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I giovani e la fede: credono, ma faticano a capire il linguaggio della Chiesa

I risultati dell'indagine dell'istituto Toniolo e dell'Università Cattolica confliuti nel volume "Dio a modo mio". Tra i curatori anche la cremonese Paola Bignardi

“Io credo in Dio perché alla fine metterà tutto a posto”. “Credo in Dio perché è l’unico che ha sempre ragione”. “A me quello che piace del Cristianesimo è che dà un senso a tutto”. Sono solo alcune delle risposte che i ragazzi dai 19 ai 29 anni hanno dato a chi chiedeva del loro rapporto con la fede e con la religione. Tutto merito della ricerca “Giovani e fede in Italia”, promossa nell’ambito del Rapporto Giovani, l’indagine nazionale dell’ Istituto Giuseppe Toniolo in collaborazione con l’Università Cattolica.

Il report, confluito nel volume “Dio a modo mio” (Vita e Pensiero) a cura di Paola Bignardi e di Rita Bichi, è stato presentato lunedì 15 febbraio alle Gallerie d’Italia di Milano. Grazie a questa ricerca emerge per la prima volta un quadro completo di che cosa rappresenti oggi la fede per la generazione dei millennials (i nati tra il 1982 e il 2000).

L’approfondimento ha coinvolto 150 intervistati, scelti sulla base di criteri scientifici da un team di docenti universitari, distribuiti tra Nord, Centro e Sud Italia, tutti battezzati e appartenenti a due fasce di età (19 – 21 anni e 27-29 anni).

Dalle risposte dei ragazzi emerge che tutti amano Papa Francesco ma fanno fatica a capire il linguaggio della Chiesa, conoscono poco Gesù ma credono in Dio. Non vanno quasi mai a messa ma ciononostante pregano a modo loro. “Per la prima volta abbiamo un quadro completo sul rapporto fra il mondo giovanile e la fede”, spiega monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’università Cattolica di Milano. “Dalle loro risposte viene fuori un dialogo intimo dei nostri ragazzi con Dio, che è molto presente nella loro vita, anche se con una percezione molto personale. Il rapporto dei giovani con la fede fa parte di un universo ancora inesplorato e se la Chiesa vuole dialogare con le nuove generazioni deve imparare a percorrere le loro strade, senza paura di ascoltare le loro opinioni”. Dai percorsi di fede passando dalla Chiesa e i suoi linguaggi, fino al rapporto con le altre religioni: gli intervistati hanno parlato a 360 gradi, rivelando alcune costanti di pensiero.

Molti hanno raccontato il percorso di iniziazione cristiana, mettendo in luce soprattutto la sua obbligatorietà. Frequentare il catechismo ha significato infatti l’apprendimento di regole e principi, e non è raro trovare chi critica questa attività perché la vede come una banale trasmissione di un sapere (“quello che dicono loro”) e una serie di regole da seguire. Attraverso le risposte dei ragazzi, appare poi fondamentale la figura del sacerdote: questa figura può diventare determinante nella scelta di rimanere nella comunità così come nel decidere di abbandonarla.

Molto interessanti sono anche le opinioni dei giovani sulle religioni. “Se il cristianesimo è considerato un’etica più che una religione (per i valori come l’amore, il rispetto e l’uguaglianza) – commenta la curatrice del rapporto Paola Bignardi – il cattolicesimo è sinonimo di istituzione. Il cattolico è percepito spesso come un praticante che non salta mai una messa, si confessa e fa la comunione seguendo fedelmente le indicazioni della Chiesa. Per molti ragazzi è una figura da cui prendere le distanze perché non autentica”.

A dispetto di questo scetticismo, però, c’è anche la fiducia incondizionata verso Papa Francesco: la figura del Pontefice esercita sui millennials un fascino enorme “perché parla il linguaggio della semplicità”.

In generale, le nuove generazioni di credenti presentano, a grandi linee, lo stesso “curriculum”. La prima comunione fatta più per obbligo che per scelta, la grande fuga dopo la cresima (“perché non ne potevo più”), nonostante i bei ricordi dell’oratorio. Fino a quando, verso i 25 anni, arriva il “ripensamento”, che il più delle volte conduce al ritorno verso la fede.

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Entra nel vivo l’attività pastorale del vescovo Antonio

Lunedì incontrerà i vicari zonali, poi i direttore degli uffici di Curia, quindi il consiglio pastorale diocesano. Fino a marzo inoltrato andrà nelle undici zone per confrontarsi con i sacerdoti

Da due settimane don Antonio Napolioni, della diocesi di Camerino S. Severino Marche, è vescovo della Chiesa cremonese. È giunto in diocesi in un tempo fecondo di eventi ed iniziative che gli hanno permesso di entrare in contatto e conoscere molte realtà ecclesiali e civili della diocesi di cui è pastore: dalla Curia al Seminario, dalla Vita consacrata ai laici, dalla Casa di Riposo di Cremona all’Ospedale cittadino.

Dalla prossima settimana mons. Napolioni incontrerà gli organismi rappresentativi della comunità diocesana a e soprattutto i preti a servizio delle comunità parrocchiali e delle unità pastorali. In primo luogo il gruppo dei Vicario zonali che guidano le undici zone pastorali e che sono chiamati a condividere in forma corresponsabile il ministero episcopale.

Lunedì 15 febbraio, in mattinata, presso il Seminario, i Vicari zonali parteciperanno al Consiglio episcopale, presieduto dal Vescovo e formato dal Vicario Generale e dai Delegati diocesani alla pastorale, al clero e alla vita consacrata. L’incontro è finalizzato a un confronto sulla funzione del Vicario zonale, sul rapporto del Vescovo con le zone  pastorali  e le parrocchie, e infine, alla preparazione della visita del Vescovo alle zone pastorali per incontrare i preti. L’incontro terminerà con il pranzo insieme.

Sempre lunedì, nel pomeriggio, presso la sala della Curia, il Vescovo si confronterà con i Responsabili degli Uffici diocesani. L’incontro verterà sul loro rapporto col Vescovo e sull’esigenza di coordinamento e sinergia tra gli Uffici nella loro funzione di sussidiare l’azione pastorale delle comunità parrocchiali e delle unità pastorali.

Poi sarà la volta del Consiglio Pastorale Diocesano e del Consiglio Presbiterale. Questi, secondo le disposizioni del Codice della Chiesa, sono decaduti  dalla loro funzione con la conclusione del ministero del vescovo Dante, e il vescovo Antonio è tenuto e ricostituirli entro un anno dal suo ingresso in diocesi. Ciò nonostante, egli desidera incontrarne i membri per un suo qualificato approccio alla pastorale diocesana, così come si è sviluppata negli anni appena trascorsi.

Sabato 20 febbraio il Vescovo incontrerà i membri del Consiglio pastorale diocesano. Gli sarà occasione per conoscere i criteri di costituzione del Consiglio stesso, il metodo di lavoro e i contenuti pastorali trattati. Martedì 15 marzo, significatamene al termine delle visite alle singole zone pastorali per incontrare i preti, il Vescovo incontrerà i membri del Consiglio Presbiterale, per fare sintesi con il Consiglio stesso degli incontri avuti nelle zone pastorali e prospettare qualche linea di azione per il suo nuovo ministero.

Da martedì 16 febbraio sino a marzo inoltrato il Vescovo visiterà le zone pastorali per un incontro con i preti. In mattinata in assemblea e, dopo il pranzo insieme, singolarmente.

Tutto questo, insieme alla disponibilità dimostrata in questi primi giorni di ministero cremonese, testimonia l’ansia di conoscere e di sentirsi parte della Chiesa cremonese del vescovo Antonio.

Don Irvano Maglia
delegato episcopale per la pastorale

Mesa di febbraio

Martedì      16            zona quarta
Mercoledì  17            zona  settima
Giovedì      18            zona  sesta
Giovedì      25            zona quinta
Venerdì      26            zona ottava
Lunedì        29            zona undicesima

Mese di Marzo

Martedì        1            zona nona
Venerdì        4            zona decima
Mercoledì    9            zona terza
Giovedì      10            zona prima
Giovedì      17            zona  seconda

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All’inizio della Quaresima, in Cattedrale, tre serate per i fedeli della città sulle opere di misericordia. Diretta streaming sul nostro portale

Il 16, 17 e 18 febbraio, alle ore 21, in un contesto di preghiera e meditazioni si rifletterà su visitare gli infermi-consolare gli afflitti, seppellire i morti e consigliare i dubbiosi

Quest’anno i tradizionali esercizi spirituali cittadini, realizzati dall’Azione Cattolica e dalla zona pastorale cittadina e con il prezioso contributo della Cattedrale, saranno connotati in modo diverso. Innanzitutto si terranno unicamente in Duomo, proprio per dare maggior risalto al segno della Porta Santa, in questo Anno Santo straordinario della Misericordia. In secondo luogo non saranno condotti da un unico predicatore bensì da tre, uno per ciascuna serata (16-17-18 febbraio). L’inizio è previsto sempre per le ore 21.  Continue reading »

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Domenica 14 febbraio a Soncino mons. Napolioni conferisce i ministeri

Nella pieve di S. Maria Assunta il vescovo istituirà lettore Arrigo Duranti e accoliti i religiosi fra Richard Aglah e fra Justin Messanvi e i futuri diaconi permanenti Frassini, Sangallo, Cipolleschi e Cavalli

Domenica 14 febbraio, prima di Quaresima, il vescovo Napolioni presiederà l’Eucaristia nella chiesa di Santa Maria Assunta a Soncino, durante la quale istituirà un nuovo lettore e sei accoliti: si tratta di tre giovani studenti del nostro seminario e di quattro adulti che stanno compiendo il cammino di preparazione al diaconato permanente. Arrigo Duranti, di terza teologia, originario proprio della città murata riceverà il lettorato, mentre Fra Richard Aglah e fra Justin Messanvi, originari del Togo e appartenenti alla congregazione dei Missionari di Gesù e Maria, riceveranno il ministero dell’accolitato insieme ai candidati al diaconato Roberto Cavalli di Caravaggio, Walter Cipolleschi della parrocchia cittadina di San Michele, Emilio Frassini di Soncino e Luigi Sangalli di Brignano.

Concelebreranno con il presule i superiori del Seminario – il rettore don Trevisi, il vice don D’Agostino e il direttore spirituale don Margini – e i parroci dei nuovi ministri istituiti. La celebrazione sarà impreziosita dai canti del coro San Pio V diretto dal maestro Roberto Grazioli.

Dopo la liturgia della Parola, i candidati saranno chiamati a pronunciare nuovamente, in forma pubblica, il loro “Eccomi”, segno della disponibilità ad accogliere la chiamata del Signore al servizio della sua Chiesa; quindi, dopo la preghiera di benedizione del Vescovo, avverrà il rito della consegna della Parola di Dio e della patena con il pane per la celebrazione eucaristica, segni visibili dei nuovi servizi ecclesiali che i candidati saranno chiamati a svolgere.

Il conferimento dei ministeri costituisce una tappa significativa nel cammino di formazione tanto dei seminaristi quanto dei futuri diaconi permanenti, i quali attraverso l’istituzione come lettori e accoliti avranno modo di vivere e sperimentare i diversi aspetti del ministero ordinato, al quale si stanno preparando.

Con la consegna rituale della Parola di Dio, viene chiesto ai nuovi lettori di coltivare un rapporto privilegiato con la Sacra Scrittura, nella forma della meditazione, del discernimento rispetto alle situazioni che si trova a vivere, dell’annuncio e dell’evangelizzazione, nelle diverse modalità, che vanno dalla testimonianza di vita alla catechesi. All’accolito viene affidato, invece, il servizio all’altare e, quindi, simbolicamente una vicinanza maggiore al sacramento dell’Eucaristia, perché dalla sua celebrazione e adorazione impari a vivere secondo la logica del dono di sé, della gratuità e della comunione.

I ministeri, conferiti in vista del diaconato e del presbiterato, hanno quindi come funzione primaria l’interiorizzazione del loro significato di servizio alla Chiesa e ai fratelli nella fede, sul modello di Cristo servo, di cui appunto l’esercizio concreto durante le celebrazioni liturgiche altro non è che l’espressione concreta e simbolica più evidente.  Inoltre, queste tappe nel cammino di formazione sono volte ad accrescere il senso di appartenenza alla Chiesa, dalla quale si riceve il ministero come dono e come compito, da realizzarsi anche attraverso la coerenza di vita, la maturità umana e cristiana e la continua conversione.

Al termine della celebrazione si terrà un piccolo rinfresco alla presenza del vescovo Antonio.

 

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Da sinistra: Fra Richard Kossi, Arrigo Duranti e fra Justin Messanvi

CANDIDATO AL LETTORATO

Arrigo Duranti, classe 1990, originario della parrocchia Santa Maria Assunta e San Giacomo Apostolo in Soncino. Duranti ha vissuto l’esperienza del Seminario Minore dal 2004 al 2010 frequentando un anno il liceo Vida e successivamente l’istituto tecnico Einaudi ad indirizzo sociale. Rientrato nel 2012 nella classe propedeutica ha svolto il suo servizio pastorale presso la B.V. del Roggione (Pizzighettone). In prima e seconda teologia ha servito la comunità di Spinadesco. L’anno scorso ha animato anche le attività del Centro Diocesano Vocazioni. Quest’anno è a servizio presso la parrocchia Casalbuttano. Duranti fa parte dell’Unitalsi e come barelliere ha prestato il suo aiuto agli ammalati in diversi pellegrinaggi a Lourdes.

CANDIDATI ALL’ACCOLITATO

Fra Richard Kossi Aglah e fra Justin Messanvi, membri dei Missionari di Gesù e di Maria, l’associazione religiosa fondata dal sacerdote togolese don Emanuele Daye. Rispettivamente di 37 e 33 anni, i due giovani, dopo un anno di postulato e due di noviziato, nel 2005 hanno emesso i voti semplici e nel 2013 quelli perpetui. Dal 2011 i due religiosi si trovano in Italia per gli studi teologici nel nostro Seminario e sono ospiti presso la comunità di Cicognolo, dove collaborano nella pastorale ordinaria, così come 30 anni fece don Emanuele. Fra Justin, il più giovane, è nato a Agotime Adame, sul mare. Il trasferimento della sua famiglia l’ha portato nella diocesi di Kpalimé, sull’altipiano, terra d’origine di fra Richard, nato a Agou. È lì che entrambi hanno conosciuto don Emanuele e la sua famiglia religiosa. Lo scorso anno i due religiosi hanno ricevuto il ministero del lettorato.

Roberto Cavalli, 50 anni, della parrocchia dei Santi Fermo e Rustico in Caravaggio. Laureato in economia e commercio, impiegato nel settore bancario e celibe, nella sua comunità si occupa in modo particolare del settore caritativo, mentre in diocesi è impegnato nel Servizio per il catecumenato degli adulti.

Walter Cipolleschi, 56 anni, di San Michele Vetere a Cremona. Anch’egli laureato in economia e commercio, imprenditore nel settore informatico, Cipolleschi è sposato con Maria dalla quale ha avuto due figli. Da anni si interessa di pastorale familiare.

Emilio Frassini, 55 anni, della parrocchia di Santa Maria Assunta e San Giacomo in Soncino. Perito elettrotecnico e celibe, è particolarmente attento al settore caritativo.

Luigi Sangalli, 37 anni, della comunità S. Maria Assunta in Brignano Gera d’Adda. Tecnico nell’industria meccanica e celibe, si dedica in special modo alla pastorale giovanile e all’animazione liturgica.

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Da sinistra: Emilio Frassini, Luigi Sangalli, il vescovo Lafranconi, Walter Cipolleschi, Roberto Cavalli

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Deceduto improvvisamente mons. Pianazza, parroco di Rivolta. Giovedì le esequie col vescovo Napolioni

È morto improvvisamente lunedì 8 febbraio. Dal 1992 guidava la comunità di S. Maria Assunta e S. Sigismondo

Nel tardo pomeriggio di lunedì 8 febbraio è stato ritrovato senza vita nella sua casa il parroco di Rivolta d’Adda, mons. Alberto Pianazza. Il decesso, per arresto cardiaco, sarebbe sopraggiunto nella mattinata. Stupore e incredulità in paese e in tutta la diocesi per una morte così repentina. Le esequie si terranno giovedì 11 febbraio, alle ore 10, nella chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta e S. Sigismondo e saranno presiedute dal nuovo vescovo, mons. Antonio Napolioni, il quale aveva conosciuto il parroco di Rivolta proprio sabato 6 febbraio, in occasione della messa nella casa madre delle Adoratrici del Ss. Sacramento nella memoria liturgica del beato Francesco Spinelli. Sarà presente anche il vescovo emerito Lafranconi. Dopo le esequie la salma sarà tumulata nella cappella dei preti del cimitero di Rivolta.

La camera ardente è allestita nella casa parrocchiale fino a mercoledì 10 alle ore 18: a quell’ora, infatti, don Pianazza sarà portato nella chiesa parrocchiale dove sarà recitato il Vespro.

Mons. Alberto Pianazza era nato a Vailate il 25 novembre 1940 ed era stato ordinato sacerdote il 27 giugno 1964. Laureato in Filosofia è stato sacerdote cooperatore al Santuario di S. Maria del Fonte presso Caravaggio (1968-1992) e insegnante in Seminario (1968-1992). Mons. Enrico Assi il 2 marzo 1992 lo avevano nominato parroco di S. Maria Assunta e S. Sigismondo in Rivolta d’Adda, incarico che ricopriva tuttora.

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Visita del vescovo Antonio all’ospedale di Cremona: «Immersione in un’umanità ricca, nonostante le ferite provocate dal dolore»

Il presule è stato accolto dal direttore generale Rossi e dal suo staff poi ha visitato alcuni reparti soffermandosi con malati e familiari

«Un’immersione in un’umanità ricca, nonostante le ferite provocate dal dolore». Così il vescovo Antonio ha commentato la sua visita all’ospedale di Cremona nella mattinata di mercoledì 10 febbraio. Un momento informale, ma intenso iniziato nella Direzione generale con un breve incontro con il direttore generale, Camillo Rossi, che ha spiegato al presule le ricadute della nuova Azienda Socio-Sanitaria Territoriale appena costituita: «Aspetto peculiare – ha spiegato – sarà l’integrazione sempre maggiore fra ospedale e territorio; integrazione portatrice di nuove alleanze e strategie sinergiche fra gli specialisti e i Medici di medicina generale con una maggiore attenzione alle patologie croniche e alla persona. Tradotto in pratica significa garantire ai cittadini la cura migliore in base al loro reale bisogno di salute da gestire quando e dove serve, in ospedale o al domicilio».

«La sfida che ci attende – ha proseguito – non è immune da difficoltà, a partire da un profondo cambiamento culturale in tema di modelli assistenziali. Allo stesso tempo può offrire splendide opportunità – proprio nello sviluppo di rapporti organici fra medicina di base, medicina specialistica e il settore sociale». Da non dimenticare poi la ricerca e collaborazioni con il mondo del volontariato.

Rossi era affiancato dai vertici dell’Ospedale: il direttore sanitario Salvatore Mannino, quello amministrativo Alessandra Bruschi e quello socio-sanitario Paola Mosa.

Mons. Napolioni è rimasto ben impressionato dall’organizzazione della struttura sanitaria e ha ribadito la centralità della dignità della persona e l’importanza della preparazione professionale e umana degli operatori.

È seguita poi la visita ad alcuni reparti, anzitutto il Pronto Soccorso e la Medicina d’urgenza: ad accogliere il presule il primario dottor Antonio Cuzzoli che ha spiegato che la sua unità operativa poi accogliere anche contemporaneamente 90 pazienti. È seguito un passaggio in pediatria col primario Renata Delmiglio: mons. Napolioni si è soffermato con alcuni bambini e ragazzi e le loro famiglie, ma anche con i volontari dell’Abio, una benemerita associazione che aiuta i bambini a superare l’impatto con l’ospedale attraverso il gioco, l’ ascolto, il sorriso.

Particolarmente intensa dal punto di vista emotivo la visita dell’Unità di terapia intensità neonatale diretta dal dottor Carlo Poggiani: un lungo corridoio a vetrata su cui si affacciano diverse incubatrici che accolgono bambini di pochi etti: «È un privilegio passare in questo reparto» ha commentato commosso il presule.

Mons. Napolioni ha poi visitato il reparto di oncologia del dottot Passalacqua, quello di rianimazione del dottor Luciano Crema e infine la Chirugia diretta dal dottor Mario Martinotti.

Ultima tappa all’Hospice dove ad attenderlo c’erano il direttore Giorgio Nolli con i volontari dell’Associazione Cura del Dolore guidati da Lino Mignoli e il medico Maria Laura Caruso. Anche qui il vescovo si è intrattenuto con gli ospiti e i familiari pregando con loro e offrendo parole di conforto mai banali.

Il presule era accompagnato dai cappellani dell’Ospedale: don Giuseppe Leoni, don Maurizio Lucini e don Riccardo Vespertini.

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Giornata mondiale contro la tratta: lunedì 8 veglia alla Casa dell’Accoglienza di Cremona

Secondo le stime dell'Onu circa 21 milioni di persone, spesso povere e vulnerabili, sono sfruttata sessualmente o attraverso i lavori forzati, espianto di organi, accattonaggio forzato, servitù domestica, matrimonio forzato, adozione illegale...

La tratta di esseri umani è una delle peggiori schiavitù del ventunesimo secolo. E riguarda il mondo intero. Secondo le stime dell’Onu circa 21 milioni di persone,spesso povere e vulnerabili, sono vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale o lavoro forzato, espianto di organi, accattonaggio forzato, servitù domestica, matrimonio forzato, adozione illegale e altre forme di sfruttamento. Ogni anno, circa 2,5 milioni di persone sono vittime di traffico di esseri umani e riduzione in schiavitù; il 60 per cento sono donne e minori. Spesso subiscono abusi e violenze inaudite. D’altro canto, per trafficanti e sfruttatori la tratta di esseri umani è una delle attività illegali più lucrative al mondo: rende complessivamente 32 miliardi di dollari l’anno ed è il terzo “business” più redditizio, dopo il traffico di droga e di armi. Per denunciare questo agghiacciante fenomeno, ma soprattutto per preghiera Dio perchè converta il cuore dei violenti, la Caritas cremonese promuove una veglia per lunedì 8 febbraio, giornata mondiale contro la tratta, presso la Casa dell’Accoglienza di Cremona, a partire dalle ore 20.30. Tema dell’incontro: «Il Giubileo della misericordia per la liberazione degli schiavi oggi».

«Scopo di questa Giornata – spiegano dalla Caritas – è quello di creare nell’opinione pubblica maggiore consapevolezza del fenomeno e riflettere sulla situazione globale di violenza e ingiustizia che colpisce tante persone, che non hanno voce, non contano, non sono nessuno: sono semplicemente schiavi. Al contempo cercare di dare risposte a questa moderna forma di tratta di esseri umani, attraverso azioni concrete e coraggiose, consapevoli che il fenomeno è sempre in costante movimento e cambiamento, con un maggior numero di vittime, sempre più giovani, inesperte, analfabete e quindi facilmente ricattabili».

Il Giubileo della Misericordia ci offre na concreta opportunità di ricevere e usare misericordia per aiutare i nuovi schiavi di oggi a
rompere le loro pesanti catene di schiavitù per riappropriarsi della loro libertà. «Per questo è fondamentale – proseguono gli organizzatori dell’evento -, da un lato, ribadire la necessità di garantire diritti, libertà e dignità alle persone trafficate e ridotte in schiavitù, offrendo a loro accoglienza, recupero e integrazione mentre dall’altro bisogna denunciare sia le organizzazioni criminali con i loro ingenti guadagni e sia coloro che usano e abusano della povertà e della vulnerabilità di queste persone per farne oggetti di piacere».

Nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2015 “Non più schiavi ma fratelli e sorelle” Papa Francesco ricorda: «l’enorme lavoro silenzioso che molte congregazioni religiose, specialmente femminili, portano avanti da tanti anni in favore delle vittime in cui l’azione si articola principalmente intorno a tre opere: il soccorso alle vittime, la loro riabilitazione sotto il profilo psicologico e formativo e la loro reintegrazione nella società di destinazione o di origine. Questo immenso lavoro, richiede coraggio, pazienza e perseveranza ma, occorre anche un triplice impegno a livello istituzionale di prevenzione, di protezione delle vittime e di azione giudiziaria nei confronti dei responsabili».

Sussidi per la celebrazione della giornata nelle parrocchie

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Il vescovo Antonio alla veglia della vita: «Svegli e attenti ad ogni seme dato in dono da Dio»

Sabato 6 febbraio nella palestra di Cavatigozzi la preghiera promossa dall'ufficio famiglia. Al Cav di Casalmaggiore è stato assegnato il premio «Mariolina Garini»

«Misericordiosi come il Padre è il tema di questo Giubileo. Stasera lo traduciamo così: svegli e attenti a ogni seme di vita che Dio ci ha dato in dono perchè fiorisca». È l’invito finale di mons. Napolioni alla veglia per la vita celebrata nella serata di sabato 6 febbraio nella palestra comunale di Cavatigozzi. Nella folta assemblea, composta anche da tanti volontari delle diverse associazioni e realtà ecclesiali che si occupano della tutela e dello sviluppo della vita, c’era pure il vescovo emerito Lafranconi che più volte è stato citato e ringraziato per il suo impegno a favore della dignità dell’uomo, soprattutto del più debole e fragile. Continue reading »

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L’esibizione del Coro delle voci bianche del Teatro alla Scala per i vescovi Antonio e Dante

Il concerto si è tenuto in una affollatissima Cattedrale nella serata di domenica 7 febbraio. All'organo l'ottimo maestro cremonese Fausto Caporali

La prima settimana del vescovo Napolioni a Cremona si è conclusa in maniera davvera eccellente: domenica 7 febbraio, in una Cattedrale affollata come nelle grandi occasioni, si è tenuto il concerto del Coro di voci bianche dell’Accademia del Teatro alla Scala. Un evento di alto valore culturale voluto dalla diocesi in collaborazione stretta con la Fondazione Arvedi-Buschini per dare il benvenuto al nuovo pastore della Chiesa cremonese e per ringraziare mons. Dante Lafranconi  dopo 14 anni di intenso servizio pastorale. Entrambi i presuli erano seduti in prima fila affiancata dal vicario generale, mons. Mario Marchesi e dal parroco della Cattedrale, mons. Alberto Franzini. Continue reading »

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Proseguono le iscrizioni al pellegrinaggio a Roma presieduto dal vescovo Antonio

Dal 22 al 24 febbraio la trasferta capitolina prevede la visita alla quattro basiliche maggiori e un itinerario storico-artistico. Già 250 gli iscritti tra di essi il vescovo emerito Dante

Sarà il vescovo Antonio a presiedere il pellegrinaggio diocesano a Roma dal 22 al 24 febbraio in occasione dell’Anno Santo straordinario della Misericordia. Sono già 250 gli iscritti – tra i quali anche il vescovo emerito Dante Lafranconi – alla proposta del Segretariato pellegrinaggi che si avvale dell’assistenza organizzativa dell’agenzia viaggi Profilotours, ma ci sono ancora diversi posti disponibili. Il programma della trasferta capitolina, curato da don Roberto Rota, prevede l’arrivo in città nel pomeriggio di lunedì 22 febbraio, festa della cattedra di San Pietro. Il gruppo dei cremonesi si ritroverà a Castel Sant’Angelo per iniziare il cammino giubilare verso la basilica di San Pietro dove avverrà il passaggio per la Porta Santa. Nella basilica vaticana mons. Napolioni presiederà, poi, alle 17 l’Eucaristia solenne della festa della Cattedra, solitamente riservata al cardinale arciprete. Il giorno successivo, martedì 23, in mattinata è prevista la celebrazione dell’Eucaristia nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme e a seguire la visita alle altre due basiliche papali: San Giovanni in Laterano e Santa Maria Maggiore. Nel pomeriggio i cremonesi saranno impegnati in un suggestivo percorso storico-artistico nel centro della capitale: si partirà dai Fori Imperiali per poi far tappa al Campidoglio, al Carcere Mamertino, alle chiese di San Marco, del Gesù e di Sant’Ignazio, a Fontana di Trevi, fino a piazza di Spagna e a piazza del Popolo. Mercoledì 24 febbraio la mattinata sarà dedicata alla partecipazione all’udienza generale di Papa Francesco in piazza San Pietro. Al termine è in programma la celebrazione della Messa in una chiesa in zona Vaticano. Quindi il trasferimento a San Paolo Fuori le Mura, sulla via Ostiense, per la visita alla basilica che conserva la memoria dell’Apostolo delle genti. Nel pomeriggio l’inizio del viaggio di rientro.

Un secondo pellegrinaggio è previsto dal 10 al 13 ottobre.

Cliccare qui per i dettagli della proposta per gruppi e per singoli

Tutte le proposte di pellegrinaggi per il 2016

La riflessione di don Rota sull’importanza del pellegrinaggio a Roma

 

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