La battuta d’arresto della legge sulle unioni civili ha riaperto il nodo della “stepchild adoption”, letteralmente adozione del “figliastro”. Un meccanismo per il quale è prevista la possibilità, per uno dei due componenti di una coppia, anche omosessuale, di adottare il figlio del partner, sia esso biologico o adottivo. Un istituto che, indipendentemente dall’orientamento sessuale di chi vi fa riscorso, porta con sé i germi dell’utero in affitto: salvo rari casi di vedovanza, di solito i bambini figli di una relazione precedente già ce l’hanno un padre o una madre e non sono adottabili. Questo tentativo di legalizzare la maternità surrogata è stato evidenziato anche in ambienti solitamente vicini ad altre posizioni, basti ricordare la “sveglia” delle femministe del gruppo “Se non ora quando”, con l’appello rilanciato e firmato da molti personaggi dello spettacolo e della cultura. Continue reading
Nel dibattito sulle unioni civili resta il nodo dell’adozione del figlio del partner
Contro la validazione surrettizia di questa pratica si schierano anche "insospettabili" che usano argomenti su cui il fronte cattolico insiste da tempi non sospetti










