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Napolioni alle Beatitudini: «No alle macchiette del Cristianesimo»

Il vescovo Antonio ha celebrato l'Eucaristia nel luogo dove Gesù pronunciò il famoso «Discorso della montagna». Giornata intera dedicata al Lago di Tiberiade. Giovedì il trasferimento a Betlemme passando per Gerico

«Ne abbiamo fatto una poesia, un testo per i santini delle edizioni Paoline, ne abbiamo fatto qualche lapide sulle aiuole: ecco cosa ne abbiamo fatto delle Beatitudini. Un titolo, una pagina sempre pronta, buona per i battesimi e i matrimoni come per i funerali. Vogliamo buttarla via questa idea delle Beatitudini? Siamo venuti qui per questo: per buttar via le idee fasulle, le riduzioni, le macchiette del Cristianesimo e ritrovare Cristo Gesù». Con questo forte invito del vescovo Antonio a ritrovare l’essenzialità del messaggio evangelico è iniziata la terza giornata di pellegrinaggio in Terra Santa per gli oltre 220 cremonesi partiti dall’Italia lunedì 6 marzo.

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Napolioni nella basilica dell’Annunciazione: «Qui ci sono le nostre radici»

Martedì 7 marzo il vescovo Antonio ha celebrato nella basilica di Nazareth la Messa inaugurale il pellegrinaggio diocesano in Terra Santa (6-13 marzo)

«Credo che la vita non ci basterà a scoprire e gustare il grande racconto che la contiene. La nostra vita non comincia nel giorno in cui siamo nati, né basta il giorno in cui si sono sposati i nostri genitori, perché ci sono i loro genitori, i nostri nonni. Io i miei nonni – il nonno paterno e quello materno – non li ho conosciuti, ma mi hanno raccontato di loro. Come mi hanno raccontato della mia famiglia, fin dove era possibile. Andando avanti negli anni mi accorgo che quel racconto – che continua a scriversi nella vicenda mia, di mio fratello, dei nipoti, degli amici, delle comunità con cui sono entrato ed entro in relazione – si scrive ancora e si arricchisce e si spiega. Siamo figli di un unico grande racconto: quello che siamo venuti ad ascoltare e vedere qui. Perchè questa terra racconta!». Con un tono colloquiale e intimo mons. Napolioni ha iniziato l’omelia della Messa inaugurale del pellegrinaggio diocesano in Terra Santa (6-13 marzo) nella mattinata di martedì 7 marzo.

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Pellegrinaggio diocesano, i cremonesi giunti a Nazareth

Martedì 7 marzo, alle 9, Messa nella basilica dell'Annunciazione. Nel pomeriggio salita al Monte Tabor e visita al santuario della Trasfigurazione

C’è chi è partito nel cuore della notte ed è arrivato nel primo pomeriggio, chi, invece, ha iniziato il viaggio alle 7 del mattino ed è giunto giusto in tempo per la cena. In ogni caso tutti i 220 cremonesi partecipanti al pellegrinaggio diocesano in Terra Santa nella serata di lunedì 6 marzo hanno trovato accoglienza presso il Rimonim Hotel di Nazareth. A guidare questo intenso «ritorno alla origini» che si concluderà lunedì 13, il vescovo Napolioni, coadiuvato dal punto di vista logistico da don Roberto Rota, incaricato diocesano per la pastorale del turismo e del tempo libero, e da Gianluigi Gremizzi, direttore dell’agenzia viaggi Profilotours. Presenti sedici sacerdoti, l’intera comunità del Seminario (nella foto) e una piccola rappresentanza delle Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento.

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Al via il pellegrinaggio diocesano in Terra Santa

I 220 cremonesi guidati dal vescovo Antonio sono partiti all'alba di lunedì 6 marzo. Nel pomeriggio l'arrivo a Tel Aviv e in serata a Nazareth. Martedì la messa inaugurale nella basilica dell'Annunciazione

Oltre 220 cremonesi guidati dal vescovo Napolioni sono partiti all’alba di lunedì 6 marzo per la Terra Santa: una parte dall’aeroporto di Malpensa, un’altra da quello di Linate. Diverse le rotte aeree ma unica la meta: lo scalo di Tel Aviv, principale centro economico dello stato di Israele. La numerosa comitiva, divisa in cinque sottogruppi, giungerà in serata a Nazareth dove sarà accolta nel Rimonim Hamaayan Hotel, non lontano dalla Basilica dell’Annunciazione. Don Roberto Rota, incaricato dell’ufficio di pastorale del turismo e del tempo libero, coadiuvato da Gianluigi Gremizzi, direttore dell’agenzia viaggi diocesana Profilotours, si occuperà di tutti gli aspetti organizzativi. Mons. Alberto Franzini, don Luigi Mantia, don Marco D’Agostino, don Paolo Carraro e lo stesso don Rota saranno le guide bibliche dei cinque gruppi che si riuniranno in occasione delle celebrazioni liturgiche presiedute dal vescovo Antonio e per gli altri momenti comuni previsti, come l’incontro con l’amministratore apostolico di Gerusalemme, mons. Pizzaballa.

Nella foto uno scorcio di Nazareth, prima tappa del pellegrinaggio

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Il Vescovo ad Arzago: «Fede non muro, ma ponte»

Mons. Napolioni nella mattinata di domenica 5 marzo ha incontrato gli operatori pastorali e ha celebrato la Messa nella parrocchia bergamasca di San Lorenzo Martire

Mattinata arzaghese quella di domenica 5 marzo per il vescovo Antonio che alle 10.30, nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo Martire, ha celebrato la Messa nella prima domenica di Quaresima. Prima dell’Eucaristia però mons. Napolioni, raccogliendo l’invito del parroco don Enrico Strinasacchi, ha incontrato gli operatori pastorali. Nel salone “San Lorenzo” del complesso oratoriale Don Bosco c’erano, fra gli altri, catechisti, baristi, gruppo Caritas, gruppo missionario, consorelle, animatori e ministranti: tutto quanto, insomma, è espressione della vita di questa parrocchia della Bassa Bergamasca.

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Il nuovo libro di don Bignami:«Un’arca per la società liquida»

Già in libreria da alcune settimana sarà presentato il 21 aprile in Comune alla presenza dell'onorevole Enrico Letta

In una società liquida che sembra rinunciare ai tradizionali punti di riferimento l’etica può essere considerata un’arca di Noè costruita attorno alla fraternità, al bene comune e alla cura. La bussola per la navigazione è offerta da papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium, dove si ricorda che l’unità «prevale sul conflitto», che il tutto «è superiore alla parte», che «il tempo è superiore allo spazio» e che la realtà «è più importante dell’idea». È questa la strada che don Bruno Bignami, sacerdote cremonese, teologo morale e presidente della Fondazione Mazzolari, percorre nel suo ultimo libro  «Un’arca per la società liquida» edito dai Dehoniani. Bignami offre due piste di riflessione: una fa riferimento ai fondamenti etici della vita sociale e l’altra analizza alcuni temi su cui si misura il cambiamento d’epoca in atto. La convivenza, sostiene l’autore, va rifondata a partire da alcuni snodi concreti: un nuovo rapporto tra la coscienza morale e le leggi, una fraternità vissuta a partire dai beni comuni e dalla condivisione, una pace «giusta» e, da ultimo, stili di vita capaci di incarnarsi concretamente nella realtà.

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Successo a Bozzolo per «Nostro Fratello Giuda»

La famosa omelia di don Mazzolari è stata messa in scena il 3 marzo dal maestro Giuseppe Pasotti

Chiesa arcipretale di San Pietro a Bozzolo gremita nella serata di venerdì 3 marzo con la presentazione di don Gianni Macalli dell’applaudita anteprima della nuova produzione teatrale del maestro Giuseppe Pasotti.  L’uomo di teatro di Concesio, il centro bresciano che ha dato i natali a Paolo VI, accompagnato dall’interprete Maddalena Ettori e da Morris e il suo corpo di ballo con scenografie e audio di Mario Bresciana, ha messo in scena “Nostro fratello Giuda”. Opera tratta dall’omelia di don Primo Mazzolari del Giovedì Santo, 3 aprile 1958, registrata personalmente dal segretario della Fondazione Mazzolari Giancarlo Ghidorsi, allora quindicenne, su magnetofono Geloso.

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Mons. Perego: «Il mio motto episcopale? “Gaudium et spes”»

Intervista al nuovo arcivescovo di Ferrara-Comacchio: «C’è la preoccupazione di essere “il pastore di tutti”, in cui tutti possano riconoscere una guida per crescere nella fede, nella speranza e nella carità, tra le contraddizioni e le speranze di oggi»

A pochi giorni dall’annuncio della nomina di mons. Gian Carlo Perego ad arcivescovo di Ferrara-Comacchio e abate di Pomposa, il settimanale diocesano “La Vita Cattolica” ha raggiunto il sacerdote di origine cremonese, per ora ancora direttore generale della Fondazione Migrantes, per alcune domande. Il novello presule ha rivelato il suo motto da vescovo: «Gaudium et spes», titolo della costituzione del Concilio Vaticano II dedicata alla Chiesa nel mondo contemporaneo.

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Eutanasia e vero senso del vivere e del morire

La riflessione di don Enrico Trevisi, teologo morale e parroco di Cristo Re, sulla dolorosa vicenda di Dj Fabo che si è recato in Svizzera per porre fine alla propria esistenza

In queste ore mentre riprende il dibattito sulla legge circa le Dichiarazioni anticipate sul fine vita si riaccende anche la richiesta pressante di una legge sull’eutanasia. La morte in Svizzera di Dj Fabo ha rimesso in moto la polemica politica. Ma su questo terreno non vorrei addentrarmi. Vorrei che si parlasse con rispetto di Fabiano (preferisco il suo vero nome, non quello d’arte). Lui era pieno di sogni, di successi, di affetti. Un tragico incidente lo fa piombare nell’oscurità, fisica e spirituale: “La mia vita non ha più senso”.

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Oltre 8000 oratori in Italia svolgono una funzione educativa

Una ricerca dell'Ipsos presentata al convegno di pastorale giovanile offre dei dati molti interessanti sui centri giovanili

Gioco libero, sport, grest, gite e doposcuola: sono queste le attività principali che vengono svolte negli oltre 8000 oratori italiani, sparsi da Nord a Sud. Lo rivela la ricerca Ipsos sugli oratori italiani presentata al convegno nazionale di Pastorale giovanile che si è concluso il 23 febbraio a Bologna,  L‘indagine, che mette insieme le risposte di 110 diocesi (sulle 221 interpellate), mostra che le attività più presenti negli oratori sono il gioco libero (100% degli intervistati), l’animazione di gruppo (100%) e l’oratorio estivo/Grest (93%).

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