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Il Papa e le vittime del triplice disastro: l’indifferenza si vince con la compassione

A Tokyo, nel suo terzo giorno in Giappone, Papa Francesco incontra le vittime del terremoto, lo tsunami e l’incidente nucleare dell’11 marzo 2011, chiede di non dimenticare i 50mila ancora senza casa e di ripensare l’uso dell’energia nucleare, scegliendo “uno stile di vita umile e austero”

Per ricordare un disastro che è stato ribattezzato “triplice”, terremoto, tsunami e incidente nucleare, e le oltre 18mila persone che l’11 marzo 2011 e nei giorni e negli anni successivi hanno perso la vita, la prima parola di Papa Francesco è pregare in silenzio. “Una preghiera che ci unisca e ci dia il coraggio di guardare avanti con speranza”. E il silenzio scende nell’auditorium del Bellesalle Hanzomon, il centro convegni di Tokyo, dove il Papa incontra, nel suo penultimo giorno in Giappone, più di 800 vittime di quel disastro che ha cambiato la storia del Paese.

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Alle 14.46 una scossa in fondo al mare di magnitudo 9

Nel silenzio la mente torna alle 14.46 di quel giorno terribile, quando una scossa di magnitudo 9, al largo delle coste nord-orientali del Giappone, nella regione di Tohoku, a 30 chilometri di profondità, fa tremare la terra e provoca uno tsunami con onde più alte di 10 metri (fino a 40 nella città di Miyako, nella prefettura di Iwate). Le onde distruggono anche i generatori di emergenza della centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi, provocando tre esplosioni nucleari e un incidente di livello 7 (il più alto) nella scala internazionale. Gli sfollati furono 470 mila sfollati, e 50 mila sono ancora oggi in senza sistemazione definitiva.

Toshiro: ritrovata la speranza vedendo chi ci aiuta

Francesco sul podio saluta 10 vittime e poi ascolta tre testimonianze. Toshiro Kato è direttrice di un asilo cattolico proprio a Miyako, la città colpita dalle onde record. Una bambina del suo asilo è morta mentre tornava a casa, la sua casa è stata spazzata via dallo tsunami, come la diga costruita intorno alla città come barriera per fermare le onde. Ho capito, spiega “che gli esseri umani non possono vincere la natura e che la sua potenza e saggezza ci è necessaria”. Tra le macerie della sua casa ha ringraziato per il dono della vita e oggi può dire che “attraverso questo terremoto, ho ricevuto di più di quanto ho perso”, perché ha ritrovato la speranza “nel vedere che le persone si uniscono per aiutarsi a vicenda”. Ma ancora molto c’è da fare, perché ”se non fai nulla, il risultato è zero, ma se fai un passo, avanzerai un passo”.

Matsuki: Il Paese ha smesso di preoccuparsi per gli sfollati

Toccante è anche la testimonianza di Matsuki Kamoshita, che al momento del disastro nucleare di Fukushima aveva 8 anni, e viveva a Inaki. Racconta la sua fuga verso Tokyo con la madre e il fratellino di tre anni, che piangeva nascosto sotto le lenzuola, mentre il padre, insegnante, tornava coraggiosamente a Fukushima per proteggere i suoi studenti. Parla del bullismo di cui è stato vittima perché sfollato e denuncia che “il Paese ha rinunciato a preoccuparsi degli sfollati”, anche se i materiali radioattivi, dopo otto anni “stanno ancora emettendo radiazioni”. “Gli adulti – dice – hanno la responsabilità di spiegare, senza nascondere nulla, le conseguenze dell’esposizione alla radiazioni e i futuri possibili danni”. “Non voglio  – è la sua drammatica richiesta – che muoiano prima di noi, avendo mentito o non ammettendo la verità”. Per favore, è il suo appello al Papa, “preghi affinché coloro che hanno il potere trovino il coraggio di seguire un’altra strada”. E preghi con noi “affinché in tutto il mondo si lavori per eliminare dal nostro futuro la minaccia dell’esposizione alle radiazioni”.

Guarda il video integrale dell’incontro

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La preghiera silenziosa per le 18 mila vittime

Il Pontefice abbraccia Matsuki a lungo, in un momento di intensa commozione, e quando prende la parola, ringrazia lui, Toshiro e il sacerdote buddista Tokuun, “per aver espresso con le vostre parole e con la vostra presenza la tristezza e il dolore sofferti da tante persone, ma anche la speranza aperta ad un futuro migliore”. E risponde al suo invito di unirsi alle vittime in preghiera.

Facciamo un momento di silenzio e lasciamo che la nostra prima parola sia pregare per le oltre diciottomila persone che hanno perso la vita, per le loro famiglie e per coloro che sono ancora dispersi. Una preghiera che ci unisca e ci dia il coraggio di guardare avanti con speranza.

Un sostegno che, otto anni dopo, va prolungato

Dopo il silenzio, Papa Francesco ringrazia le amministrazioni locali e tutti coloro che si prodigano nella ricostruzione e per alleviare la situazione delle oltre 50mila persone evacuate che sono ancora senza una vera casa. Si dice grato per chi, con prontezza, si è mobilitato per soccorrere “le popolazioni colpite con la preghiera e l’assistenza materiale e finanziaria”, ma chiede che l’azione sia prolungata e sostenuta, perché “alcuni di coloro che vivevano nelle aree colpite ora si sentono dimenticati e non pochi devono affrontare continui problemi: terreni e foreste contaminati e gli effetti a lungo termine delle radiazioni”.

Nessuno si ricostruisce da solo, servono mani amiche

Il Papa si appella così “alle persone di buona volontà perché le vittime di queste tragedie continuino a ricevere l’aiuto di cui hanno tanto bisogno”. La ricostruzione, spiega, “richiede di sperimentare la solidarietà e il sostegno di una comunità”, perché “nessuno si ‘ricostruisce’ da solo; nessuno può ricominciare da solo”. È essenziale “trovare una mano amica, una mano fraterna”.

Otto anni dopo il triplice disastro, il Giappone ha dimostrato come un popolo può unirsi in solidarietà, pazienza, perseveranza e resistenza. La strada per un pieno recupero può essere ancora lunga, ma è sempre possibile se può contare sull’anima di questa gente capace di mobilitarsi per soccorrersi e aiutarsi a vicenda.

Siamo una famiglia, se uno soffre, tutti soffriamo

L’ invito di Francesco a tutti i giapponesi è “ad andare avanti ogni giorno, a poco a poco, per costruire il futuro basato sulla solidarietà e l’impegno reciproco, per voi, i vostri figli e nipoti, e per le generazioni a venire”. Il Pontefice ricorda quanto gli ha chiesto il secondo testimone, il sacerdore buddista Tokuun Tanaka: come rispondere ad altri importanti problemi che ci riguardano ovvero guerre, rifugiati, alimentazione, disparità economiche e sfide ambientali. “È un grave errore” sottolinea, pensare che possano essere affrontati “in maniera isolata senza considerarli come parte di una rete più ampia”, perché tutto è interconnesso. Il primo passo, chiarisce Papa Francesco, “oltre a prendere decisioni coraggiose e importanti” “sulle future fonti di energia”, è lavorare e camminare “verso una cultura capace di combattere l’indifferenza”.

“ Uno dei mali che più ci colpiscono sta nella cultura dell’indifferenza. Urge mobilitarsi per aiutare a prendere coscienza che se un membro della nostra famiglia soffre, tutti soffriamo con lui; perché non si raggiunge una interconnessione se non si coltiva la saggezza dell’appartenenza, l’unica capace di assumere i problemi e le soluzioni in modo globale. Apparteniamo gli uni agli altri. ”

I vescovi del Giappone “chiedono l’abolizione del nucleare”

Il Papa si sofferma quindi a ricordare l’incidente nucleare di Daiichi a Fukushima “e le sue conseguenze”, e sottolinea che oltre  “alle preoccupazioni scientifiche o mediche, c’è anche il lavoro immenso per ripristinare il tessuto della società”. Vanno ristabiliti i legami sociali e va condivisa la preoccupazione dei “fratelli vescovi del Giappone” “per il prolungarsi dell’uso dell’energia nucleare, per cui hanno chiesto l’abolizione delle centrali nucleari”. Perché ricorda Francesco, il progresso tecnologico non può essere “la misura del progresso umano”. Va quindi ridiscusso, come il Pontefice ha già chiesto nell’enciclica “Laudato sì” il “paradigma tecnocratico”, ed è importante “fare una pausa e riflettere su chi siamo e, forse in modo più critico, su chi vogliamo essere”. Domandarci: “che tipo di mondo, che tipo di eredità vogliamo lasciare a coloro che verranno dopo di noi?”.

La nostra responsabilità verso le generazioni future

Con la “saggezza e l’esperienza degli anziani, insieme all’impegno e all’entusiasmo dei giovani”, è necessario allora per Papa Francesco “plasmare una visione diversa”, “che aiuti a guardare con grande rispetto il dono della vita e la solidarietà con i nostri fratelli e sorelle nell’unica, multietnica e multiculturale famiglia umana”.

Quando pensiamo al futuro della nostra casa comune, dobbiamo renderci conto che non possiamo prendere decisioni puramente egoistiche e che abbiamo una grande responsabilità verso le generazioni future. In tal senso, ci è chiesto di scegliere uno stile di vita umile e austero che risponda alle urgenze che siamo chiamati ad affrontare.

La compassione è la strada per trovare speranza nel futuro

Il Papa conclude ricordando che, nel lavoro “di recupero e ricostruzione dopo il triplice disastro, molte mani devono stringersi e molti cuori devono unirsi come se fossero una cosa sola”. Così “quanti hanno sofferto riceveranno sostegno e sapranno di non essere stati dimenticati”, e sapranno che molte persone, “condividono il loro dolore e continueranno a tendere una mano fraterna per aiutare”. Possa, è l’augurio finale di Francesco la compassione di chi ha cercato di alleggerire il peso delle vittime “essere la strada che permetta a tutti di trovare speranza, stabilità e sicurezza per il futuro”.

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Un rivolgimento morale contro le armi nucleari

Lo sviluppo del Magistero della Chiesa sulla tragica realtà della guerra, alla luce della devastazione dell’attacco nucleare su Hiroshima e Nagasaki

C’è un prima e un dopo Hiroshima e Nagasaki nella storia dell’umanità. C’è anche un prima e un dopo il devastante bombardamento atomico sulle città giapponesi nel modo in cui la Chiesa, innanzitutto attraverso il Magistero dei Pontefici, guarda alla tragica esperienza della guerra. La devastazione annichilente portata dagli ordigni nucleari obbliga anche la Chiesa a riconsiderare il tema del conflitto bellico con una nuova mentalità. Mai nella storia, infatti, gli uomini avevano avuto a disposizione un’arma capace di cancellare potenzialmente ogni traccia umana sulla faccia della terra. Una tale situazione inedita pesa in modo angoscioso sul cuore di Pio XII che – nel Radiomessaggio del 24 agosto del 1939 – aveva ammonito profeticamente: “Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra”. Nell’agosto di 6 anni dopo, al termine di un conflitto che ha sconvolto il pianeta, quelle parole di Papa Pacelli assumono un nuovo tragico significato. Davvero, come dimostra quanto accaduto con il bombardamento nucleare statunitense su Hiroshima e Nagasaki, “tutto può essere perduto con la guerra”. Continue reading »

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Giornata mondiale contro l’Aids: dalla Casa della speranza tre spot pubblicitari di sensibilizzazione sul tema dell’HIV

Domenica 1° dicembre la visita del vescovo Napolioni alla struttura della Caritas diocesana nel quartiere Borgo Loreto di Cremona

Il 1° dicembre ricorre la Giornata Mondiale contro l’AIDS, istituita nel 1988 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Si tratta di un’occasione importante per sostenere azioni di informazione e di sensibilizzazione finalizzate alla prevenzione. In questo contesto Casa della Speranza (la struttura della Caritas diocesana nel quartiere Borgo Loreto di Cremona) ha pensato e ideato, in collaborazione con il DROP-IN della Cooperativa Sociale di Bessimo ONLUS, tre spot pubblicitari di sensibilizzazione proprio sul tema dell’HIV. Continue reading »

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«Fragile come tutti, felice come pochi»: la figura di santa Teresa di Lisieux secondo suor Antonella Piccirilli (AUDIO E VIDEO)

L'autrice ospite in chiesa a Cella Dati per la presentazione del libro dedicato alla vita e al messaggio della santa

«Col suo amore per Gesù, Teresa di Lisieux ci insegna una dottrina, […] ci fa fare esperienza della santità con i nostri dubbi, peccati e imperfezioni»: così esordisce suor Antonella Piccirilli, nella serata di ieri, 25 novembre, presso la chiesa di Santa Maria Assunta di Cella Dati. Suor Antonella, su invito di don Umberto Zanaboni, parroco di Cella Dati, Derovere e Pugnolo, ha presentato il suo libro “Fragile come tutti, felice come pochi – Teresa di Lisieux e le nostre ferite”.

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Andrea Bergonzi
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L’Avvento di Fraternità 2019 destinato alla missione di Salvador de Bahia

La raccolta diocesana sarà finalizzata al completamento dell'oratorio della parrocchia di Cristo Risorto e all'incremento dei pacchi alimentari per i bisognosi della favela

Dopo la veglia missionaria celebrata lo scorso ottobre in Cattedrale, nella quale la Chiesa cremonese – attraverso la voce e le mani del vescovo Napolioni – ha conferito il mandato missionario a don Davide Ferretti, come fidei donum nella parrocchia di Cristo Risorto in quel di Savador de Bahia e dopo la visita del vescovo stesso in Brasile , ora si deve passare dall’invio alla vera e propria collaborazione con la Chiesa sorella nella quale già da diversi anni opera anche don Emilio Bellani in qualità di parroco.

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A Casalbuttano tre “santi giovani” accompagnano nel cammino di Avvento

Tre serate-testimonianza per conoscere le figure di Carlo Acutis, Chiara Badano e Giulia Gabrieli. Primo appuntamento il 26 novembre

Tre testimoni speciali accompagneranno la riflessione di Avvento dell’erigenda Unità Pastorale di Casalbuttano, San Vito, Paderno Ponchielli, Polengo, Ossolaro, Corte de’Cortesi, Cignone e Bordolano, che propone alle comunità un percorso di tre incontri dedicate alle figure di “santi giovani” del nostro tempo.

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Danza inclusiva: “Il Laboratorio” festeggia i 20 anni di attività

Pomeriggio di festa con l'associazione ospitata nei locali della parrocchia di Cristo Re

L’Associazione IL LABORATORIO ASD APS che ha la sua sede presso i locali dell’oratorio di Cristo Re a Cremona celebra sabato 30 novembre con un pomeriggio di festa  i suoi 20 anni di attività per la promozione dell’inclusione e della coesione sociale attraverso la danza.

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Adoratrici, deceduta la missionaria suor Fausta Beretta

La mattina di martedì 26 novembre, al termine di una tormentata malattia, è salita alla Casa del Padre suor Fausta Beretta, 69 anni, religiosa dell’Istituto delle Adoratrici del SS. Sacramento, missionaria, molto nota in diocesi ma non solo.

Nata a Cenate Sopra, in provincia di Bergamo, nel 1950, suor Fausta si trasferì giovanissima con la sua famiglia a San Paolo d’Argon, comune che dieci anni fa gli conferì un pubblico riconoscimento per il suo intenso e faticoso servizio in Africa.

Entrata nel 1970 nelle Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento di Rivolta d’Adda, negli anni della sua formazione ebbe modo di conoscere molte comunità della diocesi cremonese, tra cui Cassano d’Adda, dove la notizia del suo decesso è stata accolta con particolare emozione.

Nel 1982 suor Fausta partì per la sua prima esperienza in terra di missione, giungendo nell’allora Zaire, dove rimase per diciotto faticosi, pericolosi ma fecondi anni.

Tornò in Italia nel 2000 per occuparsi, a Como, dell’aiuto alle ragazze di strada.

Due anni più tardi, su richiesta di un vescovo locale, tornò in Africa, in Camerun,  fondando la missione di Ndoumbi, dove insegnò e si dedicò ai più giovani.

La malattia la costrinse al ritorno in Italia. È spirata serenamente presso a Rivolta, assistita e confortata dalle consorelle, dopo un periodo di sofferenza vissuta nella certezza dell’abbraccio finale con lo sposo.

I funerali nel pomeriggio di giovedì 28 novembre, alle 14.30, presso la chiesa di Casa Madre.

Non verranno certo dimenticati il suo ottimismo, la sua forte fede e la sua contagiosa simpatia. Resta di lei una forte testimonianza di cristianesimo vissuto: «Con l’aiuto e la forza di tanti, è possibile fare grandi cose – era solita dire – la condivisione delle fatiche significa fare meno fatica da soli».

Marco Galbusera
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Mine antiuomo: quasi 7 mila vittime in 50 Paesi, in gran parte civili e bambini

Presentato a Ginevra ed Oslo il Rapporto 2019 sulle mine antiuomo, una panoramica degli sforzi compiuti da 20 anni per attuare il Trattato di Ottawa sulla messa al bando di queste micidiali armi.

“Gli accordi di pace possono essere firmati e le ostilità possono cessare, ma le mine terrestri e i residuati bellici esplosivi sono un’eredità perdurante dei conflitti”. Si apre con queste parole il 21 mo Rapporto messo a punto dalla Campagna internazionale per il bando delle mine (Ucbl) e la Coalizione contro le bombe a grappolo (Cmc). Sono infatti passati 20 anni dall’entrata in vigore, il 1 marzo del 1999, del Trattato di Ottawa, che prende il nome della capitale canadese dove è stata siglata la Convenzione internazionale per la proibizione in tutto il mondo dell’uso, stoccaggio, produzione e vendita delle mine antiuomo e per la distruzione di quelle inesplose. Continue reading »

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Il 22 dicembre Messa in ricordo di don Costant Afan, già seminarista togolese a Cremona

Deceduto a 51 anni alcuni giorni fa in Togo, verrà ricordato in parrocchia a Castelverde e dall'Associazione nata per il sostegno a progetti di solidarietà

L’improvvisa morte di don Costant Afan, lo scorso 16 novembre dopo una decina di giorni di ricovero ospedaliero per una infezione respiratoria, ha sorpreso gli amici italiani che ne hanno seguito i primi anni di sacerdozio in diverse parrocchie togolesi. Impegnato inizialmente nella parrocchia di Tchifamà aveva dato vita ad una nuova scuola per cinquecento bambini, con il sostegno economico della Associazione “Amici di don Costante del Togo”, sorta a Castelverde dal 2006 e che oggi raggruppa una quindicina di soci. Continue reading »

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