Le Olimpiadi non sono solo un grande evento sportivo, ma un’esperienza umana e collettiva che lascia il segno. È questo il filo conduttore della nuova puntata di Torrazzo con vista. Nel primo appuntamento del 2026, il podcast di TRC guarda al mondo olimpico, in un momento in cui Cremona si prepara a sentirsi parte di un racconto globale: la torcia olimpica dei Giochi invernali di Milano-Cortina 2026, infatti, passerà dalla città del Torrazzo il 17 gennaio, portando con sé un simbolo che unisce territori, generazioni e storie diverse. Ospiti della puntata sono i cremonesi Oreste Perri, ex canoista azzurro e tecnico della Federazione Italiana Canoa, e Sveva Gerevini, primatista italiana di eptathlon e atleta olimpica ai Giochi di Parigi 2024. Due percorsi diversi, un’unica esperienza condivisa: quella delle Olimpiadi come luogo unico, dentro e fuori dal campo di gara.
Oreste Perri, che vanta una carriera di altissimo livello – campione del mondo nella canoa velocità, più volte medagliato a livello internazionale e protagonista in diverse edizioni dei Giochi Olimpici sia da atleta che da tecnico – ha descritto il villaggio olimpico come «qualcosa di meraviglioso, un luogo dove tutti sono uguali. Un luogo – ha detto – in cui non contano il colore della pelle, la religione o la disciplina sportiva: tutti sono lì per competere al massimo livello». È questo, per lui, il cuore dell’esperienza olimpica.
Anche Sveva Gerevini ha insistito molto sul clima che si respira ai Giochi. «È molto forte la consapevolezza di essere lì per dare il massimo, sapendo che migliaia di altri atleti, della stessa disciplina, ma non solo, condividono il medesimo obiettivo». Per l’atleta cremonese, tutto questo porta a un solo risultato. «C’è un senso di unione straordinario – ha raccontato – che rende le Olimpiadi diverse da qualsiasi altro evento sportivo. Un Mondiale può anche passare sotto traccia. Le Olimpiadi no: tutti – cittadini, stampa, tifosi – stanno a guardare, tutti si aspettano qualcosa». Una pressione che può pesare, ma che spesso diventa una spinta positiva.
Tra le tante Olimpiadi vissute, Perri non ne sceglie una sopra le altre. «Sono tutte speciali, sia quelle affrontate da atleta, con l’obiettivo chiaro di fare la propria gara e cercare il miglior risultato possibile, sia quelle da tecnico». In quest’ultimo ruolo ha riconosciuto di aver imparato molto anche dagli errori: «All’inizio volevo che il mio atleta vincesse a tutti i costi. Poi ho capito l’importanza di lavorare sulla sconfitta, sulla preparazione, sul confronto con altri tecnici». Un percorso di crescita che rende le Olimpiadi, secondo lui, un’esperienza irripetibile.
E proprio in questo senso Sveva Gerevini ha portato lo sguardo dell’atleta che ha da poco vissuto l’emozione olimpica. Per lei le Olimpiadi sono prima di tutto il punto di arrivo di un lungo percorso: «È il frutto di quattro anni di lavoro. Quando sei lì, rivivi tutte le fatiche, gli alti e bassi che ti hanno portato a quel momento». Un’esperienza che diventa quasi la sublimazione del proprio impegno quotidiano.
Guardando a Milano-Cortina 2026, Perri ha sottolineato il valore straordinario di ospitare i Giochi in casa: «Un’Olimpiade in Italia, e in particolare in Lombardia, è il massimo dell’espressione sportiva e organizzativa. Gli occhi del mondo saranno puntati lì».
Con lo sguardo già rivolto a Milano-Cortina e con la torcia pronta a passare anche da Cremona, la puntata ha restituito il senso più profondo dei Giochi: non solo competizione, ma incontro, memoria e futuro condiviso.











