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Messaggio del Papa per la Quaresima: non stanchiamoci di seminare il bene

Francesco ricorda che “la pandemia ci ha fatto toccare con mano la nostra fragilità personale e sociale”. Questa Quaresima, auspica il Pontefice, ci permetta di sperimentare “il conforto della fede in Dio”: “Nessuno si salva da solo” e soprattutto “nessuno si salva senza Dio”

La Quaresima è un “tempo favorevole di rinnovamento personale e comunitario che ci conduce alla Pasqua di Gesù Cristo morto e risorto”. Nella nostra vita troppo spesso “prevalgono l’avidità e la superbia, il desiderio di avere, di accumulare e di consumare”. La Quaresima “ci invita alla conversione, a cambiare mentalità, così che la vita abbia la sua verità e bellezza non tanto nell’avere quanto nel donare, non tanto nell’accumulare quanto nel seminare il bene e nel condividere”. È quanto sottolinea Papa Francesco nel messaggio per la Quaresima 2022 ricordando che questo tempo, come tutta l’esistenza terrena, è “propizio per seminare il bene in vista di una mietitura”. Continue reading »

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Presidenza CEI, il Messaggio per la Quaresima

Pubblichiamo il Messaggio della Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana per la Quaresima 2022 dal titolo “Quando venne la pienezza del tempo (Gal 4,4)”.

 

Carissimo, carissima,

la Quaresima di quest’anno porta con sé tante speranze insieme con le sofferenze, legate ancora alla pandemia che l’intera umanità sta sperimentando ormai da oltre due anni. Per noi cristiani questi quaranta giorni, però, non sono tanto l’occasione per rilevare i problemi quanto piuttosto per prepararci a vivere il mistero pasquale di Gesù, morto e risorto. Sono giorni in cui possiamo convertirci ad un modo di stare nel mondo da persone già risorte con Cristo (cfr. Col 3,1). La Chiesa come comunità e il singolo credente hanno la possibilità di rendere questo tempo un “tempo pieno” (cfr. Gal 4,4), cioè pronto all’incontro personale con Gesù.

Questo messaggio, dunque, vi raggiunge come un invito a una triplice conversione, urgente e importante in questa fase della storia, in particolare per le Chiese che si trovano in Italia: conversione all’ascolto, alla realtà e alla spiritualità.

Conversione all’ascolto

La prima fase del Cammino sinodale ci consente di ascoltare ancora più da vicino le voci che risuonano dentro di noi e nei nostri fratelli. Tra queste voci quelle dei bambini colpiscono con la loro efficace spontaneità: «Non mi ricordo cosa c’era prima del Covid»; «Ho un solo desiderio: riabbracciare i miei nonni». Arrivano al cuore anche le parole degli adolescenti: «Sto perdendo gli anni più belli della mia vita»; «Avevo atteso tanto di poter andare all’università, ma adesso mi ritrovo sempre davanti a un computer». Le voci degli esperti, poi, sollecitano alla fiducia nei confronti della scienza, pur rilevando quanto sia fallibile e perfettibile. Siamo raggiunti ancora dal grido dei sanitari, che chiedono di essere aiutati con comportamenti responsabili. E, infine, risuonano le parole di alcuni parroci, insieme con i loro catechisti e collaboratori pastorali, che vedono diminuite il numero delle attività e la partecipazione del popolo, preoccupati di non riuscire a tornare ai livelli di prima, ma nello stesso tempo consapevoli che non si deve semplicemente sognare un ritorno alla cosiddetta “normalità”.

Ascoltare in profondità tutte queste voci anzitutto fa bene alla Chiesa stessa. Sentiamo il bisogno di imparare ad ascoltare in modo empatico, interpellati in prima persona ogni volta che un fratello si apre con noi. Nella Bibbia è anzitutto Dio che ascolta il grido del suo popolo sofferente e si muove con compassione per la sua salvezza (cfr. Es 3,7-9). Ma poi l’ascolto è l’imperativo rivolto al credente, che risuona anche sulla bocca di Gesù come il primo e più grande dei comandamenti: «Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore» (Mc 12,29; cfr. Dt 6,4). A questo tipo di ascolto la Scrittura lega direttamente l’amore verso i fratelli (cfr. Mc 12,31). Leggere, meditare e pregare la Parola di Dio significa preparare il cuore ad amare senza limiti.

L’ascolto trasforma dunque anzitutto chi ascolta, scongiurando il rischio della supponenza e dell’autoreferenzialità. Una Chiesa che ascolta è una Chiesa sensibile anche al soffio dello Spirito. In questo senso, può essere utile riprendere quanto il Consiglio Episcopale Permanente scriveva nel messaggio agli operatori pastorali, lo scorso settembre: «L’ascolto non è una semplice tecnica per rendere più efficace l’annuncio; l’ascolto è esso stesso annuncio, perché trasmette all’altro un messaggio balsamico: “Tu per me sei importante, meriti il mio tempo e la mia attenzione, sei portatore di esperienze e idee che mi provocano e mi aiutano a crescere”. Ascolto della Parola di Dio e ascolto dei fratelli e delle sorelle vanno di pari passo. L’ascolto degli ultimi, poi, è nella Chiesa particolarmente prezioso, poiché ripropone lo stile di Gesù, che prestava ascolto ai piccoli, agli ammalati, alle donne, ai peccatori, ai poveri, agli esclusi».

Questa prima conversione implica un atteggiamento di apertura nei confronti della voce di Dio, che ci raggiunge attraverso la Scrittura, i fratelli e gli eventi della vita. Quali ostacoli incontra ancora l’ascolto libero e sincero da parte della Chiesa? Come possiamo migliorare nella Chiesa il modo di ascoltare?

Conversione alla realtà

«Quando venne la pienezza del tempo» (Gal 4,4). Con queste parole Paolo annuncia il mistero dell’incarnazione. Il Dio cristiano è il Dio della storia: lo è a tal punto da decidere di incarnarsi in uno spazio e in un tempo precisi. Impossibile dire cosa abbia visto Dio di particolare in quel tempo preciso tanto da eleggerlo come il momento adatto per l’incarnazione. Di certo la presenza del Figlio di Dio tra noi è stata la prova definitiva di quanto la storia degli uomini sia importante agli occhi del Padre.

L’epoca in cui Gesù è vissuto non si può certo definire l’età dell’oro: piuttosto la violenza, le guerre, la schiavitù, le malattie e la morte erano molto più invasive e frequenti nella vita delle persone di quanto non lo siano oggi. In quell’epoca e in quella terra si moriva certo di più e con maggiore drammatica facilità di quanto non avvenga oggi. Eppure in quel frangente della storia umana, nonostante le sue ombre, Dio ha visto e riconosciuto “la pienezza dei tempi”.

L’ancoraggio alla realtà storica caratterizza dunque la fede cristiana. Non cediamo alla tentazione di un passato idealizzato o di un’attesa del futuro dal davanzale della finestra. È invece urgente l’obbedienza al presente, senza lasciarsi vincere dalla paura che paralizza, dai rimpianti o dalle illusioni. L’atteggiamento del cristiano è quello della perseveranza: «Se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza» (Rm 8,25). Questa perseveranza è il comportamento quotidiano del cristiano che sostiene il peso della storia (cfr. 2Cor 6,4), personale e comunitaria.

Nei primi mesi della pandemia abbiamo assistito a un sussulto di umanità, che ha favorito la carità e la fraternità. Poi questo slancio iniziale è andato via via scemando, cedendo il passo alla stanchezza, alla sfiducia, al fatalismo, alla chiusura in se stessi, alla colpevolizzazione dell’altro e al disimpegno. Ma la fede non è una bacchetta magica. Quando le soluzioni ai problemi richiedono percorsi lunghi, serve pazienza, la pazienza cristiana, che rifugge da scorciatoie semplicistiche e consente di restare saldi nell’impegno per il bene di tutti e non per un vantaggio egoistico o di parte. Non è stata forse questa “la pazienza di Cristo” (2Ts 3,5), che si è espressa in sommo grado nel mistero pasquale? Non è stata forse questa la sua ferma volontà di amare l’umanità senza lamentarsi e senza risparmiarsi (cfr. Gv 13,1)?

Come comunità cristiana, oltre che come singoli credenti, dobbiamo riappropriarci del tempo presente con pazienza e restando aderenti alla realtà. Sentiamo quindi urgente il compito ecclesiale di educare alla verità, contribuendo a colmare il divario tra realtà e falsa percezione della realtà. In questo “scarto” tra la realtà e la sua percezione si annida il germe dell’ignoranza, della paura e dell’intolleranza. Ma è questa la realtà che ci è data e che siamo chiamati ad amare con perseveranza.

Questa seconda conversione riguarda allora l’impegno a documentarsi con serietà e libertà di mente e a sopportare che ci siano problemi che non possono essere risolti in breve tempo e con poco sforzo. Quali rigide precomprensioni impediscono di lasciarsi convincere dalle novità che vengono dalla realtà? Di quanta pazienza è capace il cuore dei credenti nel costruire soluzioni per la vita delle persone e della società?

Conversione alla spiritualità

Restare fedeli alla realtà del tempo presente non equivale però a fermarsi alla superficie dei fatti né a legittimare ogni situazione in corso. Si tratta piuttosto di cogliere “la pienezza del tempo” (Gal 4,4) ovvero di scorgere l’azione dello Spirito, che rende ogni epoca un “tempo opportuno”.

L’epoca in cui Gesù ha vissuto è stata fondamentale per via della sua presenza all’interno della storia umana e, in particolare, di chi entrava in contatto con lui. I suoi discepoli hanno continuato a vivere la loro vita in quel contesto storico, con tutte le sue contraddizioni e i suoi limiti: ma la sua compagnia ha modificato il modo di essere nel mondo. Il Maestro di Nazaret ha insegnato loro a essere protagonisti di quel tempo attraverso la fede nel Padre misericordioso, la carità verso gli ultimi e la speranza in un rinnovamento interiore delle persone. Per i discepoli è stato Gesù a dare senso a un’epoca che altrimenti avrebbe avuto ben altri criteri umani per essere giudicata.

Dopo la sua morte, dall’assenza fisica di Gesù è fiorita la vita eterna del Risorto e la presenza dello Spirito nella Chiesa: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani» (Gv 14,16-18; cfr. At 2,1-13). Lo Spirito domanda al credente di considerare ancora oggi la realtà in chiave pasquale, come ha testimoniato Gesù, e non come la vede il mondo. Per il discepolo una sconfitta può essere una vittoria, una perdita una conquista. Cominciare a vivere la Pasqua, che ci attende al termine del tempo di Quaresima, significa considerare la storia nell’ottica dell’amore, anche se questo comporta di portare la croce propria e altrui (cfr. Mt 16,24; 27,32; Col 3,13; Ef 4,1-3).

Il Cammino sinodale sta facendo maturare nelle Chiese in Italia un modo nuovo di ascoltare la realtà per giudicarla in modo spirituale e produrre scelte più evangeliche. Lo Spirito infatti non aliena dalla storia: mentre radica nel presente, spinge a cambiarlo in meglio. Per restare fedeli alla realtà e diventare al contempo costruttori di un futuro migliore, si richiede una interiorizzazione profonda dello stile di Gesù, del suo sguardo spirituale, della sua capacità di vedere ovunque occasioni per mostrare quanto è grande l’amore del Padre.

Per il cristiano questo non è semplicemente il tempo segnato dalle restrizioni dovute alla pandemia: è invece un tempo dello Spirito, un tempo di pienezza, perché contiene opportunità di amore creativo che in nessun’altra epoca storica si erano ancora presentate.

Forse non siamo abbastanza liberi di cuore da riconoscere queste opportunità di amore, perché frenati dalla paura o condizionati da aspettative irrealistiche. Mentre lo Spirito, invece, continua a lavorare come sempre. Quale azione dello Spirito è possibile riconoscere in questo nostro tempo? Andando al di là dei meri fatti che accadono nel nostro presente, quale lettura spirituale possiamo fare della nostra epoca, per progredire spiritualmente come singoli e come comunità credente?

Roma, 11 febbraio 2022
Beata Vergine Maria di Lourdes

La Presidenza
 della Conferenza Episcopale Italiana

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Seminario di formazione vocale premosso dall’Unione corale “Don Domenico Vecchi”

Sabato 26 febbraio presso il Centro di spiritualità del Santuario di Caravaggio con il soprano lirico Alessia Pintossi

L’Unione corale “Don Domenico Vecchi” del Santuario di Caravaggio promuove un seminario di formazione vocale, che si terrà sabato 26 febbraio dalle  9.30 presso l’auditorium del Centro di spiritualità del Santuario di “Santa Maria del Fonte”.

Le attività saranno svolte in ottemperanza delle norme anti-covid vigenti con il soprano lirico Alessia Pintossi che guiderà il corso approfondendo i vari aspetti tecnici e vocali. La partecipazione previa iscrizione scrivendo a unionecoraleddv@gmail.com (previsto un contributo per la partecipazione e il pranzo).<

Il ritrovo è previsto alle ore 9.30, con la prima sessione formativa al via alle 10 e che riprenderà, alle 14, dopo il pranzo.

Scarica la locandina

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Da diverso tempo le diocesi di Lodi, Crema e Cremona offrono ai sacerdoti degli ultimi anni di ordinazione l’esperienza preziosa degli esercizi spirituali: una sosta per “sedersi ai piedi del Maestro”, in un silenzioso ascolto della sua Parola, per entrare in dialogo con Lui, autore di ogni vocazione, che continuamente chiama a seguirlo per servire i fratelli. Per i preti di giovane ordinazione è una settimana, tenacemente difesa dai mille impegni nei quali si è subito immersi con il  primo incarico pastorale.

Non è neppure da trascurare la bella opportunità di rivederci tra sacerdoti, pur appartenenti a chiese locali diverse, ma che hanno comunque condiviso il percorso di studi teologici negli anni della formazione. Il terribile momento vissuto a causa della pandemia, ha reso ancor più desiderabile poter finalmente, pur con qualche giusta precauzione, ritrovarci finalmente in presenza per alcuni giorni.

Quest’anno è stato l’Eremo dei Ss. Pietro e Paolo di Bienno, all’inizio della Val Camonica ad ospitarci. La splendida accoglienza riservataci dal direttore don Tino e dalle suore Sacramentine, aiutate da un gruppo di laici volontari, ha reso ancor più piacevole la permanenza.

Alcuni giorni prima dell’inizio, la notizia della positività al Covid del sacerdote incaricato a guidarci nel percorso spirituale, aveva creato qualche apprensione, ma la pronta e generosa disponibilità di mons. Domenico Sigalini, vescovo emerito di Palestrina, ha permesso al gruppo dei  giovani sacerdoti a cui se ne sono aggiunti altri più avanti in età (in tutto una cinquantina) di vivere insieme una bella esperienza spirituale da lunedì 13 a venerdì 18 febbraio.

Partendo dall’annuncio straordinario della Risurrezione, monsignor Sigalini ha accompagnato, giorno dopo giorno, a far risuonare in ciascuno la Bella Notizia della Pasqua, attraverso lo sguardo di Maria Maddalena, dei due discepoli sulla strada verso Emmaus che nella “frazione del pane” imparano a riconoscere i tratti del Vivente. Ha quindi aiutato a “gustare” la bellezza della Parola, facendola rivivere per noi, come la rilettura della parabola del buon samaritano nel quale il Vescovo ci ha invitati a riscoprire Colui che si è chinato sull’umanità sfinita e abbandonata, per farsene carico offrendo tutto se stesso.

Attingendo poi al magistero di Papa Francesco, non sono mancati alcuni momenti dedicati all’essere prete oggi in un momento cruciale nel quale siamo chiamati a farci prossimi dei fratelli per risvegliare in loro il desiderio di vivere in pienezza la propria umanità nell’incontro con l’Uomo vero, il Figlio di Dio.

È stata poi la splendida figura di Maria, Madre di Cristo, della Chiesa e dei sacerdoti, a condurre alla conclusione proprio nella festa liturgia di santa Geltrude Comensoli, originaria di Bienno.

Monsignor Sigalini ha saputo trasmettere il suo amore per la Parola, la sua originale rilettura attuale, spesso facendosi aiutare da espressioni dialettali che aiutavano a rendere più concreto il messaggio.

La serata, dedicata a un confronto a tutto campo sui temi pastorali di attualità, ha permesso a tutti di sentirsi ancora più “a casa” in un clima famigliare, accomunati dalla stessa passione per il Vangelo e desiderosi di raccogliere sollecitazioni, testimonianze e racconti che il vescovo Sigalini ha attinto dalla sua lunga esperienza nella pastorale giovanile.

I momenti comunitari di preghiera, la liturgia vissuta con cura e intensità, grazie al contributo di tutti, hanno confermato nella certezza che il tempo “speso” con il Signore e i confratelli rinnova e arricchisce interiormente.

Forse si poteva fare di più, forse non siamo stati attenti a difendere sempre il silenzio, ma nel momento della partenza e del ritorno ai nostri luoghi di missione, tra i saluti e i vari ringraziamenti, si percepiva la bellezza di quanto si era vissuto e un po’ il rammarico che proprio i momenti intensi scorrano velocemente.

Gianpaolo Maccagni

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Giornata del Malato, il Vescovo all’ospedale Oglio Po: «C’è speranza quando la comunità si prende cura delle membra più deboli»

  La photogallery completa della visita del Vescovo all’Oglio Po   Dame e barellieri dell’Unitalsi hanno accompagnato i malati nelle prime file della cappella dell’ospedale Oglio Po di Vicomoscano (Casalmaggiore); con gli schermi nei corridoi e attraverso la diretta televisiva nelle stanze dei reparti, operatori sanitari e malati hanno partecipato alla Messa presieduta dal Vescovo Antonio Napolioni. Benedicendo l’acqua all’inizio dell’Eucaristia, il Vescovo ha ricordato … Continue reading »

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La via della Croce: proposta quaresimale per il mondo universitario

Il percorso, inaugurato dalla lectio magistralis dell'arcivescovo Delpini il Mercoledì delle Ceneri e che si concluderà con una meditazione a cura di don Compiani, prevede anche nei mercoledì di Quaresima per il mondo universitario visite guidate al nuovo Museo Diocesano

“La via della Croce” è la proposta quaresimale pensata dall’Ufficio diocesano per la Pastorale universitaria, diretto da don Maurizio Compiani, in sinergia con la sede cremonese dell’Università Cattolica del S. Cuore e il Museo Diocesano di Cremona, in modo particolare per il mondo universitario, ma che include anche alcuni appuntamenti aperti a tutti. Si tratta di un “itinerario” verso la Pasqua sul tema del mistero cristiano della Croce, organizzato in vari momenti che uniscono cultura, arte e spiritualità. Continue reading »

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Giornata del malato: il 16 febbraio Messa del Vescovo all’Ospedale Oglio Po

Ricorre quest’anno il 30° anniversario dell’istituzione della Giornata mondiale del malato. Voluto da Giovanni Paolo II, questo appuntamento viene celebrato l’11 febbraio, memoria liturgica della Beata Maria Vergine di Lourdes, con lo scopo tra l’altro di sensibilizzare i fedeli, le istituzioni sanitarie e la stessa società civile alla necessità di assicurare la migliore assistenza agli infermi. Continue reading »

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«Famiglia, luogo di bellezza e solidarietà». La riflessione di Johnny Dotti nella Giornata “Amoris Laetitia”

  «Il principio della famiglia è essere il “tu” dell’altro. Il sacramento del matrimonio è dunque l’esperienza che ci porta al di fuori di noi stessi»: così Johnny Dotti, pedagogista e imprenditore sociale, nel suo intervento durante la Giornata delle Famiglie, che si è svolta nella mattinata di domenica 13 febbraio presso il Seminario Vescovile di Cremona, di nuovo in presenza dopo la sospensione dovuta … Continue reading »

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Fondazione Banca Popolare di Cremona e Associazione Popolare di Crema per il Territorio a sostegno dei progetti Caritas cremonese e cremasca con il Fondo Povertà

Ulteriori 30mila euro complessivi potenziano la cordata solidale del Fondo già lanciato dalla Fondazione Comunitaria della provincia di Cremona

Diecimila euro dalla Fondazione Banca Popolare di Cremona e 20mila euro dall’Associazione Popolare di Crema per il Territorio vanno a sostenere l’innovativo progetto Comunità che si prendono cura, un progetto a due fronti curato da Caritas che mentre a Cremona e nell’Oglio Po sperimenta un inedito piano operativo per il sostegno alimentare (da realizzare anche con l’aiuto di realtà della produzione e del commercio locali), a Crema mira a rafforzare il Patto Generativo già avviato con alcune specifiche attività dedicate al tema dell’abitare. Digitalizzazione, scambio di informazioni fra centri d’ascolto, nuove modalità di distribuzione e personalizzazione degli aiuti sono alcune delle caratteristiche di un progetto innovativo anche nella valutazione dell’impatto. Lo stanziamento iniziale sui due progetti da parte del Fondo era di 136.518,32  euro.

“Il comitato di gestione del Fondo Povertà – spiega Renzo Rebecchi, proboviro di Fondazione Comunitaria della provincia di Cremona – ha considerato l’opportunità di sollecitare le due Caritas diocesane Cremonese e Cremasca per studiare progetti interconnessi e con autonomia gestionale ma dalla strategia condivisa, utile per uno scambio di competenze e per trasferire da un lato e dall’altro aspetti di buona attività. Da entrambe le Diocesi c’è stata piena disponibilità. Questo progetto ‘bifronte’ è stato illustrato al mondo economico cremonese trovando una adesione importante da parte della Fondazione Banca Popolare di Cremona e dell’Associazione Popolare di Crema per il Territorio. Queste due realtà hanno pensato di affiancare Cariplo in questi due progetti di durata biennale, che ora sono in fase avanzata, e in grado di salvare il principio di territorialità, superando la segmentazione per il raggiungimento di migliori obiettivi”.

“Quando ci è stata proposta questa forma di collaborazione, abbiamo subito raccolto l’invito con grande piacere – commenta Ernesto Quinto,  il presidente di Fondazione Banca Popolare di Cremona -. Era un tema, quello dell’emergenza povertà, sul quale volevamo intervenire direttamente, ma aderendo al percorso avviato da Caritas appoggiata dal Fondo povertà abbiamo avuto la possibilità di ampliare le disponibilità finanziarie a disposizione. Da qui nasce la nostra piena condivisione dell’idea sposata anche dalla Fondazione Comunitaria della provincia di Cremona. Siamo molto convinti che questo progetto possa pienamente realizzare gli obiettivi della Fondazione Banca Popolare, intervenendo nel sociale e aiutando chi oggi è più fragile anche per effetto della pandemia”.

“L’associazione – spiega Giorgio Olmo, presidente dell’Associazione Popolare di Crema per il Territorio –  ha condiviso  il progetto della Fondazione, apprezzandone oltre ai contenuti , anche l’intento intrinseco: lavorare in sinergia tra vari attori provinciali, per   rispondere  alle necessità dei territori,  consentendo così di valorizzare il progetto di Caritas, che ha effettuato con grande professionalità un’attenta analisi delle peculiarità locali. Cremona e Crema hanno evidenziato  bisogni immediati, sebbene differenti,  sui quali le esperienze   pregresse di ogni realtà hanno consentito di esprimere una maggiore efficacia progettuale. Questo contributo viene erogato dall’Associazione Popolare, e in piena fiducia perché nelle mani di una realtà qualificata come Caritas, soggetto capace di rispondere a bisogni concreti. La collaborazione al progetto anche del  Comune di Crema ha sottolineato l’effetto moltiplicatore di contributi, che apprezziamo molto: un’idea di filantropia come moltiplicatrice di conoscenze e di risorse”.

La prima base del Fondo Povertà, aveva visto un iniziale stanziamento da parte di Fondazione Cariplo e della Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona, per poi crescere raccogliendo le adesioni di Associazione Popolare di Crema per il Territorio, Caritas Crema, Caritas Cremona, CSV Lombardia Sud, Comunità Sociale Cremasca, Comune di Crema, ConfCooperative, Associazione Industriali Cremona, Consorzio Solco, Cooperativa Cosper, Doniamo Energia, Fondazione Banca Popolare di Cremona, Acli Cremona, Comune di Cremona e un discreto numero di privati che hanno scelto di contribuire.

La compagine di aderenti è però sempre aperta a nuove adesioni, così come è aperta la possibilità di donazioni da parte dei singoli cittadini: una campagna più estesa per le donazioni verrà avviata all’inizio del prossimo anno per un coinvolgimento sempre maggiore di tutta la cittadinanza.  Maggiori informazioni per chi volesse dare il proprio contributo e sostenere il fondo sono disponibili sul sito www.fondazioneprovcremona.it.

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Case e ospedali come locande del buon samaritano

In occasione della Giornata mondiale del malato, la rubrica Chiesa di Casa ha visto la partecipazione di don Maurizio Lucioni, l’incaricato diocesano per la Pastorale della salute, oltre che coordinatore dell’Area pastorale “Con lo stile del Servizio”, che svolge anche l’incarico di assistente spirituale all’Ospedale di Cremona. Il dialogo in studio, guidato da Riccardo Mancabelli e che ha coinvolto anche la presidente dell’Amci (Associazione medici … Continue reading »

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