L’attuale situazione mondiale, stretta dall’incertezza e dalla precarietà, impone una seria riflessione di carattere antropologico. La condizioni sanitarie, politiche ed economiche che stiamo vivendo, non possono non essere considerate dall’umanesimo cristiano come del tutto relative senza il fattore essenziale, ovvero il discorso su Dio. Il gesuita Henry De Lubac nell’anno 1944 pubblicava una delle opere più importanti dell’intera produzione teologica del ‘900: Le drame de l’humanisme athée, e già allora il teologo francese ricordava in modo sublime cheil vero dramma che stiamo vivendo non è solamente l’imperversare della malattia e della morte ma il persistere di un umanesimo ateo, nemico dell’uomo. La Chiesa è quindi chiamata prima di tutto e soprattutto ad attendere alla sua vocazione suprema: la salvezza delle anime! La salus animarum è infatti il principio ispiratore di tutta l’azione ecclesiale e lo scopo ultimo della fede dei cristiani, come indica in modo chiaro e inequivocabile la prima lettera dell’Apostolo Pietro: “Conseguite la mèta della vostra fede, cioè la salvezza delle anime”. Compito della Chiesa, quindi, è indicare la strada per ottenere la salvezza della propria anima denunciando con fermezza, e nella carità, le vie che orientano verso la morte. E non si può né si deve abdicare a questo preciso compito in favore di interventi in campo economico, sociale o politico senza che questi abbiano come fondamento l’idea di Dio e il bene degli uomini. In altre parole, non dobbiamo mai perdere di vista il compito affidato a noi cristiani, quello appunto di instaurare omnia in Christo. Continue reading »
Fonte:
AgenSir