A Chiesa di Casa protagonista il nuovo Museo diocesano

Ospiti in studio l'incaricato diocesano per i Beni culturali don Gianluca Gaiardi e il curatore Stefano Macconi

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Questa settimana in “Chiesa di Casa” al centro della riflessione non poteva che esserci il nuovo museo diocesano, che dopo la presentazione ufficiale alla viglia della solennità patronale di sant’Omobono, il 13 e 14 novembre aprirà per la prima volta – e gratuitamente – le proprie porte ai visitatori.  Per raccontare l’opera e svelarne la ricchezza, sono stati ospiti in studio don Gianluca Gaiardi, incaricato diocesano per i Beni culturali ecclesiastici, e Stefano Macconi, conservatore del Museo diocesano.

Nel dialogo è emersa, anzitutto, l’originalità del criterio seguito per la realizzazione del percorso espositivo. Come spiega Macconi, «non criteri cronologici, ma tematici». Il pensiero che sta dietro a questo lavoro di valorizzazione si focalizza, prima di tutto, sul rapporto tra museo e fede nel territorio: «Dal tema delle origini del cristianesimo e della diocesi di Cremona, attraverso la tematica cristologica e mariana, passando poi ai santi e ad alcune aggiunte tematiche, fra cui la collezione Arvedi».

Il percorso proposto offre spunti anche per il cammino catechistico. Quindi, più che un museo sulla diocesi, si tratta del museo della diocesi: «Vogliamo raccontare, attraverso l’arte, la fede del territorio», afferma don Gaiardi. Le parrocchie hanno, qui, la rilevanza di protagoniste. Protagoniste nella fruizione, ma anche nel prestito di alcune opere. A proposito del prestito, don Gaiardi ha sottolineato il desiderio da parte di alcune comunità di entrare a far parte di un percorso museologico, specificando: «Sottolineiamo che i proprietari rimangono tali, ma tutti così possiamo diventare fruitori del bello».

Questo museo è l’esito di impegno e professionalità da parte di molti. «Aprire oggi un museo non è facile – afferma don Gaiardi – sia per l’esposizione stessa, sia per la sua valorizzazione e tutela». Sono entrate in gioco energie e competenze: dall’architetto Giorgio Palù che ha curato la progettazione, alle agenzie che hanno cooperato. Senza dimenticare il decisivo contributo della Fondazione Arvedi Buschini che ne ha permesso la realizzazione.

Un punto forte, è il recupero di spazi interni al palazzo vescovile. Il museo diocesano è, infatti, ospitato in quelli che furono, un tempo, i locali di servizio del palazzo. Lo spazio espositivo consta di 1400 metri quadrati e conta circa 120 opere esposte.

Il nuovo museo è, però, solo l’ultimo tassello di una valorizzazione del patrimonio storico, culturale, religioso della città, a partire dalla Cattedrale, insieme al Battistero e al Torrazzo, che sicuramente contraddistingue la città e al cui interno, dal 2018, è stato realizzato un “Museo verticale”, tutto legato al tema del tempo». Si tratta, perciò, di un vero e proprio polo culturale, che tassello per tassello, diventa un tesoro sempre più valorizzato e accessibile.

Matilde Gilardi
TeleRadio Cremona Cittanova
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