«Protagonisti del futuro», i delegati cremonesi raccontano la Settimana sociale di Trieste

Ora inizia il lavoro sul territorio, come spiega Bignardi, «con una traccia su cui continuare a camminare, affidata alle comunità per proseguire il lavoro, con democrazia e partecipazione»

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“Al cuore della democrazia” è stato il tema della 50° Settimana sociale dei cattolici in Italia, tenutasi a Trieste, iniziata mercoledì 3 luglio e conclusasi domenica 7 luglio con la solenne celebrazione presieduta da Papa Francesco.

Cinque giorni vissuti all’insegna della democrazia e della partecipazione, ai quali ha preso parte anche una delegazione cremonese, composta dal vescovo Antonio Napolioni, dall’incaricato diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro, Eugenio Bignardi, da Beatrice Carli, operatrice pastorale di Stagno Lombardo, e da Francesco Fumagalli, giovane della parrocchia di Brignano Gera d’Adda.

«In più esperienze, e anche dalle buone pratiche, è emerso che la democrazia è una situazione dinamica, che la democrazia senza partecipazione è una parola vuota – spiega Eugenio Bignardi–. Perché la democrazia non è solo voto, non è solo delega». «La democrazia diventa partecipazione con tutti, non solo con chi la pensa come noi – aggiunge –. Questo può creare anche dei conflitti, che vanno però superati, e noi cattolici dobbiamo essere i primi a proporre azioni di dialogo e confronto».

Un evento che ha popolato Trieste, città aperta, congiunzione tra l’Italia e l’Europa dell’est. «Una bella esperienza, con tanta gente, tante proposte, tante idee e tante sollecitazioni, arrivate dal Presidente Mattarella, da card. Zuppi e dai relatori – prosegue l’incaricato diocesano –. Interessanti le “piazze della democrazia”, e anche la giornata conclusiva con il Papa, caratterizzata dal suggestivo discorso ai delegati in cui ha sollecitato a essere presenti, a non avere paura e distratti dal disinteresse».

Un tema che riguarda anche i giovani del Paese, verso cui si sono mossi molti degli spunti emersi in questa Settimana sociale. «In questi giorni di stimoli ne sono arrivati tanti – spiega Francesco Fumagalli – e la possibilità di conoscere le buone pratiche ha permesso di capire come essere cittadini attivi, ha permesso di capire che per qualsiasi impegno bisogna avere al centro le persone». E conclude: «I giovani devono avere lo sguardo aperto alle esigenze della collettività e applicarsi nel loro piccolo per poter portare il proprio contributo, devono impegnarsi avendo a cuore il bene comune, con il desiderio e le capacità di fare questo passo».

Nelle piazze e negli edifici pubblici di Trieste sono stati allestiti i “Villaggi delle Buone Pratiche”: stand, distribuiti sul territorio della città, in cui sono state esposte le Buone Pratiche che le diverse realtà hanno poi presentato. Tra queste, quella diocesana, dedicata alla “Cer: palestra di democrazia”, che ha condiviso lo stand con la Smea dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. «Le Cer sono state richiamate da tutti e viste come modello di partecipazione – sottolinea Bignardi –. Siamo stati contattati da realtà che hanno voluto approfondire la questione e chiarire alcune perplessità».

Adesso, conclusa l’iniziativa triestina, è il momento del lavoro nel territorio. «La Settimana sociale non si è conclusa con un documento – conclude –, ma con una traccia su cui continuare a camminare, affidata alle comunità per proseguire il lavoro, con democrazia e partecipazione». Cinque giorni che, come testimonia Beatrice Carli, hanno consegnato molta sostanza alle realtà presenti: «Mi porto a casa molto da questa Settimana sociale, che era la mia prima – racconta –. Ci siamo divisi le aree e io mi sono occupata del tema del welfare, quindi diciamo che porto con me i risultati del confronto con tante persone, che magari hanno già avviato molte iniziative che gravitano attorno a questo tema». «Adesso mi piacerebbe proporli in parrocchia – conclude –, magari creando uno sportello di ascolto per le persone con difficoltà».

Matteo Cattaneo
TeleRadio Cremona Cittanova
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