Nella chiesa di Antegnate due terrecotte accompagnano il tempo di Quaresima

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Suggestiva installazione per la Quaresima nella chiesa parrocchiale di Antegnate: due terrecotte, quasi manichini, spogliati, deturpati, eppure dignitosi. Presenti, vicini, senza imporre la loro presenza, eppure fastidiosi. Il capo chino parla più di diretti occhi di fuoco. Perché dignità non è imporre il proprio sguardo, ma ostendere la propria nuda presenza.

In piedi un povero Cristo, in mutande, neanche delle più belle, banali: se non fosse per la corona di spine chi lo prenderebbe per Gesù? L’altro, a fianco, è a sua immagine.

Ma quale viene prima e quale viene dopo? Quale è il modello e quale è la copia? Poco importa: “Quello che avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me”. Quello un po’ più piccolo è lui. Non c’è più copia, non c’è qui originale.

Sulle scapole ci sono ganci per ali: nessun volo è concesso. Piuttosto una catena, pesante dura scura; come una cisti o un marchio. Una catena che incatena a se stessi. Un peso da vivere, che però si vede solo di spalle. Una prigionia nascosta, che fa di questa terracotta una cella.

Terrecotte plasmate e messe lì. Non fanno nulla, stanno. Eppure splendono di vita, ma non di una luce che abbaglia, di una luce fangosa. Un grumo di materia che nell’evoluzione ha preso una forma, un manichino insufflato che sta e sta.

Se luce deve essere, deve essere dentro. Incatenata libertà. Incateneta dignità. Tutto sta dentro in questa argilla manipolata e cotta. Dio l’ha fatta e vi ha messo qualcosa di suo. Questo basta.

TeleRadio Cremona Cittanova
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