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Lettera agli sposi, dal Papa un abbraccio e un invito alle famiglie

Domenica 26 dicembre, festa della Santa Famiglia, il Papa ha scritto a noi famiglie una lettera: i toni sono quelli caldi e semplici cui siamo abituati, con tanti esempi concreti; si rivolge a noi col “tu” e chiude il testo salutandoci “fraternamente”, a sottolineare la comunione di carismi cui siamo chiamati.

LEGGI QUI LA LETTERA DEL PAPA AGLI SPOSI

Rincuora leggere del suo affetto e delle sue quotidiane preghiere per noi, così come è di stimolo la sua realistica lettura della situazione attuale, in cui però ci richiama a renderci conto che Gesù è con noi sulla nostra barca traballante, si prende cura di ciascuno di noi. Ricorda poi che tenendo fisso lo sguardo su Gesù i problemi “non se ne andranno, ma potrai vederli in un altro modo”.

L’attenzione è rivolta alla vita delle famiglie in tutte le fasi che vivono: dal fidanzamento all’essere nonni, dall’essere genitori all’essere in una situazione di separazione emersa nel lockdown…

Per ciascuno c’è l’invito a seguire Abramo che esce verso una terra sconosciuta lasciando la “confort zone” cui si era abituato, sapendo che Dio lo accompagna. In questa prospettiva la pandemia risulta “terra sconosciuta”, così come il pensare di sposarsi o l’educare i figli, ma la presenza di Gesù sprona a testimoniare che l’amore per sempre è possibile.

Oltre che alle relazioni all’interno della famiglia, una grande attenzione è data al ruolo sociale della famiglia ed al suo essere “in uscita”.

Gli sposi infatti devono “primear”, cioè prendere l’iniziativa all’interno della comunità, partecipare alla vita della Chiesa da protagonisti, in una dinamica di corresponsabilità con i ministri ordinati.

Le coppie, anche in risposta alla situazione emersa dalla pandemia, oltre a vivere quella quotidianità fatta di piccoli gesti di amore, improntati alla pazienza, al dialogo, al “permesso, grazie e scusa”, devono generare una “cultura dell’incontro” sia nelle relazioni familiari, sia tra generazioni che nel mondo, consapevoli della propria impotenza, ma certi che nella debolezza si manifesta la potenza di Cristo.

Con questa bella lettera arriva così a ciascuno un invito a non scoraggiarsi ed a vivere con gioia questo tempo.

Mariagrazia e Roberto Dainesi
incaricati diocesani di Pastorale Familiare

 

A “Chiesa di casa” l’anno della famiglia, uno stile che rinnova la comunità

“Il profumo di Dio nella coppia”: weekend per famiglie a Folgaria dal 21 al 23 gennaio

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Il Natale d’estate tra i vicoli della favela

Nell'edizione natalizia di Riflessi Magazine don Emilio Bellani racconta come si trascorrono le feste a Salvador de Bahia, dove è stato missionario per più di 10 anni

Nell’edizione natalizia di Riflessi Magazine, sul tema “Dono”, trova spazio anche il racconto di don Emilio Bellani, il sacerdote cremonese che per oltre dieci anni è stato missionario “fidei donum” in Brasile, a Salvador de Bahia. Da poche settimane rientrato in Italia, dopo aver lasciato il testimone a don Davide Ferretti, sulle pagine di Riflessi don Bellani racconta il senso del Natale cristiano in Brasile tra celebrazioni, scambi di doni, renne in spiaggia e regolamenti di conti. Di seguito il testo dell’articolo.

I ragazzi della parrocchia di Gesù Cristo Risorto a Salvador de Bahia durante la “Folia de Reis”

Nella povera favela di Salvador, la città che fu la prima capitale del Brasile e che ora è soltanto capitale di uno Stato (la Bahia, quasi due volte l’Italia), uno dei 26 che compongono l’immenso territorio brasiliano, il Natale non è la festa più importante dell’anno. Superato alla grande dal Carnevale (quello di Salvador è il primo carnevale di strada al mondo con 14 giorni di festa), e dalla Festa della Mamma (sì, proprio cosi!), da qualche anno deve fare i conti anche con altro evento, atteso con frenesia, il Capodanno (che chiamano “virada”), con l’arrivo di diverse navi da crociera da ogni parte del mondo (specie dai Paesi più freddi), per quattro o cinque notti consecutive di musica e, di giorno, la frequentazione di spiagge belle ed assolate.
Si. Perché ai tropici la solennità del Natale si celebra nel bel mezzo dell’estate.

Per me fu uno choc, il primo anno di missione, non ritrovare il clima invernale, la neve sui monti, il grigio umido della nostra bella pianura, la nebbia che avvolge gli alberi spogli.
Eppure, anche in questo mutato contesto, notavo elementi che ci sono familiari: le luminarie, le vetrine addobbate, lo scambio di doni, le musiche, il babbo natale richiesto per una foto nei centri commerciali e nelle strade del centro, le grandi composizioni tematiche nei luminosi shopping center (si tratta, per lo più, di personaggi tratti dal mondo delle fiabe)…
Insomma, tutti gli ingredienti delle feste di fine anno. Anche quando, tale travaso di un mondo nell’altro, porta a forme che strappano il sorriso: ve lo immaginate il bagnino, a passeggiare sulla battigia, con la cuffia di babbo natale … e la renna di stoffa imbottita sulla spiaggia con la colonnina di mercurio che segna 35 gradi?

Allontanandosi dal cuore della città ed inoltrandosi nelle aree popolatissime del suburbio, si apre un altro mondo. Eppure anche nelle favelas come la mia, in forme certo più povere, si respirava la medesima aria di Natale, data da qualche decorazione luminosa sulla via centrale, da qualche albero addobbato, improbabile neve finta, ghirlande di abete, panettoni.
Simulazioni di un mondo lontano e forse sognato, quello occidentale? Oppure retaggio di un passato coloniale? O semplice espressione di un consumismo che oggi vince e stravince a tutte le latitudini? Probabilmente un poco di tutto questo…

Ma ho sempre cercato di convincere la mia gente, specie i più impegnati, a non lagnarsi troppo della corsa ai regali lanciando anatemi sul Natale d’immagine e consumistico: in fondo il primo Natale dei regali è stato quello di duemila anni fa: sono stati i pastori e i Magi a viverlo cosi, quale umile risposta ad un immenso dono!

A questo del resto serve il tempo dell’Avvento. A riscoprire tutto il nostro bisogno e darsi le ragioni di quanto necessitiamo del dono di quel Bambino. In preparazione alla solennità anche a Salvador il tempo volava: la Novena nelle case, a piccoli gruppi, il ritiro di Avvento con tutta la comunità (in un luogo che ridestasse anche la comune sete di Dio). E poi un grande gesto pubblico, a metà tra il religioso e il profano, espressione di una pietà popolare nata soprattutto nelle regioni dell’interno (sono molti i favelados che provengono da quelle aree), mai sopita ed anzi sostenuta con intelligenza da gran parte della chiesa brasiliana. Mi ci vorrebbero quattro pagine a descrivere l’evento che unisce, una volta l’anno, uomini e donne, ragazzi, giovani ed adulti, bianchi e neri, e , lo scrivo con un brivido di commozione, le varie aree della favela divise per fazioni ed in lotta tra loro. Si chiama “Folia dos Reis”, con centinaia di persone ai margini delle strade e dei vicoli della favela, o affacciati alle finestre di casa, ad ammirare il lungo corteo composto da musici, cantori, percussionisti, lettori, cantori , persino pagliacci … e i tre re magi preceduti dalla stella. Un modo festoso e popolare che rimette al centro il grande avvenimento, il fatto storico della nascita di Gesù e l’adorazione dei Magi (tre ragazzini che, accompagnati da musiche e balli, si staccano momentaneamente dalla marea di persone al seguito per recarsi in alcune abitazioni private ed omaggiare il Bambino, ottenendo in cambio dolci e bevande).
Per l’occasione, in un misto di curiositù e nostalgia, metton fuori la testa dalla propria finestra anche coloro che hanno abbandonato la nostra fede o sono passati ad altri mondi religiosi.

 

Scopri e leggi l’edizione natalizia di Riflessi Magazine 

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È online “Dono”, l’edizione natalizia di Riflessi Magazine

Storie e riflessioni di solidarietà, talento, gratitudine... Con un pensiero del vescovo Napolioni

«Nel dono c’è l’attenzione a qualcuno che non siamo noi stessi, c’è la ricerca, la cura della preparazione, c’è l’ascolto a volte difficile del bisogno; ma c’è anche il fremito dell’attesa, lo scoppio della sorpresa, la tenerezza della gratitudine, la voglia di tornare ad abbracciarsi».

Così si presenta la nuova edizione di Riflessi Magazine, che alla vigilia di Natale arriva online con l’edizione dedicata significativamente al “Dono”.
Un sorriso carico di energia e meraviglia è la copertina dell’edizione che conduce in un «viaggio tra le pagine e le storie» che cerca di andare al cuore del significato del dono: «Non parliamo di cose, di idee o progetti – si legge ancora nella introduzione – quando parliamo di dono parliamo di umanità, di gentilezza, di esserci gli uni per gli altri. Il filo rosso che conduce non è la giacca scucita di Santa Claus, ma la volontà, persino il bisogno a volte, di far felici gli altri. Chi ci è più vicino, ma a volte anche uno sconosciuto, un invisibile».

Tra gli interventi anche un pensiero del vescovo Napolioni che propone una riflessione natalizia sul perdono, tra fede, gratitudine ed eternità, «con sguardo eucaristico – scrive – , cioè aperto e grato. Per tutti i doni che spingono ad una vita orientata al bene, all’Altro e agli altri, seminando qualcosa di buono, che sarà un dono per chi verrà».

Come di consueto poi il tema dell’edizione è trattato da diverse prospettive, “riflessi” del reale che rivela la sua ricchezza e la sua complessità nelle storie, nei volti, nelle persone che fanno il tessuto della comunità e del territorio, storie di carità e volontariato che affrontano le fragilità con le “armi” dell’impegno e dell’altruismo (dalle Scatole di Natale al laboratorio di cucina inclusiva della cooperativa In-Chiostro di Soncino…), storie dal mondo come quelle raccontate da una suggestiva mostra di presepi raccolti dai cinque continenti o da don Emilio Bellani, sacerdote cremonese rientrato dopo 11 anni di servizio missionario nella favela di Salvador de Bahia in Brasile, riflessioni su nuovi modelli di economia. Non manca una parte multimediale con la playlist dei dieci brani che accompagnano la lettura del numero e le video rubriche. Suggestivi e profondi i video-incontri con cinque giovani talenti che riflettono sul dono ricevuto e sulla responsabilità di farlo crescere e condividerlo, nel proprio settore (dalla musica, all’arte, allo sport, alla comunicazione) e nelle relazioni con gli altri; sorprendenti e ricche di tenerezza le videochiamate dei bambini che ringraziano a modo loro Santa Lucia per i don ricevuti nella sua magica notte.

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