La celebrazione è promossa dall'associazione M. A. Ingegneri che gestisce la scuola di musica sacra che porta il nome del grande sacerdote compositore
Venerdì 5 agosto, alle ore 18, in Cattedrale sarà celebrata un’Eucaristia di suffragio per mons. Dante Caifa nel tredicesimo anniversario della sua scomparsa. La celebrazione è promossa dalla scuola diocesana di musica sacra che porta proprio il nome del sacerdote-musicista e sarà presieduta da mons. Alberto Franzini, parroco del massimo tempio cittadino e presidente dell’Associazione M. A. Ingegneri che gestisce la scuola.
Don Caifa è stato uno dei protagonisti della vita musicale cremonese del secondo novecento, fondò e diresse per lunghi anni il Coro Polifonico Cremonese e poi a partire dal 1992 ricostituì la Cappella musicale della Cattedrale di cui fu direttore fino al 1997. Nel 1986 fondò insieme al cav. Arvedi e da altri membri del Comitato per l’Organo della Cattedrale la scuola d’organo che ha contribuito a formare decine di organisti diocesani.
Biografia di mons. Caifa
Nato a Vescovato nel 1920, don Caifa divenne sacerdote nel 1943 e l’hanno successivo mons. Cazzani lo assegnò alla Cattedrale come vicario. Nominato Maestro di Cappella e organista della Cattedrale di Cremona nel 1964 (sostituì il grande Federico Caudana), mons. Caifa è stato tra i fondatori della Scuola d’organo e, dal 1994 (anno della sua costituzione), presidente dell’Associazione “M. A. Ingegneri”, di cui la Scuola è diretta emanazione.
Diplomato in Direzione di coro (1949) e Composizione (1951), insegnante di musica in Seminario, mons. Caifa ha rappresentato per oltre mezzo secolo il principale punto di riferimento della musica sacra cremonese.
Dopo aver fondato il Coro Polifonico Cremonese, nel 1992 mons. Caifa ha ricostituito la Cappella Musicale della Cattedrale di cui è stato direttore sino al 1997.
Musicista raffinato e di raro talento, le sue musiche – prevalentemente dedicate alla pratica corale – sono state raccolte e pubblicate in occasione del 60° anniversario di ordinazione sacerdotale (1943-2003) nell’antologia: “Messe, mottetti e varie composizioni” a cura di Marco Ruggeri .
Il parroco della Cattedrale di Cremona è intervenuto con un editoriale, che pubblichiamo integralmente, sul numero del 28 luglio 2016 del settimanale locale "Mondo Padano"
Pubblichiamo un editoriale di mons. Alberto Franzini, apparso sul settimanale “Mondo Padano” del 28 luglio 2016, a proposito dell’uccisione di padre Jacques Hamel da parte di due fondamentalisti islamici nella chiesa di St. Etienne nei pressi di Rouen.
E così il terrorismo è arrivato a colpire una chiesa, un prete, una comunità cristiana. E stavolta non in qualche nazione del Medio Oriente o dell’Africa – dove in questi anni, tra l’indifferenza pressochè generale, non si contano gli attentati e i morti nelle chiese cristiane – ma in Normandia, in quella Francia diventata uno dei bersagli preferiti dei terroristi islamisti. Stavolta non è stata una strage (tra le vittime, oltre ai due giovani attentatori, “solo” un anziano prete, don Jacques Hamel, e con lui feriti due parrocchiani), ma si è voluto colpire un simbolo tra i più forti e tra i più identitari non solo della Francia, ma dell’intera Europa. La chiesa, quella di St Etienne dissacrata da un atto barbarico, è per i cristiani il luogo della preghiera per eccellenza. E un anziano prete – che tutti, musulmani compresi, hanno descritto come un uomo di pace e di fraternità – ucciso come un agnello mansueto nella funzione più nobile, la celebrazione della messa, è l’incarnazione dell’esperienza cristiana, è il simbolo del discepolo di Colui che, dall’alto del patibolo a Gerusalemme, ha avuto parole di perdono per i suoi persecutori.
Di fronte a questa ennesima azione di odio, di sangue e di violenza, compiuta (per emulazione, per debolezza psichica, per mandato di altri?…) da due ragazzi giovanissimi, al grido di “Allah è grande”, restiamo ammutoliti. E ci chiediamo: perché sta succedendo tutto questo? E come dobbiamo reagire?
La prima domanda ci interpella come europei. Perché la Francia e l’intera Europa sono così duramente e barbaramente attaccate? Gli analisti troveranno ragioni politiche, finanziarie, economiche, culturali. Ma da qualche anno mi vado sempre più convincendo che: la nostra Europa è malata di anoressia spirituale, di spossatezza morale, di sfinitezza esistenziale. Da troppo tempo .si respira nella nostra vecchia Europa un’aria stanca, L’Europa sembra stanca di se stessa, stanca della storia che l’ha resa protagonista sulla scena mondiale, vergognosa delle sue radici e del suo patrimonio valoriale. Papa Francesco aveva già sottolineato questa stanchezza dell’Europa, nel suo appassionato discorso al Parlamento di Strasburgo nel novembre 2014 e aveva usato un’immagine significativa: il tronco dell’albero, se si perdono le sue radici, si svuota e muore, e i suoi rami, un tempo rigogliosi e diritti, si piegano verso terra e cadono. Il Papa si era anche soffermato sulla malattia più grave dell’Europa di oggi: quella della assolutizzazione dei diritti soggettivi, che favorisce quella globalizzazione dell’indifferenza che nasce da una visione antropologica riduttiva: la persona umana viene ritenuta incapace di ricercare e di accogliere la verità, e quindi di vivere un’autentica dimensione sociale. E’ l’attenuarsi e il venir meno di una robusta concezione antropologica – nata e cresciuta grazie soprattutto al fiorire del cristianesimo, all’apporto del cristianesimo circa il valore incommensurabile della persona umana – che la linfa della nostra Europa si è come rinsecchita. Riaffiorano, prepotenti e quanto mai attuali, gli accorati interrogativi di Papa Francesco a Strasburgo, rivolti all’Europa: “Dov’è il tuo vigore? Dov’è quella tensione ideale che ha animato e reso grande la tua storia? Dov’è il tuo spirito di intraprendenza curiosa? Dov’è la tua sete di verità, che hai finora comunicato al mondo con passione?”
Se l’Europa è affetta dal morbo della perdita dell’autostima, essa offre al mondo, e anche alle frange terroristiche, un non volto, ossia un’identità vuota, facilmente attaccabile. La sua debolezza – la nostra debolezza! – è la migliore esca per coloro che vogliono, per qualsiasi motivo, colpire e distruggere l’identità europea, che si è andata costruendo lungo i secoli: una identità che si è invece improvvisamente rinnovata nell’uccisione dell’anziano prete di St. Etienne in Normandia, risvegliando nel fiume carsico di una Francia laicizzata una linfa che non si è mai del tutto spenta.
L’evento drammatico che si è consumato in quella cittadina della Normandia ha prepotentemente ridestato nel cuore dei popoli europei tutta la vitalità e la ricchezza della testimonianza cristiana, tutta la sconvolgente novità e fecondità, anche culturale e sociale, di un messaggio, quale quello cristiano, che sembrava moribondo, deprezzato, ritenuto ingombrante e “sorpassato” come ferro vecchio e, talvolta, perfino deriso da parte di una cultura dominante sedicente “progressista”; un messaggio – una “buona notizia” – che, paradossalmente grazie al martirio di quell’anziano prete è riapparso sulla scena della nostra vecchia e stanca Europa come ancora capace di offrire le energie più autentiche per far fronte alle sfide di questo nostro tempo.
Come dobbiamo reagire? A questo secondo interrogativo le risposte sono molteplici. Certo, i responsabili dell’ordine pubblico si trovano davanti a una guerra inedita, che necessita di strumenti eccezionali di intelligence e di sorveglianza del territorio per garantire il massimo di sicurezza ai cittadini. Si vorrebbe anche che il mondo musulmano alzasse la sua voce, forte, chiara e senza ambiguità, nel condannare queste azioni violente. Ma è l’intera nostra società che è chiamata a rivedere i propri modelli di pensiero e di cultura. Il nostro Continente non può limitarsi ad utilizzare solo l’alfabeto della finanza, dell’economia, della politica, della burocrazia. Deve, anche grazie ai padri fondatori che l’hanno ideata e voluta, riscoprire l’immenso patrimonio, umanistico e cristiano, che l’hanno forgiata lungo i secoli.
I Vescovi francesi, riuniti a Cracovia per la Giornata Mondiale della Gioventù, hanno risposto con parole sapienti – tolte dal linguaggio cristiano – all’uccisione di don Jacques, invitando i cattolici francesi a una giornata di preghiera e di digiuno: Il male non lo si vince con il male, ma con il bene, ci ricorda San Paolo. Solo buttandoci a capofitto in un rinnovato e saggio impegno educativo, che sappia suscitare nelle giovani generazioni un profondo rinnovamento morale e una convinta ripresa di stima verso la nostra più genuina tradizione, potremo uscire da quella desertificazione spirituale e da quelle secche culturali che rendono fragile e inerme la nostra Europa.
La piccola chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray può diventare il grembo di una rinascita del nostro Continente. Può diventare il simbolo delle tantissime chiese disseminate nei nostri paesi e nelle nostre città, dove ancora si prega e si celebra l’evento più grande della storia, ossia il sacrificio pasquale di Cristo. E don Jacques può diventare il simbolo di tanti preti, di tanti cristiani, di tante persone buone che, nella quotidianità mediaticamente dimenticata di tante giornate, offrono con l’umiltà di una testimonianza anonima ma appassionata, ciò di cui ogni persona può andar fiera e ciò di cui il mondo ha più bisogno che mai: l’amore a Dio e agli altri. Semplicemente. Grandiosamente.
Don Alberto Franzini Parroco della Cattedrale di Cremona
Dal 15 al 18 settembre si celebrerà nella città della Lanterna il grande evento ecclesiale dal titolo: «L’Eucaristia sorgente della Missione: “Nella tua misericordia a tutti sei venuto incontro”»
Dal 15 al 18 settembre 2016, si celebrerà nelle Chiese particolari di tutta Italia il XXVI Congresso Eucaristico Nazionale, che culminerà nelle giornate conclusive a Genova, città che fu sede dell’evento nel 1923. Il tema del Congresso è: «L’Eucaristia sorgente della Missione: “Nella tua misericordia a tutti sei venuto incontro”». Si tratta di un appuntamento che ha una oggettiva centralità nella esperienza della fede ed è avvertito come una singolare grazia per esprimere in modo pubblico la propria appartenenza ecclesiale.
A Genova, il Congresso inizierà per i soli Delegati diocesani – per la nostra diocesi sarà mons. Antonio Trabucchi – giovedì 15 settembre, mentre per i Vescovi e la Delegazione diocesana nel primo pomeriggio dei venerdì 16 settembre e terminerà domenica 18 settembre con la celebrazione della S. Messa presieduta dal card. Bagnasco, nominato dal papa Francesco suo inviato speciale.
Da alcuni giorno è disponibile sia in formato digitale che in versione cartacea il Messaggio dei Vescovi italiani in preparazione al grande evento ecclesiale: una proposta di itinerario in quattro tappe per vivere una rinnovata esperienza di Dio, che “esce da se stesso per salvarci” e ci spinge a “farci prossimi” per annunciarlo.
Dal 31 luglio al 5 agosto quasi 700 lombardi in preghiera nel grande santuario francese che tra l'altro è chiesa giubilare
«Siate misericordiosi come il Padre». Il versetto 36 del capitolo sesto del Vangelo di Luca sarà il tema del tradizionale pellegrinaggio estivo dell’Unitalsi Lombarda al santuario mariano di Lourdes. La benemerita associazione, guidata dall’infaticabile comasco Vittore De Carli, anche quest’anno porterà, dal 31 luglio al 5 agosto, decine di ammalati ai piedi della grotta di Massabielle per un’esperienza indimenticabile di fede e di amicizia: in tutto i lombardi saranno quasi 700 (132 barellieri, 159 dame, 13 medici, 15 sacerdoti, 100 ammalati e 278 pellegrini). I volontari alla prima esperienza sono 55, mentre 82 partecipanti sono al di sotto dei 35 anni.
Grandissimo l'entusiasmo dei 90.000 ragazzi del nostro paese che hanno cantato con i Nomani, Renzo Arbore e il rapper Moreno. Suggestivo il collegamento video con Papa Francesco che ha risposto a tre domande
Al termine della Messa presieduta dal card. Bagnasco (clicca qui per il resoconto) i gruppi si sono nuovamente spostati presso la basilica San Giovanni Paolo II per la cena e la tradizionale Festa degli Italiani. Un momento che, come consuetudine, riunisce tutti i pellegrini delle diocesi italiane, dei movimenti, delle associazioni e congregazioni religiose giunti in Polonia per la GMG, ma anche quelli che vivono a Cracovia e dintorni.
Lo spettacolo (trasmesso in diretta su Tv2000) condotto da Lodovica Comello e Giuseppe Pinetti, ha visto la presenza degli acrobati del Cirko Vertigo, dei Nomadi, di Renzo Arbore e L’Orchestra Italiana, di Simona Molinari. Un crescendo di musica e ritmo con sul palco grandi artisti del calibro di Valerio Jovine, Moreno e il dj Vincenzo Molino.
“Come possiamo tornare alla normalità, tornare ad essere felici su quei treni che sono la nostra casa?”. È la prima delle tre domande che hanno posto tre ragazzi al Papa, intervenuto in diretta video dall’episcopio di Cracovia, alle 20.50 circa. Il riferimento della domanda era l’incidente ferroviario avvenuto di recente in Puglia. “Quello che è successo a te è una ferita”, la risposta di Francesco, che ha parlato interamente a braccio: “Alcuni sono stati feriti nell’incidente nel corpo e tu sei stata ferita nel tuo animo, nel tuo corpo, nel tuo cuore, e la ferita si chiama paura. E quando tu senti questo, senti la ferita di uno choc. Tu hai subito uno choc che non ti lascia star bene, ti fa male, ma questo choc ti dà anche l’opportunità di superare te stessa, di andare oltre, e – come sempre nella vita succede quando noi siamo stati feriti – rimangono i lividi o le cicatrici, e la vita è piena di cicatrici, la vita è piena di cicatrici!”. “Sempre avrai il ricordo di quelli che non ci sono più, perché sono mancati nell’incidente – ha proseguito il Papa rivolgendosi alla ragazza – e tu dovrai ogni giorno che prendi il treno sentire la traccia di questa ferita, di quella cicatrice, di quello che ti fa soffrire. Tu sei giovane, ma la vita è piena di questo”. “La saggezza umana, imparare ad essere donna saggia è questo”, ha spiegato Francesco: “Portare avanti le cose belle e le cose brutte della vita. Ci sono cose che sono bellissime, ma anche succede il contrario”. “Quanti giovani come voi non sono capaci di portare avanti la vita con la gioia, le cose belle e preferiscono lasciarsi stare, cadere sotto il dominio della droga e lasciarsi vincere dalla vita. La partita è così: o ti vince, o vinci tu la vita”. “Fallo con coraggio e con dolore, e quando c’è la gioia fallo con gioia, che ti salva da una malattia brutta: diventare nevrotica”, il consiglio del Papa.
“Come faccio a perdonare queste persone, per tutto quello che mi hanno fatto?”. A parlare è una ragazza rumena, in passato vittima di episodi di bullismo. “Parli di un problema molto comune fra i bambini, e non solo tra i bambini: la crudeltà”, ha esordito Francesco, ricordando che “anche i bambini sono crudeli, qualche volta e hanno quella capacità di ferirti nel cuore, di ferirti la dignità, la nazionalità come nel tuo caso”. Per il Papa, “la crudeltà è un atteggiamento umano che è alla base di tutte le guerre, di tutto: la crudeltà che non lascia crescere l’altro, che uccide l’altro, che uccide anche il buon nome di un’altra persona”. “Quando una persona chiacchiera contro l’altro, questo distrugge: le chiacchiere sono un terrorismo, è il terrorismo delle chiacchiere”, ha ribadito il Papa, “la crudeltà della lingua è come buttare una bomba, è terrorismo”. “Come si vince?”, ha chiesto il Papa: “Tu hai scelto la strada giusta: il silenzio, la pazienza e quella parola tanto bella: perdono”. “Perdonare non è facile”, ha ammesso Francesco: “Uno può dire io perdono ma non mi dimentico, e tu sempre porterai con te questo terrorismo delle parole brutte, che feriscono, e che cercano di portarti via dalla comunità”. “C’è una parola in italiano che non conoscevo”, ha rivelato il Papa: “Extracomunitari: si dice di persone di altri Paesi che vengono a vivere con noi. Proprio questa crudeltà fa sì che tu che sei di un altro Paese diventi un extracomunitario, ti portano via dalla comunità, non ti accolgono: è una cosa con cui dobbiamo lottare tanto. Lottare contro questo terrorismo della lingua, delle chiacchiere, degli insulti, del cacciare via la gente e dire cose che fanno male al cuore”. “Si può perdonare totalmente”, ha garantito il Papa: “È una grazia che dobbiamo chiedere al Signore, noi per noi stessi non possiamo: è una grazia che ti dà il Signore di perdonare il nemico, quello che ti ha ferito, che ti ha fatto del male”. “Lasciare nelle mani la saggezza del perdono, che è una grazia, ma noi fare tutto, del nostro, per perdonare”, il consiglio di Francesco, secondo il quale “c’è un altro atteggiamento” da adottare: “L’atteggiamento della mitezza, stare zitti, trattare bene gli altri, non rispondere con un’altra cosa brutta, come Gesù, che era mite di cuore. Viviamo in un mondo dove a un insulto rispondi con un altro, ci manca la mitezza. Chiedere la grazia della mitezza, la mitezza di cuore, che apre la strada al perdono”.
“Come facciamo noi giovani a vivere e a diffondere la pace in questo mondo che è pieno di odio?”. A interpellare il Papa con la terza e ultima domanda sono stati tre giovani di Verona, accompagnati da un sacerdote, che erano a Monaco nei giorni dell’attentato, sulla strada della Gmg, è stato consigliato loro di tornare a casa e così hanno fatto. Successivamente è stata offerta loro l’opportunità di partecipare al grande appuntamento di Cracovia. “Tu hai detto due parole chiave: pace e odio”, la risposta di Francesco: “La pace costruisce ponti, l’odio è il costruttore dei muri. Tu devi scegliere nella vita: o faccio ponti, o faccio muri. I muri dividono, crescono le divisioni e l’odio. I ponti invece uniscono: quando c’è il ponte, l’odio può andare via, perché io posso sentire l’altro, parlare con l’altro”. “Noi abbiamo nelle nostre possibilità, tutti i giorni, la capacità di fare un ponte umano”, l’incoraggiamento del Papa: “Quando stringi una mano a un umico, tu fai un ponte umano, quando colpisci un altro, costruisci il muro. L’odio cresce sempre con i muri”. “Delle volte succede che tu vuoi fare il ponte e ti lasciano con la mano tesa, dall’altra parte, non la prendono”. “Non dobbiamo subire le umiliazioni, ma sempre fare i ponti”, l’esortazione: “Tu sei stato fermato e tornato a casa, poi hai fatto una scommessa per il ponte e per tornare un’altra volta. Questo è l’atteggiamento: se c’è una difficoltà, torno indietro e vado avanti. Non lasciarci cadere per terra, sempre cercare il modo per fare ponti”. “Fate ponti voi, tutti, prendete le mani!”, l’invito alla folla radunata nella spianata davanti al Santuario della Misericordia: “Io voglio vedere tanti ponti umani. Questo è il programma di vita: fare ponti, ponti umani!”.
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Subito dopo i giovani italiani hanno seguito in diretta il saluto che Papa Francesco ha rivolto a tutti i giovani della Gmg dalla finestra del palazzo che per anni ospitò il card. Wojtyla.
“Adesso vorrei dirvi una cosa. Facciamo silenzio”. Sono circa le 21.15 quando Papa Francesco si affaccia per la prima volta dalla finestra dell’arcivescovado. E il suo pensiero, lo si capisce subito dopo, va a un giovane polacco: Maciej Ciesla, morto prematuramente poco prima di poter partecipare alla XXXI Gmg. “Aveva poco più di 22 anni”, inizia Francesco: “Aveva studiato disegno grafico e aveva lasciato il suo lavoro per essere volontario della Gmg. Infatti sono suoi tutti i disegni delle bandiere, le immagini dei santi patroni, che adornano la città, il kit del pellegrino. Proprio in questo lavoro ha ritrovato la sua fede. A novembre gli fu diagnosticato un cancro. I medici non hanno potuto fare niente, neppure con l’amputazione di una gamba. Lui voleva arrivare vivo alla nostra Gmg, aveva il posto prenotato nel tram in cui viaggerà il Papa, ma è morto il 2 luglio. La gente è molto toccata: lui ha fatto un grande bene a tutti”. “Adesso, tutti in silenzio, pensiamo a questo compagno di strada, che ha lavorato tanto per questa Gmg”, l’invito di Francesco: “E tutti noi, in silenzio, dal cuore, preghiamo: ognuno preghi dal profondo del cuore. Lui è presente tra noi”. “Adesso voi potete dire: questo Papa ci rovina la serata”, ha proseguito: “Ma è la verità, e noi dobbiamo abituarci alle cose buone e alle cose brutte. La vita è così, cari giovani! Ma c’è una cosa della quale non possiamo dubitare: la fede di questo ragazzo, di questo nostro amico, che ha lavorato tanto per questa Gmg e che ora è con Gesù! E questo è una grazia…”. “Un applauso al nostro compagno”, ha esortato Francesco: “Anche noi lo troveremo là un giorno. La vita è così, oggi siamo qui, domani siamo là: il problema è scegliere questa strada, come lui l’ha scelta, Ringraziamo il Signore perché ci dà giovani coraggiosi, che ci aiutano ad andare avanti nella vita”. “Non avete paura, non avete paura!”, l’esclamazione che ricorda uno dei motti di Giovanni Paolo II: “Domani ci rivedremo, voi fate il vostro dovere che è fare chiasso tutta la notte, far vedere la vostra gioia cristiana, la gioia che il Signore vi dà di essere una comunità che segue Gesù”. Poi la richiesta di pregare “tutti” la Madonna, “ognuno nella propria lingua”.
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La festa si è chiusa con il passaggio dei due segni simbolo delle Gmg, la Croce di San Damiano e la Madonna di Loreto, consegnati ai giovani polacchi dalle mani dei loro coetanei italiani. Presente il card. Stanisław Dziwisz, arcivescovo di Cracovia e storico segretario di Giovanni Paolo II, e da mons. Stanisław Gądecki, presidente della Conferenza Episcopale Polacca. Proprio il card. Dziwisz ha voluto ricordare papa Wojtyla invitando i giovani ad essere le Sentinelle del Mattino della Chiesa e anche a fare chiasso tutta la notte.
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Dalle ore 12 di lunedì 1° agosto alle ore 24 di martedì 2 in tutte le chiese parrocchiali e francescane sarà possibile lucrare l’Indulgenza della Porziuncola
Dalle ore 12 di lunedì 1° agosto alle ore 24 di martedì 2 in tutte le chiese parrocchiali della diocesi, così come nella chiesa dei Cappuccini di via Brescia, a Cremona, e presso il Santuario della Fontana di Casalmaggiore sarà possibile lucrare l’Indulgenza della Porziuncola, conosciuta come “Perdono d’Assisi”. Un evento che assume un significato tutto particolare visto che non solo è concomitante con il Giubileo della Misericordia, ma proprio quest’anno si celebra l’VIII centenario dalla concessione dell’Indulgenza.
Venerdì 22 è partito un gruppo di 30 volontari per la Romania dove animeranno attività ricreative per bambini. Altri gruppi partiranno nei prossimi giorni, tra le mete anche Puke in Albania
Anche quest’anno trenta giovani cremonesi sono partiti con Drum Bun (buon viaggio in romeno), l’esperienza di volontariato in Albania e Romania che dura ormai da 18 anni. Il progetto è nato nel 1997 dall’idea di Don Pier Codazzi ed un gruppo di giovani e adulti che propongono attività educative per bambini e ragazzi.
La seconda giornata di gemellaggio con Pogrzebień è iniziata con la messa celebrata dal vescovo Antonio
Dopo la prima vera giornata di gemellaggio dedicata alla conoscenza reciproca, alla festa, alla convivialità i 125 cremonesi ospiti a Pogrzebień (Katowice) e nei villaggi vicini vivranno, venerdì 22 luglio, una giornata all’insegna della riflessione e della memoria: nel pomeriggio, infatti, visiteranno il campo di concentramento di Auschwitz, nel quale i nazisti uccisero centinaia di migliaia di persone, soprattutto ebrei.
Nel pomeriggio di venerdì 22 i 125 ragazzi cremonesi accompagnati dal vescovo Antonio hanno visitato il famoso campo di concentramento nazista
Un brivido gelido ha attraversato la schiena dei 125 giovani cremonesi quando dinanzi a loro è apparso il cancello con la nota frase: «Arbeit macht frei», «il lavoro rende liberi». Tre parole che per i prigionieri di Auschwitz potevano significare speranza, ma che in realtà si trattrava dell’ennesima illusione orchestrata dai nazisti per mascherare la fine di ogni dignità umana.
Giunti in serata in Polonia i ragazzi guidati dal vescovo Antonio hanno ricevuto il benvenuto nell'oratorio salesiano di Pogrzebien
Dopo un viaggio durato un’intera giornata e dopo aver passato parte dell’Austria e della Repubblica Ceca, i 125 giovani cremonesi, guidati dal Vescovo Antonio, nella serata di mercoledì 20 luglio, sono giunti a Katowice, importante città della regione storica della Slesia, nel Sud della Polonia, sui fiumi Kłodnica e Rawa. In alcuni villaggi attorno alla metropoli i ragazzi cremonesi verranno ospitati fino al 24 luglio, giorno in cui si trasferiranno nella città di Cracovia per vivere le giornate clou della XXXI Gmg dal titolo: «Beati i misericordiosi, perchè troveranno misericordia».