L’iniziativa diocesana della Quaresima di Carità torna quest’anno a guardare alla Borsa di Sant’Omobono, il fondo diocesano di solidarietà destinato al sostegno di singoli o famiglie che si trovano a vivere una situazione improvvisa di grave difficoltà economica dovuta a particolari contingenze.
«Il nome di questo fondo – ricorda don Pierluigi Codazzi, direttore di Caritas Cremonese – si ispira al patrono della città e della diocesi di Cremona, Omobono Tucenghi, maestro non solo di preghiera e di penitenza, ma anche di generosità e servizio ai più deboli e così artefice di giustizia e pace sociale, che l’iconografia ritrae appunto con in mano una borsa cui attinge per la carità».
Istituito nel 2020 in occasione della pandemia da covid, il fondo diocesano è stato rilanciato nel 2023 a sostegno dei nuclei famigliari messi in ginocchio dal caro bollette dovuto alla crisi energetica. Da allora, grazie alla generosità di molti, la Borsa ha continuato e continua a sostenere chi vive momenti di fragilità collegati a disoccupazione, problemi di salute, disagio abitativo o povertà educative, nel tentativo di aiutare a superare il momento di crisi ritornando a una situazione di normalità.
Un impegno testimoniato chiaramente dai numeri: nel 2025 sono stati oltre 700 gli interventi di sostegno rivolti a singoli o nuclei famigliari con o senza figli. Difficile stimare, dunque, quante persone sono state complessivamente aiutate da questo fondo. Si tratta comunque di numeri certamente importanti e che non si limitano alla sola città di Cremona, ma garantiscono sostegno su tutto il territorio diocesano.
Il funzionamento della Borsa di Sant’Omobono, infatti, pur affidato alla Caritas diocesana, avviene attraverso la rete delle parrocchie e dei loro centri di ascolto Caritas e San Vincenzo parrocchiali: sono loro a valutare ogni situazione, a seguire la «pratica» insieme all’evolversi della situazione di fragilità, attivando anche una più ampia rete di solidarietà sul territorio, per esempio in sinergia con gli enti pubblici e i servizi sociali, altre realtà di volontariato. Per coordinare il lavoro, nelle cinque zone pastorali della Diocesi si è dato vita ad altrettante équipe di lavoro (formate da sacerdoti e volontari dell’ambito caritativo delle parrocchie) che, insieme al Centro d’ascolto della Caritas diocesana, si occupano della gestione concreta degli aiuti.
E anche da questo punto di vista i numeri sono importanti: nel 2025 sono stati forniti aiuti per circa 60mila euro. La parte più consistente è servita a sostenere le spese per il pagamento di utenze (57,5%) e affitti (10,3%). Da segnalare poi gli interventi che nel 3,5% dei casi hanno riguardato il sostegno allo studio (contributo per rette scolastiche, strumenti didattici, mense…) e per oltre il 2% spese sanitarie.
«Non ci limitiamo a pagare una bolletta o a coprire delle spese – spiega Alessio Antonioli, del Centro d’ascolto della Caritas diocesana – ma finanziamo anche tirocini formativi e riqualificazione professionale. È un investimento che viene fatto sulla persona, per farla uscire dal buio della crisi e restituirle una prospettiva di futuro. Ogni aiuto economico che mettiamo a disposizione richiede la compartecipazione e l’attivazione della rete territoriale».
A dare un valore aggiunto all’iniziativa è anche la quota di compartecipazione garantita da chi è stato aiutato e, superata la situazione di crisi, in un qualche modo «restituisce» quanto ricevuto. «Oltre ad avere un valore educativo – afferma Antonioli – la compartecipazione rende anche più dignitoso il servizio di sostegno offerto, in quanto coinvolge attivamente l’utente che diventa parte della soluzione del problema, una vera corresponsabilità, anche se si tratta di una compartecipazione minima».
«La generosità del patrono Omobono Tucenghi – conclude don Codazzi – è divenuta proverbiale: la sua borsa non si esauriva, proprio perché sempre pronta ad aprirsi ai bisogni. A tutti, singoli e comunità, come anche realtà associative e imprenditoriali, è chiesto di contribuire per continuare a mantenere vivo questo fondo, alimentato anche attraverso i fondi Cei dell’8xmille e le offerte di privati, aziende e fondazioni, oltre che dalla compartecipazione delle parrocchie e delle associazioni».
Ognuno può dare il proprio contributo con una donazione (deducibile) a Fondazione San Facio (indicando nella causale “Quaresima di carità” oppure “Borsa di Sant’Omobono”) con un versamento:
- su conto corrente postale n. 68 411 503
- su conto corrente bancario Iban IT57H0515611400CC0540005161 (Banca di Piacenza)
oppure online su caritascremonese.it/donazioni.
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