Verso la Giornata di Avvenire con il direttore Tarquinio

Il valore del quotidiano dei cattolici al centro della nuova puntata di Chiesa di casa

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Domenica 31 ottobre Chiesa cremonese celebra la Giornata diocesana del quotidiano Avvenire con una distribuzione straordinaria del giornale di oltre 2mila copie all’uscita delle Messe nelle numerose parrocchie che hanno aderito all’iniziativa. Proprio questa iniziativa e il valore del quotidiano dei cattolici italiani sono al centro della nuova puntata di Chiesa di casa, impreziosita dalla presenza del direttore di Avvenire Marco Tarquinio, insieme a don Federico Celini, coordinatore dell’area pastorale “Capaci di comunicazione e cultura”.

Il nucleo della trasmissione condotta dall’incaricato diocesano per le Comunicazioni sociali, il giornalista Riccardo Mancabelli, è stato il rapporto tra il quotidiano Avvenire e il territorio, come conferma Tarquinio: «Paolo VI pensava Avvenire radicato nei territori e nelle Chiese locali, aperto a tutti. Il nostro scrivere è specchio di questa Chiesa fra la gente, ma per tutti, credenti e non».

Dunque, un quotidiano nazionale, ma in stretto contatto con la vita della Chiesa sul territorio, come dimostrano le due pagine che, ogni domenica, all’interno del dorso lombardo, raccontano la vita della Chiesa cremoense.

Un giornale lontano dai cliché e segnato da «ecclesialità e laicità», come ha sottolineato don specifica Cellni, associando questo modo di intendere l’informazione ad «una Chiesa inserita nell’oggi, sempre più sinodale». Inscindibile, dunque, il legame con la realtà e, perciò, anche con le sfide dell’oggi. Fra queste, le difficoltà della comunicazione stessa: secondo il direttore di Avvenire, in un panorama in cui spesso la comunicazione non fornisce riferimenti certi, Avvenire risponde «consumando le suole delle scarpe», come si leggeva nel messaggio di Papa Francesco per la Giornata delle comunicazioni dello scorso anno. Ciò, come spiega Tarquinio, «non vuol dire camminare a vuoto, ma sapere dove si va e perché ci si va, per aiutare percorsi di senso e solidarietà veri».

Secondo don Celini, poi, a generare tali percorsi sono l’unione di fruibilità e qualità, tipiche del quotidiano dei cattolici: «Ogni essere umano ha bisogno di senso e chiede, anche non esplicitamente, modalità di approccio alla realtà». In quest’ottica, nel periodo pandemico proprio Avvenire si è interessato, per primo, alla cosiddetta «pandemia sociale», espressione poi mutuata anche da altri giornali per indicare gli effetti del morbo sul nostro modo di vivere.

Dal dialogo, è emersa più volte la caratteristica di laicità del quotidiano, che comunque paga spesso lo scotto di essere percepito come giornale clericale. «Alcuni – ha ricordato Tarquinio – puntano il dito perché abbiamo un editore importante e ingombrante come la Cei, ma ci tengo a dire che operiamo attraverso una Fondazione no profit e questo fa di noi un giornale libero. Non dobbiamo inchinarci ai poteri forti e possiamo fare un’informazione non impacciata. Siamo equilibrati ma non equidistanti quando c’è da parlare di bene e male. Noi abbiamo imparato da Cristo che tenere la parte della vittima è stare dalla parte giusta. Vale nelle questioni internazionali come in quelle italiane. In questo cerchiamo di accompagnare la vita della Chiesa, mettendo la persona al centro».

L’appuntamento settimanale con i protagonisti della vita pastorale della Chiesa Cremonese è ogni giovedì alle 20.30 sui canali web e social della Diocesi di Cremona (Facebook, Youtube, IGTV e diocesidicremona.it) e in tv ogni domenica alle 8.00 e alle 12.15 circa (dopo l’Angelus) su Cremona1, alle 11.45 e alle 20.40 su TelePace.

Matilde Gilardi
TeleRadio Cremona Cittanova
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