvezza”.
Che cosa vorrei, che cosa sogno, che cosa desidero?
Che questa comunità (auspico fortemente che le tre parrocchie diventino UNA COMUNITÀ) e io, come suo parroco, in questo momento fossimo innalzati! Questa elevazione sarà possibile solo se ci lasceremo guidare da alcuni registri: anzitutto quello dello Spirito, quindi quello della qualità delle relazioni e, ancora, il registro della gratuità. Tutti e tre sono, si manifestano e si esprimono, nell’Eucaristia; essa è il modello del nostro essere, del nostro agire, del nostro vivere, del nostro testimoniare l’esperienza cristiana. Con il termine “cristiano” non si intende un aggettivo che si aggiunge alla nostra vita, ma si indica l’essere come Cristo e fare quello che Lui ha fatto. Ho poi un sogno, un desiderio che ritengo importante, una testimonianza dovuta agli uomini. Essi vogliono vedere da noi una qualità di relazione che non è semplicemente dettata dalle simpatie, dai favori, dall’interesse, ma unicamente e soltanto dall’amore, dal rispetto, dall’essere tutti e sempre come il buon samaritano che si prende cura, che è capace, come ci dice il Vangelo, non di amare perché si è stati amati, ma di amare per primi, di amare senza ritorno, di amare senza interessi, di amare tutti, di amare nonostante tutto, di amare il tutto. In tutta franchezza vorrei dirvi che ho intenzione di fare il parroco e non altro.
A ognuno il proprio compito!
Sarò, perciò, colui che vi aiuterà a vivere nella comunità le relazioni.
E questo mi impegna a mettermi in ascolto, a non chiudere gli occhi e, a volte, nemmeno la bocca. Vorrei che si mettessero a fuoco le relazioni.
La relazione con Dio, innanzitutto, perché sia una comunità secondo il Vangelo. In secondo luogo vorrei che ci si focalizzasse sulla relazione con gli altri, nella parrocchia e al di fuori di essa.
Ogni volta che ci chiuderemo nel difendere privilegi di lobby parrocchiali che dividono, deturperemo il volto bello della comunità.
Dobbiamo aiutarci a combattere quella “cultura dello scarto” di cui parla Papa Francesco. Ogni persona del popolo e del popolo di Dio ha un valore assoluto e grande. Non possiamo lasciare indietro alcuno!
In questo cammino di servizio, noi cristiani siamo chiamati a essere testimoni di un amore ancora più grande, ancora più aperto, gratuito e generoso. Guai se elevassimo muri proprio noi!
Non possiamo preoccuparci soltanto di coccolare il sentimento religioso delle persone, perché noi dobbiamo costruire insieme la civiltà.
E questo richiede uno sforzo di accoglienza da parte di tutti.
Richiede l’impegno di un confronto e di una mano tesa da parte di tutti.
Così dobbiamo costruire! Altrimenti si creano realtà in cui ci si giudica, ci si condanna e non ci si stima. Un ultimo punto è la relazione con noi stessi, quella grande capacità di dialogo con la nostra vita, quel chiedere un di più a noi, quel chiedere in un rapporto difficile, sempre un supplemento di amore, di fiducia verso gli altri. Sono queste le piccole cose che vorremmo sognare tutti e se le sogneremo insieme si realizzeranno, perché fin quando un sogno è solo mio, resta tale, ma quando è condiviso, quando è un sogno di tutti, allora diventa realtà.
Ma ci sarà tempo, fratelli e sorelle, perché i sogni siano condivisi e diventino progetto e cammino. Invoco il nome del Signore su di te, carissimo Vescovo Antonio. Sempre e in ogni tuo intervento mi hai dimostrato il tuo affetto di padre, il tuo incoraggiamento, sostenendomi nell’accettare e nell’accogliere la volontà del Signore. Grazie! Invoco il nome del Signore su tutta la famiglia dei sacerdoti che collaborano con me in questa nuova esperienza: don Silvio, don Andrea, don Antonio e don Michele. Invoco il nome del Signore su tutta l’articolazione di questa comunità ricca e bella che il Signore oggi mi dà come un regalo, come una dote. Grazie! Cercheremo di vivere, di lavorare, di impegnarci tutti nella vigna del Signore. Concludo con un’immagine che vorrei donarvi come inizio di questa avventura e come provocazione e spunto di riflessione.
Mi sembra una bella parabola visiva: il relitto della Concordia.
A volte la Chiesa, come la Concordia, finisce sugli scogli. Conosciamo tutti la vicenda di quella nave da crociera. Era facile dire “È stato uno solo che ha sbagliato tutto”. Scusate, ma non ci credo! Non sono l’avvocato di Schettino. Ma la Concordia è finita sugli scogli, perché ha finito di essere Concordia ed è diventata discordia. Questo è il motivo! Io credo che possiamo farcela anche con la nostra comunità cristiana. Se siamo disposti a non essere discordia e opereremo per essere concordia, la nostra comunità potrà camminare e arrivare lontano. Questo credo sia il nostro programma da vivere assieme! Non ci rimane che cominciare a lavorare unitamente e ne ho proprio voglia!
S. Maria della Rotonda ci guidi e ci appassioni sempre di più in una fraternità cristiana!

Il vostro parroco
Don Fabio Santambrogio

 

 

 




A Isola l’ingresso di don Loda Ghida, il Vescovo: «Ti affido questo popolo perché tu possa gioire e soffrire insieme a lui verso il Signore»

 

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Le comunità di Isola Dovarese, Pessina Cremonese, Stilo de’ Mariani e Villarocca hanno accolto, nel pomeriggio di sabato 17 settembre, don Antonio Loda Ghida, nuovo parroco in solido e moderatore dell’unità pastorale, che prende il testimone da don Adelio Bucellè.

Il saluto delle trombe, suonate dai figuranti del Palio di Isola Dovarese, tenutosi solo pochi giorni prima nel paese, ha accolto l’arrivo del nuovo parroco, accompagnato dal vescovo Antonio Napolioni, dal parroco in solido don Riccardo Vespertini, dal vicario zonale don Antonio Pezzetti e alcuni altri sacerdoti.

Sul sagrato insieme ai figuranti del Palio negli abiti storici erano presenti i rappresentanti della protezione civile, dell’Avis e alcuni templari. Dopo gli applausi di apprezzamento è stato quindi il momento del saluto dei sindaci di Isola Dovarese, Gianpaolo Gansi, e di Pessina Cremonese, Ester Stanga, che nel dare il benvenuto al nuovo parroco hanno espresso la loro gratitudine al vescovo per aver nominato il nuovo parroco e a don Antonio per aver accettato l’incarico. Accanto a loro anche Donato Losito, il sindaco di Malagnino, comunità che don Loda Ghida ha servito negli ultimi anni.

Subito dopo è iniziata la celebrazione solenne nella parrocchiale di San Nicolò vescovo di Isola Dovarese, presieduta dal vescovo di Cremona e animata con il canto dalla corale parrocchiale. Presenti in chiesa anche tanti parrocchiani di Malagnino che hanno voluto accompagnare il loro parroco uscente in questa celebrazione festosa.

A don Antonio Pezzetti, come vicario zonale, il compito di leggere il decreto di nomina di don Loda Ghida, seguito poi dal canto di invocazione allo Spirito Santo. La Messa è proseguita quindi con i riti esplicativi di aspersione dell’assemblea e l’incensazione dell’altare per mano del nuovo parroco seguiti dal saluto della comunità, accompagnato dal dono di un camicie e di una stola per don Loda Ghida.

Nella sua omelia mons. Napolioni ha voluto iniziare dalla centralità della Parola: «Uno dei motivi di gioia che io sperimento è aprire la Parola di Dio e coglierne la verità, la bellezza, l’attualità e la forza: mi cambia lo sguardo sulle cose, anche se non riesco a viverla fino in fondo. Sentire che Gesù ha affidato a queste pagine antiche tutta la sapienza di cui abbiamo bisogno mi libera dalla solitudine e dai pensieri».

E ha proseguito: «Il Papa ci suggerisce che tutta la ricchezza del mondo non ci serve a nulla se non ci sono degli amici: ci sono amici nelle dimore eterne – ha quindi proseguito il vescovo nella sua riflessione – nel consegnarvi don Antonio, che insieme a don Riccardo si prenderà cura delle vostre comunità, mi chiedo quale sia il miracolo». Un quesito al quale il Vescovo ha dato risposta con un augurio finale: «Chi sceglie di seguire Dio avrà una marea di amici, perché ha capacità di ascolto, di comprensione, di condivisione, di compassione, perché vede le cose alla maniera di Gesù e non si tira indietro anche nel momento più duro: siamo lì e ci stiamo perché quell’amicizia vale più di qualunque ricchezza e rende possibile un nuovo inizio con la fantasia dell’amore. Don Antonio ti affido questo popolo perché tu possa gioire e soffrire insieme a lui verso il Signore».

La celebrazione eucaristica è terminata con il saluto del nuovo parroco, che ha accolto l’invito del Vescovo con le parole di Gesù: «“I discepoli siano una cosa sola con il Padre, nell’unità e nella perfezione dell’amore”: la strada è già delineata, noi abbiamo bisogno di percorrerla con pazienza nella quotidianità come negli eventi eccezionali». Tanti i ringraziamenti nelle parole del nuovo parroco: «Essere comunità non vuol dire solo essere comunità cristiana, vuol dire anche essere comunità sociale e civile: camminiamo insieme nella reciproca collaborazione, come fratelli e sorelle che hanno come unico intento lo stare insieme condividendo gioie e fatiche nella vita, come ha detto il vescovo, la condivisione di avere amici».

Per concludere il pomeriggio di festa, dopo le firme dell’atto di immissione alla presenza dei testimoni, è stato quindi il momento di un rinfresco in oratorio per celebrare convivialmente l’arrivo del nuovo parroco e per scambiare le prime parole di conoscenza.

 

 

Biografia del nuovo parroco

Classe 1963, originario della parrocchia di S. Sebastiano in Cremona, don Loda Ghida è stato ordinato sacerdote il 17 giugno 2000. È stato vicario a Casirate d’Adda (2000-2002), San Bassano (2002-2006), Soncino, S. Maria Assunta e S. Giacomo apostolo (2006-2008); quindi parroco di Torricella del Pizzo (2008-2011) e Paderno Ponchielli (2011-2014). Dal 2014 era parroco in solido e moderatore delle parrocchie di Malagnino.

 

 

 




Le bellezze del creato e la sua fragilità sotto la lente alle Colonie Padane

 

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Un momento di canto, preghiera, riflessione e contemplazione delle bellezze del creato e della loro fragilità, sempre generose, ma anche tristemente pericolose e devastanti quando non vengono rispettate. Quello che si è svolto nel pomeriggio di sabato 17 settembre alle Colonie Padane di Cremona è stato un esempio di rispetto della natura e di azione ecosostenibile contro inquinamento e sfruttamento intensivo, portato avanti dai numerosi gruppi che operano in città e in provincia ispirate dall’enciclica Laudato si’ di papa Francesco. “La salvaguardia del territorio — Suolo, flora e fauna” era lo slogan dell’evento promosso, nell’ambito delle iniziative organizzate sul territorio diocesano per il “Tempo del Creato”, dal Gruppo Laudato si’ della Zona Pastorale 3 in collaborazione con l’Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro, guidato da Eugenio Bignardi, intervenuto nell’incontro.

A moderare gli interventi l’ingegnere Glenda Rivetta, che in apertura di lavori ha lasciato spazio alle parole del vescovo Antonio Napolioni che, riferendosi ai tragici eventi climatici accaduti nella Marche, sua terra d’origine, ha incalzato la riflessione domandandosi se «il cielo è cattivo?», «un senso della Provvidenza miracolistico, come se non ci fossero le cause legate alla responsabilità umana». «La complessità della situazione che viviamo – ha detto – ci fa bene per ritrovare la verità, la misura e la missione della nostra esistenza umana. L’uomo è in qualche modo co-creatore, procreatore, amministratore delegato, ma non padrone, deposta o arbitro insindacabile».

Ad accompagnare la riflessione anche le note della tradizione popolare cremonese del gruppo “Voci della nostra terra”, che hanno introdotto gli interventi dei relatori.

Primo a prendere la parola è stato il biologo Riccardo Groppali, esperto in flora e fauna del cremonese, che ha messo in guardia sui rischi dell’assenza di biodiversità e dell’inquinamento chimico, dimostrando che «si è perso dal 60 all’84 percento dei filari di alberi e cespugli lungo le sponde del fiume». «La dannosità di questi interventi – ha rilevato – la si vede nella riduzione della fauna locale. Infatti, volatili come passeri e cardellini sono calati in maniera tristemente significativa». Quindi il richiamo a prestare la giusta attenzione pesticidi e diserbi, che spesso risultano troppo dannose per l’ambiente. «Negli ultimi anni – ha affermato ancora Groppali – si è visto un aumento del 9 percento sull’utilizzo di pesticidi, e più sono efficaci più significa che sono potenti, e quindi rischiosi. Esistono soluzioni alternative, ma purtroppo non trovano ancora spazio nell’applicazione pratica».

Ha fatto seguito l’intervento del professor Paolo Pileri, ingegnere ambientale del Politecnico di Milano e progettista della Ciclovia VenTo, che ha raccontato dell’importanza del suolo e dell’ambiente, temi trattati nel suo libro “L’intelligenza del suolo”. La riflessione è ruotata intorno alla parola “cura”: «è il vocabolo che deve rimanere sempre nella nostra mente e per far questo c’è bisogno di andare in giro, nell’ambiente, nelle campagne, per riscoprirle e  tornare a prendersene cura». E ancora: «Bisogna iniziare a monitorare e fotografare il suolo per osservare come cambia negli anni, attivarsi per essere cittadini sorveglianti e vigilanti che amano il territorio. Il suolo non è una risorsa infinita, non è una risorsa resiliente, non serve la “politica del giorno dopo”, serve attivarsi prima».

È intervenuto anche il sindaco di Cremona, Gianluca Galimberti, che ha posto l’attenzione sulla difficoltà di gestione dell’ambiente in maniera ecosostenibile, ricordando che «bisogna sapersi immergere nella complessità dell’organizzazione, non è mai una questione di bene o male, bianco o meno, ma è soprattutto scelta del bene maggiore». «Gestire un paese non è una schematizzazione», ha detto ancora il primo cittadino: «Le cose vanno affrontate nella loro complessità, ma sempre con trasparenza», sottolineando anche l’importanza, quando si parla di argomenti ambientali, di avere a fianco gli imprenditori. «Vi propongo un patto di riconoscimento – ha detto Galimberti – riconoscere i progetti per rendere la città più ecosostenibile adoperandosi però nello sfruttarne le iniziative, e non dimenticarsene».

Prima di dare spazio al dibattito l’intervento di Marco Pezzoni, coordinatore “Stati Generali — Clima, Ambiente, Salute” di Cremona, che ha esposto i punti di forza della RAL (Rete Ambiente Lombardia) che da un anno è attiva. Infatti, Rete Ambiente Lombardia nasce come tentativo di far fronte comune alle gravi sfide ecologiche che si presentano: è una rete di associazioni, comitati e formazioni libere di cittadini che operano sul territorio lombardo per la salvaguardia dell’ambiente.

Il pomeriggio è proseguito con le domande del pubblico presente, fra scambi di idee e provocazioni per un futuro più verde e sostenibile, che in linea con l’enciclica Laudato si’ sembra essere oggi più impellente che mai.




Casse rurali e Don Primo Mazzolari: sguardo sui poveri per cambiare economia e società

È stata la Sala civica di Bozzolo, nel Mantovano, a fare da sfondo all’incontro «Gli uomini hanno bisogno di pane», convegno dedicato alla figura di don Primo Mazzolari e alla storia delle casse rurali sul territorio diocesano.

L’evento, organizzato dalla sinergia tra la Banca di Credito Cooperativo cremasca e mantovana e la Fondazione don Primo Mazzolari, si è tenuto nella mattinata di sabato 17 settembre e si è aperto con l’introduzione della presidente della Fondazione, Paola Bignardi e con il saluto del vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, del vescovo di Crema, mons. Daniele Gianotti, di Francesco Giroletti, presidente della Bcc cremasca e mantovana e del sindaco di Bozzolo, Giuseppe Torchio.

I SALUTI INTRODUTTIVI

«Stiamo re-imparando a camminare insieme – ha esclamato il vescovo Napolioni nel suo saluto –. Il sinodo non è una cosa che abbiamo inventato noi, ma che esisteva già e che nasce dalla collaborazione tra comunità e territori». E la vita di don Primo Mazzolari ne è piena testimonianza.

Anche Banca di credito cooperativo, con i suoi principi di mutualità, cerca di offrire tramite il proprio operato e le relazioni sul territorio un segno di vicinanza ai più bisognosi, quella stessa vicinanza che era propria di Mazzolari. Principi che vengono sottolineati nelle parole del presidente Giroletti, che ha affermato: «Il nostro agire deve essere finalizzato al bene delle comunità in cui operiamo».

Dopo i saluti iniziali, le quattro relazioni: Vita contadina e sviluppo delle casse rurali in Italia tra la fine dell’Ottocento e gli anni Cinquanta, del professor Pietro Cafaro, Don Primo Mazzolari e i problemi sociali del suo tempo del professor Giorgio Vecchio, Le casse rurali di Bozzolo e nel Mantovano dalla “Rerum novarum” al fascismo, di don Giovanni Telò, storico e membro del Consigli di amministrazione della Fondazione Mazzolari, e, come conclusione, L’ispirazione di don Primo Mazzolari e i problemi sociali odierni del professor Matteo Truffelli, perito, assieme a Giorgio Vecchio, per la causa di beatificazione di Mazzolari.

La relazione di Cafaro presentato un excursus storico, volto a ripercorrere la storia delle casse rurali, istituzioni antenate delle attuali Banche di credito cooperativo, nate nella Germania protestante nella seconda metà del 1800, dopo la crisi agricola, e arrivate per la prima volta in Italia nel 1893. Una vita difficile quella delle casse rurali, inizialmente ostacolate dalla diffidenza della Chiesa cattolica, poi finalmente accettate e sviluppate per poi essere di nuovo ostacolate dalle normative contro l’autoregolamentazione delle banche. Casse rurali che hanno poi visto il loro completamento definitivo solo pochi decenni fa, con la riforma bancaria del 1993 e la nascita delle Bcc, un ritorno, come aveva già anticipato Mazzolari, «ai loro principi originali».

LA RELAZIONE DI PIETRO CAFFARO

 

La riflessione di Giorgio Vecchio si è concentrata, invece sulla figura di Mazzolari e sul suo rapporto con la società del suo tempo; un sacerdote che operava per ciò che era, «senza voler essere un teologo, un esegeta, un politico o un analista politico». Da qui l’appello del professor Vecchio: «Diffidate dunque dall’abuso dell’appellativo di “profeta”». Mazzolari operava per i poveri, poiché vedeva la miseria attorno a lui, nei suoi compagni di studi, ma anche negli emigrati rientranti in Italia allo scoppio della Grande Guerra. E qui sorge la grande somiglianza con il periodo attuale e la situazione ucraina. «Ma chi sono i poveri? – ha domandato il professor Vecchio, dando un’immediata risposta – Sono tutti coloro che vengono sfruttati, che non dispongono di mezzi per il sostentamento, ma soprattutto coloro che vivono in condizioni umilianti». E, citando Mazzolari, in riferimento non solo alla vita materiale, ma anche a quella spirituale, ha concluso: «I poveri sono i figli di Dio, che lui chiama beati. Il povero sono io. Ogni uomo è povero».

LA RELAZIONE DI GIORGIO VECCHIO

 

Mazzolari che non ha vissuto la nascita e l’arrivo in Italia delle prime casse rurali, ma che ha assistito al loro sviluppo, nei territori delle Diocesi di Cremona e Mantova. Ha infatti spiegato don Giovanni Telò come, storicamente, dopo l’enciclica di Leone XIII, Rerum novarum, anche senza espliciti riferimenti ad essa, le Diocesi di Cremona e Mantova, guidate dai vescovi Bonomelli e Sarto, che sarebbe poi diventato Papa Pio X, abbiano visto la diffusione delle casse rurali, spesso incardinate nelle parrocchie, soprattutto nei territori dell’alto Mantovano e della bassa Bergamasca. «Nelle parrocchie – ha spiegato Telò – nasce una nuova figura, quella del parroco sociale, che non sta più solo sull’altare, ma che guarda anche alla società». Casse rurali che vedranno poi concretizzarsi il loro declino con l’avvento del fascismo, che arrivò ad ostacolarne l’operato anche attraverso veri e propri attentati.

LA RELAZIONE DI DON GIOVANNI TELÓ

 

Infine la relazione di Matteo Truffelli, un parallelismo tra le opere di Mazzolari e la vita contemporanea, un parallelismo tra gli insegnamenti di Mazzolari e i pensieri di Papa Francesco: «Don Primo fu essenzialmente un provocatore, ma nel senso educativo del termine. Amava far prendere conoscenza della situazione, spingeva i suoi interlocutori a mettersi in gioco, a confrontarsi con la realtà». Il relatore ha però invitato a non estrapolare la vita del sacerdote dal suo contesto, a farla riflettere sul presente con cautela. «È però innegabile – ha proseguito Truffelli – che le parole di Mazzolari continuano a parlare alla Chiesa e alla società: continuano a pro-vocare». «Anche al giorno d’oggi – ha concluso – economia e politica sono sopraffatte da diversità e ingiustizie». «La mia convinzione è che tanto la politica quanto l’economia e la cultura assumono valore se funzionali a difendere i più deboli e non a incrementare la potenza dei più forti». Sulla scia delle più che mai attuali parole di Papa Francesco: «Solo un’economia giusta non porta al conflitto e alla distruzione».

LA RELAZIONE DI MATTEO TRUFFELLI

A chiudere il convegno ha preso di nuovo la parola Paola Bignardi, che ci ha tenuto a ringraziare tutti i presenti, dando appuntamento al secondo incontro che avrà luogo a Crema nel mese di ottobre.




Caritas accanto alle comunità colpite da alluvioni e inondazioni

“Ascolta la voce del creato” è tema e invito del Tempo del Creato di quest’anno, il periodo ecumenico iniziato il 1° settembre con la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato e che si conclude il 4 ottobre, San Francesco. «Durante questo Tempo – esorta papa Francesco – preghiamo affinché i vertici COP27 e COP15 possano unire la famiglia umana per affrontare decisamente la doppia crisi del clima e della riduzione della biodiversità». Poi aggiunge: «Piangiamo con il grido amaro del creato, ascoltiamolo e rispondiamo con i fatti». Purtroppo il grido del creato continua a levarsi da più parti nel mondo e anche nel nostro Paese, dove in particolare le Marche, ma anche in Umbria la diocesi di Gubbio, sono state colpite da pesanti alluvioni che hanno causato vittime e danni ingenti.

I vescovi marchigiani hanno subito espresso vicinanza e unione nella preghiera, sottolineando che le Caritas e tutte le comunità ecclesiali delle diocesi più colpite – Senigallia, Fano, Fabriano – «sono già all’opera per accogliere gli sfollati ed essere vicini ai bisogni e alle necessità della popolazione». Anche nelle altre zone colpite la Delegazione regionale Caritas è all’opera per monitorare e rispondere ai bisogni. Oggi pomeriggio il direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello, sarà sul posto per fare il punto insieme alle Caritas locali.

Proseguono anche gli interventi a sostegno di Caritas Pakistan dopo le inondazioni nel Baluchistan, Sindh, Punjab. Si calcola che in totale siano state toccate dalle conseguenze di queste piogge torrenziali 4,2 milioni di persone e il 72% del territorio del Paese. Caritas Pakistan ha lanciato un appello per assistere 9500 famiglie con aiuti d’urgenza e Caritas Italiana la sta sostenendo, grazie anche a un contributo che la Conferenza episcopale Italiana ha messo a disposizione ai fondi dell’8×1000 che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica.​

«A partire da queste ferite – dice don Pagniello – invitiamo ogni comunità a farsi carico della questione ambientale e dei suoi riflessi sulla vita e sulla salute delle persone, soprattutto dei più fragili, sperimentando comunione e condivisione: un impegno di aiuto concreto, ma anche educativo».
È possibile offrire un proprio contributo attraverso Caritas Cremonese:
  • presso gli Uffici di via Stenico 2B a Cremona
  • con un versamento sul conto corrente bancario intestato a Fondazione San Facio
    IBAN: IT 57 H 05156 11400 CC0540005161
  • con un versamento sul conto corrente postale intestato a Fondazione San Facio
    n. 68 411 503

Le donazioni in contanti sono possibili ma non permettono la certificazione fiscale.