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La questione del rapporto fra uomo e mondo tra ecologia e nuovo umanesimo alla “Fatica di credere”

Il percorso che da 16 anni vede confrontarsi credenti e non avrà inizio sabato 6 febbraio alle ore 17 presso il Centro Pastorale diocesano

Nel suo insegnamento profetico il papa Benedetto XVI è più volte tornato sulla necessità di una ecologia umana. Nell’enciclica Caritas in veritate il Pontefice ripropone autorevolmente l’intuizione per cui l’ecologia dell’ambiente è collegata a doppio filo con l’ecologia umana. Ciò significa che la radice del dissesto ambientale di cui è testimone la cronaca del nostro tempo è per buona parte un “effetto” dello squilibrio umano e di un uomo sempre più squilibrato. L’inquinamento della mente, del cuore, dello spirito sprigiona l’effetto avvelenante sull’aria, sull’acqua; l’armarsi degli animi devasta attraverso le armi mai neutrali; l’insaziabilità di pochi scatena dinamiche perverse di povertà.

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Cinque strade per Cracovia: il cammino verso la GMG 2016

Alcune indicazioni di don Paolo Arienti, responsabile della Pastorale Giovanile, sulla preparazione dei giovani in vista della Giornata Mondiale della Gioventù di questa estate.

Si avvicina per giovani ed educatori il tempo della preparazione in vista della Gionata mondiale della Gioventù: per partire verso Cracovia non basta, infatti, dedicare solo qualche sguardo distratto al tema di quest’anno o conoscere nel dettaglio programmi e spostamenti stabiliti. Occorre accompagnare quanti desiderano partecipare in un cammino di preparazione che renda davvero unico ed significativo il pellegrinaggio. Lo ricorda don Paolo Arienti, responsabile della Pastorale Giovanile, che ha richiamato con una lettera a tutti i sacerdoti alcune indicazioni fondamentali per non arrivare impreparati alla GMG 2016. Cinque i concetti fondamentali su cui porre l’attenzione prima di partire per la Polonia.

CAPIRE. Molte sono le trasformazioni che la GMG di Cracovia sembra mettere in atto, proprio a partire dalle età coinvolte: l’adesione al pellegrinaggio non dev’essere incondizionata, ma, piuttosto, fondarsi sul desiderio di prendere parte al viaggio come esperienza fondante per la propria fede. Nasce dalla fede la volontà di iniziare questo cammino e bisogna comprendere che la meta non è certamente un Papa simpatico e carismatico – per quanto possa essere questo importante -, ma l’incontro con la Croce.

IMMAGINARE che la GMG non è l’obiettivo, né la meta della preparazione, ma rimane uno strumento che, insieme ad altri percorsi ed altre proposte, stimola la riflessione dei giovani sulla propria vita e la propria fede.

PARTIRE non consiste solo nel preparare lo zaino, ma cominciare a muoversi mentalmente verso la meta, che non è solo un luogo fisico ma anche un annuncio, una buona notizia: beati i misericordiosi. È bene organizzare momenti di riflessione in cui parlare di questo tema un po’ scomodo che il Vangelo ci consegna e interrogarsi su quanto questo possa riguardare la propria vita.

RITORNARE dopo aver fatto esperienza è necessario non solo cercare di fare memoria una volta tornati a casa, ma radicarsi in ciò che si è vissuto non restando solo «avventurieri dello spirito», in modo che la fede vissuta arrivi ad orientare le scelte e la stessa vita.

RESTARE davanti alle croci. Soprattutto dove esse resistono, davanti all’illusorio benessere, di fronte al «tutto e subito» che sembra ormai diffuso ovunque. Proprio ai giovani, che sperimentano anch’essi l’esperienza della sofferenza, è necessario insegnare a rimanere vicino alle situazioni difficili, faticose, che richiedono sforzi maggiori e maggiore forza d’animo. Grande sfida sia per chi parteciperà alla GMG, sia per chi rimarrà a casa, perché «in ballo c’è un altro viaggio di cui la GMG è espressione, richiamo, sintesi».

La lettera di don Paolo Arienti

 

Alcune note tecniche.

  • Le iscrizioni sono aperte in diocesi fino alla fine di febbraio.
  • A livello nazionale si è scelto di non proporre la GMG ad adolescenti troppo giovani, preferendo riservare l’accesso all’arco di età almeno dalla classe 1999, massimo 2000, con attenzione alla maturità dei ragazzi.
  • Nel programma è previsto un gemellaggio che prevede la conoscenza della chiesa locale e la possibilità di vistare il campo di concentramento di Aushwitz, sperimentando così l’incontro con una cultura diversa dalla nostra e con una parte imprescindibile della storia europea.

Le proposte di pellegrinaggio della pastorale giovanile

Incontri di formazione.

La diocesi propone nei mesi primaverili tre incontri di preparazione per le diverse zone:

«Esci dalla tua terra e va’». La GMG e il cammino dei giovani: l’avventura del pellegrinaggio.  

Domenica 10 aprile nelle zone 1-2;

Venerdì 15 aprile nelle zone 9-10-11;

Venerdì 22 aprile nelle zone 5-6-7-8;

Venerdì 29 aprile nelle zone 3-4.

 

«Egli era la luce, ma le tenebre non l’hanno accolto». La fede, la cultura, il bene e il male in terra polacca.

Domenica 8 maggio nelle zone 1-2;

Venerdì 13 maggio nelle zone 9-10-11;

Domenica 15 maggio nelle zone 5-6-7-8;

Venerdì 20 maggio nelle zone 3-4.

 

«Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia». Le provocazioni della GMG di Cracovia.

Domenica 12 giugno incontro diocesano a Cremona (a breve la sede e l’orario)

Vai allo speciale GMG del nostro portale

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La preghiera del priore di Taizè per il vescovo Antonio e la diocesi

Sabato nella preghiera serale di intercessione ci sarà un ricordo particolare per mons. Napolioni e per la Chiesa cremonese

Anche a Taizé, nella comunità monastica ecumenica ed internazionale fondata nel 1940 da Roger Schutz, meglio conosciuto come frère Roger, sabato 30 gennaio, si pregherà per mons. Antonio Napolioni e per la diocesi di Cremona. Un monaco, fr. John particolarmente legato al nuovo vescovo, avrebbe dovuto partecipare all’ordinazione, ma proprio il 30 gennaio si tiene il Consiglio della comunità. I religiosi, però, manifesteranno la loro vicinanza durante la preghiera della sera recitando una particolare intenzione scritta da fr. Alois, successore di fr.Roger. La pubblichiamo integralmente perchè tutti possano farla propria nel giorno dell’ordinazione e dell’ingresso di mons. Napolioni.

Per don Antonio Napolioni, vescovo di Cremona:

Sii laudato, Gesù Cristo, per la bella vocazione che hai indirizzato al tuo servo Antonio. Continua a sostenerlo, a dargli la fedeltà e la gioia nel compimento del suo ministero episcopale a Cremona.

Dio eterno, tu mandi il tuo Spirito Santo su tutta la creazione e lo deponi nel cuore di ognuno. Per mezzo di lui vuoi attirare tutti gli esseri umani a te. Per mezzo di lui, tu mandi il tuo servo Antonio come testimone di Cristo a coloro che tu gli affidi

Preghiamo per tutti i presbiteri e i fedeli della diocesi tra i quali egli è ora chiamato ad essere servitore della comunione. E con lui diciamo: Vieni, Spirito Santo.

Frère Alois, priore di Taizé

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L’attesa è finita: oggi la Chiesa cremonese avrà un nuovo pastore

Dalla diocesi in dono a mons. Napolioni un pastorale da utilizzare nelle sue visite alle parrocchie

L’attesa è finita. Oggi, presumibilmente verso le 16.30, mons. Napolioni, con la mitra in capo e il pastorale nella mano, siederà sulla cattedra e assumerà la guida della Chiesa cremonese come suo, almeno per la cronologia ufficilae, 85° pastore. La macchina organizzativa di questo storico pomeriggio è davvero imponente e grazie alla stretta collaborazione tra l’amministrazione civile ed ecclesiale tutto andrà per il meglio: il vescovo eletto, scortato da due agenti della polizia locale in motocicletta, giungerà dal Seminario in piazza del Duomo alle 14.55. Sarà accolto dal suono festoso del Complesso Bandistico Città di Cremona e dall’abbraccio del sindaco Gianluca Galimberti. Prima dei discorsi ufficiali Sara Castellani, 15enne dell’Istituto superiore di studi musicali “Claudio Monteverdi” eseguirà un brano sacro al violoncello. Poi la parola al primo cittadino, affiancato dalle massime autorità civili e militari del territorio, tra di esse il sottosegretario Pizzetti e il prefetto Picciafuochi. Sul palco anche il primo cittadino di Camerino Gianluca Pasqui e quello di San Severino Marche Cesare Martini con diversi assessori. Mons. Napolioni risponderà brevemente con un suo saluto alla città.

Terminata la parte istituzionale il vescovo eletto entrerà in Cattedrale accolto dal presidente del capitolo mons. Giuseppe Perotti: bacerà lo stipite, il crocifisso e aspergerà l’assemblea con l’acqua benedetta.

La Cattedrale, che aprirà i battenti alle 14, sarà colma di fedeli. La composizione dell’assemblea dice la storia di quest’uomo, parso a tutti, fin dall’inizio, affabile e concreto. Ci saranno circa 500 fedeli della diocesi di Camerino-San Severino Marche soprattutto parrocchiani del “don Orione” dove don Antonio è stato parroco per cinque anni, ma anche persone che lo hanno apprezzato nei suoi tanti incarichi diocesani, ultimo dei quali quello di vicario episcopale per la pastorale. Ci saranno tanti preti marchigiani che hanno sperimentato la sua paternità prima come vicerettore e poi come rettore del Seminario regionale. Ci saranno gli Scout, provenienti un po’ da tutta Italia, per manifestare gratitudine al loro assistente nazionale. Ci saranno oltre quaranta vescovi – tra di essi i cardinali Menichelli, Coccopalmerio, De Giorgi e Farina – che dicono l’apprezzamento e l’affetto della Chiesa italiana per questo nuovo pastore. Sarà presente, spiritualmente, la comunità di Taizè che don Antonio conosce bene e che stasera pregherà in modo speciale per lui. E ci saranno i cremonesi – preti, religiose, laici – desiderosi di abbracciare il loro nuovo vescovo, ma anche di cominciare a conoscerlo: atteso è il suo discorso che pronuncerà al termine della celebrazione, subito dopo il canto del Te Deum e la sua prima benedizione episcopale.

Il rito – ripreso da ben cinque televisioni e seguito da oltre 30 giornalisti e fotografi – sarà lungo e complesso, ma assai affascinante. A memoria d’uomo si ricorda solo mons. Tagliaferri che si fece ordinare vescovo nella nostra Cattedrale. La prima parte della celebrazione sarà presieduta da mons. Lafranconi che con i vescovi Brugnaro e Gioia consacrerà don Antonio. Bella e significativa la scelta di chiedere al vescovo Dante di presiedere il rito e di donare lo Spirito: gesto che manifesta chiaramente la successione apostolica, ma anche il desiderio di imboccare, pur nel rinnovamento, una strada già tracciata.

Saranno un centinaio i cantori diretti da don Graziano Ghisolfi: oltre al coro della Cattedrale di Cremona hanno dato la loro disponibilità il coro della Parrocchia della Cattedrale, quello di Castelverde, il S. Pio V di Soncino, il “Il Discanto” e il coro interparrocchiale di S. Severino Marche. All’organo Mascioni il maestro Fausto Caporali, all’organo positivo Giani ci sarà Camillo Fiorentini. Non mancheranno neppure alcuni altri strumenti di supporto: alle trombe Antonio Stabilini e Gigi Ghezzi, ai tromboni Ivo Salvi e Massimo Blini e al corno Matteo Taboni. Sotto la direzione di don Graziano Ghisolfi, sarà proposto un repertorio che privilegia autori cremonesi come Claudio Monteverdi, Antonio Concesa, Federico Caudana, Federico Mantovani, Fausto Caporali e Roberto Grazioli.

Momento centrale sarà dopo l’omelia di mons. Lafranconi con l’interrogazione dell’ordinando circa gli impegni episcopali, il canto delle litanie, l’imposizione delle mani e la preghiera di ordinazione. Seguiranno i riti esplicativi: anzitutto l’unzione con l’olio del sacro crisma a significare la particolare partecipazione del vescovo al sacerdozio di Cristo, poi la consegna del libro dei Vangeli con l’invito ad annunziare la Parola di Dio con grandezza d’animo e dottrina. Mons. Napolioni riceverà quindi l’anello, che mons. Lafranconi gli metterà al dito anulare della mano destra: si tratta dell’anello conciliare che san Giovanni Paolo II donò all’arcivescovo Gioia, che ha voluto a sua volta donarlo a mons. Napolioni, già suo segretario. A seguire l’imposizione della mitra, dono (come la casula) della comunità cristiana di San Severino: delle famiglie della parrocchia e delle monache clarisse. Infine la consegna del bastone pastorale: quello usato da mons. Bruno Frattegiani (già arcivescovo di Camerino – San Severino Marche che ordinò sacerdote mons. Napolioni il 25 giugno 1983) e che il novello Vescovo tante volte da bambino tenne durante il servizio da ministrante.

L’insediamento alla Cattedra, il saluto della Chiesa cremonese con alcuni suoi rappresentanti e l’abbraccio di pace con gli altri vescovi concluderanno questo momento solenne. Con l’offertorio mons. Napolioni assumerà la presidenza dell’assemblea celebrando, per la prima volta, da vescovo e da cremonese l’Eucaristia.

Alla fine della celebrazione mons. Franzini, parroco della Cattedrale, consegnerà a mons. Napolioni il dono della diocesi: un pastorale da usare nelle visite alle parrocchie.

Quando ormai sarà calata la sera, con il Comune illuminato dalle torce, sacerdoti e vescovi usciranno dalla Cattedrale e sulle note degli inni sacri della banda cittadina accompagneranno mons. Napolioni nella sua nuova casa, il palazzo vescovile.

“Servite Domino in laetitia” recita il motto scelto dal nuovo pastore. È l’augurio di tutta la Chiesa cremonese.

Claudio Rasoli

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Il pastorale dono della diocesi al nuovo vescovo

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Il festoso ingresso di mons. Napolioni: «Farò quello che mi dirà il Signore»

In migliaia hanno partecipato all'ordinazione del vescovo Antonio che ha indicato nell'Evangelii Gaudium il suo programma pastorale

Farò quello che mi dirà il Signore”. Un programma per un episcopato che si prospetta segnato dalla gioia di vivere il Vangelo. Gioia sottolineata anche dal motto scelto “Servite Domino in laetitia”. Alle 17 di sabato 30 gennaio mons. Antonio Napolioni è divenuto il nuovo pastore della diocesi di Cremona. È stato consacrato in cattedrale dal predecessore mons. Dante Lafranconi insieme a mons. Francesco Giovanni Brugnaro, arcivescovo di San Severino- Marche e all’emerito mons. Francesco Gioia. Continue reading »

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La preghiera del vescovo Antonio sulla tomba di Gianluca Firetti a Sospiro

La mattina di sabato 30 gennaio, poco ora prima dell'ordinazione episcopale, mons. Napolioni ha voluto rendere omaggio al giovane morto esattamente un anno fa. Presto in libreria un nuovo libro che parla di questo ragazzo straordinario

Nella mattinata di sabato 30 gennaio, ad un anno esatto di distanza dalla scomparsa di Gianluca Firetti, il giovane di Sospiro morto di osteosarcoma lo scorso anno, il nuovo vescovo di Cremona mi chiede di accompagnarlo al cimitero, nella mattinata della sua ordinazione. Gian è da lui conosciuto perché un prete marchigiano, suo ex alunno al Pontificio Seminario Regionale di Ancona glielo ha regalato tempo fa. Lui lo ha letto e meditato e una sera mi fa le sue considerazioni su questa storia di fede e di dolore. Chiama queste esperienze di dolore e di risurrezione “evangelizzazione”. E così, con partenza dal Seminario, verso le 9,30 arriviamo al cimitero di Sospiro. Io sono d’accordo con la famiglia per una preghiera e anche con gli amici di Gian, ma nessuno sa nulla. Il Vescovo chiede di non diffondere la notizia prima.

All’arrivo al cimitero la mia Panda è riconoscibile, ma quando scende il vescovo Antonio che abbraccia i genitori di Gian, il fratello Federico, poi saluta gli amici che si sono raccolti insieme, la commozione è forte. Si sta vivendo, grazie a Gian, un momento di grande comunione, per quello che lui ha lasciato, divenendo segno eloquente di quanto il Signore ha scritto nel suo cuore e nel cuore di tanti che lo hanno incontrato, grazie al suo libro “Spaccato in due. L’alfabeto di Gianluca”.

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Questo libro sta facendo il giro d’Italia, con molta facilità. Viene acquistato, regalato, presentato, offerto, meditato e pregato. Non lo dico per orgoglio. Lo dico con umiltà, proprio perché non avrei mai immaginato la quantità di incontri (104) che sono stati fatti. “Ai giovani devono parlare i testimoni” dice il vescovo Antonio. E Gian si fa sentire. Questo è anche il senso del testo che, sempre per la San Paolo (collana “storie vere” come “Spaccato in due”) sta per essere pubblicato. Il nuovo libro, dal titolo “Gianluca Firetti, santo della porta accanto”,  parla degli ultimi giorni della vita di Gian. Se il primo ha tenuto in vita lui, ed è stato per Gian una gioiosa fatica, questo tiene in vita noi e ci obbliga a non dimenticare la sofferenza del Calvario che si apre a squarci di luce e di risurrezione. Gian è stato un Vangelo gioioso, una porta di misericordia per quelli che lo hanno avviniato. Per questo Gian non è morto disperato, ma affidato. Non se n’è andato sbattendo la porta, ma incamminandosi. Non ha chiuso l’esistenza imprecando per un buio che non si meritava, ma desiderando un incontro con la Luce del mondo, appena contemplata nella gioia del Natale.

Quella di Gian, umanamente, è una storia di dolore. Evangelicamente, una storia di grazia e di bellezza. A soli vent’anni ha dimostrato che si può essere abitati da Dio e dagli uomini. È possibile farsi amare e amare. Per questo ho voluto raccogliere gli ultimi giorni di Gian e quanto, in questo anno, il Signore è andato costruendo in tante comunità pèarrocchiali e civili della diocesi e dell’Italia.

Il vescovo Antonio, al termine della visita a Gian, ha salutato il parroco di Sospiro, don Federico Celini e il sindaco, Paolo Abruzzi con grande semplciità e cordialità.

Il prossimo appuntamento con Gian sarà, sempre a Sospiro sabato 12 marzo alle ore 21 nel teatro comunale dove Federico Benna, con la regia di Danio Belloni, presenterà “Spaccato in due”, come spettacolo teatrale. Un’altra occasione per riflettere e ringraziare, come faceva Gian, per il dono della vita.

don Marco D’Agostino

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«Voi siete preziosi». Il vescovo Antonio in visita a Casa Speranza

Il giorno dopo l'ordinazione episcopale, mons. Napolioni si è recato nella struttura di Caristas Cremonese che ospita malati di AIDS

A poche ore dalla celebrazione di ordinazione, il vescovo Antonio sta già incontrando alcune realtà della diocesi. Come egli stesso ha sottolineato in Cattedrale nel suo primo saluto ai cremonesi al termine dell’ordinazione episcopale, l’attenzione alle realtà più fragili e marginali della società dev’essere per tutti di primaria importanza e modalità concreta. È per questo che nella mattina di domenica 31 gennaio ha voluto cominciare le sue visite sul territorio cremonese proprio dalla Casa della Speranza, nel quartiere di Borgo Loreto, in città. Accolto dagli ospiti, dai volontari e dal personale sanitario ed educativo, si è soffermato con tutti, dedicando ad ognuno un particolare saluto. Continue reading »

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L’omaggio del vescovo Antonio alla Madonna di Caravaggio: «Siamo qui a dissetare la nostra sete di senso»

Prima della celebrazione eucaristica in basilica il presule ha incontrato gli scout di Caravaggio e Fornovo che gli hanno donato un bastone e i loro fazzolettoni

È giunto pellegrino al Santuario di Caravaggio per affidare alla Vergine il suo ministero episcopale, ma anche per dissetarsi a quella fonte di senso del vivere che è la Madre di Dio. Mons. Napolioni, all’indomani dell’ordinazione episcopale, dopo la sosta significativa alla Casa della Speranza, è giunto nel grande complesso mariano poco prima delle ore 12, accolto dal rettore don Antonio Mascaretti, dai sacerdoti cooperatori e da quelli della parrocchia di Caravaggio. Continue reading »

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Anche i cremonesi al Family Day: in 500 a manifestare contro il decreto Cirinnà

Domenica 31 gennaio migliaia di famiglie al Circo Massimo a Roma per mostrare la bellezza e la forza della famiglia naturale

Era presente anche una folta delegazione cremonese al Family Day che si è tenuto a Roma domenica 31 gennaio: circa 500 persone si sono dirette, con pullman e macchine, nella Capitale. Deciso a manifestare contro il ddl Cirinnà, il Comitato cremonese “Difendiamo i nostri figli” è sceso in piazza insieme ad altre associazioni e famiglie italiane, che hanno gremito il Circo Massimo.  Continue reading »

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In Cattedrale la Messa del Vescovo per i defunti: “Cammino che inizia della periferia più estrema che è la morte”

Molti i fedeli accorsi in Duomo lunedì 1° febbraio per incontrare il vescovo Antonio

È un cammino che inizia delle periferie, in particolare la periferia più estrema che è la morte, quello del vescovo Antonio Napolioni che nella mattinata di lunedì 1° febbraio ha presieduto in Cattedrale l’Eucaristia per i defunti. Un’iniziezione di fiducia nella consapevolezza che si può convivere con il dolore, pur senza per questo perdere la propria dignità, visto che il Risorto ha trasforzato la morte nella porta della vita eterna. Continue reading »

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