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Al Teatro San Carlo di Caravaggio «La Scelta». In scena testimonianze dalla guerra nell’Ex Jugoslavia

Lo spettacolo, promosso dalla Caritas della zona prima e dalla parrocchia dei Santi Fermo e Rustico, si terrà sabato 28 novembre

Coraggio, fratellanza e umanità sui campi di battaglia durante la guerra nell’Ex Jugoslavia. Queste le tematiche al centro dello spettacolo «La Scelta. E tu cosa avresti fatto?», che sabato 28 novembre, alle ore 21, sarà proposto al teatro «San Carlo» presso l’Oratorio «San Luigi Gonzaga» di Caravaggio. L’evento è  organizzato dalla Caritas della zona pastorale prima e della parrocchia dei Santi Fermo e Rustico.

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Mons. Lafranconi incontra i politici la prima domenica di Avvento

L'amministratore apostolico rifletterà sul tema «Gesù Cristo è il Vangelo: un'antica novità per il benessere dell'uomo» riferendosi in modo particolare al Convegno di Firenze. Il 19 dicembre la Messa per il mondo del lavoro presso la Latteria Soresinese

Anche quest’anno l’Ufficio di Pastorale sociale rinnova al mondo politico, amministrativo e sociale il consueto invito ad incontrare il Vescovo. Domenica 29 novembre, prima di Avvento, dalle 9.30 presso il Centro Pastorale, mons. Dante Lafranconi condurrà alcune riflessioni, intorno al tema «Gesù Cristo è il Vangelo: un’antica novità per il benessere dell’uomo». Si rifletterà sulla possibilità di far risuonare l’invito del Papa che spinge la Chiesa e i cristiani a «non guardare la vita dal balcone», scegliendo invece di operare nel mondo e affrontare le nuove sfide sociali portando con gioia l’annuncio del Vangelo. Sarà l’occasione per riprendere quanto emerso dal Convegno ecclesiale di Firenze da poco concluso e ribadire l’invito del Pontefice di una Chiesa in uscita che incontra e dialoga con le realtà del mondo.

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Alla Vergine Maria affidato il cammino delle parrocchie di Boschetto e Migliaro nell’insediamento del parroco don Ghilardi e di don Braggiè

Ingressi nuovi parroci / 5

È alla Vergine, alla quale con il titolo di S. Maria Nascente è intitolata la chiesa del Migliaro e con quello di S. Maria Annunciata la chiesa del Boschetto, che il Vescovo ha affidato il cammino delle due parrocchie della periferia di Cremona e dei loro nuovi sacerdoti. Nella mattinata di domenica 27 settembre, al Boschetto, nel giorno della sagra, si è insediato ufficialmente il nuovo parroco, don Maurizio Ghilardi. Alla Messa di insediamento, presieduta da mons. Lafranconi, era presente anche don Sante Braggiè, il nuovo collaboratore parrocchiale.

La celebrazione di insediamento del nuovo parroco ha avuto inizio sul sagrato della parrocchiale del Boschetto, dove alle 10.30 il consigliere comunale Enrico Manfredini ha rivolto il saluto della comunità civile al Vescovo e ai nuovi sacerdoti. Un messaggio rivolto anche a nome del sindaco Gianluca Galimberti, impossibilitato a essere presente per impegni istituzionali, e dell’intero Consiglio comunale. Nel breve intervento di benvenuto il riferimento a don Primo Mazzolari (nato e battezzato al Boschetto) e al ministero di servizio del sacerdote. Guardando poi alle situazioni di fragilità del territorio, l’auspicio per uno sforzo concorde tra istituzioni e l’impegno dell’Amministrazione a collaborare alle iniziative che saranno intraprese per conseguire il bene comune.
Accanto al Vescovo, oltre a don Ghilardi e don Braggiè, era presente il vicario zonale, don Gianpaolo Maccagni, e alcuni altri sacerdoti, tra loro don Antonio Pezzetti, direttore della Caritas diocesana, cui don Ghilardi ha collaborato dal 2007, ricoprendo negli ultimi anni il ruolo di vicedirettore.

In chiesa il vicario zonale ha dato lettura del decreto di nomina del nuovo parroco, che il Vescovo ha voluto anche nuovo responsabile dell’Ufficio diocesano per la Pastorale missionaria e per la Cooperazione con le Chiese sorelle. Don Ghilardi ha quindi asperso l’assemblea con l’acqua benedetta e incensato la mensa eucaristica, due gesti propri del rito di immissione dei nuovi parroci.
Ha poi preso la parola Santo Maugeri, membro del Consiglio pastorale parrocchiale, che porgendo il saluto al Vescovo e ai nuovi sacerdoti ha ricordato don Primo Mazzolari e le parole del suo testamento, trasformandole in augurio: “Dopo la Messa il dono più grande è la parrocchia”. Quindi ha assicurato l’intenzione di tutti a “camminare insieme”, procedendo sulla strada dell’itinerario di iniziazione cristiana secondo il modello catecumenale, insieme alla richiesta di prendere a cuore le giovani generazioni. L’occasione anche per fare il punto su quanto portato avanti in parrocchia: dalla preparazione delle liturgie alla cura dell’oratorio, dai servizi caritativi alla società sportiva.

Iniziando l’omelia il Vescovo ha ricordato il cammino che le due comunità del Boschetto e del Migliaro, diventate unità pastorale nel 2012, devono continuare a percorrere insieme, oggi sotto la guida di un nuovo parroco, don Maurizio Ghilardi, e con l’ausilio di don Sante Braggiè in qualità di collaboratore parrocchiale.
Quindi una riflessione sulla figura del sacerdote, e del parroco in particolare, in una parrocchia. Per farlo il Vescovo ha ripreso dalle letture l’espressione “nel nome del Signore”. Mons. Lafranconi, ricordando come spesso l’ingresso dei parroci sia salutato con la frase “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”, ha affermato: «Vuol dire che viene perché è mandato, non perché l’ha scelto lui o perché a lui piace questa parrocchia. Se il mandato trova la sua concretizzazione in un momento particolare, per disposizione del vescovo, è pur vero che ha le sue radici in Colui che lo ha chiamato al sacerdozio». E ha proseguito: «Che cosa fa un prete in una parrocchia? Annuncia la Parola di Dio, celebra i Sacramenti, cerca di vivere le preoccupazioni, i disagi, le sofferenze, le gioie, i passaggi che famiglie, persone singole, gruppi e associazioni si trovano ad affrontare. E tutto questo che cosa è se non operare nel nome del Signore?».

«Il riferimento a Dio e alla Chiesa – ha continuato – è indispensabile e continuo nella vita di un prete: è un riferimento che segna ogni passo del suo ministero, segna ogni passo della sua vita. Senza questo riferimento a Dio noi perderemmo la ragione e anche il senso non solo di quello che facciamo, ma anche di quello che siamo». Un riferimento – ha precisato il Vescovo – che, però, è anche per tutti i fedeli. «Perché tutti, come credenti e discepoli di Gesù, – ha spiegato – siamo investiti dalla sua grazia e resi capaci di essere profeti, cioè essere un segno che lascia trasparire il Vangelo, l’amicizia con Gesù, il riferimento all’eterno».
Poi un secondo monito: «Non devono esserci tra di noi gelosie! Purtroppo, uno dei peccati delle parrocchie è che spesso i gruppi sono gelosi l’uno dell’altro. Finché c’è emulazione per fare il bene è una bella cosa, ma se l’emulazione scade nella gelosia e nella voglia di dire che io sono migliore di te, che io faccio di più o che io arrivo prima, allora questo è contrario al Vangelo e smentisce la fisionomia di una comunità cristiana».

«Questo nostro tenere fisso lo sguardo sul Signore Gesù – ha detto ancora il Vescovo – ci porta poi alla esigenza di un cammino de fede deciso e costante: non tentennante, non a giorni alterni, non secondo gli umori. Questo ovviamente è legato alla nostra decisione di essere discepoli». E proprio nei momenti difficili il sacerdote diventa una presenza importante, perché è richiamo concreto dalla presenza di Dio nella vita di ciascuno.
«Il cammino che riprende, non dico incomincia, con due figure nuove – ha concluso il Vescovo – lo affidiamo volentieri alla Madonna, la quale quando è nata non sapeva cosa l’aspettava, come nessuno di noi; ma non lo sapeva bene neppure nell’Annunciazione, quando Dio si è messo di traverso nei suoi progetti proponendole qualcosa di diverso: essere la madre di Dio. La Madonna Nascente del Migliaro, la Madonna Annunciata del Boschetto accompagnino la vita dei nostri due sacerdoti e accompagnino anche la vita di questa comunità».

Terminata l’omelia il nuovo parroco ha recitato da solo il Credo, segno che sarà lui il primo responsabile della diffusione e della difesa dei contenuti della fede nella comunità. Una professione di fede alternata al canto della corale che ha animato la liturgia, composta dal coro giovanile insieme alla schola cantorum del Boschetto e supportata da archi e flauti insieme all’organo. Gremita la chiesa che nelle prime fine, insieme ai parenti di don Ghilardi, vedeva schierati anche i lLpetti Scout del Cremona 2: bambini e bambine del Boschetto.
Al termine della celebrazione don Ghilardi ha preso la parola per il saluto ai nuovi parrocchiani., ma non ha voluto dimenticare neppure le comunità incontrare nelle sue precedenti esperienze pastorali, in particolare alla Caritas. Poi, ricordando anche il nuovo incarico di responsabile dell’Ufficio missionario, ha espresso un desiderio: «Chissà che questa comunità abbia il coraggio e l’umiltà di guardare oltre!». Da ultimo una rassicurazione: «Guardate che sono contento di essere qui, e sono molto sereno».

Dopo la Messa nel saloncino sotto la casa parrocchiale, da dove era partita la processione iniziale, è avvenuta la firma degli atti ufficiali da parte del Vescovo, del nuovo parroco e di due testimoni: Enrico Garavelli in rappresentanza della parrocchia del Boschetto e Maria Stella Galli per quella del Migliaro.
La mattinata è proseguita nel vicino oratorio con un rinfresco che ha ulteriormente ampliato il ricco programma della Sagra. Tra i tanti che hanno voluto salutare don Ghilardi anche gli ospiti della Casa dell’Accoglienza che, presenti insieme a don Pezzetti e alle suore Catechiste di S. Anna, hanno portato un regalo a don Maurizio.

Tra i primi impegni del nuovo parroco non è mancata neppure la visita a don Angelo Garibaldi, già parroco del Boschetto dal 1994 al 2005, e che da un paio d’anni, dopo aver lasciato la parrocchia di Pumenengo, risiede nuovamente al Boschetto, proprio di fronte alla casa parrocchiale.
Nel pomeriggio, alle 18, don Ghilardi e don Braggiè hanno celebrato la loro prima Messa nella parrocchiale del Migliaro.

 

Omelia del Vescovo:   mp3   pdf

Saluto del Parroco (mp3)

Photogallery: parte 1 parte 2 parte 3

 

 

Biografia dei sacerdoti

Don Maurizio Ghilardi è nato a Bergamo il 26 marzo 1968. Originario della parrocchia di Mozzanica, è stato ordinato sacerdote il 16 giugno 1994 dal vescovo Giulio Nicolini insieme ad altri tre confratelli. Il suo primo incarico pastorale è stato a Cremona, come vicario nella parrocchia di S. Bernardo (1994-1999). Quindi il trasferimento, sempre come vicario, prima a Calcio (1999-2003) e poi ad Agnadello (2003-2005). Dopo un anno come assistente religioso della Comunità “Mondo nuovo”, nel 2007 ha iniziato il proprio impegno presso le strutture della Caritas diocesana, della quale mons. Lafranconi l’ha nominato vicedirettore nel giugno del 2012.

Laureato in Scienze della Formazione presso la sede di Piacenza dell’Università Cattolica del S. Cuore, lo scorso febbraio don Ghilardi ha conseguito, con valutazione di 110 e lode, la laurea magistrale in Progettazione pedagogica nei Servizi per minori con la testi intitolata “L’uso delle tecnologie digitalizzate in contesto migratorio: dal linguaggio del capo tribù a Facebook, passando dalla globalizzazione”.

Ora mons. Lafranconi l’ha scelto come nuovo parroco delle comunità cittadine di “S. Maria Annunciata” al Boschetto e “S. Maria Nascente” al Migliaro, dove succede a don Antonio Mascaretti, che il Vescovo ha voluto nuovo rettore del Santuario di S. Maria del Fonte presso Caravaggio.

Don Ghilardi, inoltre, è stato nominato responsabile dell’Ufficio missionario diocesano subentrando a don Gianmarco Fodri.

Don Sante Braggiè è nato a Conselve, in provincia di Padova, il 13 giugno 1959 ed è stato ordinato sacerdote il 18 giugno 1983 mentre risiedeva a Cassano d’Adda. È stato vicario a Fontanella (1983-1993), poi vicario a Sant’Ambrogio in città e contemporaneamente incaricato per il Cimitero Civico (1993-2000). Per un anno (2000-2001) è stato cappellano dell’Ospedale di Treviglio-Caravaggio, quindi vicario a Soncino (2001-2006). Nel 2006 la nomina a parroco di Casaletto di Sopra e Melotta. Ora il Vescovo l’ha scelto come collaboratore parrocchiale a Cremona nelle comunità di “S. Maria Nascente” al Migliaro e di “S. Maria Annunciata” al Boschetto.

Intervista a don Ghilardi sul giornalino parrocchiale

Carissimo don Maurizio, quali sono le emozioni che la stanno accompagnando in questo nuovo capitolo della sua vita sacerdotale?

Credo che la curiosità e il desiderio di sperimentarmi come parroco siano due forze che mi stanno animando in questo momento. Una cosa è vivere la vita da vicario parrocchiale (che è l’unica vissuta fino ad ora da me nelle parrocchie dove ho prestato servizio) e come vice direttore della Caritas e un’altra è essere incaricato di animare e accompagnare due comunità parrocchiali. Un po’ di trepidazione devo ammettere che mi sta abitando, ma sono contento e sereno di diventare parte del Boschetto e del Migliaro.

Quali sono le persone che l’accompagneranno nella sua Messa di ingresso?

Mia mamma, i miei tre fratelli, le mie cognate e mia sorella, i miei cinque nipoti e una zia che vive con noi da moltissimi anni. Mio padre non c’è più dal 2003. Sono certo che mi accompagnerà da lassù con la sua personalità forte e allegra. Credo poi che ci saranno diversi amici e parenti. Non ho fatto inviti, la partecipazione dovrà rimanere libera e spontanea.

Conosce già la nostra realtà parrocchiale?

Sì. Diverse volte ho incontrato alcuni gruppi di giovani e adulti in occasione di incontri formativi e di testimonianze riguardanti il servizio caritativo. Mi sono sempre trovato molto bene. Ma come sapete, un conto è l’incontro occasionale e un altro è la vita quotidiana. Spero che i semi gettati durante quegli incontri possano produrre da adesso rapporti degni di una comunità ecclesiale.

Lei ha dedicato buona parte del suo cammino sacerdotale alla Caritas diocesana: quali attenzioni spera di poter seminare nelle nostre parrocchie?

Bella domanda! Spero di poter lavorare, tramite il Vangelo, sul pregiudizio, sull’apertura mentale, sulla capacità di consegnare il messaggio evangelico ai ragazzi e agli adulti del Boschetto e del Migliaro perché diventino sempre più comunità accoglienti, senza la pretesa di cambiare gli altri o di obbligarli al rispetto di quelle regole non scritte che esistono nelle parrocchie e che se uno non osserva allora è fuori dai giochi. Sovente accade! Apertura e accoglienza nel rispetto reciproco secondo l’insegnamento di Gesù, sapendo che sbaglieremo spesso ma che potremo riprendere il cammino. Abbiamo il compito e il diritto di farlo.

Quale bagaglio di esperienze e di incontri porta con sé?

Gli incontri sono tantissimi così come le esperienze. San Bernardo in città mi ha permesso di fare gli sbagli della gioventù sacerdotale e mi ha sempre accompagnato un affetto che continua. Calcio (non è solo uno sport ma è anche una parrocchia del bergamasco) mi ha fatto provare la convivenza sacerdotale e l’amicizia con chi dall’oratorio non pretendeva sempre ma all’oratorio dava molto di sé e una grande amicizia con chi in chiesa non veniva mai. Agnadello è stata un’esperienza breve dove gli adolescenti mi hanno insegnato che cosa significhi il non lasciarli soli, cercando di interpretare le loro richieste di aiuto. La Caritas è un capitolo aperto dove profughi, malati di AIDS, donne con molti problemi nelle loro giovani vite, minori, volontari… – chi più ne ha più ne metta – costituiscono un terreno di crescita di cui ancora non so calcolarne il peso e il valore, immenso sicuramente, ma ho bisogno di tempo per lasciar sedimentare tutto quello che ho vissuto di bello e di meno bello.

Quali sono le sue aspettative? Che cosa spera di poter realizzare?

Grazie a Dio non sono solo io a dover realizzare qualcosa; credo che ci si dovrà aiutare a maturare una libertà d’animo tale da farci accogliere il Vangelo nella sua essenza. È così bello, perché sprecare tempo e occasioni? Certo ho delle aspettative, alcune non sono oggettivabili: crescere nella libertà evangelica, diventare sempre un’unica comunità, maturare l’idea che pur essendo minoranza siamo Chiesa e siamo nella Chiesa e abbiamo molto da dire all’uomo sull’uomo lasciandoci guidare da Dio senza scontri culturali ma, nel paziente lavoro che ognuno deve compiere su di sé. Poi, se potessimo essere anche un po’ missionari non mi dispiacerebbe. Da un punto di vista puramente materiale preferisco ragionare in loco, con quanti vorranno, per comprendere meglio l’utilizzo delle strutture che abbiamo e se si può pensare a qualcosa di nuovo! Essendo parroco per la prima volta, non ho mai chiesto soldi ai parrocchiani, spero di non doverlo fare troppo frequentemente. Si riuscirà a fare qualche esperienza di campo estivo o invernale con i ragazzi e con gli adulti? E se diventassimo una unità pastorale dove anche il Centro Missionario Diocesano potrà trovare spazio? Non so in che modo, ma sarebbe davvero interessante. C’è spazio per tutti quelli che desiderano impegnarsi nella Chiesa.

Lei è laureato in Scienze della Formazione con una tesi sull’uso delle nuove tecnologie negli stranieri non scolarizzati: quali sono le potenzialità di questi strumenti per la nuova evangelizzazione, soprattutto nei confronti dei più giovani?

Le nuove tecnologie di comunicazione digitalizzate hanno il pregio della velocità, dell’immediatezza e della continua produzione di messaggi. Ma solo Uno è il messaggio, che necessita di relazione. Nel mio caso, ad esempio, usare WhatsApp e Facebook con gli ospiti della Casa dell’Accoglienza che non hanno un’elevata scolarizzazione mi ha permesso di lasciare in loro l’idea che qualcuno per loro c’è sempre, seppur fisicamente distante. Così credo funzioni anche per i nostri ragazzi. Sempre meglio preferire comunque la relazione personale, certe cose del Vangelo non arrivano al cuore solo stando sul web e gli adulti questo lo sanno. L’evangelizzazione passa attraverso esperienze di servizio da vivere con l’anima e con il corpo, questo il web non lo consente, però il web ci permette di essere connessi gli uni agli altri, una nuova forma per dire che siamo in comunione gli uni con gli altri se però prima lo siamo stati con il cuore e di persona.

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Il 19 settembre l’ingresso di don Massimo Sanni parroco di Calvatone, Tornata e Romprezzagno

Ingresso nuovi parroci / 4

Si è insediato ufficialmente nel pomeriggio di sabato 19 settembre nella parrocchiale di S. Maria Immacolata don Massimo Sanni, nuovo parroco di Calvatone, Tornata e Romprezzagno. A presiedere la solenne Eucaristia il vescovo Dante Lafranconi che ha invitato a guardare la storia «alla luce dello sguardo di Dio». Riflettendo poi sulla figura del parroco ne ha sottolineato il ruolo di pastore e servo, indicando anche una priorità: «essere servo nella comunione delle tre parrocchie».

Circa cinque chilometri separano Calvatone dal paese natale del suo nuovo parroco, Bozzolo. In direzione opposta la stessa distanza porta alla terra del suo precedente ministero pastorale: Piadena, dove era vicario, così come a Vho e Drizzona. Da queste due principali direttrici sono giunti amici e conoscenti, accolti, così come i nuovi parrocchiani, sul sagrato della chiesa.
È qui che alle 16.30 don Sanni e il Vescovo hanno ricevuto il saluto ufficiale della comunità civile da parte di Pierugo Piccinelli, sindaco di Calvatone e presidente dell’Unione dei Comuni di Calvatone e Tornata, rappresentata dal primo cittadino Mario Penci. Un benvenuto ricco di speranza, con l’assicurazione di una collaborazione che potrà contare anche sulle tante realtà di volontariato presenti sul territorio, molte delle quali erano rappresentante dai propri gonfaloni, compreso quello dell’Associazione Alpini, presenti in uniforme.

In chiesa, dopo il saluto liturgico, il vicario zonale, don Luigi Pisani, ha dato lettura del decreto di nomina del nuovo parroco che, al termine, ha asperso l’assemblea con l’acqua benedetta e incensato la mensa eucaristica.
Poi ha preso la parola Giuseppe Mazzi che, porgendo il saluto al Vescovo e a don Sanni, ha subito espresso anche un pensiero di vicinanza per l’ex parroco, don Vincenzo Cavalleri. Quella proposta dal rappresentante delle tre parrocchie ha voluto essere propriamente una «accoglienza unitaria». Lo dimostrava anche la corale che ha animato la celebrazione, per l’occasione formata dai coristi delle tre comunità. «Anche prima eravamo pastoralmente uniti – ha ricordato Mazzi – ma ora lo dovremo essere ancora di più e, sicuramente, in modo diverso. Sapendo superare le difficoltà e abbandonando quelle forme di divisione che non hanno ragione di essere portate avanti. Questo è il compito che ci attende, il cammino che con don Massimo dovremo percorrere».

Nell’omelia il Vescovo, prendendo spunto in particolare dal brano evangelico, ha rinnovato l’invito fatto ai discepoli da Gesù: «non guardare la storia – ha detto il Vescovo – solo fin dove arriva il nostro sguardo, ma alla luce dello sguardo di Dio». «La fede – ha precisato – è assumere questa disposizione: guardare al di là della nostra storia, avere uno sguardo che non è limitato dentro ciò che vediamo, ciò che tocchiamo, ciò che ci serve e ciò che ci piace; ma uno sguardo che va oltre! Se non ci fosse questo sguardo non avremmo martiri! Né dei secoli passati, né dei giorni presenti. Martire è colui che vive in prima persona quello che Gesù ha detto: “Se uno vuol seguirmi prenda la sua croce”».
Una riflessione che ha portato a guardare anche alla figura del parroco «che in una comunità cristiana – ha spiegato mons. Lafranconi – è un compagno di viaggio nella fede, ma che vive il suo viaggio nella propria identità di prete, di sacerdote, di pastore». E ha proseguito: «Noi accogliamo il nuovo parroco desiderosi di compiere con lui un cammino di fede, sulla base di questa comune vocazione di essere cristiani, ma lo accogliamo anche riconoscendo che egli ha il compito di essere pastore e guida, e pregando perché non perda mai la consapevolezza di essere servo! Perché è ciò che il Signore domanda».

«Questa missione di servizio – ha detto ancora – ha tante modalità, tante occasioni e tanti modi concreti per manifestarsi. Non ultima, e forse non la più facile, sarà l’occasione di essere servo nella comunione delle tre parrocchie. In genere è la cosa un po’ più precaria e difficile. È da costruire costantemente e con pazienza, nella consapevolezza che essa richiede impegno, fede, sacrificio, pazienza, apertura di dialogo e capacità di soffrire come il Signore Gesù, che sulla croce morì per riunire i figli di Dio che erano dispersi».
Circa una quindicina i sacerdoti concelebranti. In particolare erano presente don Giuseppe Manzoni, parroco di Piadena e don Giovanni Maccalli arciprete di Bozzolo.

Al termine dell’Eucaristia ha preso la parola don Sanni, che ha ripreso alcuni passaggi della pagina evangelica come consegne per il proprio ministero. “Nessuno lo sapesse” è stato tradotto in «meno protagonismo intorno alla figura del prete»; “Il figlio dell’uomo deve essere consegnato”, come il sacerdote è consegnato alla propria comunità”; e “Accogliere nel mio nome”, che è diventato l’augurio per la reciproca conoscenza tra il parroco e i nuovi parrocchiani. Non sono mancati i saluti e i ringraziamenti, con un ricordo particolare per don Pietro Osini e mons. Maurizio Galli.
Dopo la Messa la firma degli atti ufficiali da parte del Vescovo, del nuovo parroco e di sei testimoni, due per ognuna delle tre parrocchie: per Calvatone Roberta e Gianni Pini; per Romprezzagno Carolina Cappelli e Francesco Barbiani; per Tornata Simona Durantini e Ottorino Rossi.

Il pomeriggio è quindi proseguito nel vicino oratorio con un momento di festa.

Omelia del Vescovo:    mp3   pdf

Saluto del nuovo parroco (mp3)

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Biografia del nuovo parroco

Don Massimo Sanni è nato a Bozzolo (Mn) il 20 maggio 1974. Ordinato sacerdote il 17 giugno del 2000, ha iniziato il proprio ministero pastorale a Viadana come vicario della parrocchia S. Pietro apostolo. Nel 2008 il trasferimento, sempre come vicario, nelle parrocchie di Piadena, Drizzona e Vho. Ora mons. Lafranconi l’ha promosso parroco, affidandogli la cura d’anima delle comunità di Calvatone, Tornata e Romprezzagno, succedendo a don Vincenzo Cavalleri.

 

Il saluto di don Sanni sul giornalino

Una semplice parola di saluto alle Comunità di Calvatone, Tornata e Romprezzagno.

Presto inizieremo a lavorare insieme, condividendo le bellezze e le difficoltà della vita pastorale e quotidiana. Potete immaginare la mia emozione, nel contempo vi rendo partecipi del fatto che so di non essere esperto in nulla, ho molto da imparare e da ascoltare. Ma il desiderio di camminare e di collaborare con voi è più forte di ogni comprensibile paura o incertezza.

È un po’ come camminare sulle acque … e, come l’apostolo Pietro, anch’io corro il rischio di affondare se non saranno la speranza e la fede a dettare il passo del nostro relazionarci.

Il prete, che è uomo di carità, ha pur sempre bisogno egli pure, forse più degli altri, di altrettanta carità, perché “dispensa con povere mani e labbra di uomo la divina e ineffabile Parola e presenza di Dio”.

E non sempre ne è all’altezza. C’è una bella espressione che voglio fare mia nel presentarmi a tutti voi. Chi vorrò essere, quale stile incarnare, quale figura di pastore proporre e hiamare in causa? “Servitore della vostra gioia”. Sì, questo desidero essere con voi e in mezzo a voi. Una gioia che non si compra e neppure si baratta, ma solo si riceve dopo aver preparato e aperto il cuore. Questa gioia da scoprire insieme è il Signore.

Con la protezione materna della Vergine Immacolata, l’essenzialità di Antonio, l’autorevolezza di Ambrogio e la letizia di Francesco, nostri patroni, vi saluto e vi abbraccio fraternamente.

Don Massimo

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Il 12 settembre ad Annicco l’ingresso di don Bislenghi Il Vescovo: Siate veri discepoli incamminati dietro al Maestro

Ingressi nuovi parroci / 3

Essere veri discepoli di Cristo, cioè disposti a incamminarsi dietro al Signore senza seguire le opinioni comuni. Questo l’invito e l’augurio che mons. Lafranconi ha rivolto, sabato 12 settembre, alle comunità di Annicco e Grontorto in occasione dell’ingresso del nuovo parroco, don Antonio Bislenghi, che il Vescovo ha indicato come compagno di viaggio, ma anche guida. Prima della Messa di insediamento la visita alla casa di risposo.

Sabato 12 settembre Annicco era tutto agghindato a festa per dare il benvenuto al nuovo parroco. Salutato con riconoscenza nelle settimane precedenti don Franco Zangrandi, dimessosi per raggiunti limiti d’età dopo ben 35 anni alla guida della parrocchia, l’attenzione era ora tutta rivolta al suo successore. Festoni e ghirlande giallo-bianche coloravano tutte le strade del paese.

Primo appuntamento dell’intenso pomeriggio è stato, alle 15.30, la visita del nuovo parroco alla casa di riposo: la Fondazione Bevilacqua-Rizzi di via Oberdan. Accompagnato dal vicario zonale, don Antonio Bandirali, don Bislenghi si è intrattenuto con gli ospiti, scambiando alcune parole e pregando con loro. Poi l’incontro con i responsabili e una veloce visita alla struttura, cominciando naturalmente dalla cappella. Lasciando la casa di riposo, tra un caloroso applauso, la promessa di un arrivederci nei giorni successivi, per iniziare un rapporto di conoscenza più personale e profondo.

Quindi il trasferimento nella parrocchiale di San Giovanni Battista Decollato, dove fervevano gli ultimi preparativi in vista della Messa delle 16.30.

Al suono delle campane, puntuale, dalla casa parrocchiale si è mossa la processione d’ingresso, aperta dal gruppo dei ministranti coordinati dal diacono permanente Raffaele Ferri. Poi la dozzina di sacerdoti concelebranti: tra questi alcuni preti della zona, uno dei compagni di Messa, don Giovanni Tonani. C’erano anche i parroci di don Bislenghi: don Vilmo Realini, con cui iniziò da vicario il ministero presbiterale a Pizzighettone; e don Giuseppe Nevi, parroco di S. Imerio, insieme a don Michele Rocchetti, nuovo vicario della parrocchia cittadina successore del neopromosso parroco di Annicco e Grontorto. A chiudere la processione il Vescovo, tra il vicario zonale e don Bislenghi.

Sul sagrato della chiesa il saluto del sindaco Maurizio Fornasari, affiancato dal comandante della locale stazione dei Carabinieri e dalla delegazione comunale con lo stendardo. Nelle parole del primo cittadino anzitutto il grazie al Vescovo per aver concesso al paese la fortuna di un nuovo parroco. Poi una fotografia delle realtà locale, evidenziando la necessità di avere punti di riferimenti credibili. Tra le parole d’ordine “collaborazione”, non solo all’interno delle mura parrocchiali, ma anche con le numerose realtà annicchesi e la stessa Amministrazione. Non è mancato un particolare riferimento alle giovani generazioni, bisognosi «di una presenza autorevole che li sappia incitare, frenare e stimolare al momento giusto».

In chiesa, dopo il saluto liturgico, il vicario zonale ha dato lettura al decreto di nomina del nuovo parroco che, al termine, ha asperso l’assemblea con l’acqua benedetta e incensato la mensa eucaristica.

Quindi Giuseppe Stringhetti, membro del Consiglio per gli affari economici, ha rivolto il saluto ufficiale delle comunità parrocchiali di Annicco e Grontorto al Vescovo e a don Bislenghi. Non è mancato naturalmente un pensiero per don Zangrandi, con riconoscenza «per il lungo e proficuo ministero svolto tra noi». «Saremo al suo fianco – è stato quindi assicurato al nuovo parroco – a costruire insieme il percorso di fede in Cristo. La sua giovane età, accompagnata dall’entusiasmo per una nuova esperienza sacerdotale, porterà vigore all’azione pastorale. Sarà un piacere per noi collaborare e condividere gli istanti di gioia, dolore e preoccupazione, realizzando giorno per giorno la comunione con lei, che ci farà da guida nell’accoglienza del Vangelo e nella testimonianza degli Apostoli e dei Santi». Non è mancata neppure la richiesta, esplicita, di momenti di incontro e dialogo.

Nell’omelia il Vescovo, prendendo spunto dalla pagina evangelica caratterizzata dalla domanda di Gesù “Voi chi dite che io sia?”, ha invitato con forza a non accondiscendere alle opinioni comuni, ma essere veri discepoli che si mettono alla sequela del Maestro.

«Accogliere un parroco – ha quindi precisato mons. Lafranconi – vuol dire riconoscere la nostra comunità cristiana e riconoscere che lui viene con questo ministero, con questo servizio di essere compagno e guida di questa comunità cristiana. Compagno perché anch’egli condivide la stessa fede, perché anch’egli – che non è certamente migliore di Pietro – può avere i suoi abbagli, i suoi modi diversi di pensare il Messia, di pensare il ministero o di pensare la valutazione dei risultati o l’efficacia delle iniziative.  Nello stesso tempo, però, è anche guida. Perché il Signore, che l’ha scelto a essere presbitero, dà a lui – come l’ha data a Pietro e ai Dodici – la grazia di essere accompagnato dallo Spirito Santo nella comunione con la Chiesa, per dire la parola vera e giusta. Allora è bello riconoscere che, quando noi accogliamo un nuovo parroco, si riconferma dentro di noi la comunione, la comunità di fede che ripete il proprio desiderio e la propria scelta di essere al seguito di Gesù, di essere discepoli di Gesù: una scelta fondamentale!».

«A volte – ha però messo in guardia il Vescovo – io ho l’impressione che quello che manca nelle nostre comunità è la consapevolezza di essere discepoli! Noi ci arrabattiamo tanto per fare questo o quest’altro, per dire una cosa o avviare un’iniziativa … tutte cose lodevoli, ma ti misuri qualche volta con la tua identità di discepolo? Perché essere discepolo vuol dire che in Gesù e nella sua parola, così come la Chiesa me la trasmette oggi, io riconosco i criteri del mio giudizio, i parametri del mio operare. E quando Gesù mi dice “perdonatevi gli uni gli altri”, sono discepolo di Gesù perché sono disposto a perdonare? E quando Gesù mi dice “non mettere la tua fiducia nei beni e nelle ricchezze, ma nella Provvidenza di Dio”, è vero che io sono così? E quando Gesù mi dice “in ogni povero riconosci la mia presenza, sii disposto ad andargli incontro, ad amarlo, ad accoglierlo e a servirlo”, è così che io ragiono? Se non è così io possono venire a Messa anche dieci volte al giorno, ma non sono discepolo di Gesù, non sono un cristiano!». E ancora: «Non sempre siamo capaci – è vero – di tradurre la scelta di essere discepoli nelle nostre scelte quotidiane pienamente, ma la novità e la nostalgia di questa scelta deve essere permanente dentro di noi! Solo a questa condizione so ritornare sui miei passi quando mi rendo conto di aver sbagliato».

Poi il riferimento al saluto del rappresentante della comunità: «Mi è piaciuto – ha detto il Vescovo – che per ben due volte sia ritornata questa immagine: insieme vogliamo compiere il percorso della fede. Sì, perché la fede un percorso! Un percorso che qualche volta non ci risparmia disagi, cadute e incidenti. È un percorso perché dura tutta la vita! Si tratta di andare dietro a Gesù per tutto il tempo che dura il cammino della nostra vita!».

«In questa circostanza – ha concluso mons. Lafranconi – in cui don Antonio incomincia il suo ministero di parroco qui ad Annicco e Grontorto, mi sembra bello raccogliere dalla parola del vangelo questo messaggio, per riconfermare tutti insieme la decisa volontà di compiere il percorso della fede, con la grazia del Signore e con il sostegno fraterno e autorevole della Chiesa».

Il nuovo parroco, che conclusa l’omelia, da solo ha recitato la professione di fede (il Credo), segno che sarà lui il primo responsabile della diffusione e della difesa dei contenuti della fede nella comunità, alla fine della Messa ha preso la parola per un indirizzo di saluto. Con una precisa consapevolezza: «Nulla avviene per caso!». E qui il nuovo parroco ha evidenziato alcuni segni che casualità non sono. Anzitutto la presenza, su molte case del paese, di santelle dedicata alla Madonna. Poi il fatto che il suo ingresso avvenga nel giorno della festa del Santissimo nome di Maria. E proprio alla Madonna, “Stella del mare”, don Bislenghi ha voluto affidare il proprio ministero e la sua nuova comunità, vedendo nella Vergine la guida per il nuovo cammino da intraprendere. Dopo aver proposto “Stella del mare” di san Bernardo di Chiaravalle, i saluti, con la commozione che ha avuto il sopravvento nel momento rivolto ai fedeli di S. Imerio e di Pizzighettone presenti. Da ultimo un avviso: l’invito per tutti alla messa domenicale del 13 settembre.

Dopo la Messa, animata dalla corale parrocchiale, la firma degli atti ufficiali da parte del Vescovo, del nuovo parroco e di quattro testimoni: Giuseppe Stringhetti e Giuseppe Milanesi, in rappresentanza della parrocchia di Annicco, e Elena Arcari e Pierangelo Violanti per quella di Grontorto.

Il pomeriggio si è quindi concluso con un rinfresco nella vicina Sala della comunità.

Domenica 13 settembre alle 9.15 prima messa del nuovo parroco a Grontorto, nella parrocchiale intitolata a S. Andrea apostolo.

Omelia del Vescovo:   mp3   pdf

Saluto del nuovo parroco (mp3)

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Biografia di don Bislenghi

Don Antonio Bislenghi è nato Bozzolo il 20 ottobre 1972 ed è stato ordinato sacerdote il 16 giugno 2001 mentre risiedeva nella parrocchia dei Santi Antonio e Ambrogio in Tornata. È stato vicario a Pizzighettone (2001-2008) e a Sant’Imerio in città (2008-2015). Ora mons. Lafranconi l’ha voluto alla guida delle comunità di Annicco e Grontorto, in sostituzione di don Franco Zangradi, dimessosi per raggiunti limiti d’età.

Saluto del nuovo parroco sul giornalino

Nulla avviene per caso, anzi. La fortuna e la sfortuna non esistono per noi cristiani, tutto è volontà di Dio, tutto segue quell’intreccio meraviglioso che si chiama Storia della Salvezza, in cui i fili della libertà umana e della libertà di Dio tessono una trama meravigliosa. È un ordito misterioso di cui spesso si intravede solo una parte, è l’azione provvidente di Dio.

Giovanni Damasceno affermava: ” La provvidenza consiste nella cura esercitata da Dio nei confronti di ciò che esiste. Essa rappresenta, inoltre, quella volontà divina grazie alla quale ogni cosa è retta da un giusto ordinamento”. In particolare l’azione di Dio vuole guidare gli uomini verso il loro fine ultimo: il Paradiso. San Paolo nella sua Lettera ai Romani scrive: “Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno”. Il piano provvidenziale di Dio non è un gioco sadico o dispotico, ma un amore verso i suoi figli che si fa presenza nella storia per costruire il bene e vincere il male.

È in quest’ottica che desidero leggere l’ufficio di parroco che il Vescovo mi ha affidato tra Voi, non come una questione di fortuna o di sfortuna, ma come la continua realizzazione di un disegno più grande.

Oggi l’essere parroco è fonte di fraintendimento. Negli ultimi decenni la figura stessa del prete è stata impoverita, lo si è pensato come “prete operaio”, come “prete del sociale” oppure da contraltare, lo si è pensato come funzionario liturgico o come uomo in carriera nella Chiesa. Da queste incertezze le comunità cristiane hanno costruito attese e pretese che solamente un superuomo potrebbe in parte soddisfare. Come sempre quando si perde il senso delle parole occorre tornare al loro significato vero: parroco letteralmente significa colui che regge una parrocchia, ma in un secondo significato meno accreditato ma più affascinante è colui che porge e offre. Egli assume un incarico che per sua natura è relazionale, non ci sono parroci senza parrocchiani, egli agisce nella sua comunità in “persona Christi”, la sua missione è incarnare la funzione sacerdotale di Cristo offrendo preghiere a Dio e porgendo la salvezza ai fedeli. È la Chiesa che, a nome di nostro Signore Gesù Cristo, autorizza il sacerdote a compiere la funzione di mediazione, un ponte che collega Dio e il popolo, di modo che la salvezza entri nella storia del mondo attraverso l’azione pastorale della comunità cristiana guidata dal Vescovo e dai parroci, suoi collaboratori. Il parroco è colui che regge, ma al tempo stesso è colui che offre questo dono inestimabile alla comunità credente.

Vorrei condividere con Voi una meditazione che papa Benedetto XVI ha rivolto al clero di Roma il 22 febbraio del 2010 e che in questi giorni mi ha fatto compagnia.

«II sacerdote deve essere dalla parte di Dio, e solamente in Cristo questo bisogno, questa condizione della mediazione è realizzata pienamente. Perciò era necessario questo Mistero; il Figlio di Dio si fa uomo perché ci sia il vero ponte, ci sia la vera mediazione. Gli altri devono avere almeno un’autorizzazione da Dio o, nel caso della Chiesa, il Sacramento, cioè introdurre il nostro essere nell’essere di Cristo, nell’essere divino. Solo con il Sacramento, questo atto divino che ci crea sacerdoti nella comunione con Cristo, possiamo realizzare la nostra missione. E questo mi sembra un primo punto di meditazione per noi: l’importanza del Sacramento. Nessuno si fa sacerdote da se stesso; solo Dio può attirarmi, può autorizzarmi, può introdurmi nella partecipazione al mistero di Cristo; solo Dio può entrare nella mia vita e prendermi in mano. Questo aspetto del dono, della precedenza divina, dell’azione divina, che noi non possiamo realizzare, questa nostra passività – essere eletti e presi per mano da Dio – è un punto fondamentale nel quale entrare. Dobbiamo ritornare sempre al Sacramento, ritornare a questo dono nel quale Dio mi dà quanto io non potrei mai dare: la partecipazione, la comunione con l’essere divino, col sacerdozio di Cristo. Rendiamo questa realtà anche un fattore pratico della nostra vita: se è così, un sacerdote deve essere realmente un uomo di Dio, deve conoscere Dio da vicino, e lo conosce in comunione con Cristo. Dobbiamo allora vivere questa comunione e la celebrazione della Santa Messa, la preghiera del Breviario, tutta la preghiera personale, sono elementi dell’essere con Dio, dell’essere uomini di Dio, Il nostro essere, la nostra vita, il nostro cuore devono essere fissati in Dio, in questo punto dal quale non dobbiamo uscire, e ciò si realizza, si rafforza giorno per giorno, anche con brevi preghiere nelle quali ci ricolleghiamo con Dio e diventiamo sempre più uomini di Dio, che vivono nella sua comunione e possono così parlare di Dio e guidare a Dio.

L’altro elemento è che il sacerdote deve essere uomo. Uomo in tutti i sensi, cioè deve vivere una vera umanità, un vero umanesimo; deve avere un’educazione, una formazione umana, delle virtù umane; deve sviluppare la sua intelligenza, la sua volontà, i suoi sentimenti, i suoi affetti; deve essere realmente uomo, uomo secondo la volontà del Creatore, del Redentore, perché sappiamo che l’essere umano è ferito e la questione di “che cosa sia l’uomo” è oscurata dal fatto del peccato, che ha leso la natura umana fino nelle sue profondità. Così si dice: “ha mentito”, “è umano”; “ha rubato”, “è umano; ma questo non è il vero essere umano. Umano è essere generoso, è essere buono, è essere uomo della giustizia, della prudenza vera, della saggezza. Quindi uscire, con l’aiuto di Cristo, da questo oscuramento della nostra natura per giungere al vero essere umano ad immagine di Dio, è un processo di vita che deve cominciare nella formazione al sacerdozio, ma che deve realizzarsi poi e continuare in tutta la nostra esistenza. Penso che le due cose vadano fondamentalmente insieme: essere di Dio e con Dio ed essere realmente uomo, nel vero senso che ha voluto il creatore plasmando questa creatura che siamo noi…».

Inoltre il Papa emerito aggiunge: “Questa umanità del sacerdote non risponde all’ideale platonico e aristotelico, secondo il quale il vero uomo sarebbe colui che vive solo nella contemplazione della verità, e così è beato, felice, perché ha solo amicizia con le cose belle, con la bellezza divina, ma “i lavori” li fanno altri. Questa è una supposizione, mentre qui si suppone che il sacerdote entri come Cristo nella miseria umana, la porti con sé, vada alle persone sofferenti, se ne occupi, e non solo esteriormente, ma interiormente prenda su di sé, raccolga in se stesso la “passione” del suo tempo, della sua parrocchia, delle persone a lui affidate. Così Cristo ha mostrato il vero umanesimo. Certo il suo cuore è sempre fisso in Dio, vede sempre Dio, intimamente è sempre in colloquio con Lui, ma Egli porta, nello stesso tempo, tutto l’essere, tutta la sofferenza umana entra nella Passione. Parlando, vedendo gli uomini che sono piccoli, senza pastore, Egli soffre con loro e noi sacerdoti non possiamo ritrarci in un Elysium, ma siamo immersi nella passione di questo mondo e dobbiamo, con l’aiuto di Cristo e in comunione con Lui, cercare di trasformarlo, di portarlo verso Dio».

Questa è l’immagine del parroco che sapientemente Benedetto XVI dipinge, non un operatore sociale e nemmeno un funzionario ecclesiastico, ma un uomo di Dio che cerca di portare la sua comunità verso Dio. Venendo da Voi non ho in mente iniziative strabilianti o innovazioni che cambieranno la storia di Annicco o della Chiesa. Il mio piano pastorale sarà solamente cercare di andare verso Dio, cioè di percorrere un pezzo di strada insieme verso il Paradiso.

don Antonio

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Il 5 settembre a Calcio l’ingresso di don Santambrogio Il Vescovo: comunione per scardinare l’indifferenza

Ingresso nuovi parroci / 1

La qualità di una comunità cristiana si valuta dallo stile della comunione che la caratterizza e che diventa servizio nei confronti degli altri, vincendo l’indifferenza. È questo il messaggio, e il compito, che sabato 5 settembre il Vescovo ha proposto alla parrocchia di Calcio in occasione dell’insediamento del nuovo parroco, don Fabio Santambrogio, a cui mons. Lafranconi ha augurato di essere in mezzo alla comunità portatore di una parola che consenta di ritrovare i fondamenti della propria speranza.

È dalla Bergamasca, e per la precisione da Calcio, che hanno preso il via la celebrazioni di ingresso dei nuovi parroci nominati nei mesi estivi dal Vescovo. Prima tappa appunto la comunità di S. Vittore, orfana del proprio pastore dopo la prematura scomparsa di don Massimo Morselli.

Tutto ha avuto inizio intorno alle 15.30 presso la scuola delle Suore di Maria Bambina, proprio di rimpetto alla chiesa. Prima don Santambrogio e poi il vescovo Lafranconi sono stati accolti in maniera solenne dal corpo bandistico S. Gottardo.

Quindi si è formata la processione diretta alla chiesa parrocchiale. Dietro gli stendardi e i gonfaloni delle associazioni del paese, i ministranti con i confratelli del Santissimo Sacramento; poi i sacerdoti concelebranti (in particolare legati alle parrocchie in cui don Santambrogio ha svolto il proprio ministero). Accanto al Vescovo, il nuovo parroco e il vicario zonale, don Marco Leggio. Naturalmente non mancavano il vicario don Matteo Bottesini e il collaboratore parrocchiale don Carlo Merisi.

All’ingresso della chiesa una sosta, per ricevere il saluto del primo cittadino di Calcio, Elena Comendulli. Presenti anche i comandanti dell’Arma e della Polizia locale; oltre al sindaco di Martignana di Po, Alessandro Gozzi. La Comendulli ha rivolto un caloroso benvenuto al nuovo parroco e al Vescovo, che ha voluto ringraziare per aver concesso in tempi brevi un nuovo sacerdote. E il pensiero naturalmente è andato anche al compianto don Morselli. Il sindaco ha assicurato al nuovo parroco che non sarà «mai solo», garantendo una sincera collaborazione, pur nella distinzione dei ruoli. Nel suo intervento anche un forte richiamo alla necessità di scardinare l’indifferenza.

In chiesa, dopo il saluto liturgico del Vescovo, il vicario zonale ha dato lettura del decreto di nomina del nuovo parroco. Al termine, don Santambrogio ha asperso l’assemblea con l’acqua benedetta e incensato la mensa eucaristica, due gesti caratteristici del rito di insediamento dei nuovi parroci.

Quindi Emanuele Mazzotti, membro del Consiglio pastorale parrocchiale, ha letto il saluto di benvenuto dell’intera comunità, «ricca di strutture e di risorse». Da qui la richiesta di «aiutarci a costruire comunione e armonia tra i vari gruppi, e a fare in modo che ciascuno lavori solo ed esclusivamente a servizio del Vangelo e degli ultimi». Anche nelle parole del rappresentante parrocchiale non è mancato il riferimento al periodo della malattia del predecessore, con un ricordo ai suoi familiari che «sono stati per noi, con la loro testimonianza nel dolore, un profondo esempio di fede». «Con don Massimo – ha proseguito – avevamo iniziato un profondo cammino di discernimento e di rinnovamento che aveva come obiettivo principale l’acquisizione di una coscienza comunitaria». Un percorso che la comunità intende continuare con convinzione. Infine l’abbraccio di Mazzotti al nuovo parroco e un regalo: un camice liturgico.

Nell’omelia il Vescovo ha preso spunto dai brani della Scrittura per alcune considerazioni. Anzitutto rispetto alla vita di un parroco che «spesso si incontra con persone smarrite di cuore: per motivi di carattere familiare, per la sofferenza, per la mancanza di lavoro, per evenienze che scombinano i progetti fatti della vita. Anche oggi quanti smarriti di cuore!». E ancora: «Un prete in mezzo alla sua gente deve avere il coraggio di dire parole anche non comprensibili immediatamente. Parole che anche vengono rifiutate lì per lì. Quello che conta è che dica parole vere, che dica parole pienamente conformi alla Parola di Dio! Lo auguriamo a don Fabio: essere in mezzo alla comunità come portatore di una parola che consenta anche agli smarriti di cuore di ritrovare i fondamenti della propria speranza; e che non si scoraggi se a volte queste parole da lui dette, proprio perché non corrispondono alle aspettative immediate di chi le ascolta, possano trovare rifiuto».

Poi l’attenzione si è spostata alla comunità. E dalle Letture un ulteriore richiamo: non essere una comunità indifferente. «Mi ha colpito – ha detto il Vescovo – nelle parole di saluto rivolte dal sindaco, l’immagine, molto bella, di ricorrere al grimaldello per vincere l’indifferenza. È vero: spesso viviamo gli uni accanto agli altri, ma anche così indifferenti gli uni nei confronti degli altri. E non pensiamo soltanto a quella indifferenza che fa venire le lacrime agli occhi di fronte alle scene degli immigrati e del modo con cui vengono trattati; di questa incapacità dell’Europa a riconoscere che questa è povera gente, che la loro vita vale prima e più di ogni altra cosa. Non inutilmente il Papa continua a ritornare su questo tema. Noi cristiani dovremmo farci un po’ di esame di coscienza! Ma non è soltanto questa indifferenza che possiamo vedere negli scenari dell’Europa o del mondo: pensiamo anche all’indifferenza più spicciola che segna le relazioni dentro le nostre comunità parrocchiali».

Superare l’indifferenza significa fare comunità. «Se una comunità cristiana – ha ricordato mons. Lafranconi – non è più capace di esprimere in maniera visibile e forte l’unità e la comunione, questa comunità cessa di essere segno di Gesù Cristo. Possiamo anche dire che il cupolone di Calcio si vede da lontano: ma non basta vedere il cupolone, bisogna vedere quello che ci sta sotto! Bisogna vedere il segno di una comunità viva, il segno di una comunità che si interessa degli interessi di Dio, ma anche degli interessi dei fratelli nella carità. Altrimenti i nostri segni sono invisibili o incomprensibili!». Poi altri esempi concreti: «Non soltanto siamo invitati a vincere l’indifferenza sapendoci interessare degli altri, ma a vincere anche tutte le tentazioni che portano ai pregiudizi, che, proprio perché tali, creano incomunicabilità. Una comunità cristiana – ne sono convinto sempre più fortemente! – non si qualifica per il numero, neanche per quello delle Comunioni che si fanno: una comunità cristiana si qualifica per lo stile della comunione che diventa servizio nei confronti degli altri, di tutti!».

Al termine dell’omelia, il nuovo parroco ha recitato da solo la professione di fede (il Credo), segno che sarà lui il primo responsabile della diffusione e della difesa dei contenuti della fede nella comunità.

Alla fine della Messa, animata dalla corale parrocchiale S. Vittore, l’atteso intervento di don Santambrogio, che ha anzitutto ricordato il mandato ricevuto nel giorno dell’ordinazione sacerdotale. «Vi assicuro – ha detto – che è mia volontà camminare con voi seguendo Gesù nella strada della mansuetudine, del perdono, della comunione, del sacrificio fatto con gioia, della sincerità, dell’autenticità e della preghiera». Poi un primo indirizzo di cammino: «La mia vita sacerdotale – ha detto – è particolarmente legata a due sacramenti: la Riconciliazione e l’Eucaristia. Desidero anche in questa comunità parrocchiale di Calcio consacrare tempo al sacramento della Riconciliazione (…) e, insieme a voi, preparare bene la celebrazione eucaristica, sia festiva sia quotidiana, sapendo che è la comunità il primo soggetto celebrante. La S. Messa va attesa, preparata e desiderata ardentemente». Altro importante capitolo quella famiglia, con il fidanzamento da intendere come vera «palestra di vita». Non è mancato un pensiero rivolto ai sofferenti, così come il grazie ai propri familiari e il ricordo delle comunità servite in passato. Infine il ricordo del predecessore e il saluto agli altri sacerdoti di Calcio: «Chiedo a voi – ha quindi affermato – un grande regalo. Avete il grande dono di avere tre sacerdoti: aiutateci a volerci bene e a testimoniare la fraternità sacerdotale. Lo chiedo con tutto il cuore».

Il pomeriggio, che dopo un breve scroscio di pioggia proprio durante le parole di don Santambrogio, ha visto nuovamente splendere il sole si è concluso con un momento di festa in oratorio.

Prima però, le firme sul verbale della celebrazione da parte del Vescovo, di don Santambrogio e dei testimoni: Giacomo Togni e Rachele Vescovi.

Poi accanto alla chiesa ancora la musica della banda. Dopo il rinfresco in oratorio, per tutti la possibilità di fermarsi a cena, grazie al servizio cucina predisposto in occasione della Festa dell’oratorio. In serata un ulteriore appuntamento di benvenuto: il musical “Follow me”, proposto dal Coro Effatà Hope di Calcio. Altra occasione di festa, e per conoscere più da vicino il nuovo parroco, la serata di domenica 6 settembre quando, nella pizza del paese, interverranno l’attore Andrea Carretti e Gigi Cotichella, tra i più quotati educ-animatori italiani e docente alla Hope Music School.

In preparazione all’ingresso del nuovo parroco erano stati organizzati alcuni momenti di spiritualità: la sera di martedì 1° settembre alle 21 liturgia della Parola; mercoledì 2 alle 21 liturgia della riconciliazione; giovedì 2 a mezzanotte un’ora di veglia.

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Saluto del nuovo parroco (mp3)

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Saluto del nuovo parroco sul giornalino

Carissimi miei amici parrocchiani di Calcio,

un grazie speciale a tutti…siete speciali…grazie di essere entrati nella mia vita! A tutti dico: accoglietemi nel nome di Gesù, non per i miei pregi e difetti ma perché vengo in nome e per conto del Buon Pastore che vuole tutti salvi. Vengo in una terra piena di storia e di cultura, di fede e di carismi.

Che sogno di parrocchia ho nel cassetto? Sogno una parrocchia di gradinate: i gradini servono a salire e scendere. Giacobbe e tanti Padri della Chiesa parlarono di Scala Santa. La Parrocchia è una delle possibilità di incontrare Dio. Tutte le iniziative possibili, tutte le aggregazioni inventabili non sono nulla se non portano a Dio. Qui si viene per amare Dio, di qui si esce per continuarlo a fare nel prossimo. Salire le scale comporta fatica, a volte ci si deve fermare, a volte bisogna abbattere barriere architettoniche. Giovanni Crisostomo ci ricorda che al termine della vita saremo giudicati sulla carità: una carità non filantropia ma espressione di un cuore innamorato di Dio. Amici il nostro programma pastorale è uno solo, quello dei discepoli di Giovanni Battista: “Maestro dove abiti?” “Venite e vedrete” (Gv 1, 38-39). Io sogno una parrocchia da campo di calcio. Una squadra dove non esistono titolari e panchinari, ma tutti giocano e le vittorie sono di tutti, così pure le sconfitte. Una delle regole del calcio è che la vittoria non collima con i protagonismi. Se uno pensa di giocare per tutti ha già decretato la fine. Ci sono punte, centravanti, difensori. Ognuno ha il suo carisma e ruolo ma per la valorizzazione dell’altro. La fede è un pallone che fa gol solo quando tutto funziona secondo lo schema del mister. E l’allenatore non è il parroco, ma il Vangelo. Amici, desidero una parrocchia dove ci sia gioia di squadra, serenità di lavoro, giovinezza di stile, profumo di fresco, entusiasmo di novità. Nessuno si senta mai escluso, anzi proprio gli ultimi sono i benvenuti. Apriamo le porte di questo campo, facciamoci entrare tutti. Bambini non fateci mancare la vostra tenerezza. Giovani, non abbandonateci ma asciugate le nostre lacrime e sostenete i nostri dubbi. Famiglie ed adulti lavoriamo perché questa grande famiglia sia viva di progettualità rinnovate e capacità rigenerate. Anziani ed ammalati siete i preferiti. La vostra saggezza e sofferenza sosterranno il nostro lavoro molto più di mille parole e fatti.

Ed infine sogno una parrocchia di persone, non di maschere. Personalmente non ho tante qualità: ho un cuore e da oggi è vostro. Non vengo a voi né con il bastone di Mosè capace di diramare le agitate acque del peccato sociale e personale, né con la bacchetta magica capace di trovare ricette appropriate ad ogni problema. Mi presento tenendo in una mano il Vangelo ed in un’altra la voglia di fare comunione. Ho due obiettivi: la prima è essere amico intimo di Gesù. Il resto è solo lavoro. La seconda è vedervi tutti in Paradiso, nessuno escluso! Aiutatemi a realizzare queste ambizioni, per voi e per me. Realizziamo comunione. Insieme siamo Chiesa ed insieme progetteremo parole coraggiose per tempi nuovi. Vi prometto che farò tutto con voi, nulla contro di voi!

Ho detto troppe parole, spero che i fatti divengano gradualmente più eloquenti di tante prediche.

Maria Madre di Provvidenza, San Vittore e San Gottardo allontanateci da ciò che non ha il sapore di Dio e permetteteci di rendere la nostra storia un po’ più bella di come l’abbiamo trovata.

Il vostro parroco don Fabio

Biografia di don Santambrogio

Don Fabio Santambrogio è nato a Milano il 25 maggio 1968. Originario di Rivolta d’Adda, è stato ordinato sacerdote a Verona nella Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza (Opera don Calabria) il 25 maggio 1996. È stato vicario in diocesi di Roma prima nella comunità cittadina di S. Maria Assunta (2004-2007) e poi a San Paolo in Genazzano (2007-2008). Dal 2008 al 2009 è stato collaboratore parrocchiale a Soncino (S. Maria Assunta e S. Pietro) e a Isengo. Nel 2009 è stato incardinato in diocesi ed è stato nominato vicario parrocchiale di Soncino (S. Maria Assunta e S. Pietro) e di Isengo dove è rimasto fino al 2013 quando è stato promosso parroco di Santa Lucia in Martignana di Po. Comunità che lascia per prendere la guida della parrocchia di “San Vittore Martire” in Calcio, succedendo al compianto don Massimo Morselli. Nel suo nuovo incarico pastorale può contare sull’aiuto del vicario don Matteo Bottesini e del collaboratore parrocchiale don Carlo Merisi.

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Il 6 settembre a Martignana l’ingresso di don Gino Assensi Il Vescovo: «La comunione è ancor più importante della presenza di un prete»

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«Coraggio, non temete!». È citando il profeta Isaia che il vescovo Lafranconi si è rivolto alla comunità di Martignana di Po invitandola a volgere lo sguardo e la propria fiducia al vero Pastore, anche per superare le incertezze suscitate dal rapido succedersi di parroci degli ultimi anni. L’occasione è stata, nel pomeriggio di domenica 6 settembre, l’insediamento del nuovo parroco, don Gino Assensi, che dopo l’intensa esperienza da rettore del Santuario di Caravaggio torna alla guida di una parrocchia.

Pur nella sobrietà, domenica 6 settembre a Martignana di Po si poteva respirare aria di festa, in un clima di attesa e speranza. Quelle di una guida «continuativa e duratura», come ha auspicato il sindaco Alessandro Gozzi nel saluto al Vescovo e al nuovo parroco sul sagrato della chiesa. Un intervento che è stato occasione per offrire la collaborazione tra Amministrazione e Parrocchia, già consolidata negli anni. E non è mancata neppure una battuta riferita all’età di don Assensi, che sul giornalino parrocchiale aveva fatto riferimento al limite dei suoi sessant’anni (compiuti il 14 agosto scorso): «Siamo quasi coetanei. Vedrà – ha affermato il primo cittadino – che dimostreremo a questi giovani che l’esperienza dei sessant’anni a volte è più importante dell’intraprendenza dei giovani. Avremo tempo per dimostrarlo!».

In chiesa tanti martignanesi (che hanno voluto che questa fosse l’unica celebrazione eucaristica della giornata), ma anche i familiari di don Assensi (originario di Commessaggio, non molto lontano), diversi amici e parecchi caravaggini. Ad accompagnare la processione d’ingresso anche lo stendardo del Santuario di S. Maria del Fonte, che don Assensi ha guidato per circa otto anni.

Più di una decina i sacerdoti concelebranti. Tra loro anche il vicario zonale, don Ottorino Baronio, che all’inizio della Messa ha letto il decreto di nomina. Secondo il rito proprio degli ingressi dei nuovi parroci, don Assensi ha quindi asperso l’assemblea con l’acqua benedetta e incensato la mensa eucaristica.

Poi è stato il momento del benvenuto ufficiale della parrocchia, letto da Enore Soldi. Il rappresentante del Consiglio pastorale parrocchiale si è anzitutto rivolto al Vescovo ringraziandolo per aver dato a Martignana un nuovo parroco. Non sono mancate parole per esprimere lo sconcerto provocato in molti dal continuo avvicendamento di sacerdoti nell’ultimo quinquennio. Il pensiero, e il ringraziamento, è andato anche a loro, così come a quanti, da don Germinasi in avanti, hanno guidato la parrocchia intitolata a S. Lucia. Un benvenuto espresso insieme al dichiarato auspicio che il nuovo parroco possa spendere a Martignana ben più dei nove anni previsti dal decreto di nomina. Naturalmente con l’assicurazione di una fattiva e generosa collaborazione. Al termine del saluto un regalo: i contenitori per gli oli santi.

Le parole del rappresentate parrocchiale sono state riprese nell’omelia dal Vescovo che, citando le Letture, ha esordito: «Chissà se si può dire anche di voi di Martignana che siete smarriti di cuore?». Ma rileggendo il profeta Isaia ha subito rassicurato: «Coraggio, non temete! Dio comunque accompagna la nostra vita, accompagna la storia delle nostre comunità cristiane. E certamente attraverso le vicende, anche quelle umanamente meno comprensibili, vuol farci giungere qualche messaggio: anzitutto quello di credere e riconoscere che la Chiesa è sua prima di tutto, che Lui è il pastore e che noi preti siamo pastori in nome suo». Lo sguardo è andato così al vero Pastore, «colui che veramente salva».

Poi, riferendosi ai nove anni di nomina del nuovo parroco, ha proseguito: «Noi non misuriamo il nostro impegno, la nostra voglia di donarci, il nostro spirito di servizio, la nostra generosità, sulla durata del tempo, ma sulla validità della causa, su quell’amore con cui il vero grande Pastore ha dato la sua vita per tutti noi. Sembrerebbe che il ministero di Gesù non sia durato neanche nove anni, forse tre anni scarsi. Mi è sembrato molto significativo e anche molto consolante quello che pure abbiamo ascoltato prima e che esprimeva tutta la disponibilità e tutta la buona volontà dicendo: don Gino, può contare su di noi; non tutti saremo collaboratori, non tutti condivideremo alla stessa maniera, con lo stesso entusiasmo e con la disponibilità, ma può contare su di noi. Questo mi sembra l’atteggiamento bello che ci fa superare le scadenze, perché quello che viviamo lo viviamo come riflesso e profezia dell’eternità».

Infine il riferimento alla Seconda lettura, in cui l’apostolo Giacomo mette in guardia dalle divisioni e i pregiudizi che possono nascere in una comunità: «È ciò che va eliminato con decisione – ha detto il Vescovo –. Questo in una comunità cristiana è ancor più importante della presenza di un prete! Perché una comunità cristiana è chiamata a essere segno della presenza, dell’opera e della grazia di Dio, secondo quell’indicazione che Gesù ci ha dato: riconosceranno che siete miei discepoli si vi amerete l’uno con l’altro».

«Mentre affidiamo al Signore il ministero di don Gino – ha quindi concluso il Vescovo –, mentre rinnoviamo con gioia, entusiasmo e piena disponibilità il nostro impegno di servire questa comunità tutti insieme per farla crescere secondo l’immagine che Dio ha di ogni comunità dei suoi discepoli, chiediamo anche a Lui la grazia di poter rinsaldare tra di noi quei vincoli di comunione vera che sono fatti di verità nei rapporti, di pazienza nella condivisione, di tolleranza di fronte ai difetti che ciascuno di noi porta e che sono fatti di misericordia e di perdono, come chiediamo nella preghiera del Padre nostro: “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”».

La celebrazione è stata animata dalla corale parrocchiale, diretta da Jessica Braga. Ma l’intera assemblea ha potuto partecipare attivamente nel canto, e non solo, anche grazie al maxi schermo posizionato accanto all’altare, sul quale sono stati proiettati non solo i testi dei canti, ma anche le letture e le preghiere.

Prima della benedizione finale don Assensi ha preso la parola per il suo intervento. Un saluto che è stato più propriamente una preghiera di invocazione e di richiesta di benedizione: per i suoi familiari, gli amici, per i nuovi parrocchiani e per il suo nuovo ministero. Un’invocazione allo Spirito cui ha fatto seguito la richiesta di intercessione alla Vergine Maria e alla patrona santa Lucia.

Al termine dell’Eucaristia, dopo le firme sui documenti ufficiali da parte del Vescovo, del nuovo parroco e di Manuel Bozzetti e Marco Lui in qualità di testimoni, il saluto a don Gino è proseguito in maniera più informale in oratorio, dove è stato preparato un rinfresco di benvenuto.

Omelia del Vescovo: mp3 pdf

Saluto del nuovo parroco (mp3)

Photogallery: parte 1 parte 2 parte 3

 

Il saluto di don Assensi sul giornalino

È arrivata “Santa Lucia”! Certo, fuori stagione e nell’imperversare della canicola, non suscita le emozioni come quando, da bambini, la si attendeva nella data canonica. Eppure, benché non più bambino da un pezzo, per me ha costituito una sorpresa. Non m’aspettavo, infatti, di essere nominato parroco quando desideravo essere riciclato al più come collaboratore, senza responsabilità dirette di parrocchia. Ma questo – cari Martignanesi – nulla toglie al fatto che io venga tra voi molto volentieri!

Penso, inoltre, che questa “Santa Lucia” costituisca motivo di sorpresa anche per voi, in quanto è la prima volta che vi viene destinato un parroco che ha ormai sessant’anni. Se questo dato di fatto non mi garantisce certamente la vitalità caratteristica dei miei predecessori, spero di poter contare sulla vostra collaborazione (peraltro risaputa!) per il bene della comunità, nonché sulla vostra indulgenza (che non dovrà essere poca!) verso i miei limiti.

Problemi e difficoltà li affronteremo e supereremo insieme nella misura in cui l’attenzione della nostra fede sarà rivolta al Signore Gesù, nel cui nome ci raduneremo almeno ogni Domenica: accogliamone con sollecitudine la parola di vita e i sacramenti della salvezza, nell’attesa della sua venuta!

Questo basti per avviare con voi un dialogo che desidero il più cordiale e schietto possibile. A presto!

Don Gino

 

 

Biografia del nuovo parroco

Don Gino Assensi è nato a Sabbioneta (Mn) il 14 agosto 1955. Ordinato sacerdote il 23 giugno 1979, ha celebrato la sua prima Messa a Commessaggio, suo paese d’origine. Il primo incarico ministeriale è stato come vicario a Cremona, nella parrocchia Ss. Clemente e Imerio (1979-1983); quindi il trasferimento, sempre come vicario, a Bozzolo (1983-1988). Nel 1988 la promozione a parroco, con il vescovo Assi che gli ha affidato la comunità di Quattrocase, frazione di Casalmaggiore. Incarico al quale, dal 1993, ha affiancato anche quello di parroco della vicina parrocchia di Vicomoscano. Nel 1995 è tornato di nuovo a Cremona, come parroco di Cavatigozzi. Negli stessi anni è stato anche responsabile della Sezione Musica per la liturgia dell’Ufficio liturgico diocesano. Nel 2003 il ritorno in terra mantovana come parroco di Cicognara, diventando, dall’anno successivo, parroco moderatore della neonata unità pastorale di Cicognara, Cogozzo e Roncadello Po. Nel 2007 mons. Lafranconi l’ha nominato rettore del Santuario S. Maria del Fonte presso Caravaggio, incarico che ha mantenuto fino all’aprile scorso.

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Completamente rinnovato anche il sito internet della Federazione Oratori Cremonesi

Nuova grafica e stile giovane per la FOCr

In attesa della nuova versione del portale diocesano e del sito de “La Vita Cattolica” – on line per la solennità di Sant’Omobono, patrono della città e della diocesi di Cremona – il sito della Federazione Oratori si è completamento rinnovato: «Abbiamo pensato – spiega il presidente don Paolo Arienti – di rivedere stile e organizzazione non per sfizio, ma dentro una logica che vorremmo condividere con quanti seguono il nostro lavoro, lo apprezzano e ne impiegano con libera originalità risorse e idee». E così prosegue: «La comunicazione, il più possibile efficace e competente, se non può e non deve sostituire contenuti, pensiero e strumenti, certo aiuta. Un sito più agile ed immediato va in questa direzione. Abbiamo predisposto uno spazio web che mette molto più in correlazione immagini e testo, offre accesso ai contenuti in modo chiaro e veloce, si interfaccia con i social e presenta con semplicità la vasta gamma di attività, lavoro e approfondimenti che F.O.Cr. rende disponibile agli educatori delle nostre Parrocchie».

Parola d’ordine di questo importante Restyling è “dinamicità”: «Il dinamismo anche grafico che abbiamo scelto di imprimere al nuovo sito – continua don Arienti -, speriamo aiuti tutti a recuperare ciò che serve e a dialogare sui principali problemi educativi e sugli appuntamenti più significativi per ragazzi, giovani ed educatori».

Ed ecco alcune esempi concreti di dinamicità: la barra superiore del nuovo sito rimanda alle strutture più tecniche; quella principale, appena sotto, alle vaste aree dell’animazione, della formazione e della sussidiazione, sempre aggiornata e in crescita, ivi compreso un accesso rinnovato al Mosaico, il periodico per educatori e animatori d’oratorio. Già da anni sito e mensile cartaceo (disponibile anche in pdf per mail) sono pensati in stretta connessione. Da oggi, più che mai. Ma non finisce qui: un’agenda per gli appuntamenti sempre aggiornata e utile, il link fisso alla pagina di Facebook e le ultime news per non perdersi eventi imminenti accrescono l’offerta.

E così conclude il presidente F.O.Cr.: «Promettiamo che il nostro sito, come è stato negli ultimi anni, sarà sempre aggiornato, “sul pezzo”. È un impegno che per noi ha il sapore del dialogo costante, del lavoro quotidiano e della speranza di una costruzione comune di significati, cammini e proposte. Ai sacerdoti e agli educatori, ma anche ai genitori e a quanti hanno a cuore il capitolo formativo dei più giovani delle nostre comunità è riconsegnato questo spazio, nella sicura speranza che ne faremo buon uso per un percorso condiviso. Un grazie davvero grande a quanti dello staff Focr hanno lavorato per questo ulteriore tassello e si impegnano a continuare a lavorare per un servizio di ampio respiro».

Vai al sito della Federazione Oratori

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Conclusa trionfalmente la peregrinatio di don Grossi nella diocesi di Cremona

Soddisfazione di don Dalè

“Trionfo della fede”: potrebbe essere questa la sintesi di quanto è stato vissuto tra domenica 8 e lunedi 9 novembre a Gombito. Nella cornice suggestiva di una piazza Roma pavesata a festa, animata da antichi canti e invocazioni, giungeva, letteralmente tra due ali di folla, l’urna di San Vincenzo Grossi, proveniente da Vicobellignano. Davanti alla casa parrocchiale Il Sindaco e Il Parroco hanno dato il “benvenuto” alle spoglie mortali del novello santo proclamato alla venerazione della Chiesa universale il 18 ottobre ad opera di Papa Francesco.

Sovrastata dal baldacchino e scortata da carabinieri in grande uniforme, seguita da sacerdoti , l’urna è stata collocata al centro della navata della chiesa. Il parroco, Don Marino Dalè, ha precisato nuovamente le motivazioni che hanno mosso la parrocchia di Gombito a chiedere la presenza dell’urna con le venerate spoglie a in paese. Nel 1917 ci fu un singolare “turn over” di sacerdoti. Alla morte di Don Vincenzo Grossi a Vicobellignano, fu chiamato a succedergli Don Angelo Bernabè, contemporaneamente il vicario di Vicobellignano, nella persona di Don Ubaldo Grossi ( nipote di don Vincenzo) venne nominato parroco di Gombito. «In qualche modo – ha spiegato il parroco – ci siamo sentiti “imparentati” con un santo e desiderosi di raccogliere anche noi una benedizione, una emozione , un ricordo che diventa nostalgia di paradiso quale solo i Santi possono trasmettere».

Preparazione spirituale e materiale assai intensa quella che ha permesso di accogliere nel piccolo borgo il novello Santo. Con il Canto dei Vespri solenni in gregoriano con sette sacerdoti e l’esposizione del SS.mo Sacramento si è dato inizio alla lunga veglia di preghiera e di adorazione che ha visto una nutrita partecipazione durante la notte fino al mattino alle ore 8.30 quando è stata celebrata la Santa Messa solenne votiva di S.Vincenzo Grossi con il commiato e la partenza verso Maleo.

I vespri solenni sono stati presieduti da mons. Gabriele Bernardelli cancelliere della curia di Lodi nonché parroco di Castiglione d’Adda a cui hanno fatto corona sacerdoti della zona pastorale III. La solenne celebrazione del mattino è stata presieduta dal parroco don Dalè a cui si sono affiancati come concelebranti don Claudio Rubagotti di Persico Dosimo, Don Angelo Ruffini di s. Bassano e don Emilio Merisi di Romanengo.

Nei suoi interventi il parroco ha tenuto a sottolineare come la venerazione delle reliquie dei Santi sia uno strumento tradizionale della Chiesa che rimanda alla vita stessa di chi viene venerato e alla fonte di ogni grande Amore che è Dio stesso. Attraverso la venerazione delle reliquie si giunge a desiderare, in qualche modo, di essere associati alla visione beatifica di Dio in Paradiso.

Non è mancato, ovviamente il ringraziamento dovuto e necessario alla congregazione delle “Figlie dell’Oratorio” per la gentilezza e la cortesia dimostrate nel concedere benevolmente che l’urna venisse portata anche a Gombito.

«La “visita” di S. Vincenzo Grossi a Gombito – ha spiegato don Dalè – si è collocata nei grandi eventi religiosi ma anche civili che non mancano disegnare la Storia delle nostre comunità . Mai era accaduto qualcosa di simile a Gombito, ora l’auspicio è che numerose persone, nell’intimo della loro coscienza, decidano di farsi imitatori di S. Vincenzo come lui lo fu di Cristo per giunger anch’esse al traguardo raggiunto dal parroco cremonese».

Tra queste si colloca anche don Marino che, emozionato e coinvolto dall’evento, a stento ha trattenuto le lacrime innanzi all’urna.

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A Vicobellignano la festa per il ritorno del parroco don Vincenzo Grossi santo

In mattinata Messa col Vescovo

«Il ritorno del parroco in mezzo ai suoi figli, che in realtà non ha mai abbandonato». Così don Gabriele Bonoldi, parroco di Vicobellignano, ha sintetizzato lo spirito della giornata vissuta dalla comunità di S. Maria Assunta domenica 8 novembre, quando in terra casalasca ha fatto ritorno il corpo di don Vincenzo Grossi, da neanche un mese proclamato santo. Un giorno, atteso e preparato con cura, che ha avuto il suo momento più solenne con la Messa presieduta alle 11 dal vescovo Lafranconi.

Saluto del parroco (mp3)        Omelia del vescovo (mp3)

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Il corpo di san Vincenzo Grossi è giunto nella frazione di Casalmaggiore intorno alle 9.30, proveniente da Regona di Pizzighettone (prima tappa diocesana della peregrinatio nell’ambito della memoria liturgica del nuovo santo). L’urna di cristallo è stata posta ai piedi dell’altare. A fianco la reliquia che da 40 anni è conservata in chiesa, nella prima cappella di destra: alcuni frammenti ossei del braccio e della mano.

Un corridoio di fiori accompagnava in chiesa l’arrivo dei fedeli. Sopra il portone la gigantografia del nuovo santo, che qui fu parroco da dal 1883 sino alla morte, avvenuta il 7 novembre 1917. Lo ricordava lo striscione: “34 anni a Vicobellignano”. Sotto il motto di san Vincenzo: “La via è aperta: bisogna andare”.

Per tutti all’ingresso in chiesa tappa d’obbligo davanti all’urna del Santo. È stato così anche per il sindaco di Casalmaggiore, Filippo Bongiovanni, e per i bambini del catechismo, accompagnati dal parroco e dalle catechiste.

Dall’oratorio, allo scoccare delle 11, è partita la processione d’ingresso. Dopo i ministranti, i sacerdoti concelebranti: don Andrea Paroli (originario del paese), don Angelo Bravi (che qui ha prestato servizio alcuni anni), l’ex parroco e residente don Franco Vecchini e l’emozionato parroco don Gabriele Bonoldi, alla guida di questa comunità del 2011. A garantire il servizio all’altare il diacono permanente Luigi Lena.

La celebrazione, animata con il canto dalla corale parrocchiale, è iniziata con l’omaggio al Santo e il Vescovo che ha incensato l’urna di don Grossi. In prima fila, insieme al primo cittadino, una delegazione delle Figlie dell’Oratorio.

All’inizio della Messa il saluto del parroco, don Bonoldi, che ha sottolineato come questo giorno di festa segni «il ritorno del parroco in mezzo ai suoi figli». Una presenza che in realtà non è mai mancata in parrocchia, ha affermato il sacerdote, certo di uno sguardo di particolare attenzione dal Cielo.

Proprio la figura del santo parroco di Vicobellignano è stata al centro dell’omelia di mons. Lafranconi, che ha in particolare fatto riferimento al contesto di disorientamento nel quale don Grossi ha vissuto. Una situazione  certo non facile, affrontata con l’approfondimento e la messa in pratica del Vangelo insieme a una forte testimonianza di carità. Elementi essenziali – ha ricordato il Vescovo, riportando lo sguardo sull’oggi – che sempre devono essere recuperati nei momenti di maggior smarrimento.

Il Vescovo ha poi ricordato l’anelito evangelizzatore di don Grossi, che in ogni circostanza trovava occasione per annunciare il messaggio di Cristo, sia nei confronti dei giovani che delle generazioni adulte. Non è mancato il riferimento all’invito di Papa Francesco a portare sempre con sé e leggere quotidianamente il Vangelo, con l’invito alla comunità di Vicobellignano di riuscire a far risuonare ogni giorno, nella vita quotidiana, la bellezza del messaggio cristiano.

Altro elemento caratterizzante il ministero di don Grossi è stato il darsi da fare perché i suoi parrocchiani evitassero il peccato. Un richiamo che il Vescovo ha attualizzato mettendo in guardia dall’adattamento al costume comune.

Don Vincenzo Grossi non è mai stato un prete rassegnato – ha proseguito il Vescovo – invitando a guardare con carità alle nuove povertà: dai problemi legati ai fenomeni migratori, alla mancanza di lavoro o alle situazione di fragilità (anche economica) dei divorziati. Da qui, con uno sguardo al prossimo Giubileo, l’invito ad avere un cuore misericordioso.

«Chiediamo a questo nostro santo parroco – ha concluso il Vescovo – di donare a noi preti l’instancabilità dell’annuncio e donare a tutti voi il desiderio e il bisogno di riaccostare, in maniera convinta e intelligente, la Parola di Dio, per trasfonderla poi nell’operosità della carità. Così diventata vero quello che abbiamo chiesto nella preghiera all’inizio della celebrazione: “O Dio, che hai scelto san Vincenzo Grossi per difendere la fede e promuovere la vita cristiana, fa’ che per il suo esempio e la sua intercessione possiamo praticare nella vita le verità che abbiamo ricevuto nella fede”».

Al termine della celebrazione ha preso la parola don Franco Vecchini che, ricordando l’intensa giornata del 18 ottobre scorso a Roma per la Canonizzazione, ha donato al Vescovo una foto ricordo dell’incontro avuto proprio in quella occasione con lui insieme ai pellegrini di Vicobellignano.

La mattinata si è conclusa con un momento conviviale in oratorio. Il pomeriggio ha quindi offerto ancora l’opportunità per la preghiera personale davanti all’urna del Santo. Dopo il Vespro, il corpo di san Vincenzo Grossi ha lasciato la frazione di Casalmaggiore alla volta dell’ultima tappa diocesana: Gombito.

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