Prime Messe. Corte de’ Frati festeggia il novello togolese don Daniel Dossou, segno di una Chiesa senza confini

La celebrazione domenica 7 giugno nell'unità pastorale in cui ha svolto l'anno da diacono attorniato dall'affetto famigliare delle comunità che ha servito negli anni della formazione

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Una celebrazione insieme solenne e famigliare. Sono stati questi i tratti che hanno caratterizzato la Prima Messa del sacerdote novello don Daniel Dossou, originario dalla diocesi di Kpalimé in Togo, celebrata nella mattinata di domenica 7 giugno a Corte de’ Frati. In Italia ormai da diversi anni, ha approfondito gli studi teologici nel Seminario di Cremona maturando la scelta di rimanere da sacerdote a servizio della Chiesa cremonese.

Che ormai sente a tutti gli effetti come casa sua. Don Daniel l’ha rimarcato più volte nel suo saluto finale, scandito da tanti grazie. Anzitutto al Signore che lo ha «chiamato, accompagnato e rialzato nei momenti di fatica». Quindi, commosso, il pensiero è andato alle comunità che negli anni della formazione l’hanno accolto durante il suo servizio: dopo i primi quattro anni a Cristo Re, Paderno Ponchielli e l’unità pastorale “Don Primo Mazzolari”; quindi l’anno del diaconato nell’unità pastorale di Casalsigone, Castelnuovo Gherardi, Corte de’ Frati, Olmeneta e Pozzaglio.

«Mi avete accolto con una bontà eccezionale, che non è mai scontata – ha detto il sacerdote novello, classe 1985 –. Mi sono sentito come a casa, in famiglia.  Mi sono sentito proprio figlio vostro». E ha proseguito: «Per chi è straniero, in terra straniera, lontano dal proprio Paese, incontrare persone così permette di dimenticare a volte la propria casa e la nostalgia non è troppo forte». Il grazie anche per aver potuto condividere un tratto di strada con «un popolo che sta camminando insieme nella fede: ed è bello, perché lo sguardo della fede va più in là del nostro sguardo e sa vedere oltre. Questo è molto consolante».

A gremire la chiesa anche una rappresentanza delle comunità parrocchiali dove negli anni ha prestato servizio con i loro sacerdoti. Anche a loro è andato il grazie per l’aiuto e l’accompagnamento. In particolare, ha ricordato gli anni a Cristo Re con don Enrico Trevisi e don Pierluigi Fontana e le difficoltà della lingua allora ancora tutta da imparare; e poi il grazie a don Gabriele Battaini e don Giovanni Tonani con i quali da diacono ha potuto sperimentare la fraternità sacerdotale.

Ed è stato proprio don Tonani a proporre nell’omelia alcuni spunti, a partire dalla solennità del Corpus Domini e del «mistero più straordinario della nostra fede» che avviene sull’altare «attraverso le mani povere e la debole voce di un sacerdote: è esattamente quello che tu sei diventato, caro don Daniel». Dalla prima lettura ha richiamato l’esigenza di «fare memoria».  Ma anche ricordato le difficoltà che anche un sacerdote incontra nella propria vita e l’impegno di un ministero in cui oggi «le parole sembrano senza voce, sembriamo fuori dal tempo, sembra quasi che al mondo non interessi nulla della fede, di Dio, della salvezza, dell’oggi e soprattutto dell’eternità. Ma noi siamo mandati come uomini di speranza». «Un’avventura difficile, ma guidati, accompagnati e amati dal Signore». Da qui, riprendo il salmo, l’invito a ciò che è proprio del ministero: «celebra il Signore». Mentre dalla seconda lettura ha richiamato l’impegno alla comunione, «tutti uno in Cristo» e «nessuno è straniero». Da qui l’invito a farsi dono ogni giorno, aiutando le comunità a guardare sempre avanti. Infine due consigli: «Vivi sempre per Cristo, il resto non importa: sarà Lui a guidarti. Fidati di Lui!» e «Vivi la logica del servo senza pretese»

Tra i sacerdoti presenti anche il senegalese don Nicolas Deine (conosciuto nell’anno nell’unità pastorale Mazzolari) e don Armand Ognami, giunto da Fidenza. E poi diverse religiose di origine africana: alcune Figlie di San Camillo insieme anche alle Oblate dello Spirito Santo, e tra di loro suor Eveline, sorella di don Daniel.

Sopra alla casula – regalata dall’unità pastorale di Corte de’ Frati insieme a un’offerta per le spese che dovrà sostenere per la sua prima casa – alcune collane, segno di solennità e regalità tipiche della tradizione africana.

La celebrazione, animata dal coro parrocchiale, si è conclusa, su invito del moderatore don Battaini, con l’antico gesto del bacio delle mani, la cui consacrazione con l’olio santo è stato uno dei momenti caratterizzanti il rito di ordinazione in Cattedrale la sera precedente.

Alla Prima Messa di don Daniel Dossou erano presenti anche gli amministratori dei Comuni dell’unità pastorale: Renzo Felisari (sindaco Olmeneta), Lara Bianzani (vicesindaco di Pozzaglio) e Rosolino Azzali (sindaco di Corte de’ Frati). Proprio Azzali, nel suo saluto al termine della celebrazione, ha ringraziato don Daniel per lo stile con cui ha vissuto nelle comunità il suo servizio diaconale. Poi il ricordo di alcune figure del presbiterio diocesano che hanno caratterizzato la vita spirituale (e non solo) del territorio, sino a ricordare «i saveriani padre Piero e Angelo Calvi, figli di questa terra che hanno dedicato la loro vita alle missioni». Per questo «oggi – ha evidenziato il sindaco Azzali –assume un significato particolarmente bello la Prima Messa per noi di un sacerdote proveniente dal Togo, dall’Africa: se in passato da Corte de’ Frati sono partiti missionari verso il mondo, oggi accogliamo con gratitudine un sacerdote che dall’Africa è giunto fino a noi ed è diventato e diventerà parte delle nostre comunità. Un segno concreto di quella Chiesa senza confini che i missionari hanno costruito». Valori anche per la comunità civile «nella quale – ha detto ancora Azzali – non esistono stranieri, ma fratelli; non esistono distanze, ma incontri; non esistono differenze che dividono, ma ricchezze che si condividono».

La mattinata si è conclusa in oratorio con un momento di festa e il pranzo comunitario.

 

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TeleRadio Cremona Cittanova
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