L’attualità di Mazzolari: un Vangelo nel quotidiano della vita del suo tempo

L'11 aprile convegno di studi a Bozzolo alla vigilia della Messa nell'anniversario della morte del parroco d'Italia

 

L’attualità di don Primo Mazzolari non risiede tanto nelle singole affermazioni o nelle posizioni che assunse nel corso della sua vita, quanto nel suo modo radicale di tradurre la Parola di Dio dentro la realtà. Una spiritualità «agonizzante», come la definì lo stesso parroco d’Italia, perché in lotta con le sfide, i condizionamenti e le idee del proprio tempo, tra incertezze e ripensamenti, tra convinzioni e contraddizioni, ma sempre guidata nella fede del Vangelo senza scappatoie. È questa la risposta alla domanda «Don Primo oggi, un cristianesimo ancora attuale?», titolo del convegno di studi tenutosi ieri mattina nella sala civica di Bozzolo. L’appuntamento annuale, patrocinato dal Comune e sostenuto da Fondazione Cariplo, è tra le iniziative che la Fondazione don Primo Mazzolari promuove «per custodire e far conoscere la figura, il pensiero e l’opera autentica» del sacerdote cremonese, ha spiegato il presidente Matteo Truffelli in chiusura dei lavori.

A confrontarsi sul tema della contemporaneità delle riflessioni mazzolariane sono stati Paolo Corsini, presidente dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri, Marta Margotti, ordinaria di Storia contemporanea nell’Università di Torino, e Giorgio Vecchio, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Mazzolari e autore, di recente, di un importante biografia dell’ex parroco di Bozzolo, di cui è in corso di pubblicazione il secondo e conclusivo volume previsto per l’autunno.

Erano presenti inoltre il sindaco di Bozzolo Giuseppe Torchio, il parroco don Francesco Cortellini e il vescovo di Cremona Antonio Napolioni, che ha invitato i presenti a vivere il convegno «come un ritiro spirituale», poiché le parole di don Primo «ci aiutano a smascherare la menzogna che si può annidare dentro di noi e farci intuire la liberazione e la verità che viene dal Vangelo “sine glossa”, come diceva san Francesco d’Assisi».

Moderati da Fabio Pizzul, presidente della Fondazione Ambrosianeum di Milano, i relatori sono intervenuti a partire dal primo volume della biografia sul parroco bozzolese scritta da Vecchio e relativa al periodo 1890-1932: una ricostruzione frutto di un lavoro archivistico rigoroso che ha consentito di evitare anacronismi e un stile agiografico. L’analisi di un percorso evolutivo – da interventista nella Grande Guerra a pacifista integrale, dal ruolo di parroco e dall’appartenenza ecclesiale alla promozione di un laicato maturo – da cui emerge il ritratto «intrigante» e sfaccettato «di un sacerdote che si confronta con i problemi culturali, sociali e politici del suo tempo», ha spiegato Corsini.

«Questa opera di ricostruzione è il romanzo di una vita, fatta di luci e ombre – ha proseguito Margotti – e non una vita romanzata. Proprio in queste trasformazioni e è possibile comprendere i temi poi ricorrenti in Mazzolari: dalla formazione in Seminario all’esperienza come cappellano militare e poi parroco tra Cicognara e Bozzolo». Proprio questo resoconto di fasi di vita a confronto con la realtà e con la sua spiritualità – tra continuità e valutazioni di uomo della prima metà del Novecento – fanno sì che il parroco di Bozzolo si esponga ai drammi del suo tempo, «perché per don Primo questo è l’unico modo per liberare il cuore e l’anima e lasciare entrare Dio nella Storia».

Vecchio ha quindi ricordato il metodo dello storico, sottolineando come la figura di don Primo «vada studiata nel suo contesto» cercando di cogliere, tra i tratti storici e biografici, «le contraddizioni e le maturazioni del suo pensiero che noi dobbiamo cogliere e non porre in confronto con la nostra mentalità». Nelle pagine di Mazzolari vi sono quindi ombre di incertezze, tipiche di ogni essere umano “storicizzato”, e luci di intuizioni ancora oggi in grado di colpire per la loro lungimiranza.

«Nelle sue pagine ci sono temi ricorrenti: il primato della Parola di Dio, il legame tra fede e vita, la positività della politica e del matrimonio, l’autonomia del laicato e slanci innovativi, come il ruolo della donna, della famiglia e il rapporto tra preti e laici». Una conciliazione tra Vangelo e Storia, di una fede alla prova del vivere e di una conversione personale.

«La forza profetica di don Mazzolari – ha concluso Truffelli – sta nel voler calare il Vangelo dentro la storia del suo tempo. Molte sue posizioni, battaglie e idee non sono più attuali perché egli è stato figlio dell’epoca con i suoi schemi, convenzioni, pregiudizi e influenze; però dall’altra parte è innegabile che il suo modo di stare dentro la realtà, di interpretare il suo ministero e di leggere il Vangelo, sono estremamente attuali».

Il convegno è stato promosso nell’anniversario di morte di don Primo Mazzolari, avvenuta il 12 aprile 1959 a seguito di un’emorragia cerebrale che lo colpì mentre predicava la domenica in Albis del 1959. In questo contesto, nel pomeriggio di domenica 12 aprile, alle 17 nella chiesa parrocchiale di Bozzolo, dove sono conservate le spoglie dell’ex parroco, Mazzolari sarà ricordato nell’Eucaristia che sarà presieduta dal cardinale Roberto Repole, affiancato dal vescovo di Cremona Antonio Napolioni e dal parroco di Bozzolo don Francesco Cortellini.

Jacopo Orlo
TeleRadio Cremona Cittanova
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