Tristezza, sgomento dolore. “Non eravamo preparati a tanta violenza”. Marco Garzonio, milanese, conosciutissimo in città come firma del Corriere della Sera, presidente della Fondazione Ambrosianeum, psicoterapeuta, all’epoca della strage di piazza Fontana aveva 30 anni. Conserva un ricordo lucido di quel 12 dicembre 1969 quando una bomba, esplosa nella sede meneghina della Banca Nazionale dell’Agricoltura, causò la morte di 17 persone e 88 feriti. Milano in questi giorni sta ricordando il 50° anniversario della “madre di tutte le stragi” che sconvolsero il Paese per oltre un decennio secondo la cosiddetta “strategia della tensione”.
Piazza Fontana 50 anni dopo: il dovere di ricordare. Garzonio (giornalista), “violenza e fake news oggi minacciano la democrazia”
All'epoca aveva 30 anni e lavorava all'ufficio stampa dell'Università Cattolica. Il presidente della Fondazione Ambrosianeum, molto conosciuto a Milano, ricorda la strage del 12 dicembre 1969, con 17 vittime e 88 feriti. "Si trattò di una bomba in ogni senso, che distrugge, uccide, spiazza, confonde. Non avevamo criteri di giudizio per comprendere quello che avevamo sotto gli occhi". Secondo Marco Garzonio si corre tutt'oggi il rischio di destabilizzare le istituzioni e la convivenza civile. Gli antidoti? Cultura, dialogo, solidarietà










