Nella memoria di sant’Antonio Maria Zaccaria, «un uomo che visse in profondità»

La celebrazione patronale a San Luca è stata presieduta da mons. Sergio Pagano, barnabita, prefetto emerito dell'Archivio apostolico vaticano

image_pdfimage_print

Sfoglia la photogallery completa

Una chiesa gremita, quella di San Luca, a Cremona, ha accolto mons. Sergio Pagano, barnabita, prefetto emerito dell’Archivio apostolico vaticano, che ha presieduto, nel pomeriggio di sabato 6 luglio, la celebrazione Eucaristica – posticipata di un giorno – per la memoria liturgica di s. Antonio Maria Zaccaria, fondatore dei Chierici regolari di san Paolo, meglio noti come Padri Barnabiti, presenti anche a Cremona, proprio a San Luca. La Messa è stata concelebrata, tra gli altri, dal padre superiore dei Barnabiti di Cremona, padre Emiliano Redaelli, dal vicario zonale, don Pietro Samarini, da don Irvano Maglia, parroco dell’unità pastorale “Cittanova”, sul cui territorio si trova la chiesa di San Luca, e dai Barnabiti della comunità cremonese.

La celebrazione, caratterizzata dal racconto della vita del santo, che ha sostituito la prima lettura, è stata animata dal Coro polifonico cremonese, diretto dal maestro Federico Mantovani. Presenti all’Eucaristia le comunità delle Suore Angeliche e dei Laici di San Paolo, istituti fondati dallo stesso sant’Antonio Maria Zaccaria. Nell’assemblea anche le rappresentanze di altri istituti religiosi presenti a Cremona, come i Padri Camilliani, e di associazioni, come i Medici cattolici (Aimc).

«Il vostro santo, il nostro santo, visse poco, 36 o 37 anni, ma mai invano». Ha esordito così mons. Pagano nella sua omelia, nel racconto di un santo che spese la sua vita per la fede, per l’anima e sulle orme di san Paolo. «Sant’Antonio Maria Zaccaria si è consumato per l’anima – ha sottolineato –, per la croce di Cristo, per dirci che a questo mondo solo Dio sa quanto possiamo vivere, ma l’importante è che viviamo per Lui».

Un santo che visse poco più di trent’anni, ma che in questi anni «ha attraversato molti più secoli». Un santo, come definito da mons. Pagano, «che visse in profondità». «Allora impariamo dal santo che non si può vivere su questa terra senza portare frutto – ha proseguito –. Tanta gente sciupa gli animi, non vive in profondità, quella che sant’Antonio ci insegna, ma in superficialità». Ha quindi concluso: «Questo santo di oggi fu un vero uomo, un vero padre per i suoi discepoli e un santo che visse tutto per Cristo. E voi cremonesi dovete esserne fieri».

La festa patronale, iniziata con le celebrazioni del giorno precedente (la memoria liturgica si celebra infatti il 5 luglio) è stata occasione per esporre, presso la cappella dei Santi Barnabiti, in San Luca, il ritratto di sant’Antonio Maria Zaccaria, commissionato dalla madre del santo, Angela Pescaroli, ad Alessandro Bonvicino, meglio conosciuto come Moretto da Brescia. L’opera, solitamente inaccessibile, è stata incensata durante la Messa e resterà in esposizione per tutto il mese di luglio.

 

 


Biografia di s. Antonio Maria Zaccaria

Nasce a Cremona nel 1502. Nel 1524 si laurea in medicina a Padova. Ma poi, tornato a Cremona, decide di spiegare Vangelo e dottrina a grandi e piccoli. Viene consacrato prete nel 1528. Cappellano della contessa Ludovica Torelli, la segue a Milano nel 1530. Qui trova sostegno nello spirito d’iniziativa di questa signora e in due amici milanesi sui trent’anni come lui: Giacomo Morigia e Bartolomeo Ferrari.

Rapidamente nascono a Milano tre novità, tutte intitolate a san Paolo. Già nel 1530 egli fonda una comunità di preti soggetti a una regola comune, i Chierici regolari di San Paolo. Milano li chiamerà Barnabiti, dalla chiesa di San Barnaba, loro prima sede. Poi vengono le Angeliche di San Paolo, primo esempio di suore fuori clausura. San Carlo Borromeo ne sarà entusiasta, ma il Concilio di Trento prescriverà loro il monastero. Terza fondazione: i Maritati di San Paolo, con l’impegno apostolico costante dei laici sposati.

Denunciato come eretico e come ribelle Antonio va a Roma: verrà assolto.

Durante un viaggio a Guastalla, il suo fisico cede. Lo portano a Cremona, dove muore a poco più di 36 anni.

Matteo Cattaneo
TeleRadio Cremona Cittanova
Facebooktwittermail