Nella Messa delle Ceneri il Vescovo invita a una sosta per poter correre da testimoni di gioia

image_pdfimage_print

Guarda la photogallery completa

 

Quaranta giorni che non devono essere una «sceneggiata della penitenza», ma la sosta necessaria per riprendere fiato nella corsa di salvezza verso il Signore. È questo il “compito” che il vescovo Antonio Napolioni ha voluto indicare per vivere il tempo che accompagna alla Pasqua. Le sue parole nella celebrazione del Mercoledì delle Ceneri presieduta nel pomeriggio del 18 febbraio in Cattedrale e con la quale ha aperto ufficialmente la Quaresima.

«Per correre così tanto, per correre spiritualmente, per crescere nella fede – ha detto il vescovo nell’omelia – dobbiamo fermarci materialmente. Allora il primo grande proposito che facciamo nella Quaresima è di sostare accanto al Signore, sulla sua Parola, con i fratelli, nel silenzio, per godere della sua santa volontà, ritrovarne il fascino e rimetterci a correre nella gioia della sua salvezza».

Ma il vescovo Napolioni ha voluto anche spronare la Chiesa cremonese a essere luce nelle tenebre con la testimonianza da cristiani, in un mondo in cui regna confusione e guerra. «Voglio immaginare e già sognare – ha detto il vescovo – qualcuno che incontra cristiani che fanno la Quaresima così e dica: rendimi la gioia della tua salvezza; danne un po’ anche a me di quella luce che hai negli occhi, di quella pace che hai trovato, della gioia pasquale che già pregusti».

“Rendimi la gioia della tua salvezza” è stato il versetto del salmo responsoriale sul quale il vescovo ha voluto soffermarsi nella sua riflessione, per farne «l’augurio e il ritornello da portare nel cuore» in questa Quaresima.

Gioia e salvezza che non possono essere ridotti a un mero momento fortunato: «Il dinamismo della salvezza – ha sottolineato il Napolioni – è incessantemente all’opera per lo Spirito Santo: non dipende dalla nostra fede, ma ha bisogno di essere accolto nella libertà di ciascuno. E nasce dunque una storia di salvezza e di santità attraverso le mille e mille risposte al Salvatore di gente semplice come noi. La gioia della salvezza è conoscere il Salvatore, credere in Lui, aderire a Lui, affrontare la vita con Lui».

Il vescovo ha quindi voluto declinare questo «rendimi la gioia» anzitutto come evidenza di una necessità di salvezza, nella consapevolezza che nessuno può dire di bastare solo a se stesso, senza aver bisogno di qualcosa: «non c’è salvezza da soli».

Un bisogno di salvezza che genera una vera e propria «esperienza di salvezza»: quella che tante volte si sperimenta nella vita e di cui occorre fare memoria – ha detto il vescovo – nei momenti di maggiore difficoltà, nei quali sembra non esserci speranza.

Ma monsignor Napolioni ha volto leggere questo «rendimi» anche come il raccogliere i frutti, non come vanto personale quanto piuttosto come gloria a Dio. Come raccontano le tante «piccole storie di credenti che nel digiuno, nell’elemosina, nella preghiera, negli impegni della vita cristiana mettono a frutto ciò che hanno ricevuto e se lo trovano moltiplicato». Perché «Dio non si fa battere in generosità», ha sottolineato il vescovo.

«Cristiani che invecchiando sono sempre più felici. Che ne dite: ne vogliamo fare un progetto di vita?», la proposta del vescovo ai presenti. Per un progetto «non basato sulle nostre forze, ma sulla meditazione costante dell’agire di Dio nella nostra realtà e nella nostra umile esistenza». E ha proseguito: «Rendimi la gioia della tua salvezza. In fondo questa è la nostra vera vocazione: fa’ di me una piccola gioia: non per i miei meriti, ma perché tu mi hai sempre dato vita». Una gioia che diventa missionaria e che chiama ciascuno a darne testimonianza.

E all’inizio della Quaresima lo si è fatto anche con l’austero rito dell’imposizione delle ceneri. Quel gesto che egli stesso ha compiuto chinando il capo per farsi mettere qualche granello in testa dal vescovo emerito Dante Lafranconi. Quelle ceneri, da lui benedette poco prima, che ha quindi posto sulla testa dei fedeli insieme agli altri sacerdoti concelebranti: i canonici del capitolo, i formatori del Seminario e sacerdoti dell’unità pastorale sant’Omobono, i cui ministranti hanno prestato servizio all’altare.

Al termine della Messa – animata con il canto dal Coro della Cattedrale – con la preghiera de L’Eterno riposo il vescovo ha voluto ricordare il canonico emerito mons. Giuseppe Soldi, di cui giovedì mattina presiederà le esequie a Sant’Abbondio.

 

 

 

Il video integrale della celebrazione

Questo contenuto non è disponibile per via delle tue sui cookie

 

 

 

I poveri sono la carne di Cristo. Il messaggio del Vescovo per la Quaresima

Messaggio per la Quaresima. Leone XIV: “disarmare il linguaggio in politica e nei media”

 

TeleRadio Cremona Cittanova
condividi su