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Carla Bellani primo presidente donna delle Acli cremonesi. «Recepito l’invito a interpretare e vivere la crisi attuale senza rassegnazione ma percorrendo con coraggio i sentieri del cambiamento»

Il testo integrale della mozione finale che recepisce la relazione del Congresso. Faro per l'azione futura l'enciclica di papa Francesco "Laudato si'"

Carla Bellani è stata eletta nuovo presidente della Acli cremonesi, si tratta della prima donna a ricoprire questo importante incarico. Succede a Bruno Tagliati che proseguirà il suo impegno per il bene comune con una nuova esperienza amministrativa nel suo comune di Pizzighettone. La nomina di Bellani è stata ufficializzata durante il primo consiglio provinciale delle Acli, riunito nella nuova sede di via Card. Massaia, nella mattinata di sabato 12 marzo. Continue reading »

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Ottanta bambini della scuola “Sacra Famiglia” pellegrini a Caravaggio

Giovedì 17 marzo la visita alla chiesa giubilare a conclusione dell'itinerario quaresimale dedicato ai Santi della gioia

Per chiudere il percorso verso la Santa Pasqua, giovedì 17 marzo, le insegnanti della scuola dell’infanzia “Sacra Famiglia” di Cremona hanno accompagnato 80 bambini al Santuario di Santa Maria del Fonte presso Caravaggio una delle quattro chiese giubilari della diocesi in cui è possibile lucrare l’indulgenza plenaria dell’Anno Santo.

«In questa Quaresima i piccoli alunni hanno conosciuto i santi della gioia e dell’allegria, San Filippo Neri e San Giovanni Bosco e hanno approfondito la loro devozione a Maria, la mamma di Gesù. «Anche noi – spiegano le insengnati – abbiamo scelto di affidare le nostre vite alla Madonna. Siamo partiti dalla stazione dei treni di Cremona e, arrivati a Caravaggio, abbiamo seguito la croce cantando e pregando. Siamo passati per il luogo dove è sgorgato la fonte, dove abbiamo riempito le nostre borracce; siamo andati a consacrare i nostri cuori davanti al Sacro Speco, recitando la preghiera di Padre Grandmaison che quest’anno i bimbi hanno imparato e che apre ogni mattina le nostre giornate a scuola. Infine in Cancelleria sono state timbrate le nostre coccarde da pellegrini».

Durante il pranzo anche il Vescovo, che si trovava in santuario per incontrare i sacerdoti della zona pastorale prima, è andato a salutare bimbi e insegnanti.

«È stata una giornata speciale: portiamo nel cuore la gioia e l’allegria di chi vuole bene a Gesù» concludono soddisfatte le maestre.

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Nel fine settimana il vescovo Antonio torna nella sua diocesi di origine per celebrare Sant’Ansovino

Sabato 12 presiederà un'Eucaristia a San Severino Marche, mentre il giorno successivo sarà in Cattedrale a Camerino per la processione cittadina e il solenne Pontificale

Nel prossimo fine settimana il vescovo Antonio tornerà nella sua diocesi di Camerino-San Severino Marche per condividere con i suoi conterranei la  gioia della sua ordinazione episcopale. In terra marchigiana mons. Napolioni è molto conosciuto e apprezzato, basti pensare che il 30 gennaio scorso, circa 500 persone sono giunte dalla sua terra per partecipare alla sua consacrazione nella Cattedrale di Cremona. Molto semplice il programma: sabato 12 il presule celebrerà, alle ore 18, la Messa festiva nella concattedrale di Sant’Agostino a San Severino Marche, seguirà quindi un momento di festa all’oratorio interparrocchiale “don Orione”, proprio nella comunità in cui è stato pastore per cinque anni.

Domenica 13, solennità di Sant’Ansovino, patrono della città di Camerino, il vescovo Antonio alle 17.30 presiederà una processione per la vie della città che si concluderà con il passaggio della Porta Santa della Cattedrale. Qui, alle 18, celebrerà il solenne pontificale insieme all’arcivescovo Francesco Brugnaro e a tutto il clero. La messa sarà animata dalla cappella musicale del Duomo. Seguirà quindi un momento di festa nelle sale della Canonica.

L’Appennino Camerte, settimanale della diocesi di Camerino-San Severino Marche, nel numero in edicola venerdì 11 dedica un’intera pagina al ritorno di mons. Napolioni con un lungo articolo di mons. Francesco Gregori, Parroco della Cattedrale, che tratteggia la biografia del presule da quando ha lasciato gli studi di giurisprudenza per entrare nel Pontificio Seminario Regionale di Fano fino alla sua ordinazione episcopale. Nelle parole del sacerdote traspare la grande stima per don Antonio: «Il 16 novembre 2015 – scrive mons. Gregori – siamo stati convocati da mons. Arcivescovo alle ore 12 nell’episcopio. Tutti eravamo consapevoli della nomina a vescovo di don Antonio, ma non si conosceva la sede; tutte le sedi marchigiane erano coperte; con stupore si è appresa la nomina a Cremona, credo che a nessun marchigiano sia stata fatto questo onore. Mons. Napolioni ha appreso con grande stupore questa designazione, ma nello stesso tempo si delineava per lui, con molta serenità, una missione nuova, per la quale noi diciamo che egli ha doti umane e spirituali adeguate».

Sempre nella pagina del settimanale, la diocesi esprime gli auguri più sinceri a mons. Antonio: «Benvenuto Eccellenza. Siamo sicuri che seguiranno altre visite, compatibilmente con i suoi gravosi impegni pastorali. Siamo consapevoli, come egli ha espresso nella piazza di Cremona, che l’episcopato ha cambiato profondamente la sua vita, rendendola più conforme a Cristo ed idonea ad esercitare i tre compiti del vescovo: annunciare la Parola di Dio, celebrare i sacramenti della salvezza, dirigere la comunità cristiana. L’accogliamo nella festa di Sant’Ansovino, il nostro vescovo santo, che preghiamo per la sua e la nostra comunità diocesana».

CHI È SANT’ANSOVINO

Carlo_Crivelli_-_St_Jerome_and_St_Augustine_(detail)_-_WGA5794Ludovico II, re d’Italia, associato all’impero dal padre Lotario I, volle Ansovino a Pavia come suo consigliere e confessore. Alla morte del vescovo di Camerino, Fratello, i concittadini lo elessero suo successore, ma Ansovino accettò solo quando Ludovico, rassegnato a perderlo, lo ebbe prosciolto dall’obbligo di servire in armi l’impero. Consacrato a Roma da Leone IV, vi ritornò per il Concilio Romano indetto da Niccolò I nell’861, e si firmò Ansuinus Camerinensis.
Il suo ministero si distinse per la generosità verso i poveri e per l’impegno posto nella pacificazione delle fazioni. Morì il 13 marzo nel diciottesimo anno del suo episcopato. In quel giorno lo ricordano i martirologi, tra cui quello dei Canonici Regolari Lateranensi. Un sarcofago monumentale eretto verso il 1390 nella Metropolitana di Camerino, conserva il suo corpo.
Anticamente la festa era celebrata con luminarie a cui partecipavano i sindaci di oltre ottanta castelli dello stato di Camerino. Al suo nome e a quello di s. Venanzio fu dedicata nel 1674 dalla comunità camerinense di Roma la chiesa di S. Giovanni in Mercatello (poi di S. Maria di Loreto ai piedi del Campidoglio, demolita nel 1999. Oltre a due chiese rurali in diocesi di Camerino i torricella e Avacelli), portano il nome di Ansovino la parrocchiale di Casenove (Foligno), quella giá dei Minori Osservanti di Bevagna ed un’altra, ora scomparsa, presso Monsammartino.

Dettaglio del Polittico di Carlo Crivelli
con i santi Ansovino e Girolamo
(Cattedrale di Camerino)

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Tre anni fa l’elezione di papa Bergoglio. Mons. Franzini: «Una vera sorpresa di Dio»

Francesco ha da subito colpito il cuore delle persone, attirando le simpatie del popolo cristiano e, dopo tre anni lo possiamo dire, del mondo intero.

Con la elezione del cardinal Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, a Vescovo di Roma, la Chiesa – dopo il trauma delle dimissioni di Papa Benedetto XVI – ha avuto, il 13 marzo di tre anni fa,  un nuovo successore dell’apostolo Pietro, che ha il compito di “confermare nella fede i propri fratelli” secondo la parola di Gesù nel Vangelo di Luca. E fin dai primi passi di Papa Francesco abbiamo ancora una volta toccato con mano che la Chiesa non è nostra, ma è del Signore, come ripetutamente aveva dichiarato Papa Benedetto dopo l’annuncio della sua rinuncia.

Papa Francesco ha da subito colpito il cuore delle persone, attirando le simpatie del popolo cristiano e, dopo tre anni lo possiamo dire, del mondo intero.

Anzitutto per la semplicità del suo porsi. A cominciare dal nome: una scelta che ha sorpreso tutti. Il card. Bergoglio è un gesuita che da sempre vive da francescano. E il suo stile, fin dai primi passi, è apparso uno stile che sprigiona essenzialità e semplicità da tutti i pori. Ricordiamo quel “fratelli e sorelle, buona sera”, con cui il nuovo Papa ha salutato la folla in piazza San Pietro subito dopo la sua elezione. Così come ricordiamo, fra i tanti suoi gesti, quello di raccogliere una borsetta, caduta a una signora in piazza San Pietro. E quel suo stare a pieno suo agio in mezzo alla gente, come quel mattino del 17 marzo di tre anni fa, quando, dopo la messa in S. Anna in Vaticano, è uscito dalla Chiesa per salutare i fedeli, come un semplice parroco. E quel suo pregare  su un banco della cappella a Santa Marta, evitando poltrone primaziali che in qualche modo lo separano dal popolo di Dio. E quel suo citare l’antica sapienza della nonna: mai, credo, un Papa ha fatto ricorso agli insegnamenti della propria nonna, e questo dà la misura del suo essere immerso in una tradizione sapienziale che fa bene a tutti noi, ammalati come siamo di progressismo di bassa lega e di intellettualismo raffinato e salottiero, che ci rendono vergognosi, anziché fieri, delle nostre radici cristiane. Non c’è nulla di studiato in questi suoi gesti. E non c’è nulla di demagogico o di populistico. C’è solo l’autenticità di un uomo, di un cristiano  e di un pastore che, diventando Papa, non vuole allontanarsi da quella vita che viveva come gesuita e Vescovo a Buenos Aires.

La semplicità del suo porsi rivela una profondità di vita spirituale e di attrezzatura intellettuale non comune, come appare nei suoi documenti ufficiali, nelle sue interviste e nelle sue omelie mattutine a Santa Marta. I contenuti della sua predicazione e i gesti che l’accompagnano sono radicati nel ricco patrimonio della tradizione cristiana; e dunque non blandiscono e non bordeggiano la mentalità corrente, anzi spesso sono in netta controtendenza con il pensiero contemporaneo. Come quando denuncia nei suoi discorsi il pericolo della mondanità, o quando mette in guardia dall’idolatria o dalla dittatura del pensiero unico, o quando non ha timore di denunciare la presenza del diavolo nella nostra vita,  o quando denuncia le colonizzazioni ideologiche…

Papa Francesco vuole una Chiesa tra la gente e per la gente. Sono frequenti i suoi ammonimenti ai pastori della Chiesa – Vescovi e preti – perché “abbiano l’odore delle pecore” e vivano con semplicità e con passione la loro missione pienamente inseriti nel “santo popolo di Dio”, come ama dire. Cosi come torna frequentemente nei suoi discorsi l’immagine della Chiesa come “ospedale da campo”, una Chiesa “in uscita verso le periferie esistenziali”, evitando arroccamenti e privilegi che ne snaturano l’identità.

Il suo continuo richiamo alla misericordia di Dio – fino ad indurlo  ad aprire una Anno santo – probabilmente rimane e rimarrà l’asse portante del suo servizio petrino nella catena dei successori di Pietro. Papa Bergoglio è convinto che il mondo odierno ha soprattutto bisogno non di  discorsi complicati, o di sottigliezze accademiche o di linguaggi paludati, ma di scoprire o riscoprire il cuore del Vangelo, che è l’annuncio dell’amore di Dio per ogni peccatore,

Papa Francesco ci sta abituando  ad una fede “feriale”, da vivere nella quotidianità: perché la fede cristiana o cambia la vita ordinaria, o non è fede cristiana. E questa ordinarietà non è sciatteria o compromesso al ribasso, bensì discende direttamente da quel Dio che, incarnandosi, si è abbassato fino a noi, entrando nella stoffa quotidiana di cui è fatta la vita di ogni persona, di ogni famiglia, di ogni comunità.

Papa Francesco è una sorpresa di Dio. Ma è una sorpresa che ci fa scoprire che la vita di ciascuno di noi, la vita di ogni persona può essere una sorpresa di Dio.

Mons. Alberto Franzini

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In tanti alla Via Crucis dei giovani della zona settima a San Marino

Sono stati i ragazzi ad animare le diverse stazioni indossando i costumi dell’epoca, rendendo così ancora più suggestivo questo momento di intensa riflessione sulla passione e morte di Gesù

Nella serata di venerdì 11 marzo, a San Marino, si è tenuta la Via Crucis dei giovani della zona pastorale VII. La celebrazione, presieduta da don Alessandro Bertoni, sacerdote novello e vicario di Piadena, è iniziata sul sagrato della chiesa parrocchiale e si è poi snodata per le vie del paese.

Tanta la gente che ha partecipato: bambini, ragazzi, giovani e adulti si sono incamminati per le strade e hanno sostato nelle varie stazioni a meditare sulla passione del Signore.

Sono stati i ragazzi ad animare le diverse stazioni indossando i costumi dell’epoca, rendendo così  ancora più suggestivo questo momento di intensa riflessione sulla passione e morte di Gesù.

Le meditazioni, preparate dai membri della commissione zonale di pastorale giovanile, si sono focalizzate sul tema “Pellegrini e mendicanti di misericordia”.

La Via Crucis si è conclusa in chiesa parrocchiale, con la recita di questa preghiera:

Signore Gesù,
abbiamo camminato con Te
passo dopo passo
lungo la Via della Croce,
lunga la Via della tua grande misericordia,
fino al tuo ultimo respiro.
Ora il tuo Corpo riposa
e noi vogliamo indugiare accanto al tuo
sepolcro, saldi nella speranza
che, con un impeto irrefrenabile,
la Vita risorgerà,
esploderà la luce nuova,
incomincerà l’ottavo giorno,
il giorno della vita risorta,
perché più forte della morte
è l’Amore.
Amen

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Auguri al vescovo Dante che festeggia il 76° compleannno

Mons. Lafranconi è nato a Mandello del Lario (provincia di Lecco, ma diocesi di Como) il 10 marzo 1940

Mercoledì 10 marzo il vescovo emerito, mons. Dante Lafranconi, compie 76 anni: il presule è nato, infatti, a Mandello del Lario (provincia di Lecco, ma diocesi di Como) nel 1940 da Albino e Giulia Bassini. Il presule ha anche tre fratelli: Giancarlo, Ermes e June, quest’ultima lo ha seguito sia a Savona sia a Cremona. Dopo aver compiuto gli studi ginnasiali e teologici nel seminario diocesano, è stato ordinato sacerdote il 28 giugno 1964. Per completare il percorso teologico è stato inviato a Roma, dove ha conseguito la licenza in Storia ecclesiastica presso la Pontificia Università Gregoriana e il diploma di Teologia morale presso la Pontificia Accademia Alfonsiana. Il 7 dicembre 1991 è stato eletto vescovo di Savona-Noli, mentre il 25 gennaio 1992 è stato ordinato vescovo nella Cattedrale di Como. L’8 settembre 2001 Giovanni Paolo II l’ha destinato alla Chiesa di Cremona nella quale ha fatto il suo ingresso il 4 novembre dello stesso anno. Il 16 novembre 2015 il Papa lo ha nominato amministratore apostolico della diocesi di Cremona fino al 30 gennaio scorso, giorno in cui ha ordinato vescovo il suo successore, mons. Antonio Napolioni. Al Vescovo emerito, che ha deciso di rimanere ad abitare a Cremona e che continua a prestare il suo servizio episcopale in stretta collaborazione con il vescovo Antonio, gli auguri più fervidi di tutta la Chiesa che è in Cremona con l’assicurazione di un costante ricordo nella preghiera.

Biografia completa di mons. Lafranconi

Riepilogo della Messa di ringraziamento a conclusione del ministero episcopale (23 gennaio 2016)
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Otto marzo: serve proprio raggiungere la parità con il «sesso forte»?

La provocazione di Nicoletta D'Oria Colonna, operatrice di Caritas cremonese e referente del progetto «Pronto Intervento Donna»

È una grande responsabilità parlare oggi del senso dell’otto marzo. Perché significa parlare del senso dei diritti delle donne, per le donne. Nel senso che vorrei capire che cosa intendiamo noi donne per “diritti”. Abbiamo lottato per il voto, ma a votare ci andiamo poco, abbiamo voluto il divorzio, ma a sposarci ci andiamo meno, vogliamo leggi per la maternità ma i figli non li facciamo, abbiamo voluto la libertà di disporre del nostro corpo ma poi ci offendiamo perché ci considerano oggetti …

Care donne come me, è questa la nostra libertà? E a che punto siamo con la parità? È aumentato il numero delle donne lavoratrici, ma a parità di titoli guadagniamo il 30% in meno degli uomini, siamo ancora alquanto escluse sia dai vertici della vita economica che politica. Anche nel delicato tema della procreazione è entrato il commercio, un commercio “della riproduzione umana” che mette in circolo somme da capogiro e incrementa le disuguaglianze tra pari e lascia scorgere il dolore dei figli di madri mercenarie. Quindi forse ci stiamo sbagliando. Forse ci siamo lasciate ingannare. Perché la verità è che forse non abbiamo bisogno di raggiungere la parità con il “sesso forte”, non ci interessa, non ci serve. Per noi non è la strada giusta, dobbiamo cambiare senso di marcia. Abbiamo bisogno di vederci riconosciuti diritti nostri.

Mi piace rileggerlo così questo otto marzo. Come la presa di coscienza delle donne della necessità di ottenere diritti propri e propri riconoscimenti, in nome dell’unicità di ciascuno di noi e dell’originalità e della specificità proprie della donna. L’uomo e la donna hanno pari dignità di fronte a Dio ma sono profondamente diversi. Già ventotto anni fa Giovanni Paolo II nella “Mulieris Dignitatem” affermava che “esiste il fondato timore che su questa via la donna non si realizzerà, ma potrebbe invece deformare e perdere ciò che costituisce la sua essenziale ricchezza”. Non bisogna, per esempio, correre il rischio di ridurre la maternità ad un ruolo sociale che di fatto mette in disparte la donna con le sue potenzialità, non lascia spazio al “genio femminile”, non la valorizza. Ma non bisogna nemmeno promuovere una specie di emancipazione che, per occupare gli spazi sottratti agli uomini abbandona ciò che è la caratteristica femminile con i suoi tratti unici e preziosi.

Perché non ci riprendiamo il privilegio di essere donne, destinate ad accogliere la vita non solo procreando ma prendendoci cura del genere umano e del creato in tutte le modalità che la fantasia ci saprà suggerire? Dice Erri de Luca che “in nome del padre inaugura il segno della croce. In nome della madre si inaugura la vita” e in effetti con la maternità Dio ha affidato l’uomo, il mondo, il genere umano, alle donne. La donna, cui Dio ha affidato il prezioso compito della cura, si renda promotrice e responsabile di un amore asimmetrico perché incondizionato e unilaterale. L’uomo non può esistere “solo” ma soltanto in relazione a qualcun altro. Realizziamoci dunque, donandoci, accogliendo, incontrando.

Apriamoci al mondo con responsabilità, e amando, cerchiamo di capire veramente di cosa abbiamo bisogno, quale senso vogliamo dare alla nostra esistenza, alle nostre richieste. E che gli uomini vadano pure a comprarci le mimose. Le faremo fiorire.

Nicoletta D’Oria Colonna
Operatrice Caritas cremonese
e referente del progetto “Pronto Intervento Donna”

 

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A San Marino la Via Crucis dei giovani della zona pastorale VII

Venerdì 11 marzo, alle ore 21, si terrà la tradizionale preghiera quaresimale dal titolo: "Pellegrini e medicanti di misericordia"

Venerdì 11 marzo, alle ore 21, a San Marino, si terrà l’ormai tradizionale Via Crucis dei giovani della zona pastorale settima. La celebrazione, presieduta da don Alessandro Bertoni, sacerdote novello e vicario di Piadena, inizierà sul sagrato della chiesa parrocchiale (nella foto) e poi si snoderà in diversi punti del paese che per alcuni minuti sarà trasformato in una piccola Gerusalemme. I ragazzi, infatti, che animeranno le diverse stazioni – non quelle della tradizione, ma quelle “bibliche – indosseranno i costumi dell’epoca rendendo ancora più suggestivo questo momento di intensa riflessione sulla passione e morte di Gesù. Le meditazioni, preparate dai membri della commissione zonale di pastorale giovanile, verteranno sul tema “Pellegrini e mendicanti di misericordia”. La Via Crucis si concluderà poi in chiesa parrocchiale.

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Il Vescovo scrive ai sacerdoti: «In ogni zona una veglia di preghiera in preparazione alla Pentecoste»

Durante questo momento di preghiera il vescovo ha chiesto di invocare dallo Spirito Santo il dono del discernimento per le scelte future riguardo la diocesi

In questi giorni stanno giungendo in Vescovado le lettere dei sacerdoti contenenti i suggerimenti per i prossimi anni: sia in termini di priorità pastorali sia di segnalazione di nomi di presbiteri da coinvolgere negli incarichi più importanti e delicati. Un aiuto per il discernimento chiesto dallo stesso vescovo Antonio in una lettera consegnata a tutti i presbiteri al termine della Messa Crismale dello scorso Giovedì Santo. Continue reading »

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Concluso il congresso provinciale delle Acli, Carla Bellani è risultata la più votata

Nel suo intervento mons. Napolioni, vescovo di Cremona ha invitato ad essere cristiani «non costretti nei recinti della Chiesa»

Nulla si è rivelato scontato: non gli interventi, non i presenti, neppure l’andamento dei lavori del XXIX Congresso provinciale delle Acli, svoltosi sabato scorso presso l’auditorium Enaip di Cremona. «Niente paura-Con le Acli attraversiamo il cambiamento» è stato il titolo, pensato richiamando quanto contenuto nella «Carta della Terra»: «La situazione attuale – si legge – non è una tragedia annunciata, ma una sfida». Una sfida, da accogliere.

Le parole del Vescovo Napolioni
Sentite ed efficaci, durante la preghiera iniziale, le parole del Vescovo Antonio, che ha ricordato come la Parola di Dio «si sia fatta carne, si sia fatta storia. Questo è il metodo di Dio: non chiacchiera, piuttosto sta zitto ed il suo silenzio prepara una nuova fecondità». Mons. Napolioni ha poi ricordato alle Acli come la priorità non sia quella dei numeri: «Abbiamo il vizio di contarci in base all’audience, ma Gesù non è venuto per l’audience; Egli è venuto per essere ascoltato, non per essere contato». Ed ancora: «Il primo grande dinamismo che il Signore ci insegna – ha proseguito – è quello di rimanere in Lui, amati e custoditi». Da qui l’indicazione, chiara, ad «essere cristiani», ma non «costretti nei recinti della Chiesa», bensì «aperti a tutti, anche a chi cristiano non sia». Il che, calato nella realtà più specificamente aclista, significa essere «nel bar, ma non da bar», perché «non siamo dei monaci, dobbiamo vivere i luoghi». Giocando con le parole, il Vescovo ha proseguito evidenziando come «Dabar», in ebraico, voglia dire «Parola di Dio» ovvero, per noi, la «Parola, che rende sacra la vita, il lavoro», lo spazio fisico ove si viva, insomma. Da qui l’invito ad evitare la «tentazione della distinzione, dell’élite», tentazione «terribile», cui ha opposto i due verbi, pronunciati da papa Francesco negli incontri avuti come Vescovo di Cremona: «Uscite» nella prima occasione e «muovetevi» nella seconda.

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L’intervento del presidente provinciale
Ha quindi coordinato i lavori il presidente regionale delle Acli, Luigi Gaffurini, che ha passato la parola al presidente provinciale, Bruno Alessio Tagliati: «Il mondo assomiglia ad una grande fabbrica della paura – ha esordito – Viviamo in un mondo malato, con ferite profonde e trascurate nel tempo». Considerazioni, da cui ha fatto discendere una prima considerazione di programma: «Oggi le Acli cremonesi intendono assumere l’approccio ecologico-sociale dell’enciclica Laudato si’, che chiede di lasciarsi interpellare dal “grido che sale dalla terra e dai poveri”». Oltre a ciò, «riconosciamo prioritari i campi di impegno che papa Francesco ha indicato ai movimenti popolari durante il suo incontro in Bolivia lo scorso luglio: il lavoro, la casa, la salute – nostra e dell’ambiente in cui viviamo -». Da qui un secco no a politiche di austerità, no al disgregarsi del welfare, ma sì al rilancio dell’occupazione ed alla redistribuzione dei redditi, ricercando nuove energie e forza nell’«Europa sociale e dei popoli e nel rafforzamento delle istituzioni internazionali». «Il nostro compito – ha detto Tagliati – è di camminare a fianco delle iniziative che nascono dal basso, vicini a quelle forme di cittadinanza attiva che, in modo autonomo dai partiti, partecipano ai problemi del territorio e si fanno interlocutori presso le istituzioni». Perciò le Acli cremonesi han già partecipato alla Rete Territoriale “Alleanza contro la povertà”, alle “Oasi” (“Organizzazioni attente alla solitudine degli individui”, sorta di sportelli “impropri” del welfare), nonché a molti altri progetti per le famiglie, per la casa, per l’inserimento locale di giovani rifugiati ed a molto altro ancora. Secondo Tagliati, «le risposte date con le riforme del mercato del lavoro – jobs act – non bastano e non mettono in discussione i presupposti di fondo, su cui si è sviluppata la situazione attuale». Per questo, le Acli, «con la Campagna 005, chiedono di tassare le transazioni finanziarie per liberare un gettito a favore del lavoro e del welfare».

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Il saluto delle autorità
Han, quindi, preso la parola le autorità presenti per un saluto. Il Sindaco, Gianluca Galimberti, facendo esplicito riferimento alla relazione del presidente Tagliati, dopo aver evidenziato una sostanziale condivisione degli ideali, delle modalità e degli obiettivi, ha voluto sottolineare anche alcune criticità: il rischio che, a suo avviso, si percepisca la società civile in contrapposizione ai partiti, che si respiri una sorta di presa di distanza della prima rispetto ai secondi, come se alcune «esperienze ecclesiali» avessero «sedimentato una differenza ed una diffidenza» verso il Palazzo; inoltre, la necessità di ripensare il rapporto con la finanza in maniera non dicotomica: «Non basta Banca Etica – ha spiegato – servono capitali per attuare quell’innovazione tecnologica nel mondo del lavoro, oggi assente. Bisogna per questo ricostruire rapporti».

Daniela Polenghi, presidentessa del Forum del III settore, ha ripreso la provocazione relativa al rapporto tra società civile e partiti: «Bisognerebbe ragionare su chi si sia allontanato da chi e da che cosa – ha detto -. È un discorso di priorità».

Il segretario provinciale della Cisl, Giuseppe Demaria, a nome dei sindacati confederali, ha invitato non solo a ripensare «la rappresentanza, che è in crisi», bensì il ruolo della donna, chiamata ad «essere lavoratrice, ma anche sposa e madre» in una «società ancora troppo rigida». In un contesto così è, insomma, urgente «favorire la natalità e la maternità».

Il senatore Luciano Pizzetti, Sottosegretario di Stato del ministero per le Riforme Costituzionali, ha invitato le Acli a muoversi «dentro una politica di respiro», per evitare «la crisi del sistema democratico, che è ad un passo». Da qui, il parlamentare cremonese ha preso spunto per difendere gli aspetti positivi introdotti, a suo giudizio, dal Jobs Act e dal sistema di riforme immaginato dal governo circa gli istituti delle leggi di iniziativa popolare e dei referendum.

Il direttore della Caritas Cremonese, don Antonio Pezzetti, ha sottolineato come si faccia «veramente poco» per l’accoglienza dei rifugiati, di cui colpiscono «la grande fede e la speranza», anche in contesti di grave difficoltà.

Michele Fusari, presidente territoriale Crema-Cremona-Lodi di Mcl, forte degli oltre 6 mila iscritti in zona, ha lanciato un pressante invito alle Acli a «fare rete».

Il consigliere regionale, Carlo Malvezzi, ha richiamato invece l’urgenza di porre maggiore attenzione al «principio di sussidiarietà», oggi trascurato: «I nuovi diritti si stanno trasformando nella negazione dei diritti degli altri – ha osservato -, specie di quelli dei più poveri e dei più deboli». Ha poi lamentato come i «corpi intermedi», oggi, non vengano «considerati dei valori, bensì degli ostacoli», mentre sarebbe opportuno, in merito, un ripensamento.

Il Sindaco di Sospiro, Paolo Abruzzi, intervenuto in rappresentanza dell’Area Vasta (ex-Provincia di Cremona), ha evidenziato come l’«antipolitica abbia radici remote e profonde» e come ciò spinga ad interrogarsi se si ritenga che la politica serva «perché utile o perché al servizio».

Si è quindi entrati nel vivo dei lavori congressuali col dibattito, cui han fatto seguito l’assemblea dei presidenti delle strutture di base, le votazioni su mozioni e ordini del giorno, infine l’elezione del nuovo consiglio provinciale, chiamato a guidare le Acli cremonesi per i prossimi quattro anni. Presenti 125 delegati accreditati sui 132 complessivi, tutti i 31 circoli erano rappresentati. Carla Bellani è risultata la più votata.

Mauro Faverzani

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I RISULTATI DELLE VOTAZIONI

I votanti 119 (a scrutinio segreto, due le schede bianche) sui 125 aventi diritto hanno scelto:
1.   BELLANI Carla
2.   TAGLIATI Bruno
3.   PELLEGRINI Claudio
4.   FUSAR POLI Giovanni
5.   BERGAMASCHI Luciano
6.   VEZZOSI Antonio
7.   BERETTINI Francesco
8.   ANTONIOLI Diego
9.   BARCHIELLI Mauro
10. MINELLI Mariuccia
11. ZUCCHELLI Adelio
12. PERNA Maria Cristina
13. SCOTTI Federico
14. TAGLIATI Alice
15. IACCHETTI Gianni
16. ROSSI Antonella
17. RAVARA Marco

Primi non eletti
18. CE’ Silvana
19. SEGALLA Paolo
20. PINI Marcello
21. NASSANO Aldo
22. AROLDI Fabrizio

Assemblea dei Presidenti di Circolo (28 su 31 i partecipanti).
Gli otto consiglieri provinciali eletti con voto palese unanime
BONFANTI Ida (Bosco ex Parmigiano)
CAFFELLI Francesco (Casalmaggiore)
CONTARDI Maurizio (Chieve)
DOLDI Antonio (Crema)
FERRARI Umberto (Rivolta d’Adda)
GAIMARRI Giuliano (Regona)
PONZONI Renato (Cremona-B.CHiari)
ROSA Cesarino (Martignana di Po)

Gli 11 delegati eletti per acclamazione che parteciperanno al  Congresso regionale a Como il 9 aprile
BARCHIELLI Mauro
BELLANI Carla
BERGAMASCHI Luciano
DOLDI Antonio
IACCHETTI Gianni
OLIVA Ennio Roberto
PELLEGRINI Claudio
SCOTTI Federico
TAGLIATI Bruno Alessio
ZAVAGLIO Andrea Tommaso
ZIGLIANI Bortolo

Cinque i delegati eletti per acclamazione che parteciperanno al 25° Congresso Nazionale
( Livorno 5-8 maggio)
BELLANI Carla
OLIVA Ennio Roberto
PELLEGRINI Claudio
TAGLIATI Bruno Alessio
ZUCCHELLI Adelio

La prima eletta con più voti, Carla Bellani,  convocherà a breve il consiglio provinciale per l’elezione del presidente, la presidenza, i revisori dei conti e il rappresentante al Consiglio regionale Acli

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