Category Archives: News

In Cattedrale la toccante testimonianza di Gianna Jessen

Nel 1977 riuscì a sopravvivere all’aborto salino cui la madre si era sottoposta in una clinica di Los Angeles

Cattedrale di Cremona gremita, la sera di martedì 30 maggio, per l’incontro organizzato da ProVita onlus in sinergia con il Movimento per la Vita, il Centro di Aiuto alla Vita e il Comitato Difendiamo i nostri figli di Cremona. L’occasione è stata la testimonianza di una donna semplice, fragile, minata da una grave disabilità, una paralisi cerebrale e muscolare, che lei considera un «dono»: Gianna Jessen. Secondo i progetti umani non avrebbe neppure dovuto essere nata. Continue reading »

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DETTO FATTO
Recoconto, informazioni, iniziative e materiali
del Grest 2017

 

Resoconto delle Feste in piazza

 

Il Grest raccontato dagli oratori

 

Verso il Grest 2017:

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Cristiani perseguitati, l’8 giugno a Cremona serata di sensibilizzazione

Alle 21 presso l’Auditorium ACLI l'incontro promosso dal "Comitato Nazarat" insieme alla Fondazione Pontificia “Aiuto alla Chiesa che Soffre”

“Cristiani perseguitati in Pakistan: l’indifferenza dell’Occidente”. Questo il titolo dell’incontro che si terrà giovedì 8 giugno, alle 21, presso l’Auditorium ACLI di via Cardinal Massaia 22, a Cremona. Si tratta di un incontro di riflessione, testimonianza e solidarietà sulla realtà della persecuzione religiosa nel mondo. Continue reading »

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Messa dell’arcivescovo Perego al Caimi di Vailate

Proprio qui l'Arcivescovo di Ferrara-Comacchio nacque il 25 novembre 1960

Messa solenne mercoledì 31 maggio all’ospedale Caimi di Vailate con un celebrante d’eccezione: monsignor Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio ed abate di Pomposa. Proprio al Caimi il prelato di origini agnadellesi è nato il 25 novembre del 1960, «potendo beneficiare – come ha detto nel suo saluto introduttivo Mario Berticelli, presidente della Fondazione Ospedale Caimi Onlus – delle attenzioni dispensate in un luogo come questo, dove si operava nel rispetto della dignità umana e dello spirito cristiano, valori che la struttura, pur avendo saputo evolversi, non ha mai perduto». Continue reading »

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Continua la raccolta di informazioni sul martirio di mons. Barosi e padre Zanardi

Ulteriore occasione per far luce sull'assassinio dei due missionari cremonesi del PIME è stato il recente viaggio in Cina per la presentazione la traduzione del libro "Tu non uccidere" di don Mazzolari

Nella foto padre Zanardi in motocicletta e, nel riquadro, mons. Barosi

Il viaggio a Hong Kong per la presentazione del libro di don Mazzolari “Tu non uccidere”, tradotto in cinese, è stata anche una speciale opportunità per poter raccogliere ulteriori notizie e particolari riguardanti i nostri fratelli missionari uccisi nella regione cinese di Honan. Mons. Antonio Barosi e padre Mario Zanardi (il primo di Solarolo Rainerio e il secondo di Soncino, entrambi del PIME – Pontificio Istituto Missioni Estere), infatti, furono trucidati in Cina nel 1941. Da anni ormai si sta cercando di ricostruire l’accaduto, di comprendere sempre più i particolari dell’eccidio.

Alcuni nostri sacerdoti, tempo fa, si sono recati sui luoghi dove si sono svolti i fatti, per avere notizie. Molte se ne sono avute, ma molto c’è ancora da scoprire. Esistono testimonianze scritte da testimoni oculari ormai non più viventi, esistono i luoghi dove sono custoditi alcuni effetti personali, esiste il carteggio tra gli stessi missionari che in quegli anni hanno vissuto momenti tragici e che vicendevolmente si sono sostenuti pur di non abbandonare la gente semplice di quei luoghi.

Erano gli anni dell’invasione della Cina da parte del Giappone e gli italiani, che ormai erano conosciuti come fascisti, a causa di Mussolini e dell’asse stabilito con i nipponici, erano visti come collaboratori degli invasori da parte delle milizie e dell’esercito cinesi. Ma ai missionari era riconosciuto un ruolo importante nella cura delle persone. Non da tutti però. Nel 1941, nel comunicato dell’Ambasciata Cinese al Delegato Apostolico di Londra, così si descriveva la lancinante notizia della morte violenta dei padri del PIME: “Il governo cinese ha ricevuto dal governo provinciale il rapporto dettagliato sull’inchiesta eseguita circa i quattro missionari italiani (oltre a mons. Barosi e padre Zanardi con loro anche i padri Zanella e Lazzaroni, ndr) del Vicariato apostolico di Kaifeng (nell’Honan, ndr), uccisi nel novembre scorso. Il risultato dell’inchiesta mostra che i quattro missionari italiani furono assassinati da una banda… Il governo cinese ha dato istruzioni al governo provinciale del Honan di prendere energiche misure per l’arresto dei colpevoli… come pure per una efficace protezione della Chiesa in futuro”.

 

Il 19 novembre 1941 accadeva tutto questo.

Il primo giorno del decimo mese dell’anno lunare, nella chiesa cattolica di Dingcun, che apparteneva al distretto di Luyi della provincia del Honan, è avvenuto un omicidio particolarmente grave. Il massacro di quattro missionari: mons. Antonio Barosi, vescovo (Amministratore Apostolico) di Kaifeng; padre Mario Zanardi, sacerdote responsabile della comunità di Luyi; e i due sacerdoti che lavoravano a Dingcun, padre Bruno Zanella e padre Giuseppe Lazzaroni. Autori dell’efferato delitto alcuni traditori cinesi in combutta con i giapponesi.

La chiesa cattolica di Dingcun si collocava nella sezione sud della strada orientale del Paese, nel distretto di Dancheng. Costruita nel 1923, era una costruzione abbastanza larga a sud della città di Luyi. Questa missione comprendeva anche le chiese di Cuitang, Zhulou, Hongshandian, Shicao, Xiaoxiezhuang, Zhangyuanji, Baimazyi and Wangdadian.

Durante il periodo più fiorente, la missione di Dingcun disponeva di 30 locali con due sacerdoti in carica. Essi durante la guerra causata dall’invasione giapponese e durante le inondazioni si prodigarono per soccorrere la popolazione attirando alla Chiesa un gran numero di fedeli: di solito la frequentavano più di 200 cattolici tra uomini e donne.

Il quarto missionario in carica nella chiesa di Dingcun era padre Bruno Zanella, assistito da padre Giuseppe Lazzaroni, che erano giunti a Dingcun nel 1940.

Il primo giorno del decimo mese del 1941, questi due sacerdoti stavano pranzando nella stanza a nord della chiesa insieme al vescovo di Kaifeng, mons. Barosi, che era venuto in visita pastorale con padre Zanardi di Luyi, quando alcune persone bussarono alla porta principale. Aperta la porta, si presentarono due ufficiali cooperatori dei giapponesi e due soldati armati di fucili e bombe a mano. L’ufficiale dichiarò: “Stiamo facendo esercitazioni e siamo venuti a fare un’ispezione”. Così dicendo, ha estratto un biglietto da visita. Padre Zanella si rivolse ai quattro ospiti dicendo: “Prego, potete prendere qualcosa prima: io vado nel locale meridionale a provvedere all’ospitalità”. Così dicendo si recò nella stanza meridionale. Nel frattempo un gruppo di soldati irruppe nella residenza e chiuse la porta principale, non permettendo a nessuno di uscire. Nel frattempo alcuni soldati si recarono nella sala meridionale e legarono padre Zanella.

Mons. Barosi, nella sala settentrionale con i padri Zanardi e Lazzaroni, non sapeva ancora che cosa stesse succedendo, quando un gruppo di soldati vi irruppe e incominciò a legarli. Alcuni fedeli di Cuitang, di Kaifeng e di Luy, i due servi che avevano seguito i padri da Luyi, come anche due di Dingcun, il catechista Fan Huifang e il cuoco Su Maowei, ecc., intanto furono rinchiusi nella portineria della porta orientale.

Facendosi buio, i soldati banditi si ritirarono, portandosi via la motocicletta e le biciclette della missione e indossando i vestiti e le scarpe dei missionari. I fedeli, accortisi della scomparsa dei missionari, si misero alla loro ricerca in ogni angolo, ma non trovarono né il vescovo né i sacerdoti. Alla fine scoprirono i loro cadaveri nel pozzo a sud della missione.

Padre Lazzaroni era stato gettato nel pozzo con la testa in giù ancora vivo e vi morì per annegamento, mentre gli altri missionari erano stati uccisi prima di essere gettati nel pozzo.

Subito un cattolico è andato a Qiuqu e Shicao a denunciare l’accaduto alla stazione militare che allora vi si era spostata da Shangqiu e alla gendarmeria di Luyi, mentre gli altri hanno comprato quattro bare e hanno seppellito temporaneamente i cadaveri nella chiesa.

Dopo l’investigazione di delegati del PIME e del presidio militare dell’Esercito nazionalista del distretto di Luyi, si è accertato che l’eccidio era stato compiuto da traditori cinesi camuffati da giapponesi. In seguito i cadaveri dei quattro missionari trucidati sono stati trasportati a Nanyang, Jinjiagang.

 

Al di là delle sommarie testimonianze, che cosa accadde veramente e perché, come si svolsero i fatti, chi erano questi missionari, ma, soprattutto, quale tesoro di testimonianza di fede e di dedizione alla Chiesa la nostra Diocesi ha ricevuto e riceve da questi suoi servi e figli?

Dal 1941 ad oggi la ricerca non si é mai fermata. Molti gli ostacoli linguistici da affrontare, che a volte rendono difficile l’interpretazione delle testimonianze scritte, per non parlare di quelli politici, resisi ancor più avversi durante la rivoluzione culturale di Mao e non ancora superati, hanno reso il lavoro di ricerca molto arduo.

Alcuni confratelli del PIME, però, non si sono arresi e hanno raccolto materiale e testimonianze, prove che confermerebbero non solo la totale dedizione di mons. Barosi e padre Zanardi a Cristo, e quindi all’evangelizzazione, ma anche il loro dedicarsi ai poveri e alla Chiesa locale.

Tutto lascia facilmente intuire come il loro sia stato un vero e proprio martirio in odio alla fede. A noi il compito di tenere viva la loro memoria, magari dedicando uno spazio nella preghiera ogni 19 novembre, di far conoscere la loro storia e di pregare per chi come loro, ancor oggi, ogni giorno, in questa terra così vasta quale é la Cina (come in altre parti del mondo), al contempo complessa e vivace, vive il rischio di vedersi privato della libertà e della dignità.

Servirà ancora del tempo, ma certamente potremo fare memoria di questi nostri missionari con le modalità che la Chiesa ci suggerirà, mentre ne potremo esaltare la testimonianza giunta fino a noi.

Don Maurizio Ghilardi
Centro Missionario Diocesano

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