Napolioni nella basilica dell’Annunciazione: «Qui ci sono le nostre radici»

Martedì 7 marzo il vescovo Antonio ha celebrato nella basilica di Nazareth la Messa inaugurale il pellegrinaggio diocesano in Terra Santa (6-13 marzo)

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«Credo che la vita non ci basterà a scoprire e gustare il grande racconto che la contiene. La nostra vita non comincia nel giorno in cui siamo nati, né basta il giorno in cui si sono sposati i nostri genitori, perché ci sono i loro genitori, i nostri nonni. Io i miei nonni – il nonno paterno e quello materno – non li ho conosciuti, ma mi hanno raccontato di loro. Come mi hanno raccontato della mia famiglia, fin dove era possibile. Andando avanti negli anni mi accorgo che quel racconto – che continua a scriversi nella vicenda mia, di mio fratello, dei nipoti, degli amici, delle comunità con cui sono entrato ed entro in relazione – si scrive ancora e si arricchisce e si spiega. Siamo figli di un unico grande racconto: quello che siamo venuti ad ascoltare e vedere qui. Perchè questa terra racconta!». Con un tono colloquiale e intimo mons. Napolioni ha iniziato l’omelia della Messa inaugurale del pellegrinaggio diocesano in Terra Santa (6-13 marzo) nella mattinata di martedì 7 marzo.

Sotto l’imponente cupola della Basilica dell’Annunciazione di Nazareth, opera dell’architetto italiano Giovanni Muzio, i 220 pellegrini cremonesi si sono ritrovati per contemplare il mistero dell’incarnazione di Dio. Sotto, infatti, nella basilica inferiore è conservata la casa di Maria, il luogo in cui l’arcangelo Gabriele le comunicò che sarebbe diventata la madre del Figlio di Dio.

«Questo racconto – ha proseguito il vescovo Antonio – deve entrare in noi, deve prendere la forma di una chiamata: è la mia storia che si risveglia. La mia storia passata, che ha radici nel disegno di Dio, nella familiarità con Gesù, con Maria, con gli Apostoli, non come personaggi distanti, ma come le pagine più belle dell’album della mia famiglia. E anche la mia storia presente e futura».

Mons. Napolioni ha quindi invitato a fare tante fotografie di questo pellegrinaggio: «Sarà un grande selfie in cui dobbiamo dire però: ci sto davvero, ci sto anch’io, è lo scenario della mia vita. Passo così dalla curiosità alla consapevolezza, dallo stupore e dalla discussione – pure necessaria – alla gratitudine, all’Eucaristia».

Quindi una domanda bruciapelo: «Perché cominciamo il pellegrinaggio con la Messa? Perchè al centro di ogni giornata ci sarà la Messa, a costo di stancarci? Perché qui tutto diventa attuale! Quel racconto diventa segno. Il profeta ha detto: questa generazione vuole un segno. Il segno sarà il Bambino, il Figlio, la Carne. La carne di Maria, di Gesù, dell’umanità. La nostra umanità, nutrita dalla divina umanità di Gesù».

Senso del pellegrinaggio in Terra Santa è dunque «Riscoprire chi siamo, vedere che il Signore è fedele alle sue promesse, che conduce la storia, al di là dei bilanci temporanei che noi possiamo fare, e che porta a compimento il nostro destino. Perché è presente! Allora anche i rapporti tra noi saranno importanti. L’essere venuti insieme è importante. Siamo qui con tutti quelli che abbiamo lasciato a casa: siamo una porzione, ma un segno della Chiesa di Cremona. E io sono particolarmente felice di vivere con voi questa esperienza».

Infine un’ultima suggestiva immagine: «L’angelo portò l’annuncio a Maria. Il libro dell’Apocalisse contiene sette lettere scritte a sette Chiese, scritte all’angelo delle varie Chiese. E l’angelo si dice che è il Vescovo. Non perchè è angelico, ma perché è l’annunciatore. Il mio compito e quello dei sacerdoti in mezzo a voi in questi giorni e sempre è quello di dire alla Chiesa: “Sei piena di grazia, il Signore è con te, sei benedetta, sei la sposa del Signore”.Sia questa la scoperta da fare insieme nel dialogo della celebrazione e nel dialogo della vita, in cui l’annuncio qui si è fatto carne e qui e ora e in tutti i giorni della nostra vita si farà ancora carne. Perché il Signore è infinitamente buono».

Ascolta l’omelia di mons. Napolioni

La mattinata è poi proseguita con la visita alla basilica costruita negli anni Sessanta del secolo scorso e composta da due chiese, una sull’altra. Quella inferiore che fa perno sulla grotta dell’Annunciazione e quella maestosa superiore con la grande cupola alta 40 metri, la cui forma ricorda la corolla capovolta del giglio. I pellegrini, grazie alla competenza delle guide, hanno potuto gustare le tante opere d’arte contenute nell’edificio sacro: in modo particolare i pannelli mariani che rappresentano la Vergine Maria come è venerata in diversi santuari sparsi per il mondo. Tra questi ha destato meraviglia quello giapponese: la parte superiore del kimono di Maria è, infatti, composta da migliaia di perle.

Il complesso della basilica comprende anche degli scavi archeologici che hanno permesso di immaginare come si presentava l’antico piccolo villaggio di Nazareth: le abitazioni erano delle casupole appoggiate alle pareti rocciose della collina, nella quale era scavata una grotta, utile come magazzino e stalla per gli animali domestici.

Suggestivo anche il portico che cinge la basilica: anch’esso impreziosito da mosaici raffigurante la Vergine e da pannelli che ricordano le visite dei Pontefice. Una scultura, invece, rimanda allo storico incontro tra Paolo VI e il patriarca di Costantinopoli Atenagora avvenuto il 4 gennaio 1964 a Gerusalemme.

La mattinata è proseguita con la visita alla chiesa di San Giuseppe che sorge, secondo la tradizione, sulla casa del padre putativo di Cristo. Si racconta che la santa famiglia si stabilì proprio qui una volta tornati dall’esilio in Egitto: in questi luoghi dunque Gesù crebbe e lavorò col padre prima di iniziare ad annunciare il Regno di Dio. Sotto l’edificio sacro è presente anche un antichissimo battistero utilizzato dalla prima comunità giudeo-cristiani, presumibilmente formata dagli stessi familiari di Gesù.

Attraversato il caotico e pittoresco mercato arabo, il suq, i pellegrini sono entrati nella sinagoga frequentata da Gesù durante la giovinezza. Si tratta di un ambiente di età crociata ad aula unica, con pietre a vista e volta a botte leggermente appuntita. Fu trasformato in chiesa nel XVIII secolo, quando un gruppo di cristiani di rito greco volle unirsi ai cattolici. Durante l’epoca turca il nome Madrassat el Messiah, la scuola del Messia, perpetuò la credenza apocrifa che questo fosse il luogo in cui Gesù studiava da bambino.

Qui è stato letto il brano del Vangelo di Luca di Gesù nella sinagoga di Nazareth. Il terzo evangelista dedica ampio spazio al racconto (Lc 4,16-30). In questo passo Gesù, dopo aver proclamato la profezia messianica del cap. 61 di Isaia, ne presenta anche la realizzazione, alludendo implicitamente alla sua persona: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,21). Ma l’attualizzazione proposta da Gesù troverà presto l’incomprensione dei suoi concittadini, che tenteranno addirittura di sbarazzarsi fisicamente di lui (Lc 4,28-30).

Non è mancata anche una veloce visita alla graziosa chiesa greco-cattolica che confina con la sinagoga.

L’ultima tappa è stata la chiesa di San Gabriele: in essa viene fatta memoria del primo annuncio dell’Arcangelo alla Vergine, avvenuto presso una fonte. Tale tradizione aprocrifa, che trae origine dal Protovangelo di Giacomo, iniziò a diffondersi a partire dal II secolo: il messo celeste, infatti, sarebbe apparso a Maria mentre essa attingeva dell’acqua, ma la Vergine impaurita fuggì in casa, dove poi venne raggiunta dall’inviato di Dio. L’attuale luogo di culto, proprietà della comunità greco-ortodossa, fu edificato nel 1750 da alcuni monaci, sulle rovine del Santuario crociato distrutto dai musulmani. Nel 1767, venne collocata nel presbiterio l’iconostasi lignea, con pregevoli icone della scuola di Gerusalemme. Attraversando la chiesa si accede a una cripta, in fondo alla quale sgorga l’acqua della fonte. Le pareti della cripta sono decorate con quattro archetti trilobati e rivestiti con marmo e smalto. Una nicchia a lato dell’altare conserva la sorgente che sgorga direttamente dalla roccia.

Photogallery della mattinata a Nazareth

Nel pomeriggio i pellegrini hanno lasciato Nazareth e attraversando la valle di Esdrelon hanno raggiunto le pendici del Monte Tabor, identificato dai cristiani come il luogo della Trasfigurazione di Gesù ai discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni. Per raggiungere la sommità il gruppo ha dovuto utilizzare alcuni taxi data la strada piuttosto ripida e costellata di molti tornanti. Sulla sommità una vista mozzafiato dalla vallata: la foschia e un forte vento non hanno scalfito per nulla il senso di pace dei cremonesi.

Sempre divisi nei cinque gruppi i pellegrini hanno visitato la basilica, conclusa nel 1924, opera dall’architetto Antonio Barluzzi, e poi si sono soffermati in preghiera tra le rovine dell’antico monastero benedettino distrutto dai musulmani vincitori sull’esercito crociato. A caratterizzare il forte momento di spiritualità la lettura del brano evangelico della Trasfigurazione.

La meravigliosa giornata di sole, il magnifico panorama e una natura incontaminata hanno davvero fatto breccia nel cuore dei pellegrini che sono scesi dal monte rinfrancati nel corpo e nello spirito.

Photogallery della salita al Monte Tabor

La giornata di mercoledì 8 marzo sarà dedicata al Lago di Tiberiade. Alle 9 la celebrazione della Messa al Monte delle Beatitudini quindi proseguimento per Cafarnao ricordata come la città di Gesù e visita degli scavi dell’antica città con la Sinagoga e la Casa di Pietro. Proseguimento con la visita ai santuari che ricordano il Primato di Pietro e la Moltiplicazione dei pani e dei pesci. Seguirà l’attraversata del Lago in battello e pranzo nel Kibbutz di En Gev. Nel pomeriggio sosta a Cana di Galilea per la visita alla chiesa del Miracolo.

 

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PROGRAMMA DEI PROSSIMI GIORNI

Giovedì 9 marzo:     NAZARETH/GERICO/BETLEMME
Dopo la prima colazione partenza per la Valle del Giordano e sosta a Qasr el Yahud, memoriale del Battesimo di Gesù. Arrivo a Gerico, visita e pranzo. Continuazione per Betlemme e visita alla Basilica della Natività e al Campo dei pastori. Celebrazione della S. Messa alle ore 16 nella Basilica di Santa Caterina. In serata trasferimento in hotel per la cena ed il pernottamento.

Venerdì 10 marzo:    BETLEMME/Escursione a Gerusalemme
Mezza pensione in hotel. Partenza per Gerusalemme. Alle ore 9 celebrazione della S. Messa nella Basilica dell’Agonia; a seguire salita al Monte degli Ulivi e visita dell’edicola dell’Ascensione, della Chiesa del Pater Noster, della Chiesa del Dominus Flevit, terminando con la Tomba delle Vergine. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio alle ore 15 incontro con Mons. Pizzaballa;  a seguire  percorso della Via Dolorosa nella città vecchia partendo dal Convento della Flagellazione ed arrivando alla Basilica del Santo Sepolcro. Visita e tempo a disposizione.

Sabato 11 marzo:     BETLEMME/Escursione nel Deserto di Giuda e a Gerusalemme
Mezza pensione in hotel. In mattinata escursione nel Deserto di Giuda: visita di Qumran, dove in alcune grotte vennero rinvenuti i più antichi manoscritti della Bibbia. Rientrando a Gerusalemme sosta al Wadi Qelt. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio celebrazione della Santa Messa alle ore 15 nella Chiesa di San Pietro in Gallicantu; a seguire visita del Sion Cristiano con il Cenacolo, la Chiesa della Dormitio Mariae e la Valle del Cedron.

Domenica 12 marzo:     BETLEMME/Escursione a Gerusalemme
Mezza pensione in hotel. Partenza per Gerusalemme e  visita della Spianata del Tempio e al Muro occidentale della preghiera. Visita del nuovo museo francescano e della chiesa di S. Anna dove alle ore 12 sarà celebrata la S. Messa. Nel pomeriggio visita dello Yad Vashem, il Museo dell’Olocausto e continuazione per Ein Karem con la visita ai santuari che ricordano la Nascita di S. Giovanni e la Visitazione di Maria ad Elisabetta.

Lunedì 13 marzo:    BETLEMME/GERUSALEMME/TEL AVIV/ITALIA
Dopo la prima colazione eventuale tempo a disposizione sino al  trasferimento in aeroporto a Tel Aviv per il rientro in Italia.

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