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Il Sinodo in parrocchia. In una Chiesa che sia come casa

Una riflessione di don Paolo Arienti sul testo della Sintesi della Cei

Un po’ rincuora, un po’ sollecita la sintesi (SCARICA QUI) pubblicata dalla CEI e riguardante gli ascolti diocesani a chiusura del primo anno sinodale delle chiese in Italia. Sì, perché l’articolazione del testo, di non immediata lettura e non così sintetico, colpisce per alcune pennellate di realismo che disinnescano lo scetticismo con cui ormai si approcciano testi “ufficiali”. Colpisce un approccio aderente alla realtà, capace di non trasformare immediatamente i vissuti raccolti in moralismo. Non mancano alcune sottolineature “fuori onda”, come quella di alcuni stili episcopali non in linea con le istanze sinodali o come quella che riguarda il peso – anche giuridico – delle strutture pastorali, come pure quella che fotografa il carattere ondivago dei processi sinodali, segnati anche da una buona dose di scetticismo.

A leggere il testo, soprattutto nello scorrere le dieci parole-chiave che fungono da coagulo dei materiali prodotti dalle singole diocesi, si riconosce un pezzo importante della condizione ecclesiale oggi: non di una chiesa teorizzata a tavolino, ma di un corpo reale che a volte intuisce ma non sa mettersi in gioco, a volte abita la prossimità ma non sa trasformare questa vocazione in cultura… insomma sembra di essere a casa. E si sa, ciascuno conosce di casa sua la bellezza e la familiarità, ma anche i guai che non si cancellano a suon di documenti o certificati.

C’è molta verità della Chiesa e sulla Chiesa e a fare la differenza sembra proprio il nesso esistenziale tra biografie (personali e comunitarie) e mistero di Gesù. Perché ricorre spessissimo, come chiave di lettura, il binomio che unisce relazioni ed esperienza vitale della fede.
La massa di riletture è ricondotta a dieci snodi di fondo, da leggere come i segnavia di un percorso non sempre facile, come accade a chi parte per la montagna e ogni tanto deve consultare la mappa, verificare la propria posizione, sostare per riposare, prendere fiato e bere qualcosa: ascoltare, accogliere, relazioni, celebrare, comunicazione, condividere, dialogo, casa, passaggi di vita e metodo. Ce ne sarebbe per innumerevoli consigli pastorali, ma soprattutto ce ne sarebbe per sfatare certi miti: quelli numerici, quello dell’innervatura certa delle comunità nei territori, quello della chiesa-istituzione ancora modellata e percepita su un’idea piramidale e discendente dell’autorità… ma, si sa, i miti persistono e spesso abitano la ruggine più insistente delle simboliche mentali.
A porre in filigrana il testo di sintesi con l’esperienza quotidiana di una comunità, sembrano evidenziarsi almeno quattro questioni, problemi e sfide ad un tempo:

  1. lo stile delle relazioni: ormai la questione “affettiva” dentro la Chiesa non è più rinviabile. Essa non si limita al delicato e pure urgente tema delle minoranze né al solo recupero della presenza femminile, ma ha il sapore più ampio, e spesso più amaro, della temperatura emotiva dell’appartenenza comunitaria. Si fa spesso fatica a percepire nell’esperienza psicologica quello che per teologia si è nella Chiesa: fratelli e sorelle, commensali alla medesima Eucaristia. Mettere a tema la qualità delle relazioni significa ridisegnare costantemente il modo di essere nella Chiesa, non dare per scontata la leadership, smettere di mettere tra parentesi la questione del potere e delle responsabilità, come se esistesse un cortile dove si è fratelli e una stanza dei bottoni in cui solo la solitudine magari del clero può espletare alcune funzioni.
  2. la connessione tra parola di Dio e vita: perché l’annuncio del Vangelo narri un senso, è necessario l’incontro con la vita e quella saldatura di realtà che oggi è la grande sfida culturale della Chiesa. Si può continuare a riproporre un ritmo, anche liturgico, separato ed autonomo oppure si può dar fiducia alla vita, soprattutto delle famiglie e delle esperienze laicali: queste interpellare ed ascoltare, a queste chiedere di innervare la parola di Dio nella storia. Le conseguenze soprattutto di natura psicologica sull’idea anche della parrocchia come un centro di servizi o un luogo in cui “fare rapporto” sono evidenti.
  3. la geografia della cura e della prossimità: non va mai perso di vista il dispositivo centrale della fede cristiana, la norma dell’incarnazione che giudica ogni stile e lo richiama alla sua prima vocazione. Che il destino bello ed avvincente delle comunità ecclesiali stia proprio anche nel farsi carico delle periferie, anzi essere loro stesse periferie? Domanda scomoda, che però risuona anche oltre la retorica su papa Francesco. Chiese, parrocchie e oratori sono già periferia, e da un pezzo. La sfida è sempre con quale stile questi luoghi vengono abitati e chi sceglie di accettare questa vocazione, dentro la complessità della vita.
  4. l’idea di una Chiesa-casa: le metafore per descrivere la Chiesa sono davvero moltissime, ma forse in questa stagione ecclesiale l’idea di una Chiesa che assomigli anche ad una casa, accogliente ed inclusiva, pare efficace ed urgente. Una casa in cui la familiarità delle relazioni non sia una chimera e in cui l’arredamento, i ritmi e l’atmosfera facciano percepire che si è autorizzati a vivere. Una casa in cui si abbia il coraggio non solo di fare cose o pretendere servizi, ma anche raccontarsi e respirare. Forse non è un caso che il prossimo anno sinodale sia scandito dall’episodio di Gesù che frequenta la casa di Marta e Maria.

don Paolo Arienti
Docente Teologia ISSR S. Agostino e Seminario di Cremona

Sinodo: pubblicata dalla CEI la sintesi finale della fase diocesana

Sinodo. Per una Chiesa che non divide il mondo, ma lo ascolta alla luce della Parola. Intervista a don Maccagni

TeleRadio Cremona Cittanova
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“Siamo qui per una luce nuova”. Iniziato il pellegrinaggio a Lourdes con il Vescovo Antonio e 80 cremonesi

Guarda la gallery completa Un clima incerto, quello tipico di Lourdes – dove si passa dal cielo plumbeo ad un sole rovente nel giro di pochi minuti – ha accompagnato i primi passi del pellegrinaggio dell’Unitalsi lombarda cui partecipano ottanta cremonesi guidati dal presidente della sottosezione Tiziano Guarneri. In tutto i pellegrini – provenienti soprattutto da Como, Mantova e naturalmente dalla città del Torrazzo – sono … Continue reading »

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Drum Bun, l’associazione con lo “zaino in spalla”per conoscere esperienze di bene comune

Ci sono momenti in cui è necessario fare un bilancio del proprio percorso, ancor più quando occorre raccogliere il patrimonio della propria identità e rilanciarla nel presente e per il futuro: la pandemia, sotto questo punto di vista, è stata violentemente e forzatamente illuminante, poiché ha imposto limiti – fino a due anni fa – imprevedibili ed inimmaginabili, con cui oggi fare i conti. Ecco … Continue reading »

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Assunta, le celebrazioni con il Vescovo in Cattedrale e a Caravaggio. Nel pomeriggio mons. Napolioni a Brancere

In occasione della solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria il vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, presiederà alle ore 11 di lunedì 15 agosto l’Eucarestia nel Duomo di Cremona (che sarà trasmessa in diretta tv e web) concelebrata con il Capitolo della Cattedrale, mentre nella serata di domenica 14, alle ore 21, sarà al Santuario di Santa Maria del Fonte a Caravaggio per la celebrazione della Veglia dell’Assunzione, con il Rosario e l’Ufficio delle Letture.

La Cattedrale di Cremona, intitolata proprio a S. Maria Assunta, si preparerà alla solennità con il triduo che quest’anno, vista la concomitanza della vigilia con la festività domenicale, sarà anticipato alle giornate di mercoledì, giovedì e venerdì: ogni giorno sarà celebrato in Rosario meditato alle 17.30 e, a seguire, la Messa delle 18 con una riflessione in preparazione alla festa. Domenica 14 alle 17.30 il capitolo celebrerà i Primi Vespri della Solennità, seguiti della celebrazione Eucaristica prefestiva delle 18. Lunedì, poi, le Celebrazioni seguiranno gli orari festivi consueti: alle 8, 9.30 e alle 18; alle 17.30 il canto dei Secondi Vespri con i Canonici del capitolo.

Nel pomeriggio alle 17 mons. Napolioni sarà poi a Brancere per presiedere la Messa della Madonna del Po. Quest’anno non è in programma la tradizionale processione con le barche sul Po a causa dell’emergenza idrica, ma è confermata l’Eucaristia con la presenza dell’Effigie della vergine di Bracere che, al termine della celebrazione, sarà portata sulla sponda del fiume, dove si assisterà al lancio della corona di fiori e alla benedizione delle acque e delle rive del Po.

L’Assunzione della Vergine Maria sarà celebrata con particolare solennità anche al Santuario di Caravaggio. Si apriranno nel pomeriggio di domenica 14 agosto i Primi Vespri alle 17, la Messa alle 17.30 e in serata, alle 21, la veglia dell’Assunzione con il Vescovo. Lunedì le Messe seguiranno anche a Caravaggio l’orario festivo  (7, 8.30, 10, 11.30, 16 e 17.30). Alle 15 la celebrazione mariana e alle 17 i Vespri della solennità

Le celebrazioni possono essere seguite in diretta streaming sul sito www.santuariodicaravaggio.it, anche attraverso l’apposita app.

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Unitalsi, in partenza il pellegrinaggio a Lourdes. Tra i volontari sedici giovani dell’U.P “Sant’Omobono”

Il vescovo Napolioni guida spirituale per il gruppo che resterà al Santuario fino a martedì 9. Sabato alle 18 il Rosario in diretta su Tv2000

Inizierà giovedì 4 agosto, alle 18.45, il pellegrinaggio a Lourdes per 80 cremonesi che hanno aderito alla proposta dell’Unitalsi lombarda, associazione che dal lontano 1903 accompagna malati e disabili nei maggiori santuari mariana d’Europa, in particolare quello nato attorno alla grotta di Massabielle e quello di Loreto nelle Marche. Continue reading »

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Si è concluso il pellegrinaggio Unitalsi a Lourdes, esperienza di fede e vita per 80 cremonesi

foto di Donatella Carminati Un invito a tornare a casa senza nostalgie e rimpianti, ma capaci di affrontare la realtà, con le sue croci e le sue contrarietà, grazie all’incontro con Maria e con il suo Figlio Gesù, che ancora una volta rinnovano il suo amore: “Siamo stati in tanti in questi giorni a Lourdes, ma è come se ciascuno di noi sia stato solo … Continue reading »

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A fine agosto a Cremona il summer camp “Campagne Etiche” di Altromercato

Rivolto ai giovani tra i 19 e i 26 anni per riflettere su grandi temi di sostenibilità ambientale ed economica e scoprire realtà territoriali

campo girasole

Diffondere consapevolezza circa la filiera agroalimentare, promuovere metodologie di formazione alternative e formazione tra pari e contribuire alla valorizzazione territoriale: ecco i tre grandi obiettivi del summer camp “Campagne Etiche” con sede a Cremona dal 28 agosto al 4 settembre.

Gli obiettivi della settimana si concretizzeranno in tre iniziative: l’organizzazione di una campagna di attivismo e sensibilizzazione, la creazione di una mappa digitale dei punti di Cremona legati a filiere sostenibili e la preparazione di una cena etica; non mancheranno giochi e attività al fine di favorire il coinvolgimento e la competizione amichevole tra i partecipanti a cura dell’associazione “Drum Bun”.

Saranno presenti anche momenti ricreativi ed escursioni, come la visita alla cooperativa “Rigenera” e alla Casa Circondariale locale, il tour culturale della città e l’esplorazione cicloturistica della campagna cremonese, tra siti storici e luoghi della tradizione alimentare locale. Nei vari momenti di formazione interverranno anche Università Cattolica, Libera e The Good Lobby.

La maggior parte delle attività si svolgerà all’aperto e sempre nel rispetto delle misure anti-Covid vigenti.

Come si evince dal ricco programma, l’obiettivo principale è quello di fornire ai partecipanti una formazione pratica e ben strutturata su competenze strettamente connesse all’attivismo giovanile con basilare riferimento al settore agro-alimentare, alle tematiche dell’eticità delle filiere produttive, della loro sostenibilità ambientale e alla peculiarità del Commercio equo e solidale come esempio di filiera virtuosa.

L’ambizioso progetto, che vede come headliner l’associazione “Nonsolonoi”, in partnership con numerose associazioni, cooperative e realtà del territorio cremonese, ha aperto le sue iscrizioni, da finalizzare entro il 1° agosto; per iscriversi basta compilare un form online. Per info e iscrizioni, visitare il sito: https://www.nonsolonoi.org/.

 

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Andrea Bergonzi
TeleRadio Cremona Cittanova
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Dal 4 al 10 agosto a Lourdes il pellegrinaggio Unitalsi con il vescovo Napolioni

In tutto i lombardi saranno 250 tra malati, dame e barellieri della benemerita associazione, sacerdoti, accompagnatori e fedeli

“Vada a dire ai sacerdoti che si costruisca qui una cappella e che ci si venga in processione”. È la grande missione che Maria affidò a Bernadette Soubirous il 2 marzo 1858 dinanzi alla grotta di Massabielle. La giovane ragazza, nonostante la propria timidezza, presentò il messaggio al parroco di Lourdes, padre Peyramale, consegnando così alla Chiesa il compito di trasformare quell’antico pascolo di maiali in un luogo di preghiera e di annuncio della salvezza. Continue reading »

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“Incontri che formano e fanno crescere”, disponibile il numero di luglio di “Chiesa in Cammino”

Edizione del periodico del Seminario vescovile di Cremona che contiene, oltre all'editoriale del rettore, articoli di approfondimento della vita del seminario e vocazionale

Presentato con il titolo “Incontri che formano e fanno crescere” e un’immagine di copertina dedicata all’ordinazione sacerdotale di William Dalé, è disponibile il numero di luglio di “Chiesa in Cammino”, il periodico del Seminario vescovile di Cremona. Continue reading »

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Il Papa in Canada: quando il gesto è il messaggio

La prossimità del Papa, specie negli incontri con le popolazioni indigene, è stato il segno distintivo del viaggio apostolico in Canada. Tanti i gesti che hanno sottolineato la dimensione penitenziale e di riconciliazione che Francesco ha voluto dare alla visita in terra canadese

“Un efficace processo di risanamento richiede azioni concrete”. Francesco lo aveva sottolineato concludendo il discorso alle delegazioni dei popoli indigeni del Canada, ricevute in Vaticano, la scorsa primavera. Il viaggio in terra canadese, affrontato con gioia dal Papa nonostante le difficoltà di deambulazione, si è contraddistinto proprio per quelle “azioni concrete” che sono i gesti. Atti che hanno preceduto o accompagnato le parole pronunciate dal Pontefice nel grande Stato nord-americano e, in particolare, i suoi richiami alla giustizia e al perdono come premessa di un autentico cammino di riconciliazione. In un qualche modo, si può affermare che il viaggio stesso sia stato un’azione concreta “dall’impatto enorme”, per riprendere l’affermazione del premier Justin Trudeau. Anche i giornali canadesi hanno pubblicato in questi giorni sulle loro prime pagine grandi foto che immortalavano tali gesti così significativi. Del resto, passati solo pochi minuti dall’arrivo a Edmonton, prima tappa della visita, il Papa aveva già compiuto un gesto tanto semplice quanto efficace per dare sostanza alla definizione “pellegrinaggio penitenziale” da lui indicata per questo viaggio apostolico: baciare la mano di un’anziana signora indigena, durante la cerimonia di accoglienza in aeroporto.

Qui la cronaca delle giornate del Papa in Canada (Agensir)

Ogni viaggio papale si può (anche) raccontare per immagini. Ciò vale forse ancora di più questa volta, tanto è stato forte il valore simbolico degli eventi e degli incontri a partire da quello di lunedì scorso a Maskwacis, che ha avuto un suo ideale raccordo con quello conclusivo a Iqaluit, con i giovani e gli anziani del popolo Inuit. Il Papa che, sulla carrozzina, prega silenziosamente nel cimitero della comunità di Ermineskin. Il Papa che bacia lo striscione rosso con impressi i nomi dei bambini morti nelle scuole residenziali e poi in piedi, senza l’ausilio del bastone, sta davanti al capo indigeno “Aquila dorata” che gli pone sulla testa un copricapo segno di rispetto e riconoscimento di autorevolezza. Ancora, quel gesto di riconsegna dei mocassini rossi, simbolo del dolore di tanti ragazzi indigeni, che gli erano stati donati in Vaticano quattro mesi fa. Particolarmente evocativa l’immagine di Francesco assorto in meditazione sulle rive del Lac Ste. Anne, un luogo che unisce nella devozione popoli indigeni e fedeli cattolici. Un’istantanea dal sapore evangelico che ci riporta alle sorgenti della fede e che, come ha poi sottolineato nell’omelia, ci fa immaginare un altro lago, a migliaia di chilometri di distanza, quello di Galilea inscindibilmente legato alla vita e alla predicazione di Gesù.

Anche un gesto “ordinario” come la benedizione di un’immagine sacra qui assume un valore “straordinario”. Quando il Papa, nella chiesa del Sacro Cuore dei Primi Popoli, benedice la statua di Kateri Tekakwitha, la prima indigena nord-americana ad essere proclamata Santa, ci sta infatti dicendo che il lievito del Vangelo può, anzi deve, crescere e fecondare i popoli che incontra senza annullarne l’identità e il patrimonio culturale e spirituale, perché la fede si annuncia non si impone. C’è poi un gesto che non ha fatto i titoli dei giornali ma che dà testimonianza non solo del senso profondo di questo viaggio, ma di una delle direttrici portanti del ministero petrino: “la rivoluzione della tenerezza”. Giovedì, al termine della Messa nel Santuario di Sant’Anna di Beaupré, una mamma ha portato al Papa per farlo benedire il suo bambino, affetto da una grave malformazione. Un momento di grande dolcezza con il Papa che, non solo ha benedetto il bimbo, ma lo ha pure tenuto in braccio accanto alla madre. Anche in questa circostanza, come in tante altre durante il viaggio, la sedia a rotelle non ha ostacolato la prossimità alla gente. Anzi, questa condizione di fragilità ha reso – se possibile – ancora più vicino il Papa a quanti soffrono.

Francesco non è mai rimasto distante dal dolore delle persone che ha incontrato. Per ascoltare, ascoltare con il cuore – ci ha testimoniato tante volte – bisogna stare vicino al prossimo. Un atteggiamento che si è visto molto bene nell’incontro di ieri con gli ex alunni della scuola residenziale di Iqaluit, “ai confini del mondo”. Francesco si è seduto in mezzo a loro in una fila di sedie a forma di cerchio, ponendosi dunque “alla pari”. Arrivato fino a soli trecento chilometri dal Circolo Polare Artico, ha così ribadito concretamente con questo gesto che il pastore deve avere l’odore delle pecore, soprattutto di quelle più lontane e ferite.

Un viaggio quindi che ha visto intrecciarsi armonicamente – come i fili delle fasce colorate delle vesti degli indigeni – gesti e parole, discorsi e azioni concrete. Il gesto, parafrasando il noto mass-mediologo Marshall McLuhan (canadese e cattolico), si è così fatto messaggio. Un messaggio di amore e di riconciliazione.

Alessandro Gisotti

VaticanNews
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