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Una ventina di sacerdoti a Milano col vescovo Napolioni

Martedì 31 gennaio si è tenuto l'appuntamento mensile detto dei "Preti in uscita" con tappe in Duomo, alla Basilica di Sant'Ambrogio e al Museo diocesano

Giornata intensa e piena di emozioni, quella trascorsa da più di 20 presbiteri della nostra diocesi, martedì 31 gennaio a Milano, con il vescovo Antonio. È diventato ormai un appuntamento consolidato quello dei “Preti in uscita”, tanto voluto e caldeggiato da mons. Napolioni, che vede protagonisti i membri del clero diocesano, circa una volta al mese. Per i preti è l’occasione per fraternizzare e vivere, ogni tanto, con distensione una giornata, senza pensare alle fatiche o alle preoccupazioni che spesso assillano la vita in parrocchia. Il Vescovo, in queste occasioni, con la sua affabilità e bontà, ha sempre il dono di dire la parola giusta e far sentire ogni presbitero sostenuto, apprezzato e amato.

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Un anno tra noi, festa a sorpresa per il vescovo Antonio

Nella tarda mattinata di lunedì 30 gennaio è stato organizzato un piccolo rinfresco per mons. Napolioni con il taglio della torta

Festa a sorpresa per il vescovo Antonio nel primo anniversario della sua ordinazione episcopale e del suo ingresso in diocesi. Nella tarda mattinata di lunedì 30 gennaio è stato allestito un semplice rinfresco nella sala conferenze della Curia dove spiccava una curiosa torta offerta da una pasticceria del centro storico. Continue reading »

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Dai Promessi Sposi un messaggio di misericordia

Successo per il musical proposto dai ragazzi di Castelleone nella serata di sabato 28 gennaio. Uno degli eventi diocesano della Settimana dell'educazione

All’interno della Settimana dell’Educazione 2017 ha trovato un posto particolare il musical «I promessi sposi» proposto dai ragazzi dell’Oratorio di Castelleone, spettacolo che è il frutto di un lavoro comune che sperimenta in modo originale e creativo una proposta educativa. Il gruppo teatrale Dirottateatro, da alcuni anni attivo all’interno dell’oratorio di Castelleone, opera con l’obiettivo di riuscire ad avvicinare ragazzi e giovani a una seria proposta di vita attraverso la preparazione di spettacoli teatrali. Solitamente la scelta privilegia il genere musical, anche perché la musica è una forma artistica coinvolgente e molto apprezzata dal pubblico giovanile.

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Nomine del vescovo Napolioni: mons. Lafranconi assistente dell’istituto S. Angela Merici e don Rini di Coldiretti

Con decreti in data 25 gennaio

Mons. Antonio Napolioni, con decreti in data 25 gennaio 2017, ha nominato:

• S. E. Mons. Dante Lafranconi Assistente Ecclesiastico della Compagnia «S. Orsola» – Istituto Secolare «S. Angela Merici» di Cremona

• il Rev.do Mons. Vincenzo Rini Consigliere Ecclesiastico della Federazione Provinciale «Coltivatori Diretti» di Cremona.

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«La conversione obiettivo primario della mia vita»

Mercoledì 25 gennaio, alle 18, in Cattedrale mons. Lafranconi ha celebrato una solenne Eucaristia per i 25 anni di episcopato. Con lui i vescovi Napolioni, Delpini, Malvestiti e Lupi

«San Paolo mi ha sempre accompagnato nella mia vocazione e l’ordinazione episcopale nel giorno che fa memoria della sua conversone mi ha continuamente spinto a considerare la conversione come l’obiettivo primario della mia vita». È la confidenza, intima e delicata, che il vescovo Lafranconi ha condiviso con la folta assemblea che mercoledì 25 gennaio è convenuta in Cattedrale per festeggiare insieme con lui 25 anni di episcopato. Continue reading »

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Giunta all’ospedale di Kansele una prima parte della somma raccolta durante l’Avvento di Fraternità

Intervista a don Ghilardi, incaricato diocesano per la pastorale missionaria, che dall'11 al 19 gennaio è stato a Mbuji Mayi, nella Repubblica Democratica del Congo, dove sorge il nosocomio nel quale opera il cremonese Paolo Carini

Don Maurizio Ghilardi, incaricato diocesano per la pastorale missionaria, dall’11 al 19 gennaio è stato a Mbuji Mayi, nella Repubblica Democratica del Congo, dove sorge l’ospedale di Kansele nel quale opera il cremonese Paolo Carini. Proprio a favore di questa struttura sanitaria è stato devoluto quanto raccolto da parrocchie e comunità religiose durante l’«Avvento di fraternità». Il sacerdote cremonese ha portato una prima parte della somma di denaro che servirà a Carini per rendere più dignitosi e funzionali gli ambienti. A don Ghilardi abbiamo rivolto alcune domande.

Don Maurizio a che punto sono i lavori nell’ospedale di Kansele?

«Innanzitutto bisogna specificare che dell’intero ospedale solo ad una parte è stata riservata la raccolta in quanto, su indicazione dello stesso Paolo Carini, sarebbe impossibile mettere mano a tutto la struttura in così poco tempo e i fondi non basterebbero a coprire tutte le spese; l’attenzione si è quindi concentrata sul reparto di pediatria e su quello di ginecologia e ostetricia. Le condizioni locali, in questo momento, necessitano in modo urgente di questi due servizi in ragione del numero di nascite e di patologie neonatali sulle quali bisogna intervenire tempestivamente».

Durante il sopralluogo, cosa avete potuto constatare, in termini di necessità?

«Bisogna distinguere la vita al di fuori dell’ospedale, che è molto simile a quella di tutte le nazioni sub sahariane, da quello che accade all’interno della struttura ospedaliera. Nella città di Mbuji Mayi colpisce la grande povertà, l’assenza delle utenze fondamentali: acqua potabile ed energia elettrica sono praticamente inesistenti in gran parte delle abitazioni (in queste settimane, essendo stagione delle piogge ci si può lavare con l’acqua piovana, ma l’acqua da bere è un problema in quanto non ci sono risorse idriche). L’instabilità politica, poi, ha generato anche un’insicurezza nella vita sociale pubblica: sono molte le forze militari disseminate per le vie sia della capitale Kinshasa sia per le strade di Mbuji Mayi. La conferenza episcopale congolese ha fatto del proprio meglio ed è riuscita ad ottenere nuove elezioni da colui che dovrebbe essere ormai il presidente uscente Kabila. Il vescovo di Mbuji Mayi è intervenuto personalmente in diverse zone della città e in alcuni villaggi per far sì che molti miliziani ribelli deponessero le armi. Si respira una calma apparente che dovrebbe arrivare fino al prossimo dicembre, mese nel quale si terranno le elezioni».

E l’ospedale?

«La zona ospedaliera è tutto un cantiere. Gran parte delle strutture precedenti, ormai più che fatiscenti, sono state abbattute per lasciare spazio alle nuove costruzioni. Ovviamente non dobbiamo pensare ai cantieri europei ma a quello che realmente si può fare in una zona dove anche per l’ospedale avere l’acqua pulita da usare nei reparti è quasi una chimera. Lo stesso vale per l’energia elettrica. Attualmente solo dalle 11 del mattino fino a mezzogiorno arriva la corrente che consente, in quell’ora, di far funzionare i pochi computer che ci sono e soprattutto le strumentazioni diagnostiche (l’ecografo, ad esempio). I farmaci, che sono a carico dei degenti, sono pochi. Il medico che sta prestando servizio in pediatria fa del proprio meglio, ma se si pensa che in una condizione di povertà ai degenti spetta pagare l’uso del letto e i farmaci e che i familiari devono soggiornare con il malato in ospedale cucinando per se stessi e per il malato stesso e in più devono lavare la biancheria stando in ospedale… sembra non esserci mai limite al peggio!».

Oltre alla struttura muraria ci sono altri interventi necessari da fare?

«Si sta approntando un impianto fotovoltaico per poter dare energia elettrica sufficiente per far funzionare della culle termiche, che arriveranno in un secondo momento, per poter conservare in frigorifero quei farmaci che vanno conservati a basse temperature. Lo stesso impianto dovrebbe far partire delle pompe per far scorrere l’acqua, accuratamente filtrata, che dalle cisterne di raccolta dovrà raggiungere i nuovi reparti».

Insieme al nostro Paolo Carini, chi lavora all’interno della struttura?

«La direzione generale è affidata al Vescovo di Mbuji Mayi, il quale ha incaricato un suo sacerdote di seguire tutta l’andamento quotidiano; un fratello della comunità dei domenicani, originario del luogo, si occupa del personale, Paolo si occupa della questione economica relativa alle degenze, degli stipendi del personale e degli acquisiti così anche, insieme ad altri volontari italiani che si alternano, della prosecuzione dei lavori».

Avete potuto incontrare la comunità cattolica locale?

«Sì, siamo stati ospiti un pomeriggio di mons. Emanuel Bernard, vescovo della diocesi, con alcuni rappresentanti del clero locale, il quale ha dato la massima disponibilità per coloro che del nostro clero o dei laici volesse sperimentare la missione in Congo; poi abbiamo incontrato la parrocchia nella quale ha sede l’ospedale, affidata alla comunità dei frati minori conventuali (tutti congolesi) con i quali abbiamo vissuto l’Eucarestia domenicale. Un momento molto forte, bello, contrassegnato da una povertà dignitosa e di grande vitalità. L’età media dei fedeli presenti non superava i trent’anni, in un Paese dove l’aspettativa di vita è di sessant’anni!!! Abbiamo poi conosciuto le suore di San Vincenzo de Paoli (anch’esse tutte congolesi) che portano avanti un orfanotrofio con trenta bambini (qualcuno della nostra diocesi si sta preparando per andare a fare servizio estivo proprio in questa struttura). Al momento la struttura non è in grado di ospitante altri, ma la necessità sarebbe almeno tre volte tanto».

Avete portato con voi qualcosa che rappresentasse la nostra terra?

«Non potevano mancare salame e torrone, insieme ad un primo contributo da parte della diocesi e di numerosi privati che in diversi modi hanno voluto partecipare a questo progetto. Per onestà bisogna però dire che i passaggi aeroportuali e doganali non sono semplicissimi in Congo, portare qualcosa è piuttosto complesso. Si sa, ciascuno cerca di vivere come può in una situazione difficile e ad ogni passo ci si sente chiamare: “Monsieur le blanche, monsieur le blanche!!! (che significa: uomo bianco). Lasciamo a voi immaginare le richieste che ne seguivano».

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Mons. Burgazzi, responsabile della posta del Papa

Martedì santo il Santo Padre Francesco ha incontrato l'ufficio che si occupa delle lettere che arrivano da tutto il mondo. A capo di questo delicato servizio il sacerdote cremonese originario di Sant'Imerio

Mons. Cesare Burgazzi, sacerdote cremonese in servizio presso la Santa Sede dal 1992, capo ufficio della corrispondenza privata del Santo Padre, nella mattinata di martedì 11 aprile, ha incontrato Papa Francesco che ha fatto visita proprio all’ufficio che si occupa della sua posta. L’occasione della visita per gli auguri pasquali e per ringraziare dell’importante servizio reso alla persona del Pontefice e dell’intera Chiesa cattolica. Don Cesare, originario di Sant’Imerio e vicario prima a Bonemerse e poi a San Pietro al Po, oltre ad occuparsi del settore onorificenze della Segreteria di Stato, da alcuni mesi coordina alcuni sacerdoti, religiosi e laici che hanno il compito di leggere e smistare le oltre mille missive che giungono ogni settimana in Vaticano e che sono indirizzate al Papa. Un compito delicatissimo, ma decisivo dal punto di vista pastorale: ben si conosce, infatti, il desiderio di Francesco di stare il più possibile vicino alla gente, soprattutto se sofferente nel corpo e nello spirito.

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Il vescovo Antonio a Mozzanica con le famiglie

L'incontro nell'ambito della Settimana dedicata alla famiglia, iniziata domenica 22 gennaio con un incontro con i coniugi Dainesi

Nel contesto della Settimana dedicata alla famiglia, che ricorre in questi giorni a Mozzanica, la sera di giovedì 26 gennaio c’è stata l’Eucaristia presieduta dal vescovo Antonio Napolioni insieme al parroco don Giuseppe Bernardi Pirini e al vicario don Gabriele Mainardi. Continue reading »

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Napolioni ai giornalisti: «Preziosi e pericolosi»

L'incontro di martedì 24 gennaio tra il vescovo Antonio e gli operatori della comunicazione nella festa di san Francesco di Sales

«Preziosi e pericolosi». Così il vescovo Napolioni, con quel tono scherzoso che gli è congeniale, ha definito i giornalisti e gli operatori della comunicazione durante il tradizionale incontro promosso dal’ufficio per le comunicazioni sociali nella festa patronale di san Francesco di Sales. Martedì 24 gennaio, presso il Centro pastorale diocesano di Cremona, si sono radunati diversi operatori della carta stampata, della televisione e del web per riflettere sul messaggio di papa Francesco dal titolo: “Non temere, perché io sono con te” (Is 43,5). Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo [leggi il testo]. Continue reading »

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Il Papa a Milano, fedeli lombardi invitati alla Messa al parco di Monza

Le parrocchie cremonesi che intendono partecipare all'evento di sabato 25 marzo (ore 15) devono contattare l'ufficio diocesano per il culto divino

Cresce l’attesa per la visita di papa Francesco alla città di Milano prevista per sabato 25 marzo. Un evento storico che non coinvolgerà soltanto la Chiesa ambrosiana, ma anche tutte le altre nove diocesi della Lombardia. Giovedì 19 gennaio durante la sessione invernale della Conferenza episcopale regionale al santuario di Caravaggio, don Davide Milano, portavoce del card. Scola e direttore dell’ufficio comunicazioni sociali, ha ragguagliato i vescovi circa le ultime novità della visita. I fedeli lombardi sono particolarmente attesi alla Messa che il Santo Padre celebrerà alle ore 15 nel parco di Monza, esattamente nell’ampio prato situato tra la Villa Reale e l’autodromo, nei pressi di Villa Mirabello. Come ogni evento papale, la celebrazione sarà aperta a tutti e assolutamente gratuita: le parrocchie della diocesi di Cremona che desiderano partecipare devono mettersi in contatto con l’ufficio per il culto divino scrivendo a liturgia@diocesidicremona.it.

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