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Messaggio CEI per il Primo Maggio: «È tempo di un’ecologia integrale»

La riflessione dei vescovi italiani per la festa del lavoro dove si richiama la centralità della dignità della persona e l'importanza della formazione dei giovani

“Oggi più che mai” c’è “bisogno di educare al lavoro e la situazione è tale da richiedere una riscoperta delle relazioni fondamentali dell’uomo. Il lavoro deve tornare a essere luogo umanizzante”. Lo afferma la Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, nel Messaggio per la giornata del primo maggio, dal titolo “Il lavoro: libertà e dignità dell’uomo in tempo di crisi economica e sociale”.

Il lavoro “in Italia manca”, osservano i vescovi, e questa scarsità “porta sempre più persone, impaurite dalla prospettiva di perderlo o di non trovarlo, a condividere l’idea che nulla sia più come è stato finora: dignità, diritti, salute finiscono così in secondo piano”. Una “deriva preoccupante” legata alla perdurante crisi economica, ad una disoccupazione che colpisce in particolare giovani, donne e ultracinquantenni, e alla cosiddetta “quarta rivoluzione industriale”. Di qui il richiamo del Papa alla “responsabilità degli imprenditori” formulato nell’Evangelii gaudium e ripreso nel Messaggio al Forum economico mondiale di Davos; tuttavia, affermano i vescovi, “anche i lavoratori hanno una responsabilità”: il lavoro, che ci sia o meno, “tracima e invade le vite delle persone, appiattisce il senso dell’esistenza, così che chi non aderisce a questa logica viene scartato, rifiutato, espulso”. La responsabilità “che tutti ci troviamo a condividere” è “l’incapacità di fermarci e tendere la mano a chi è rimasto indietro”.

Il lavoro – si legge ancora nel testo – deve essere sempre e comunque espressione della dignità dell’uomo, dono di Dio a ciascuno”. Di qui, ricordando anche il monito di Francesco nel discorso per il ventennale del Progetto Policoro, l’importanza di “percorsi educativi per le giovani generazioni da parte delle comunità cristiane”. L’esperienza universitaria “non può soggiacere unicamente” alla logica di mercato; la formazione culturale e l’elaborazione di “esperienze spirituali e morali che plasmino l’identità della persona e aprano ai valori della giustizia, della solidarietà e della cura per il creato costituiscono le condizioni di base per una corretta e completa educazione al lavoro stesso”.

Il testo integrale del messaggio

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1° maggio: Giornata nazionale dell’8xmille. Intervista a don Massimo Calvi, incaricato diocesano Sovvenire

Perchè destinare una parte dei proventi dell'IRPEF, che comunque andrebbero allo Stato, alla Chiesa Cattolcia

Domenica 1 maggio si celebra la Giornata nazionale dell’8×1000. Il tema di quest’anno è «Dalle firme, progetti di misericordia». Con don Massimo Calvi, incaricato diocesano del Sovvenire, facciamo il punto sulla realtà cremonese.

Don Calvi qual è il senso di questa iniziativa?

«Penso che molti cittadini si siano accorti, in questi ultime settimane, dell’intensificarsi di spot pubblicitari proposti sia dalla Chiesa Cattolica  che da altri enti o istituzioni aventi per oggetto la scelta dell’otto e del cinque per mille. Ciò è dovuto al fatto che è tempo di dichiarazione dei  redditi e attraverso questi due strumenti lo Stato Italiano offre a tutti i cittadini, lavoratori dipendenti, liberi professionisti e pensionati, una significativa occasione di partecipazione alla vita della nazione e al sostegno al bene comune. In pratica lo Stato chiede ai cittadini di esprimersi circa la destinazione di una parte, minimale ma ugualmente significativa, dei proventi fiscali annuali per attribuirli a istituzioni religiose (otto per mille) o a enti o ad altre istituzioni (cinque per mille) di cui il cittadino, riconoscendone l’utilità sociale, decide e sceglie di sostenerne le attività».

Una dubbio spesso sorge quando ci si sente interpellati a firmare per l’otto per mille: firmando il cittadino verserà più tasse di quelle già dovute?

«Assolutamente no! La cosa interessante di questa opportunità è che non costa nulla di più al cittadino. Si tratta di introiti che comunque già lo Stato preleva attraverso le norme fiscali vigenti. Il cittadino che fa la scelta per l’otto per mille non verserà né più né meno di quanto già dovuto. Solo che lo Stato offre al cittadino  l’opportunità di concorrere, con la propria firma e adesione, alla destinazione di una parte dei proventi IRPEF. Si tratta di una firma che non costa nulla ma che può valere molto. La firma dell’otto per mille poi serve a definire la destinazione dell’8 per mille del gettito complessivo dell’IRPEF. Sistema di grande democrazia dove la firma di tutti vale allo stesso modo, indipendentemente dal fatto che uno sia contribuente di modesta oppure di ricca condizione economica».

Perché un cittadino dovrebbe scegliere di destinare l’otto per mille alla Chiesa Cattolica?

«Moltissimi sono i cittadini che ogni anno decidono di firmare per la destinazione dell’otto per mille alla Chiesa Cattolica: si tratta di cattolici, sia praticanti che non praticanti e, non raramente, anche di cittadini che non si riconoscono come “cattolici”. Tutti lo fanno perché apprezzano l’impegno che la Chiesa Cattolica esprime e testimonia in ambito religioso, sociale, caritativo e assistenziale, sia in Italia che all’estero».

Quali le finalità a cui la Chiesa destina gli apporti che provengono dall’otto per mille?

«Tre sono sostanzialmente le finalità cui gli apporti dell’otto per mille sono destinati. Innanzitutto il sostegno dei sacerdoti: si tratta di 36 mila preti diocesani, tra cui circa 500 missionari nei paesi in via di sviluppo. Chi firma per l’otto per mille alla Chiesa Cattolica contribuisce a sostenere tutti i sacerdoti che spendono la loro vita per garantire la celebrazione dei sacramenti, l’annuncio del Vangelo e l’animazione delle opere educative e di carità nelle migliaia di parrocchie diffuse sul territorio nazionale: anche il proprio parroco, il sacerdote del proprio oratorio, il prete che incontra come più vicino. Nel 2015, a livello nazionale, al sostegno dei sacerdoti sono stati destinati 327 milioni di Euro. Poi i proventi dell’otto per mille hanno come destinazione gli interventi di carità in Italia e all’estero. Ben 265 milioni di Euro nel 2015. L’8 per mille ha così permesso di realizzare centinaia di interventi in Italia e nei paesi più poveri: dai poliambulatori alle mense per i bisognosi, dagli aiuti anti-crisi per le famiglie e anziani alle fondazioni anti-usura. Anche nella nostra diocesi molte iniziative caritative sono state realizzate anche con questi contributi. Infine, sempre nel 2015, 403 milioni di Euro sono stati finalizzati a progetti di culto e di pastorale. L’8 per mille aiuta così anche famiglie e comunità parrocchiali con progetti che creano lavoro per i giovani, oratori per l’educazione dei ragazzi e l’accoglienza degli anziani e con il restauro dei beni culturali per tramandare un patrimonio unico di arte e di fede. In tal modo i proventi dell’8 per mille ritornano sul territorio nazionale in mille modalità a beneficio dell’intera collettività».

Il cittadino è sicuro che i proventi dell’otto per mille saranno usati per le nobili finalità sopra ricordate?

«Al riguardo, c’è stato anche qualche episodio negativo a cui i mass media hanno dato grande rilievo suscitando confusione e sconcerto nell’opinione pubblica. La Conferenza Episcopale Italiana dà annualmente pubblico rendiconto del modo in cui ha ripartito e gestito la quota otto per mille attribuitele dai contribuenti. Ciò lo fa per favorire la massima trasparenza, la chiara informazione e per far crescere la coscienza e la partecipazione dei fedeli e di tutti i cittadini alla missione spirituale e caritativa della Chiesa. E’ vero che c’è stato anche ultimamente un caso che ha messo in evidenza un uso distorto delle somme pervenute ad una diocesi tramite l’otto per mille. Bisogna stare attenti a non fare “di ogni erba un fascio” ed essere consapevoli che anche in questo ambito si realizza ciò che propone il proverbio “fa più rumore un albero che cade che l’intera foresta che cresce”. Il fatto che sia emerso questo caso, per quanto doloroso, mostra che i controlli all’interno della Chiesa funzionano e che al riguardo  il desiderio e la volontà di trasparenza della Chiesa è massimo».

Quali i proventi giunti nella diocesi di Cremona e come sono stati destinati?

Alla diocesi di Cremona, nel 2015 sono pervenuti Euro 832.719 per le esigenze di culto e pastorali e Euro 694.149 per interventi caritativi. Il resoconto dettagliato delle attribuzioni dei due fondi viene pubblicato ogni anno sul bollettino della diocesi e su altri canali di informazione. Limitandomi ad alcune esemplificazioni posso ricordare che per quanto riguarda la carità i maggiori apporti (Euro 250.000) sono stati attribuiti alla Caritas diocesana per affrontare le enormi necessità di cui si fa carico per venire incontro alle tante famiglie stremate dalla crisi economica in atto e, in parte, per la gestione dei rifugiati e degli immigrati ospitati nelle varie strutture caritative sul territorio diocesano.  Il rimanente delle somme sono state suddivise a favore di tante istituzioni attive in diocesi nel campo della carità: le Cucine Benefiche, la Casa di Accoglienza di Casalmaggiore, il Centro di aiuto alla vita, il Movimento per la vita, il Centro di consulenza familiare di Viadana e di Caravaggio, la Casa s. Omobono in Cremona per le madri in difficoltà. Solo qualche esempio per mostrate la varietà di interventi caritativi sostenuti in diocesi. Anche gli apporti sul capitolo delle esigenze di culto e della pastorale sono stati distribuiti a diverse finalità e istituzioni. Si è ad esempio contribuito alla costruzione della nuova chiesa parrocchiale del Maristella e poi tanti interventi di aiuto alle parrocchie per la tutela del patrimonio artistico e culturale o per interventi sulle strutture pastorali (case canoniche e oratori). L’elenco è veramente lungo. Si va dal sostegno a piccole parrocchie rurali per interventi urgenti soprattutto sulle chiese, fino a qualche intervento per la messa in sicurezza di  case canoniche o altri ambienti pastorali, soprattutto oratori. Ugualmente si sono fatti interventi a sostegno dei sacerdoti cremonesi anziani oppure di quelli sparsi nel mondo come “fidei donum”.

Gli spot pubblicitari usano uno slogan ampiamente ripetuto: “Non attori ma testimoni: chiedilo a loro!” Quale il significato di tale messaggio?

«Davvero persone e situazioni presentate dalla pubblicità non rappresentano scene edificanti ricostruite per colpire la sensibilità di fedeli e cittadini. Si tratta invece di opere realmente realizzate e sostenute dalla Chiesa Cattolica in Italia e all’estero con i proventi dell’otto per mille e le persone che le presentano non sono attori ma testimoni che lavorano direttamente sul campo, nelle circostanze prese dalla vita reale della Chiesa.  Si tratta di una piccola e modestissima scelta tra le migliaia di progetti ogni anno realizzati o sostenuti con l’apporto dell’otto per mille. Lo slogan  “chiedilo a loro” è un invito reale e concreto a documentarsi ulteriormente attraverso i tanti canali di informazione al fine di conoscere meglio la multiformità di opere significative realizzate con l’apporto dell’otto per mille nei diversi campi di cui la Chiesa Cattolica si occupa: impegni per il sostentamento del clero, opere di carità in Italia e all’estero, interventi a salvaguardia del patrimonio artistico e culturale della nazione, contributi per la nuova edilizia di culto,  iniziative a sostegno dell’attività di culto e di pastorale delle diverse comunità cristiane».

La destinazione dell’8xmille alla diocesi di Cremona nel 2015

 

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Anche in carcere Gianluca Firetti semina speranza: la Via Crucis e il monologo di Benna ispirati alla sua vicenda

Lo spettacolo, realizzato da Spazio Mythos, a partire dal libro scritto dal giovane e da don D'Agostino sarà proposto il 9 maggio in Seminario. Prenotazione gratuita e obbligatoria

Nel carcere di Cremona, in via Cà del Ferro, i giorni trascorrono tutti quanti uguali. Tranne nel momento delle visite e dei colloqui. E giovedì 21 aprile c’è stata la visita di Gianluca Firetti, per tutti Gian, il giovane di Sospiro morto il 30 gennaio 2015 la cui storia di speranza, coraggio e forza nella malattia sta visitando, come balsamo che ristora e conforta, le periferie italiane. E dove arriva scardina, spacca in due, infonde tanta speranza. Torna in carcere con il monologo “Spaccato in due”, realizzato da Spazio Mythos, attore Federico Benna, per la regia di Danio Belloni. Non è la prima volta che Gian va in carcere. C’era già stato lo scorso venerdì santo attraverso una via crucis composta ad hoc con alcuni testi di Gian e diffusa via facebook in una cinquantina di parrocchie italiane. All’inizio del pomeriggio è la direttrice, dott. Maria Gabriella Lusi, a dare il benvenuto a Gian. Il libro l’ha letto e le sue parole lo rivelano. Desidera che la storia di dolore e di fede entri nel cuore di tutti e faccia bene, risani, dia forza e coraggio. Chiediamo a Marco Ruggeri, operatore Caritas, della Cappellania del Carcere, come è stata l’esperienza di Gian in  carcere
«Gian – spiega Ruggeri – è venuto in carcere e proprio non so da dove iniziare. In carcere, il momento liturgico, è un momento un po’ particolare perché, in un luogo diviso in sezioni ben separate fra loro, la preghiera è un’ottima opportunità per i detenuti per incontrare persone con cui altrimenti sarebbe impossibile comunicare. La via crucis per i corridoi dell’Istituto ancora peggio”.

Cos’è successo?
«Tutto è iniziato con un certo imbarazzo, misto ad ansia, come quando si accoglie qualcuno di importante in casa e si percepisce il rischio di fare una pessima figura. Guardando i detenuti si capiva che, quelli venuti per la Via Crucis, non erano tantissimi. Dopo le raccomandazioni inutili si parte in un clima di confusione. Interrompiamo la lettura della meditazione e invitiamo i disturbatori a tornarsene in cella. Poi dico a Gian dentro di me: “Oggi sei venuto tu, fai tu, parla tu. Non manderò via nessuno, non farò più nessun richiamo, semplicemente ti presterò la voce. Tu seminerai come vuoi e poi vediamo. Il timone è tuo”».

E ha funzionato?
«La Via Crucis procede e con sorpresa noto aumentare le persone che, dalle retrovie rumorose, provano a farsi avanti, come a stare più vicini a Gian che si racconta. E a chiedere silenzio non sono più io, ma loro. In carcere quando si capisce che c’è qualcosa di importante, di autentico, ci si ferma e ci si mette in gioco, per davvero, fino in fondo. Quando a parlare è Gian si fa silenzio, ma un silenzio strano, particolare, che ho già conosciuto, proprio lì in carcere, quando morì Giovanni Paolo II. Anche in quella circostanza, per quel Papa che tanto aveva detto e fatto per loro, i detenuti si fermarono, si misero in silenzio per pregare e il carcere divenne monastero. Con Gian è stata la stessa cosa, a sprazzi forse, ma è lo stesso silenzio. Cose che solo i santi riescono a fare».

E come è terminata l’esperienza con Gian?
«È salita la commozione. Il cappellano, don Graziano Ghisolfi, faceva fatica, le lacrime rigavano il suo volto, come doveva essere. Lui Gian lo ha conosciuto, sono entrambi di Sospiro, è stato suo insegnante all’Istituto Stanga. Accade anche a me la stessa emozione e, se alzo lo sguardo, mi vedo circondato di occhi lucidi».

Credi che questo sia un piccolo miracolo di Gian?
«Sì. Gian, venendoci a trovare in carcere, ci ha portato il dono delle lacrime, e in un luogo pensato per togliere la libertà e non poca umanità, qualcuno si è ripreso finalmente quella di essere umano e piangere. La Via Crucis con Gian e il monologo teatrale sono stati un cammino e un’esperienza di vera libertà, con un maestro inatteso, giovanissimo e molto preparato in materia».

Alla fine del monologo teatrale il libro di Gian “Spaccato in due” ha preso la via delle celle e tutti, agenti, detenuti, cappellani, volontari, si sono salutati con le lacrime agli occhi. Più belli “dentro”. Il 21 aprile Gian ha ritrovato non pochi amici ad aspettarlo per rendersi presente attraverso il monologo teatrale che ha avuto un pubblico eccezionale. Presenti anche alcuni amici di Gian che, alla fine, vengono abbracciati e ai quali sono rivolte alcune domande: Michele Sacchini, Simone Guarneri ed Emanuele Scarani. Spaccati in due da una storia che ha richiamato tutti quanti al “coraggio di essere felici”. Alzandosi da dove si è per camminare gioiosamente. Nonostante tutto.

Il monologo “Spaccato in due” sarà proposto in Seminario, nella Sala Bolognini, il 9 maggio prossimo. Prenotazione gratuita e obbligatoria a ufficio-stampa@liceovida.org.

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«Gender? Una vera e propria ideologia». Al Centro pastorale l’incontro con Gianluca Marletta

Autore del libro «Unisex-Cancellare l'identità sessuale?», il docente e giornalista romano si è stupito della partecipazione numerosa dei cremonesi

Un dato ha subito colpito: salone Bonomelli del Centro Pastorale di Cremona  gremito ieri sera per la conferenza dal titolo «Unisex-Cancellare l’identità sessuale?», proposta dall’Ufficio diocesano per la Pastorale Familiare assieme al Circolo “La Croce” ed al Movimento per la Vita. Si è complimentato lo stesso relatore, Gianluca Marletta, docente, giornalista ed autore dell’omonimo libro, scritto a quattro mani con Enrica Perrucchietti: «Di solito a Roma, se abbiamo trenta persone, è già un successo. Non abbiamo un colpo d’occhio così», ha commentato, stupito.

Il relatore è stato decisamente chiaro: ha parlato espressamente di ideologia a proposito del gender, ha evocato Orwell con il suo 1984, con un obiettivo, quello di «dissolvere le identità sessuali, renderle ondivaghe, da un genere all’altro, a seconda delle scelte culturali o di vita». Ma perché? «Per lo stesso motivo per il quale si vuol cancellare qualsiasi altro tipo di identità – ha detto – Un uomo, che abbia un’identità di qualunque tipo – sessuale, religiosa, culturale -, è difficilmente gestibile. Ha dei punti di riferimento, ha un rapporto organico con altri suoi simili. Viceversa un uomo privato di qualsiasi tipo di identità, non sa più chi sia, quindi può essere manipolato in qualsiasi modo ed in qualunque forma. E’ il perfetto cittadino di un mondo globalizzato e deumanizzato».

Di certo si tratta di un’ideologia, sostenuta dai poteri forti a livello internazionale, di destra e di sinistra, quasi tutti politici statunitensi. Senza dimenticare anche Fondazioni o imperi industriali e finanziari. Del resto, «è l’ideologia del potere, che punta ad ottenere un uomo completamente snaturato», ha osservato.

Cosa può fare, di fronte a tutto questo, il semplice cittadino, l’uomo di strada? «Innanzi tutto, informarsi e informare – ha dichiarato – e prendere coscienza di quello che sta succedendo, perché qualcosa può cambiare. E’ vero che i poteri forti hanno una capacità di gestire la coscienza di massa, che a volte fa paura, è anche vero però che la massa è fatta di individui. Ecco, occorre riscoprire il nostro spirito critico». Per questo ha lanciato un appello, affinché si costituisca e cresca dal basso un movimento di massa spontaneo di critica, che dica no all’ideologia gender, ai suoi annessi e connessi. Un appello, cui il folto pubblico ha risposto con i propri interventi di consenso e soprattutto con un lungo, convinto applauso.

Mauro Faverzani

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Lunedì 25 aprile in Ospedale veglia di preghiera per don Giampaolo Rossoni

Sabato scorso è stato protagonista di una brutta uscita di strada a Fossa Guazzona, frazione di Ca’ d’Andrea, mentre viaggiava sulla sua auto, una Volkswagen Touran.

Lunedì 25 aprile, alle ore 20.45, nella cappella dell’Ospedale di Cremona si terrà un momento di preghiera per don Giampaolo Rossoni, parroco di Torre de’ Picenardi, che lo scorso sabato è stato protagonista di una brutta uscita di strada a Fossa Guazzona, frazione di Ca’ d’Andrea, mentre viaggiava sulla sua auto, una Volkswagen Touran. Attualmente il sacerdote cremonese si trova in terapia intensiva dopo aver subito un intervento chirurgico. La notizia, grazie anche ai social media, si è subito diffusa ed ha suscitato grande tristezza. Don Rossoni, sacerdota vailatese, classe 1962, ordinato sacerdote nel 1988, è molto conosciuto e apprezzato in diocesi: dal 2000 al 2011, infatti, è stato presidente della Federazione oratori cremonesi e direttore dell’ufficio diocesano di pastorale giovanile. Attualmente don Giampaolo è parroco di Torre de’ Picenardi, San Lorenzo Picenardi, Ca’ d’Andrea e Pozzo Baronzio.

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Norme amministrative: vademecum della F.O.Cr. per un’estate oratoriana sicura

Sul sito della Federazione Oratori una serie di suggerimenti per ottemperare in maniera corretta alle disposizione di legge riguardanti soprattutto la tutela dei minori

A poche settimane dall’inizio delle attività estive la Federazione Oratori, sul proprio sito internet, dedica ampio spazio ad alcuni aspetti che riguardano la gestione degli spazi oratoriani e l’ottemperanza di alcune norme importanti. «L’educazione alla legalità – si legge – passa anche e innanzitutto dalla gestione dei nostri ambienti e dallo stile trasparente dei nostri interventi educativi: siamo chiamati ad essere accoglienti e aperti nel rispetto delle scelte pastorali, ma anche delle normative». A tal proposito abbiamo chiesto un chiarimento a don Paolo Arienti, presidente F.O.Cr..

Innanzitutto perché servono alcune precisazioni?

«La cosa è dettata dalla complessità della vita oratoriana e dal continuo modificarsi delle norme. È un fatto ed una responsabilità educativa occuparsi anche delle disposizioni igienico-sanitarie, di sicurezza e di rispetto ad esempio della privacy. Gli Oratori non sono spazi pubblici tout court, ma nella loro apertura al territorio e nel loro essere realtà comunitarie, intercettano esigenze e norme precise».

Può farci alcuni esempi?

«Abbiamo puntualizzato in alcuni “focus” questioni anche pratiche che riguardano lo stile educativo e la chiarezza dei rapporti con le famiglie e con il mondo dei minori. In fondo si tratta di un’attenzione continua, dal “patto educativo” alla modulistica… perché le norme non sono un mero ostacolo alla libertà e l’azione pastorale non può configurarsi “praeter legem”. Oggi è particolarmente urgente il capitolo della gestione dei “dati sensibili” e delle foto, soprattutto in caso di minori. Resta poi urgente la custodia e la messa a norma degli ambienti educativi, anche sul versante strutturale. Consigliamo a tutti i responsabili di leggere queste pagine sul sito www.focr.it e coglierne l’importanza».

Avete predisposto qualche strumento pratico?

«Ci siamo avvalsi della consulenza dell’Avvocatura della diocesi di Milano che svolge un prezioso ruolo di monitoraggio e sintesi anche per le diocesi della Lombardia. Nel pagine digitali sono linkati esempi di modulistica e documentazione utile, impostati per le principali attività “sensibili” degli Oratori, con particolare rilievo dato all’estate».

Vai alla pagina della F.O.Cr. dedicata a questo tema

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CSI: Claudio Ardigò nuovo presidente provinciale

Sabato 29 al Centro Pastorale di Cremona si è svolta l'assemblea elettiva. Presente per un saluto anche il vescovo Antonio

Si è svolta sabato 29 aprile, nel Salone Bonomelli del Centro Pastorale Diocesano, l’assemblea territoriale elettiva del Comitato provinciale del Centro Sportivo Italiano, alla presenza di un discreto numero di società sportive.

In apertura, dopo l’introduzione del Presidente Zanoni, il saluto del nuovo Vescovo di Cremona Mons. Antonio Napolioni, che, per la prima volta dal suo ingresso, ha incontrato un’associazione ben radicata nel territorio con 106 società affiliate con oltre 6000 tesserati. Mons. Napolioni ha ribadito il ruolo educativo dello sport. La parola è passata poi al Consulente provinciale don Paolo Arienti per una riflessione. Sono poi intervenuti per un saluto Francesco Messori, capitano della Nazionale Amputati CSI e il responsabile regionale degli Arbitri Csi della Lombardia Paolo Lattuada.

A seguire, il Presidente Daniele Zanoni ha presentato la relazione del quadriennio 2012-2016, sottolineando sia gli aspetti positivi che quelli negativi di questo mandato, e  ringraziando tutte le persone che hanno contribuito, a vari livelli, alla realizzazione del programma.

Uno spazio è stato dedicato alle premiazioni: è stato consegnato il Discobolo al merito CSI, un importante riconoscimento associativo, alla società sportiva Sabbionese dell’oratorio di Cappella Cantone e al presidente della società sportiva Scoiattoli di Castelverde Giorgio Milanesi; un riconoscimento è stato poi consegnato al consigliere provinciale e responsabile del settore calcio Fabio Pedroni, per la presenza costante e motivata all’interno dell’associazione per tanti anni.

A seguire la presentazione del candidato Presidente, che ha illustrato le linee generali del programma per il prossimo quadriennio, e dei candidati  per il ruolo di Consigliere e Revisore dei conti.

Il presidente è passato poi alla presentazione del bilancio consuntivo 2015 e dell’andamento amministrativo del Comitato nel quadriennio appena concluso, cui ha fatto seguito l’approvazione da parte dei presidenti di società sportiva presenti in sala.

Nella pausa per il coffee break, si sono svolte le operazioni di voto, ed immediatamente dopo la Commissione elettorale ha provveduto alla spoglio delle schede.

Al rientro in sala è avvenuta la proclamazione degli eletti e la presentazione della nuova dirigenza del Comitato provinciale CSI cremonese per il quadriennio 2016-2020, che risulta così composta:

PRESIDENTE PROVINCIALE
ARDIGO’         CLAUDIO

Claudio Ardigò

CONSIGLIO DI COMITATO
CABRINI         GIORGIO
COCCHI         ANDREA
CORELLI        ANTONIETTA
FROSI        DAMIANO
GALETTI        FEDERICA
GREGORI        FEDERICA
IACCHETTI         ROCCO
LAUDICINA        IGNAZIO
MAZZOLARI        GIUSEPPE
PEDRONI        FABIO
TINELLI        PAOLO
SALAMI        ANDREA

REVISORI DEI CONTI DI COMITATO
FONTANA        PAOLO        Effettivo
POLI            NICCOLO’ YURI    Supplente
LENA             SILVANO        Supplente

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La trasferta marchigiana dei preti giovani con il vescovo Antonio

Mercoledì visita a Camerino e San Severino Marche, le cittadine dove mons. Napolioni ha svolto buona parte del suo ministero sacerdotale

Prosegue a pieno ritmo la tre giorni marchigiana dei preti cremonesi dei primi setti anni di ordinazione con il vescovo Antonio. Il gruppo, guidato dal responsabile don Giambattista Piacentini, è partito insieme al presule nel primo pomeriggio di martedì 19 aprile ed è giunto a Pievebovigliana in serata. In questo piccolo paese della provincia di Macerata, incastonato in un suggestivo paesaggio naturale a metà tra la fertile pianura  e i primi pascoli montani, preludio del peculiare paesaggio dei Monti Sibillini, si trova la casa natale di mons. Napolioni, che lo stesso vescovo ha trasformato in casa di accoglienza per gruppi. Dopo cena, preparata da alcune famiglie, i giovani preti hanno passato una serata tranquilla insieme.

Mercoledì 20, dopo la celebrazione comunitaria delle lodi nelle cappellina della casa, il gruppo si è spostato a Camerino per la visita alla basilica di San Venanzio, di origine romanica e più volte rimaneggiata. È seguita una breve sosta all’asilo parrocchiale dove mons. Napolioni ha potuto salutare i bambini e gli insegnanti. Un’ulteriore appuntamento con l’arte e la spiritualità è stato nel monastero di Santa Camilla Battista Varano. Qui i preti cremonesi sono stati accolti dalla comunità delle clarisse formata attualmente da cinque religiose. Una particolare preghiera è stata innalzata dinanzi alle spoglie di Santa Camilla. Figlia del principe Giulio Cesare da Varano ella nacque a Camerino il 9 aprile 1458 e all’età di 23 anni, il 14 novembre 1481, abbracciò la regola delle Clarisse di Urbino, prendendo il nome di suor Battista e potendo vestire l’abito dell’Ordine. Poco dopo fondò a Camerino un monastero di cui diventò abbadessa. Famoso fu il suo libro «I dolori mentali di Gesù nella sua Passione». Divenne un punto di riferimento per tutta Camerino e ancor oggi è particolarmente venerata: Benedetto XVI la canonizzò il 17 ottobre 2010.

È quindi seguita la visita alla Cattedrale dedicata a Santa Maria Annunciata. Opera di Andrea Vici e Clemente Folchi, il massimo tempio cittadino è stato ricostruito nel primo Ottocento sul luogo dove sorgeva la chiesa romanico-gotica distrutta dal terremoto del 1799. A fare da guida l’arcivescovo di Camerino-San Severino Marche, mons. Francesco Giovanni Brugnaro. La comitiva cremonese ha varcato la Porta Santa e compiuto il percorso giubilare all’interno del Duomo. Non è mancata una sosta al museo diocesano con pregevoli opere di artisti locali, ma anche di grandi pittori come Luca Signorelli.

A pranzo i giovani sacerdoti sono stati ospitati nel convento di Renecavata, uno dei primi ad essere stati fondati dopo la nascita dell’ordine cappuccino: ancora oggi 14 religiosi di questo ramo della grande famiglia francescana vive in questo suggestivo luogo.

Nel pomeriggio lo spostamento a San Severino Marche per la visita alla cittadina. Il vescovo Antonio, molto conosciuto, è stato spesso fermato dalle persone per un rapido saluto e una benedizione. Nella parrocchia di San Severino Vescovo, meglio conosciuta come don Orione, il presule ha presieduto la Santa Messa. Proprio questa comunità ha avuto don Antonio come parroco per ben cinque anni.

In serata la visita al convento delle clarisse di San Severino per il canto del vespro e la cena.

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Giovedì mattina, è prevista la visita a don Francesco Miti, classe 1951, sacerdote originario di Calvatone, che dal 2000 è fidei donum nelle Marche. Dal 2000 al 2010 è stato parroco della Sacra Famiglia a Porto San Giorgio e attualmente è guida della comunità di Sant’Anna a Porto Potenza Picena. Nel pomeriggio, nel viaggio di ritorno verso Cremona, il gruppo si fermerà a Ravenna per salutare don Arienzo Colombo, classe 1950, originario di Casirate d’Adda, in servizio nell’arcidiocesi romagnola dal 1986. Attualmente don Colombo è direttore dell’Ufficio Pastorale Viaggi e Pellegrinaggi, direttore del Centro Missionario diocesano e parroco di San Giovanni in Fonte nella Cattedrale.

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Pellegrinaggio della zona pastorale quinta al Santuario della Misericordia di Castelleone

Circa 300 persone, nella serata di venerdì 29 aprile, hanno partecipato alla liturgia giubilare presieduta dal vicario zonale don Scolari e concelabrata da una decina di sacerdoti

Venerdì 29 aprile la zona pastorale quinta della diocesi – composta da 19 comunità parrocchiali – ha compiuto un pellegrinaggio al Santuario della Misericordia di Castelleone, una delle quattro chiese individuate dal Vescovo per poter lucrare l’indulgenza dell’Anno Santo. Un evento che ha aperto idealmente il mese di maggio – dedicato alla Vergine – e che ha permesso alle oltre 300 persone presenti di vivere il proprio Giubileo straordinario della misericordia.

La liturgia, presieduta dal vicario zonale don Floriano Scolari e concelebrata da una decina di sacerdoti, ha avuto inizio sotto i portici del santuario. Dopo un canto mariano si è subito snodata la processione verso il grande portale della bella basilica costruita proprio sul luogo in cui Maria apparve a Domenica Zanenga l’11, 12, 13 e 14 maggio 1511.

Lungo il percorso sono risuonate alcune invocazioni per ottenere da Dio il suo perdono e la sua misericordia. Dinanzi al portale è stato quindi letto un brano del Vangelo che ricorda che Cristo è l’unica porta che conduce a Dio e alla salvezza. Quindi, mentre dall’organo risuonavano le note del canto “il Signore è il mio pastore”, sacerdoti e fedeli sono entrati nel tempio sacro, accolti dallo sguardo materno della Vergine, la cui preziosa statua, riccamente vestita, campeggiava sull’altare.

La celebrazione è poi proseguita con le confessioni. Intanto è stato recitato il Santo Rosario durante il quale si è pregato in modo particolare per il vescovo Antonio che in queste settimane è chiamato a compiere una difficile opera di discernimento per risidisegnare l’assetto della diocesi.

Con l’aspersione con l’acqua benedetta è poi iniziata la Santa Messa presieduta da don Scolari.

Al termine don Rinaldo Salerno, dal 2012 custode del Santuario, ha intrattenuto i fedeli offrendo alcune note storico-artistiche della chiesa e spiegando approfonditamente il messaggio che la Madonna consegnò a Domenica Zanenga. In modo particolare il sacerdote, con la sua consueta verve, ha rimarcato come i primi due inviti del messaggio siano comuni a tutte le apparizioni mariane – assidua preghiera e concreta penitenza -, mentre gli altri due siano peculiari del luogo: la valorizzazione della domenica, come giorno del Signore, e l’invito a costruire un Santuario dove contemplare e celebrare la misericordia proprio sul terreno in cui avveno il prodigioso incontro.

Don Salerno ha poi spiegato che sono davvero pochi i santuari nel mondo dedicati proprio alla Misericordia e quanto sia amato dai castelleonesi e dai fedeli dei paesi limitrofi questo luogo, prova ne è che l’11 maggio prossimo una schiera innumerevole di persone parteciperà al pellegrinaggio nel primo giorno anniversario dell’apparizione. Un rito suggestivo che per la prima volta sarà presieduto dal vescovo Antonio.

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foto Ernesto Severgnini

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