Nel ricordo del vescovo Nicolini, padre di un popolo e figlio di Colui che lo ha generato

La Messa di suffragio, celebrata il 19 giugno, nel 23° anniversario della sua morte, è stata presieduta dal vescovo Napolioni e concelebrata dal vescovo emerito Lafranconi

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Otto anni di episcopato cremonese vissuti adoperandosi su molti fronti: dall’attenzione della storia locale con l’anno di sant’Omobono e i restauri della Cattedrale all’animazione del grande Giubileo del 2000, fino alla nascita della Casa della Comunicazione, ancora oggi sede dei media diocesani, e della Casa della Speranza, luogo di ospitalità e cura per malati di Aids. Così, tutti gli anni, il 19 giugno, nel giorno della sua morte, il vescovo Giulio Nicolini, pastore della Chiesa cremonese dal 1993 al 2001, viene ricordato nella Messa celebrata in suo suffragio in quella che è stata anche la sua Cattedrale.

La Messa, nel 23° anniversario della morte di mons. Nicolini, è stata presieduta nel pomeriggio di mercoledì 19 giugno dal vescovo Antonio Napolioni e concelebrata dal vescovo emerito Dante Lafranconi, dai canonici del Capitolo della Cattedrale e da alcuni sacerdoti diocesani, alla presenza dei famigliari del defunto vescovo.

Nell’omelia, il vescovo Napolioni ha citato la storia della successione da Elia a Eliseo, raccontata nelle letture del giorno: «Una scena estremamente pubblica, che dice la missione di chi ha il compito di parlare a nome di Dio, di guidare un popolo, di essere strumento di comunione e mediatore della salvezza che Dio dona». Un parallelismo con la vita del vescovo che, però, «non è solo un uomo pubblico, ma vive nel segreto, ha una solitudine, abitata da Dio, dalla sua misericordia, dalla sua tenerezza».  La successione episcopale come la successione dei profeti: una successione che è «come un canto che continuamente attraversa la storia e rimanda a Lui, ci fa incontrare con Lui».

Una chiamata a rimettere tutto nelle mani di Dio, perché, ha sottolineato mons. Napolioni, «colui che ha il compito di essere padre di un popolo, ha bisogno di essere figlio di Colui che lo ha generato». «Per questo, questa sera preghiamo per il vescovo Giulio – ha concluso Napolioni nell’omelia –, grati come figli verso un padre, ma anche attenti e delicati come la madre Chiesa sa essere nei confronti dei figli a cui è stato affidato un mandato speciale, un compito delicato, una missione che anche dal cielo continua a esercitare con la sua intercessione».

Al termine della Messa, i concelebranti, seguiti dall’assemblea, sono scesi in cripta, per il saluto e la preghiera sulla tomba del vescovo Nicolini.

 

Omelia del vescovo Antonio Napolioni

 

Profilo biografico del vescovo Giulio Nicolini

Nato a San Vigilio di Concesio nel 1926, mons. Nicolini è stato vescovo di Cremona dal 1993 fino al giorno della suo improvviso decesso.

Ordinato sacerdote nel 1952, esercitò il suo primo apostolato tra i migranti in Svizzera, nell’Azione Cattolica e come insegnante. L’attività che meglio lo contraddistinse, però, fu sicuramente il suo impegno nel campo della comunicazione sociale. Dal 1972 ricoprì diversi incarichi a Roma: nella Pontificia commissione per la pastorale delle migrazioni, nella Congregazione per i vescovi, e nella sala stampa della Santa Sede con il ruolo di vicedirettore.

Il 25 luglio 1987 Giovanni Paolo II lo nominò vescovo di Alba. Consacrato dallo stesso Pontefice nella basilica di San Pietro il 5 settembre, entrò nella diocesi piemontese domenica 27 settembre 1987.

Il 16 febbraio 1993 fu nominato vescovo di Cremona e fece il suo solenne ingresso il 4 aprile 1993, domenica delle Palme. La conclusione del Sinodo diocesano, sancito da un importante pellegrinaggio alla Sede di Pietro, fu uno dei traguardi più importanti del suo episcopato.

 

Matteo Cattaneo
TeleRadio Cremona Cittanova
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