Il vescovo a “Chiesa di casa”: «Un anno per ripartire con sapienza»

Mons. Napolioni ospite della prima puntata della nuova trasmissione diocesana ha affrontato i temi dell’anno pastorale: la ripartenza in presenza, la famiglia, il Sinodo, il Giorno dell’ascolto, la liturgia...

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Debutta questa settimana «Chiesa di Casa», nuova trasmissione web e tv della Diocesi di Cremona, uno spazio di dialogo e approfondimento sui temi che animano la vita pastorale della Chiesa cremonese.

La rubrica realizzata negli studi della casa della Comunicazione accompagnerà tutto l’anno pastorale con interviste, servizi e testimonianze di chi vive in prima persona la dimensione di un cristianesimo in uscita ma anche di servizio alla comunità, di prossimità. Ad inaugurare la stagione è stato il vescovo Napolioni, ospite della prima puntata, che rispondendo alle domande del conduttore Riccardo Mancabelli ha approfondito i temi e le proposte che caratterizzeranno l’anno pastorale appena inaugurato. Il vescovo ha spiegato la scelta del titolo scelto questo 2021/22: «Va’ avanti e accostati». «Questa – ha sottolineato – è una frase presa dalla parola di Dio, da un episodio molto concreto e significativo narrato dagli Atti degli Apostoli dove il diacono Filippo si sente dire dallo Spirito “Va’ avanti e accostati” a quello straniero, a quel carro che passa in una strada deserta. È chiaro l’invito ad andare laddove non sembrerebbe esserci motivo: è un movimento della fede, dell’obbedienza, necessario soprattutto in situazioni che esigono un cambiamento o una rinascita», spiega il vescovo.

Il tema è anche un invito ad una ripartenza delle attività pastorali in presenza che richiede prudenza ma anche coraggio, attenzione alle fragilità e slancio di cambiamento: «L’atteggiamento giusto – ha riflettuto – è quello della sapienza, che è fatta di intelligenza nel capire le necessità da rispettare ma anche di fiducia nel meglio che si nasconde dietro i momenti di difficoltà. La sapienza però non si improvvisa, va accolta come un dono e messa alla prova e dunque occorre un discernimento. Del resto come ci ha detto il Papa, peggio della pandemia c’è solo il fatto di sprecarla. E la possiamo sprecare sia snobbandola o negandola, sia pensando di tornare a fare una vita spensierata come se nulla fosse. Si tratta quindi di essere sapienti e cogliere dunque da credenti il messaggio che lo Spirito rende possibile scoprire in ogni circostanza. Sono curioso anch’io di vedere dove ci condurrà questa sapienza».

Particolarmente intenso il passaggio dell’intervista in cui il vescovo ha ricordato l’impegno per la Chiesa cremonese di essere una «famiglia di famiglie». Nel concreto, ha detto, «significa riconoscersi e specchiarsi nell’umano, scoprendone la bellezza più umile, come la bellezza di aver avuto un papà e una mamma, anche se a volte ci sono storie drammatiche. Ecco allora che bisogna annunciare questa bellezza possibile, anche a chi ha sofferto, non idealizzando la famiglia ma andando a riconoscerla come il grembo della vita». Nella nostra realtà di tutti i giorni, ha raccontato ancora, ci sono tanti esempi di santità quotidiana a cui attingere, anche se spesso sono nascosti e quasi invisibili. Eppure è proprio lì che il vescovo ha invitato a puntare l’obiettivo, perché si tratta di famiglie e di uomini e donne che testimoniano ancora oggi un amore che è capace di essere fedele nel tempo, di accompagnare le fragilità, di sostenere e farsi dono per gli altri. «La comunità cristiana deve riscoprire tutto questo», ha detto ancora il vescovo, «guardando alle famiglie per riscoprire lo stile famigliare anche nelle comunità parrocchiali».

Non è mancato un riferimento al Sinodo che si aprirà il prossimo 16 ottobre e che coinvolgerà anche la Chiesa cremonese nel percorso che conduce al Sinodo universale del 2023. Per monsignor Napolioni si tratta di una bellissima possibilità, «come quando in montagna durante una gita insieme – ha spiegato ricorrendo ad una efficace metafora – ci si perde nel cammino e allora ci si ferma, si prende la cartina, si manda qualcuno in avanscoperta, si sentono i pareri di tutti per poi riprendere con più fiducia il percorso. La Chiesa è chiamata a fare questo nei momenti difficili: a non reagire d’istinto o in maniera scomposta e tantomeno ad arroccarsi. Bisogna invece fermarsi e guardare l’orizzonte, perché quando si smarrisce il sentiero non si può guardare solo il metro davanti al proprio piede. Così è per la Chiesa: il Sinodo è un momento di lungimiranza, di ascolto dello Spirito». Non si tratta – ha spiegato ancora – solo di riorganizzare le cose nelle Diocesi o nelle parrocchie, ma di riscoprire il Signore che è sempre avanti a noi. Una scoperta che non può fare a meno di un atteggiamento di ascolto e di condivisione assidua (e il richiamo è all’iniziativa partita lo scorso anno in molte parrocchie del «Giorno dell‘Ascolto») della Parola di Dio: «Abbiamo tutti bisogno di riscoprire il Vangelo di Gesù», ha concluso, «anche se siamo un po’ troppo abituati a riceverlo solo dal prete. Invece anche noi sacerdoti abbiamo bisogno di scoprirne i riflessi nel vissuto delle persone perché ci sono i bambini o i disabili che ne sanno più di noi: metterci in questo ascolto reciproco ci aiuterà davvero a scoprire la volontà di Dio».

TeleRadio Cremona Cittanova
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