«Sono partita per cercare delle risposte e sono tornata con più domande». Camilla Salti racconta l’esperienza in Camerun nel podcast “La mia casa è il mondo”

 

Ci sono viaggi che iniziano con una valigia e finiscono dentro di noi. È il filo conduttore di “La mia casa è il mondo”, il podcast promosso dalla Pastorale missionaria diocesana della Diocesi di Cremona che ha accompagnato tutti i mercoledì dell’Ottobre Missionario e proseguirà, da novembre, con cadenza mensile, ogni terza settimana del mese, sempre di mercoledì. Storie di giovani partiti e tornati con uno sguardo nuovo sul mondo.

La quarta puntata, con la conduzione affidata a Luca Maffi, sempre affiancato da don Davide Ferretti, a lungo “fidei donum” in Brasile, racconta la storia di Camilla Salti, 25enne di Cremona, partita con l’associazione AUCI (Associazione universitaria per la cooperazione internazionale) per un’esperienza di Servizio Civile Universale a Sangmelima, in Camerun. Undici mesi lontano da casa, nati quasi per caso, in un momento di dubbi. «Il desiderio di partire, di vedere una parte diversa del mondo. E in questo caso l’Africa, che c’era da tempo», racconta.

«Forse sono partita per cercare delle risposte, ma non le ho trovate. Anzi, forse ho trovato più domande che risposte». C’era anche il desiderio di mettersi alla prova e di dare il proprio contributo: «Avevo il desiderio di sentirmi utile per qualcuno».

In Camerun Camilla ha vissuto insieme ad altre cinque ragazze italiane impegnate nel Servizio Civile. Per lei, fisioterapista, l’esperienza si è sviluppata tra l’ospedale e le scuole, ma anche nelle campagne sanitarie nei villaggi del territorio. Sono state proprio queste ultime a lasciare uno dei segni più profondi. Il gruppo si spostava nei villaggi, vivendo a stretto contatto con la popolazione. «Erano forse le giornate più intense, ma davano più soddisfazione e più senso all’esperienza», racconta. Entrare nelle case, prestare servizi sanitari, incontrare persone che avevano bisogno: la missione diventava qualcosa di concreto, fatto di prossimità e relazione.

Ma il cambiamento più importante è avvenuto nel modo di guardare l’altro. Camilla è tornata con più domande di quante ne avesse alla partenza e considera preziosa l’esperienza. A chi pensa di partire ma è frenato dai dubbi, suggerisce di «ascoltare, osservare tutto e ascoltare ancora». Il confronto con uno stile di vita diverso porta a formulare giudizi, ma il tempo può cambiare lo sguardo. «Ho imparato ad ascoltare chi ho davanti anche se non lo comprendo al cento per cento, senza dover definire io cos’è sbagliato e cos’è giusto». L’incontro con l’altro diventa così un esercizio di ascolto e di umiltà.

Il Camerun che Camilla porta negli occhi è quello della foresta tropicale, delle strade percorse in auto o in moto e degli sguardi stupiti dei bambini davanti a una presenza per loro insolita: «Mi vedevano come un essere strano e raro che non si vede spesso». Ma quello stupore era reciproco: «Era anche lo stupore nei miei occhi nel vedere un mondo completamente diverso da quello a cui sono abituata».

È forse questo il senso del viaggio missionario: non tornare con tutte le risposte, ma con uno sguardo più aperto sulle persone e sul mondo. Partire per conoscere l’altro e scoprire, lungo la strada, che anche noi possiamo cambiare.

 

 

Ascolta la quarta puntata del podcast con Camilla Salti

 

 

TeleRadio Cremona Cittanova
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