A “Chiesa di Casa” si parla di musica, bellezza senza tempo che fa vibrare le corde dell’anima

Ospiti in studio Fausto Caporali (organista titolare della Cattedrale), Paola Carlomagno (assistente alla Direzione del Museo del Violino) e Tommaso Ruggeri (musicista e compositore)

image_pdfimage_print
Questo contenuto non è disponibile per via delle tue sui cookie

Ricorre il 18 dicembre il 286° anniversario della morte di Antonio Stradivari. A Cremona questa data assume un significato particolare e questa giornata diventa infatti occasione per celebrare lo “Stradivari Memorial Day”. Una ricorrenza che, insieme alla Giornata mondiale del violino celebrata lo scorso 13 dicembre, offre lo spunto per la nuova puntata di Chiesa di Casa, in cui il dialogo si è sviluppato attorno al concetto di musica. Ospiti in studio il maestro Fausto Caporali, organista titolare della Cattedrale di Cremona e docente al Conservatorio di Milano, Paola Carlomagno, assistente alla Direzione del Museo del Violino di Cremona e responsabile della Segreteria scientifica, e il giovane musicista e compositore cremonese Tommaso Ruggeri, tra gli autori dei brani della fiction Braccialetti Rossi.

Quando si parla di musica, viene naturale parlare di corde. Corde fisiche, come quelle che compongono una buona parte degli strumenti musicali, come, per esempio, proprio il violino; ma anche corde emotive, le corde dell’anima. «Chi si sa commuovere, sa commuovere anche gli altri. Per cui le proprie corde che si mettono in vibrazione trovano corrispondenza in quelle degli altri – ha sottolineato a tal proposito il maestro Caporali –. È giusto che il musicista si lasci andare in qualche modo e comunichi quello che è il suo sentire. Sono sicuro che laddove c’è un’umanità, si trovi sempre una condivisione con il mondo». Un pensiero che trova risonanza in quello di Tommaso Ruggeri, che ha evidenziato come, seppur probabilmente non sia il fine primo del musicista, la fruizione, la condivisione, è ciò che «dà pieno valore alla musica, che altrimenti resterebbe puro esercizio mentale». D’altronde, come ha precisato Paola Carlomagno «cuore in latino si dice cor, cordis e il plurale di questo neutro, che è corda, stranamente ha come risultante di essere corda solo riferita alla corda degli strumenti musicali». E ha aggiunto: «Si tratta quindi di mettere a nudo il proprio cuore, i propri sentimenti, il proprio animo, attraverso la vibrazione di questo elemento senza il quale gli strumenti ad arco non potrebbero far sentire la propria voce».

E nella musica proprio gli strumenti giocano il ruolo del protagonista. Strumenti in continua evoluzione, che cambiano a seconda dei generi, che cavalcano a loro volta l’onda della tendenza. Strumenti nuovi, che sfruttano il progresso tecnologico, e, di conseguenza, strumenti che appartengono al passato e che trovano nei musei la loro nuova «casa». «Tutti quelli che arrivano hanno già un loro vissuto – ha spiegato l’assistente alla Direzione del Museo del Violino –. Quelli che abbiamo a Cremona sono per certi versi un non plus ultra, perché rappresentano varie epoche costruttive. E bisogna preservarne l’uso in modo ponderato». Antichi, dunque, ma non desueti. Pezzi di storia che naturalmente non hanno l’integrità di quelli più moderni, ma – ha aggiunto la Carlomagno – «che rappresentano qualcosa in più oltre al suono che sono in grado di emettere». Essi vivono dunque un processo di conservazione e monitoraggio costante, affinché restino davvero strumenti senza tempo.

La musica è arte, ma è anche quotidianità, ed è fondamentale viverla in modo condiviso. La musica vive grazie alla società, che però va sempre più di corsa, magari a discapito della qualità. «Fermiamoci un momento – ha concluso Caporali – perché c’è ancora un bello, che è stato, che è conservato e che resta nel tempo».

Matteo Cattaneo
TeleRadio Cremona Cittanova
Facebooktwittermail