La serata si è svolta giovedì 29 settembre presso Cascina Moreni nell'ambito della Settimana comunitaria
Stanno già partendo i primi passi verso la realizzazione del Sinodo dei giovani che il vescovo Antonio ha voluto per la diocesi di Cremona. Giovedì 29 settembre una quarantina di giovani delle parrocchie di San Francesco d’Assisi allo Zaist, San Bernardo e Immacolata Concezione del Maristella hanno incontrato mons. Mons Napolioni presso Cascina Moreni. Continue reading »
Finora sono state 55 le parrocchie o unità pastorali che hanno versato la somma raccolta tra i fedeli durante le celebrazione eucaristiche di domenica 18 settembre
Sono già 55 le parrocchie o unità pastorali che hanno consegnato in Curia quanto raccolto domenica 18 settembre, durante la colletta a favore dei terremotati delle Marche e del Lazio indetta dalla presidenza della Conferenza episcopale italiana. Il primo bilancio è alquanto lusinghiero con 48,985,53 euro versati solo in questa prima settimana. E poichè si tratta soltanto di un quarto delle comunità presenti in diocesi si prevede un introito davvero importante. Una volta conclusa la raccolta la somma sarà versata a Caritas italiana che è quotidiamente al fianco delle popolazioni di Rieti, Ascoli Piceno, Spoleto-Norcia, Macerata, Fermo, Camerino, San Benedetto del Tronto, L’Aquila e Teramo.
Su tutto il territorio coinvolto Caritas continua a dare risposte a bisogni immediati con attenzione specifica alle fasce più deboli, in particolare anziani e minori, e a verificare percorsi di collaborazione per venire incontro appena possibile alle necessità di strutture temporanee con finalità sociali, pastorali o per attività economico-produttive, tenendo in considerazione le esigenze degli sfollati, le indicazioni di gestione e sicurezza, le ricognizioni e le pianificazioni che i comuni e le regioni interessate stanno facendo. L’obiettivo ultimo resta quello di accompagnare i tempi lunghi della ricostruzione materiale e spirituale, della ritessitura di relazioni e comunità, del riassorbimento dei traumi sociali e psicologici, del rilancio delle economie locali. È lo “stile Caritas”: restare accanto alle persone colpite dal sisma non con un pacchetto già confezionato di interventi, ma in costante ascolto dei bisogni, nella consapevolezza di un contesto in continuo mutamento.
Si sta anche valutando come attivare specifici “gemellaggi”, secondo le esperienze sperimentate in analoghe emergenze, e come avviare progetti di ricostruzione e riabilitazione socio-economica che potranno essere finanziati grazie alla generosa risposta solidale che la rete Caritas sta riscontrando da tutta Italia e anche dall’estero. Finora sono già pervenuti a Caritas Italiana da donazioni di singoli, comunità e diocesi 5 milioni di euro, incluso 1 milione di euro messo a disposizione dalla Conferenza Episcopale Italiana dai fondi 8xmille. Nelle prossime settimane si saprà quanto ha fruttato la colletta del 18 settembre.
La data del 18 settembre non è stata casuale: nella mattinata di quella domenica, infatti, a Genova si concludeva il 26° Congresso Eucaristico Nazionale.
PRIMO ELENCO DELLE PARROCCHIE CHE HANNO VERSATO IN CURIA QUANTO RACCOLTO
GIovedì 29 con una solenne celebrazione in Seminario il sacerdote passa il testimone a don Maurizio Lucini
Con una solenne celebrazione in Seminario, nel tardo pomeriggio di giovedì 29 settembre, si è concluso ufficialmente il ministero di direttore spirituale di don Primo Margini, classe 1947, originario di Viadana. Ordinato nel 1971 il sacerdote mantovano è stato per otto anni vicario a Sabbioneta, paese dove tuttora abita la sua famiglia. Nel 1979 è stato nominato direttore spirituale del Seminario minore (medie e liceo) a cui nel 1987 gli è stato aggiunto il maggiore (teologia). A don Margini, che dopo 36 anni passa il testimone ad un altro mantovano, don Maurizio Lucini, abbiamo rivolto alcune domande.
Mercoledì 28 primo faccia a faccia tra il presule e i direttori degli uffici. Professione di fede e giuramento del vicario generale, del vicario per la pastorale, dei vicari giudiziali e dell'economo diocesano
“Le strutture diocesane debbono essere sempre al servizio del bene delle anime e le esigenze organizzative non debbono anteporsi alla cura delle persone. Occorre, perciò, fare in modo che l’organizzazione sia agile ed efficiente, estranea ad ogni inutile complessità e burocratismo, con l’attenzione sempre rivolta al fine soprannaturale del lavoro”. Mons. Napolioni, nella prima riunione plenaria della nuova Curia avvenuta nel primo pomeriggio di mercoledì 28 settembre, ha preso a prestito il direttorio sul ministero pastorale dei vescovi per delineare il volto degli uffici e delle strutture che lo coadiuveranno nel governo della diocesi nei prossimi anni. Nei suoi sogni la Curia deve esprimere anzitutto la carità pastorale del Vescovo nei suoi vari aspetti, lungi dall’essere un organismo burocratico, essa deve facilitare e non complicare la vita delle comunità parrocchiali.
La riunione si è aperta con una breve meditazione del presule a partire dal Vangelo del giorno dove si parlava di una sequela radicale a Cristo. Tale discepolato si esercita tra gli addetti di Curia anzitutto facendo maturare una condivisione nella progettazione e attuazione delle attività, in una piena corresponsabilità, in una comunione piena che libera da ogni tentazione di possesso e di lavoro individualistico. Fraternità, snellezza, dialogo sono state le parole più utilizzate in questo incontro che ha visto presenti quasi tutti gli incaricati degli uffici diocesani.
E’ seguita la professione di fede e il giuramento del vicario generale don Massimo Calvi, del vicario episcopale per la pastorale e il clero don Giampaolo Maccagni, del vicario giudiziale don Mario Marchesi, del vicario giudiziale aggiunto don Paolo Carraro e dell’economo diocesano don Giambattista Piacentini.
Mons. Napolioni ha quindi ripreso la parola per ribadire in maniera più organica e preciso quanto esposto precedentemente. Riferendosi al codice di diritto canonico e al direttore pontificio “Apostolorum successores” ha rimarcato identità e compiti della Curia che deve sempre agire per il bene delle persone e a servizio della pastorale.
Ha quindi preso la parola il vicario generale don Massimo Calvi che ha ricordato la novità delle quattro aree di lavoro nelle quali sono stati divisi i diversi uffici: comunità educante e famiglia di famiglie (che raccoglie la pastorale familiare, la pastorale catechistica, la pastorale liturgica e il catecumenato degli adulti), in ascolto dei giovani (che coordina la pastorale giovanile, quella catechistica, quella scolastica, quella universitaria e quella vocazionale), nel mondo con lo stile del servizio (che raccoglie la pastorale caritativa, quella sociale, quella missionaria, quella delle migrazioni e quella della salute) e infine capaci di comunicazione e cultura (che coordina la pastorale delle comunicazioni sociali, quella dell’ecumenismo, del dialogo interreligioso, dei beni e attività culturali, del turismo e del tempo libero).
Si tratta di una nuova struttura che nell’intento del Vescovo deve creare nuove relazioni e collaborazioni. Don Calvi ha spiegato che trattandosi di una nuova modalità di lavoro che chiede la disponibilità, l’agilità e la pazienza di tutti: ogni singolo ufficio cioè non potrà più pensare autonomamente al proprio settore ma dovrà condividere obiettivi e scelte e programmare insieme iniziative e proposte.
Quindi è seguito un confronto schietto e serrato nel quale alcuni incaricati di ufficio hanno apportato il proprio contributo per il lavoro futuro.
Alle 17 è seguito un breve momento di festa con quanti quest’anno hanno lasciato il proprio incarico in Curia.
Nel pomeriggio di domenica 25 settembre in tanti hanno partecipato all'Eucaristia presieduta dal vescovo Antonio in apertura dell'anno pastorale
A pochi giorni dall’inizio ufficiale dell’anno pastorale – sancito dall’affollata convocazione in Cattedrale del 19 settembre – la Chiesa cremonese si è fatta pellegrina al Santuario di Caravaggio, per abbeverarsi a quella fonte di grazia che è la Vergine Maria e per chiedere di continuare ad avere sete di Dio e del Vangelo. Continue reading »
In tre incontri interzonali il noto biblista cremonese approfondirà i capitoli 5-7 del Vangelo di Matteo scelti come icona biblica per il nuovo anno pastorale
Dopo l’intensa serata di lunedì 19 settembre in Cattedrale dedicata alla presentazione delle linee pastorali 2016/2017 la diocesi propone un altro importante appuntamento di formazione, questa volta tutto incentrato sull’aspetto scritturistico. Don Maurizio Compiani, noto e apprezzato biblista cremonese, analizzerà nel dettaglio il primo dei cinque discorsi di Gesù contenuti nel Vangelo di Matteo: quello comunemente chiamato della “montagna”. Saranno, infatti, i capitoli cinque, sei e sette di Matteo l’icona biblica di riferimento per il lavoro pastorale dei prossimi mesi; gli altri quattro discorsi (missionario, in parabole, ecclesiologico ed escatologico) saranno analizzati nei prossimi anni.
Don Compiani dopo una introduzione dedicata allo scopo del discorso e alla sua articolazione si soffermerà su alcuni contenuti particolari come la preghiera del “Padre nostro” e le “Beatitudini” ed approfondirà alcuni immagini peculiari come il termine “Regno dei Cieli” oppure le espressioni “Sale della terra, luce del mondo, città sopra un monte, lampada sul candelabro”.
Il primo incontro si terrà lunedì 26 settembre, alle ore 21, presso il Centro di Spiritualità del santuario di Caravaggio per le zone milanesi e bergamasche. Martedì 27 settembre, al Centro pastorale diocesano di Cremona, sono attesi gli operatori pastorali delle zone cremonesi, mentre giovedì 29 settembre all’oratorio Maffei di Casalmaggiore (di fianco al Duomo) saranno protagonisti i fedeli delle zone casalasco-mantovane.
Scrive il vescovo Antonio nelle linee pastorali: «Ripetutamente, in quanto espresso finora, è emersa la priorità dell’ascolto della Parola di Dio. La vita e la missione della Chiesa, anche della nostra, sgorga come acqua viva dalla sorgente del Vangelo, che ogni giorno ci precede e ci stupisce, come Parola che genera la storia. Ogni comunità deve discernere, nell’ascolto di Dio e della realtà, il cammino che il Signore le chiede di compiere, l’esodo da vivere (cfr. EG 20-21). Sarà bello, perciò, essere guidati, anno per anno, da una medesima Parola di Gesù che scegliamo di approfondire e attualizzare in tutti i percorsi pastorali e formativi, diocesani e magari anche parrocchiali. Questa la proposta, semplice e organica: per i prossimi cinque anni, valorizzare man mano i 5 discorsi di Gesù secondo il Vangelo di Mateo, che vuole rinnovare in noi la scelta e la gioia di essere discepoli di Gesù».
È iniziato con il pranzo l'incontro di preghiera e fraternità con i vescovi lombardi. Nel pomeriggio Rosario e Messa
Sono 140 i sacerdoti anziani o ammalati lombardi che giovedì 22 settembre hanno accolto l’invito dell’Unitalsi e della pastorale della salute regionale guidata da don Tarcisio Bove e si sono ritrovati al santuario di Caravaggio per un momento di fraternità e spiritualità e per un incontro semplice e gioioso con i propri vescovi riuniti nel centro di spiritualità del complesso mariano. Presente all’incontro anche una delegazione di presbiteri cremonesi composta da don Virginio Morselli, don Bernardino Orlandelli, don Gabriele Vago, don Pierino Macchi, don Eugenio Pagliari, don Silviano Rossi, don Franco Morandi, don Silvio Spoldi e don Alberto Crovetti. Ad assistere i sacerdoti una cinquantina di dame e barellieri dell’Unitalsi.
Giovedì 22 settembre, alle ore 21, il talk show condotto da Giovanni Palisto ripercorrerà le giornate di Cracovia
La Giornata mondiale della Gioventù che nello scorso mese di luglio ha visto convenire a Cracovia circa 600 ragazzi cremonesi con il vescovo Antonio e decine di sacerdoti sarà protagonista, giovedì 22 settembre, alle ore 21, della prima puntata de “La Piazza”, il seguitissimo talk show di Cremona1 condotto da Giovanni Palisto.
Circa 200 sacerdoti hanno partecipato all'incontro regionale con i propri vescovi nella giornata di giovedì 22 settembre al santuario di Caravaggio. Mons. Busti, emerito di Mantova, nuovo assistente dell'Unitalsi lombarda
Erano 140 – ma nel pomeriggio sono saliti a 200 – i sacerdoti anziani o ammalati lombardi che giovedì 22 settembre hanno accolto l’invito dell’Unitalsi e della pastorale della salute regionale guidata da don Tarcisio Bove e si sono ritrovati al santuario di Caravaggio per un momento di fraternità e spiritualità e per un incontro semplice e gioioso con i propri vescovi riuniti nel centro di spiritualità del complesso mariano. Continue reading »
Martedì 20 settembre ad Assisi Papa Francesco e i leader religiosi giunti da ogni parte del mondo hanno pregato per la pace
Irrompe ad Assisi il grido delle vittime delle guerre, di chi vive sotto la minaccia dei bombardamenti ed è costretto a “lasciare la propria terra e a migrare verso l’ignoto, spogliato di ogni cosa”. Di chi schiacciato dalla devastazione di una vita, incontra purtroppo troppo spesso “il silenzio assordante dell’indifferenza, l’egoismo di chi è infastidito, la freddezza di chi spegne il loro grido di aiuto con la facilità con cui cambia un canale in televisione”.
Sono tornati qui a Assisi Papa Francesco e i leader delle religioni per dire basta a chi usa “il nome di Dio per giustificare il terrorismo e la violenza”, per contrapporre la forza debole della preghiera alla prepotenza delle armi, per scuotere le coscienze di chi in nome di un nuovo e tristissimo “paganesimo della indifferenza”, si gira dall’altra parte di fronte alla umanità ferita.
Soffia ancora forte lo Spirito di Assisi. Soffia forte perché sono passati 30 anni, i tempi sono cambiati ma il mondo si trova ad affrontare una terza guerra mondiale a pezzi che pervade dappertutto come un cancro le società di tutto il mondo con violenza e terrore, troppo spesso invocato con il nome di Dio. “Sete di pace” il titolo dell’incontro dei leader religiosi per la pace, promosso quest’anno dalla Comunità di Sant’Egidio, la diocesi di Assisi e le famiglie francescane. Oltre 500 capi religiosi e rappresentanti del mondo della politica e della cultura per due giorni si sono confrontati sui grandi temi della povertà, delle migrazioni, dei conflitti.
Papa Francesco si unisce a loro, mettendosi in preghiera nella città del poverello. Viene accolto dall’abbraccio del Patriarca ecumenico di Costantinopoli, dall’arcivescovo di Canterbury, dal patriarca siro-ortodosso di Antiochia Efrem II. Li saluta uno ad uno, stringendo mani e fermandosi a parlare con loro. Ci sono anche imam ed ulema, rabbini e rappresentanti delle religioni orientali. Ad accoglierlo, nello spirito di San Francesco, sono arrivati anche un gruppo di rifugiati. Hanno percorso le vie dei Balcani e le acque del Mediterraneo.
Nella Basilica inferiore del sacro Convento di Assisi, i cristiani pregano per tutti i Paesi colpiti dalle guerre e dal terrorismo. Per la pace nel Medio Oriente, per la fine delle tensioni nel Caucaso, per la pace in America Latina, per l’armonia tra i popoli in Asia, per la riconciliazione tra le due Coree. In altri luoghi, rabbini, imam, ulema, rappresentanti del buddismo, del taoismo, zoroastriani e taoisti rivolgono a Dio la stessa invocazione di pace, ciascuno secondo la propria tradizione religiosa.
“Non ci stanchiamo di ripetere che mai il nome di Dio può giustificare la violenza. Solo la pace è santa, solo la pace è santa, non la guerra!”.
Le parole di Papa Francesco nella piazza antistante la Basilica di San Francesco sono accolte da un fragoroso applauso.
Anche il Patriarca ecumenico Bartolomeo chiede ai leader religiosi presenti un esame di coscienza per capire, dice, “dove forse abbiamo sbagliato, o dove non siamo stati sufficientemente attenti, perché sono sorti i fondamentalismi che minacciano non solo il dialogo con gli altri, ma anche il dialogo all’interno di ognuno di noi, la nostra stessa coesistenza. Dobbiamo essere capaci di isolarli, di purificarli, alla luce delle nostre fedi, di trasformarli in ricchezza per tutti”.
La piazza di Assisi si alza tutta in piedi e in un minuto di silenzio vengono ricordate tutte le vittime delle guerre. Poi la lettura dell’Appello per la pace. La condanna è chiara ed inequivocabile: “Chi invoca il nome di Dio per giustificare il terrorismo, la violenza e la guerra – scrivono i leader religiosi -, non cammina nella Sua strada: la guerra in nome della religione diventa una guerra alla religione stessa. Con ferma convinzione, ribadiamo dunque che la violenza e il terrorismo si oppongono al vero spirito religioso”.
La guerra non si fermerà e da domani ricominceranno la conta dei morti e la costruzione di nuovi muri. Ma Assisi ha mostrato al mondo un’altra pagina di questa storia. Il vero volto delle religioni che dicono no al terrore. Il vero volto di un’umanità che non si volta dall’altra parte ma è capace di porsi all’ascolto di chi è in difficoltà.
dal Sir
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