Category Archives: Dal Territorio

Ad Arzago l’ultimo saluto a don Pierino Macchi

Nella mattinata di lunedì 2 dicembre il vescovo ha presieduto le esequie del parroco emerito di Vidalengo, morto all’età di 92 anni

Ultimo saluto, nella mattinata di lunedì 2 dicembre ad Arzago d’Adda, per don Pierino Macchi, parroco emerito di Vidalengo morto venerdì 29 novembre all’età di 92 anni alla RSA dell’ospedale Caimi di Vailate dove era ospite dall’inizio del 2018. Le esequie sono state celebrate dal vescovo Antonio Napolioni nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo, per l’occasione gremita di fedeli, giunti anche da fuori paese. Ad animare la celebrazione con il canto la corale parrocchiale di Vidalengo. Continue reading »

Luca Maestri
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Alluvione a Salvador de Bahia

Non ci sono state vittime, ma tanti i disagi e i danni

Tutta Salvador de Bahia martedì 26 novembre è stata colpita da una inaspettata alluvione. La pioggia, fin dalla notte intensissima e inaspettata con quella potenza, ha riempito canali e scoli e fin dalle prime ore del mattino la città si è ritrovata allagata. Continue reading »

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Adoratrici, deceduta la missionaria suor Fausta Beretta

La mattina di martedì 26 novembre, al termine di una tormentata malattia, è salita alla Casa del Padre suor Fausta Beretta, 69 anni, religiosa dell’Istituto delle Adoratrici del SS. Sacramento, missionaria, molto nota in diocesi ma non solo.

Nata a Cenate Sopra, in provincia di Bergamo, nel 1950, suor Fausta si trasferì giovanissima con la sua famiglia a San Paolo d’Argon, comune che dieci anni fa gli conferì un pubblico riconoscimento per il suo intenso e faticoso servizio in Africa.

Entrata nel 1970 nelle Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento di Rivolta d’Adda, negli anni della sua formazione ebbe modo di conoscere molte comunità della diocesi cremonese, tra cui Cassano d’Adda, dove la notizia del suo decesso è stata accolta con particolare emozione.

Nel 1982 suor Fausta partì per la sua prima esperienza in terra di missione, giungendo nell’allora Zaire, dove rimase per diciotto faticosi, pericolosi ma fecondi anni.

Tornò in Italia nel 2000 per occuparsi, a Como, dell’aiuto alle ragazze di strada.

Due anni più tardi, su richiesta di un vescovo locale, tornò in Africa, in Camerun,  fondando la missione di Ndoumbi, dove insegnò e si dedicò ai più giovani.

La malattia la costrinse al ritorno in Italia. È spirata serenamente presso a Rivolta, assistita e confortata dalle consorelle, dopo un periodo di sofferenza vissuta nella certezza dell’abbraccio finale con lo sposo.

I funerali nel pomeriggio di giovedì 28 novembre, alle 14.30, presso la chiesa di Casa Madre.

Non verranno certo dimenticati il suo ottimismo, la sua forte fede e la sua contagiosa simpatia. Resta di lei una forte testimonianza di cristianesimo vissuto: «Con l’aiuto e la forza di tanti, è possibile fare grandi cose – era solita dire – la condivisione delle fatiche significa fare meno fatica da soli».

Marco Galbusera
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Sabato sera il coro Paulli in concerto nella chiesa del Maristella

Insieme al coro Bagolino e al coro Alghise Virola di Verolanuova saranno proposti canti e melodie della tradizione natalizia

Sabato 30 novembre, alle 21, presso la chiesa di S. Maria Immacolata nel quartiere Maristella di Cremona, si terrà un concerto promosso dall’Usci (Unione delle società corali italiane) a cui parteciperanno tre cori: insieme al coro Paulli di Cremona si esibiranno il coro Alghise Virola di Verolanuova (Brescia) e il coro Bagolino dell’omonimo paese in provincia di Brescia. Durante la serata saranno eseguiti canti e melodie della tradizione natalizia. Continue reading »

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Sabato 30 novembre torna la “Equocena” a Casalmaggiore. Ospite Vittorio Rinaldi, ex presidente di Altromercato

Serata organizzata presso l'oratorio S. Leonardo da bottega Nonsolonoi Altromercato e circolo Acli casalese

La bottega Nonsolonoi Altromercato di Casalmaggiore, insieme al circolo ACLI, organizza per sabato 30 novembre l’annuale “Equocena”, che si svolgerà a partire dalle ore 19 presso l’Oratorio S. Leonardo in Casalmaggiore.

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Sara Pisani
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Danza inclusiva: “Il Laboratorio” festeggia i 20 anni di attività

Pomeriggio di festa con l'associazione ospitata nei locali della parrocchia di Cristo Re

L’Associazione IL LABORATORIO ASD APS che ha la sua sede presso i locali dell’oratorio di Cristo Re a Cremona celebra sabato 30 novembre con un pomeriggio di festa  i suoi 20 anni di attività per la promozione dell’inclusione e della coesione sociale attraverso la danza.

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Domenica a S. Agostino il maestro Bottini alla tastiera del Tezani-Bossi 1533/1853

Il concerto alle 16.30 nell'ambito degli eventi inaugurali promossi in occasione del restauro dell'organo

Domenica prossima 1° dicembre, alle 16.30 nella chiesa parrocchiale di S. Agostino in Cremona, terzo e ultimo appuntamento degli eventi inaugurali del restaurato organo “Tezani/Bossi” 1533/1853 (ulteriori informazioni su www.organosantagostinocremona.it). Tocca all’organista cremonese Paolo Bottini (che da Pasqua 2014 svolge servizio liturgico festivo in qualità di organista in S. Agostino) presentare una silloge di composizioni di autori cremonesi (o legati a Cremona per la loro attività musicale) che sono parte di un nuovo cd interamente registrato al prestigioso strumento restaurato dalla ditta “Pietro Corna” di Leffe (Bg). Continue reading »

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“Ti amo da morire”: lo spettacolo teatrale contro la violenza sulle donne all’oratorio di Pandino e a Castelverde

Lo spettacolo realizzato dalla Compagnia dei piccoli in scena venerdì 29 novembre alle ore 10 ed alle ore 21 presso l’oratorio di Pandino e sabato 30 novembre alle ore 21.15 presso il teatro comunale di Castelverde.

“Ti amo da morire” è una promessa, un giuramento, una minaccia che diviene, provocatoriamente, il titolo dello spettacolo realizzato dalla Compagnia dei Piccoli, di e con Alessia Bianchi, Mattia Cabrini e Daniele Carrara, per celebrare e ricordare la giornata mondiale contro la violenza sulle donne (lo scorso 25 novembre).

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Andrea Bergonzi
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A Casalbuttano tre “santi giovani” accompagnano nel cammino di Avvento

Tre serate-testimonianza per conoscere le figure di Carlo Acutis, Chiara Badano e Giulia Gabrieli. Primo appuntamento il 26 novembre

Tre testimoni speciali accompagneranno la riflessione di Avvento dell’erigenda Unità Pastorale di Casalbuttano, San Vito, Paderno Ponchielli, Polengo, Ossolaro, Corte de’Cortesi, Cignone e Bordolano, che propone alle comunità un percorso di tre incontri dedicate alle figure di “santi giovani” del nostro tempo.

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Il Papa e le vittime del triplice disastro: l’indifferenza si vince con la compassione

A Tokyo, nel suo terzo giorno in Giappone, Papa Francesco incontra le vittime del terremoto, lo tsunami e l’incidente nucleare dell’11 marzo 2011, chiede di non dimenticare i 50mila ancora senza casa e di ripensare l’uso dell’energia nucleare, scegliendo “uno stile di vita umile e austero”

Per ricordare un disastro che è stato ribattezzato “triplice”, terremoto, tsunami e incidente nucleare, e le oltre 18mila persone che l’11 marzo 2011 e nei giorni e negli anni successivi hanno perso la vita, la prima parola di Papa Francesco è pregare in silenzio. “Una preghiera che ci unisca e ci dia il coraggio di guardare avanti con speranza”. E il silenzio scende nell’auditorium del Bellesalle Hanzomon, il centro convegni di Tokyo, dove il Papa incontra, nel suo penultimo giorno in Giappone, più di 800 vittime di quel disastro che ha cambiato la storia del Paese.

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Alle 14.46 una scossa in fondo al mare di magnitudo 9

Nel silenzio la mente torna alle 14.46 di quel giorno terribile, quando una scossa di magnitudo 9, al largo delle coste nord-orientali del Giappone, nella regione di Tohoku, a 30 chilometri di profondità, fa tremare la terra e provoca uno tsunami con onde più alte di 10 metri (fino a 40 nella città di Miyako, nella prefettura di Iwate). Le onde distruggono anche i generatori di emergenza della centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi, provocando tre esplosioni nucleari e un incidente di livello 7 (il più alto) nella scala internazionale. Gli sfollati furono 470 mila sfollati, e 50 mila sono ancora oggi in senza sistemazione definitiva.

Toshiro: ritrovata la speranza vedendo chi ci aiuta

Francesco sul podio saluta 10 vittime e poi ascolta tre testimonianze. Toshiro Kato è direttrice di un asilo cattolico proprio a Miyako, la città colpita dalle onde record. Una bambina del suo asilo è morta mentre tornava a casa, la sua casa è stata spazzata via dallo tsunami, come la diga costruita intorno alla città come barriera per fermare le onde. Ho capito, spiega “che gli esseri umani non possono vincere la natura e che la sua potenza e saggezza ci è necessaria”. Tra le macerie della sua casa ha ringraziato per il dono della vita e oggi può dire che “attraverso questo terremoto, ho ricevuto di più di quanto ho perso”, perché ha ritrovato la speranza “nel vedere che le persone si uniscono per aiutarsi a vicenda”. Ma ancora molto c’è da fare, perché ”se non fai nulla, il risultato è zero, ma se fai un passo, avanzerai un passo”.

Matsuki: Il Paese ha smesso di preoccuparsi per gli sfollati

Toccante è anche la testimonianza di Matsuki Kamoshita, che al momento del disastro nucleare di Fukushima aveva 8 anni, e viveva a Inaki. Racconta la sua fuga verso Tokyo con la madre e il fratellino di tre anni, che piangeva nascosto sotto le lenzuola, mentre il padre, insegnante, tornava coraggiosamente a Fukushima per proteggere i suoi studenti. Parla del bullismo di cui è stato vittima perché sfollato e denuncia che “il Paese ha rinunciato a preoccuparsi degli sfollati”, anche se i materiali radioattivi, dopo otto anni “stanno ancora emettendo radiazioni”. “Gli adulti – dice – hanno la responsabilità di spiegare, senza nascondere nulla, le conseguenze dell’esposizione alla radiazioni e i futuri possibili danni”. “Non voglio  – è la sua drammatica richiesta – che muoiano prima di noi, avendo mentito o non ammettendo la verità”. Per favore, è il suo appello al Papa, “preghi affinché coloro che hanno il potere trovino il coraggio di seguire un’altra strada”. E preghi con noi “affinché in tutto il mondo si lavori per eliminare dal nostro futuro la minaccia dell’esposizione alle radiazioni”.

Guarda il video integrale dell’incontro

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La preghiera silenziosa per le 18 mila vittime

Il Pontefice abbraccia Matsuki a lungo, in un momento di intensa commozione, e quando prende la parola, ringrazia lui, Toshiro e il sacerdote buddista Tokuun, “per aver espresso con le vostre parole e con la vostra presenza la tristezza e il dolore sofferti da tante persone, ma anche la speranza aperta ad un futuro migliore”. E risponde al suo invito di unirsi alle vittime in preghiera.

Facciamo un momento di silenzio e lasciamo che la nostra prima parola sia pregare per le oltre diciottomila persone che hanno perso la vita, per le loro famiglie e per coloro che sono ancora dispersi. Una preghiera che ci unisca e ci dia il coraggio di guardare avanti con speranza.

Un sostegno che, otto anni dopo, va prolungato

Dopo il silenzio, Papa Francesco ringrazia le amministrazioni locali e tutti coloro che si prodigano nella ricostruzione e per alleviare la situazione delle oltre 50mila persone evacuate che sono ancora senza una vera casa. Si dice grato per chi, con prontezza, si è mobilitato per soccorrere “le popolazioni colpite con la preghiera e l’assistenza materiale e finanziaria”, ma chiede che l’azione sia prolungata e sostenuta, perché “alcuni di coloro che vivevano nelle aree colpite ora si sentono dimenticati e non pochi devono affrontare continui problemi: terreni e foreste contaminati e gli effetti a lungo termine delle radiazioni”.

Nessuno si ricostruisce da solo, servono mani amiche

Il Papa si appella così “alle persone di buona volontà perché le vittime di queste tragedie continuino a ricevere l’aiuto di cui hanno tanto bisogno”. La ricostruzione, spiega, “richiede di sperimentare la solidarietà e il sostegno di una comunità”, perché “nessuno si ‘ricostruisce’ da solo; nessuno può ricominciare da solo”. È essenziale “trovare una mano amica, una mano fraterna”.

Otto anni dopo il triplice disastro, il Giappone ha dimostrato come un popolo può unirsi in solidarietà, pazienza, perseveranza e resistenza. La strada per un pieno recupero può essere ancora lunga, ma è sempre possibile se può contare sull’anima di questa gente capace di mobilitarsi per soccorrersi e aiutarsi a vicenda.

Siamo una famiglia, se uno soffre, tutti soffriamo

L’ invito di Francesco a tutti i giapponesi è “ad andare avanti ogni giorno, a poco a poco, per costruire il futuro basato sulla solidarietà e l’impegno reciproco, per voi, i vostri figli e nipoti, e per le generazioni a venire”. Il Pontefice ricorda quanto gli ha chiesto il secondo testimone, il sacerdore buddista Tokuun Tanaka: come rispondere ad altri importanti problemi che ci riguardano ovvero guerre, rifugiati, alimentazione, disparità economiche e sfide ambientali. “È un grave errore” sottolinea, pensare che possano essere affrontati “in maniera isolata senza considerarli come parte di una rete più ampia”, perché tutto è interconnesso. Il primo passo, chiarisce Papa Francesco, “oltre a prendere decisioni coraggiose e importanti” “sulle future fonti di energia”, è lavorare e camminare “verso una cultura capace di combattere l’indifferenza”.

“ Uno dei mali che più ci colpiscono sta nella cultura dell’indifferenza. Urge mobilitarsi per aiutare a prendere coscienza che se un membro della nostra famiglia soffre, tutti soffriamo con lui; perché non si raggiunge una interconnessione se non si coltiva la saggezza dell’appartenenza, l’unica capace di assumere i problemi e le soluzioni in modo globale. Apparteniamo gli uni agli altri. ”

I vescovi del Giappone “chiedono l’abolizione del nucleare”

Il Papa si sofferma quindi a ricordare l’incidente nucleare di Daiichi a Fukushima “e le sue conseguenze”, e sottolinea che oltre  “alle preoccupazioni scientifiche o mediche, c’è anche il lavoro immenso per ripristinare il tessuto della società”. Vanno ristabiliti i legami sociali e va condivisa la preoccupazione dei “fratelli vescovi del Giappone” “per il prolungarsi dell’uso dell’energia nucleare, per cui hanno chiesto l’abolizione delle centrali nucleari”. Perché ricorda Francesco, il progresso tecnologico non può essere “la misura del progresso umano”. Va quindi ridiscusso, come il Pontefice ha già chiesto nell’enciclica “Laudato sì” il “paradigma tecnocratico”, ed è importante “fare una pausa e riflettere su chi siamo e, forse in modo più critico, su chi vogliamo essere”. Domandarci: “che tipo di mondo, che tipo di eredità vogliamo lasciare a coloro che verranno dopo di noi?”.

La nostra responsabilità verso le generazioni future

Con la “saggezza e l’esperienza degli anziani, insieme all’impegno e all’entusiasmo dei giovani”, è necessario allora per Papa Francesco “plasmare una visione diversa”, “che aiuti a guardare con grande rispetto il dono della vita e la solidarietà con i nostri fratelli e sorelle nell’unica, multietnica e multiculturale famiglia umana”.

Quando pensiamo al futuro della nostra casa comune, dobbiamo renderci conto che non possiamo prendere decisioni puramente egoistiche e che abbiamo una grande responsabilità verso le generazioni future. In tal senso, ci è chiesto di scegliere uno stile di vita umile e austero che risponda alle urgenze che siamo chiamati ad affrontare.

La compassione è la strada per trovare speranza nel futuro

Il Papa conclude ricordando che, nel lavoro “di recupero e ricostruzione dopo il triplice disastro, molte mani devono stringersi e molti cuori devono unirsi come se fossero una cosa sola”. Così “quanti hanno sofferto riceveranno sostegno e sapranno di non essere stati dimenticati”, e sapranno che molte persone, “condividono il loro dolore e continueranno a tendere una mano fraterna per aiutare”. Possa, è l’augurio finale di Francesco la compassione di chi ha cercato di alleggerire il peso delle vittime “essere la strada che permetta a tutti di trovare speranza, stabilità e sicurezza per il futuro”.

VaticanNews
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