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Sabato al Cimitero di Cremona Messa in suffragio degli sportivi defunti

L'iniziativa si terrà 10.30 presso la stele dello sportivo voluta dal Panathlon Club Cremona

Sabato 6 novembre, alle 10.30, al Cimitero di Cremona don Achille Bolli, cappellano del cimitero, celebrerà come consueto la Messa in suffragio di tutti gli sportivi cremonesi defunti e in particolare i soci del Panathlon Club Cremona. Durante la celebrazione risuoneranno le note del Silenzio, eseguito alla tromba dal Maestro Luigi Ruggeri. Continue reading »

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La moda equa, sostenibile e inclusiva: sabato a Cremona sfilata di Vesti&Rivesti e Un filo pazzesco

In cortile Federico II per #insiemepergliSDG

Non sarà solo una sfilata. Ma la dimostrazione che, anche attraverso la moda, è possibile operare per un mondo più equo, più sostenibile, più inclusivo. E’ questo il significato della sfilata di moda, organizzata dalla Cooperativa Gruppo Gamma in sinergia con il Comune di Cremona, in occasione della campagna #InsiemepergliSDG promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e da partner internazionali per sensibilizzare l’opinione pubblica sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. Continue reading »

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Musica Intorno al Fiume, il 7 novembre concerto a Vicobellignano

Alle 17 in chiesa parrocchiale con l’organista cremonese Alberto Pozzaglio

Prosegue la XIX edizione della Rassegna “Musica Intorno al Fiume”, alla riscoperta del patrimonio organario promosso dall’associazione culturale “Giuseppe Serassi”. Domenica 7 novembre, alle 17, nella parrocchiale di Vicobellignano (Casalmaggiore) sarà proposto un programma variegato, a cura dell’organista cremonese Alberto Pozzaglio. Continue reading »

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Catechesi e Sacramenti nella parrocchia di Salvador de Bahia

È stato un mese di ottobre molto ricco quello vissuto nella parrocchia Jesus Cristo Ressuscitado di Salvador de Bahia, in Brasile. I due momenti più importanti sono stati la celebrazione delle Prime comunioni per un gruppo di 23 ragazzi e la celebrazione del sacramento delle Cresima per 30 tra giovani e adulti. L’anno scorso, a causa della pandemia, i sacramenti non sono stati celebrati e così, dopo due anni di preparazione, si è potuto arrivare a questi momenti così importanti.

La celebrazione delle Cresime è stata presieduta dal vescovo ausiliare di Salvador, che ha invitato giovani e adulti a continuare sempre più il cammino di adesione a Cristo e alla Chiesa con la forza e la responsabilità del dono dello Spirito Santo.

In Brasile la realtà è assai diversa dall’Italia. Molti adulti arrivano al sacramento della Cresima dopo un cammino di conoscenza e di adesione alla comunità cristiana cattolica e con la consapevolezza di un momento importante per la loro vita. Diversi non hanno alle spalle altri cammini spirituali, mentre alcuni provengono da famiglie di tradizione protestante a cui loro non hanno aderito. Alle spalle ci sono storie molto diverse, alcune di sofferenza, altre di ricerca, altre ancora di semplice amicizia con alcuni cattolici.

Sono continuati i cammini di catechesi anche per gli altri gruppi. La domenica mattina dopo la Messa (per ora ancora con numero chiuso, anche se la chiesa è grande e permette molte presenze) i vari gruppi si sono ritrovati per continuare i loro cammini, e dopo catechismo un po’ di giochi e una buona merenda. Catechismo qui vuol dire proprio partire da zero. I ragazzi spesso non hanno alle spalle delle famiglie di supporto e le conoscenze religiose sono spesso molto, molto scarse, ma c’è in molti la voglia di sapere e di iniziare un cammino (come detto supportato spesso da una buona merenda, perché spesso la pancia è vuota).

Metà ottobre ha voluto dire anche l’arrivo da Cremona di Gloria Manfredini. In questi giorni sta riprendendo confidenza con la lingua e sta cominciando a conoscere le varie realtà. A breve inizierà anche l’attività all’asilo e al dopo-scuola chiamato Kilombo.

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UN WEEKEND DI VISITE GRATUITE

Ancora prima della sua inaugurazione, il nuovo Museo Diocesano di Cremona piace. Lo testimonia il fatto che risultano già sold out le visite gratuite offerte per l’intera giornata di sabato 13 novembre nel primo giorno di apertura, scelto in occasione della festa patronale di sant’Omobono. La risposta entusiastica del pubblico è stata accolta con soddisfazione dalla Diocesi di Cremona che ha così deciso, in collaborazione con la Festa del Torrone, di prolungare anche a domenica 14 novembre la possibilità di accedere gratuitamente al Museo previa prenotazione da effettuare sul sito internet www.museidiocesicremona.it/museodiocesano o telefonando al 328-8886784 (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18).

 

LA PRESENTAZIONE IN CATTEDRALE

Il Museo Diocesano di Cremona, realizzato all’interno del Palazzo vescovile grazie alla collaborazione tra la Diocesi di Cremona e la Fondazione Arvedi Buschini, sarà presentato ufficialmente nel pomeriggio di venerdì 12 novembre in Cattedrale in un pomeriggio di grande significato di fede e cultura insieme. Si inizierà alle ore 16 con la celebrazione dei Primi Vespri della solennità patronale di sant’Omobono, presieduti dall’arcivescovo di Milano Mario Delpini, alla presenza del vescovo di Cremona Antonio Napolioni, dell’emerito Dante Lafranconi e del Capitolo della Cattedrale. Al termine della preghiera, sempre all’interno del Duomo, vi sarà la presentazione del nuovo Museo con gli interventi delle autorità e l’autorevole contributo offerto dalla direttrice dei Musei Vaticani, Barbara Jatta (leggi la scheda biografica).

L’intero evento sarà trasmesso in diretta televisiva su Cremona1 e sui canali web diocesani.

 

IL PROGETTO DEL NUOVO MUSEO

In una location che unisce architettura storica e design contemporaneo, grazie al grande lavoro di recupero degli spazi, i capolavori dell’arte sacra, che giungono dalla Cattedrale e da numerose parrocchie del territorio, raccontano un territorio dalle profonde radici, dal ricco talento artistico e da una spiritualità che nei secoli ha costruito la comunità. Un Museo che non vuole essere “sulla diocesi”, ma “della diocesi”: della sua storia, della sua tradizione di fede e del suo territorio. Un luogo di conoscenza, ma soprattutto di incontro e di pastorale.

Il Museo Diocesano andrà a completare un vero e proprio Parco Culturale Ecclesiale con al suo centro la Cattedrale di Santa Maria Assunta e comprendente anche il Battistero e il Museo Verticale del Torrazzo che, dall’inaugurazione del novembre 2018, ha già fatto registrare un significativo aumento delle visite e un crescente interesse dei visitatori.

Sarà però affidato in particolare al Museo Diocesano – come ha scritto il vescovo Antonio Napolioni in una lettera indirizzata ai parroci – il compito «di presentare l’identità religiosa del territorio che costituisce la Chiesa di Cremona».

 

LA SEDE NEL PALAZZO VESCOVILE

Il Museo Diocesano è ospitato nel piano seminterrato del Palazzo vescovile di Cremona, a pochi passi dalla Cattedrale e dal Torrazzo, che dominano la piazza centrale della città, una delle più suggestive d’Italia.

Gli ampi spazi, che si estendono su una superficie di oltre 1.400 metri quadrati, luoghi di servizio del Palazzo vescovile rimasti a lungo inutilizzati, sono stati recuperati e riadattati alla funzione di sale espositive grazie al grande lavoro di progettazione, a cura dell’architetto Giorgio Palù dello studio Arkpabi (già vincitore del Compasso d’oro ADI nel 2015 per l’Auditorium del Museo del Violino di Cremona), che armonizza il rispetto per la storia e le forme originarie con elementi di design e tecnologie all’avanguardia per conservare al meglio le preziose opere. I lavori di ristrutturazione sono stati finanziati della Fondazione Arvedi Buschini ed eseguiti dall’impresa Immobiliare Raffaella in accordo con la Soprintendenza competente di Cremona, Lodi e Mantova.

 

LE OPERE

Le oltre 120 opere che compongono il percorso espositivo sono suddivise in 12 sale, organizzate secondo un percorso non cronologico ma tematico:

  • le origini della Chiesa cremonese, dalla pietra di fondazione della Cattedrale a testimonianze degli insediamenti più antichi sul territorio;
  • l’iconografia della Vergine Maria che coinvolge l’Assunta, titolare della Cattedrale, e santuari del territorio, a partire da quello di Caravaggio, dedicato a Santa Maria del Fonte, patrona della diocesi insieme a sant’Omobono;
  • i crocifissi, con una collocazione speciale per la Grande Croce della Cattedrale;
  • i santi intercessori, locali e universali;
  • la sala del Tesoro dei Visconti di Pizzighettone;
  • la sala della Tavola di Sant’Agata.

Impreziosisce l’offerta del Museo Diocesano la collezione di arte sacra del cavalier Giovanni Arvedi e della moglie Luciana Buschini.

 

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L’8 novembre a Soncino incontro con i cremonesi che hanno preso parte alla Settimana sociale di Taranto

L'evento, promosso dal Circolo Acli “Padre Mario Zanardi”, si svolgerà alle 20.30 presso la sede Avis di via Tinelli

Una serata di riflessione sull’ecologia integrale a partire dal confronto e le proposte emerse in occasione della 49esima Settimana sociale dei cattolici italiani. Questa l’iniziativa promossa dal Circolo Acli “Padre Mario Zanardi” di Soncino nella serata di lunedì 8 novembre, alle 20.30, presso la sede Avis di via Tinelli 11, a Soncino. Continue reading »

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A Casalmaggiore la mostra “Takashi Paolo Nagai. Annuncio da Nagasaki”

Allestita dal 30 ottobre all'11 novembre nella cripta del Duomo di S. Stefano

“Takashi Paolo Nagai. Annuncio da Nagasaki” è la mostra che dal 30 ottobre all’11 novembre è visitabile presso la cripta dal Duomo di Casalmaggiore (via Formis 2). Takashi Paolo Nagai è medico radiologo a Nagasaki prima e dopo la tragedia di quella Bomba Atomica che ha devastato proprio quella parte della città che ha una storia di 400 anni di cristianesimo, ricca di fede, di santi e di martiri. Attraverso un personale percorso e una ricercata povertà di spirito, Nagai scopre un significato sacro in questo olocausto e, diventando lui stesso annuncio incontrabile di speranza e di pace, aiuta il suo popolo a ritrovare la bellezza della vita e quindi a ricostruire. Continue reading »

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Il 5 novembre l’apertura della Scala di Antegnate

Alle 20.30 la Messa solenne presieduta dall’arcivescovo di Ferrara, il cremonese mons. Gian Carlo Perego

Quando nel 1705 i francesi assediarono l’antico borgo di Antegnate, nella bassa bergamasca, poco prima dell’assalto videro sulle mura una moltitudine di soldati. Erano guidati da un condottiero che prendeva ordini da una donna ferma sul soglio della chiesa: dentro l’edificio, impauriti, si erano rifugiati anziani, donne e bambini. L’esercito francese pensando di essere in posizione di inferiorità decide di non attaccare e solo successivamente avrebbe scoperto che non vi era alcun soldato a presidiare Antegnate e che quella donna era identica alla statua della Madonna del Rosario venerata dagli abitanti del luogo. Continue reading »

Maria Acqua Simi
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Sono 1.804 i seminaristi diocesani che vivono nei 120 seminari maggiori d’Italia. La maggior parte di loro si trova in Lombardia con 266 unità (15% del totale) e nel Lazio con 230 (13%), mentre la Basilicata e l’Umbria sono le regioni con la numerosità assoluta più bassa, facendo registrare rispettivamente 26 seminaristi (1,4%) e 12 (0,7%). Un quadro che tuttavia cambia se si rapporta il numero dei seminaristi agli abitanti del territorio. In questa classifica, infatti, a primeggiare sono due regioni del Sud: la Calabria con 29 seminaristi e la Basilicata con 23 seminaristi ogni 500.000 abitanti. In ultima posizione, l’Umbria con 7 seminaristi diocesani. I numeri, rilevati dall’Ufficio nazionale per la pastorale della vocazioni della Cei tramite un poderoso lavoro di raccolta e analisi dei dati che ha coinvolto tutti i seminari italiani, mostrano una realtà in linea con il calo degli ultimi cinquant’anni. Secondo le statistiche dell’Annuario pontificio, infatti, nell’arco di mezzo secolo le nuove vocazioni in forza alla Chiesa cattolica sono diminuite di oltre il 60% passando dai 6.337 del 1970 ai 2.103 del 2019. E soltanto nei dieci anni che vanno dal 2009 al 2019, la flessione in Italia dei seminaristi diocesani è di circa il 28%.

Una diminuzione che non può essere semplicemente ricondotta all’inverno demografico, se è vero che il decremento della popolazione maschile di età compresa tra i 18 e i 40 anni nello stesso periodo è stato pari al 18%.

Rocket Social Studio / Centimetri

“Se mancano le ‘vocazioni’ non è un problema sociologico, o non soltanto. Somiglia più al sintomo di una malattia della quale trovare una cura. Chiudersi, difendersi, scansare ogni prova, immunizzarsi contro la vita non sono sicuramente orizzonti nei quali può fiorire la vita – e la vocazione – che ha bisogno di aprirsi, entrare in contatto, affrontare le sfide, correre alcuni rischi. L’Italia è da evangelizzare come è da evangelizzare il cuore di ciascuno, sempre”, osserva don Michele Gianola, sottosegretario della Cei e direttore dell’Ufficio.

L’età media dei giovani che frequentano i seminari maggiori è pari a 28,3 anni.

Il maggior numero di seminaristi (43,3%) ha un’età compresa tra i 26 e i 35 anni con differenze territoriali evidenti: nel Nord Est il 50% appartiene a questa fascia d’età, ma la percentuale cala man mano che si scende al Centro (43,5%) e al Sud (39,2%). La generazione più giovane – quella tra i 19 e i 25 anni – è rappresentata da 4 seminaristi su 10 (il 42,2% del totale) e, anche in questo caso, lungo lo Stivale appaiono differenze piuttosto evidenti: al Sud il 47,3% ha meno di 25 anni, al Centro il 35,5% e nel Nord Est il 37,7%. Un seminarista su dieci (13,6%) ha più di 36 anni. Persiste la tendenza a provenire da famiglie con più figli: un solo seminarista su dieci è figlio unico, il 44,3% ha un fratello o una sorella, un quarto ne ha due (25,4%) e uno su dieci ne ha tre (10,8%).

La stragrande maggioranza dei seminaristi ha frequentato le scuole superiori in una struttura statale (l’87,4%) e uno su dieci (il 12,6%) in una struttura paritaria. Tra i percorsi formativi offerti il 28,1% ha compiuto studi umanistici-classici, il 26,9% scientifici e il 23,2% si è diplomato in istituti tecnici. Solo uno su dieci (il 10,8%) ha fatto studi professionali.

Un panorama notevolmente cambiato rispetto a qualche decennio fa, quando la quasi totalità dei candidati al sacerdozio era in possesso della maturità classica. Quasi la metà dei seminaristi (il 45,9%), inoltre, ha frequentato l’università con indirizzi molto variegati e poco meno (43,3%) ha lavorato. “La vocazione è un’opera artigianale che ha bisogno dell’apporto di molti per fiorire. Non riguarda solo i tempi più dedicati al discernimento – spiega don Gianola -, come il seminario, ma intreccia il lavoro di molte mani. Più o meno consapevolmente, infatti, ogni cura, ogni azione educativa, ogni passo compiuto insieme nella crescita e nello sviluppo di una vita contribuisce al formarsi della persona. Tutti i luoghi possono così diventare spazi nei quali prendersi cura della vocazione, gli uni degli altri, prendersi cura della persona, intessere quel dialogo di stima e di ascolto che è terreno fecondo per la semina del Vangelo”.

A livello di provenienza geografica, il 10% dei seminaristi proviene da altre parti del mondo e la metà di essi frequenta un seminario del Centro Italia. L’Africa è il continente maggiormente rappresentato: oltre un terzo dei seminaristi stranieri (38,5%) proviene da queste terre, in particolare da Madagascar, Nigeria, Camerun e Costa d’Avorio. Dal continente europeo proviene circa uno straniero su cinque, in particolare da Polonia, Albania, Romania e Croazia.

“La composizione sempre più multiforme dei nostri seminari e dei futuri presbitéri impone una riflessione su una proposta educativa capace di discernere e valorizzare la ricchezza che la numerosità delle vie percorse per arrivare ad una scelta vocazionale porta con sé. Chi raggiunge il seminario – conclude don Gianola – porta con sé la propria storia fatta di potenzialità e di limiti, di fecondità e di ferite. Tutto questo, che è la vita, non può non essere preso in considerazione perché è in essa che si può riconoscere – tramite opportuno discernimento – la ‘stoffa da prete’, la ‘materia’ che la Chiesa chiede di discernere a tutto il percorso formativo. Assumere uno sguardo vocazionale non significa vedere ‘preti e suore’ dappertutto ma saper intuire, in ogni contesto, i possibili inviti che lo Spirito ha seminato nel cuore degli adolescenti e dei giovani e affiancare i propri passi ai loro perché nell’ascolto della Parola possano anch’essi riconoscerli”.

AgenSir
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