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Il diacono permanente Ferri a servizio delle parrocchie di Soncino e Casaletto Sopra affidate a don Marinoni

Durante le celebrazioni di domenica 27 settembre è stato annunciato il nuovo incarico del diacono permanente Raffaele Ferri, che dal 2006 svolgeva il ministero di collaboratore parrocchiale ad Annicco. A partire dal 1° ottobre Ferri svolgerà il servizio diaconale nelle parrocchie “S. Maria Assunta e S. Giacomo” e “S. Pietro apostolo” in Soncino, “S. Bartolomeo apostolo” in Isengo, “San Quirico” in Casaletto di Sopra e “S. Bernardo abate” in Melotta. Le cinque parrocchie sono affidate alla cura di don Mario Marinoni, già parroco di Soncino, che ha dunque preso il testimone lasciato da don Sante Braggiè che proprio nella mattinata del 27 settembre ha fatto il proprio ingresso nelle parrocchie del Boschetto e del Migliaro, a Cremona, in qualità di collaboratore parrocchiale. La nomina del diacono Ferri arriva a pochi giorni dall’incontro del vescovo Lafranconi con le comunità parrocchiali di Casaletto di Sopra e Melotta. Don Fabrizio Ghisoni e don Massimo Cortellazzi sono stati altresì nominati rispettivamente vicario e collaboratore di “San Quirico” in Casaletto di Sopra e “S. Bernardo abate” in Melotta, mantenendo gli stessi incarichi per le comunità di Soncino e Isengo.

Biografie

Don Mario Marinoni è nato a Pizzighettone il 23 marzo 1939. Ordinato sacerdote il 27 giugno 1964, ha celebrato la sua prima Messa a Grumello. Ha iniziato il suo ministero sacerdotale a Piadena (1964-1967), poi il trasferimento, sempre come vicario, a Casalbuttano (1967-1975) e a Cassano d’Adda, nella parrocchia di S. Maria Immacolata e S. Zeno (1975-1980). Nel 1980 è diventato parroco di S. Martino dall’Argine. Nel 1997 il trasferimento a Soncino, come parroco della parrocchia S. Maria Assunta e S. Giacomo apostolo. L’anno successivo ha anche assunto il ruolo di amministratore parrocchiale di Isengo (frazione di Soncino). Nel 2001 è stato nominato parroco anche dell’altra parrocchia di Soncino: S. Pietro Apostolo.Ora mons. Lafranconi, confermandolo nell’incarico delle tre parrocchie nel comune di Soncino (“S. Bartolomeo apostolo” in Isengo, “S. Maria Assunta e S. Giacomo” e “S. Pietro apostolo” in Soncino), gli ha affidato anche la cura pastorale delle comunità nel comune di Casaletto di Sopra: quella di San Quirico e quella di S. Bernardo abate nella frazione di Melotta.

Raffaele Ferri è nato a Trigolo il 6 dicembre 1947. Ordinato diacono il 24 ottobre 1998, ha inizialmente prestato servizio presso le parrocchie Formigara e Cornaleto. Dal 2006 ha quindi svolto l’incarico di collaboratore parrocchiale di Annicco. Ora mons. Lafranconi l’ha chiamato a prestare servizio diaconale nelle parrocchie di Soncino e Isengo e in quelle di Casaletto di Sopra e Melotta, affidate allo stesso parroco, don Mario Marinoni.

 

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Don Alessandro Capelletti amministratore parrocchiale della comunità di Pomponesco dopo la rinuncia di don Anselmi

Il vescovo Lafranconi, in data 24 agosto, ha accettato la rinuncia alla parrocchia “Ss. Sette Fratelli martiri” in Pomponesco, presentata da don Marco Anselmi. In pari data ha nominato amministratore parrocchiale della stessa parrocchia don Alessandro Capelletti (in foto), vicario zonale della zona pastorale undicesima.

Biografia dei sacerdoti interessati

Don Alessandro Capelletti è nato a Covo il 27 maggio 1956 ed è stato ordinato sacerdote il 21 giugno 1980. È stato vicario nelle parrocchie di San Leonardo a Casalmaggiore (1980-1888) e Immacolata e San Zeno a Cassano d’Adda (1988-1997). Nel 1997 il trasferimento a Dosolo come parroco. Nel 2011 mons. Lafranconi gli ha affidato anche la comunità di Correggioverde in qualità di amministratore parrocchiale. Dall’ottobre 2014 è vicario zonale della Zona pastorale undicesima.

Don Marco Anselmi è nato a Cremona il 1° gennaio 1971 ed è stato ordinato sacerdote da mons. Giulio Nicolini il 22 giugno 1996. È stato vicario nelle parrocchie riunite di Viadana (Castello, Santa Maria e S. Martino) dal 1996 al 2003, a Soresina dal 2003 al 2006, a Rivarolo Mantovano dal 2006 al 2011, e a Casalmaggiore S. Stefano dal 2011 al 2013. Nell’estate 2013 il trasferimento a Pomponesco come parroco.

 

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L’annuncio nel Concistoro: domenica 18 ottobre il rito di canonizzazione del sacerdote cremonese

Beato Vincenzo Grossi diventa santo

Domenica 18 ottobre il beato don Vincenzo Grossi, sacerdote della diocesi di Cremona e fondatore dell’Istituto delle Figlie dell’Oratorio, sarà iscritto nell’Albo dei Santi. L’annuncio ufficiale è stato dato la mattina di sabato 27 giugno nel Concistoro ordinario pubblico tenuto da Papa Francesco nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano.

Insieme al beato don Vincenzo Grossi, il prossimo 18 ottobre diventeranno santi anche la beata Maria dell’Immacolata Concezione (superiora generale della Congregazione delle Sorelle della Compagnia della Croce) e i beati Ludovico Martin e Maria Azelia Guérin (coniugi, padre e madre di famiglia).

L’annuncio ufficiale è arrivato sabato 27 giugno quando, alle 10, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha presieduto la celebrazione dell’Ora Terza e il Concistoro ordinario pubblico per il voto su alcune cause di canonizzazione.

Tra queste, appunto, il sacerdote cremonese e fondatore delle Figlie dell’Oratorio, il beato don Vincenzo Grossi. Ciò avviene dopo che, il 5 maggio scorso, Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto riguardante un miracolo attribuito all’intercessione del beato Vincenzo Grossi. Si tratta di una guarigione avvenuta 25 anni fa a Pizzighettone, paese natale del beato Grossi.

L’annuncio della data di canonizzazione è arrivata anche a Castelveccana (Va) dove dal 21 giugno scorso è riunito il Capitolo generale delle Figlie dell’Oratorio, l’istituto religioso fondato dal beato Grossi. «L’ormai vicina proclamazione della santità di don Vincenzo Grossi – ha commentato la superiora generale, madre Marilena Borsotti – ci aiuta a sentire più viva la sua protezione e a sentirci parte di una storia guidata dalla grazia di Dio».

La notizia è stata appresa con particolare gioia in diocesi di Cremona, e in particolare nei luoghi segnati dalla presenza di don Grossi. Nello specifico a Pizzighettone: originario del paese rivierasco, appena ordinato prete fu vicario a Gera; e dal 1873 al 1883 parroco di Regona. La Pastorale giovanile interparrocchiale di Pizzighettone si è già mobilitata per essere presente con i propri ragazzi a Roma il prossimo ottobre per prendere parte alla cerimonia di canonizzazione.

E proprio il sito internet delle parrocchie di Pizzighettone sottolinea la coincidenza tra la data della canonizzazione e l’89esima Giornata missionaria mondiale.

«Nel messaggio scritto per questa occasione – ricorda il sito delle parrocchie pizzighettonesi – il Santo Padre, afferma: “Il cinquantesimo anniversario del Decreto conciliare Ad gentes ci invita a rileggere e meditare questo documento che suscitò un forte slancio missionario negli Istituti di vita consacrata. Nelle comunità contemplative riprese luce ed eloquenza la figura di santa Teresa di Gesù Bambino, patrona delle missioni, quale ispiratrice dell’intimo legame della vita contemplativa con la missione. Per molte congregazioni religiose di vita attiva l’anelito missionario scaturito dal Concilio Vaticano II si attuò con una straordinaria apertura alla missione ad gentes, spesso accompagnata dall’accoglienza di fratelli e sorelle provenienti dalle terre e dalle culture incontrate nell’evangelizzazione, tanto che oggi si può parlare di una diffusa interculturalità nella vita consacrata. Proprio per questo è urgente riproporre l’ideale della missione nel suo centro: Gesù Cristo, e nella sua esigenza: il dono totale di sé all’annuncio del Vangelo”».

E il sito delle parrocchie di Pizzighettone prosegue: «Un punto essenziale, quello dell’anelito missionario nella vita consacrata, anche per l’Istituto delle Figlie dell’Oratorio, riunito in questi giorni a Castelveccana Villa Immacolata, a Castelveccana (VA), nel XVI capitolo generale. Le religiose sono chiamate non solo a scegliere la nuova madre generale che guiderà l’ordine per i prossimi anni ma anche a rileggere il carisma e la spiritualità del loro padre fondatore, partendo da quella frase che don Grossi consegnò alle sue suore: “La via è aperta: bisogna andare”. Chiamate dal Signore ad essere benedizione per il mondo, le Suore Figlie dell’Oratorio vogliono “abbracciare il futuro con speranza”, per essere nelle nostre comunità e nel mondo, presenza della Sua Risurrezione».

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Unità pastorale Pomponesco, Bellaguarda e Casaletto Po con Viadana

Novità importanti per l’unità pastorale di Salina, Casaletto Po, Bellaguarda e Buzzoletto, che da un lato si amplia integrando la corposa realtà di Pomponensco, ma dall’altra vede la migrazione della parrocchia di Buzzoletto verso il capologo viadanese. Sono queste le principali novità, anticipate nella serata di giovedì 15 ottobre a Pomponesco nell’incontro tra il Vescovo e i Consigli pastorali delle cinque parrocchie interessate, e comunicate ufficialmente il 18 ottobre durante le Messe domenicali. La nuova unità pastorale sarà guidata dal parroco moderatore don Davide Barili, affiancato dal parroco in solido don Paolo Tonghini e dal collaboratore parrocchiale don Maurizio Germiniasi, da poche settimane tornato dal Brasile.

I provvedimenti vescovili

Il Vescovo di Cremona, S. E. mons Dante Lafranconi, con decreti in data 17 ottobre, ha nominato don Davide Barili (già parroco moderatore dell’Unità pastorale delle Parrocchie “S. Maria Maddalena” in Bellaguarda, “S. Ignazio martire” in Casaletto Po e “S. Antonio abate” in Salina) parroco e moderatore anche della Parrocchia vacante “Ss. Sette Fratelli martiri” in Pomponesco, aggregandola all’unità pastorale. Nello stesso tempo ha nominato don Paolo Tonghini parroco in solido anche della suddetta Parrocchia e don Maurizio Germiniasi collaboratore parrocchiale della riorganizzata Unità pastorale.

Inoltre il Vescovo Lafranconi, sempre con decreti in data 17 ottobre, ha nominato don Antonio Censori (già parroco delle Parrocchie “S. Maria Assunta e S. Cristoforo”, “S. Maria Annunciata”, “Ss. Martino e Nicola” e “S. Pietro apostolo” in Viadana) parroco anche della Parrocchia “Spirito Santo” in Buzzoletto, scorporandola dall’Unità pastorale con Bellaguarda, Casaletto Po e Salina. Anche per la Parrocchia di Buzzoletto sono stati nominati: don Piergiorgio Tizzi e son Fabio Sozzi vicari parrocchiali e mons. Floriano Danini, don Luigi Parmigiani e don Enzo Cipro come collaboratori parrocchiali.

Incontro con i consigli pastorali

Le novità riguardanti le parrocchie viadanesi erano state presentate nell’incontro che la sera di giovedì 15 ottobre si è svolto nella sala parrocchiale dell’oratorio di Pomponesco. Presenti i membri del Consiglio pastorale parrocchiale della comunità Ss. Sette Fratelli Martiri insieme a quelli del Consiglio della vicina unità pastorale. Accanto al Vescovo il delegato per la Patorale don Irvano Maglia, il vicario zonale don Alessandro Capelletti e i due sacerdoti dell’unità pastorale: il moderatore don Davide Barile e il parroco in solido don Paolo Tonghini.

Al centro della serata la comunicazione, da parte del Vescovo, di allargare l’unità pastorale formata dalle frazioni viadanesi alla comunità di Pomponesco, e nello stesso tempo scorporare la parrocchia di Buzzoletto, affidandola alla cura pastorale di don Antonio Censori, già parroco delle quattro parrocchie di Viadana: S. Maria Assunta e S. Cristoforo, S. Maria Annunciata, S. Pietro apostolo e Ss. Martino e Nicola, e degli altri preti che prestano servizio in queste comunità. Una scelta, quest’ultima, che porterà a una configurazione ecclesiale sulla scia della strutturazione urbanistica.

Nel proprio intervento il Vescovo ha motivato la scelta di questo riassetto in coerenza con il disegno di ristrutturazione delle parrocchie portato avanti a livello diocesano, certo a fronte di una prospettiva di carenza di preti, ma soprattutto nell’ottica di un più proficuo coordinamento tra parrocchie vicine, in modo da dare maggiore impulso ai vari settori pastorali: in primis quello della catechesi e quelli che mirano alla cura di famiglie e giovani. Da qui un vero e proprio appello alla disponibilità e sensibilità ecclesiale, con il Vescovo che ha invitato tutti a farsi promotori di una collaborazione sincera per questo nuovo progetto.

Se le reazioni del Consiglio pastorale di Pomponesco (dove andrà a risiederà don Davide Barili) sono state di piena disponibilità, qualche perplessità è stata, invece, espressa dai rappresentanti di Buzzoletto che, rimarcando la positività dell’esperienza vissuta in questi ultimi anni, hanno espresso il proprio timore per l’accorpamento con le parrocchie di Viadana, soprattutto per il rischio di perdita di intensità nella vita comunitaria.

Dai rappresentanti di Salina (dove d’ora in poi risiederà don Maurizio Germiniasi), Casaletto Po (dove continuerà ad abitare don Paolo Tonghini) e Bellaguarda è arrivata una espressione comune di stima verso quanto operato dai sacerdoti in questi quattro anni, ma non sono mancate preoccupazioni in vista di un nuovo equilibrio da ristabilire con l’integrazione di Pomponesco, soprattutto a fronte dello spostamento di don Barili.

Perplessità che secondo il Vescovo potranno essere affrontate nel migliore dei modi con il lavoro di équipe tra i sacerdoti e la loro sintonia con le varie comunità. Uno sforzo da compiere – ha sottolineato mons. Lafranconi – soprattutto pensando al futuro di queste parrocchie, e cioè guardando al bene delle generazioni più giovani.

L’incontro è terminato con un arrivederci: quello a domenica 25 ottobre quando, alle 17, il Vescovo presiederà l’Eucaristia nella chiesa parrocchiale di Pomponesco, dando a tutti gli effetti avvio al nuovo cammino parrocchiale.

Biografia dei sacerdoti della nuova Unità Pastorale 

Il parroco moderatore don Davide Barili è nato a Cremona il 1° agosto 1968 ed è stato ordinato sacerdote il 17 giugno 1995; la prima Messa l’ha celebrata a Calvatone, paese d’origine della sua famiglia. Il suo primo incarico pastorale è stato come vicario a Mozzanica. Nel 2000 il trasferimento, sempre in qualità di vicario, nella parrocchia “S. Stefano protomartire” di Casalmaggiore. Nell’estate del 2011 son Barili è stato promosso parroco: mons. Lafranconi gli ha affidato le comunità viadanesi dell’Unità pastorale di Salina, Bellaguarda, Buzzoletto e Casaletto Po, con l’incarico di parroco “moderatore”, collaborando con don Paolo Tonghini, parroco “in solido” dal 2010. Ora la riorganizzazione di questa Unità pastorale che perde Buzzoletto, ma acquisisce Pomponesco, dove don Barili andrà a risiedere.

Il parroco in solido don Paolo Tonghini è nato a Cremona il 25 luglio 1975 ed è stato ordinato sacerdote il 17 giugno 2000; ha celebrato la prima Messa nella chiesa di Santa Maria Assunta in Piadena, paese d’origine della sua famiglia. La sua prima missione l’ha svolta nella comunità di Covo in qualità di vicario parrocchiale, poi nel 2002 fu trasferito nella parrocchia di Soresina sempre dedicato alla gioventù. Dal 2005 ha prestato il proprio servizio nelle Tende di Cristo fondate dal camilliano padre Francesco Zambotti. Dal 2010 è parroco in solido dell’Unità pastorale di Salina, Bellaguarda, Buzzoletto e Casaletto Po (dove risiede) e cappellano dell’Ospedale Oglio Po.

Il collaboratore parrocchiale don Maurizio Germiniasi è nato a Casalmaggiore il 29 maggio 1949 ed è stato ordinato sacerdote il 21 giugno 1975 mentre risiedeva nella parrocchia di Vicoboneghisio. È stato vicario a Sabbioneta (1976-1984), quindi parroco a Bellaguarda (1984-1990) e a Martignana di Po (1990-1995). Nel 1995 la scelta di diventare sacerdote fidei donum e la partenza per il Brasile dove ha servito diverse comunità. Ultima è stata la parrocchia di Piranahs nella diocesi di dom Scampa: in essa nel 2013 ha accolto il vescovo Dante prima dell’inizio della Gmg di Rio de Janeiro. Al rientrato dal Brasile il Vescovo lo ha nominato collaboratore parrocchiale della rinnovata unità pastorale di Pomponesco, Bellaguarda, Casaletto Po e Salina (dove risiederà).

Biografia dei sacerdoti delle parrocchie di Viadana e Buzzoletto

Il parroco don Antonio Censori è nato a Scandolara Ravara il 5 marzo 1948. Ordinato sacerdote il 22 giugno 1974, ha iniziato il proprio ministero come vicario a Cingia de’ Botti. Nel 1978 il trasferimento ad Antegnate e, nel 1985, alla parrocchia di Cristo Re in Cremona, sempre in qualità di vicario. Dal 1991 al 2000 ha ricoperto anche il ruolo di incaricato per la pastorale dei fieranti e circensi. Nell’anno del grande Giubileo è arrivata la promozione a parroco: il vescovo Giulio Nicolini gli affidò, infatti, le comunità di Sospiro, Tidolo, San Salvatore e Longardore. Dal 2006 al 2014 è stato vicario zonale della Zona VIII. Tra il 2010 e il 2011 è stato anche amministratore parrocchiale di Derovere e Vidiceto. Nell’estate del 2014 mons. Lafranconi gli ha affidato la guida delle quattro parrocchie del comune di Viadana, aggiungendo ora anche quella della frazione di Buzzoletto.

Il vicario don Piergiorgio Tizzi è nato a Bozzolo il 27 maggio 1978. Ordinato sacerdote il 21 giugno del 2003, ha celebrato la sua prima Messa a Sabbioneta. Il suo primo incarico pastorale è stato come vicario a Caravaggio. Nel 2009 il vescovo Lafranconi l’ha trasferito a Viadana, presso le comunità di “S. Maria Assunta e S. Cristoforo” in Castello, “S. Maria Annunciata” e “Ss. Martino e Nicola”, parrocchie guidate dal parroco mons. Floriano Danini. Dopo l’arrivo di don Censori è stato nominato vicario di tutte le parrocchie del comune di Viadana e ora anche della frazione di Buzzoletto.

Il vicario don Fabio Sozzi è nato a Cremona il 29 maggio 1976. Ordinato sacerdote il 12 giugno 2004 ha celebrato la sua prima Messa nella chiesa di San Lorenzo Aroldo, paese d’origine della sua famiglia. Ha iniziato il proprio ministero pastorale come vicario presso la comunità di Bozzolo (MN). Nell’estate del 2010 il Vescovo Lafranconi l’ha trasferito, sempre come vicario, nella parrocchia di “S. Pietro” a Viadana, dove era parroco don Virginio Morselli.  Dopo l’arrivo di don Censori è stato nominato vicario di tutte le parrocchie del comune di Viadana e ora anche della frazione di Buzzoletto.

Il collaboratore parrocchiale mons. Floriano Danini è nato a Pomponesco (Mn) il 28 novembre 1936. Ordinato sacerdote nel giugno del 1962, ha iniziato il suo ministero pastorale proprio da Viadana, come vicario della parrocchia “S. Maria Assunta e S. Cristoforo”, a quel tempo retta da mons. Gerolamo Aguzzi. Nel 1966 la nomina a prorettore del Collegio “Benozzi” con sede sempre a Viadana. Nel 1977 il vescovo Amari lo ha promosso parroco, destinandolo a Cavatigozzi, alle porte di Cremona, dove rimase per dieci anni. Nel 1987 il trasferimento in città, dove è stato parroco delle parrocchie di S. Bernardo e S. Francesco d’Assisi. Infine mons. Enrico Assi nel 1991 lo ha nominato parroco di “S. Maria Assunta e S. Cristoforo”, “S. Maria Annunciata” e “Ss. Martino e Nicola” in Viadana (Mn), comunità che ha continuato a guidare sino all’ingresso del successore, don Censori. Mons. Danini dal 2003 al 2014 è vicario zonale della Zona pastorale XI. Attualmente collaboratore parrocchiale di tutte le parrocchie del comune di Viadana, ora lo sarà anche della frazione di Buzzoletto. Nel 2000 Giovanni Paolo II lo ha insignito del titolo di Cappellano di Sua Santità.

Il collaboratore parrocchiale don Luigi Parmigiani è nato a Formigara il 30 dicembre 1942 ed è stato ordinato sacerdote il 25 giugno 1966. È stato vicario nella comunità di Persico (1967-1969) e poi in quella di Castelleone (1969-1976). Dal 1976 al 1979 è stato parroco di S. Michele Arcangelo in Castelnuovo del Zappa. Per otto anni, dal 1979 al 1987, ha ricoperto l’incarico di presidente della Federazione Oratori Cremonesi. Nel 1987 il vescovo Assi lo scelse come nuovo parroco di Robecco d’Oglio, dove rimase fino al 1999 quando fu trasferito alla guida della comunità “Santi Apollinare e Ilario” in Cremona. Dal 1998 al 1999 è stato anche amministratore parrocchiale di S. Pietro Apostolo in Castelnuovo Gherardi. Nel 2004 un nuovo trasferimento, questa volta come parroco di Soresina e amministratore parrocchiale di Farfengo. Nel 2010 la nomina a collaboratore parrocchiale di San Bassano e nel 2011 quella a parroco di San Martino in Beliseto e Marzalengo. Nell’estate del 2014 è stato nominato collaboratore parrocchiale di tutte le parrocchie del comune di Viadana, ora lo sarà anche della frazione di Buzzoletto.

Il collaboratore parrocchiale don Enzo Cipro, della diocesi di Como, originario di Gironico, è stato ordinato sacerdote il 14 giugno 2003. Quindi l’incarico di vicario parrocchiale  della Parrocchia “Ss. Vito e Modesto” in Lomazzo. Il 1° giugno 2015 il vescovo Lafranconi l’ha nominato collaboratore parrocchiale di tutte le parrocchie del comune di Viadana, incarico che d’ora in poi estenderà anche alla frazione di Buzzoletto.

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Figlie dell’Oratorio in Capitolo

Le consacrate di beato Vincenzo Grossi si riuniscono, in attesa della canonizzazione del loro fondatore

Sono settimane di particolare rilevanza, quelle a cavallo tra giugno e luglio, per le Figlie dell’Oratorio, l’istituto religioso fondato dal sacerdote cremonese don Vincenzo Grossi. Il XVI Capitolo generale, in programma dal 21 giugno al 7 luglio a Ronchiano di Castelveccana (in foto), infatti, si svolge con l’attenzione rivolta alla canonizzazione del Fondatore. Per don Grossi, beatificato il 1° novembre 1975 dal beato Papa Paolo VI, il 5 maggio scorso è arrivata l’autorizzazione alla promulgazione del decreto riguardante un miracolo attribuito alla sua intercessione.

Il Capitolo delle Figlie dell’Oratorio

Da domenica 21 giugno a martedì 7 luglio le Figlie dell’Oratorio vivranno il loro XVI Capitolo generale, sul tema “Chiamate ad essere benedizione”. Località scelta per l’importante assise è la Casa di spiritualità Villa Immacolata, che l’Istituto religioso fondato dal don Grossi possiede a Ronchiano di Castelveccana (Va). Il lavori porteranno anche all’elezione della nuova superiora generale e delle quattro consigliere generali. Ne abbiamo parlato con l’attuale generale, madre Marilena Borsotti.

Madre, qual è il significato di questo importante appuntamento?

«Per il nostro Istituto il Capitolo è una esigenza e un appuntamento regolato che si svolge ogni sei anni e risponde al bisogno di verifica, di rinnovamento e di realistica programmazione, come ben dettagliato nel Codice di Diritto canonico. Non è un evento privato, è prima di tutto un fatto ecclesiale: per questo è importante che sia conosciuto, che si preghi per esso; perché i membri che vi partecipano si impegnino a coltivare un autentico spirito di comunione e collaborazione, compiendo scelte in sintonia con il cammino della Chiesa, in fedeltà al carisma di appartenenza e con attenzione ai segni dei tempi. Mente e cuore devono perciò essere attenti allo Spirito Santo e alla sua missione rinnovatrice e consolatrice. Non è costruttivo ripiegarsi sulla propria povertà e insufficienza, ma molto più fecondo aprirsi all’opera cesellatrice dello Spirito, inoltrandosi decisamente verso i sentieri della fedeltà e della incarnazione del carisma dell’Istituto, secondo quanto i tempi esigono e permettono. Il Capitolo è anche il contesto nel quale avviene l’elezione della nuova superiora generale e delle quattro consigliere generali».

Per una felice e provvidenziale coincidenza durante il Capitolo generale, il prossimo 27 giugno, è fissato il Concistoro, ultimo atto del processo di canonizzazione del vostro Fondatore.

«L’ormai vicina proclamazione della santità di don Vincenzo Grossi ci aiuta a sentire più viva la sua protezione e a sentirci parte di una storia guidata dalla grazia di Dio. Viene spontaneo il confronto con la piccolezza, con la povertà sperimentata, con la complessità delle situazioni e si scopre di essere solo “cinque pani e due pesci” di fronte a un grandissimo progetto di donazione. Ma tutto ciò non deve far prevalere il pessimismo. Il beato Vincenzo insegna che agli occhi di Dio non è prioritaria la logica quantitativa, ma quella qualitativa. Dio ama ciò che è piccolo e povero e la sincerità del cuore, come nel caso della povera vedova di cui Gesù ha apprezzato l’offerta dei due spiccioli: una cifra insignificante dal punto di vista umano ed economico, ma immensa agli occhi di Dio perché portatrice di un “tutto” donato senza rimpianti. Le Figlie dell’Oratorio si affidano alla preghiera di ogni fedele, perché questa “buona notizia” possa esprimersi sempre più anche attraverso di loro».

Altra significativa coincidenza è l’Anno della Vita consacrata indetto da Papa Francesco.

«L’indizione dell’Anno della Vita consacrata ha dato la possibilità di usufruire di nuovi e sostanziosi contributi emessi dalla Congregazione per gli Istituto di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, quali le lettere circolari “Rallegratevi”, “Scrutate” e “Le linee per l’amministrazione dei beni negli Istituti di Vita consacrata”».

Come arrivate al Capitolo e quale sarà il filo conduttore?

«Il Capitolo è stato preceduto da diversi mesi di preghiera e di preparazione, tenendo in considerazione il tema scelto: “Chiamate ad essere benedizione”. Prima di tutto si è cercata luce nella Parola di Dio, in particolare prendendo come riferimento la Prima Lettera di Pietro. L’autore, in questo breve e significativo testo, invita “ad adorare il Signore, Cristo, nei nostri cuori, sempre pronti a rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che è in noi. E che tutto sia fatto con dolcezza e rispetto” (1Pt 3,15), consapevoli che “non a prezzo di cose corruttibili, come l’argento e l’oro, fummo liberati dalla nostra vuota condotta ereditata dai nostri padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia” (1Pt 1,18-19). Per questo siamo chiamati a essere benedizione, poiché “è benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande bontà ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per una eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce” (1Pt 1,3-4). Noi Figlie dell’Oratorio sentiamo urgente l’appello, dopo avere ricevuto la benedizione, a essere benedizione attraverso quei mezzi che la nostra vocazione ci mette a disposizione: la preghiera, la vita fraterna, l’apostolato, l’amore alla gioventù, l’attenzione ai poveri, il senso ecclesiale. Don Vincenzo ci voleva gioiosamente “offerte” per la gloria del Padre e per il bene di quanti sono sul nostro cammino. Diceva: “Dovete essere vittime nel vero senso della parole”, esortando ad un dono generoso, fedele, di sapore eucaristico, perché dall’Eucaristia prende forza».

Il programma del Capitolo

Il Capitolo generale prevede diversi appuntamenti di preghiera, di lavoro personale e di gruppo, di condivisione in assemblea e di votazione.

Una apposita commissione ha elaborato una scheda di lavoro, con alcune domande-stimolo poste all’attenzione delle singole sorelle e delle comunità. Alcuni incontri intercomunitari, animati e verbalizzati, hanno permesso di raccogliere i contributi nati dalla riflessione, quindi sintetizzati e fatti confluire in uno Strumento di lavoro che offre la base per il lavoro capitolare.

La fase delle elezioni, nella quale vengono coinvolte tutte le suore di voti perpetui attraverso schede appositamente preparate e scrutinate, ha permesso di identificare i nominativi delle sorelle che partecipano al Capitolo come membri delegati, unitamente ai membri di diritto composti dalla superiora generale e dalle consigliere uscenti insieme all’economa generale.

I lavori capitolari sono articolati in diverse fasi. Dopo un giorno di ritiro spirituale, la solenne celebrazione eucaristica, con particolare invocazione dello Spirito Santo, dà inizio al Capitolo generale vero e proprio. Dopo l’appello delle Capitolari si procede agli “Atti preliminari”, che prevedono l’elezione delle scrutatrici, della segretaria del Capitolo, delle moderatrici, di una commissione di tre suore per l’esame della relazione sullo stato economico dell’Istituto, quindi l’approvazione dell’agenda che regola i lavori capitolari giorno per giorno, del regolamento, dello strumento di lavoro, nato con il contributo di tutte.

Segue la “sessione informativa”, nella quale la superiora generale, che ha terminato il suo mandato, espone una relazione dettagliata circa i vari aspetti della vita dell’Istituto che riguardano l’ultimo sessennio. Quindi l’economa generale espone con precisione le note riguardanti la situazione economica e l’amministrazione. Le relazioni vengono analizzate dalle capitolari con l’ausilio di schede di lavoro preparate dal Consiglio di presidenza, quindi si condivide in ambito assembleare. Inizia poi per diversi giorni la riflessione sullo Strumento di lavoro, in modo personale, di gruppo e assembleare, sempre seguita dal Consiglio di Presidenza. Ogni giornata viene verbalizzata dalla segretaria.

Il Capitolo si avvia quindi verso la fase elettiva: ponendosi in atteggiamento di più attento discernimento, si prega e si riflette per procedere alla elezione della nuova superiora generale e delle sue consigliere, cercando di individuare le persone che possano contribuire a porre in atto le linee di futuro che vanno consolidandosi.

Si continua con l’ultima sessione plenaria per la formulazione di un “Documento finale” e “Linee di orientamento per il nuovo sessennio”, che devono avere in sé una buona sintesi fra realismo e cristiana audacia.

Nel corso del Capitolo, nelle tappe più significative, l’Eucaristia quotidiana sarà presieduta da alcuni vescovi, proprio per sottolineare il carattere ecclesiale del Capitolo. All’inizio sarà presente mons. Luigi Stucchi, vicario episcopale della Diocesi di Milano per la Vita consacrata. Compiuta l’elezione della nuova superiora generale e del Consiglio, si unirà al ringraziamento delle Figlie dell’Oratorio il vescovo di Lodi, mons. Maurizio Malvestiti. Al termine dei lavori capitolari interverrà mons. Francesco Brugnaro, arcivescovo di Camerino-San Severino Marche, per invocare dal Signore la forza di compiere quanto intuito e poter procedere con maggiore fedeltà sulle vie del Vangelo.

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Messa di ringraziamento per la canonizzazione di Grossi

Il Vescovo Lafranconi ricorda in Cattedrale il Santo cremonese

A una settimana esatta dalla canonizzazione di san Vincenzo Grossi, il sacerdote cremonese (Pizzighettone 1845 – Vicobellignano 1917) fondatore dell’Istituto delle Figlie dell’Oratorio, domenica 25 ottobre alle 11 nella Cattedrale di Cremona il vescovo Dante Lafranconi ha presieduto la Messa di ringraziamento, espressione del desiderio della Chiesa cremonese perché «goda, esulti, ringrazi il Signore – ha detto il Vescovo – e imiti le virtù del Santo». Sull’altare una reliquia del sacerdote originario di Pizzighettone. Prossima importante scadenza il 7 novembre, giorno della memoria liturgica del nuovo Santo. In questa occasione l’urna con il corpo di san Grossi farà ritorno in diocesi con tappe a Regona, Vicobellignano e Gombito.

Omelia del Vescovo (mp3)

Insieme al Vescovo, hanno concelebrato l’Eucaristia i canonici del Capitolo della Cattedrale, con il presidente del Capitolo mons. Giuseppe Perotti e il parroco del Duomo, mons. Alberto Franzini. Presente anche il parroco delle parrocchie di Pizzighettone, don Enrico Maggi, che ha preso posto in piazzetta senatoria proprio accanto alla reliquia del Santo: alcuni frammenti ossei dei braccio e della mano, conservati in un urna di cristallo solitamente conservata nella chiesa di Vicobellignano e per l’occasione trasferita a Cremona. Reliquie che sono state incensate dal Vescovo all’inizio della Messa.

Nelle prime fila una delegazione delle Figlie dell’Oratorio. Tra di loro anche colei che fino poche settimane fa è stata la superiora generale, la pizzighettonese madre Marilena Borsotti: proprio lei ha proclamato la prima lettura. In prima fila in fascia tricolore anche il vicesindaco di Cremona, Maura Ruggeri.

Nell’omelia il Vescovo ha subito voluto richiamare la canonizzazione di san Vincenzo Grossi, che Papa Francesco ha presieduto in piazza San Pietro, in Vaticano, la domenica precedente, spiegando quindi il senso di questa Messa di ringraziamento: contemplare ciò che Dio ha operato in lui e farne motivo di gloria. Motivo di gloria «un po’ anche per noi stessi – ha aggiunto con un pizzico di orgoglio mons. Lafranconi – perché un santo è sempre espressione della benevolenza di Dio. Se un santo esce dalla nostra terra vuol dire che Dio ha guardato con un occhio di particolare misericordia a questa nostra terra: e noi ce ne sentiamo onorati».

Quindi mons. Lafranconi ha voluto sottolineare alcuni aspetti della figura di san Vincenzo Grossi, partendo dal fatto che fu «un prete molto normale, un cristiano che ha vissuto con intensità propria sequela, ma senza fare cose straordinarie. Un Santo vicino a noi!». Ma per onorare un santo non basta ammirarlo: «la sua vita – ha sottolineato il Vescovo – deve essere per noi stimolo a vivere più intensamente la sequela».

Il brano evangelico è stato lo spunto per una riflessione sulla fede, che – come per il cieco – offre la possibilità di guardare con un occhio nuovo. Proprio come san Grossi fu capace di vedere le necessità del suo tempo.

Mons. Lafranconi ha poi richiamato alcuni passaggi della vita del Santo. A cominciare dalla fanciullezza quando, per rispondere alle necessità economiche della sua famiglia, posticipò l’ingresso in Seminari, pur, però, con una fede che lo mantenne tenace rispetto a quello che aveva riconosciuto come rispondente alla volontà di Dio. Un esempio che il Vescovo ha auspicato tutti possano seguire: «Quale vantaggio ne verrebbe per tutta la società!».

Poi il Vescovo ha richiamato la caratteristica di instancabile predicatore di san Vincenzo, in particolare nell’ottica educativa per la gioventù. Un altro esempio che, con un riferimento al recente Sinodo, il Vescovo ha riletto come necessità della «nuova evangelizzazione», che «non è solo compito di preti e suore, ma della famiglia».

Quindi il riferimento a quanto Papa Francesco ha detto di San Vincenzo Grossi in occasione della canonizzazione: «L’esempio di san Vincenzo Grossi sostenga l’impegno per l’educazione cristiana delle nuove generazioni». «Un impegno che facciamo nostro, lo sosteniamo e lo viviamo, chiedendo – ha concluso il Vescovo, con un riferimento alla reliquia del Santo presente in Cattedrale – che quella mano che tante volte ha benedetto i suoi parrocchiani, ha benedetto i giovani, ha accompagnato tante persone nei momenti belli e tristi della vita, continui a benedire anche noi: la nostra Chiesa, la nostra Diocesi, l’intera società».

La celebrazione, animata con il canto dal Coro della Cattedrale diretto da Graziano Ghisolfi e con l’Associazione Nazionale Carabinieri che ha garantito il servizio d’ordine, si è conclusa con la benedizione del Vescovo, rivolta in particolare alla Figlie dell’Oratorio, chiamate a conservare il carisma del Fondatore nella loro opera nel campo dell’educazione delle giovani generazioni.

I festeggiamenti per il nuovo santo cremonese proseguiranno a partire da sabato 7 novembre, giorno della sua memoria liturgica, quando in diocesi potranno essere venerate le reliquie del corpo di don Grossi, grazie alla presenza dell’urna che solitamente è conservata a Lodi nella cappella della Casa madre delle Figlie dell’Oratorio (e in questi giorni, eccezionalmente, nella Cattedrale di Lodi).

Il corpo del Santo arriverà a Regona di Pizzighettone (dove don Grossi è stato parroco dal 1873 al 1883) nel pomeriggio di sabato 7 novembre: prevista la processione dal piazzale del cimitero sino alla chiesa di S. Patrizio. Alle 21 la solenne Messa presieduta dal vescovo Lafranconi e concelebrata dai sacerdoti di Pizzighettone e della Zona. Dalle 23 veglia di preghiera notturna, fino alle ore 8 di domenica 8 novembre.

Dopo le Lodi mattutine, l’urna di don Grossi sarà trasferita a Vicobellignano (dove fu parroco dal 1883 sino alla morte, avvenuta il 7 novembre 1917), dove alle 11 il Vescovo presiederà una solenne Eucaristia. Alle 16.30 la celebrazione del Vespro.

Prima del ritorno alla Casa madre delle Figlie dell’Oratorio, l’urna farà tappa anche a Gombito, dove si canteranno i Vespri e sarà esposta l’Eucaristia per l’adorazione tutta la notte. Lunedì 9 novembre, dopo la Messa delle 9, l’urna riprenderà il viaggio alla volta di Lodi. La tappa a Gombito a motivo della presenza come parroco, dal 1918 al 1923, di don Ubaldo Grossi (nipote di don Vincenzo Grossi), che in precedenza aveva fatto il vicario a Vicobellignano con lo zio sacerdote. Altro legame è dovuto al fatto che don Angelo Bernabè lasciò nel 1918 la guida di Gombito proprio per succedere a don Vincenzo Grossi come parroco di Vicobellignano.

 

Lo speciale del Giorno del Signore

Nel fine settimana in tv sarà proposto anche uno speciale del “Giorno del Signore”, la rubrica televisiva diocesana prodotta da TRC, dedicata alla canonizzazione di san Grossi con il resoconto della solenne celebrazione presieduta lo scorso 18 ottobre in piazza S. Pietro da Papa Francesco e il reportage del pellegrinaggio diocesano a Roma, con le immagini della Messa di ringraziamento celebrata all’indomani dai vescovo di Cremona e Lodi nella basilica di San Giovanni dei Fiorentini, con interviste, tra cui quella al postulatore padre Antonio Saez de Albeniz.

Il “Giorno del Signore” è trasmesso da:

  • Cremona1 (canale 211 del digitale terrestre; in streaming suwww.cremona1.it): sabato alle 8, alle 11.30 e alle 20.30, domenica alle 12.30;
  • Studio 1 (canale 80 del digitale terrestre; in streaming suwww.studio1.it/streaming.html): sabato sera alle 20.30;
  • TelePace (Sky canale 850; canale 187 del digitale terrestre; in streaming su www.telepace.it): venerdì alle 14 e alle 20, sabato alle 2.15, domenica alle 5.35.

Tutte le puntate del “Giorno del Signore” possono essere inoltre scaricate in podcast dal sito internet www.teleradiocremona.it.

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Domenica 18 ottobre la canonizzazione con il Papa in piazza S. Pietro Il 25 Messa di ringraziamento a Cremona

A novembre peregrinazione del corpo del Santo in diocesi

La mattina di domenica 18 ottobre, alle 10.15 in piazza San Pietro, in Vaticano, Papa Francesco celebrerà il rito di canonizzazione di quattro nuovi santi: tra questi il sacerdote cremonese don Vincenzo Grossi (Pizzighettone 1845 – Vicobellignano 1917), fondatore dell’Istituto delle Figlie dell’Oratorio, proclamato beato da Papa Paolo VI il primo novembre dell’Anno Santo 1975. Molti i cremonesi che parteciperanno alla solenne celebrazione, a partire dalle parrocchie che hanno un particolare legame con il Santo o l’Istituto da lui fondato. A guidare la delegazione diocesana sarà il vescovo di Cremona, mons. Dante Lafranconi.

Insieme a don Vincenzo Grossi saranno canonizzati Maria dell’Immacolata Concezione (superiora generale della Congregazione delle Sorelle della Compagnia della Croce) e Ludovico Martin e Maria Azelia Guérin (genitori di santa Teresa di Gesù Bambino, più conosciuta come santa Teresa di Lisieux).

La Messa di canonizzazione, grazie alla collaborazione con TRC (il centro televisivo della diocesi cremonese) e in sinergia con TelePace, sarà trasmessa in diretta su Cremona1 (canale 211 del digitale terrestre) e in streaming sul nostro portale. Un maxi schermo con la diretta dell’evento sarà allestito nella chiesa di S. Giuseppe, a Pizzighettone, dove nel pomeriggio, alle 17, nella chiesa di S. Bassiano, sarà celebrato il Vespro solenne.

All’indomani della canonizzazione, sarà celebrata a Roma la Messa di ringraziamento: l’appuntamento è alle 9.30 presso la basilica di S. Giovanni dei Fiorentini (di cui è cardinale titolare l’arcivescovo di Bologna Caffarra). Saranno presenti i vescovi di Cremona e Lodi, con i fedeli delle rispettive diocesi, insieme alle Figlie dell’Oratorio con il Consiglio e la superiora generale, madre Rita Rasero. Un luogo scelto non a caso: qui, infatti, per dieci anni fu parroco san Filippo Neri, fondatore della Congregazione dell’Oratorio, cui don Grossi si ispirò dando vita all’Istituto delle Figlie dell’Oratorio. Al termine della Messa il gruppo cremonese si sposterà nella vicina parrocchia di S. Maria in Vallicella per la vista alle Camere di san Filippo Neri.

Altra Messa di ringraziamento per la canonizzazione di don Vincenzo Grossi sarà celebrata dal vescovo Lafranconi a Cremona, in Cattedrale, domenica 25 ottobre (ore 11).

All’inizio di novembre un ulteriore momento di particolare significato, che coinvolgerà le comunità di Regona di Pizzighettone, Vicobellignano e Gombito dove, a partire dal giorno della memoria liturgica del nuovo Santo (7 novembre), potranno essere venerate le reliquie del corpo di don Grossi, solitamente conservate a Lodi nella cappella della Casa madre delle Figlie dell’Oratorio.

Il corpo del Santo arriverà a Regona di Pizzighettone nel pomeriggio di sabato 7 novembre: prevista la processione dal piazzale del cimitero sino alla chiesa di S. Patrizio. Alle 21 la solenne Messa presieduta dal vescovo Lafranconi e concelebrata dai sacerdoti di Pizzighettone e della Zona. Dalle 23 veglia di preghiera notturna, fino alle ore 8 di domenica 8 novembre.

Dopo le Lodi mattutine, l’urna di don Grossi sarà trasferita a Vicobellignano, dove alle 11 il Vescovo presiederà una solenne Eucaristia. Alle 16.30 la celebrazione del Vespro.

Prima del ritorno alla Casa madre delle Figlie dell’Oratorio, a Lodi, l’urna farà tappa anche a Gombito, dove si canteranno i Vespri e sarà esposta l’Eucaristia per l’adorazione tutta la notte. Lunedì 9 novembre alle 9 la Messa, quindi l’urna ripartirà alla vota di Lodi. La tappa a Gombito a motivo della presenza come parroco, dal 1918 al 1923, di don Ubaldo Grossi (nipote di don Vincenzo Grossi), che in precedenza aveva fatto il vicario a Vicobellignano con lo zio sacerdote. Altro legame è dovuto al fatto che don Angelo Bernabè lasciò nel 1918 la guida di Gombito proprio per succedere a don Vincenzo Grossi come parroco di Vicobellignano.

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Lettera del Vescovo alla Diocesi in vista della canonizzazione: «Ottenga dal Signore vocazioni di autentici educatori»

Lettera del vescovo di Cremona, mons. Dante Lafranconi, indirizzata all’intera diocesi, in vista della canonizzazione del sacerdote cremonese don Vincenzo Grossi (1845-1917). Il nome del prete pizzighettonese sarà ufficialmente iscritto nel catalogo dei santi domenica 18 ottobre nella solenne cerimonia che Papa Francesco presiederà a S. Pietro, in Vaticano. Attraverso il Segretariato diocesano pellegrinaggi e l’agenzia ProfiloTours (tel. 0372-460592) viene offerta la possibilità di prendere parte alla canonizzazione di don Grossi. Una proposta che si concluderà con la Messa di ringraziamento che lo stesso vescovo Lafranconi presiederà lunedì 19 ottobre nella Capitale.

Nella lettera, indirizzata a tutti i sacerdoti, i religiosi e i laici della diocesi di Cremona, mons. Lafranconi ricorda i passaggi più significativi della vita di questo sacerdote diocesano, nato a Pizzighettone il 9 marzo 1845 e ordinato presbitero dal vescovo di Brescia, mons. Girolamo Verzieri, essendo vacante la sede di Cremona per la morte del vescovo Novasconi.

I suoi primi incarichi furono nelle parrocchie di San Rocco in Gera di Pizzighettone e a Sesto Cremonese, seguiti, nel 1871, da quello di economo spirituale a Ca’ de’ Soresini. Il primo mandato effettivo come parroco fu, dal 1873, a Regona di Pizzighettone. «La popolazione del luogo – sottolinea mons. Lafranconi – era da tempo lontana dalla pratica religiosa, ma don Vincenzo vi si dedicò con tanta cura che dopo pochi anni trasformò il piccolo borgo in un “conventino”, come appunto venne definito dai suoi confratelli». Nel 1883 il trasferimento a Vicobellignano (dove morì il 7 novembre 1917), «un terreno – ricorda ancora il Vescovo – particolarmente delicato per la presenza di una vivace comunità protestante».

«In lui – scrive di don Grossi il Vescovo, nel messaggio rivolto alla Diocesi – ravvisiamo la figura classica, anche se straordinaria, del sacerdote diocesano dedito con fede appassionata alla cura pastorale dei fedeli a lui direttamente affidati, ai quali intendeva presentarsi anzitutto come esemplare discepolo di Gesù nel seguire il Vangelo nonché come umile e avveduto pastore in piena comunione con la Chiesa. Il riconoscimento della sua santità è motivo di lode e di gratitudine al Signore, che, come dice sant’Agostino “coronando i meriti dei Santi, corona la sua stessa opera”; ma è motivo di gioia e richiamo per tutti noi – anzitutto per noi sacerdoti – a tendere effettivamente alla santità».

E ancora: «Egli era consapevole, come lo siamo noi, che per preparare il futuro buono della Chiesa e della società, è indispensabile formare la gioventù. Per favorire la loro educazione cristiana occorrevano persone dedite a questa opera con lo spirito e la dedizione di chi si consacra totalmente a una missione. Formò pazientemente quelle donne che costituirono il primo nucleo di una Congregazione religiosa (Figlie dell’Oratorio, ndr). Per favorire il loro inserimento nella vita pastorale, particolarmente tra i giovani, volle che anche nella loro foggia esteriore si presentassero non nella tradizionale divisa delle suore, ma in abito semplice simile al comune vestire femminile».

Quindi due richiami. Anzitutto rispetto a «il valore della vita consacrata – afferma mons. Lafranconi – che merita la nostra preghiera e il nostro apprezzamento, particolarmente in questo anno in cui il Papa ha voluto porre all’attenzione della Chiesa il carisma della vita consacrata nelle sue varie forme che continuano a segnare la storia della Chiesa, risvegliando in tutti i cristiani il riferimento a Dio “sommamente amato”».

«Il secondo richiamo – continua il Vescovo – riguarda l’urgenza educativa che la Chiesa, assieme alla famiglia e ad altre Istituzioni, da sempre ha avuto a cuore e che nei nostri paesi ha trovato una sua peculiare espressione attraverso gli Oratori. Essi costituiscono una presenza ancora valida, anche se ha bisogno di essere ripensata e rinnovata come si sta facendo. Ora, al di là di nuove prospettive o cambiamenti, quello che più conta è la riscoperta della passione educativa e la dedizione – che è qualcosa di più della disponibilità – di adulti che vogliono investire tempo, energie e creatività in questo ambito prezioso per il presente e per il futuro. Chiediamo al nuovo Santo che ottenga dal Signore vocazioni di autentici educatori per la Congregazione delle Figlie dell’Oratorio e per le nostre parrocchie. Alla sua intercessione uniamo la nostra preghiera e la testimonianza di una vita veramente cristiana».

Attraverso il Segretariato diocesano pellegrinaggi e l’agenzia ProfiloTours (tel. 0372-460592) viene offerta la possibilità di prendere parte alla canonizzazione di don Vincenzo Grossi a Roma. Una proposta che si concluderà con la Messa di ringraziamento che lo stesso vescovo Lafranconi presiederà lunedì 19 ottobre nella Capitale.

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Ritiro spirituale del clero sulla figura di Vincenzo Grossi

La meditazione di madre Marilena Borsotti

In preparazione alla canonizzazione del beato Vincenzo Grossi i presbiteri cremonesi hanno vissuto un intenso momento di riflessione e preghiera. Il tradizionale ritiro missionario, tenuto il 1° ottobre in Seminario, è stato, infatti, l’occasione per focalizzare l’attenzione su questo sacerdote cremonese vissuto a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento e che ha vissuto la sua santità nell’esercizio quotidiano del suo ministero di parroco, prima a Regona di Pizzighettone e poi a Vicobellignano. Madre Marilena Borsotti, originaria di Pizzighettone, che fino al giugno scorso ha ricoperto l’incarico di superiora generale dell’Istituto “Figlie dell’oratorio”, ha tenuto la meditazione. Un centinaio i sacerdoti presenti.

Nella sua riflessione la religiosa si è soffermata in modo particolare su quattro parole che ben sintetizzano l’esperienza cristiana e sacerdotale del beato Vincenzo: ringraziare, osservare, coinvolgere e agire.

Anzitutto don Grossi ha vissuto la sua fede e poi la sua scelta di diventare presbitero come una risposta ad un Dio che l’ha amato e salvato. Forte era in lui la riconoscenza al Signore per un amore gratuito e immeritato. In secondo luogo egli ha osservato con attenzione e sempre in spirito di fede la realtà che lo circondava. Il Beato si è sempre trovato in situazione non facili, dove regnava la miseria e l’ignoranza e dove la vita cristiana era ridotta al lumicino: senza scoraggiarsi, partendo proprio dalla realtà, egli ha saputo andare incontro alle persone, in modo particolare ai giovani con semplicità ed efficacia. Il suo impegno, però, non è stato solitario: egli ha sempre cercato di coinvolgere i laici nell’opera missionaria e ha sempre creduto, vero e proprio antesignano, nella capacità apostolica delle donne, tanto da fondare un istituto religioso. Infine il suo agire è sempre stato nel segno dello zelo, ma anche della serenità e della letizia: molti contemporanei lo hanno sempre dipinto come una persone piena di iniziativa, ma allo stesso imperturbabile, che, cioè, non si angustiava dei risultati.
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La Messa di ringraziamento delle diocesi di Cremona e Lodi per la canonizzazione di Grossi nella chiesa di san Filippo Neri

Con la celebrazione eucaristica nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini e la visita alla chiesa di Santa Maria in Vallicella si è concluso, lunedì 19 ottobre, il pellegrinaggio a Roma delle diocesi di Cremona e Lodi in occasione della canonizzazione di don Vincenzo Grossi, parroco cremonese beatificato nel 1975 da papa Paolo VI, fondatore delle “Figlie dell’Oratorio”. Le due chiese romane, a pochi passi dal Tevere, non sono state scelte a caso: entrambe conservano la memoria di Filippo Neri, santo mistico del XVI secolo dal quale il Grossi attinse molta della spiritualità e delle sue intuizioni pastorali soprattutto nei confronti delle nuove generazioni. La Messa, iniziata poco dopo le 9.30, è stata concelebrata dai vescovi Malvestiti e Lafranconi e da una ventina di sacerdoti, tra di essi il parroco di Pizzighettone-Regona-Roggione don Enrico Maggi, l’arciprete di Viadana, don Antonio Censori e il postulatore della causa di canonizzazione di San Vincenzo, il padre trinatario spagnolo padre Antonio Saez de Albeniz. Massiccia la presenza delle suore “Figlie dell’Oratorio” con la madre generale Rita Rasero e quella emerita Marilena Borsotti.

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Curiosamente i due presuli si sono divisi l’omelia, mons. Malvestiti si è soffermato sulle letture della Messa, mentre mons. Lafranconi ha riflettuto sul senso profondo della santità.

Il vescovo di Lodi ha centrato la sua riflessione sul comando di Gesù: «Che vi amiate gli uni gli altri» domandandosi: «Ma agli amici si comanda? Può essere buona notizia un comando? Tra poco entreremo nel cuore dell’Eucaristia e sentiremo un altro comando del Signore: “fate questo in memoria di me”. Ai sacerdoti è chiesto di celebrare il segno dell’amore assoluto e irrevocabile di Dio raccolto nella santa cena che rende perenne l’immolazione della Croce. Agli stessi sacerdoti e ai fedeli è rivolto l’invito preciso di vivere quella stessa immolazione nel servizio di carità».

«Si può comandare – ha proseguito il presule – solo l’amore che nulla toglie e tutto dona. Si può comandare solo se chi lo fa ama immolando se stesso! Allora si tratta di un servire più che di un comandare e di educare nel senso più vero perché il maestro è anche testimone e profeta e anticipatore del domani».

Mons. Malvestiti ha ricordato quindi che «i giovani si lasciano affascinare solo se gli educatori sono sapienti testimoni e profeti che carpiscono dal cuore di Dio la novità! Così hanno saputo fare e amare San Filippo Neri e il suo esemplare discepolo San Vincenzo Grossi affascinando con la loro vita buona e il ministero instancabile, perseverando in ogni contrarietà pur di rimuovere il male: la menzogna e la disperazione dai cuore, la fragilità dal corpo e dallo spirito, l’ingiustizia, l’indifferenza e la corruzione dalla società per riportare ovunque intensa e pace col perdono di Dio».

E così ha proseguito: «Come autentici padri e madri diventeremo capaci di far capire che il bene è irrinunciabile e, se chiedendo doneremo noi stessi, potremo essere anche esigenti. Compito arduo questo comandare immolando se stessi, possibile solo per chi “rimane nel suo amore” – quello di Cristo – del quale è sorgente e culmine la divina liturgia».

Nel suo breve intervento mons. Lafranconi è partito da un inno della liturgia delle ore che definisce i santi: «pietre vive e prezioso scolpite dallo Spirito»: «Noi dobbiamo – ha esordito il vescovo di Cremona – lasciarci affascinare dall’opera dello Spirito e da queste figure mirabili. In questa Eucarsitia ringraziamo Dio per aver scolpito queste vere e proprie opere d’arte così necessarie per la costruzione della città di Dio. E la città di Dio non è altro che la Chiesa».

«Mentre siamo qui per ringraziare il Signore – ha proseguito il vescovo Dante -, vogliamo anche riconoscere ciò che questi santi hanno fatto per il bene dell’intera comunità ecclesiale. Chi di noi, se in famiglia ha delle persone particolarmente meritevoli, non se ne vanta con gli altri? Ebbene noi facendo parte della famiglia della Chiesa siamo orgogliosi di queste figure così significative». Infine l’invito a vivere fino in fondo le esigenze radicali del Vangelo così come fece, con semplicità e umiltà, San Vincenzo Grossi.

Al termine della Messa, animata dai canti degli oltre trecento fedeli presenti, madre Rita Rasero ha ringraziato il Signore per questa esperienza indimenticabile spronando ad accogliere il messaggio di santità del nuovo Santo e di Filippo Neri oltre al loro zelo pastorale soprattutto nei confronti dei giovani.

Dopo la benedizione episcopale, mons. Luigi Veturi, guida spirituale di San Giovanni dei Fiorentini, dove San Filippo Neri esercitò il ministero di parroco, ha dato il suo saluto ricordando che la chiesa dai lui retta sarà una delle mete privilegiate del prossimo Giubileo poiché conserva la reliquia del piede di Santa Maria Maddalena, tra i personaggi evangelici che più di tutti ha goduto della misericordia di Dio.

La mattinata si è quindi conclusa nella chiesa di Santa Maria in Vallicella, dove è sepolto il corpo di San Filippo Neri. In questo bellissimo tempio sacro, scrigno di innumerevoli e stupende opere d’arte, mons. Malvestiti ha ricordato la figura di Filippo Neri, il suo carisma, il suo zelo educativo, la sua opera.

Dopo il pranzo la comitiva dei cremonesi composta soprattutto da fedeli di Pizzighettone e Viadana ha fatto ritorno in diocesi.

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