Archivi della categoria: Diocesane

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«E’ una Chiesa per giovani?», il 3 febbraio presentazione a Sant’Ilario

L'incontro con l'autore del libro Alberto Galimberti nell'ambito della Settimana dell'educazione

Nell’ambito della Settimana dell’educazione, tra gli eventi organizzati dall’Ufficio di Pastorale Giovanile diretto da don Paolo Arienti, è in programma domenica 3 febbraio alle ore 21 presso l’oratorio di Sant’Ilario la presentazione del libro «E’ una Chiesa per giovani?» alla presenza dell’autore Alberto Galimberti.

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Una nuova guida per conoscere la Cattedrale

In Camera di Commercio a Cremona presentato il volume curato da Frangi e Tanzi per Officina libraria. Un’iniziativa della Cattedrale nell’820° della canonizzazione di Sant’Omobono

Una nuova piccola grande guida per la nostra Cattedrale. Sono gli stessi curatori a presentare il volume “il Duomo di Cremona” Durante l’evento organizzato presso la Camera di Commercio. 

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Quattro profughi eritrei in arrivo attraverso i corridoi umanitari

Per la prima volta Cremona accoglie un gruppo di persone che arrivano in Italia attraverso il canale legale e sicuro aperto dai campi etiopi grazie all'accordo tra Cei, Comunità Sant'Egidio e Stato Italiano

Il furgone della Caritas cremonese arriverà a Fiumicino il 31 gennaio. Un operatore e un interprete accoglieranno in aeroporto quattro richiedenti asilo in arrivo dall’Etiopia nell’ambito del progetto protetto «Rifugiato a casa mia. Corridoi umanitari», nato grazie all’intesa tra Conferenza episcopale italiana, comunità Sant’Egidio e Governo Italiano per un’esperienza di immigrazione legale e sicura dal paese africano.

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Terzo anniversario della ordinazione episcopale del vescovo Antonio

Pastore dei pastori, per mezzo del suo santo Spirito, sostenga e guidi l’intera compagine cremonese in un cammino sempre più autentico di comunione ecclesiale di gioiosa condivisione

Mercoledì 30 gennaio ricorre il terzo anniversario dell’ordinazione episcopale di mons. Antonio Napolioni e del suo ingresso in Diocesi di Cremona. Una ricorrenza preziosa occasione per la diocesi per stringersi attorno al proprio Pastore con l’affetto e la preghiera Un augurio speciale, a nome di tutta la Chiesa cremonese arriva dal vicario generale don massimo Calvi.

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Don Ghilardi: «Continuare questa esperienza di Chiese sorelle ci sembra una grande occasione di crescita, di arricchimento reciproco e di apertura all’azione dello Spirito»

Il viaggio in Brasile di alcuni sacerdoti diocesani in Brasile si è concluso con la visita alla famiglia cremonese Riboni della comunità Giovanni XXIII

Un anno dedicato interamente alla missionarietà della Diocesi, un primo viaggio in Brasile e in Albania, una lettera a tutti i sacerdoti per suscitare domande e confronti sulla questione “fidei donum” sacerdotale e laicale, giungendo a un secondo viaggio in Brasile di una delegazione cremonese forse ci sta consentendo alcuni sviluppi, piccoli, ma importanti. Continua a leggere »

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«La Caritas da sempre aiuta gli ultimi, senza chiedere la nazionalità»

Intervista al direttore don Pezzetti al quotidiano "La Provincia": «Continueremo ad accogliere a nostre spese chi altrimenti finirebbe in mezzo alla strada»

«Noi non chiediamo la nazionalità, l’origine o la religione: cerchiamo di rispondere ai bisogni di tutti quelli che si rivolgono a noi». Si apre così l’intervista rilasciata da don Antonio Pezzetti, direttore della Caritas diocesana, al quotidiano locale “La Provincia”. «Non ci sono posti per stranieri e posti per italiani. E nemmeno precedenze: noi, da sempre, aiutiamo gli ultimi».

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Il silenzio della Gmg, festa della speranza

Le impressioni di Silvia, giovane di Pomponesco tornata dalla Giornata Mondiale della Gioventù di Panama

«Durante l’adorazione di sabato o la consacrazione di domenica durante la Messa si sentiva il rumore del vento e di qualche sirena di ambulanze o polizia… Eravamo 700mila circa». C’è una ricerca profonda di raccoglimento, di spiritualità nel cuore della Giornata Mondiale della Gioventù. Ed è quel silenzio che attraversa e sostiene la grande festa dei giovani fatta di colori e voci. Chi c’era – anche a Panama – lo ha sentito.

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Nella parrocchia di Cristo Risorto a Savador mettendo le basi per futuri progetti

La prossima estate volerà in Brasile un gruppo di giovani guidati da don Ferretti, ma con la possibilità durante tutto l'anno di ospitare chi volesse vivere un'esperienza di Chiesa missionaria

Dopo la tappa in diocesi di Serrinha, per gli incontri con il sacerdote “fidei donum” cremonese don Giancarlo Regazzetti, originario di Romanengo, e il vescovo Ottorino Assolari (bergamasco d’origini), il gruppo dei cinque preti cremonesi in visita in Brasile domenica 27 gennaio ha fatto rientro nella parrocchia del “fidei donum” cremonese don Emilio Bellani. Una permanenza che ha permesso di dedicare tempo alla quotidianità, alla pastorale ordinaria, guardando ai progetti per il futuro. In particolare quello che il Ufficio per la pastorale missionaria della Diocesi di Cremona desidera mettere a disposizione dei giovani cremonesi: un luogo dove sperimentare la missione alle genti, in una situazione di diversità linguistica e culturale, perché sia un incontro di Chiesa e non una supplenza. Continua a leggere »

TeleRadio Cremona Cittanova
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Il positivo esito della “Settimana residenziale” del clero a Lenno

Pienamente riuscita la seconda edizione dell'iniziativa di formazione permanente in uno stile di fraterna condivisione tra sacerdoti diocesani

Dopo la bella esperienza di Sestri Levante nel 2018, la casa di spiritualità delle Suore Adoratrici a Lenno, sulle sponde del Lago di Como, ha accolto la scorsa settimana un gruppo di sacerdoti cremonesi per alcuni giorni di fraternità e aggiornamento.

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La croce protagonista alla Gmg

Venerdì nella Via Crucis nel Campo Santa Maria la Antigua il Papa ai giovani: “Vogliamo essere una Chiesa che sostiene e accompagna”

Venerdì 25 gennaio la grande protagonista della GMG panamense è stata lei, la croce, pellegrina insieme ai giovani da quel lontano 1985 quando san Giovanni Paolo II la affidò loro dando vita a queste giornate mondiali. Protagonista alla mattina, quando nella parrocchia di Nostra Signora de Guadalupe tutti gli italiani hanno celebrato una liturgia penitenziale e il sacramento della Riconciliazione, cui ha fatto seguito la Messa presieduta dal card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana. Croce protagonista indiscussa anche nel pomeriggio, quando presso il parco S. Maria de Antigua, sulla grande Cintura Costera di Panamà, il Santo Padre ha presieduto una intensa Via Crucis “attraverso il continente americano”.

 

Di seguito la testimonianza di Luca Lanfranchi, giovane di Varese alla Gmg di Panama con il gruppo del Pime di Milano, insieme anche ad alcuni pandinesi.

Una croce semplice

Ci sono attimi in cui la fede respira, si rinfresca dalla calura di ogni giorno, e riparte più vigorosa di prima. Nelle Gmg che ho fatto questi attimi sono stati tanto frequenti quanto inaspettati, un po’ come quell’angelo che apparve alla Vergine Maria.

Oggi durante la Via Crucis nel parco di Santa Maria Antigua, circondato da migliaia di giovani, quell’attimo inaspettato è giunto.

Non è servito quasi nulla: una croce (sempre la solita da più di trent’anni), della musica giusta al momento opportuno – cosa mai da sottovalutare il momento opportuno – ed infine noi, i giovani. Con questi pochi doni ci ha pensato Dio a fare il resto. Il tramonto scendeva sul parco e la croce si spostava mentre i giovani Pellegrini leggevano le tappe del calvario di Cristo. Con delicatezza e sapienza Dio ha agito, sembrava fossimo tutti accolti sulle sue ginocchia, come un papà fa coi propri figli. Le parole del Papa a più gradi riecheggiavano lungo la muraglia umana che costeggiava l’oceano, le parole importanti si devono sentire più volte per apprezzarle. Francesco ci ha detto che le braccia del signore sono immense, il suo abbraccio arriva fino al luogo più profondo del dramma umano. «E noi? Noi che facciamo?» ripeteva il Santo Padre, «riusciamo ancora a non essere indifferenti al dolore?». Domande spiazzanti.

E ora dopo un venerdì vissuto con Gesù nel momento più difficile delle sue vicende umane, la Crocifissione, si riparte sapendo che , come letto quest’oggi «la debolezza di Dio è più forte di tutto il mondo».

Mi permetto di chiudere con un pensiero fatto qualche giorno fa mentre stringevo fra le mani una croce in cartone comprata a Guadalupe. Ero inconsapevole di quello che avrei vissuto oggi, ma credo che in questa Via Crucis questo pensiero abbia trovato la sua verità e il suo compimento.

Indosso una croce che racconta di Dio, credo in un Dio che ha indossato una croce più grande della mia.
Quella che indosso è fatta di cartone, pressato, dipinto e colorato.
Col sudore si scioglie e io so che prima o poi si sfalderà.
Ma il mio Dio non si sfalda col sudore, non si spaventa delle lacrime, non teme le rotture.
In Messico e a Panama mi hanno insegnato che si può essere la croce che parla di Dio.

 

 

La terza giornata con Francesco

“Il cammino di Gesù verso il Calvario è un cammino di sofferenza e solitudine che continua ai nostri giorni”. Nel Campo Santa Maria l Antigua, venerdì 25 gennaio, Francesco abbraccia per la seconda volta a Panama i suoi giovani, insieme alla Croce della Gmg, e sceglie di farlo con una grande preghiera, quasi sussurrata, in cui trovano posto tutti i volti concreti della sofferenza e dei mali che sfigurano e disumanizzano la nostra società, ad ogni latitudine.

“Egli cammina e soffre in tanti volti che soffrono per l’indifferenza soddisfatta e anestetizzante della nostra società che consuma e si consuma, che ignora e si ignora nel dolore dei suoi fratelli”, la denuncia dalla Cinta Costera: “Anche noi tuoi amici, o Signore, ci lasciamo prendere dall’apatia e dall’immobilismo. Non poche volte il conformismo ci ha sconfitto e paralizzato. È stato difficile riconoscerti nel fratello che soffre: abbiamo distolto lo sguardo, per non vedere; ci siamo rifugiati nel rumore, per non sentire; ci siamo tappati la bocca, per non gridare”.

La terza giornata del Papa a Panama è cominciata con la liturgia penitenziale celebrata insieme ai i giovani detenuti di Pacora, una “prima volta” nelle Gmg: “Ognuno di noi è molto di più delle sue etichette”, dice nell’omelia, prima di confessare 5 ragazzi.

“Com’è facile cadere nella cultura del bullismo, delle molestie e dell’intimidazione!”, esclama Francesco, nella Via Crucis con gli oltre 200mila giovani di Panama, provenienti da 150 Paesi: “Padre, oggi la Via Crucis di tuo Figlio si prolunga”, la sua preghiera:

“Nel grido soffocato dei bambini ai quali si impedisce di nascere e di tanti altri ai quali si nega il diritto di avere un’infanzia, una famiglia, un’educazione; che non possono giocare, cantare, sognare; nelle donne maltrattate, sfruttate e abbandonate, spogliate e ignorate nella loro dignità; negli occhi tristi dei giovani che si vedono strappar via le loro speranze di futuro dalla mancanza di educazione e di un lavoro degno; nell’angoscia di giovani volti, nostri amici, che cadono nelle reti di gente senza scrupoli – tra di loro si trovano anche persone che dicono di servirti, Signore –, reti di sfruttamento, di criminalità e di abuso, che mangiano sulla vita dei giovani”.

“La Via Crucis di tuo Figlio si prolunga in tanti giovani e famiglie che, assorbite in una spirale di morte a causa della droga, dell’alcol, della prostituzione e della tratta, si trovano privati non solo del futuro ma del presente”. È lungo e articolato l’elenco dei dolori stilato dal Papa. “E così come furono spartite le tue vesti, Signore, viene spartita e maltrattata la loro dignità”, la denuncia: “La Via Crucis di tuo Figlio si prolunga nei giovani coi volti accigliati che hanno perso la capacità di sognare, di creare e inventare il domani e ‘vanno in pensione’ con la pena della rassegnazione e del conformismo, una delle droghe più consumate nel nostro tempo. Si prolunga nel dolore occulto e che fa indignare di quanti, invece di solidarietà, da parte di una società piena di abbondanza, trovano rifiuto, dolore e miseria, e per di più vengono indicati e trattati come portatori e responsabili di ogni male sociale. Si prolunga nella solitudine rassegnata dei vecchi abbandonati e scartati. Si prolunga nei popoli nativi, spogliati delle loro terre, di radici e cultura, facendo tacere e spegnendo tutta la sapienza che possono offrire”.

La Via Crucis di tuo Figlio si prolunga nel grido di nostra madre terra, che è ferita nelle sue viscere dall’inquinamento dell’atmosfera, dalla sterilità dei suoi campi, dalla sporcizia delle sue acque, e che si vede calpestata dal disprezzo e dal consumo impazzito al di là di ogni ragione”. La Via Crucis si prolunga, sintetizza Francesco, “in una società che ha perso la capacità di piangere e di commuoversi di fronte al dolore”: “Gesù continua a camminare, a farsi carico e a soffrire in tutti questi volti mentre il mondo, indifferente, consuma il dramma della propria frivolezza”.

“Anche noi desideriamo essere una Chiesa che sostiene e accompagna, che sa dire: sono qui!, nella vita e nelle croci di tanti cristi che camminano al nostro fianco”. Al popolo giovane di Panama, il Papa consegna l’esempio di Maria, il suo “stare” ai piedi della Croce, madre di suo figlio e di tutti i figli del mondo. “Contempliamo Maria, donna forte del ‘si’, che sostiene e accompagna, protegge e abbraccia”, l’invito per imparare ad essere “operatori di pace, creatori di alleanze, fermenti di fraternità”.

“Da Maria impariamo a dire ‘sì’ alla resistenza forte e costante di tante madri, tanti padri, nonni, che non smettono di sostenere e accompagnare i loro figli e nipoti quando sono ‘nei guai’”,

a tutti coloro che “ricominciano da capo nelle situazioni in cui sembra che tutto sia perduto”.

“In Maria impariamo la forza per dire ’sì’ a quelli che non hanno taciuto e non tacciono di fronte a una cultura del maltrattamento e dell’abuso, del discredito e dell’aggressione, e lavorano per offrire opportunità e condizioni di sicurezza e protezione”,

il riferimento indiretto al tema del prossimo incontro di febbraio in Vaticano con i presidenti di tutte le Conferenze episcopali del mondo.

“In Maria impariamo ad accogliere e ospitare tutti quelli che hanno sofferto l’abbandono, che hanno dovuto lasciare o perdere la loro terra, le radici, la famiglia e il lavoro”.

Nella parte finale della Via Crucis, il Papa non si sottrae al tema più caldo della nostra attualità: “Come Maria vogliamo essere Chiesa che favorisce una cultura capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare; che non stigmatizzi e meno ancora generalizzi con la più assurda e irresponsabile condanna di identificare ogni migrante come portatore di male sociale”.

(AgenSir)

 

 

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