Il «popolo della vita» in preghiera col vescovo Antonio

La veglia di sabato 4 febbraio in preparazione alla Giornata nazionale per la vita è stata presieduta da mons. Napolioni in Seminario. Presenti oltre 300 persone delle zone cremonesi

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«Un popolo che non sa prendersi cura dei bambini e dei nonni è un popolo senza futuro, perché non ha la forza e non ha la memoria per andare avanti». Questo grido accorato dei vescovi italiani per la Giornata per la Vita 2017 è risuonato più di una volta nel grande salone del Seminario, la sera di sabato 4 febbraio, durante la veglia per la vita presieduta dal vescovo Napolioni. Oltre trecento persone hanno ribadito che «avere cura dei nonni e avere cura dei bambini è la prova di amore più promettente della famiglia, perché promette il futuro» e si sono ripromessi di difendere, promuovere e amare la vita, sull’esempio di Santa Teresa di Calcutta.

Il tradizionale appuntamento di preghiera e di riflessione per le zone cremonesi, promosso dall’ufficio diocesano di pastorale familiare, quest’anno è stato allietato dai canti dei bambini della scuola elementare di Castelverde diretti dal maestro Fabio Amadini. Tra un brano e l’altro sono stati proposti all’attenzione brani del messaggio dei vescovi per la giornata dal titolo: «Donne e uomini per la vita, nel solco di santa Teresa di Calcutta» e da pensieri dalla piccola suora albanese, in modo particolare il suo storico discorso tenuto a Oslo, l’11 dicembre 1979, al conferimento del Nobel per la Pace. In quell’occasione ella affermò con coraggio: «il più grande distruttore della pace oggi è l’aborto, perché è una guerra diretta, un’uccisione diretta, un omicidio commesso dalla madre stessa».

Cesare Ghezzi, attivo nella comunità di Cristo Re, nonno di sette nipoti da 18 anni, ha raccontato con semplicità il rapporto con i suoi nonni e il suo impegno di nonno. «I miei nonni erano di poche parole, ma di tanto esempio: laboriosità, spirito di sacrificio, religiosità popolare, ma di sostanza; contenti anche del poco, che però non impediva loro di aiutare qualsiasi poverello bussasse alla porta». Dal loro vivere quotidiano Ghezzi ha imparato il valore della carità, della preghiera, della vita intessuta con la fede. Dopo quasi settant’anni egli si ritrova dall’altra parte, nonno di una schiera di nipoti: «Con mia moglie ci siamo detti subito disponibili ad aiutare i genitori, ma senza invasioni di campo». Facile il compito educativo quando i bambini sono piccoli, più arduo nel momento adolescenziale: «Alla base di un rapporto positivo – ha spiegato – io penso ci stia la confidenza, frutto di un clima sereno e di una stima reciproca che va costruita e alimentata continuamente». Guai a chiudere il dialogo con la pretesa di avere sempre ragione, guia ad essere sempre negativi e nostalgici di un tempo passato: «È sempre bene mettere in luce tanti valori ed esperienza positive che anche oggi sono presenti nella nostra società. Occorre, cioè, guardare al futuro con speranza e fiducia sapendo che c’è sempre Qualcuno che non ci lascia mai soli».

Ascolta l’intervento di Cesare Ghezzi

Particolarmente toccante la testimonianza di Primetto e Annunciata, genitori di Francesco nato il 30 aprile 1984 e affetto dalla sindrome di Down e da precarie condizioni di salute. Dopo i primi momenti di disperazione i due genitori, grazie ad una fede forte e all’incontro con una famiglia che aveva passato lo stesso loro calvario, si sono tirati su le maniche e attraverso un metodo americano di riabilitazione neurologica – ben cinque volte sono stati negli Stati Uniti – sono riusciti a crescere Francesco che giorno dopo giorno, non senza fatica, è migliorato sia fisicamente sia intellettivamente tanto che nel 2006 ha conseguito la laurea in Economia Aziendale alla Cattolica di Cremona. «Francesco – hanno concluso – ci è stato donato da Dio per dare una svolta significativa alla nostra esistenza che rischiava di scivolare nella tranquilla monotonia della normalità». E infine: «La forza della fede e l’amore per la vita di Francesco ci hanno convinti che la sua venuta al mondo non è stata una disgrazia, ma una benedizione che ci ha dato modo di incontrare persone amiche, di rafforzare la nostra vita coniugale e di infondere in tante famiglie un seme di speranza».

Ascolta l’intervento dei genitori di Francesco

Il microfono è quindi passato al dottor Paolo Reggiani, presidente da quattro anni del Centro Aiuto alla Vita di Cremona. A lui il compito di presentare il progetto Gemma, l’adozione a distanza di una mamma in gravidanza, che comporta il versamento di 160 euro al mese per 18 mesi. Una iniziativa solidale che in questi anni ha permesso in tutta Italia di salvare decine di vite. Reggiani ha poi invitati a non abbassare la guardia di fronte ai tanti attentanti contro la vita, anche in campo legislativo: «I cristiani su questo fronte devono essere tutti uniti».

Ascolta l’intervento del dottor Paolo Reggiani

La veglia si è conclusa con la preghiera e la riflessione del Vescovo Antonio che ha esortato tutti ad essere davvero «Popolo della Vita» che non si contrappone ad un «Popolo della morte», ma che lotta ogni giorno perché chi è caduto nell’abisso della morte possa essere ripescato dalla mano misericordiosa di Dio.

«Innanzitutto – ha detto il presule – ringrazio chi ogni giorno veglia sulla vita, difende la vita, lavora per la vita, lotta per la vita, ma non solo per la sua, ma per quella di tutti, dei deboli e poveri».

«Tutti i peccati – ha proseguito – sono contro la vita, alcuni sono più abominevoli, perché colpiscono gli inermi, ma la vita stessa è medicina e guarigione dei peccati, è più forte di ogni male, perché risorge! Quanta misericordia ci serve ancora, da assaporare e diffondere. Cristo è venuto a dare la vita, la sua, perché ci fosse vita in abbondanza per noi: si percepisce da come viviamo la nostra fede?».

E infine: «Abbiamo bisogno di vere generazioni di adulti, che si assumano serenamente le proprie responsabilità, senza cullarsi in una finta eterna giovinezza, che improvvisamente ti fa ritrovare in casa di riposo solo con i tuoi rammarichi. Cercansi padri e madri, ma chiediamoci perché anche la nostra cultura, i nostri modelli di vita, la nostra stessa vicenda di Chiesa non riesce a far innamorare di questa meravigliosa vocazione?».

Ascolta la riflessione di mons. Napolioni

Durante la serata sono state raccolte offerte a favore del Centro Aiuto alla Vita di Cremona, in modo particolare a favore del Progetto Gemma che nel 2016 ha permesso ha ben 7 donne di portare a termine la loro gravidanza.

Dopo la veglia, presso la cascina Moreni di Cremona si è tenuta l’adorazione eucaristica notturna promossa dall’Associazione Famiglia Buona Novella. L’adorazione ha avuto inizio alle 23 ed è proseguita, con 8 turni di un’ora, sino al mattino seguente. Solo l’inizio di un’esperienza che proseguirà con cadenza mensile: da lunedì 6 marzo, infatti, tutti i primi lunedì di ogni mese, dalle ore 21 alle 22, presso la cappella di Cascina Moreni, si terrà un’adorazione eucaristica pro-vita.

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