Sarà l’invocazione per la pace a caratterizzare la 78ª Assemblea Generale Straordinaria che si terrà dal 13 al 16 novembre ad Assisi (Domus Pacis, Santa Maria degli Angeli). Presente anche il vescovo di Cremona che partirà alla volta di Assisi al termine delle celebrazioni patronali previste in Cattedrale nella mattinata di lunedì 13 novembre. Continue reading »
Possibile sostenere gli aiuti anche attraverso Caritas Cremonese
A partire da giovedì 2 novembre forti raffiche di vento e piogge eccezionali hanno colpito con violenza varie regioni italiane, in particolare la Toscana dove hanno causato la morte di otto persone e migliaia di sfollati nei paesi tra le province di Prato e Firenze, soprattutto quelli vicini al corso del fiume Bisenzio, esondato in più punti. Ci sono stati molti danni anche a Pisa e sulla costa livornese. Continue reading »
Speranza e di Perdono, cuore del Giubileo, i temi cardine ispirati in particolare alle lettere encicliche Laudato si’ e Fratelli tutti
“Rimetti a noi i nostri debiti: concedici la tua pace” è il tema scelto dal Santo Padre per la prossima Giornata mondiale della pace 2025. Il titolo del Messaggio della 58ª Giornata mondiale della pace, che sarà celebrata il 1° gennaio 2025, manifesta una naturale consonanza con il senso biblico ed ecclesiale dell’anno giubilare e si ispira in particolare alle lettere encicliche Laudato si’ e Fratelli tutti, soprattutto attorno ai concetti di Speranza e di Perdono, cuore del Giubileo: una chiamata alla conversione volta non a condannare, ma a riconciliare e rappacificare. Continue reading »
Per le Parrocchie l'Ufficio liturgico nazionale della CEI mette a disposizione uno schema di adorazione eucaristica per la pace in Terra Santa
Papa Francesco ha indetto per venerdì 27 ottobre una giornata di digiuno, di preghiera e di penitenza, per la pace in Terra Santa. Proprio venerdì 27 ottobre alle 18 nella basilica di San Pietro il Santo Padre presiederà un momento di preghiera per «implorare sui nostri giorni la pace, la pace in questo mondo» e ha chiesto a tutte le Chiese particolari di parteciparvi, predisponendo iniziative simili che coinvolgano il Popolo di Dio. Continue reading »
“La vocazione della Chiesa è annunciare il Vangelo non concentrandosi su se stessa, ma ponendosi al servizio dell’amore infinito con cui Dio ama il mondo (cfr Gv 3,16)”. È quanto si legge nella “Lettera al popolo di Dio”, approvata e diffusa mercoledì 25 ottobre mentre si avviano alla conclusione i lavori della prima sessione della XVI Assemblea Generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, in attesa della sessione conclusiva dell’anno prossimo. Continue reading »
Il sacerdote da vent'anni in missione nel Paese dei cedri nel suo breve viaggio in Italia ha fatto tappa anche a Cremona in Caritas
Oui pour la vie, una comunità che si prende cura. In questo momento drammatico per tutto il Medio Oriente, con il conflitto in corso tra Israele e Hamas, il Libano, seppur a rischio collasso dal punto di vista economico, continua ad essere “messaggio di fratellanza e di fede”, come lo ha definito Papa Giovanni Paolo II. Padre Damiano Puccini, da vent’anni in missione nel Paese dei cedri, ha fatto tappa in Caritas, a Cremona, durante un breve viaggio in Italia («Torno prima che ci bombardino la pista di atterraggio dell’aeroporto», dice). Caritas Cremonese, infatti, collabora da anni con padre Puccini e Oui pour la vie, associazione di volontariato con sede a Damour, città a 17 chilometri a sud di Beirut, impegnata in favore dei più poveri di ogni appartenenza religiosa e di ogni provenienza. Continue reading »
Presentata a Milano "Pavimenti appiccicosi", l'indagine condotta dalle 10 Caritas diocesane della Regione
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Quante probabilità esistono per i minori cresciuti in un contesto di povertà di accedere, una volta adulti, a una vita agiata? Al contrario, quanto è forte il rischio di rimanere intrappolati in percorsi di fragilità e deprivazione e quindi in storie di povertà? A partire dalla ricerca nazionale “L’anello debole”, pubblicata un anno fa da Caritas italiana, le Caritas lombarde hanno promosso un’indagine finalizzata ad approfondire il fenomeno della trasmissione intergenerazionale della povertà nella regione più popolosa e ricca d’Italia, presentata nella mattinata di venerdì 20 ottobre nella sede di Caritas Ambrosiana, a Milano. Il rapporto “Pavimenti appiccicosi. La povertà intergenerazionale in Lombardia”, promosso e curato dalla Delegazione regionale Caritas, è la prima declinazione regionale della ricerca nazionale di Caritas Italiana e si basa su evidenze raccolte dai Centri d’ascolto ed elaborate dagli Osservatori delle povertà e delle risorse delle dieci Caritas diocesane che fanno capo alla Delegazione lombarda. Le storie e le esperienze di 1.700 beneficiari dei centri Caritas delle diocesi lombarde (il 7,1% del campione esplorato dalla ricerca nazionale). Il testo, oltre a elaborare dati quantitativi, propone testimonianze e approfondimenti qualitativi. Presente a Milano anche Alessio Antonioli, del Centro d’ascolto di Caritas Cremonese, che ha partecipato al lavoro di ricerca.
«Ci siamo accorti che anche nella regione più ricca d’Italia il problema della povertà come fatica che si tramanda, se non addirittura come destino, è un tema rilevante – ha esordito don Roberto Trussardi (direttore di Caritas Bergamo, delegato regionale Caritas) –. Alle Caritas di Lombardia spetta il compito di fare scelte e avviare progetti che diano risposte concrete al fenomeno. Il Rapporto sottolinea che per spezzare la catena della povertà intergenerazionale i soli aiuti materiali non paiono risolutivi, se non affiancati da accompagnamenti a lungo termine basati su relazioni di fiducia e dall’inserimento attivo delle persone in povertà nelle rispettive comunità. Ciò è fondamentale per superare la sfiducia nel futuro e la convinzione che un riscatto non sia possibile, che spesso attanagliano i poveri, orientandoli a uno stile di vita passivo, basato sull’assistenzialismo».
«Come spezzare la catena di trasmissione delle povertà – si è chiesta Vera Pellegrino (sociologa, consulente di Caritas Italiana, curatrice della ricerca) –? Anzitutto potenziando le opportunità scolastiche, educative e formative, soprattutto in alcuni ambienti, come le periferie urbane. Poi, provando a incidere sull’offerta di lavoro dignitoso, perché la presenza di working poor è forte, e operando sulla fiducia, da parte delle persone in povertà, rispetto al fatto che un buon lavoro possa realmente cambiare la loro vita. E intervenendo infine sulla “narrazione di sé” che i poveri fanno, per superare lo stigma di cui sono vittime e l’autoesclusione che arrivano a infliggersi, attraverso il potenziamento dell’autostima e della partecipazione alle reti comunitarie».
«Un monito fornito da questa ricerca è che la povertà interessa tutti, essendo penetrata in profondità nelle nostre comunità – ha osservato Davide Maggi (economista, Fondazione Cariplo) –. Il cambiamento d’epoca in cui ci troviamo impone di affrontare questo fenomeno, di estrema complessità, non in ottica riformativa, ma trasformativa. Creando logiche connettive tra tutti i soggetti (istituzionali, sociali, comunitari) che devono affrontarlo: bisogna lavorare in modo coordinato sulla capacitazione, soprattutto dei giovani, affinché provino ad andare oltre il condizionamento derivante dalla povertà della propria famiglia d’origine».
SCARSA ISTRUZIONE, LAVORO CHE PEGGIORA, MAGGIORE INDIGENZA
Il confronto tra la condizione degli assistiti lombardi e quella delle loro famiglie di origine ha permesso di misurare il grado di mobilità intergenerazionale delle persone in stato di povertà, con particolare riguardo a tre dimensioni specifiche: istruzione; occupazione; condizione economica.
Riguardo all’istruzione, i genitori degli assistiti Caritas in Lombardia si collocano su livelli formativi molto bassi: tra le madri prevale la licenza elementare (46%), tra i padri la licenza media inferiore (37,3%). Significativa anche la presenza di persone senza titolo di studio (6,1% tra le madri e 4,6% tra i padri) o l’incidenza di chi risulta analfabeta (4,6% tra le madri, 1,2% tra i padri). Di contro, la percentuale di laureati e diplomati è bassa: il 9% dei padri e il 3,9% delle madri hanno conseguito il diploma di media superiore; tra le madri non figurano laureate, solo il 3,9% tra i padri.
Nel passaggio tra generazioni, non si registra una grande mobilità ascendente. Tra i figli lombardi prevale la licenza media inferiore, come tra i genitori, anche se con percentuali doppie (65,2%, contro il 37,3% del padre e il 31,7% della madre). Addirittura, si segnala una mobilità discendente rispetto al grado di studio più elevato: solo il 2% dei figli è laureato (i padri sono il 3,9%).
Riguardo al lavoro, i beneficiari Caritas in Lombardia si collocano per lo più nel gruppo delle occupazioni non qualificate (44,7%) e a seguire nel gruppo delle professioni qualificate delle attività commerciali e servizi (25,2%), come conduttori di impianti e conducenti di veicoli (18,4%) e nelle professioni tecniche (11,7%). Rispetto al dato nazionale, i beneficiari lombardi sembrano più presenti nelle professioni tecniche (11,7% contro 8,2%) e come conduttori di impianti, operai di macchinari fissi e mobili, conducenti di veicoli (18,4% versus 6,8%), ma al contempo sono maggiormente occupati nelle professioni non qualificate (lombardi: 44,7%; italiani: 34%).
Dal confronto con le occupazioni dei padri, emerge che in Lombardia il 45,9% dei beneficiari Caritas ha sperimentato una mobilità ascendente rispetto ai padri (i figli si sono collocati su posizioni occupazionali più qualificate), il 19,4% è rimasto allo stesso livello e più di un terzo ha peggiorato la posizione (34,8%). A livello nazionale, la mobilità discendente (42,8%) prevale su quella ascendente.
Sul versante della condizione economica, tra i beneficiari lombardi degli interventi Caritas ben due terzi ritengono di essersi impoveriti rispetto alla famiglia di origine (63%), il 21,3% di vivere in continuità con lo standard dei propri genitori e solo il 15,8% pensa di avere migliorato le proprie possibilità economiche. Tale ripartizione è analoga a quella rilevata con i dati nazionali, ma la percezione di impoverimento tra i lombardi è maggiore rispetto al dato italiano (63% versus 55,3%), mentre la percezione di miglioramento è più contenuta (Lombardia 15,8%, Italia 19,8%)
ORIGINE STRUTTURALE, BASSA CAPACITÀ REDISTRIBUTIVA
In conclusione, nelle storie di deprivazione intercettate dal circuito Caritas in Lombardia, i casi di povertà ereditaria pesano per il 59,3%. Quasi sei persone su dieci, insomma, risultano vivere una condizione di precarietà economica in continuità con la propria famiglia di origine, mentre i poveri “di prima generazione” sono il 40,7%.
Tali dati dimostrano, quindi, l’esistenza di una condizione di trasmissione intergenerazionale delle fragilità, che richiama i cosiddetti sticky grounds, i “pavimenti appiccicosi” della letteratura sociologica. I dati regionali sono, in termini generali, simili a quelli nazionali, a riprova del fatto che il problema ha un’origine strutturale, dovuta al peggioramento delle condizioni di vita dei poveri: accade in generale in Italia, ma nemmeno una regione avanzata e dinamica come la Lombardia riesce ad attenuare tale tendenza.
Infine, il dato è allarmante, sia a livello regionale che nazionale, anche in considerazione del peggioramento delle condizioni di vita, avvertito rispetto alla famiglia di origine da una percentuale consistente di persone coinvolte dal fenomeno (40%): ciò pone profondi interrogativi sulla capacità redistributiva e inclusiva, nel tempo, del nostro paese e della nostra regione.
SFIDUCIA NEL FUTURO, TENDENZA ALL’ASSISTENZIALISMO
La seconda parte della ricerca presenta l’analisi di interviste svolte a beneficiari Caritas e di focus group con operatori e volontari dei centri Caritas delle diocesi lombarde. L’analisi qualitativa conferma alcune delle evidenze emerse da quella quantitativa; in particolare, mette in risalto la stretta correlazione tra povertà e bassa scolarità, che risulta aver condizionato pesantemente i percorsi di vita degli intervistati, sia perché ne ha limitato l’accesso al mondo del lavoro, sia perché ha impedito loro di dotarsi degli strumenti per orientarsi nella complessità contemporanea.
Dalle interviste, poi, emerge la rilevanza della questione abitativa: tutte le persone incontrate vivono in una casa popolare, o hanno fatto domanda per averla, o sono alla ricerca di un’abitazione migliore.
Altro dato rilevante: più della metà degli intervistati svolge o ha svolto il ruolo di caregiver di un parente (genitori, figli) o di una persona cara malata; in questi casi, oltre alle difficoltà economiche entrano in gioco quelle dovute all’assenza o alla debolezza delle reti familiari ed extrafamiliari.
Il Rapporto, di conseguenza, sottolinea che per spezzare la catena della povertà intergenerazionale i soli aiuti materiali non paiono risolutivi, se non affiancati da accompagnamenti a lungo termine basati su relazioni di fiducia e dall’inserimento attivo delle persone in povertà nelle rispettive comunità.
Infine, tra le cause che alimentano la trasmissione della povertà, vi sono la sfiducia nel futuro e la convinzione che un riscatto non sia possibile. Tali atteggiamenti accomunano molti degli intervistati, non consentono di affrontare attivamente i problemi e facilitano uno stile di vita passivo, basato sull’assistenzialismo. Le persone che “ereditano” povertà fanno fatica a fare progetti con l’obiettivo di migliorare la loro condizione sociale. Questa fatica limita il loro percorso personale, e rischia di trasmettere ai figli un senso di fatalismo e di inadeguatezza: la catena intergenerazionale della povertà, in assenza di un’adeguata attenzione e di politiche conseguenti, rischia di perpetuarsi meccanicamente, mettendo a repentaglio esistenze individuali, storie famigliari, equilibri sociali.
È deceduto nel tardo pomeriggio di mercoledì 18 ottobre all’ospedale Misericordia di Grosseto, diocesi nella quale svolgeva il proprio ministero sacerdotale, don Ermille Berselli, originario di San Bassano, in provincia e diocesi di Cremona. Parroco di Ribolla e da poco canonico della Cattedrale di Grosseto, aveva 64 anni, compiuti in aprile. Era prete da 37 anni. A portarlo alla morte una malattia fulminante: il 17 ottobre era stato ricoverato in ospedale per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute. Continue reading »
Il tradizionale appuntamento biennale si è svolto sabato 14 ottobre presso il Centro pastorale Paolo VI di Brescia
Sabato 14 ottobre si è svolto a Brescia, presso il Centro pastorale Paolo VI, il convegno regionale dei diaconi permanenti. Erano presenti il vescovo di Pavia, mons. Corrado Sanguineti, delegato CEI per il diaconato, il vescovo di Brescia, Pierantonio Tremolada, il vescovo di Crema, mons. Daniele Gianotti, e i sacerdoti delegati diocesani per l’accompagnamento e la formazione dei diaconi. Continue reading »