© Foto Università Cattolica del Sacro Cuore
Un sapere fondato sui criteri scientifici e costruito anche grazie alle tecnologie più all’avanguardia, ma che, fecondato dalla sapienza divina, riesce a generare fraternità e alimentare il senso della vita come dono e servizio. Così il vescovo Claudio Giuliodori ha descritto lo stile dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in occasione della Giornata nazionale di domenica 19 aprile. L’occasione è stata la celebrazione promossa a Cremona e che ha avuto il suo culmine nell’Eucaristia presieduta in mattinata nel campus Santa Monica, «l’ultimo campus realizzato e il più piccolo, per ora, – ha ricordato – ma certamente un fiore all’occhiello e un prezioso gioiello che dà lustro a tutto il nostro ateneo grazie al sostegno di tutta la comunità cremonese, in particolare del cav. Giovanni Arvedi e della Fondazione Arvedi Buschini, che tanto stanno facendo per la cultura e la formazione accademica per questa città».
La Messa è stata celebrata nella suggestiva cornice dell’aula magna del campus cremonese, un tempo chiesa del complesso monastico di Santa Monica, successivamente stravolta per un uso militare e oggi rivalorizzato come «segno eloquente della sapienza divina che abita, anche attraverso il lavoro dell’ateneo e l’impegno della comunità cremonese, in mezzo a noi con ciò che ha rappresentato nella storia e nel presente e come miglior garanzia per il futuro»
Accanto al vescovo Giuliodori, assistente generale dell’Università Cattolica, c’erano il card. Silvano Maria Tomasi, il vescovo di Cremona mons. Antonio Napolioni, l’arcivescovo Ettore Balestrero (osservatore permanente della Santa Sede presso l’Ufficio delle Nazioni Unite ed Istituzioni specializzate a Ginevra), mons. Marco Ganci (Osservatore permanente della S. Sede presso il Consiglio d’Europa), l’assistente del campus cremonese don Maurizio Compiani e alcuni altri assistenti pastorali e docenti di Teologia della Cattolica.
Nella gremita assemblea le più alte cariche accademiche, con il rettore Elena Beccalli, i presidi di facoltà, la famiglia Arvedi, docenti e studenti. Tra loro anche i rappresentanti del Typa (Toniolo Young Professional Association), associazione che riunisce giovani laureati e professionisti che hanno partecipato al Fellowship Program promosso dall’Istituto Toniolo in collaborazione con le Missioni permanenti della Santa Sede negli organismi internazionali (Ginevra, Strasburgo, Vienna, Parigi, New York e Roma), con i dicasteri e con la Segreteria di Stato, e che dal 17 al 19 aprile si sono riuniti proprio a Cremona.
“L’esperienza del sapere” – tema della 102ª Giornata nazionale per l’Università Cattolica del Sacro Cuore – è stato al centro dell’omelia del vescovo Giuliodori, che con un parallelismo con l’episodio evangelico dei discepoli di Emmaus ha sottolineato quanto l’esperienza del sapere sia al contempo frutto dell’intelligenza e manifestazione dei sentimenti più profondi del cuore.
«Questa è proprio l’esperienza del sapere che deve caratterizzare una università Cattolica – ha detto nell’omelia –. Ci si confronta con la realtà, si studiano i fenomeni, si fanno analisi scientifiche, si usano gli strumenti più avanzati della scienza e della tecnica, come l’intelligenza artificiale. Tutto molto affasciante dal punto di vista delle capacità umane. Ma il vero sapere non deriva dalle sole capacità umane, quanto piuttosto dal sapersi relazionare con la realtà in tutte le sue dimensioni, ossia dalla capacità di sviluppare una conoscenza aperta alla sapienza divina, che ha in Dio il suo fondamento originario e in Gesù Cristo la sua piena manifestazione». E ha sottolineato: «Questa dimensione, di una sapere fecondato dalla sapienza divina, per attuarsi e diventare strumento di vera crescita personale e sociale ha bisogno di generare fraternità, di alimentare il senso della vita come dono e servizio». E riprendendo Papa Francesco ha proseguito: «Occorre sviluppare una conoscenza integrale, che coinvolge ogni dimensione dell’esistenza e passa attraverso la mente, le mani e il cuore». Perché poicome ricorda l’icona di Emmaus.
Il vescovo Giuliodori ha quindi fatto riferimento al Piano Strategico che era stato presentato proprio prima della Messa da parte del magnifico rettore, che nei giorni precedenti aveva avuto la possibilità di consegnarlo personalmente al Santo Padre. «Letto con gli occhi della fede parla di uomini e donne, studenti e professori, personale tecnico e amministrativo, appassionati di un’esperienza del sapere non fine a se stessa, che vogliono crescere insieme come comunità per offrire alle nuove generazioni i migliori strumenti per essere a servizio dell’umanità». «Non i migliori del mondo, ma i migliori per il mondo», ha detto ancora Giuliodori citando il rettore Beccalli. Poi, non senza un riferimento ai recenti attacchi a Papa Leone, l’invito mettere a frutto la conoscenza non secondo logiche di potere, ma a servizio del bene comune.
In questo senso mons. Giuliodori ha voluto riconoscere nell’ateneo dei cattolici italiani «un grande dono per la Chiesa e per la Società» e, ringraziando tutti coloro che vi operano, ha anche ricordato che «la sua missione va ben oltre il perimetro dell’accademia», come nel caso delle tante collaborazioni nazionali e internazionali: dalle numerose attività di terza missione al Piano Africa o alla collaborazione con la Diplomazia vaticana, in riferimento proprio al Typa.
Al termine della Messa, proposta in diretta tv e sui canali digitali grazie alla collaborazione tra i mezzi di comunicazione diocesani e l’emittente CR1, è stato benedetto il Crocifisso, opera dell’artista Sergio Lotta, che sarà posto nella cappella della residenza universitaria dell’Università Cattolica nell’ex Provveditorato di piazza XXIV Maggio, poco distante dal Campus, e il cui cantiere è stato visitato nella mattinata di domenica dal rettore Beccalli insieme alla famiglia Arvedi, che ne sta sostenendo la realizzazione.
La struttura, edificata negli anni Quaranta, è destinata a diventare entro il prossimo giugno il nuovo studentato della Cattolica, per l’accoglienza di 70 universitari, distribuiti tra camere singole e doppie. I lavori, realizzati in tempi rapidi e finanziati dalla Fondazione Arvedi Buschini, sono stati illustrati nel dettaglio dall’architetto incaricato Andrea Carcereri, su progetto del collega Ezio Gozzetti, con una grande attenzione alla sostenibilità energetica. Al piano seminterrato troveranno posto sale svago, mensa, palestra, biblioteca, sala musica e ambienti di servizio come lavanderie e spogliatoi. Nel corpo centrale dell’edificio saranno collocate le aree comuni e le cucine di piano, a disposizione degli studenti per una gestione autonoma dei pasti. Le due ali laterali, affacciate sulle vie pubbliche, saranno invece interamente dedicate alla residenzialità. L’ex teatro sarà la grande aula studio, pensata anche come sala convegni.
Proprio in occasione della Giornata per l’Università Cattolica nelle librerie è disponibile il “Rapporto Giovani 2026” pubblicato da “Il Mulino”. Il Rapporto evidenzia come i giovani di oggi non siano segnati da una singola crisi, ma da una sequenza continua di shock che ha reso l’incertezza la loro condizione di partenza. I giovani chiedono, tuttavia, di essere protagonisti. Rivendicano spazio, voce e opportunità. In Italia, però, persistono ostacoli che frenano autonomia, progetti di vita, accesso al lavoro.
Il video integrale della Messa a Santa Monica
Il piano strategico 2026-2028
Un Piano strategico innovativo, pensato attraverso un processo condiviso, iniziato 9 mesi fa, e caratterizzato da 34 workshop tematici, cui hanno aderito 665 membri della comunità, dalle 1.711 persone che hanno risposto al questionario online, e da 54 proposte progettuali presentate attraverso una call for ideas partecipata e creativa. Non un semplice documento, quindi, ma un progetto al quale tutte le componenti dell’Università hanno preso parte e che oggi inizia. La presentazione, nella mattinata del 19 aprile a Santa Monica, ha avuto luogo alla presenza del rettore Elena Beccalli.
© Foto Università Cattolica del Sacro Cuore
Tre gli indirizzi che guidano la “visione” del Piano stesso: valorizzare il profilo di ateneo cattolico non profit; favorire una piena integrazione tra la dimensione di comunità educante e quella di research university; costruire un luogo di esperienza del sapere e non solo di trasmissione del sapere. Ciò significa, per esempio, attivare proposte pedagogiche innovative come il service learning, fondato sul coinvolgimento della comunità studentesca in percorsi di cittadinanza attiva e partecipazione sociale.
Da qui i 5 pilastri, tra loro collegati, in cui si articola il Piano. Il primo riguardante l’istituzione di una scuola di integrazione dei saperi, in grado di potenziare l’interdisciplinarità dell’ateneo nell’affrontare le grandi questioni del nostro tempo a partire da una prospettiva trasversale ed evitando il rischio di una parcellizzazione delle competenze. Il secondo, rappresentato dalla valorizzazione della ricerca, delle ricercatrici e dei ricercatori, con l’obiettivo di rendere ancor più incisivo il profilo della ricerca, attraverso incentivi e premialità pari a 3 milioni di euro. Terzo pilastro un’offerta formativa di qualità, che valorizzi l’esperienza del sapere negli spazi fisici e digitali anche attraverso un rinnovamento dei contenuti e delle metodologie didattiche con particolare attenzione agli strumenti dell’intelligenza artificiale e lo sviluppo di percorsi in collaborazione con la piattaforma digitale internazionale FutureLearn per una formazione che abbracci l’intero arco della vita professionale. Quarto fondamentale pilastro l’internazionalizzazione, attivata lungo due direttrici: da un lato l’ampliamento della dimensione globale attraverso accreditamenti, attenzione ai ranking e a ulteriori dual degree in aggiunta ai 112 già attivi; dall’altro, un orientamento più identitario ispirato alla solidarietà, vòlto a proseguire nella realizzazione del Piano Africa. Infine, il quinto pilastro dedicato alle attività di fundraising, facendo leva su principi identitari e istituzionali, guidati dall’idea del dono come reciprocità. Una finalità che va oltre la raccolta di risorse e abbraccia il rafforzamento delle relazioni con gli Alumni (gli ex studenti) e gli interlocutori esterni per sostenere progettualità strategiche e garantire l’accesso ai nostri corsi a giovani meritevoli ma privi di mezzi”.
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