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Proposte vocazionali per adolescenti e giovani: un po’ di materiale per spiegare il tutto

Cari amici operanti nella pastorale giovanile della diocesi di Cremona,

(consacrati o laici), a nome del Centro Diocesano Vocazioni, colgo l’occasione per illustrarvi brevemente il senso delle iniziative vocazionali di quest’anno e dei volantini che trovate nella busta. E, naturalmente, vi ringrazio in anticipo per l’attenzione che dedicherete a queste poche righe.

In estrema sintesi, per i ragazzi e ragazze delle superiori che frequentano la scuola a Cremona viene riproposta l’esperienza del Pozzo di Giacobbe. Si tratta di gruppi di 4 giorni residenziali (nelle brochure trovate il calendario) a cadenza mensile, da dicembre ad aprile, il cui scopo è di mettere a disposizione degli adolescenti un contesto ottimale per nutrire la propria fede e cominciare a chiedersi quale possa essere il proprio posto nella vita tenendo conto del progetto di Dio, che non ha mai controindicazioni. Come l’anno scorso (che, nonostante l’intoppo della pandemia, ha registrato un bilancio positivo sotto tutti i punti di vista) l’idea è quella di far sperimentare ai partecipanti un’atmosfera di famiglia (che non sia però quella di origine, per creare anche il giusto “stacco” che faciliti nuove dinamiche di gruppo) in cui parlare liberamente di Dio, di fede e di amicizie basate su questi valori. Come sempre, ci rivolgiamo a voi, sacerdoti, consacrate ed educatori, per presentare l’iniziativa ai ragazzi, fidandoci pienamente della vostra conoscenza dei medesimi in merito a chi potrebbe essere destinatario di una proposta certamente bella, ma anche profonda ed impegnativa. Circa la routine giornaliera, quando i ragazzi tornano da scuola, si pranza insieme, si fanno i compiti e seguono proposte di aggregazione, riflessione, catechesi e preghiera che impegnano il pomeriggio e la serata, con la presenza ogni mese di un testimone differente.

Per i giovani dai 20 ai 35 anni di tutta la diocesi (essendo adulti non dovrebbero avere problemi a spostarsi a Cremona), invece, da quest’anno parte l’esperienza ideata trent’anni fa a Milano dal Cardinal Martini: il gruppo Samuele. Si tratta di una domenica pomeriggio al mese, da novembre a maggio, durante la quale, seguendo il metodo ignaziano del discernimento, i partecipanti sono accompagnati a dare sostanza alla propria fede mediante una meditazione biblica, un adeguato contesto per la preghiera, il giusto spazio per l’introspezione al fine di individuare “aree di miglioramento” nella propria vita cristiana e l’opportunità di un confronto con i propri coetanei, il tutto con l’accompagnamento e la supervisione di un’équipe di consacrati e laici che organizzano i vari momenti seguendo l’ormai consolidata prassi milanese. A coloro che desiderano partecipare è richiesta, come a Milano, una breve lettera di motivazione, che illustri le ragioni principali che spingono a intraprendere questo cammino (capire meglio come aderire alla volontà di Dio, trovare un proprio equilibrio come cristiano o anche, magari, dare più sostanza alla propria fede), da indirizzare a don Davide Schiavon (d.schiavon@libero.it). Anche in questo caso, come per gli adolescenti, ci rivolgiamo primariamente a parroci, vicari, educatori ed al loro metro di giudizio in merito a chi proporre l’iniziativa, ma sono possibili, data l’età dei potenziali partecipanti, anche autocandidature. Riteniamo che soprattutto i santuari ed i luoghi di spiritualità particolarmente frequentati, anche attraverso la collaborazione di rettori e confessori, possano essere un luogo privilegiato per far conoscere l’opportunità ai giovani che potrebbero apprezzarla.

Nel ringraziare in anticipo tutti coloro che vorranno collaborare alla diffusione di queste iniziative che, è giusto ripeterlo a scanso di equivoci, semplicemente si affiancano e non sostituiscono mai quelle già attive nelle parrocchie e sul territorio, a nome dell’équipe mi dichiaro naturalmente sempre a disposizione per qualunque chiarimento o ulteriore collaborazione.

Qui sotto, in allegato, la locandina del pozzo di Giacobbe (adolescenti) e del gruppo Samuele (Giovani)

Brochure vocazioni 2021

Ed ecco qui invece un segnalibro specificamente sul gruppo Samuele (giovani)

Segnalibro Gruppo Samuele

I saluti più cordiali uniti ai migliori auguri di un buon anno pastorale.

Don Davide Schiavon, incaricato Centro Diocesano Vocazioni (cell. 3339234456)

Le proposte vocazionali per adolescenti e per giovani 2020 – 2021

Quest’anno la proposta vocazionale del CDV è articolata su due fronti:

  • Adolescenti delle scuole superiori (“Il pozzo di Giacobbe”)
  • Giovani dai 20 ai 35 anni (Il “Gruppo Samuele”)

Il primo dei due file in allegato spiega appunto nel dettaglio le particolarità dei due cammini, il secondo costituisce una panoramica specifica sull’esperienza per adolescenti che, nello scorso anno pastorale passato, ha avuto anche un’appendice online (causa Covid).

Maggiori informazioni presso don Davide

Presentazione Giacobbe e Samuele_PDF-compresso

The Jakob’s Well – Digital Edition_PDF-compresso

Il gruppo Samuele, una proposta vocazionale per i venti – trentenni

Il Centro Diocesano Vocazioni di Cremona, all’interno dell’area della pastorale giovanile, guarda da sempre con interesse alle buone prassi delle altre diocesi lombarde. Dopo aver infatti preso spunto fruttuosamente da Como con le settimane residenziali per adolescenti del “Pozzo di Giacobbe” (che anche quest’anno saranno riproposte con un calendario che sarà presto reso noto), ora si appresta a seguire la prassi milanese del gruppo Samuele, consistente in un cammino vocazionale a cadenza mensile per venti – trentenni.
Anche in questo caso, i dettagli saranno comunicati a breve, ma, in buona sostanza, si tratterà di una domenica pomeriggio al mese, con ogni probabilità presso la già collaudata casa del Migliaro a Cremona, in cui un gruppo di giovani, non superiori alla decina, con l’accompagnamento di una équipe di laici e consacrati e sotto la guida di un sacerdote “specializzato” nella divulgazione della Sacra Scrittura, potranno meditare sulla Bibbia e soprattutto interrogarsi sulle specifiche implicazioni che la Parola, come voce di Dio, ha sul proprio progetto di vita.
I requisiti per prendere parte a questa iniziativa, consistente appunto in 6-7 appuntamenti a cadenza mensile, è di avere un’età compresa tra i 20 e i 35 anni e nutrire un serio interesse per la propria fede, inteso sia come desiderio di offrirle un nutrimento solido e sostanzioso, sia di indagare attivamente quale potrebbe essere il disegno di Dio sulla propria vita, inteso nel senso più ampio.
Come sempre, il canale comunicativo primario scelto dal Centro Diocesano Vocazioni per diffondere l’iniziativa è ancora costituito dalle parrocchie (sacerdoti, suore, catechisti, educatori), che possono rivolgere la proposta ai giovani che ritengono, ma trattandosi di persone adulte è naturalmente possibile anche autocandidarsi, scrivendo (anche solo per chiedere informazioni) a d.schiavon@libero.it.
Aggiornamenti ulteriori su www.vocazionicremona.it o www.diocesidicremona.it/vocazioni.

CDV, le linee di fondo per il prossimo anno pastorale

Il Centro Diocesano Vocazioni, per l’anno pastorale 2020 – 2021 sottolinea alcune priorità, che propone all’attenzione dell’intera diocesi e su cui indirizza i propri sforzi.

  • La centralità della dimensione “locale”. La pastorale vocazionale avviene soprattutto e innanzitutto qui, ad opera di parroci, vicari, catechisti ed educatori. La diocesi, ove richiesto, si affianca a questo livello con proposte, suggerimenti e accompagnamenti specifici.
  • Il caso di potenziali vocazioni “super adulte” che presentano un profilo di elevata specificità, cioè dopo i 25 anni di età, con alle spalle un percorso complesso e variegato. Il Centro Diocesano Vocazioni mette in contatto queste persone direttamente con il Seminario Vescovile o gli ordini religiosi, maschili o femminili. Saranno poi loro a fornire indicazioni più precise in merito a un discernimento, un cammino, un accompagnamento.
  • Gli adolescenti che, in base al giudizio dei loro sacerdoti, catechisti o educatori, in parrocchia hanno dimostrato una particolare sensibilità spirituale e possono essere destinatari di una proposta diocesana, di carattere residenziale, con la presenza di consacrati e una coppia di laici, per comprendere meglio il progetto che il Signore ha sulla loro vita. Il percorso è denominato “Il Pozzo di Giacobbe”, ha già un anno al suo attivo, si svolge presso la casa parrocchiale del “Migliaro” ed è rivolto a ragazzi e ragazze delle superiori come iniziativa che il Centro Diocesano Vocazioni presenta agli educatori delle parrocchie perché la possano proporre alle persone con determinate attitudini. Da dicembre ad aprile.
  • I giovani dai 20 anni in su, maschi e femmine, che si stanno interrogando abbastanza seriamente sulla propria fede e su ciò che Dio sta suggerendo alle loro coscienze. La diocesi propone, da dicembre ad aprile – maggio, una serie di fine – settimana residenziali, presso la casa parrocchiale del Migliaro, sotto la guida di figure qualificate, per un percorso di stampo biblico che aiuti a ad approfondire la propria fede ed eventualmente avere strumenti in più per capire se Dio chiama ad una speciale consacrazione, una vocazione matrimoniale o una forma più di intensa di vivere il proprio sacerdozio battesimale.

L’équipe vocazionale ritiene che questi temi siano di fondamentale importanza e rimane a disposizione per aiutare a metterle a tema nell’ambito di assemblee diocesane o zonali.

Una riflessione vocazionale da una giovane

Una ragazza delle superiori, partendo dal tema dell’ingratitudine, proposto come spunto per un elaborato di religione a scuola, ha sviluppato una riflessione dalle sfumature vocazionali, che merita di essere condivisa.

Un gesto d’affetto non riconosciuto, un atto di bene non corrisposto e dimenticato. Chi non ha mai sperimentato su di sé il profondo dispiacere che sorge dinanzi all’ingratitudine di chi aiutiamo e sosteniamo? Eppure chi tra quelle stesse “vittime” non si è mai fatto a sua volta in-gratus, dimenticando l’aiuto del compagno, non riconoscendo il bene che lo circonda, non rispondendo con gratitudine a un dono ricevuto da un maestro, un amico, un genitore. Da figlia, sorella, amica, tante volte mi sono ritrovata cadere in quell’abisso quasi inevitabile che è l’ingratitudine. In molte relazioni sociali ci siamo abituati oggi a dare sempre più per scontati e per dovuti la presenza, il sostegno e l’aiuto dell’altro.

E’ dovere del maestro insegnare.

E’ compito del fratello starci vicino.

E’ il ruolo del genitore aiutarci e sostenerci.

E’ ruolo del genitore sopportare le nostre lamentele, accettare i nostri limiti, guidarci ed indicarci la via da seguire.

E’ ruolo del genitore.

Ma qual è il nostro di ruolo in quanto figli?

Non è certo quello di voltare le spalle, di rispondere con rancore al dono che ci viene dato, di essere ciechi e non vedere il bene che viene dall’altro. E’ forse questa la più bassa e meschina forma di egoismo.

Eppure sta dall’altra parte proprio nel dare senza aspettarsi un ricambio uno dei più grandi segni di altruismo. E’ solo in questo modo che ci si vaccina dall’ingratitudine: donando, dando gratuitamente, a prescindere dalla risposta emozionale che ne avremo in cambio.

Un genitore più di tutti è chiamato a confrontarsi con questo atteggiamento, con il saper dare in modo gratuito e pieno, lasciando al proprio figlio il tempo di crescere e capire che ogni cosa che riceviamo è un dono, che niente è dovuto o scontato.

E come va letto questo tipo di atteggiamento e di rapporto, se presa in considerazione la relazione più alta che si possa instaurare, quella con Dio?

Dio è un padre.

Dio è Il padre, che si dona in ogni sua forma a noi.

E’ un padre benevolo che cammina al nostro fianco. Una voce silenziosa ma sempre presente, che ci viene incontro e che aspetta paziente il nostro ascolto e la nostra risposta. Dio stesso, in quanto padre, è però esposto alla nostra ingratitudine.

L’ingratitudine di chi non è cieco, ma non vuole vedere. Di chi non si mette in ascolto e nega la voce che non sente. Di chi non si interroga, ma aspetta risposte. Di chi non riconosce il bene, la ricchezza, il dono che il Padre e il rapporto con Esso portano all’uomo. Eppure Dio non si arrende di fronte al silenzio, al nostro non rispondere a lui che ci chiama.

Dio è un padre, e in quanto tale sa perdonare l’ingratitudine dei suoi figli, che ancora devono crescere e comprendere la vera ricchezza del donare e del donarsi, che ancora devono imparare ad essere grati e riconoscenti per ogni singolo giorno, sguardo, abbraccio che viene a loro donato.

Una studentessa delle superiori

“Datevi al meglio per la vita”, 57ma giornata mondiale di preghiera per le vocazioni

Cari confratelli, religiosi /e ed amici laici,

la 57ma giornata mondiale di preghiera per le Vocazioni del 3 maggio, dal titolo “Datevi al meglio per la vita”, nonostante le circostanze eccezionali in cui ci troveremo a celebrarla, non perde il suo valore, proprio perché si tratta appunto di preghiera, prima ancora che di azioni o iniziative specifiche.

Credo, quindi, che possa non essere del tutto inutile raggruppare alcuni materiali che possano venire utilizzati non certamente per celebrazioni comunitarie, quanto per riflessioni personali, dato che le persone possono essere facilmente raggiunte attraverso strumenti che ci siamo ormai abituati ad utilizzare di frequente, partendo dai più semplici (email, whatsapp, siti parrocchiali) fino ad arrivare a quelli che abbiamo “scoperto” più di recente (videoconferenze e, per chi è ancora più tecnologico, dirette streaming).

In questa particolare circostanza, in cui tutte le nostre riflessioni, anche quelle vocazionali, sono in qualche maniera influenzate dall’emergenza che ci ha tenuti “in ostaggio” da diverse settimane, credo sia utile offrire una chiave di lettura davvero profonda e completa, dal punto di vista spirituale e sapienziale, offertaci dal predicatore della Casa Pontificia, Padre Raniero Cantalamessa, che nell’omelia dell’azione liturgica del Venerdì Santo ci ha permesso di inquadrare in un’ottica al tempo stesso di fede e di ragione i tempi difficili che stiamo vivendo. Ogni discorso “vocazionale”, riguardante cioè quello che Dio chiede ad ognuno, non può prescindere da queste considerazioni.

Nella speranza di poter pregare e celebrare presto in comunità di persone riunite in carne ed ossa, vi auguro una buona preghiera, augurio accompagnato da una constatazione di speranza: posso assicurare che anche in questi frangenti, qualche giovane ha iniziato ad interrogarsi sulla sua vocazione, segno che anche dalla fatica e dalla sofferenza può nascere del bene.

I saluti più cari.

Don Davide Schiavon (incaricato diocesano per il CDV)

https://vocazioni.chiesacattolica.it/datevi-al-meglio-della-vita-cristus-vivit-143/

La pagina del Centro Nazionale Vocazioni con il messaggio del Papa ed altri utili sussidi, scritti e multimediali.

https://vocazioni.chiesacattolica.it/wp-content/uploads/sites/10/2020/02/04/GMV20_MESSAGGIO-DEL-PAPA.pdf

Il link specifico al messaggio del Papa

http://www.cantalamessa.org/?p=3883

La riflessione di padre Cantalamessa durante l’azione liturgica del Venerdì Santo appena trascorso.

http://www.vocazionicremona.it/2018/08/10/la-palestra-della-preghiera-mettiamoci-in-forma/

Tutti parlano, in queste settimane, di non perdere la forma, e qui c’è un piccolo sussidio per non perdere quella spirituale. Anche la preghiera può essere perfezionata, allenata, resa forte.

http://www.vocazionicremona.it/2018/08/10/la-fede-vista-da-youtube-in-140-video/

Anche youtube può essere una fonte preziosa di spunti vocazionali per i giovani. Ecco una selezione di video che possono aiutare a riflettere (e a ritrovare se stessi)

Emergenza virus e vocazione. Una riflessione per i giovani

Anche e soprattutto in questo particolare frangente dell’emergenza “Corona Virus”, qualche riflessione di tipo vocazionale è possibile. In un’ottica di re – inizio che, prima o poi, auspicabilmente si presenterà, è lecita e doverosa la domanda sul “come ricostruire”. In tutti i sensi. Come ripartire dopo il terremoto causato da un evento inatteso, ma anche come ripartire dopo un’epoca che ci ha lasciati privi di punti di riferimento e motivazioni.

Bisogna imboccare una via cristiana che però sia esente dagli errori commessi nelle epoche precedenti. La nuova base da cui ripartire, per i giovani potrebbe dunque essere qualcosa di simile. Ecco cosa mi sentirei di dire ad un giovane, in questo imprevisto mese di marzo 2020.

  1. Sei giovane, pieno di forze, ma non vedi il modo per impiegarle. Non devi scoraggiarti. L’unica differenza tra te e le generazioni che ti hanno preceduto, è che quelle pensavano di vedere delle cause valide, senza interpellare Dio, hanno puntato male e hanno perso tutto. Tu, invece, non hai ancora capito su cosa puntare. Il che non è necessariamente un male.
  2. Il fatto che tu non veda dove ti devi dirigere è normale. D’ora in avanti sarà sempre più una regola. Non lo vedrai se non rimani attaccato a Dio. Questo significa che solo rivolgendoti a Lui, seriamente, con la preghiera ed una vita cristiana, hai la possibilità di mettere in fila una serie di scelte nella direzione giusta. Ma per il momento, non vedrai subito la meta, ma solo i passi successivi, lo stretto indispensabile per muoverti ed agire. Non avere fretta di avere davanti il quadro completo.
  3. Rimanendo attaccato a Dio, capirai che insieme a Lui le cose acquistano un senso. Le gioie e le fatiche. Entrambe hanno un senso ed un diritto di cittadinanza nella tua vita. Ma con Dio, le gioie sono sane e le fatiche sopportabili. Senza di lui, le gioie diventano illusorie e le fatiche delle tragedie.
  4. Il senso della vita è positivo, come il suo epilogo. Questo non devi dimenticarlo mai. Ma a determinate condizioni. Che, cioè, il tuo stile di vita sia evangelico, o che ritorni ad esserlo qualora ti capiti di discostartene. Se farai così, avrai una gioia ed una serenità di fondo. Se sceglierai un’altra strada, lo fai a tuo rischio e pericolo. In quel caso, la disfatta è una possibilità concreta.
  5. Il vero metro di giudizio è la tua coscienza, che ti mantiene in comunicazione con Dio. Il confronto con gli altri non pesa più del 5%. Questo, per due motivi: innanzitutto, gli altri mostrano di sé una facciata che non è quella vera; in secondo luogo, non disponiamo di tutte le informazioni sufficienti per fare un vero confronto.
  6. Fare affidamento sulla propria coscienza come metro di giudizio significa fare attenzione ai segnali che essa manda: la soddisfazione, la vergogna, la gioia, la tristezza. Se queste sensazioni si palesano nell’ambito di un globale contatto con Dio, sono da prendere seriamente e delineano un piano di azione. Una conferma, o una smentita riguardo a come ci si sta comportando.
  7. Se riferirti a Dio ti sembra un’assurdità, perché non sei abituato, nessuno in famiglia ti ha insegnato a farlo, non lo frequenti da tempo….Prova a dirgli una preghiera, come sei capace. Una di quelle tradizionali, che ti hanno insegnato a catechismo. Oppure apri il Vangelo e leggi un brano. Poi prova a dire qualcosa di tuo al Signore. Poi mettiti in silenzio ad ascoltare. Cioè fai delle considerazioni sul brano, o sulla preghiera. Ti verranno in mente altre cose. Trasformale in una richiesta fatta a Dio.
  8. Se non ti senti ancora pronto a chiamare in causa Dio perché hai dei progetti in atto e temi che il Suo intervento te li possa scompaginare, fai come credi. Però impegnati davvero in questi progetti. Fino in fondo. Stai comunque cercando di non buttar via la tua vita e il tempo non lo puoi sprecare. Se non vuoi, per il momento, fidarti di Dio, dedicati a qualcosa di grande. Magari sarà Dio a farsi vivo attraverso questo progetto. Ma abbi l’onestà intellettuale di non ignorare eventuali interrogativi che potranno affacciarsi.
  9. Se cerchi una pienezza, sappi riconoscere i campanelli di allarme che, mentre stai esplorando tutte le strade possibili, ti fanno capire che hai imboccato la strada dell’autodistruzione. Anche in questo caso devi avere l’onestà intellettuale di rimettere in discussione le tue scelte. La coerenza e la determinazione non possono spingersi fino al logoramento consapevole, deliberato e permanente delle proprie energie vitali.
  10. Oggi più che mai, la vita ti chiede di potenziare le tue capacità di navigazione. Le “mappe” di una volta, che ad onor del vero non erano granché, non servono più a nulla, perché il paesaggio è mutato del tutto. L’unico riferimento rimane il Vangelo, cioè la Parola di Dio che è l’unica bussola che non sbaglia. Il resto, non aver paura di metterlo in discussione ed accantonarlo. Sul Vangelo, invece, costruisci la tua vita. Non ti deluderà e non verrà mai meno. Non ti demoralizzare se ci metterai più tempo. Sarà tempo ben speso, per una costruzione eterna.

Don Davide

Il pozzo di Giacobbe, famiglia e vocazione vanno d’accordo.

Si potrebbe effettivamente adottare questo slogan se si volesse trarre un sommario bilancio dell’esperienza di questi primi tre mesi su quattro (da dicembre a febbraio) del progetto vocazionale messo in atto dalla pastorale giovanile diocesana insieme al Centro Diocesano Vocazioni.

I 6 ragazzi che hanno partecipato (l’ultima settimana dell’edizione di quest’anno si terrà a marzo) alla prima edizione, tutta cremonese, del “Pozzo di Giacobbe”, hanno espresso soddisfazione unanime in merito alla riuscita del percorso e qualcuno ha addirittura avanzato la richiesta di una prosecuzione in una sorta di “edizione estiva”.

Si è trattato, in sostanza, di una serie di 4 settimane residenziali, una al mese da dicembre a marzo (si sarebbe dovuti partire da novembre, ma gli impegni scolastici e familiari di alcuni degli aderenti hanno consigliato uno slittamento), in cui 6 studenti delle superiori di Cremona, dopo le ore scolastiche, hanno trascorso i restanti momenti della giornata presso la casa parrocchiale del Migliaro. Lì, guidati da don Davide del CDV, i coniugi Beppe e Sonia Galli della parrocchia del Boschetto e suor Chiara delle suore Adoratrici e suor Petra dell’ordine Carmelitano, hanno avuto modo di fare normalmente i compiti, condividere ritmi casalinghi con persone diverse dalla famiglia di origine e, soprattutto, confrontarsi sulla fede, meditare sul Vangelo, partecipare alla S. Messa, ascoltare testimoni chiamati dall’esterno in merito a tematiche vocazionali, condividere momenti di svago e amicizia.

In tutta onestà, si può dire che l’alchimia positiva è scattata. Grazie anche alla visione progettuale di don Paolo Arienti della Pastorale Giovanile Diocesana, all’ospitalità ed al prezioso supporto logistico ed organizzativo di don Maurizio Ghilardi della parrocchia ospitante e Ufficio Missionario, alla collaborazione di don Francesco Cortellini del Seminario e alla vicinanza della coppia di coniugi Romani di Vescovato (pronti ad entrare in campo per un’edizione successiva), si è davvero raggiunto il risultato, innanzitutto, di una bellissima collaborazione all’interno dell’équipe adulta, che si è immediatamente riflessa in un clima di familiarità e amicizia che ha da subito contagiato i ragazzi, diventati un gruppo compatto fin dalla prima sera.

L’idea sarebbe di estendere e continuare l’esperienza anche nel prossimo anno pastorale, certamente a Cremona e, auspicabilmente, anche in altri poli della diocesi. Il canale preferito, per ottenere tutto ciò, è sempre la collaborazione con sacerdoti, religiose, catechisti ed educatori, cioè coloro che sono meglio attrezzati per individuare ragazzi e  ragazze che possano recepire una proposta bella, ma intensa, che è alla portata di molti, ma non di tutti.

Insieme a un grazie rivolto a coloro che stanno rendendo possibile tutto ciò, a nome dell’intera équipe del Pozzo di Giacobbe mi sento di ringraziare in anticipo anche tutti gli amici che ci aiuteranno a far crescere ulteriormente questo progetto.

Don Davide Schiavon del Centro Diocesano Vocazioni

Pozzo di Giacobbe, ora si parte!

Sei ragazzi e ragazze, da domenica 1 dicembre, inizieranno l’esperienza del “Pozzo di Giacobbe”, una serie di settimane residenziali di taglio vocazionale proposte dal CdV.

Il luogo è la casa parrocchiale del Migliaro e l’équipe operativa, che ha progettato e seguito le ultime fasi del progetto, è composta da don Davide Schiavon (Centro Diocesano Vocazioni), don Paolo Arienti (Pastorale Giovanile), don Maurizio Ghilardi (parroco di Boschetto, Migliaro e responsabile Ufficio Missionario), don Francesco Cortellini (vicerettore del Seminario) Suor Chiara delle Adoratrici, suor Petra Cristina delle Carmelitane, i coniugi Galli di Cremona ed i coniugi Romani di Vescovato. Molti altri, però, nell’ultimo anno, si sono impegnati nelle fasi interlocutorie e preparatorie: l’Ufficio famiglia, l’équipe del Sicomoro di Como, etc.

Non tutte queste figure adulte saranno contemporaneamente presenti insieme ai ragazzi, per dar modo a questi ultimi di assaporare un clima al tempo stesso familiare, intimo e adatto alla riflessione.

Le giornate saranno scandite dalla preghiera mattutina prima della scuola, dalle ore scolastiche, dal pranzo insieme, lo studio pomeridiano e momenti di preghiera e riflessione comunitaria, insieme a un confronto su tematiche vocazionali, nel tardo pomeriggio ed alla sera.

Il progetto nasce da lontano ed ha avuto una preparazione lunga ed accurata. Lo affidiamo al Signore, insieme alle persone che vi prendono parte. Qualcosa di molto buono è già iniziato, lo si è visto nella preparazione. La buona volontà dei partecipanti e, soprattutto, il lavoro dello Spirito Santo faranno il resto.