Guarda la photogallery completa
Il palazzo vescovile di Cremona, la casa del vescovo è sempre più aperta alla comunità, «segno di comunione tra il vescovo e il popolo», grazie ai suoi spazi che ulteriormente si aprono a iniziative pastorali, culturali e didattiche nel segno di «una generatività che si diffonde». Così proprio il vescovo Antonio Napolioni in occasione della presentazione ufficiale del “piano nobile” dell’episcopio dopo i lavori di restauro che completano un importante percorso di riqualificazione che, negli ultimi anni, ha progressivamente restituito alla comunità ambienti che coniugano la dignità della sede episcopale con il servizio alla Chiesa locale e alla città.
L’allestimento di nuove sezioni espositive (come la galleria dei vescovi) e la rifunzionalizzazione di ambienti storici (quali in particolare la sala conferenze intitolata al vescovo Bolognini e la cappella vescovile dedicata a santo Stefano) non sono solo il completamento del polo museale della Diocesi, ma un riappropriarsi di luoghi carichi di storia che rispondono alle esigenze dell’oggi con uno sguardo rivolto al futuro.
Le benedizione degli ambienti rinnovati da parte del vescovo Antonio Napolioni ha avuto luogo nella tarda mattinata di martedì 3 marzo, al termine dell’evento celebrativo per i 25 anni di Fondazione Comunitaria, che ha sostenuto economicamente il progetto, permettendo alla diocesi e alla città di riappropriarsi di questi spazi.
All’evento – che ha visto la presenza di numerose autorità – hanno preso parte il presidente di Fondazione Cariplo, Giovanni Azzone, il presidente di Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona, Cesare Macconi con il suo predecessore Renzo Rebecchi, il vicario generale della Diocesi di Cremona, don Antonio Mascaretti, l’economo diocesano, Giacomo Ghisani, e il direttore del Museo diocesano, mons. Gianluca Gaiardi.
Proprio monsignor Gaiardi ha guidato i presenti in un percorso che dal monumentale scalone ha condotto alla Galleria con i ritratti dei vescovi, passando per le aule oggi destinate alla didattica del Museo diocesano fino alla sala ovale, fulcro architettonico del complesso, che dà accesso alla cappella di Santo Stefano, alla sala Bolognini e agli ambienti della residenza episcopale.
Proprio nella cappella palatina il vescovo ha quindi impartito la benedizione, richiamando il valore simbolico e pastorale di questa apertura: «Diciamo grazie al Signore e alla comunità che ha custodito questi luoghi e ora se li vede riconsegnati. È il segno della comunione tra il vescovo e il popolo». «La casa del vescovo non può essere un palazzo nobile – ha precisato – ma luogo di ascolto, di incontro, di discernimento e di formazione. Ben venga allora che questi spazi vengano riconsegnati a una varietà di iniziative culturali e didattiche: è il segno della vita che cresce, di una generatività che si diffonde. Siete voi la benedizione in questa giornata di festa».
La riqualificazione dei piani alti del palazzo vescovile di Cremona si colloca in una visione progettuale iniziata nel 2020, presentata subito dopo nella suggestiva cornice della sala Bolognini, situata sopra il voltone che da via Platina dà accesso a piazza Sant’Antonio Maria Zaccaria, impreziosita dal celebre tavola del Platina.
Mons. Gianluca Gaiardi ha ripercorso le tappe principali del progetto, concepito durante l’episcopato di mons. Dante Lafranconi e nato dal desiderio di dotare la Diocesi di un museo capace di valorizzare il patrimonio culturale e di fede senza sottrarre spazi alla Curia diocesana. Con l’arrivo nel 2016 del vescovo Napolioni quell’intuizione ha trovato nuovo impulso, anche attraverso l’immagine delle «finestre aperte e illuminate» del palazzo, segno di una casa viva e abitata.
Tra il 2019 e il 2020, il progetto ha ricevuto un sostegno determinante grazie al riconoscimento come Progetto Emblematico Maggiore da parte di Fondazione Cariplo e Regione Lombardia. Nel 2021, alla vigilia della festa patronale di sant’Omobono, è stato inaugurato il Museo Diocesano negli spazi del piano seminterrato. E che oggi si completa con il piano nobile del Palazzo, grazie alla rifunzionalizzazione degli ambienti storici e all’allestimento di nuove sezioni espositive e per la didattica. «Abbiamo realizzato un sogno – ha detto mons. Gaiardi –. Abbiamo riqualificato ambienti che per anni erano stati utilizzati solo in parte».
L’intervento, affidato all’architetto Massimo Fertonani e sviluppato in dialogo con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cremona, Mantova e Lodi, in particolare con il funzionario restauratore Aria Amato e l’architetto Laura Balboni, ha consentito anche la riscoperta di elementi di particolare interesse: «È stato necessario ascoltare il Palazzo – ha spiegato mons. Gaiardi – e abbiamo riportato alla luce parti significative, tra cui una decorazione del caposcala che era rimasta celata e che, grazie anche all’Economato della Diocesi, è stata portata alla luce».
L’assetto attuale del palazzo episcopale deriva in larga parte dalla riforma promossa dal vescovo Omobono Offredi Ambrosini a partire dal 1791, su progetto dell’architetto Faustino Rodi, che voleva la realizzazione di una “degna” abitazione per il vescovo, secondo i modelli della residenza nobile. Gli interventi successivi, in particolare tra Ottocento e Novecento, hanno adattato l’edificio alle nuove esigenze, lasciando una stratificazione di decorazioni che giunge fino ai nostri giorni. Oggi questi spazi, riqualificati, sono pensati anche per il servizio della Curia, in un equilibrio tra rappresentanza e funzione pastorale.
L’inaugurazione dei piani alti rappresenta dunque un ulteriore passo in un cammino che unisce tutela del patrimonio e responsabilità pastorale. Il Palazzo vescovile si conferma non solo sede istituzionale, ma luogo di incontro e di servizio, aperto alla città e alle sue espressioni culturali.
Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona: da 25 anni custode e motore del territorio

























