Cattedrale gremita per Papa Francesco. Il Vescovo: «Ci ha ripetuto mille volte di pregare per lui, e noi lo facciamo anche stasera»

Nel pomeriggio di martedì 22 aprile in tanti nel Duomo di Cremona hanno preso parte alla celebrazione eucaristica in suffragio del Santo Padre

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Mani che si stringevano a vicenda, tra i banchi, con discrezione, e occhi velati di commozione. Ma in quello stesso velo di lacrime si è letta anche una gratitudine silenziosa, come una corrente profonda che ha attraversato l’intera assemblea.

Uomini e donne di ogni età: la comunità cremonese ha risposto con calore all’invito del vescovo Antonio Napolioni, riunendosi in Cattedrale, a Cremona, nella serata di martedì 22 aprile, per accompagnare con la preghiera il passaggio terreno di Papa Francesco.

L’atmosfera intensa e raccolta della celebrazione in suffragio del Santo Padre ha lasciato spazio a un sentimento di famiglia: non solo il lutto per una figura amata, ma la consapevolezza di un’eredità spirituale viva e condivisa.

«Questa grande partecipazione è eloquente – ha esordito Napolioni – e dice della condivisione di una fede, persino nel dolore, ma con la gratitudine e la gioia». Naturale, poi, ripensare all’ultima Pasqua vissuta da Papa Francesco soltanto due giorni prima: «Che bella festa ha celebrato, salutando il popolo di Dio, prima di andarsene nel silenzio. Ci ha ripetuto mille volte di pregare per lui, e noi lo facciamo anche stasera. Ora parteciperà appieno alla sollecitudine del bel pastore che ha a cuore il suo gregge, nonostante persistano le guerre e le divisioni che tanto si è battuto per placare».

Una Pasqua sofferta nel corpo, ma vissuta con lucidità e forza interiore, come a voler ribadire fino all’ultimo l’essenziale: la fede nel Risorto, l’abbandono fiducioso alla volontà di Dio, la speranza che non delude e, soprattutto, il desiderio di stare tra la gente a invocare la pace.

E proprio su tre richieste provenienti dal Vangelo si è focalizzata l’omelia del vescovo di Cremona, che ha presieduto la celebrazione insieme al vescovi emeriti Dante Lafranconi e Carmelo Scampa e a molti sacerdoti cremonesi.

«Perché piangi? È la domanda che viene rivolta alla Maddalena – ha spiegato Napolioni – e  che noi possiamo rivolgere alla Chiesa. Quella comunità che lui voleva tenera come una madre, come una sposa. E ce lo ha testimoniato con gesti semplici: una carezza, una stretta di mano, un biglietto».

Un ricordo particolare della Chiesa cremonese e del vescovo è legato alla visita che Papa Francesco fece a Bozzolo nel giugno del 2017. In quell’occasione, il Santo Padre pregò sulla tomba di don Mazzolari e rivelò il segreto della sua forza «Disse, come aveva detto in una delle sue visite in carcere, “piango”. Ed è la forza dell’amore a smuovere tutto».

L’omelia del vescovo Napolioni è proseguita con altri due spunti: «Non mi trattenere. Di nuovo Gesù a Maria di Magdala. Noi non possiamo trattenere la vita, perché è chiamata ad andare al di là del suo confine. Anche il Papa si è attaccato alla vita, ma poi ha compiuto quel salto che gli ha permesso di andare a vedere il Signore. E poi: Cosa dobbiamo fare? Come gli Apostoli si lasciarono trafiggere il cuore dall’annuncio di Pietro, così noi tutti siamo piccoli discepoli missionari chiamati a convertirci, ad accogliere il dono dello Spirito e ad andare. Questa è la missione che Francesco, successore di Pietro, ci ha affidato».

Ancora una volta, anche dopo la sua morte, rileggendo il magistero del Papa emerge un invito a mettersi in cammino, ad essere inquieti, e a farlo come Chiesa, come comunità.

E forse per questo, sulla piazza, al termine della celebrazione, piccoli gruppi di fedeli, tra i quali il prefetto con i vertici delle forze dell’ordine, si sono fermati a lungo, alcuni in preghiera, altri semplicemente immobili, con lo sguardo rivolto alla facciata della Cattedrale. In quel restare, in quel trattenersi, c’era il senso profondo della serata: Papa Francesco non è stato solo un vescovo di Roma, ma un padre per molti. E ora che è tornato alla Casa del Padre, la Chiesa cremonese lo affida alla misericordia di Dio con affetto e riconoscenza. E, come ha insegnato lui stesso, continua a camminare.

 

Il video integrale della celebrazione

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Il videomessaggio del vescovo Napolioni: «Papa Francesco è stato introdotto nella Pasqua eterna dopo aver voluto celebrare fino all’ultimo la Pasqua con il popolo di Dio»

Andrea Bassani
TeleRadio Cremona Cittanova
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