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Don Piacentini confermato alla presidenza della Mutua del Clero

Don Antonio Bandirali è il nuovo vicepresidente, mentre don Piazzi è il segretrario. Il rag. Daniele Rossi, socio onorario, resta cassiere

Nei giorni scorsi, presso la sala riunioni della Curia vescovile, si sono riuniti i membri eletti del Consiglio direttivo della Società di Mutuo Soccorso e Previdenza fra i Sacerdoti della Diocesi di Cremona. Durante l’incontro sono state scelte le cariche sociali che dureranno tre anni. Presidente è stato confermato, all’unanimità, don Giambattista Piacentini, mentre vicepresidente è stato eletto, sempre all’unanimità, don Antonio Bandirali. Il consigliere don Daniele Piazzi è stato scelto come segretario, mentre il rag. Daniele Rossi – socio onorario – è stato confermato cassiere. Il Consiglio è poi composto dagli altri consiglieri: Mons. Giansante Fusar Imperatore, don Fabrizio Ghisoni, don Luigi Mantia, don Claudio Rubagotti, don Piergiorgio Tizzi, don Giuliano Valiati. Continue reading »

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Verso l’anniversario dell’Apparizione a Caravaggio: il calendario dei riti. Il rettore don Mascaretti: «Al servizio della misericordia»

Giovedì 26 maggio mons. Napolioni presiederà il Pontificale alle ore 10 e la memoria del prodigioso incontro tra Maria e Giannetta alle ore 16.40. La novena sarà predicata dall'emerito Lafranconi

Sarà il vescovo Antonio a presiedere i riti del 584° anniversario dell’Apparizione della Vergine Maria a Giannetta presso il santuario di Santa Maria del Fonte presso Caravaggio. Da quel prodigioso incontro, avvenuto alle ore 17 del 26 maggio 1432, è sorto uno dei luoghi mariani più amati e frequentati del nord Italia, meta, ogni anno, di centinaia di migliaia di pellegrini e di turisti. Sarà la prima volta di mons. Napolioni, ma anche del rettore don Antonio Mascaretti, alla guida del complesso mariano dal settembre 2015.

La novena in preparazione alla festa, che sarà predicata dal vescovo emerito di Cremona, mons. Dante Lafranconi, avrà inizio martedì 17 maggio: fino a sabato 21 saranno due gli appuntamenti più significativi. Alle 6.30 sarà celebrata la S. Messa con omelia e al termine verrà recita la supplica, mentre alle 17 sarà pregato il rosario meditato che si concluderà anch’esso con la supplica.

Domenica 22 maggio la Messa della novena sarà celebrata alle ore 7, mentre il rosario meditato sarà alle ore 15.

Lunedì 23, martedì 24 e mercoledì 25 si tornerà agli orari consueti: 6.30 la Messa e 17 il rosario. In più il mercoledì sera, alle ore 21, la parrocchia dei Santi Fermo e Rustico di Caravaggio animerà la consueta veglia dell’Apparizione.

Particolarmente intenso il programma celebrativo del giorno annivesario, giovedì 26 maggio. Le prime Messe saranno alle 6.30 e alle 8.30 e si concluderanno entrambi con la recita della supplica. Alle ore 10 mons. Napolioni, vescovo di Cremona, presiederà il solenne Pontificale che terminerà con la benedizione papale con annessa indulgenza plenaria. Saranno presenti le autorità del territorio e i sacerdoti delle zone pastorali prima e seconda. I canti saranno proposti dall’unione corale “Don Domenico Vecchi” diretta dal maestro Giovanni Merisio.

Alle 14.30 inizierà la recita continuata del rosario che si protrarrà fino alle 16.40 quando ci sarà la memoria dell’Apparizione e il canto del Vespro. Anche questa solenne liturgia – che culminerà con l’aspersione dei fedeli con l’acqua del Sacro Fonte – sarà presieduta da mons. Napolioni.

La giornata si concluderà alle 18 con la S. Messa vespertina e la supplica.

Tutte le celebrazioni potranno come sempre essere seguite in diretta audio sul sito internet del santuario: www.santuariodicaravaggio.org.

 

Il rettore don Mascaretti: «Santuario, strumento della misericordia di Dio»

mascaretti-evid-kykG-U43090680982029GnE-1224x916@Corriere-Web-Bergamo-593x443In occasione dell’anniversario dell’apparizione della Madonna a Caravaggio mi piace riproporre le parole che Papa Francesco ha rivolto agli operatori dei Santuari lo scorso 21 gennaio, che tracciano alcune linee guida: «la parola-chiave che desidero sottolineare è accoglienza: accogliere i pellegrini. Con l’accoglienza, per così dire, – ci giochiamo tutto -. Una accoglienza affettuosa, festosa, cordiale e paziente. Ci vuole anche pazienza! I Vangeli ci presentano Gesù sempre accogliente verso coloro che si accostano a Lui, specialmente i malati, i peccatori, gli emarginati».  Per il Papa l’accoglienza è una forma di evangelizzazione, che in maniera particolarmente favorevole si rivela nei luoghi mete di pellegrinaggi. Evangelizzazione nella forma di espressione di devozione popolare, che non vuol dire semplicistica o banale, anzi a volte più vera, forse perché muove le corde più sentimentali e profonde dell’esperienza umana.  Continua il Papa : «Il pellegrino che arriva al Santuario è spesso stanco, affamato, assetato… E tante volte questa condizione fisica rispecchia anche quella interiore. Perciò, questa persona ha bisogno di essere accolta bene sia sul piano materiale sia su quello spirituale. È importante che il pellegrino che varca la soglia del Santuario si senta trattato più che come un ospite, come un familiare. Deve sentirsi a casa sua, atteso, amato e guardato con occhi di misericordia».

Proprio nell’anno giubilare della misericordia sono forse la familiarità del tratto e la semplicità del gesto (anche liturgico, ben curato e attento alla partecipazione dei fedeli) che caratterizzano l’azione del Santuario nel vivere e testimoniare la misericordia.

Chi vive la vita del Santuario sa che il momento forse più profondo e ricercato è il Sacramento della Riconciliazione. Continua il Papa: «Un’accoglienza del tutto particolare è quella che offrono i ministri del perdono di Dio. Il Santuario è la casa del perdono, dove ognuno si incontra con la tenerezza del Padre che ha misericordia di tutti, nessuno escluso. Chi si accosta al confessionale lo fa perché è pentito, è pentito del proprio peccato. (…) I sacerdoti che svolgono un ministero nei Santuari devono avere il cuore impregnato di misericordia; il loro atteggiamento dev’essere quello di un padre». Questa è e deve essere la prospettiva principale del Santuario: porsi come strumento della misericordia di Dio che, unita alla devozione popolare, può anche per alcuni suscitare il risveglio della fede.

Don Antonio Mascaretti
Rettore del Santuario di S. Maria del Fonte
presso Caravaggio

 

L’antica storia dell’Apparizione

L’anno 1432 dalla nascita del Signore, il giorno 26 maggio alle ore cinque della sera, avvenne che una donna di nome Giannetta oriunda del borgo di Caravaggio, di 32 anni d’età, figlia di un certo Pietro Vacchi e sposa di Francesco Varoli, conosciuta da tutti per i suoi virtuosissimi costumi, la sua cristiana pietà, la sua vita sinceramente onesta, si trovava fuori dall’abitato lungo la strada verso Misano, ed era tutta presa dal pensiero di come avrebbe potuto portare a casa i fasci d’erba che lì era venuta a falciare per i suoi animali.

Quand’ecco vide venire dall’alto e sostare proprio vicino a lei, Giannetta, una Signora bellissima e ammirevole, di maestosa statura, di viso leggiadro, di veneranda apparenza e di bellezza indicibile e non mai immaginata, vestita di un abito azzurro e il capo coperto di un velo bianco.

Colpita dall’aspetto così venerando della nobile Signora, stupefatta Giannetta esclamò: Maria Vergine!

E la Signora subito a lei: Non temere, figlia, perché sono davvero io. Fermati e inginocchiati in preghiera.

Giannetta ripose: Signora, adesso non ho tempo. I miei giumenti aspettano questa erba.

Allora la beatissima Vergine le parlò di nuovo: Adesso fa quello che voglio da te…

E così dicendo posò la mano sulla spalla di Giannetta e la fece stare in ginocchio. Riprese: Ascolta bene e tieni a mente, perché voglio che tu riferisca ovunque ti sarà possibile con la tua bocca o faccia dire questo…

E con le lacrime agli occhi, che secondo la testimonianza di Giannetta erano, e a lei parvero come oro luccicante, soggiunse:

L’altissimo onnipotente mio Figlio intendeva annientare questa terra a causa dell’iniquità degli uomini, perché essi fanno ciò che è male ogni giorno di più, e cadono di peccato in peccato. Ma io per sette anni ho implorato dal mio Figlio misericordia per le loro colpe. Perciò voglio che tu dica a tutti e a ciascuno che digiunino a pane ed acqua ogni venerdì in onore del mio Figlio, e che, dopo il vespro, per devozione a me festeggino ogni sabato.

Quella metà giornata devono dedicarla a me per riconoscenza per i molti e grandi favori ottenuti dal Figlio mio per la mia intercessione.

La Vergine Signora diceva tutte quelle parole a mani aperte e come afflitta. Giannetta disse: La gente non crederà a me.

La clementissima Vergine rispose: Alzati, non temere. Tu riferisci quanto ti ho ordinato. Io confermerò le tue parole con segni così grandi che nessuno dubiterà che tu hai detto la verità.

Detto questo, e fatto il segno di croce su Giannetta, scomparve ai suoi occhi.

Tornata immediatamente a Caravaggio, Giannetta riferì tutto quanto aveva visto ed udito. Perciò molti – credendo a lei – cominciarono a visitare quel luogo, e vi trovarono una fonte mai veduta prima da nessuno.

A quella fonte si recarono allora alcuni malati, e successivamente in numero sempre crescente, confidando nella potenza di Dio. E si diffuse la notizia che gli ammalati se ne tornavano liberati dalle infermità di cui soffrivano, per l’intercessione e i meriti della gloriosissima Vergine Madre di Dio e Signore nostro Gesù Cristo.

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La festa finale dell’Azione Cattolica: «Il gusto della Misericordia. Uno tira l’altro»

Si terrà domenica 29 all'oratorio della Beata Vergine di Caravaggio. Domenica 22 a Lodi è andata in scena la festa regionale dell'ACR con una nutrita delegazione cremonese

Il tema della misericordia sarà al centro della consueta festa di chiusura dell’anno associativo che l’Azione Cattolica cremonese propone per domenica 29 maggio. Da tempo questo appuntamento si svolge in una parrocchia, come segno di presenza e partecipazione dell’Associazione alla quotidianità della vita ecclesiale. Quest’anno la realtà ospitante sarà la parrocchia cittadina della Beata Vergine di Caravaggio, che accoglierà i partecipanti a partire dalle ore 9, fino alla chiusura con il pranzo.

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La Chiesa e la donne. Paola Bignardi: «Quale grande vantaggio dal ‘genio femminile’»

Dopo le parole di Papa Francesco in occasione dell'udienza alle superiore generali di tutto il mondo tenuta in Vaticano qualche giorno fa

Qualche giorno fa Papa Francesco è tornato sul tema del posto della donna nella Chiesa. Non è la prima volta, ma in occasione dell’udienza alle Superiore Generali di tutto il mondo lo ha fatto in modo particolarmente ampio, entrando nel concreto di alcune situazioni, rispondendo alle domande poste dalle sue interlocutrici.

Gli aspetti toccati sono stati numerosi, ma quello cruciale è: se è vero che la Chiesa riconosce alla donna un’importanza così grande da parlare di ‘genio femminile’, perché’ le donne continuano ad essere escluse dai luoghi dove si prendono le decisioni?

Domanda molto pungente e pertinente. Al di là di essa, vi è un dato di fatto: nella Chiesa le decisioni vengono prese all’interno di organismi che sono governati dai presbiteri. Poiché la donna è esclusa dall’ordinazione, non può partecipare ai processi decisionali. Si tratta di una constatazione che tutti possiamo fare ogni giorno; le donne la fanno con particolare sensibilità, perché, coinvolte come sono nella questione, avvertono quanto questo sia innaturale.

La risposta di Papa Francesco, pur non avendo l’articolazione di un discorso strutturato data la natura informale del dialogo, è stata molto interessante e non può certo essere riassunta nel ‘discorso delle diaconesse’, come ha fatto certa stampa. Vi sono due piani su cui la questione può essere interpretata: quello funzionale, delle ‘cose da fare’ e da questo punto di vista –dice Papa Francesco- nulla vieta che ad una donna vengano riconosciute delle funzioni di leadership. Utile riflettere su questo passaggio del discorso: «per tanti aspetti dei processi decisionali non è necessaria l’ordinazione. Non è necessaria. (…).Per me è molto importante l’elaborazione delle decisioni: non soltanto l’esecuzione, ma anche l’elaborazione, e cioè che le donne, sia consacrate sia laiche, entrino nella riflessione del processo e nella discussione. Perché la donna guarda la vita con occhi propri e noi uomini non possiamo guardarla così. E’ il modo di vedere un problema, di vedere qualsiasi cosa, in una donna è diverso rispetto a quello che è per l’uomo. Devono essere complementari, e nelle consultazioni è importante che ci siano le donne». Occorre quindi andare oltre il semplice momento della decisione: alla donna deve essere riconosciuto il valore insostituibile del suo essere donna. L’esempio che Papa Francesco porta in proposito è molto interessante: ricorda quando a Buenos Aires un parroco gli chiese di ordinare diacono un laico molto bravo. Sottinteso: era troppo poco essere laico per un cristiano veramente per bene. Ma l’allora arcivescovo di Buenos Aires si rifiutò. Vi è un clericalismo strisciante nella Chiesa, che riguarda anche la condizione femminile portando a pensare che occorre accedere ai ministeri ordinati per svolgere nella Chiesa una funzione importante.

Si tratta dunque, come hanno suggerito le stesse Superiore Generali, non tanto di concludere che occorre dare il sacerdozio alle donne perché’ possano partecipare alla responsabilità della Chiesa, ma di modificare certe prassi ecclesiali che vedono i ruoli di responsabilità quasi esclusivamente legati ai ministri ordinati. Non occorre aver ricevuto l’Ordine sacro per prendere decisioni che hanno bisogno di discernimento, cioè di fede, di ascolto della Parola, di obbedienza allo Spirito, e anche di competenze, di capacità di dialogo e di gestione dei processi complessi. Cose tutte per le quali la Chiesa potrebbe trarre grande vantaggio dal ‘genio femminile’, che è una particolare sensibilità nel vivere le relazioni interpersonali e il rapporto con il mondo.

E se è vero che alla donna viene riconosciuto un ‘genio’, perché’ mai privarsene?

Paola Bignardi

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Domenica si celebra la festa della famiglia. Don Nevi: «Al centro la misericordia»

Alle 15.30 al via al grande raduno in tre oratori del centro città. Alle 17 appuntamento in piazza del Comune con i The Sun e il mandato del vescovo Antonio

Domenica 22 maggio torna a Cremona la Festa diocesana della famiglia. In piena continuità con la prima edizione, svoltasi il 24 maggio 2015 sul tema “La famiglia genera”, l’evento di quest’anno, con un legame naturale con il Giubileo delle Misericordia, avrà una triplice attenzione, come sottolineato nel titolo: “La famiglia tra promessa, fedeltà e perdono”. Il momento di festa sarà preceduto da una serata su “I volti della misericordia” che si terrà venerdì 20 maggio presso l’auditorium del Museo del Violino di Cremona. A don Giuseppe Nevi, responsabile dell’ufficio diocesano di pastorale familiare e primo organizzatore dell’evento, abbiamo rivolto alcune domande.

Con che spirito viene proposta questa seconda Festa diocesana della famiglia?
«Troviamo le radici dello spirito che ci muove in quella bellissima esortazione che Giovanni Paolo II fece alle famiglie: famiglia diventa ciò che sei. È questo lo spirito con cui ci muoviamo costantemente! L’anno scorso abbiamo riflettuto sulla famiglia che genera, quest’anno avremo una triplice attenzione: la famiglia come promessa, fedeltà e perdono. Tematiche che nascono anche dall’esigenza di dare eco all’esperienza del Giubileo: l’idea del perdono, della misericordia e della fedeltà ricorrono e si rincorrono in questo Anno e mi pare che nell’esperienza familiare trovino davvero il luogo normale in cui possono essere vissute».

Come si svolgerà quest’anno la Festa, ci sono delle novità rispetto alla precedente edizione?
«Abbiamo pensato di coinvolgere un po’ di più la città. Non ci troveremo, dunque, soltanto in piazza, ma sono stati individuati tre oratori – S. Pietro al Po, S. Imerio, S. Michele – come primo luogo di incontro, dove ci sarà un momento di laboratorio con inizio alle 15.30 che vedrà l’intera famiglia coinvolta insieme. Intorno alle 16.45 tre piccoli cortei condurranno i partecipanti in piazza del Comune. Qui, intorno alle 17, dopo un momento di accoglienza e il saluto del sindaco di Cremona, interverrà il gruppo rock «The Sun», giovani con alle proprie spalle un cammino di conversione, sia dal punto di vista umano che musicale, che proporranno la propria musica insieme alla loro testimonianza. Ed è interessante che ad intervistarli sarà una coppia di sposi: Stefania e Valeriano Riva. Al termine ci sarà un momento di preghiera con il mandato del vescovo Antonio. Per tutta la durata della festa in piazza del Comune saranno presenti alcuni stand per richiamare i temi della giornata e proporre materiale informativo delle realtà coinvolte. Anche il gruppo The Sun avrà un proprio spazio nel quale sarà possibile un incontro personale con i musicisti. In caso di maltempo tutto si svolgerà, con un programma più contenuto, in S. Marcellino (via Cavallotti)».

Ma la Festa sarà anticipata da un altro appuntamento: il convegno diocesano che la sera di venerdì 20 maggio, alle ore 21, si terrà presso l’auditorium Giovanni Arvedi del Museo dal violino di Cremona.
«Con la Commissione che ha preparato la Festa della famiglia si è pensato di darci anche un momento di riflessione proprio partendo dal tema della misericordia, provando a declinarlo guardando alla famiglia. Ad accompagnare nella riflessione sarà il biblista cremonese don Maurizio Compiani che, attraverso alcuni personaggi del Vecchio e Nuovo Testamento, presenterà diverse sfaccettature della misericordia. I commenti biblici saranno quindi sviluppati attraverso l’arte, con il canto e la danza della compagnia teatrale Gard Art che si articolerà per l’intera serata, caratterizzata anche dalla testimonianza di da alcune famiglie che declineranno questi concetti nella esperienza di vita quotidiana».

A chi sono rivolti questi appuntamenti?
«Ci auguriamo che queste proposte siano accolte prima di tutto dalle famiglie, ma anche a coloro che stanno pensando di far famiglia, in modo particolare i fidanzati e i giovani che, anche se con difficoltà, stanno amando e desiderando questo progetto. Vogliamo davvero sia una festa di popolo, che coinvolga tutti, dai bambini ai giovani alle famiglie, e ci auguriamo anche le parrocchie con i propri sacerdoti, proprio come comunità».

La lettera di invito del vescovo Antonio

La conferenza stampa di presentazione della festa

Locandina della Festa della famiglia 2016

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Il vescovo Antonio a Camerino celebra San Venanzio: « Se usiamo la verità come una pietra per ferire gli altri non è Vangelo»

Mercoledì 18 il presule si è concesso una pausa dai lavori dell'assemblea generale della CEI ed è tornato nella sua amata arcidiocesi per celebrare la festa patronale

Mercoledì 18 maggio il vescovo Antonio si è concesso una pausa dai lavori dell’assemblea generale della CEI, riunita fino a giovedì 19 in Vaticano, per presiedere la messa pontificale nella festa di San Venanzio, patrone di Camerino. Il presule, assistito dall’arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro, ha celebrato nella basilica dedicata al santo insieme a decine di sacerdoti della sua amata diocesi di origine. La festa patronale è iniziata martedì 17 con la cerimonia dell’offerta dei ceri e l’accensione del falò propiziatorio e culminerà domenica 22 con il corteo storico, la Corsa alla Spada e l’assegnazione del Palio. Per l’occasione il sito della radio diocesano di Camerino www.radioc1inblu.it ha posto alcune domande al nostro vescovo. Pubblichiamo l’intervista integrale.

 

Mons. Napolioni, emozionato?

«Sì, ma un’emozione serena e piena di gioia perché i simboli della vita ecclesiale camerte li porto dentro mescolati con tante esperienze. Mi accorgo sempre di più di essere figlio di una storia che, però, mi ha reso libero. Quindi riesco anche a governare questa emozione guardando un pochino più lontano, come spesso ho suggerito anche ai camerinesi. Dico spesso che c’è differenza tra il camerinese che non è uscito mai dalle mura cittadine e quello che magari ha assaporato un po’ anche il resto d’Italia e del mondo. Fa bene, allora, apprezzare le proprie radici quando ci si è accorti che possono portare frutto anche al di là degli schemi a cui siamo stati abituati».

 

Parole forti, le sue, quelle pronunciate durante l’omelia…

«Sono partito, come sempre, dalla Parola di Dio. Un giovane martire, Venanzio, che viene ucciso in odio alla fede non da stranieri, ma dai suoi stessi concittadini che non avevano capito la novità cristiana. Oggi non usiamo le pietre, ma potremmo usare un’immagine falsa di Dio. Il papa stesso ha richiamato questa immagine nell’Amoris Laetitia. Se usiamo la legge, la verità, l’ideologia come una pietra per ferire gli altri non è Vangelo. Stiamo, quindi, in guardia per vivere il Vangelo per quello che davvero è».

 

Un messaggio rivolto ai fedeli, ma anche ai sacerdoti?

«Innanzitutto un messaggio rivolto a me stesso, perché dobbiamo stare tutti in guardia. Ho anche detto che, riguardo all’incontro dei vescovi italiani a Roma, i giornali hanno dato risalto a una sorta di ennesima critica del Papa ai vescovi e ai preti. Il Santo Padre, invece, ha tratteggiato con estrema abilità e concretezza la figura di prete di cui da sempre abbiamo bisogno e alla quale tutti dobbiamo tornare. Così come la figura di cristiano perché a volte non so se sia più clericale a il prete o certi laici»

 

La presenza a Camerino del vescovo Antonio è stata fortemente voluta dall’arcivescovo Francesco Giovanni, per il quale è stata una festa particolare. «Mi è sembrato giusto permettergli di poter celebrare la festa del Santo Patrono visto che non aveva avuto ancora l’occasione di poter celebrare per questa nostra comunità in maniera così solenne – le parole dell’arcivescovo – L’occasione più bella era appunto la coincidenza con la festa patronale». Una settimana importante per i vescovi italiani riuniti a Roma nell’assemblea generale della CEI. «Un messaggio forte quello rivolto da papa Francesco – continua mons. Brugnaro – perché ci mette nella condizione, come sacerdoti e come vescovi, di servire la comunità e soprattutto di rievangelizzare. Il papa ci ha rimandato alla Evangeli Gaudium, chiedendoci di avere familiarità con l’esortazione apostolica. Questo riguarda tutti, come ha detto mons. Antonio nella sua omelia richiamando alla fede, alle difficoltà di comunicazione, di comunione, al bisogno di carità e di convivenza fraterna che c’è non solo fra i laici, ma soprattutto fra il clero».

abbraccio

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Partite le iscrizioni per il pellegrinaggio Macerata-Loreto

La 38esima edizione si terrà nella notte tra l'11 e il 12 giugno. Da Cremona partiranno dei pullman da porta Venezia

Anche quest’anno il movimento di Comunione e Liberazione di Cremona propone il pellegrinaggio a piedi per 27 chilometri tra Macerata e Loreto, nella notte tra l’ 11 e il 12 giugno 2016. Il pellegrinaggio, giunto alla sua 38esima edizione, è un gesto di fede popolare cui partecipano ogni anno migliaia di persone da tutta Italia. Il titolo scelto per il 2016 è “Tu sei unico” e nasce da una frase pronunciata da Papa Francesco all’indirizzo di un pellegrino in piazza S. Pietro ed esprime lo sguardo commosso di Gesù davanti ad ognuno di noi, colpito dal valore di ciascuno, desideroso che questo tesoro non sia ridotto o vada perduto.

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Giubileo delle Corali a Roma: adesioni on line per il grande evento che si terrà dal 21 al 23 ottobre

Tra gli appuntamenti più attesi l'udienza con Papa Francesco e il grande concerto in onore di San Giovanni Paolo II

Si svolgerà dal 21 al 23 ottobre 2016 il Giubileo delle Corali e degli Animatori Liturgici, dedicato a tutti coloro che operano nell’animazione delle Celebrazioni Liturgiche nelle Diocesi e nelle Parrocchie e a quanti, loro familiari e amici, vorranno partecipare. Sul sito www.giubileocorali.com sono già aperte le iscrizioni all’evento organizzato dal Coro della Diocesi di Roma ed inserito nel Calendario degli eventi giubilari del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.

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La triplice appartenza del prete: «Al Signore, alla Chiesa, al Regno»

il discorso del Papa in apertura dell'assemblea generale della CEI dedicata al "rinnovamento del clero". Presenti il vescovo Antonio e don Bignami

Tre domande per riflettere sulla “triplice appartenenza” che costituisce il ministero sacerdotale: “Al Signore, alla Chiesa, al Regno”. Aprendo lunedì pomeriggio i lavori della 69ª assemblea generale della Conferenza episcopale italiana, dedicata al “rinnovamento del clero” (Vaticano, 16-19 maggio), Papa Francesco non ha voluto offrire ai vescovi presenti “una riflessione sistematica sulla figura del sacerdote”. Piuttosto – dopo aver salutato con qualche battuta quelli freschi di ordinazione – li ha esortati a “capovolgere la prospettiva” mettendosi in ascolto di “qualcuno dei tanti parroci che si spendono nelle nostre comunità”: “Lasciamo che il volto di uno di loro passi davanti agli occhi del nostro cuore e chiediamoci con semplicità: che cosa ne rende saporita la vita? Per chi e per che cosa impegna il suo servizio? Qual è la ragione ultima del suo donarsi?”. Le risposte a queste domande, ha spiegato, “vi aiuteranno a individuare anche le proposte formative su cui investire con coraggio”.
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All’assemblea generale della CEI con il vescovo Antonio anche don Bruno Bignami

Il sacerdote cremonese, presidente della Fondazione Mazzolari, parteciperà all'assise in Vaticano dal 16 al 19 maggio

Con il discorso del Santo Padre, si aprirà lunedì 16 maggio, alle 16.30, la 69ª assemblea generale della Conferenza episcopale italiana. I lavori, che termineranno giovedì 19, si terranno in Vaticano nell’Aula del Sinodo. Martedì 17, dopo l’intervento del cardinale presidente, Angelo Bagnasco, i vescovi inizieranno a confrontarsi sul tema principale all’ordine del giorno: il rinnovamento del clero a partire dalla formazione permanente. Tra gli altri argomenti, è prevista la condivisione di alcune linee di gestione in ambito economico, la revisione delle norme sui Tribunali ecclesiastici e una serie di adempimenti di carattere giuridico-amministrativo. Mercoledì 18, alle 8.30, nella Basilica di San Pietro, ci sarà la concelebrazione eucaristica presieduta dal card. Bagnasco, che festeggia i 50 anni di ordinazione sacerdotale.

Alla grande assise oltre a mons. Napolioni – sarà la sua prima volta da vescovo – parteciperà anche don Bruno Bignami, presidente della Fondazione Mazzolari di Bozzolo, insegnante di teologia morale e parroco di Picenengo. Il sacerdote è stato invitato a presenziare ai lavori da mons. Nunzio Galantino, segretario generale della CEI, con una lettera del 29 aprile 2016. «Credo che il motivo dell’invito – spiega don Bignami – è nella ricerca da parte dei vescovi italiani di figure di spiritualità presbiterale che siano modelli efficaci per il nostro tempo e una di questo potrebbe proprio essere don Primo Mazzolari, per il quale tra l’altro, stiamo lavorando per la beatificazione». Don Bignami, infatti, è il postulatore della causa di don Mazzolari.

Mons. Galantino era stato a Bozzolo lo scorso 17 aprile per ricordare il 57° anniversario della morte di don Primo. Dopo aver celebrato l’Eucaristia nella chiesa parrocchiale di San Pietro, dove si trova la tomba, il presule, accompagnato da don Bignami, aveva visitato la Fondazione.

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