Category Archives: La vita della Chiesa

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Settimana sociale, Papa Francesco: “Ai cattolici italiani è richiesto un po’ più di coraggio”

Il Papa ha aperto la prima giornata della Settimana sociale di Taranto con un messaggio e un videomessaggio. L'introduzione del card. Bassetti e l'intervento di mons. Santoro, davanti a circa un migliaio di partecipanti

“Non possiamo rassegnarci e stare alla finestra a guardare, non possiamo restare indifferenti o apatici senza assumerci la responsabilità verso gli altri e verso la società”. È il monito di Papa Francesco, nel messaggio inviato alla 49ma Settimana sociale, che si è aperta oggi a Taranto sul tema: “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. Tutto è connesso”. Per uscire dalla crisi generata dal Covid, “crisi insieme sanitaria e sociale” – l’appello di Francesco ai circa mille tra vescovi, delegati e ospiti radunati al Palamazzola –

“è richiesto un di più di coraggio anche ai cattolici italiani”.

A fargli eco è stato il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, introducendo i lavori.

“Occorre un balzo in avanti”,

la proposta: “Serve uno sguardo lungo sulle sorti dell’Europa e soprattutto dell’Italia. Mai come oggi è necessario un nuovo patto sociale tra tutti gli uomini e le donne italiane di buona volontà per mettere a tema l’Italia e il suo futuro facendo proposte concrete e non solo belle parole sul nostro Paese”. “Accanto a un piano di sviluppo per l’Italia c’è bisogno anche di altro”, ha sottolineato il presidente della Cei: “Qualcosa di più profondo. Serve una profezia sull’Italia. È necessaria una voce alta e autorevole che sappia leggere i segni dei tempi: ovvero sappia comprendere e interpretare questo scorcio di XXI secolo”. Al termine della prima parte dei lavori è arrivato a sorpresa anche un videomessaggio del Santo Padre, in cui rivolge “un pensiero particolare e un incoraggiamento ai giovani” e offre “una carezza a tutte le mamme e a tutti i papà di Taranto che hanno pianto o piangono per la morte e le sofferenze dei propri figli”.

Per fare della Settimana un’esperienza sinodale, raccomanda il Papa nel messaggio,

“occorre ascoltare le sofferenze dei poveri, degli ultimi, dei disperati, delle famiglie stanche di vivere in luoghi inquinati, sfruttati, bruciati, devastati dalla corruzione e dal degrado”.

“Abbiamo bisogno di speranza”, la tesi di Francesco, che ha indicato tre “cartelli” per camminare con audacia su questa strada. Il primo è “l’attenzione agli attraversamenti”: “Troppe persone – la denuncia – incrociano le nostre esistenze mentre si trovano nella disperazione: giovani costretti a lasciare i loro Paesi di origine per emigrare altrove, disoccupati o sfruttati in un infinito precariato; donne che hanno perso il lavoro in periodo di pandemia o sono costrette a scegliere tra maternità e professione; lavoratori lasciati a casa senza opportunità; poveri e migranti non accolti e non integrati; anziani abbandonati alla loro solitudine; famiglie vittime dell’usura, del gioco d’azzardo e della corruzione; imprenditori in difficoltà e soggetti ai soprusi delle mafie; comunità distrutte dai roghi… Ma vi sono anche tante persone ammalate, adulti e bambini, operai costretti a lavori usuranti o immorali, spesso in condizioni di sicurezza precarie”.

Il secondo cartello da rispettare sulla strada della speranza è il divieto di sosta.

“Non sostiamo nelle sacrestie, non formiamo gruppi elitari che si isolano e si chiudono”,

l’indicazione di rotta del Papa.

“Quanto sarebbe bello che nei territori maggiormente segnati dall’inquinamento e dal degrado i cristiani non si limitino a denunciare, ma assumano la responsabilità di creare reti di riscatto”,

il sogno di Francesco. Non ci sono via di mezzo, “si tratta di ridefinire il progresso”, propone il Papa rilanciando uno dei temi di fondo della Laudato sì: “Uno sviluppo tecnologico ed economico che non lascia un mondo migliore e una qualità di vita integralmente superiore non può considerarsi progresso. Talvolta prevalgono la paura e il silenzio, che finiscono per favorire l’agire dei lupi del malaffare e dell’interesse individuale. Non abbiamo paura di denunciare e contrastare l’illegalità, ma non abbiamo timore soprattutto di seminare il bene!”. Il terzo cartello stradale è l’obbligo di svolta. “Lo invocano il grido dei poveri e quello della Terra”, scrive il Papa, che cita

don Tonino Bello, “profeta in terra di Puglia”, il quale amava ripetere: “Non possiamo limitarci a sperare. Dobbiamo organizzare la speranza!”.

Per Francesco, “la svolta verrà solo se sapremo formare le coscienze a non cercare soluzioni facili a tutela di chi è già garantito, ma a proporre processi di cambiamento duraturi, a beneficio delle giovani generazioni”.

Nella parte finale della sua introduzione, il card. Bassetti si è rivolto direttamente ai giovani, chiamati ad essere i nuovi protagonisti del cambiamento d’epoca che stiamo vivendo.

“L’epoca dei pifferai magici è passata e non deve tornare più”.

“La vostra numerosa presenza qui a Taranto, oggi, mi rincuora e mi consola”, le parole di Bassetti: “Non rassegniamoci!”. “Come vorrei che da qui noi dessimo un segnale di apertura che racconti un futuro possibile”, il sogno del “padrone” di casa, mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto: “qui la speranza è precaria come il lavoro, qui l’inquinamento ha intossicato le coscienze prima ancora che l’aria, la terra e il mare”.

“La Chiesa italiana ha la responsabilità di tracciare una parabola che non fronteggi l’emergenza della salute, dell’ambiente, del lavoro, con rattoppi dell’ultima ora come siamo abituati a subire da decenni, ma che sia lungimirante, che ponga le basi di una crescita per le nuove generazioni, che esprima la cura dell’educare e della gratuità”,

l’appello del vescovo, che ha auspicato “un percorso virtuoso di ‘bonifica’ lungo la strada del concetto che il Papa ci ha offerto: quello dell’ecologia integrale”, ripartendo “dai volti delle persone morte e ferite per causa dell’inquinamento ambientale, dal volto ferito di tutta la Casa comune, e dalle vittime del lavoro”.

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Ancelle della Carità in festa per la beatificazione di suor Lucia Ripamonti

Le Ancelle della Carità – presenti in diocesi di Cremona dal 1841, conosciute e stimate a Cremona per la clinica in via Aselli – sono  in festa per la beatificazione di suor Lucia Ripamonti: il rito si terrà sabato 23 ottobre, alle 10, nella Cattedrale di Brescia e sarà presieduto dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, in rappresentanza del Papa. Continue reading »

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49ª Settimana sociale, don Bruno Bignami: «Coniugare ambiente, lavoro e futuro per la transizione ecologica»

  La 49ª Settimana sociale dei cattolici italiani si svolge a Taranto, «città simbolica di un modello di sviluppo e di economia», offrendo in tal senso «l’occasione per riflettere sui temi ambientali. Una sorta di attualizzazione della Laudato si’ nel contesto italiano». Lo afferma al Sir don Bruno Bignami, il sacerdote cremonese direttore dell’Ufficio nazionale della Cei per i problemi sociali e il lavoro, alla … Continue reading »

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Incontro regionale “Giovani e Vescovi” sui sentieri del dialogo

Il dialogo tra i Vescovi lombardi e i giovani metterà al centro il loro vissuto, secondo i sentieri individuati da 5 macro-aree tematiche

È la giovinezza il periodo in cui si orientano in modo più significativo i grandi sentieri della vita. Attraverso di essi i giovani si interrogano sul loro essere nel mondo, ricercandone il senso. In un momento della vita in cui si cominciano ad assumere diverse responsabilità, l’amicizia con Gesù può guidarli nelle scelte e nelle decisioni che sono chiamati a prendere nella costruzione del proprio progetto di vita, dall’ambito professionale, sociale e politico, a quelle più radicali per la propria esistenza. Continue reading »

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“Vivremo un decennio interamente sinodale”, proposta CEI di far redigere gli Orientamenti pastorali “all’intero popolo di Dio”

Il Consiglio permanente della Cei invia un Messaggio e una Lettera per il Cammino sinodale della Chiesa in Italia che, come in tutte le altre diocesi del mondo, comincerà il 17 ottobre

 

Un Messaggio ai presbiteri, ai diaconi, alle consacrate e consacrati e a tutti gli operatori pastorali e una Lettera alle donne e agli uomini di buona volontà: sono i due testi approvati dal Consiglio Episcopale Permanente e resi noti martedì 12 ottobre. Continue reading »

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Anche una delegazione cremonese a Taranto per la 49a Settimana sociale dei cattolici italiani

Dal 21 al 24 ottobre sul tema "Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #tuttoèconnesso"

Avviare una transizione ispirata dalla prospettiva dell’ecologia integrale, con un progetto concreto di ampio respiro, che parta dalle Chiese che sono in Italia e coinvolga l’intera società. È questo l’obiettivo della 49a Settimana Sociale dei cattolici italiani, che si terrà a Taranto dal 21 al 24 ottobre, sul tema: “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #tuttoèconnesso”. Anche la diocesi di Cremona sarà presente con una propria delegazione guidata dall’incaricato diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro, Eugenio Bignardi, insieme a Diana Afman ed Ester Tolomini. Continue reading »

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Dall’agricoltura bio al riciclo dei rifiuti, dalla Settimana sociale nuove “buone pratiche”

Sono cooperative, associazioni, aziende vere e proprie. Le “buone pratiche” individuate per la prossima Settimana sociale, che si svolgerà a Taranto dal 21 al 24 ottobre, hanno tanti volti ma la stessa sostanza: promuovono il bene comune. E lo fanno seguendo i criteri dell’economia circolare. Da Nord a Sud. “Il lavoro di censimento – spiega don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro – è utile non tanto per dare un bollino, quanto più per renderci conto che, oltre al  movimento di pensiero, ci sono tante azioni concrete sui territori che rendono visibile come la Laudato si’ sia già applicata e vissuta all’interno di mondi economici ed esperienze amministrative”. Accanto a questi, ci sono poi “diocesi, parrocchie, associazioni e gruppi, che in questi anni hanno dato vita a realtà significative che guardano al mondo in termini di educazione e formazione e non solo di utilizzo immediato delle risorse”, ricorda don Bignami. Si tratta, aggiunge, di “un grande movimento che deve avere voce e considerazione”.

Una filiera “bio”. Tante “buone pratiche” sono “impregnate” di terra. E l’amore per la terra caratterizza l’esperienza della “Cooperativa Girolomoni”, oltre 400 agricoltori per una filiera interamente biologica. Giovanni Battista Girolomoni, presidente della coop, è uno dei figli del fondatore, che aveva intuito l’abuso di chimica di sintesi in agricoltura. La mission è diventata quella di fare a meno di queste sostanze per salute e sostenibilità. Ci troviamo nella collina di Montebello, a pochi chilometri da Urbino, nelle Marche. Nel 2019 è stato realizzato il molino con una filiera completamente dedicata la biologico in cui ogni fase è bio.

“Non ci accontentiamo della certificazione – dice -. Nella trasformazione del prodotto cerchiamo di utilizzare tecnologie moderne che rispettino il contenuto della materia prima per preservarne sapori e profumi. Utilizziamo energie rinnovabili”.

Sono in atto collaborazioni con enti culturali sul territorio. “Vengono a visitarci le scuole come fattoria didattica ma anche studiosi dell’università di Tokio. Il nostro modello è quello di un’agricoltura sostenibile”.

Un modello di economia circolare. La “Masseria Fruttirossi – Lome Super Fruit” è un’azienda leader in Italia per la coltivazione e la trasformazione della melagrana. Immersa in un frutteto nelle campagne di Castellaneta Marina, in Puglia, su una superfice di 350 ettari, valorizza ambiente e lavoro, facendo della sostenibilità una realtà a 360°. “L’azienda e lo stabilimento sviluppa il concetto di filiera corta –  dice Dario De Lisi, responsabile commerciale dell’azienda -. Il frutto appena raccolto viene portato nello stabilimento dove viene lavorato e trasformato. Lo stabilimento è dotato di un impianto fotovoltaico di 750 kw che lo rende autonomo da un punto di vista energetico per limitare l’emissione di anidride carbonica. In dotazione vi è anche un impianto per la raccolta di acque piovane usate per l’irrigazione”. Una parte del terreno era incolta, in stato di abbandono. “Le buone pratiche che realizziamo in questo processo di filiera consistono anche nell’aver restituito alla propria vocazione il terreno agricolo”. Nelle fasi più operative dei processi vengono impiegate oltre trecento persone nelle varie attività.

“Siamo riusciti a realizzare una vera e propria economia circolare – sottolinea De Lisi -. E possiamo definirci a rifiuti zero”.

“Tutti i residui della lavorazione vengono utilizzati attraverso un impianto di lombricompostaggio per la produzione di humus che andiamo a reintrodurre nel ciclo agronomico attraverso la concimazione. Non abbiamo rifiuti umidi da trattare, anzi diventano una risorsa. E non usiamo sostanze chimiche”.

La solidarietà dal riciclo. La tutela dell’ambiente attraverso la creazione di nuova occupazione per fasce deboli di popolazione italiana e straniera è la sfida che muove “Vesti Solidale”, cooperativa sociale di Cinisello Balsamo (Milano). Tanto da essere composta da da 51 soci di cui 40 lavoratori e 11 volontari (dato aggiornato a fine 2019). Sono 109 i lavoratori assunti secondo il contratto collettivo nazionale di lavoro delle cooperative sociali. La sede operativa è un capannone di circa 2.000 mq compresi gli uffici autorizzato dalla Città Metropolitana di Milano alle operazioni di recupero e smaltimento di diverse tipologie di rifiuti. La coop dispone di una flotta aziendale costituita da 31 automezzi autorizzati dall’Albo gestori ambientali per il trasporto di rifiuti pericolosi e non pericolosi. Infatti, “Vesti Solidale” è specializzata nei servizi di raccolta differenziata di rifiuti urbani e speciali. I rifiuti raccolti sono avviati al recupero e riciclaggio nei propri impianti autorizzati o, nel caso in cui una particolare tipologia di rifiuti lo richieda, sono conferiti ad impianti terzi.

Inclusione e creatività. A Morrovalle, nell’arcidiocesi di Fermo, la cooperativa sociale “Il talento” permette a persone con disabilità di mettere a frutto le loro ricchezze nel mondo dell’agricoltura, “seguendo i principi della responsabilità etica e della sostenibilità ambientale”. “Ferilli Eyewear” realizza, invece, occhiali made in Italy con materiali innovativi ed ecosostenibili, ottenuti dalla disidratazione delle pale del fico d’india, pianta molto diffusa in Puglia. Grazie all’abilità di alcuni artigiani, questo materiale si trasforma in un accessorio esclusivo dal design ricercato. Infine, l’associazione “Fides et Ratio” creata da un gruppo di giovani della diocesi di Nola. Si tratta di un polo che offre formazione, diffusione della cultura e dei valori cristiani. L’obiettivo del progetto, che ha ricadute educative e aggregative sul territorio, è infatti quello di “rendere accessibili, fruibili e inclusivi i linguaggi della cultura per generare benessere per le persone e per l’intera comunità”. L’associazione realizza laboratori ludico-didattici, giornate di educazione ambientale, eventi dedicati alla promozione del patrimonio storico artistico diocesano, laboratori informatici e linguistici ed eventi. “La nostra buona pratica insegna a prendersi cura dell’altro, a guardare i suoi bisogni, alle sue esigenze e farsi carico dell’altra persona”.

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Sinodo, Papa Francesco: “Non bisogna fare un’altra Chiesa, bisogna fare una Chiesa diversa”

Sabato 9 ottobre Papa Francesco ha aperto il momento di riflessione sul percorso sinodale con un discorso a 360 gradi, al centro del quale c'è l'identità di una "Chiesa di vicinanza", che parta dall'ascolto e dalla partecipazione di tutto il popolo di Dio. L'auspicio è che possa essere un Sinodo con la partecipazione di tutti, in cui lo Spirito sia il protagonista

“Non bisogna fare un’altra Chiesa, bisogna fare una Chiesa diversa”. Per concludere il suo discorso durante il momento di riflessione sul percorso sinodale, la mattina di sabato 9 ottobre nell’Aula nuova del Sinodo, il Papa ha preso in prestito una frase di padre Yves Congar: “E questa è la sfida”, ha aggiunto sintetizzando gli obiettivi del Sinodo sulla sinodalità, che inaugurerà ufficialmente domenica 10 ottobre con la Messa nella basilica di San Pietro.

“Il Sinodo non è un Parlamento”,

ha esordito Francesco a braccio. “Nell’unico Popolo di Dio, camminiamo insieme, per fare l’esperienza di una Chiesa che riceve e vive il dono dell’unità e si apre alla voce dello Spirito”, l’esortazione di Francesco, che si è soffermato sulle tre parole-chiave del Sinodo: comunione, partecipazione, missione. E ha messo in guardia da tre rischi: il formalismo, l’intellettualismo e l’immobilismo, che “è un veleno nella vita della Chiesa”.

“Se non arriveremo a questa Chiesa di vicinanza, con compassione e tenerezza, non saremo la Chiesa del Signore”,la mèta verso la quale tendere. “Sia questo Sinodo un tempo abitato dallo Spirito!”, l’auspicio finale, per preservarci dal pericolo di “diventare una Chiesa da museo, bella ma muta, con tanto passato e poco avvenire”.

“Comunione e missione sono espressioni teologiche che designano il mistero della Chiesa e di cui è bene fare memoria”, ha spiegato il Papa, ricordando il Concilio Vaticano II e citando Paolo VI. “Partecipare tutti: è un impegno ecclesiale irrinunciabile!”, ha esclamato Francesco, menzionando la visione di Giovanni Paolo II della Chiesa come “koinonia” e lanciando un monito preciso, a partire dal battesimo come la nostra carta di identità: “Celebrare un Sinodo è sempre bello e importante, ma è veramente proficuo se diventa espressione viva dell’essere Chiesa, di un agire caratterizzato da una partecipazione vera. E questo non per esigenze di stile, ma di fede”.

“Se manca una reale partecipazione di tutto il Popolo di Dio, i discorsi sulla comunione rischiano di restare pie intenzioni”, la denuncia: “Su questo aspetto abbiamo fatto dei passi in avanti, ma si fa ancora una certa fatica e siamo costretti a registrare il disagio e la sofferenza di tanti operatori pastorali, degli organismi di partecipazione delle diocesi e delle parrocchie, delle donne che spesso sono ancora ai margini”.  

“Si può ridurre un Sinodo a un evento straordinario, ma di facciata, proprio come se si restasse a guardare una bella facciata di una chiesa senza mai mettervi piede dentro”, il monito per scongiurare il rischio del formalismo: “Se parliamo di una Chiesa sinodale non possiamo accontentarci della forma, ma abbiamo anche bisogno di sostanza, di strumenti e strutture che favoriscano il dialogo e l’interazione nel Popolo di Dio, soprattutto tra sacerdoti e laici”.

“Ciò richiede di trasformare certe visioni verticiste, distorte e parziali sulla Chiesa, sul ministero presbiterale, sul ruolo dei laici, sulle responsabilità ecclesiali, sui ruoli di governo e così via”,

la ricetta del Papa.

 

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Un secondo rischio è quello dell’intellettualismo: “far diventare il Sinodo una specie di gruppo di studio, con interventi colti ma astratti sui problemi della Chiesa e sui mali del mondo; una sorta di ‘parlarci addosso’, dove si procede in modo superficiale e mondano, finendo per ricadere nelle solite sterili classificazioni ideologiche e partitiche e staccandosi dalla realtà del Popolo santo di Dio, dalla vita concreta delle comunità sparse per il mondo”. Infine, per Francesco, “ci può essere la tentazione dell’immobilismo: siccome ‘si è sempre fatto così’, è meglio non cambiare”. “Chi si muove in questo orizzonte, anche senza accorgersene, cade nell’errore di non prendere sul serio il tempo che abitiamo”, la tesi del Papa:

“Il rischio è che alla fine si adottino soluzioni vecchie per problemi nuovi: un rattoppo di stoffa grezza, che alla fine crea uno strappo peggiore. Per questo è importante che il Sinodo sia veramente tale, sia un processo in divenire; coinvolga, in fasi diverse e a partire dal basso, le Chiese locali, in un lavoro appassionato e incarnato, che imprima uno stile di comunione e partecipazione improntato alla missione”.

“Un luogo aperto, una Chiesa dell’ascolto, una Chiesa della vicinanza”, le tre opportunità che il Sinodo deve cogliere per tornare “allo stile di Dio, che è vicinanza, compassione e tenerezza”, l’invito: “Se non arriveremo a questa Chiesa di vicinanza, con compassione e tenerezza, non saremo la Chiesa del Signore”.  “Una Chiesa che non solo a parole, ma con la presenza, stabilisca maggiori legami di amicizia con la società e il mondo”, il ritratto di Francesco: “una Chiesa che non si separa dalla vita, ma si fa carico delle fragilità e delle povertà del nostro tempo, curando le ferite e risanando i cuori affranti con il balsamo di Dio”.  La prima opportunità da cogliere con il Sinodo, per il Papa, è “quella di incamminarci non occasionalmente ma strutturalmente verso una Chiesa sinodale: un luogo aperto, dove tutti si sentano a casa e possano partecipare”. Il Sinodo, inoltre, “ci offre l’opportunità di diventare una Chiesa dell’ascolto: di prenderci una pausa dai nostri ritmi, di arrestare le nostre ansie pastorali per fermarci ad ascoltare. Ascoltare i fratelli e le sorelle sulle speranze e le crisi della fede nelle diverse zone del mondo, sulle urgenze di rinnovamento della vita pastorale, sui segnali che provengono dalle realtà locali”.

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Il Papa apre il Sinodo: non è una convention ecclesiale ma un evento di grazia

Si è disposti “all’avventura del cammino” condividendo le vicende dell’umanità o si preferisce rifugiarsi nelle scuse del “non serve” o del “si è fatto sempre così”? È la domanda che il Papa pone nella Messa di apertura del Sinodo sulla sinodalità, nella Basilica di San Pietro.  Presenti circa 3mila persone, fra cardinali, vescovi, sacerdoti, religiosi e laici. Incontrare, ascoltare, discernere sono i tre verbi che Francesco offre alla riflessione … Continue reading »

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